US Open, spunti tecnici: Lendl, il lavoro da fare su Zverev è chiaro

(S)punti Tecnici

US Open, spunti tecnici: Lendl, il lavoro da fare su Zverev è chiaro

NEW YORK – Poche ore prima della sconfitta di Sascha con Kohlschreiber, Ivan era in campo con il suo allievo. “È solo l’inizio di un lungo percorso”, ha dichiarato. Da grande coach, sapeva perfettamente cosa non andava

Pubblicato

il

da New York, il nostro inviato

La cosa affascinante dell’assistere agli allenamenti diretti dai coach migliori del mondo, spesso, è più ammirare il metodo e la precisione del lavoro svolto che i colpi dei giocatori stessi. Ivan Lendl non ha bisogno di presentazioni, è una leggenda del nostro sport, e ha trasferito alla sua attività di allenatore tutta la propensione all’impegno, alla serietà professionale, alla certosina attenzione per i dettagli che gli permisero da giocatore di diventare il numero uno più vincente degli anni ’80, insieme a Mats Wilander, otto Slam il ceco, sette lo svedese. Era la cosiddetta “epoca d’oro” del tennis, tempi in cui una bacheca di titoli Major del genere faceva impressione, prima dell’avvento di Pete Sampras, e poi dei cannibali attuali, che hanno fatto diventare il folle traguardo di andare in abbondante doppia cifra di trionfi Slam quasi normale.

Nel brutto match perduto con Philipp Kohlschreiber, a Zverev non ha funzionato a dovere il dritto (solo per fare un esempio, due errori gratuiti consecutivi, di cui una steccata, hanno concluso la partita), e il gioco a rete, dove Sascha, chiamato avanti dai tocchi intelligenti dell’avversario, ha combinato autentici disastri. Dopo una prestazione negativa del genere, è normale vedere i tennisti andare in campo a lavorare sugli aspetti risultati deficitari. Ma Ivan è un vecchio volpone del tennis, gli sono bastati pochi giorni per inquadrare alla perfezione pregi e difetti del giovane tedesco, ed esattamente su dritto e volée lo ha fatto allenare, ma la mattina prima del match, profetico e lucidissimo. Andiamo a vedere insieme, per la prima volta, i due in campo sul practice court 3 di Flushing Meadows. La zona riservata ai media, su questi campi, è una terrazzetta bassa subito sopra il terreno di gioco, dietro. Io preferisco stare laterale, di solito, ma devo dire che la prospettiva che viene offerta è ottima per valutare gli swing, soprattutto perchè si sta a non più di tre metri e mezzo dai tennisti.

 


Per non fare torto a un ragazzo che è già fortissimo, e lo diventerà ancora di più, iniziamo con una cosa bella bella: il favoloso rovescio bimane di Sascha, con cui fa letteralmente quello che vuole della palla, vediamo qui sopra una preparazione, un impatto e un finale che non hanno bisogno di descrizioni o commenti, siamo all’eccellenza assoluta. Ma i problemi, come detto, sono altri.



Qui sopra, in alto una palla non ben centrata di dritto da Sascha, e sotto la sua frustrazione, come a dire “ma cosa devo fare?“. Immediatamente, è intervenuto Ivan.



Qui sopra, Lendl prima spiega, poi mostra a Sascha il modo corretto di andare sulla palla, come un maestro di circolo. Diciamo che quando uno che veniva chiamato da tanti “Il Signore del Dritto” viene lì e ti spiega cosa sbagli, lo stai a sentire eccome, anche se sei il numero 4 ATP. Per un tecnico, sono tutte cose affascinanti e interessantissime a dir poco. Personalmente, io stavo lì a cercare di assorbire ogni dettaglio.


Qui sopra, vediamo Ivan che supervisiona il palleggio dell’allievo (sempre vicinissimo a Sascha, esattamente come faceva con Murray, mi piace molto questo atteggiamento, il giocatore “sente” di più la tua presenza, rispetto a come fanno in tanti, che se ne stanno a bordocampo o in fondo all’ombra). Le cose iniziano ad andare meglio, la palla viene colpita più pulita, la tecnica è corretta (bello il finale sotto, con ottima conduzione della testa della racchetta in orizzontale). Dopodichè, si è passati all’allenamento a rete.



