Numeri: Federer a casa, Svitolina da paura. E Anderson sorprende – Ubitennis

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Numeri: Federer a casa, Svitolina da paura. E Anderson sorprende

I numeri della settimana. Roger ed Elina trionfano. L’amore di Simon, la cavalcata di Copil

Ferruccio Roberti

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3 – le sconfitte rimediate in tutto il 2018 da Kevin Anderson contro tennisti non nella top 20 (o nella classifica della settimana della partita o in quella attuale). In quest’ultima tipologia rientrano tennisti come Djokovic (vincitore sul sudafricano nella finale di Wimbledon), Tsitsipas (a Estoril e Toronto), Edmund (a Melbourne) e Coric (a Indian Wells). Non considerando il ritiro a Roma contro Bedene, il 32enne sudafricano quest’anno ha perso partite in cui la sua classifica era decisamente migliore solo con Simon (a Pune), Leo Mayer (al tie-break del terzo set al Queens) e Gasquet (a Tokyo). Numeri che confermano la grandissima continuità di rendimento avuta quest’anno da Anderson, vincitore a febbraio della prima edizione dell’ATP 250 di New York, finalista a Pune e Acapulco (oltre che a Wimbledon) e semifinalista ai due Masters 1000 di Madrid e Toronto. A Vienna, dove giocava per la quinta volta, ha conquistato la sua prima finale nella capitale austriaca penando in entrambi gli incontri che ha dovuto affrontare per raggiungerla (ha approfittato del walk-over di Melzer nel secondo turno e del ritiro di Coric, dopo che il croato aveva perso il primo set). Al primo turno ha dovuto annullare un match point a Basilashvili (4-6 7-6 6-3), 24 ATP e in semifinale ha avuto invece bisogno di due ore e mezza per eliminare Verdasco (6-3 3-6 6-4), 30 ATP. Nella finale contro Kei Nishikori, in precedenza sconfitto in una sola occasione nei cinque precedenti, ha giocato il suo miglior tennis della settimana e ottenuto il sesto titolo della carriera, corroborando la sua candidatura a outsider nelle ATP Finals, ormai matematicamente raggiunte.

4 – le sconfitte rimediate da Marin Cilic nelle ultime cinque partite da lui giocate. Preoccupano per il croato, 6 ATP, non solo i recenti insuccessi, ma anche la classifica degli avversari che nell’ultimo mese lo hanno sconfitto. Infatti, ben tre dei tennisti che lo hanno battuto non sono nella top 50 (Querrey in Davis sulla terra di Zadar, Struff a Tokyo e Copil a Basilea) mentre Jarry, vincitore sul croato a Shanghai era comunque solo 48 ATP. Il punto più basso è stato toccato dal croato proprio allo Swiss Open: negli ultimi cinque anni e mezzo solo una volta (contro Stepanek a Stoccarda) Marin era stato sconfitto da un avversario non tra i primi 90 della classifica mondiale, come accaduto la settimana scorsa con Copil a Basilea. E dire che il vincitore degli US Open 2014 aveva iniziato l’anno arrivando in finale a Melbourne e dichiarando di puntare alle primissime posizioni del ranking: il rendimento non è stato mai all’altezza delle sue stesse aspettative. Un solo torneo vinto (al Queens) e due semifinali ai Masters 1000 di Roma e Cincinnati rappresentano un magro bottino per Cilic, ancora non matematicamente qualificato alle ATP Finals. Uno scenario totalmente imprevedibile per lui, solo qualche mese fa.

5 – le vittorie di Kei Nishikori contro top ten, nelle dodici occasioni che li ha incontrati nel 2018. Una buona percentuale stagionale (42%) per lui, seconda solo al 61 % (11 successi in 18 partite) con cui il nipponico chiuse il 2014. Un dato utile a testimoniare la ritrovata alta competitività di uno dei tanti tennisti di vertice (Djokovic, Murray, Wawrinka) costretto a chiudere anticipatamente il 2017. Nel suo caso, ai Canadian Open, per colpa di un delicatissimo infortunio al polso destro, per il quale fu scongiurata per pochissimo l’operazione chirurgica. Rientrato in gara solo lo scorso febbraio, ripartendo dai Challenger (ha vinto il secondo e ultimo giocato, a Dallas), è stato bravo a non perdere fiducia in se stesso quando è sceso in classifica sino al 37° posto nel ranking. Una costante ascesa in classifica gli ha permesso di presentarsi a Vienna da 11° giocatore al mondo, un ranking ottenuto senza nessun particolare acuto, ma grazie a una continuità che gli ha consentito una serie di piazzamenti importanti (finale al Masters 1000 di Monte Carlo e all’ATP 500 di Tokyo, semifinali agli US Open e agli ATP 250 di Metz e New York, quarti a Wimbledon, Shanghai, Roma e Washington). Ritroverà la top ten -abbandonata quando si era infortunato nell’agosto 2017- entro fine anno e la finale conquistata a Vienna lo ha confortato maggiormente in tal senso. L’unico set smarrito per garantirsi l’opportunità di giocare la scorsa domenica per il titolo, lo ha smarrito al primo turno contro Tiafoe (7-6 5-7 6-2), 45 ATP; poi non ha trovato particolari opposizioni contro Khachanov (duplice 6-2), 19 ATP; Thiem (6-3 6-1); 7 ATP; Kukhushkin (6-4 6-3), 71 ATP. In finale poco ha potuto dinanzi ad Anderson, vincitore in due set (6-3 7-6 in suo favore).

