Rivoluzione Challenger: più “cari” nel 2019 e tabelloni da 48 – Ubitennis

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Rivoluzione Challenger: più “cari” nel 2019 e tabelloni da 48

L’ATP obbliga chi organizza i tornei a dare ospitalità a tutti singolaristi e doppisti. Un milione di dollari in più di montepremi. I 19 Challenger italiani sopravviveranno? Manerbio no. Ubitennis suggerisce di…

Ubaldo Scanagatta

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Per chi organizza i tornei Challenger in Italia, e sono 19 circoli quelli coinvolti, cambia la musica, costerà di più di almeno un 30/40 cento ospitarli, ci vorrà sempre maggiore professionalità per  il recupero finanziario e a fine di quest’articolo vi sono alcuni consigli sul possibile modus operandi.

Proprio nel bel mezzo della “off-season ufficiosa” del grande tennis, tra la fine di Wimbledon e l’inizio dei Masters 1000 in Nord America, l’ATP fa vedere che negli uffici di Ponte Vedra, Londra e Montecarlo si lavora anche durante l’estate e rende nota una vera e propria rivoluzione del circuito Challenger che prenderà il via all’inizio della stagione 2019.

Dopo la riforma dei tornei minori da parte dell’ITF, che a partire dal 2020 vedrà l’introduzione dei “transition points” e del “transition ranking” e la sparizione dei punti ATP dai tornei ITF (almeno a livello maschile), l’ATP continua con il processo di trasformazione del tennis professionistico in un sistema sostenibile per un numero limitato di professionisti che possono legittimamente sperare di potersi mantenere giocando a tennis. In questa logica si inseriscono i radicali cambiamenti che verranno introdotti nel 2019 nei tornei Challenger, che diventeranno la vera e propria porta d’ingresso del tennis professionistico e saranno le competizioni di livello inferiore ad attribuire punti per la classifica ATP.

 

Tutti i tornei vedranno i loro tabelloni principali aumentare da 32 a 48 giocatori, ed ognuno degli ammessi alla competizione riceverà un premio in denaro e l’ospitalità gratuita da parte dell’organizzazione. Verrà inoltre istituito un mini-tabellone di qualificazione a 4 giocatori, due dei quali potranno conquistare l’ammissione al tabellone principale. I tornei si disputeranno da lunedì a domenica, incluse le qualificazioni, senza che vi siano sovrapposizioni da una settimana all’altra. Ci saranno quindi 16 giocatori in più per ogni torneo che percepiranno prize-money, risultando in quasi 1 milione di dollari di montepremi extra rispetto alla stagione in corso. Parallelamente ai tornei di singolare, si svolgeranno anche tornei di doppio con tabellone da 16 coppie.

I tornei verranno ribattezzati con il numero di punti che assegneranno al vincitore, esattamente come accade per gli eventi del circuito maggiore (ATP 250, ATP 500 e Masters 1000): a seconda del livello, quindi, ci saranno Challenger 70, 80, 95, 110 e 125. Il montepremi minimo per ogni evento non è stato specificato (attualmente si tratta di 50.000 dollari o 43.000 euro), mentre quello massimo salirà a 162.480 dollari (rispetto ai 150.000 di questa stagione). Ogni incontro del tabellone principale dei tornei Challenger sarà offerto in streaming, verranno migliorate le strutture in loco in termini di arbitri ATP presenti, fisioterapisti, supporto medico, campi di allenamento e sale massaggi.

Questi cambiamenti significativi miglioreranno in maniera sensibile l’ATP Challenge Tour – ha dichiarato Chris Kermode, Presidente e Direttore Esecutivo dell’ATP – in particolare forniranno maggiori opportunità di guadagno ai giocatori che stanno cercando di entrare nel tennis professionistico. Una delle nostre priorità è assicurarci di avere un chiaro percorso per gli atleti e di migliorare le prospettive economiche per chi vuole fare del tennis la propria professione”.