Qui sopra, Ivan osserva giustamente da dietro, in modo da vedere meglio la postura del braccio piuttosto che l’anticipo del colpo. A questi livelli la palla la trovano davanti al corpo tutti molto bene, il problema spesso è la conduzione del braccio-racchetta, a volte troppo distante o troppo sotto al corpo, e nel caso della volée di rovescio, capita pure ai campioni di lasciar cadere il polso flettendolo in basso, errore tecnico grave ma che si vede commettere anche da questi fenomeni (errore tecnico che costò a Andy Roddick un vantaggio di due set a zero in finale a Wimbledon 2009 con Federer, per dire. Video qui. Da vecchio tifoso di A-Rod ancora mi brucia, quella partita si sarebbe vinta, e pure ogni tanto mi sento accusare di essere Federeriano, accidenti, mentre come comprenderete bene, Roger mi sta un po’ sulle palle  – simpaticamente, eh – da quel luglio di nove anni fa. Perdonate la divagazione).

Dalla prospettiva posteriore, sono aspetti che si possono valutare bene, ovviamente Lendl da perfezionista qual è non trascura nemmeno i dettagli sulla sua stessa posizione in campo mentre allena, che mito. In ogni caso, mentre scrivo probabilmente Zverev è già su un aereo, e sono convinto che starà pensando a tutti gli errori commessi contro il furbo e bravo Kohlschreiber. Se c’è un modo efficace di affrontare e risolvere un problema, non si può prescindere, innanzitutto, dal saperlo riconoscere e identificare con certezza. Sascha ha ammesso di sentire pressione particolare negli Slam (con sincerità non comune, anzi), ora ha preso il coach probabilmente più adatto del mondo per lui, e se non sarà capace Ivan di sistemargli il gioco e l’attitudine, non ci riuscirà nessuno, a mio avviso.

Ma per chi tifa il giovane tedesco, non è il caso di fasciarsi la testa (non ancora). Sento troppo spesso affermare autentiche follie quali “è sopravvalutato, è già cotto, se fosse un campione avrebbe già vinto roba più grossa di tre mille“. A parte il fatto che certe sparate sono comiche anche solo da leggere (ci sono fior di giocatoroni che tre titoli Masters 1000 non li hanno visti manco con il binocolo), faccio sommessamente notare una cosetta. Sascha pare quasi un veterano, perchè gioca a livello top da tre anni. Ma è nato il 20 aprile del 1997, il che significa che ha appena 21 anni e mezzo. Roger Federer vinse il suo primo Slam a Wimbledon 2003, dopo 17 partecipazioni (il tedesco è a 14), tre settimane prima di compiere 22 anni (lo svizzero è nato l’8 di agosto del 1981). Dovesse, per esempio, vincere gli Australian Open 2019 (cosa possibilissima, o quantomeno non una sorpresa clamorosa se succedesse), Zverev sarebbe in anticipo di tre mesi netti rispetto alla “tabella di marcia” del più grande di tutti i tempi. E sta lavorando con lo staff migliore possibile, compreso l’esemplare Ivan Lendl visto sopra, proprio per questo tipo di traguardi.

Credo che i motivi per aspettarsi grandi cose dal ragazzo ci siano tutti, e che non vengano minimamente ridimensionati anche da sconfitte certamente evitabili, ma che possono essere occasioni di crescita se prese nel modo giusto. Cosa che uno come il Signore del Dritto sa fare e insegnare perfettamente.

Continua a leggere
Commenti

(S)punti Tecnici

La coda di Indian Wells, spunti(ni) tecnici: Hsieh, la quadrumane mai vista

Entrambi i fondamentali bimani non sono una novità. Lo è il modo in cui la simpaticissima giocatrice di Taipei impugna la racchetta eseguendoli

Pubblicato

il

da Indian Wells, il nostro inviato

Versione ridotta, più per curiosità che altro, della rubrica tecnica da bordocampo: a volte, anche piccoli dettagli fuori dalla norma possono essere interessanti da analizzare. Perchè non è affatto scontato che siano chiari a prima vista, a meno di non andare a controllare i filmati. Su-Wei Hsieh, 33 anni, 27 WTA, diversi scalpi anche eccellenti in saccoccia soprattutto nell’ultimo anno (battute Muguruza, Radwanska, Kerber, Pliskova, Halep, messa in gran difficoltà Osaka a Melbourne – era 7-5 4-2 40-0 – per citarne alcuni) appartiene a una categoria di tenniste assai marginale, ma niente affatto estinta. Parlo delle cosiddette “quadrumani”, le giocatrici che eseguono sia dritto che rovescio a due mani, che hanno avuto la massima rappresentante nella grande Monica Seles (9 Slam), poi Marion Bartoli (Wimbledon 2013), per arrivare alle attuali Luksika Kumkhum, la nostra Georgia Brescia, e appunto l’amica Hsieh.