 

9 – i successi di Roger Federer agli Swiss Indoors. Un torneo nato nel 1970, dotato di più di 2 milioni di dollari di montepremi e reso prestigioso da un albo d’oro firmato non solo dalle vittorie dell’idolo di casa, ma anche da quelle di vari ex numeri 1 del ranking mondiale come Novak Djokovic, Bjorn Borg, Ivan Lendl, John McEnroe, Boris Becker, Stefan Edberg e Pete Sampras. Roger, nato l’8 agosto di 37 anni fa proprio a Basilea, conferma di avere un feeling speciale con il torneo nel quale da piccolo faceva il raccattapalle: dopo la scorsa settimana, ha portato il suo bilancio complessivo nel torneo svizzero a settantuno vittorie e nove sconfitte, pari a una percentuale di successo del 88,75%. Escludendo le ATP Finals, giocate in questi sedici anni dallo svizzero in varie location e, soprattutto, condizioni di gioco e considerando esclusivamente Majors o tornei vinti dallo svizzero almeno quattro volte, solo in tre tornei (e per percentuali irrisorie) Roger ha una tasso di successo migliore di quello detenuto agli Swiss Open. Accade ad Halle (nove titoli, 63 vittorie e 7 sconfitte, pari al 90 % di successo), Dubai (sette trofei, 48- 6, 88,88%) e Wimbledon (otto coppe messe in bacheca, 95-12, 8878%). In questa particolare classifica, dopo Basilea vengono invece Melbourne (sei Australian Open vinti, 94-13, 87,85%), gli US Open (cinque titoli, 78-11 87,64%), Amburgo (quattro trofei, 32-5, 86,48), Indian Wells (cinque successi, 62-12, 83,78%), Cincinnati (sette coppe portate a casa, 46-9 83,63 %) e Parigi (1 Roland Garros vinto, 65-16, 80,24%). Non bastano cinque partite giocate tra lampi folgoranti della consueta classe cristallina e (rari) momenti di buio pesto, ingigantiti da errori gratuiti inspiegabili e da un rendimento al servizio troppo ballerino (undici break subiti nel corso del torneo), a togliere i dubbi a chi è preoccupato per il Federer visto sui campi da Miami in poi nel 2018. Tanto più che lo svizzero nella sua strada per il titolo ha avuto come test sul suo stato di forma avversari non di primissimo livello: a Basilea la scorsa settimana ha affrontato un solo top 20 (Medvedev) e appena altri due top 40, Kraijinovic e Simon, giocatori ai quali ha anche ceduto un set prima di riuscire a portare a casa l’incontro. Tuttavia, il novantanovesimo titolo della carriera dello svizzero mette un punto fermo sulla sua ancora grande determinazione a disimpegnarsi nel circuito ai consueti altissimi livelli: le (per lui) inusuali esultanze nei momenti difficili degli incontri e la gioia al momento delle vittorie hanno, almeno in questo senso, confortato.

13 – la posizione nel ranking di Sloane Stephens a fine 2017. La 25enne tennista nata nel sud della Florida è, dopo Bertens, la giocatrice – tra quelle la scorsa settimana protagoniste a Singapore – che a fine 2018 migliorerà di un numero maggiore di posizioni, ben otto, la propria classifica. Una stagione positiva per lei: quest’anno aveva la grossa responsabilità di dimostrare che lo splendido trionfo agli US Open del 2017, torneo vinto con la classifica di 83 °giocatrice al mondo (sebbene falsata da un lungo infortunio di circa un anno) non fosse stato casuale per una tennista, che solo nel 2013 aveva chiuso la proprio classifica nella top 30. Eppure, il contraccolpo successivo a un successo così grande e inaspettato c’era stato: Sloane, successivamente agli US Open, vinceva, tra ottobre e febbraio, solo tre partite, perdendo in cinque casi contro avversarie non comprese nella top 50. Il ritorno sul cemento nordamericano la faceva però rinascere: vinceva il Premier Mandatory di Miami sconfiggendo ben tre top 10, una zona di classifica che la settimana successiva al torneo giocato in Florida raggiungeva per la prima volta. Nel prosieguo della stagione mostrava una continuità tale -eccezion fatta per l’eliminazione al primo turno di Wimbledon- da consentirle di salire sino al numero 3 del ranking e di raggiungere le finali al Roland Garros e a Montreal. Anche a Singapore si è spinta sino all’atto conclusivo del torneo, senza perdere un match nel round robin, giocato contro Bertens (7-6 2-6 6-3), Osaka (7-5 4-6 6-1) e Kerber (6-3 6-3), prima di avere la meglio in semi su Pliskova (0-6 6-4 6-1). In finale, anche con qualche rimpianto, si è arresa a Svitolina (3-6 6-2 6-2), chiudendo il 2018 contro le top ten con un ottimo bilancio di 8 successi e cinque sconfitte.