Si tratta certamente di cambiamenti di non poco conto, che incideranno non poco sull’impegno economico degli organizzatori, soprattutto quelli degli eventi di fascia inferiore. Il “milione di dollari” extra che l’ATP prevede di distribuire ai giocatori, infatti, dovrà provenire dai prize-money, che i tornei dovranno aumentare di conseguenza, trovando le coperture economiche dove possibile. Se si considera che sarà necessario fornire la sistemazione alberghiera (presumiamo almeno di categoria “tre stelle”) a tutti i giocatori di singolo e doppio, oltre al vario personale (medici, fisioterapisti, arbitri, etc…) che viaggerà a seguito del Tour, più le migliori attrezzature, campi di allenamento e, non ultimo, anche la possibilità di trasmettere in streaming tutti gli incontri, non è irrealistico pensare che ci si trovi di fronte ad aumenti del 30-40% in termini di costi totali da affrontare per gli organizzatori dei Challenger. Ed a fronte di tutto ciò l’ATP non ha comunicato nessun supporto economico a favore dei tornei, al di là di quelli che sono stati previsti in passato per gli eventi che hanno cercato di fare il salto di qualità aumentando il montepremi fino al gradino successivo.

Sul territorio italiano si disputano ben 19 tornei del Challenger Tour: due di questi appartengono al livello d’elite con un montepremi da €127.000 (Caltanissetta e Genova), altri otto appartengono ad una categoria intermedia (€64.000) ed i rimanenti nove sono invece della categoria entry-level (€43.000).

Località Mese Montepremi (2018)
Bergamo febbraio € 64,000
Barletta aprile € 43,000
Francavilla aprile € 43,000
Roma Garden maggio € 64,000
Mestre maggio € 43,000
Vicenza maggio € 64,000
Caltanissetta giugno € 127,000
L’Aquila giugno € 43,000
Milano Aspria giugno € 43,000
Recanati luglio € 43,000
Perugia luglio € 43,000
San Benedetto luglio € 64,000
Padova luglio € 43,000
Cordenons agosto € 64,000
Como agosto € 64,000
Genova settembre € 127,000
Biella settembre € 43,000
Firenze ottobre € 64,000
Ortisei ottobre € 64,000

Se per uno di questi tornei di livello più basso la spesa complessiva si può stimare nell’ordine di grandezza di circa €200-250 mila, è ragionevole supporre che questi nuovi parametri da rispettare comporteranno ulteriori €80-100 mila, che dovranno essere raccolti attraverso altre sponsorizzazioni, se non ci saranno aiuti di altro tipo, da ATP, FIT o enti di promozione sportiva o turistica. Con questi chiari di luna a livello economico, non è per nulla facile mettere insieme la copertura finanziaria per poter realizzare questi tornei: è infatti della settimana scorsa la notizia di uno dei Challenger storici della Penisola, quello di Manerbio, che ha dovuto rinunciare all’edizione 2018 che era prevista alla fine di agosto. E c’è da scommettere (in senso figurato, si intende) che non saranno i soli a dover alzare bandiera bianca e a dover salutare il Challenger Tour a fronte dell’innalzamento degli standard richiesto dall’ATP.

È fondamentale attrezzarsi per restituire ai propri sponsor quel ritorno che spesso non viene loro dato

Sarà interessante vedere se la nostra Federtennis, che a suo tempo – e ben prima dell’avvento dell’attuale gestione- ha via via lasciato morire senza muover un dito tutti i tornei del circuito maggiore ATP (in alcune epoche ce ne sono stati anche 7 nello stesso anno), interverrà a sostegno di questa attività organizzativa che sarà messa a dura prova dalle nuove tabelle imposte dall’ATP. Vero anche che gli stessi promoter dovranno cercare di diventare sempre più professionali. Troppi di loro, ancora oggi, contano su interventi de favori di amici benefattori, soci proprietari di aziende, o politici influenti, aziende di turismo, per recuperare i soldi necessari a finanziare il loro evento. Ancora pochi sono coloro che si ingegnano a pensare a come restituire seriamente ai loro sponsor quel che ricevono.

Ecco come Ubitennis può aiutare chi deve trovare fondi per finanziare un torneo

Spesso arrivano a Ubitennis da parte di vari organizzatori di tornei richieste anche pressanti di… procurare loro sponsor, di aiutarli a trovarli. Ma questo non è e non può essere il nostro mestiere. Ubitennis può però dare una grossa mano, utilizzando il suo grande bacino di utenza. Dieci milioni di utenti unici l’anno a livello nazionale secondo Google Analytics, in ogni grande città diverse decine di migliaia di lettori, in ogni piccolo centro migliaia. Ubitennis.com può fare qualcosa di cui i promoter meno svegli e professionalmente meno aggiornati sembrano ancora non preoccuparsi: e cioè comunicare molto meglio di quanto non venga fatto ad oggi il loro torneo. Comunicare in modo capillare attraverso articoli e supporti social su tutto ciò che riguarda il torneo al maggior numero possibile di persone che possono essere raggiunte  anche in modo geolocalizzato . E cioè non solo i protagonisti del tornei, i risultati, gli orari, i programmi – tutte cose utilissime per carità –  ma anche gli sponsor che stanno dietro al tutto e che altrimenti hanno ben poca visibilità, ben scarso ritorno. O credete ancora che un trafiletto su un quotidiano locale (nel quale viene buttato lì alla meno peggio un elenco di sponsor) serva a qualcosa, ripaghi gli sponsor? 