Monica Seles, indimenticabile fuoriclasse serba, ritirata ufficialmente nel 2008

Rispetto a tutte le altre, però, Su-Wei ha una caratteristica unica. Le quadrumani, di norma, eseguono un rovescio a due mani normale dal lato dell’arto non dominante, e un dritto bimane con presa invertita (mano dominante in fondo al manico, mano di appoggio sopra) dall’altro, per l’ovvia ragione del non dover mollare mai la presa, potendosi semplicemente limitare a ruotare o aggiustare il grip (quando lo fanno). Hsieh, invece, esegue due rovesci bimani classici (lei è destra): la cosa richiede un mini gioco di prestigio, ovvero un fulmineo e preciso spostamento delle mani sul manico, ogni singola volta, tra un colpo e l’altro. Bizzarro, tecnicamente affascinante, notevolissimo dal punto di vista della destrezza e della coordinazione. Evidentemente, visti i gran bei risultati dell’ultimo periodo in singolare (Su-Wei è stata numero uno in doppio, specialità che prediligeva fino a due anni fa, prima della storia del suo paese ad arrivare in cima a una classifica del tennis professionistico tra l’altro), la cosa per lei funziona, e pure alla grande. Vediamocela insieme, in 30 secondi di video, è veramente una “chicca” tecnica pressoché unica.

 

Come possiamo vedere, Su-Wei utilizza una racchetta con manico più lungo del normale, evidentemente su misura, tiene la mano dominante nel centro, e in pratica sposta alternativamente nello spazio sopra e sotto la sinistra (anche se in realtà muove anche la destra, portandola in fondo al manico dal lato sinistro, il suo “vero” rovescio, ma il lavoro grosso lo fa con quella opposta). Una rapidità di tocco, e una sensibilità ‘da borseggiatrice’, considerata la rapidità con cui deve eseguire questi aggiustamenti. Brava Hsieh, bel personaggio tra l’altro, e divertentissima da vedere in partita, il doppio rovescio bimane le consente di fintare gli angoli, così come le rotazioni (in coda al pezzo, vedete un’affettata mica male, con la testa della racchetta che scatta sotto la palla invece di coprirla all’ultimissimo istante), in modo estremamente fastidioso per le avversarie. Oltre a questo, la rende un’incontrista fenomenale, bombardandola di servizi e accelerazioni da fondo non la sfondi praticamente mai. L’unico aspetto svantaggioso è che Su-Wei, come tutte le quadrumani, ha un minore allungo, colpendo così devi sempre essere sulla palla con le gambe vicine e veloci. Ma se ce la fai, ottieni controllo e possibilità di mascherare le traiettorie molto bene. Se ne sono ben accorte tante di quelle giocatrici che questa trottolina terribile ha fatto – sportivamente – diventare matte.

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

Indian Wells, spunti tecnici: Andreescu, colpitrice moderna che usa la testa

Bianca Andreescu è la rivelazione del torneo. La tecnica è perfetta, l’istinto tattico fa la differenza

Pubblicato

il

da Indian Wells, il nostro inviato

La diciottenne canadese di origini rumene Bianca Andreescu è un gran bel personaggio, prima ancora che una tennista emergente che ci sta facendo vedere prestazioni di altissimo livello a Indian Wells. Ne potete leggere un esauriente profilo qui, a opera di Alessandro Stella. Ero molto curioso di vederla da vicino e di fianco, come si sa la prospettiva migliore per valutare le esecuzioni dei colpi dal punto di vista strettamente tecnico. Campo centrale, porte chiuse al pubblico, Bianca ci metteva piede per la prima volta. Un’oretta dopo il warm-up che stiamo per andare a vedere insieme avrebbe dato un clamoroso 6-0 6-1 a Garbine Muguruza, fuori forma finché volete, ma pur sempre di una ex numero 1 WTA e due volte campionessa Slam stiamo parlando. Diamo un’occhiata al dritto.