14 – i successi rimediati da Elina Svitolina nei nove tornei successivi al suo secondo titolo a Roma (e dodicesimo della carriera): con questo mediocre rendimento la 24enne ucraina si è presentata a Singapore per le WTA Finals. Con la vittoria degli Internazionali d’Italia, l’ex numero 3 del mondo vinceva la 26°partita – a fronte di sole sei sconfitte- della sua brillante prima parte di 2018, oltre che il terzo torneo dell’anno (dopo i successi ai Premier di Brisbane e Dubai). Elina sembrava lanciata anche per essere finalmente protagonista nei tornei del Grande Slam (dove è arrivata solo tre volte ai quarti di finale) ma invece, a partire da Parigi, entrava in un periodo di grossa involuzione nei risultati, che le costava ben tre eliminazioni cocenti al primo turno (Wimbledon, Wuhan e Pechino) e una sola semifinale, raggiunta a Cincinnati. La classifica ne aveva inevitabilmente risentito e sino all’ultimo la sua qualificazione alle WTA Finals era stata in dubbio. A Singapore, nell’ultimo torneo stagionale, Svitolina ha elevato notevolmente il livello del suo tennis ed è arrivata in finale, stando in campo quasi otto ore e mezza, ma senza perdere nemmeno un match nelle quattro partite affrontate. Dopo una facile partenza contro Kvitova (duplice 6-3), è sempre dovuta ricorrere al terzo set per avere la meglio, ancora nel round robin, di Pliskova (6-3 2-6 6-3), Wozniacki (5-7 7-5 6-3) e, in semifinale di Bertens (7-5 6-7 6-4). Pur costretta a perdere un altro set, anche in finale si è imposta su Stephens, divenendo la prima tennista, dopo Serena Williams nel 2013, a vincere il torneo senza essere sconfitta in nessun match. Chiude il 2018 con un invidabile score di 9-3 contro le top ten, migliore in assoluto tra le giocatrici di vertice nel 2018.

89 – la classifica di Gilles Simon a fine 2017. L’ex numero 6 del mondo (nel gennaio 2009) sembrava destinato a un declino irreversibile, dovuto all’inevitabile logorio psicofisico per un tennista dall’ottima carriera. Nato a Nizza nel dicembre 1984, Gilles era stato già capace di vincere dodici titoli in carriera (l’ultimo nel 2015), di stare circa trecento settimane nella top 20 e sconfiggere almeno una volta i numeri uno della recente epoca (Federer, Nadal, Djokovic e Murray). Tuttavia, era difficile credere potesse giocare bene questa stagione, con trentatré anni già sul groppone e, soprattutto, reduce da un 2017 mediocre, nel quale aveva raggiunto i quarti solo in due tornei. Invece, un 2018 iniziato subito bene con la vittoria del titolo a Pune (in finale su Anderson) nella prima settimana del 2018, è continuato ancora meglio, con un altro torneo messo in bacheca (Metz), la finale a Lione e una serie di buoni piazzamenti (tra cui gli ottavi a Wimbledon). Con grande umiltà dopo otto anni è tornato anche a giocare nei Challenger, un atteggiamento che ha pagato. Il francese ha infatti buonissime chance di chiudere il 2018 tra i top 30, un bel premio per un 34enne innamorato del tennis (solo Federer e Verdasco, tra chi sta davanti a lui in classifica, sono più “anziani”).

93 – la classifica di Marius Copil quando questa settimana ha iniziato il torneo di Basilea, dove è arrivato reduce da sei sconfitte nelle ultime otto partite. Una bella soddisfazione per il numero 1 romeno, negli ultimi anni omaggiato quattro volte di una wild card al Masters 1000 di Madrid dal patron del torneo, il connazionale Ion Tiriac. Un modo, per l’ex manager di grandi campioni come Boris Becker, di aiutare un settore maschile della sua patria, che se nel corrispettivo femminile vive un periodo brillante con Simona Halep, attraversa un momento di grande di difficoltà. Sebbene il tennis maschile rumeno sia stato anch’esso capace in passato di produrre un numero 1 del mondo (Ilie Nastase, tra il 1973 e 1974) attualmente, vede invece il suo secondo miglior giocatore fuori dai primi 280 posti del ranking ATP. Marius, dotato di un ottimo servizio, nonostante buone potenzialità, non aveva sin qui raggiunto risultati brillanti nel circuito maggiore: già dal 2012 ha chiuso la stagione nei primi 200, ma solo nel 2017 ha terminato l’anno nella top 100. Inoltre, solo due volte in venti occasioni totali aveva vinto contro un top 20 (a Pechino nel 2012 su Cilic e a Brisbane nel 2014 contro Simon). Dal 2014, almen0 una volta all’anno, ha raggiunto i quarti in un evento ATP : quell’anno a Brisbane e Stoccolma, nel 2015 a S’Hertogenbosch, nel 2016 ad Anversa e nel 2017 a Metz. Come si vede da tali risultati, il tipo di tennis che lo caratterizza, lo fa rendere al meglio su superfici rapide, possibilmente al coperto. Lo scorso febbraio a Sofia, sempre in condizioni indoor, è arrivato in finale -dove è stato sconfitto in tre combattuti set dal bosniaco Basic- senza perdere nemmeno un set. Dopo quell’exploit non era stato capace di ripetersi, raggiungendo appena un quarto di finale (a S’Hertogenbosh) e vincendo appena una partita contro un top 40. A Basilea, dopo essersi qualificato al tabellone principale senza lasciare un set a Lajovic, 49 ATP, e Misha Zverev, 72 ATP, si è guadagnato la semifinale, sempre senza concedere un parziale agli avversari. Ryan Harrison (6-2 7-6), 59 ATP; Marin Cilic, primo top ten sconfitto in carriera (7-5 7-6), 6 ATP; Taylor Fritz (7-6 7-5), 57 ATP, e Sasha Zverev (6-3 6-7 6-4), 5 ATP gli hanno lasciato strada e consentito di vivere la settimana più bella, almeno sinora, della carriera. In finale ha fatto bella figura, ma si è arreso in due set davanti a Roger Federer e al tifo da Coppa Davis che lo sosteneva.