Raggiungendo decine di migliaia di lettori che gravitino nell’area geografica di quei tornei con poche centinaia di euro se la promozione è circoscritta ad una piccola area geografica e per una settimana o un mese, si può persuadere i vari sponsor locali che la loro non è beneficenza caritatevole, ma vero business. Lo sappiamo, ci vorrà ancora tempo perché chi organizza tornei acquisisca questa mentalità imprenditoriale, i soci spesso sono freni più che acceleratori, ma soltanto i club che saranno capaci di strutturarsi adeguatamente, di promuoversi e promuovere chi li aiuta verso l’esterno, resisteranno all’inevitabile aumento dei costi che l’ATP richiede anche se ai tornei Challenger non partecipano le star che vediamo tutti i giorni su Sky, Eurosport e Supertennis.

Ubaldo Scanagatta e Vanni Gibertini

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Australian Open

Australian Open: Sharapova batte la campionessa in carica, ma la ribalta è di Anisimova

MELBOURNE – La siberiana batte Caroline Wozniacki, rimette in palio il trofeo e torna a ruggire. Impressiona la 17enne Anisimova che spazza via dal campo Sabalenka: prima giocatrice nata nel nuovo millennio a giocare un ottavo Slam

Vanni Gibertini

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista del New York Times Ben Rothenberg: la sorpresa Anisimova

 

dal nostro inviato a Melbourne

La sfida di terzo turno tra Maria Sharapova e la campionessa uscente Caroline Wozniacki è una di quelle dal sapore antico: due veterane del circuito, ex n.1 con tanti allori alle spalle e alle quali la vita ha riservato più di un ostacolo da superare: una spalla martoriata da infortuni e una lunga squalifica per doping per Sharapova, un fidanzamento interrotto davanti a tutto il mondo con gli inviti già mandati ee una terribile malattia (artrite reumatoide) per Wozniacki. Il primo incontro tra le due negli ultimi tre anni e mezzo ha rappresentato una motivazione in più per Maria che a causa della squalifica e di vari successivi infortuni non ha avuto l’occasione di sfidare molte giocatrici di alta classifica, “e questi sono gli incontri per i quali mi alleno così duramente” ha detto la russa dopo la partita.

Alla fine è stata la potenza di Sharapova ad avere la meglio di Wozniacki, che ha provato a sopperire alla mancanza di “cavalli” con gli angoli e la posizione dei colpi. Sicuro rammarico per Caroline, che cede così lo scettro di campionessa in carica, perché in entrambi i primi due set si era trovata con un vantaggio di un break sia nel primo (4-1) sia nel secondo set (3-0). Tuttavia nel primo parziale Sharapova ha messo a segno una serie di cinque giochi consecutivi e una striscia di 20 punti a 6 (due dei quali sono stati doppi falli) che ha ribaltato l’esito del set, mentre nel parziale successivo Wozniacki, dopo essersi fatta rimontare, ha piazzato la zampata finale nel decimo game grazie ad un doppio fallo di Maria sul 30-30 e un successivo errore gratuito di diritto. Nel set decisivo Sharapova ha infilato quattro giochi consecutivi dal 2-3 facendo finalmente prevalere la sua maggiore spinta da fondocampo e soprattutto la sua aggressività in fase di risposta.

Maria Sharapova e Caroline Wozniacki – Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Agli ottavi di finale Maria affronterà la beniamina di casa Ashleigh Barty, che ha superato al terzo turno Maria Sakkari: la giocatrice greca ha opposto resistenza nel primo set, snaturando anche in parte il suo gioco, ma nel secondo il grande stato di forma di Barty e la qualità del suo tennis hanno prevalso.

