Nadal e gli infortuni: “Io più sfortunato di Djokovic e Federer”

Delpo e Djokovic pensano già alla finale. Per il serbo la chiave è la risposta. L’argentino ci crede: “ero sfavorito anche nove anni fa…”

Nadal e gli infortuni: “Io più sfortunato di Djokovic e Federer”
Rafa Nadal - US Open 2018 (foto via Twitter, @usopen)

C’era un’attesa febbrile a Flushing Meadows attorno alla prima semifinale del singolare maschile tra il campione in carica e n.1 del mondo Rafa Nadal e il vincitore dell’edizione 2009 nonché n.3 del ranking Juan Martin del Potro. Nei quarti di finale di Wimbledon, questi due campioni si erano dati battaglia per quasi cinque ore con Nadal che era riuscito a prevalere al parziale decisivo. Dopo un primo set avvincente e di ottima qualità, vinto da Del Potro al tiebreak per 7 punti a 3, Nadal non è più riuscito ad esprimere il suo miglior tennis per colpa di un forte dolore al ginocchio destro. Perso nettamente il secondo set per 6-2, il fenomeno di Manacor ha deciso di mettere fine alla sua agonia, concedendo il match all’avversario.

“Ho avuto alcuni problemi durante tutto il torneo. Ho sentito dolore già dal secondo o terzo match. Poi sono stato meglio”, ha spiegato Nadal in conferenza stampa. “Sul due pari del primo set ho sentito un fastidio. Ho detto al mio box immediatamente che avevo un problema al ginocchio. Ho provato ad aspettare che se ne andasse nel corso dell’incontro ma non è successo. Ho resistito il più possibile ma non c’è stato verso. È sempre difficile dover concludere un incontro prima che finisca. Ma dovevo prendere una decisione. Il dolore era troppo forte”. A partire dal secondo set, anche Delpo si era accorto delle difficoltà di Rafa. “L’ho visto soffrire molto”, ha detto il 29enne tennista argentino, Io ho semplicemente continuato a fare il mio gioco. Mi sono detto di rimanere concentrato, nonostante il suo infortunio. Non sai mai cosa può succedere in quelle situazioni. Ho giocato aggressivo, cercando di farlo correre”. In effetti si sa che lo spagnolo può avere sette vite come i gatti.

 

Nadal ha anche spiegato che si è trattato di una tendinite. Un fastidio che si ripresenta spesso alle sue ginocchia, logore dai tanti anni di circuito ai massimi livelli e da un tennis molto basato sull’atletismo. “So benissimo qual è il problema”, ha sottolineato l’11 volte campione del Roland Garros, “È sempre lo stesso. Basta solo fare un po’ di trattamento. Non è un infortunio che devi stare fuori alcune settimane e poi sei come nuovo. È un infortunio che magari in una settimana ti senti meglio e magari va avanti per sei mesi”. Speriamo tutti che le cose vadano per il meglio e di ritrovarlo competitivo per il finale di stagione. D’altro canto Rafa è ormai abituato a convivere con gli infortuni, come e persino di più di altri campioni del tennis contemporaneo. Tanto da stizzirsi quando gli si pone un paragone con Federer e Djokovic. “Mi dispiace ma non è giusto mettermi a confronto con loro”, ha detto il 32enne iberico. “Novak ha avuto un problema l’anno scorso. Roger un paio di cose. Ma se contiamo quanti Major e Masters 1000 ho dovuto saltare io e quanti loro per infortunio non c’è storia”.

Nadal perderebbe però nettamente la sfida degli infortuni contro del Potro. Come in molti sanno, la Torre di Tandil ha praticamente saltato due intere stagioni, quelle del 2014 e del 2015, a causa di una serie di operazioni al polso. Ad un certo punto, quando il rientro sembrava impossibile, aveva addirittura pensato di alzare bandiera bianca e appendere la racchetta al chiodo. “Il momento peggiore è stato nel 2015 quando ero vicino a ritirarmi”, ha raccontato del Potro, “non riuscivo a risolvere i miei problemi al polso. Ho sofferto molto. Sono caduto in depressione. È stato un brutto momento”. In quel periodo difficile ad aiutarlo sono stati gli stessi amici che si è portato dietro in questa edizione degli US Open e che non smettono mai di incitarlo. “Loro sono molto importanti per me perché mi hanno aiutato quando ne avevo bisogno, cercando di tenermi di buon umore e spronandomi a non mollare”, ha affermato il giocatore sudamericano.

Del Potro torna dunque in finale a New York a distanza di ben nove anni dalla sua prima sorprendente vittoria su Federer, che gli ha regalato il suo primo e fino ad ora unico Slam della carriera. A dividerlo dal titolo è rimasto l’uomo più in forma del momento e il favorito della vigilia, ovvero Novak Djokovic. Nella sua semifinale, il fuoriclasse di Belgrado si è sbarazzato comodamente in tre set di Kei Nishikori.“Ho risposto bene, gli ho messo sempre molta pressione, facendolo muovere per il campo e togliendogli il ritmo”, ha affermato Nole. “Ho giocato un ottimo match”. L’attenzione del tennista serbo è ora tutta rivolta alla vittoria in finale che gli regalerebbe la doppietta dopo Wimbledon, impresa da lui già realizzata due volte in carriera (2011 e 2015), e il 14esimo torneo dello Slam. Per ottenerla, Nole deve riuscire a neutralizzare le bombe al servizio di del Potro. “La chiave per me sarà la risposta”, ha proseguito, “quante ne riuscirò a mettere in campo e quanto profonde. Ma devo anche servire bene”.

Ma di rivalità con l’argentino non se ne parla nemmeno. Solo parole al miele per quello che lui definisce un “gigante buono”. “Mi piace molto, non solo come giocatore ma anche come persona”, ha spiegato Djokovic. “È un caro amico. Qualcuno per il quale ho molto rispetto. Tutti siamo stati dispiaciuti dai suoi infortuni che lo hanno tenuto fuori dal circuito per così tanto tempo. Ma sapevamo che poteva tornare ed essere un Top 5. Anche quando il suo ranking era molto basso sapevamo che aveva le qualità per risalire”. Qualche ora prima anche del Potro aveva definito Nole “un buon amico”. Domenica però non ci sarà spazio per l’affetto, ma solo per dritti e rovesci vincenti. Nole è chiaramente il favorito. Dei 18 precedenti giocati tra i due, del Potro ne ha vinti solo 4, l’ultimo due anni fa alle olimpiadi di Rio. “Ma anche nove anni fa ero sfavorito contro Roger poi sappiamo com’è andata a finire. Proverò a sorprendere tutti ancora”, ha suggerito Palito. Insomma lui ci crede. E ha dimostrato in carriera che quando è convinto di qualcosa, nulla è impossibile.

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