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Eppur si muove (il ranking ATP)

I movimenti di classifica dopo le prime due settimane di tornei: Cecchinato sale e ha margine per migliorarsi ancora. Dimitrov esce dalla top 20

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Il primo Major dell’anno inizia con i seguenti giocatori ai primi venti posti della classifica:

CLASSIFICA GENERALE TOP 20

Classifica

 

Giocatore

Nazione

Punteggio

Classifica al 31/12

Variazione

1

N. Djokovic

Serbia

9135

1

=

2

R. Nadal

Spagna

7480

2

=

3

R. Federer

Svizzera

6420

3

=

4

A. Zverev

Germania

6385

4

=

5

JM del Potro

Argentina

5150

5

=

6

K. Anderson

S. Africa

4810

6

=

7

M. Cilic

Croazia

4160

7

=

8

D. Thiem

Austria

4095

8

=

9

K. Nishikori

Giappone

3750

9

=

10

J. Isner

USA

3155

10

=

11

K. Khachanov

Russia

2835

11

=

12

B. Coric

Croazia

2435

12

=

13

F. Fognini

Italia

2315

13

=

14

K. Edmund

GB

2150

14

=

15

S. Tsitsipas

Grecia

2095

15

=

16

D. Schwartzman

Argentina

1925

17

1

17

M. Raonic

Canada

1900

18

1

18

M. Cecchinato

Italia

1889

20

2

19

D. Medvedev

Russia

1865

16

-3

20

N. Basilashvili

Georgia

1820

21

1

Rispetto al 31 dicembre scorso notiamo che:

  • Nikoloz Basilashvili è entrato per la prima volta nella top 20;
  • Grigor Dimitrov ne è uscito (è ventunesimo);
  • Marco Cecchinato, grazie alla semifinale di Doha, ha ottenuto il suo best ranking. Agli AO del 2018 era 85 gradini più sotto

La tabella che segue mostra i punti conquistati nella scorsa edizione dello Slam australiano dai primi dieci giocatori del ranking:

Classifica

Giocatore

Punti AO 2018

Punti Ranking

1

N. Djokovic

180

9135

2

R. Nadal

360

7480

3

R. Federer

2000

6420

4

A. Zverev

90

6385

5

JM del Potro

90

5150

6

K. Anderson

10

4810

7

M. Cilic

1200

4160

8

D. Thiem

180

4095

9

K. Nishikori

0

3750

10

J. Isner

10

3155

Alcune considerazioni:

  • al netto dei punti conquistati nel 2018, Djokovic ha un vantaggio di 1.835 punti su Nadal; quindi il maiorchino per poter salire sul tetto del mondo (tennistico) deve vincere il torneo e augurarsi che  il serbo non superi i sedicesimi di finale. Difficile. Molto più probabile che alla fine il numero uno del mondo aumenti il gap tra sé e i propri inseguitori;
  • ad Alexander Zverev sarà sufficiente raggiungere gli ottavi di finale per superare Federer indipendentemente da ciò che il Maestro riuscirà a fare;
  • fortemente a rischio la quinta posizione di del Potro e la settima di Cilic che però avrà, a differenza del collega argentino, la possibilità di difenderla sul campo;
  • ottime chance per Nishikori di migliorare ulteriormente la propria classifica e per Khachanov – che difende solo 45 punti- di entrare in top ten alla luce dell’uscita di scena di  Isner sconfitto da Opelka nella Battaglia dei Giganti

La pattuglia italiana si presentava con i seguenti effettivi al primo appuntamento dell’anno:

Classifica

Giocatore

Punti Ranking

Punti AO 2018

13

F. Fognini

2315

180

18

M. Cecchinato

1889

0

35

A. Seppi

1170

180

54

M. Berrettini

920

26

102

T. Fabbiano

573

10

137

S. Travaglia

401

8

163

L. Vanni

325

0

Al momento attuale sappiamo che Fabbiano, Seppi e Travaglia si sono già qualificati per il secondo turno mentre Berrettini ha ceduto con onore a Tsitsipas. Se grazie a questo risultato Fabbiano è pressoché certo di ritornare in top 100, è però Cecchinato il giocatore italiano ad avere le chance più allettanti per un ulteriore progresso in classifica che da un anno a questa parte pare non dover avere (fortunatamente) fine.

Concludiamo il primo commento dell’anno alla classifica ATP con i complimenti ai giocatori che nel 2019 hanno raggiunto per la prima volta il loro best ranking:

Classifica

Giocatore

Nazione

18

M. Cecchinato

Italia

20

N. Basilashvili

Georgia

29

A. de Minaur

Australia

42

M. Jaziri

Tunisia

45

D. Lajovic

Serbo

76

H. Hurkacz

Polonia

77

G. Andreozzi

Argentina

97

R. Opelka

USA

E una domanda per i lettori relativa all’Australian Open: chi è il giocatore italiano ad avere raggiunto il miglior risultato di sempre in questo major nell’era open?