FOLGORE AMANDA – Se vogliamo però, ‘l’ooooh‘ di giornata è da legarsi all’affermazione perentoria di una 17enne su una 20enne. Amanda Anisimova ha letteralmente spazzato dal campo Aryna Sabalenka, presentatasi qui a Melbourne addirittura con qualche velleità di titolo. Le speranze di gloria della bielorussa, rimaste intatte dopo le prime due – buone – apparizioni, sono state sbriciolate dai fendenti anticipati della giovane giocatrice statunitense, addirittura impressionante con esecuzioni lungolinea. Ad agevolarla c’è stato l’avvio ad handicap di Sabalenka (finita sotto 3-1 in pochi minuti) che probabilmente né si aspettava un’avversaria centrata sin dal primo punto né che potesse sciorinare un tennis tanto brillante. Fatto sta che Aryna ha sempre dovuto inseguire, e quando nel primo set è riuscita ad avventurarsi sino ai vantaggi sul servizio avversario – una sola volta, nella pancia del set – Anisimova ha gestito la difficoltà con una calma da fare invidia a un tiratore scelto. 6-3 tanto cristallino che puoi guardarci attraverso e scorgere lo sguardo spaesato di Tursunov, coach dell’imponente ragazza di Minsk.

Col passare del game l’elefante nella stanza si fa evidente a tutti: Anisimova sta giocando un tennis migliore sotto ogni profilo, e nel confronto tattico con quello di Sabalenka ha un vantaggio naturale rappresentato dai suoi colpi anticipati. La bielorussa è quasi totalmente incapace, come si rende evidente dalla postura del corpo, di gestire le traiettorie che la statunitense fa partire sistematicamente quando la palla è in fase ascensionale. Risultando lenta e goffa nelle sue rincorse, Sabalenka cerca disperatamente il tempo di gioco che Anisimova le sta sottraendo. E non lo trova mai. Soltanto l’orgoglio le risparmia uno 0-4 immediato anche nel secondo set, ma la partita né c’è né ci sarà mai. In occasione dell’unica palla break che la 17enne offre nel secondo set – e in tutto il match – le basta giocare un dritto negli ultimi centimetri di campo per ricavarne l’ennesimo errore forzato dell’avversaria. Il resto è una marcia inesorabile di Anisimova verso il 6-2 finale. Bilancio finale dei vincenti di Amanda, ventuno: due passanti, una volée, quattro ace e quattordici da fondocampo, equamente divisi tra dritto e rovescio che fanno male praticamente allo stesso modo. Con la prima di servizio ha perso soltanto sette punti, in risposta ha fatto letteralmente sfracelli.

Anisimova è il primo essere umano nato nel nuovo millennio a qualificarsi per gli ottavi di uno Slam. Incontrerà Petra Kvitova, già battuta nettamente a Indian Wells lo scorso anno. Si fanno tanti pronostici nel tennis, i più dei quali ritornano buoni a distanza di anni per farsi delle grasse risate, ma difficilmente ci sarà da sorridere rispetto alle considerazioni che stiamo facendo oggi. Questa ragazzina nata 17 anni fa nel New Jersey può veramente squassare il mondo del tennis.

Amanda Anisimova – Australian Open 2019 (via Twitter, @ESPNStatsInfo)

GLI ALTRI INCONTRI – La disfatta bielorussa si completa con i soli tre game che Sasnovich sa vincere al cospetto di Pavlyuchenkova, che sta disputando un gran torneo sinora e adesso andrà a sbattere sulla sua nuova nemica Sloane Stephens, con la quale le acredini sono nate dopo il litigio di Pechino. La quinta favorita del seeding ha vinto una partita molto piacevole con Petra Martic. Non che stupisca di vedere del bel tennis quando in campo c’è la croata, né di ritrovare la statunitense concentrata quando la posta in gioco si alza: Sloane gestisce in modo perfetto entrambi i tie-break senza concedere alla sua avversaria alcuna occasione di portarsi in vantaggio né di pareggiare i conti. E chiusura di programma in sordina, per un tabellone che tuttavia sta assumendo una conformazione molto interessante. In sordina perché, intenzionate a risparmiare energie in vista dell’intenso rettilineo finale, Petra Kvitova, Danielle Rose Collins e Angie Kerber sono scese al lavoro in stato di massima concentrazione, finendo per lasciare undici giochi complessivi alle ammutolite colleghe Bencic, Garcia e Birrell.