Qui sopra, un dritto “comodo”, in neutral stance (affiancata o quasi). Gran bella ovalizzazione (osservate dove inizia e dove finisce lo swing), ottima compostezza in generale del corpo, ben stabile sugli appoggi. Da notare, coppia di immagini in mezzo, la linearità del percorso che fa la testa della racchetta entrando verso l’impatto, zero energia sprecata, va tutta sulla palla.

 

Qui sopra, un dritto stavolta in open stance (frontale rispetto alla palla), come nel caso precedente, ovalizzazione completa anche se necessariamente più rapida, Bianca era al termine di uno spostamento laterale. Standole a tre metri, devo dire che si sentivano delle gran belle schioppettate, la traiettorie erano filanti, questa è una ragazza che cerca di tirare più piatto possibile, con solo il finale dei colpi a spazzolare la palla quel minimo necessario a trovare sicurezza. Molto bello. Vediamo il rovescio.

Preparazione praticamente in linea (“alla” Serena Williams), cioè con pochissima ovalizzazione. Come possiamo apprezzare dalle ultime due immagini, l’impatto e la prima parte dell’accompagnamento finale, il colpo è ancora più piatto del dritto, sono palle che filano tese e schizzano via dopo il rimbalzo che è un piacere. Passiamo al servizio.

Nulla da eccepire, tecnica foot-up (con il passetto della gamba posteriore che va a unirsi all’altra, per poi scatenare la spinta delle ginocchia), ottima “trophy position“, la postura con entrambe le braccia alzate al termine del caricamento, bell’ingresso in avanti dell’anca sinistra, pronazione e flessochiusura verso il basso del braccio-racchetta decise e veloci.

In definitiva, una tecnica ottima, quasi scolastica in senso moderno se vogliamo, senza una particolarità di spicco, a parte la tendenza – lodevole – a privilegiare la spinta e la velocità di palla rispetto alle rotazioni esasperate in top-spin. Ma allora, dov’è che Bianca primeggia al punto da salire i gradini del ranking dieci alla volta? Non si arriva in semifinale in un Premier Mandatory, in questo modo poi, per caso. Ricordiamo inoltre una finale a Auckland a inizio stagione, partendo dalle qualificazioni. La risposta, semplicemente, è che Andreescu questo tennis “standard” (ma di livello top, s’intende, sempre relativamente al meglio mondiale ne stiamo parlando) è in grado di applicarlo in partita, spesso e volentieri, in modo tatticamente acutissimo.

Non sono cose che si insegnano più di tanto, è una sensibilità geometrica, una visione degli spazi, dei tempi e dei ritmi di gioco che hai o non hai. Bianca è un vero e proprio “animale da tennis”, nel senso che trova le soluzioni che infastidiscono maggiormente le avversarie con lucidità e naturalezza, cosa impressionante considerata la giovane età. Alle belle botte di dritto, rovescio e servizio, poi, Andreescu è in grado di alternare palle corte o slice improvvisi molto ben portati, e in particolare messi a segno nei momenti giusti. Chissà, magari tutta questa sagacia e sensibilità strategica sono frutto anche del lavoro mentale che Bianca fa su se stessa, con la meditazione quotidiana, come potete leggere nell’approfondimento/intervista linkato nel pezzo all’inizio.

Per concludere, vediamo qui sopra un finale del dritto: dal lato destro, impressione confermata dai colleghi canadesi, Bianca è praticamente identica a Eugenie Bouchard, con questo swing portato molto di spalla, come un cazzotto, e una grande rotazione del busto, con il piano delle spalle che va ad accennare un ribaltamento in avanti, quasi fosse un servizio eseguito in orizzontale. La cosa, considerando che Andreescu si è formata a livello di alta prestazione preso gli stessi centri tecnici frequentati qualche anno fa da “Genie”, è perfettamente comprensibile. Per completezza, un breve video con due sequenze standard di allenamento, ovvero servizio più dritto e poi servizio più rovescio. Footwork buonissimo, rapidità di spostamenti, tutto ineccepibile.

Vediamo un po’ cosa saprà farci vedere, a partire dalla sfida con la tenacissima Elina Svitolina in semifinale, la simpatica ragazza con il dritto di Bouchard e il rovescio di Serena Williams. Le basi, come abbiamo ammirato, ci sono eccome, la “testa da tennis” è di primordine, il fisico è solido e potente. Benvenuta nel tennis che conta, Bianca.