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Verso l’esordio di Federer: le differenze statistiche tra 2017 e 2018

Un’analisi dettagliata del rendimento del campione elvetico al servizio e in risposta nelle ultime due stagioni, in vista del primo turno di Melbourne contro Istomin. C’è qualcosa che ha funzionato meno nel 2018? Forse sì

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A poche ore dall’esordio ufficiale in questa nuova stagione contro Istomin, sebbene Federer sia già sceso in campo per la Hopman Cup, è tempo di stilare un ultimo bilancio. Dopo l’anno di grazia 2017, il 2018 per Roger Federer si è concluso con un sapore agrodolce (come diceva Sampras, un anno concluso con uno Slam portato a casa è sempre da considerarsi positivo). Tuttavia le soddisfazioni sono arrivate subito in Australia e durante l’anno, specie a Wimbledon, l’impressione generale è che qualche occasione sia stata persa. Per avere un’idea più precisa di quella che è stata la performance di Roger nel 2018 comparata con il 2017 andiamo a vedere allora qualche numero ricavato dal sito ufficiale ATP, che per i tornei Masters 1000 e per le ATP Finals offre il dettaglio su servizio e risposta. Andremo quindi a comparare il rendimento della prima e della seconda di servizio, oltre che la performance in risposta sulla seconda di servizio dei propri avversari e vedremo come sono cambiati alcuni pattern di gioco, confrontandolo con le partite giocate contro Djokovic.

Andando a vedere l’andamento della prima di servizio notiamo che fra 2017 e 2018 la sintesi è la seguente:

Anno Serve/return Court Serve T-section % Mid-section % Wide-Section % T-section w% Mid-section w% Wide-Section w% T-section Mid-section Wide-section
2018 Serve Deuce 1st 43,3% 4,4% 52,3% 73,9% 68,4% 78,0% 32,0% 3,0% 40,8%
2018 Serve Ad 1st 45,8% 3,7% 50,5% 76,1% 60,0% 78,8% 34,9% 2,2% 39,8%
2017 Serve Deuce 1st 44,4% 5,1% 50,6% 81,1% 78,1% 79,9% 36,0% 4,0% 40,4%
2017 Serve Ad 1st 46,9% 4,3% 48,8% 74,6% 68,2% 79,2% 35,0% 2,9% 38,6%

 

La performance 2018, pur leggermente peggiore rispetto al 2017, non è drammaticamente peggiorata se si eccettua l’efficacia dei servizi down the T (centrale) dal lato del deuce court (da destra, per intenderci). La distribuzione dei punti ottenuti con le diverse tipologie di servizio (centrale, al corpo, e ad uscire) evidenza che il vero problema è dovuto proprio a questa particolare fattispecie, come si può apprezzare anche graficamente.

Il fatto che il totale dei punti ottenuti sia minore è da attribuire in piccola parte ad un effetto volume (-1,7% dei servizi rispetto al 2017) e soprattutto a una perdita di efficacia nel tasso di trasformazione (-7,2%). Evidenziato questo trend, e con tutti i rispetti del caso, ci sentiremmo di ‘consigliare’ a Roger un uso più parsimonioso di questa direzione per il 2019, anche se con il rischio di rendere più leggibile il servizio ad uscire, e magari compensando con un maggior ricorso al servizio al corpo anche sulla prima, la categoria decisamente più negletta.

Passando a considerare il rendimento sulla seconda di servizio il quadro è il seguente:

Anno Serve/return Court Serve T-section % Mid-section % Wide-Section % T-section w% Mid-section w% Wide-Section w% T-section Mid-section Wide-section
2018 Serve Ad 2nd 32,7% 25,2% 42,1% 58,6% 63,0% 58,9% 19,2% 15,9% 24,8%
2018 Serve Deuce 2nd 46,1% 23,5% 30,5% 65,2% 61,4% 62,2% 30,1% 14,4% 19,0%
2017 Serve Ad 2nd 33,1% 24,2% 42,7% 65,2% 61,9% 63,5% 21,6% 15,0% 27,1%
2017 Serve Deuce 2nd 48,0% 21,3% 30,7% 67,7% 56,8% 66,4% 32,5% 12,1% 20,4%

 

In questo caso vi è una generale peggioramento (abbastanza marcato) nella tipologia di servizi al centro e ad uscire, non compensati da un miglioramento nell’uso del servizio al corpo. Anche in questo caso l’indicazione tattica sembrerebbe quella di rivedere alcune scelte nella distribuzione dei servizi e magari continuare sul trend iniziato nel 2018, di privilegiare il servizio al corpo.

LA RISPOSTA DI ROGER

Andiamo ora ad esaminare la performance in risposta sulla seconda di servizio avversaria, partendo sempre dal presupposto che – a parte casi particolari come Nadal, in grado di rispondere sistematicamente anche dai teloni di fondocampo – la risposta alla prima di servizio è più una dote naturale che una componente tecnica “allenabile”, e quindi ha senso concentrarsi sulla risposta alla seconda di servizio.