Se i facilissimi successi di ceca e tedesca erano ampiamente prevedibili, vista la forma ancora precaria di Belinda e l’inesperienza a certe latitudini della ventenne wild card australiana, la quale prima dell’infilata dei giorni scorsi aveva vinto due partite di tabellone principale a livello WTA in tutta la (breve) carriera, a sorprendere per la semplicità con cui è arrivata è la vittoria di Collins su Caroline Garcia. Deflagrata lo scorso anno sul suolo di casa facendo semifinale a Miami da novantatré al mondo partendo dalle qualificazioni, la giocatrice da San Pietroburgo di Florida aveva retto fino all’estate, per pagare in seguito lo scotto dell’esposizione ai quattro venti mediatici vincendo due partite in croce dal due agosto fino al termine della stagione. Ricaricate le batterie, la raffinatissima Danielle s’è presentata down under armata di propositi bellicosi, e dopo essersi trovata a meno di un passo dal baratro nell’esordio contro Julia Goerges ora può provare a infastidire un’altra tedesca, ben più tignosa, come la sopracitata Kerber.

Da par suo Kvitova, giunta all’ottavo hurrà consecutivo dopo il torneo vinto a Sydney, sembra la contendente più in palla del lotto, benché gli inopinati capitomboli, quando si parla di Petra, non siano in alcun modo da escludere: lo scontro in ottavi con la detonante teenager Anisimova dirà molto circa il futuro del torneo e probabilmente non solo.

hanno collaborato Emmanuel Marian e Alessandro Stella

Risultati:

[15] A. Barty b. M. Sakkari 7-5 6-1
A. Pavlyuchenkova b. A. Sasnovich 6-0 6-3
A. Anisimova b. [11] A. Sabalenka 6-3 6-2
[5] S. Stephens b. [31] P. Martic 7-6(6) 7-6(5)
[8] P. Kvitova b. B. Bencic 6-1 6-4
D. Collins b. [19] C. Garcia 6-3 6-2
[30] M. Sharapova b. [3] C. Wozniacki 6-4 4-6 6-3
[2] A. Kerber b. [WC] K. Birrell 6-1 6-0

Il tabellone femminile

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Australian Open

Finisce senza rimpianti l’Australian Open di Fabbiano

MELBOURNE – Il pugliese gioca un’ottima partita e impegna Dimitrov, ma purtroppo per lui il bulgaro è in giornata e vince con merito. Rimane un gran torneo per Thomas: un nuovo punto di partenza

Luca Baldissera

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista del New York Times Ben Rothenberg: la sorpresa Anisimova

 

[20] G. Dimitrov b. T. Fabbiano 7-6(5) 6-4 6-4 (dal nostro inviato a Melbourne)

La Melbourne Arena, con tetto chiuso a causa della variabilità del meteo, è un gran bel palcoscenico per il terzo turno che vede opposti Thomas Fabbiano e Grigor Dimitrov. Il bulgaro è avversario di livello, ma l’azzurro, sopravvissuto nel match precedente al bombardamento terrificante di Opelka (“Dopo questa, il servizio di Dimitrov mi sembrerà lento!“), non si fa intimorire, e inizia subito a giocare con grinta e attenzione. Per i primi cinque game Thomas regge bene lo scambio, ma purtroppo paga – senza colpe, dato il gap di altezza – una minore efficacia al servizio, la cosa si concretizza in negativo sul 3-2, con un break subìto a zero. La reazione di Fabbiano è immediata e da applausi, fuori tutto in aggressione e a rete, arriva lo 0-40, e alla terza occasione il dritto tradisce Grigor, il set ritorna in equilibrio. Che bravo Thomas.

Gli applausi continuano quando nel primo punto del decimo game l’azzurro tira in sequenza rovescio in controbalzo più dritto strepitoso chiuso sempre in demi-volée dalla riga di fondo, roba da Federer questa, è bello e riempie di orgoglio sentire l’“oooh” dello stadio. Anche Dimitrov spara diversi vincenti dei suoi, bellissimi alcuni rovesci e soprattutto una smorzata di classe su passante basso di Fabbiano, ottimo livello, ci stiamo divertendo tutti.

Il tie-break giusta conclusione del parziale. Agassi, in tribuna a seguire Grigor, non ha proprio una faccia rilassata. Thomas cerca di essere aggressivo appena può, è anche sfortunato quando un passante che sarebbe stato vincente gli viene deviato fuori dal nastro, e sul 5-5 mette uno slice in rete: set point col servizio per Dimitrov, che tira giù una bella botta e chiude. 7-6 e un set a zero per il bulgaro. Non deve avvilirsi l’azzurro, però, è ancora lunga.