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

Indian Wells, spunti tecnici: Anisimova e Kyrgios, bravi e divertenti

INDIAN WELLS – Tornano gli spunti tecnici. Investitura per Amanda, che diventerà una campionessa. Kyrgios vero gentleman, altro che bad boy…

Pubblicato

il

da Indian Wells, il nostro inviato

Come di consueto, benritrovati a bordocampo, all’irrinunciabile appuntamento di marzo con le due settimane definite da tutti il “paradiso del tennis”. Indian Wells si migliora ogni anno, e il titolo di miglior torneo del circuito è ormai tanto scontato quanto attribuito in modo pressochè unanime. Da queste parti non ha alcun senso programmare le attività, o i giocatori da andare a vedere, perchè uno può pure partire convinto la mattina verso i campi di allenamento con l’obiettivo di gustarsi il dritto di Nadal, il rovescio di Djokovic, o le meraviglie di tocco di Federer, ma non fa in tempo a girare l’angolo di un vialetto che si trova costretto a fermarsi ad ammirare momenti di gioco, di tecnica, o semplicemente di divertimento in campo, tanto interessanti da rendere impossibile tirare dritto.

A proposito di dritto, e di chi è in grado di spararlo come una fucilata, mentre ieri passavo tra i “practice courts”, mi sono imbattuto nel vincitore di Acapulco Nick Kyrgios e in una delle giovani più promettenti della WTA, Amanda Anisimova, che ricordiamo protagonista di un entusiasmante Australian Open (fermata agli ottavi dalla finalista Petra Kvitova, dopo aver battuto gente come Niculescu, Tsurenko e Sabalenka). Incredibile ma vero, i ragazzi (40 anni in due) si stavano allenando insieme, anzi, non so se per cavalleria o semplicemente gentilezza, Nick faceva lo sparring ad Amanda, seguendo alla lettera le indicazioni del coach Max Fomine su cosa tirarle, sia a livello di angoli e traiettorie, sia di velocità e rotazioni. Cosa che all’australiano, in effetti, ho visto fare diverse volte, per aiutare altri giocatori che magari avevano bisogno della sua velocità di palla altissima per sistemare qualche aspetto dei colpi. Un esempio che ho documentato lo ricordo a Montreal un paio d’anni fa, con Grigor Dimitrov. Alla faccia di chi (spesso “opinionisti” più o meno di mestiere, ma sempre al di fuori dell’ambiente, oppure alcuni tra quelli che batte, che combinazione) pensa che sia un “bad boy”, ma figurarsi.

Ritornando da Amanda e dal suo palleggiatore Nick, vale la pena di analizzare nel dettaglio le straordinarie doti tecniche della teen-ager statunitense (farà 18 anni ad agosto), di genitori russi. Anisimova è 1 metro e 80 c.m. abbondanti, longilinea e slanciata, il che come è noto non è necessariamente un pregio nel tennis. Con la grande propensione per l’anticipo che ha, poi, la cosa si complica ulteriormente. Il baricentro alto rende difficile la gestione di peso ed equilibrio, le gambe lunghe possono diventare un problema a livello di precisione degli spostamenti. Amanda, però, è dotata di un istinto coordinativo che personalmente mi ricorda Venus Williams, anche lei alta, magra e dinoccolata, ma che riesce a essere precisa in modo chirurgico con gli appoggi. Un altro esempio è Karolina Pliskova, gente seria insomma. Vediamo un po’ come se la cava Anisimova.

Qui sopra, un dritto semplice, in neutral stance (posizione affiancata), peso che passa dal piede destro al sinistro in modo perfetto, bella ovalizzazione della testa della racchetta, tutto ineccepibile.

Qui sopra, le cose iniziano a farsi molto, molto più interessanti. Appena ricaduta dallo split-step, Amanda si rende conto che la pallata esterna di Nick in arrivo è troppo rapida per consentire una ricerca della palla con i passetti brevi e veloci “da manuale”, i cosiddetti “baby steps“. E allora, che si fa? Semplice, si butta tutto il peso sul piede sinistro (guardate l’immagine in alto a destra, siamo al limite della distorsione alla caviglia), e si proietta in piena distensione la gamba destra verso il colpo. Teniamo a mente il punto dove si appoggia il piede destro.