Anno VS Serve/return Court Serve T-section % Mid-section % Wide-Section % T-section w% Mid-section w% Wide-Section w% T-section Mid-section Wide-section
2018 All Return Deuce 2nd 60,7% 25,7% 13,6% 60,3% 55,10% 46,2% 36,6% 14,1% 6,3%
2018 All Return Ad 2nd 10,6% 39,9% 49,5% 45,0% 42,7% 49,5% 4,8% 17,0% 24,5%
2017 All Return Deuce 2nd 63,8% 21,4% 14,9% 57,9% 56,1% 47,8% 36,9% 12,0% 7,1%
2017 All Return Ad 2nd 14,5% 39,6% 45,9% 52,2% 57,9% 62,3% 7,6% 22,9% 28,6%

Dall’analisi della risposta alla seconda di servizio emerge come il campione svizzero nel 2018 abbia sofferto soprattutto i servizi al corpo a ad uscire dalla parte dell’ad-court (da sinistra, per intenderci). In questo caso, il problema della risposta ad uscire sul rovescio di Roger è tornato inesorabilmente a farsi sentire; una volta perso il timing magico che nel 2017 gli aveva dato grandi soddisfazioni, il 2018 è tornato a mostrare quell’atavico tallone d’achille. Curiosamente invece, sembrerebbe che il ricorso alla risposta slice dalla parte del deuce court (molto più pronunciato nel 2018) gli abbia consentito di contenere i danni. Mentre un full swing è più probabile sia ad uscire, la risposta slice tende ad essere lungolinea. E infatti il piazzamento passa dal 74,1% al 61,9%.

Anno VS Serve/return Court Serve Placement T section- ad court % Placement  T section- Deuce court% Placement mid section- ad court Placement  mid section- Deuce court% Placement wide section- ad court Placement  wide section- Deuce court%
2018 All Return Deuce 2nd 74,1% 25,9% 55,1% 44,9% 57,7% 42,3%
2018 All Return Ad 2nd 65% 35% 72% 28% 71% 29%
2017 All Return Deuce 2nd 61,9% 38,1% 63,6% 36,4% 47,8% 52,2%
2017 All Return Ad 2nd 56,5% 43,5% 70,6% 29,4% 76% 24%

Andando infine ad esaminare in via sintetica com’è andata nelle situazioni di palleggio (distinguendo per superficie), il dato è abbastanza chiaro. Mentre la stagione sull’erba, macchiata dall’inciampo con Anderson, è stata inferiore ma non troppo rispetto al 2017, la stagione sul cemento è stata chiaramente deficitaria in un aspetto concreto: la capacità di incidere sulla seconda di servizio dei propri avversari. Mentre il 2017 è stato salutato un po’ da tutti come un ‘rinascimento’ nella capacità di rispondere aggressivamente da parte dello svizzero, il passo indietro in questo senso è stato chiaro nel 2018, almeno sotto il profilo dei dati. Mentre nel 2017 la percentuale di trasformazione sulle seconde palle servite dall’avversario era prossima al 52%, nel 2018 si è attestata al di sotto del 48%. In uno sport come il tennis in cui spesso la capacità di incidere sulla seconda del proprio avversario è fondamentale, si tratta di un passo indietro non irrilevante.

LE SFIDE CON DJOKOVIC

Se andiamo infine ad analizzare qual è stato la performance del servizio di Federer contro Djokovic nel 2018 e la compariamo con i risultati generali del 2017, possiamo trarre alcune linee di tendenza:

  • Per quanto riguarda la prima di servizio, il peggioramento nel 2018 dell’efficacia del servizio centrale da destra si acuisce contro Djokovic. È significativo in particolare come Roger cerchi con più insistenza il servizio ad uscire e nonostante questo Djokovic sia comunque in grado di risolvere brillantemente le situazioni – più rare – in cui lo svizzero cerca il servizio centrale. In altre parole, sembrerebbe che Roger contro Djokovic estremizzi ancora di più le proprie scelte al servizio, specie dal lato destro. Dal lato sinistro invece non emergono pattern particolarmente significativi: le scelte di direzionamento del servizio fatte contro Djokovic rispecchiano più o meno la media misurata contro gli altri giocatori.
  • Con riferimento alla seconda di servizio anche in questo caso abbiamo una netta divaricazione fra ad-court e deuce court. Mentre nel caso dei servizi da destra il peggioramento delle prestazioni è – cosa abbastanza prevedibile visto che si tratta del miglior ribattitore sul mercato – generalizzato, per quanto attiene ai servizi da sinistra invece emerge un dato abbastanza significativo: se il campione di Belgrado non sembra patire il servizio al corpo e il servizio kick ad uscire, grazie al suo eccezionale rovescio, le cose cambiano quando si parla di servizi centrali che il serbo deve gestire con il proprio dritto. Mentre Nole dal lato destro sembra gradire le risposte sul dritto, soffre quando risponde di dritto da sinistra. Si tratta infatti dell’unico caso in cui la statistica media di Federer nel 2018 contro gli altri giocatori risulta migliore rispetta a quella dei soli match con Djokovic. L’idea insomma potrebbe essere quella – rischiosa, ma sensata – di cercare di mandare fuori giri il serbo dal lato del dritto, evitando di stuzzicare il rovescio, la cui solidità è normalmente rocciosa.

In conclusione, l’analisi dei dati ATP relativi al monitoraggio dei pattern di servizio mostra alcuni risultati sorprendenti e perché no, potrebbe anche dare qualche chiave di lettura tattica non banale. E se Federer deciderà di accogliere qualcuno dei nostri ‘consigli’ già da questo Australian Open, beh, lo scopriremo presto. Quanto a Djokovic lo svizzero può respirare, almeno parzialmente: non c’è modo di incrociarlo prima dell’eventuale finale.

Federico Bertelli

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Federer, Nadal e Djokovic sotto la lente: chi ha fatto meglio negli ultimi 10 anni?

Una dettagliata analisi statistica per mettere a confronto i tre giocatori più forti del tennis moderno, evidenziare i loro picchi di rendimento… e anche i rimpianti. Per Federer, forse quella finale del 2014

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Alla vigilia dell’Australian Open, mentre ci si interroga sulla possibilità che possa finalmente toccare a un nome nuovo, è facile lasciarsi sedurre dall’idea che alla fine toccherà a uno dei soliti. Da oltre dieci anni il tempo nel mondo del tennis sembra essersi cristallizzato: anche nel 2018 Djokovic, Nadal, Federer (anche se per un pelo, visto che Zverev ha chiuso la stagione a una manciata di punti da King Roger) si sono spartiti il podio della classifica mondiale. Come già ricordato in un precedente articolo, il tennis gira intorno a tre nomi quasi ininterrottamente da un’era geologica. Visto il ritorno di fiamma di Federer e Nadal nel 2017 e di Djokovic nel 2018 si è sentito spesso dire che queste erano le “migliori versioni di Nadal o Federer” o che “Djokovic quest’anno è tornato ai suoi livelli”. Un modo per verificare queste affermazioni è confrontare il rendimento tenuto dei cari mostri sacri di questa era e confrontarlo con performance ottenute negli anni passati. A livello metodologico la scelta è quella di vedere quali sono stati in questi anni i picchi di rendimento e come si sono evolute le rivalità incrociate in questi ultimi 10 anni. Similmente a quanto fatto per le analisi dell’anno 2018, si è cercato di costruire degli indicatori di performance che potessero dare conto sinteticamente dell’andamento per anno e per superficie.

Questa prima tipologia di tabelle ha come scopo quello di evidenziare in termini comparati quale sia stata l’evoluzione dell’indicatore preso in esame di volta in volta. L’idea è quella di darci una linea di tendenza, al fine di capire soprattutto come un giocatore abbia ‘performato’ rispetto a se stesso e quali siano stati i picchi di rendimento in carriera. Il fatto che in un certo anno un indicatore risulti più elevato rispetto a quello dei rivali non necessariamente indica una maggiore probabilità di successo negli scontri diretti (quella verrà riportata più avanti nell’andamento storico degli H2H); resta in ogni caso un’indicazione rilevante in caso di differenziale cospicuo.

CONFRONTO SULLA TERRA BATTUTA

 

Per condurvi all’interno del discorso utilizziamo i numeri e cominciamo dalla terra rossa. L’indicatore prescelto è il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 0.5

Confronto Djokovic, Federer e Nadal su terra battuta

Per quanto riguarda questa superficie, non verrà preso in esame il numero di partite vinte in quanto a differenza del cemento, dove spesso Nadal ha marcato visita, sulla terra battuta tutti e tre i giocatori hanno quasi sempre mantenuto un sufficiente numero di partite giocate e vinte nel corso degli anni. L’eccezione è ovviamente Federer negli ultimi due anni, ma la sua completa assenza non provoca del ‘rumore’ nel modello; il dato viene semplicemente viene escluso.

Emerge immediatamente come Nadal abbia avuto un picco di rendimento nel 2010, ripetuto incredibilmente nel 2017. Mentre nel 2010 la chiave era la ferocia sulla seconda di servizio (60% dei punti conquistati), nel 2017 il dato incredibile è stata l’efficacia sulla propria seconda di servizio (64%, il più alto in tutto l’arco di riferimento tra tutti e tre i giocatori). Sempre in riferimento a Nadal, i numeri confermano come lo spagnolo abbia dovuto avvalersi di unghia e denti per vincere il Roland Garros nel 2013 e 2014, due stagioni di chiaro calo, in cui il suo livello di performance era stato notevolmente insidiato da Djokovic.

Il serbo, dopo l’anno di grazia 2011, ha fatto registrare un calo generale nel 2012 per poi ritornare gradualmente su livelli di eccellenza nel 2013 e 2014. Nel 2015 Djokovic ha raggiunto il suo picco di rendimento sulla terra battuta ed è infatti stato sconfitto solo da un grandissimo Wawrinka in finale a Parigi, capace quella domenica di scagliare sessanta colpi vincenti. Curiosamente, nei suoi anni migliori, Djokovic ha dovuto fronteggiare a Parigi due veri e propri cigni neri: Federer in semifinale nel 2011 e Wawrinka appunto nel 2015. Non sarà difficile ricordare la maestosa performance dello svizzero nel 2011, quando fermò un Djokovic ancora imbattuto in stagione. Quanto al 2009 di Federer, la stagione in cui ha vinto il suo unico Roland Garros, i numeri suggeriscono come abbia approfittato del calo di Djokovic e dell’inciampo di Nadal, che fino a quel punto della stagione si stava esprimendo ai suoi soliti livelli.

CONFRONTO SULL’ERBA

Passiamo adesso all’erba, il territorio d’elezione per Roger Federer. L’indicatore prescelto è il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 1,1

Confronto Djokovic, Federer e Nadal su erba

In questo secondo caso saltano subito all’occhio i “buchi” di Nadal, che dopo l’immancabile campagna sulle paludi rosse spesso e volentieri ha dovuto cedere il passo. In questo caso emerge come il toro di Manacor abbia ben capitalizzato le opportunità costruite nel 2008 e nel 2010; è invece un peccato che nel 2017 non si sia potuto assistere a un replay delle finali 2006/2007/2008, perché i presupposti numerici erano veramente ottimi. Djokovic conferma il trend di dominanza del 2015, mentre in rapporto alla rivalità con Federer c’è forse da crucciarsi per la mancata qualificazione dello svizzero alla finale di Wimbledon 2011: dopo la splendida partita di Parigi, con ogni probabilità se ne sarebbe vista una seconda.

L’annus horribilis‘ è stato per tutti e tre il 2016: Federer a mezzo servizio, Nadal assente e Djokovic alle prese con i primi dolori del giovane Novak. Rimpianti? Probabilmente per Federer la finale persa nel 2014, poiché avrebbe potuto rallentare il ritorno di Djokovic che da quel momento ha vissuto un anno e mezzo di grazia quasi ininterrotto.

CONFRONTO SUL CEMENTO

Per concludere andiamo ad esaminare cosa è successo sulle superfici dure; segnaliamo che in questo caso è stato necessario accorpare indoor e outdoor, in quanto le statistiche disponibili sul sito ATP non consentivano questo livello di ‘granularità’ del dato. L’indicatore prescelto quindi è stato il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 1,05
  • % combinata break point salvati e convertiti *0,5

Il tutto ponderato per un moltiplicatore che tenga conto delle partite vinte nella stagione così costruito:

=SE N. Partite vinte >=52; → fattore di ponderazione = 1,1;

=SE 51<N. Partite vinte>22; → fattore di ponderazione = 1,1;

=SE N. Partite vinte <=22; → fattore di ponderazione = 0,8;

Confronto Djokovic, Federer e Nadal sul cemento

Secondo questa metrica il picco di rendimento lo ritroviamo con Djokovic nel 2015, che in quella stagione si è rivelato effettivamente ingiocabile per chiunque. Il Federer del 2015 era (numeri alla mano) una versione assolutamente competitiva e paragonabile a quella del 2017, che pure ha vinto tanto di più; verrebbe da concludere, forse semplificando, che semplicemente nel 2017 non ha dovuto confrontarsi con la macchina serba. Da notare come negli anni 2012 e 2013 si sia visto in campo un ottimo Djokovic che forse ha raccolto a livello Slam meno di quello che avrebbe potuto: in quei due anni infatti le partite vinte dal serbo su questa superficie sono state rispettivamente 50 e 49. Nel 2013 la sfida ‘hard rock’ con Nadal fu estremamente equilibrata, con Djokovic che nelle situazioni di palleggio (relative agli scambi su seconde di servizio) dimostrava una maggior efficienza, mentre Nadal compensava con il rendimento sulla prima e nel dato combinato saved/converted break point %.

GLI SCONTRI DIRETTI

Queste statistiche sintetizzano con efficacia il rendimento dei singoli giocatori ‘rispetto a se stessi’, ma per un’analisi completa non si può prescindere da un riepilogo degli H2H; altrimenti si perderebbero alcuni fenomeni clamorosi come la distruzione di Nadal ad opera di Djokovic nel 2011 e la rivincita nel 2017 da parte di Federer sul maiorchino.

Djokovic vs Federer

A partire dal 2011, la rivalità tra il serbo e lo svizzero ha visto un netto prevalere di Djokovic con Federer capace di invertire la tendenza soltanto nel 2014, stagione in cui il serbo ha psicologicamente ‘prestato il fianco’ dopo le tante finali perse agli US Open. Probabilmente non se ne avrà mai la controprova, ma per Djokovic sembra essere stata decisiva la vittoria a Wimbledon le 2014: è stato forse stato il punto di svolta di una carriera, che altrimenti avrebbe potuto configurarsi come quella di un ‘fenomeno spuntato’, sempre e comunque in secondo piano rispetto al dinamico duo Roger&Rafa.

Federer vs Nadal

Come tutti sanno, il 2017 è stato l’anno della grande rivincita di Svizzera 1 sull’armada spagnola. È invece meno noto che il 2017 sia stato un anno straordinario per Nadal sul cemento; con un Federer ‘normale’, forse Rafa avrebbe potuto confezionare la migliore stagione dell’intera carriera, superiore anche agli anni di grazia 2010 e 2013. Senza inerpicarci in analisi che sono state fatte sin troppe volte in relazione a questo confronto diretto, si evidenziano come decisive le stagioni 2008 (in cui Rafa mandò Roger al tappeto in finale a Londra e a Parigi) e il 2013 in cui la schiena ha costretto Federer a giocare al di sotto dei suoi standard.

Djokovic vs Nadal

Nella rivalità fra Rafa e Novak, emerge come il serbo abbia saputo capitalizzare meglio le stagioni in cui ha espresso il miglior tennis. In uno degli anni miglior, Nadal è riuscito a cogliere un vantaggio comparato relativamente ridotto (+2), mentre nei suoi anni di grazia (2011 e 2015) Djokovic ha inciso in maniera molto più pesante (+6) e (+4). In generale sembra quindi poter dire che i picchi di rendimento di Djokovic negli ultimi 10 anni sono stati inarrivabili, ma che laddove (come nel triennio 2012-2013-2014) il rendimento dei tre è stato molto vicino, Djokovic è spesso venuto a mancare, non riuscendo a convertire in successi un livello di gioco comunque molto alto. La supremazia è rimasta confinata ai ‘soli’ Masters 1000 e sulla superficie (allora) amica degli Australian Open, che potrebbe tornare a sorridergli tra pochi giorni.

Federico Bertelli

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