Grigor Dimitrov – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

EPILOGO Thomas accusa il colpo psicologicamente e va subito sotto 2-0, ma è ancora bravo a scuotersi immediatamente e a rimanere in scia all’avversario. Grigor si rende conto che l’azzurro non è disposto a mollargliela facilmente e cerca di salire il più possibile di livello, lasciando andare i colpi appena può. Fabbiano, encomiabile, stringe i denti, e riesce a piazzare il contro-break del 3-3. Ma la mini-rimonta presenta il conto, ed è il bulgaro a riprendersi il vantaggio brekkando ancora, per poi chiudere 6-3. Per risolvere il secondo set, comunque, ci è voluto il miglior Dimitrov, il che non è poco. Un colpo in particolare testimonia quanto abbia dovuto mettercela tutta Grigor: un lungolinea vincente di dritto da fantascienza, cose che si vedono davvero raramente, e che suscita anche l’ammirato applauso dell’azzurro, tutto molto bello.

Sta di fatto, però, che siamo sotto due set a zero, e la salita da scalare ora appare insormontabile. L’italiano cerca di stare lì, nella speranza di poter approfittare di un eventuale calo dell’avversario, però ora Grigor ha ingranato definitivamente una marcia superiore, e sul 3-3 capitalizza un paio di errori di Thomas per prendersi il break decisivo. Non ci sono altri sussulti, e alla fine il rovescio fallito in risposta da Fabbiano conclude il suo ottimo Australian Open, 6-4 e partita Dimitrov. Il bulgaro giocherà gli ottavi di finale contro Frances Tiafoe, che ha superato Andreas Seppi al quinto, Thomas va a casa, ma deve essere orgoglioso di aver costretto l’ex numero 3 ATP, e vincitore delle Finals poco più di un anno fa, a dare il suo meglio.

“Beh, sì, in effetti il servizio di Grigor mi pareva lento dopo l’altro giorno con Opelka”, sorride Fabbiano, molto sereno e tranquillo nonostante la sconfitta. “Sono stato molto lucido per tutta la partita, che è stata ottima anche se l’ho persa. Me la sono goduta tutta. Quel passante nel tie-break del primo set, oh, io stavo già esultando accidenti… poi lui giocava benissimo. Sì, il drittone pazzesco lo ricordo bene, gli ho fatto l’applauso, ma se avessi dovuto dirgli bravo ogni volta che lui faceva qualcosa di straordinario, mi si sarebbe seccata la gola. Accidenti, ha perso Andreas proprio ora? Uff…

Sì, ho dato uno sguardo sul maxischermo a un certo punto, ho visto una testa pelata nel suo box (Andre Agassi), e ho detto ‘oh, che ca…, c’è qualcuno di interessante a vedere la partita’. Ha dovuto dare il suo meglio, ha dovuto giocare bene, abbiamo espresso entrambi un buon tennis. Mi porto a casa da questo torneo il fatto di essere stato capace di rimanere tranquillo e zitto mentre prendevo 67 ace l’altro ieri, questa ultima partita è stata la migliore anche se l’ho persa. Non so se ora andrò in India con la squadra di Davis, ancora non abbiamo avuto informazioni, in ogni caso giocherò Sofia, Indian Wells e Miami”.

Il tabellone maschile 

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Australian Open

Retroscena Federer: “Da giovane ho rinunciato a giocare troppo”

In conferenza stampa a Melbourne lo svizzero racconta il piano a lungo termine dietro la sua longevità tennistica. La rinuncia agli assegni di ieri per creare il campione di oggi

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Roger Federer - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

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Secondo Novak Djokovic, i favoriti per le grandi coppe saranno i soliti anche nel 2019. Roger Federer, pur noto per una modestia sportiva ma spesso poco realistica, non si è nascosto dietro un dito e ha confermato: “Noi tre sappiamo come si vincono gli Slam, Novak, Rafa e io”. Manca un nome, il quarto, quello che in questi primi giorni di Australian Open è stato al centro dell’attenzione mediatica e di una sorta di lutto collettivo: quello di Andy Murray.

 

Purtroppo la lista di Federer è corretta: oggi non ha più senso parlare di Fab Four. Nella più ottimistica delle previsioni, il futuro di Murray rimane appeso a un filo. Tra le lacrime di frustrazione, lo scozzese ha confessato che, potendo tornare indietro, eviterebbe di sovraccaricare il proprio fisico, ascoltandone i segnali e prendendosi più giorni off. L’esperienza di Federer è invece diametralmente opposta, e i risultati si vedono. “Ricordo bene una conversazione avuta con Pierre Paganini, il mio preparatore atletico, nel 2004, proprio qui a Melbourne, quando ero appena diventato numero 1. Mi disse: ‘Per favore, non inseguire ogni gettone di presenza e non giocare tutti i tornei che ti propongono’. Gli risposi che non lo avrei fatto, e che se l’offerta fosse stata esorbitante, o se io avessi avuto desiderio di giocare in un certo posto, ne avremmo parlato in anticipo”.

“Sono molto felice di aver fatto quella scelta” ha proseguito Federer. “All’epoca avevo ventitré anni, non avevo idea di quanto a lungo sarei rimasto al vertice, né di quante altre volte avrei ricevuto offerte come quelle. Semplicemente, non sapevo quando successo avrei ancora avuto”. In effetti, all’epoca in cui lo svizzero iniziava a imporsi nel circuito, le prime posizioni del ranking e le finali dei grandi tornei mostravano una alternanza di facce molto più serrata. I trent’anni inoltre sembravano ancora un limite temporale per molte carriere, mentre Federer ne compirà ormai trentotto il prossimo agosto. Penso che la vita di un tennista sia fatta di piani a breve termine. È un equilibrio difficile: non abbiamo contratti da cinque anni come negli sport di squadra. Dobbiamo condurre vite normali, in un certo senso, cosa che credo ci aiuti tutti a rimanere umili”.

Le rinunce di Federer, che non gioca un match su terra battuta ormai da tre anni proprio dietro consiglio di Paganini, hanno pagato: insieme al suo talento naturale, sono la ragione per la sua longevità ad altissimo livello in un’era di infortuni sempre più frequenti. Al di fuori dell’incidente domestico di inizio 2016, nessun grave infortunio direttamente causato dal tennis ha fermato un corpo da novantanove titoli di singolare. Dal gennaio 1999 per più di diciassette anni, Federer non è mai stato costretto a saltare una singola presenza Slam. Qui emerge il delicato equilibrio di questa ultima fase della carriera dello svizzero: proprio dai risultati nei grandi tornei, oggi, dipendono la riuscita del suo progetto e insieme la sopravvivenza del suo ranking stellare. Anche se non sempre è facile tenere fede alle proprie scelte di gioventù, soprattutto quando il tempo sembra sempre meno.

È dura sottopormi a un blocco di allenamento per cinque, sei settimane durane la stagione mentre gli altri vincono tornei e io penso: ‘Oh, potrei starne vincendo un paio anche io'”. In effetti Federer, scalati i punti del titolo all’Australian Open che difende in queste settimane, si ritrova virtualmente fuori dalla top 5. La stessa situazione si ripeterà in febbraio a Rotterdam, con altri 500 punti da difendere. Per le ragioni già spiegate da lui stesso, il numero di eventi a cui Federer può partecipare nel corso della stagione non può essere aumentato di troppo (e nella maggior parte dei casi la sua programmazione già include quelli che sono i suoi punti di forza, come erba, cemento nordamericano, e i maggiori indoor). Questo fa appunto sì che il suo margine di errore, ogni volta che si ripresenta a Melbourne, a Wimbledon o a Flushing Meadows, sia quasi inesistente.

A proposito di Slam: da quest’anno ogni major avrà il proprio modo di risolvere un eventuale 6-6 al quinto set. L’Australian Open ha adottato una formula intermedia, quella del tie-break ai dieci punti (già felicemente sfruttata dal nostro Thomas Fabbiano). “Penso sia divertente avere quattro finali diversi” ha commentato Federer. Dopo una riflessione romantica sui campioni delle ere passate, in cui il tie-break non era stato ancora inventato per nessuno dei set, e sul non potersi confrontare con loro, lo svizzero è tornato pragmatico. Capisco che il gioco oggi chiede molto di più al nostro fisico. E giocare un tie-break finale, come qui o agli US Open, aumenta le possibilità di proseguire il torneo giocando al meglio. Spero comunque di non trovarmici in prima persona ha concluso con un sorriso. Perché alla fine è sempre meglio giocare di meno, per giocare di più.

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