 

Ne viene fuori, lo vediamo qui sopra, un passo, anzi una zampata, di un metro buono, effettuato contemporaneamente alla prima parte del backswing di preparazione. La postura, nell’attimo prima che venga scatenato il movimento a colpire, è di una bellezza e di un’eleganza fuori dal comune, racchetta perfettamente verticale, mano sinistra in ricerca della palla, rotazione del busto-spalle, gamba posteriore decontratta con solo la punta del piede che sfiora il terreno. Che roba, Amanda. Spero si capisca che il “semplice” del paragrafo precedente era un aggettivo a dir poco ironico, qui il coefficiente di difficoltà è fuori scala.

Qui sopra, si arriva all’impatto, con un secondo passo stavolta fatto in dinamica (cioè insieme alla sbracciata della racchetta verso la palla) con la gamba sinistra. Il piede destro, potete osservare il palo della recinzione dietro alla giocatrice come riferimento, non si è mai spostato dalla posizione dove era stato messo giù precedentemente fino al contatto della palla con il piatto corde. Riassumendo, un primo slancio della gamba destra, giù l’appoggio che diventa il perno per una seconda proiezione in avanti stavolta della gamba sinistra, coordinata insieme allo swing a colpire, per un totale di due metri abbondanti coperti in due passi lunghissimi ma allo stesso tempo elastici e leggeri, il tutto in boh, mezzo secondo? Per andare a incontrare un dritto di Kyrgios, ricordo, roba che manda in affanno anche Nadal, come si è ripetutamente visto. Ero a bocca aperta, e spero che possiate comprendermi, da tecnico cose del genere non smetteranno mai di esaltarmi. Se non mi comprenderete, almeno perdonatemi, son fatto così.

Conclusione del colpo, con accompagnamento finale della racchetta, e Amanda che si ritrova, necessariamente dato il “numero” da salto triplo che ha appena fatto, in una posizione che ricorda il “telemark”, quella sorta di flessione con un ginocchio in avanti e l’altro rasoterra che effettuano all’atterraggio gli specialisti del salto con gli sci dal trampolino. Notevole, veramente notevole. Per completezza, diamo un’occhiata anche al rovescio.

Come vediamo qui sopra, anche dal lato sinistro Amanda è eccellente. Nell’esempio che possiamo analizzare con le immagini Anisimova si sfila dal colpo con il corpo (passo laterale e all’indietro) per far spazio alla palla, lo swing è perfetto, così come il trasferimento del peso. Brava, e basta, se non succederanno cose imprevedibili una carriera di livello molto alto sarà sicura per lei.

Per quanto riguarda Nick, la cosa interessante è stata che, non potendo ovviamente giocare al limite ogni palla con una compagna di allenamento femmina, su richiesta del coach di Anisimova ha optato per una serie di drittoni più liftati che spinti, dimostrando una bella padronanza dei colpi con differente intensità di rotazione. Qui sopra vediamo una sequenza di dritti, nelle immagini in basso usa con disinvoltura – pure troppa, ma Kyrgios è Kyrgios – la spazzolata in avanti-verticale tipica di Nadal, il “reverse forehand“. Se avrà voglia di mettercela davvero tutta, sarà difficile per chiunque, Djokovic compreso (si potrebbero incontrare al terzo turno), come si è ben visto prorio qui due anni fa, e la settimana scorsa in Messico.

Un paio di brevi video, scusate la qualità ma come detto passavo di lì letteralmente per caso: nel primo, Amanda fa correre Nick, e chiude con la volée smorzata.

Punto sul vivo, tre scambi dopo, Nick mette in chiaro le cose, e Amanda se la ride.

Chiudiamo con una nota leggera, ovvero la merenda a metà training che i due si sono pappati in panchina ridendo e scherzando. Alla fin fine, spettacolare tecnica del gioco di gambe di Amanda e di variazioni col dritto di Nick a parte, la cosa bella bella dello scorso pomeriggio è stata questa. Vedere due ragazzi così giovani che si ricordano di star giocando (giocando!) a uno degli sport più belli e complessi del mondo, pur se a livello professionistico, e lo fanno senza troppo stress, divertendosi e divertendoci. A presto, Nick e Amanda, continuate così.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement