Le mani di Cilic sull'ultima Davis: la Croazia torna campione

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Le mani di Cilic sull’ultima Davis: la Croazia torna campione

LILLE – Un Cilic praticamente perfetto regala alla Croazia la seconda Davis della sua storia. Batte Pouille nell’ultimo match della vera Davis, senza concedergli alcuna palla break. Un successo pienamente meritato

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Cilic e il team croato - Finale Davis 2018 (Foto di Gianni Ciaccia - Sportvision)
 

Finale Coppa Davis: FRANCIA-CROAZIA 1-3 (dal nostro inviato a Lille)

M. Cilic (CRO) b. L. Pouille (FRA) 7-6(3) 6-3 6-3

 

La vendetta è un piatto che va servito freddo, ed è esattamente quanto ha fatto la Croazia di Željko Krajan con la Francia di Yannick Noah. Nel gelo atmosferico del gigantesco Pierre Mauroy, riscaldato ampiamente da un tifo che sarà difficile rivedere in una partita di tennis, i croati ricacciano in gola ai francesi l’urlo della vittoria della finale dei campionati del mondo di calcio e vincono la seconda Coppa Davis della loro storia, dopo il successo del 2005 targato Ljubicic e Ancic e la cocente delusione di Zagabria 2016. A sentire i croati questo netto 3-1 vendica anche la sconfitta ai recenti europei di pallamano, quando la Francia già qualificata aveva estromesso la Croazia dalla competizione.

Un successo sportivo a 360 gradi per la nazione balcanica, un premio alla dedizione di Marin Cilic – perfetto tanto venerdì quanto quest’oggi – che finalmente cancella la spiacevole statistica secondo cui era rimasto il solo vincitore Slam in attività a non aver mai vinto la competizione a squadre, dopo aver esordito nel lontano 2006 contro l’austriaco Koubek. Ne esce male Noah, che probabilmente avrebbe dovuto schierare Pouille già venerdì. Magari non sarebbe cambiato nulla, ma difficilmente avrebbe fatto peggio di Chardy e Tsonga.

SUPERIORITA’ CILIC – Il primo set si trascina fino al tie-break dopo un’ora di gioco molto gradevole, con Pouille che fa tutto quanto in suo potere per rimanere in partita – nonostante sia l’unico a offrire occasioni di break – e Cilic che riesce a spuntarla nonostante una percentuale di prime molto bassa, che a fine parziale sarà ferma al 41%. Il francese dimentica il rovescio in spogliatoio ma si tiene a galla con il servizio e la tigna che da diversi mesi gli si vede tirare fuori solo in Davis; annulla col servizio la prima palla break nel terzo game, e con una splendida palla corta quella concessa sul 5-4, appena dopo un punto condotto magistralmente da Cilic e chiuso con il rovescio. Cilic continua a non soffrire e arriva al jeu decisif avendo perso appena cinque punti in battuta, uno solo con la prima. Ne mette poche, ma quelle poche che scaglia in campo sono una sentenza e le seconde molto cariche non lasciano grande margine d’iniziativa a Pouille.

Il tie-break è un buon compendio di quanto visto nei 57 minuti precedenti. Cilic appare superiore soprattutto in risposta, e dopo essersi fatto recuperare il primo mini-break a causa di una seconda troppo timorosa, erompe sul servizio del francese in due occasioni consecutive e guadagna tre set point sul 6-3, convertendo il primo con un notevole drop shot di rovescio. Marin sinora è d’acciaio, Pouille non sta giocando male ma non è sufficiente. Le sue variazioni funzionano solo a tratti e non ha l’agio per giocarle tanto spesso da scombinare il piano di gioco del croato, sempre molto ordinato.

LA MUSICA NON CAMBIA – Cilic permetterà al suo avversario di arrivare a 40 in risposta una sola volta in tutto l’incontro, senza offrirgli alcuna occasione di break, mentre Pouille continua e continuerà a faticare. Il livello dell’acqua nella quale il francese nuota con fatica, seppure con ammirevole abnegazione, si alza pericolosamente sul 3-2 croato: Cilic guadagna la prima palla break del secondo set e la trasforma con sapienza, premendo sul dritto avversario che risponde ai suoi comandi e finisce in corridoio. Il pubblico francese sente sfuggire la speranza ma continua a incitare, ben controllato dalla giudice di sedia Marijana Veljovic che grazie alla sua provenienza serba riesce a dialogare in lingua madre anche con i supporter croati, tenendoli a bada. Herbert compare in panchina dopo essere stato inizialmente allertato per prepararsi in vista dell’eventuale quinto singolare, ed è il primo simbolo della resa francese. Un altro mattone lo appone il dritto inside out vincente di Cilic che vale il 6-3 del secondo set.

Pouille perde progressivamente terreno e nel terzo set cede dopo quattro game, alla seconda occasione concessa rovinando in un altro errore con il rovescio. Quando entrambi pigiano sull’acceleratore, la differenza nel peso di palla emerge nettamente e Cilic finisce per prendere il comando di ogni scambio. Continuando a veleggiare spedito nei suoi turni di battuta – chiuderà con appena cinque punti persi quando ha servito la prima – il croato sale 5-3 e piazzando tre punti di fila in risposta guadagna altrettanti championship point, i primi di questo week-end per la Croazia. Pouille annulla il primo con l’ace e accoglia la volée errata di Cilic per cancellare il secondo, ma la terza occasione è quella utile a far tornare l’insalatiera nei Balcani, dopo il successo della Serbia nel 2010.

Durante la premiazione lo stadio, ancora perfettamente gremito, riserva una grande ovazione al team francese e soprattutto a Pouille, che nonostante la sconfitta oggi non ha sfigurato. Applaudito anche Noah, che sa di avere qualche responsabilità per questa sconfitta. La Croazia però ha meritato pienamente questa vittoria, non solo oggi ma nel corso di tutta la stagione. Dopo Marin Cilic, che meritava questo riconoscimento dopo la delusione di Zagabria, il secondo uomo copertina è senza dubbio Borna Coric che ha vinto il singolare decisivo nella semifinale contro gli Stati Uniti e venerdì ha nascosto la palla allo sperduto Chardy. Bravi i croati, bravi i francesi per aver offerto uno spettacolo stilisticamente di grande prestigio. L’inno croato è il primo ad essere suonato una volta chiamati tutti i protagonisti sul palco, alle spalle dell’insalatiera. Che volerà per l’ultima volta in Croazia senza poter fare altre tappe.


TUTTO SULLA FINALE TRA FRANCIA E CROAZIA

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Coppa Davis

Giudicelli, vicepresidente ITF: “Mahut è un ignorante, ormai può andare in pensione”

L’ex Presidente della Federtennis francese replica duramente a Nicolas Mahut, che di recente aveva criticato il format che la Coppa Davis ha assunto dal 2019

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Nicolas Mahut - Queen's 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

L’ultimo weekend di tennis andato in archivio ha regalato agli appassionati tante belle storie, a cominciare dall’inaspettato trionfo a Lione di Alycia Parks, che non nasconde le sue ambizioni e aspira alla top10 entro fine anno. Nell’altro torneo in programma a livello WTA Zhu Lin ha vinto in Thailandia il primo titolo in carriera, lei che è reduce dalla sorprendente campagna australiana. Anche la 29enne cinese sta contribuendo e non poco alla lenta ma costante rinascita del tennis cinese, con tante ragazze pronte a lasciare il segno.

Il circuito ATP si è invece fermato per una settimana, lasciando spazio alle qualificazioni di Coppa Davis (qui le 16 squadre qualificate per la fase a gironi di metà settembre), che hanno visto tanti pronostici rispettati ma anche qualcuno ribaltato. Un esempio sono le inattese vittorie di Finlandia, che per la prima volta nella sua storia parteciperà alle Finals, così come quella della Svizzera, capace di ribaltare la Germania di uno spento Zverev.

Tra le 16 qualificate a settembre ci sarà anche l’eclettica Francia, che ha faticato molto più del previsto contro l’Ungheria, prevalendo 3-2 al match decisivo. Contando che Fucsovics, numero uno ungherese, ha perso (da favorito) entrambi i suoi match di singolare, lo smacco per i transalpini era davvero dietro l’angolo. Una delle due partite perse è stato il doppio, dove i francesi sulla carta partivano decisamente più avanti rispetto a Marozsan/Valkusz, capaci però di imporsi in due set su Rinderknech/Mahut.

 

Proprio quest’ultimo è stato preso di mira da Bernard Giudicelli, attuale vicepresidente della ITF ed ex presidente della Federtennis francese, che lo ha invitato ad andare in pensione. Tra i due non è mai corso buon sangue, come dimostra un’intervista, questa volta da parte del tennista transalpino, in cui non vedeva di buon occhio l’elezione di Giudicelli alla presidenza della Federazione del suo paese.

Il motivo del nuovo battibecco tra i due risiede questa volta proprio nella Coppa Davis. Mahut non ha mai nascosto le sue perplessità riguardo al nuovo format (quello in vigore dal 2019), mentre la FFT – nella figura di Giudicelli – si è sempre detta favorevole al cambiamento. “Abbiamo buttato via quattro anni. Bernard sa che cosa penso delle sue decisioni da vicepresidente dell’ITF e presidente della FFT: ha grandi responsabilità per questo fiasco, ma vedo che non si mette in discussione – aveva dichiarato a L’Équipe il 41enne di Angers.

La risposta di Giudicelli non è tardata ad arrivare e, intercettato da Tennis Actu, l’ex presidente della FFT non le ha mandare a dire: Nicolas Mahut è un ignorante. Non sarà un giocatore di 41 anni a spiegare oggi ad un giocatore di 20 o 22 anni come dovranno funzionare le cose. Ormai va bene per la pensione.

L’intervento di Guidicelli si poi concentrato anche sul weekend di Davis appena trascorso, visto in modo più che positivo: “Ero in Finlandia e lì c’era un’atmosfera eccezionale. Nonostante sia un piccolo paese, con poco più di cinque milioni di abitanti, c’erano circa 5000 persone al giorno a seguire l’evento, cioè quasi 10.000 spettatori nei due giorni di competizione. È stato un evento vero e proprio, organizzato alla perfezione dalla Federazione finlandese”.

La Finlandia sarà tra le 16 nazioni che, a settembre, si giocheranno l’accesso alle Davis Cup Finals di Malaga, anche se ancora non sono note le città che a settembre ospiteranno le fasi a gironi. Oltre a Bologna, infatti, al momento sono da stabilire le altre tre sedi, come confermato dal vicepresidente dell’ITF: Non sappiamo ancora quali città ospiteranno i gironi a settembre.

Dalla nuova formula, secondo Giudicelli, non si può più scappare, con buona pace di chi la pensa diversamente: “Ormai non si può più tornare indietro. Mahut ha detto che abbiamo perso quattro anni? Lui è uno che parla senza sapere. Non abbiamo perso proprio niente, anzi, abbiamo salvato la Coppa Davis. Il format antico, quello in vigore fino al 2018, non funzionava più perché, semplicemente, non attirava più i migliori giocatori”.

Ancora Giudicelli: “Gli sponsor principali avevano detto che non avrebbero rinnovato i contratti. Non abbiamo sprecato quattro anni, abbiamo trovato un nuovo sistema che garantisce un pubblico eccezionale anche per le qualificazioni: basta guardare a quello che è successo in Grecia. Grecia e Ecuador non sono nazioni con una grande storia tennistica, eppure hanno generato grande entusiasmo perché c’erano giocatori forti. Mahut è un ignorante, può andare in pensione e magari diventare un giornalista. Avrebbe così l’opportunità di fare diverse critiche, cosa che tra l’altro gli riesce piuttosto bene”.

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Coppa Davis

Il guizzo di Wawrinka, la rimonta coreana, la prima volta della Finlandia: cosa ci ha lasciato il weekend di Davis

L’ex campione Slam batte Altmaier e completa la rimonta Svizzera in Germania. Gli asiatici risalgono dallo 0-2 contro Goffin & Co., Ruusuvuori conduce gli scandinavi a un traguardo storico. Senza problemi Usa, Svezia, Serbia, Olanda e R.Ceca. La Gran Bretagna passa con autorità in Colombia, Francia con il brivido in Ungheria.

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Seong Chan Hong - Coppa Davis 2023 (foto: twitter @daviscup)
Seong Chan Hong - Coppa Davis 2023 (foto: twitter @daviscup)

Mentre nelle aule dei tribunali si giocherà la contesa legale tra l’ITF e la Kosmos di Piqué che sembra oramai essere stata estromessa dall’organizzazione futura della Coppa Davis, in campo in questo weekend si sono giocate le sfide dei Qualifiers, le vincenti delle quali hanno raggiunto Canada (campione in carica), Australia (finalista edizione 2022), Italia e Spagna (assegnatarie di wild card dall’ITF) per la fase eliminatoria a giorni di settembre.

Non sono mancate emozioni, sorprese e partite molto equilibrate come da tradizione. Andiamo a rivedere come sono andate le varie sfide.

I PRONOSTICI RISPETTATI

 

I primi a qualificarsi per la fase di settembre sono stati gli Usa che hanno maramaldeggiato in Uzbekistan vincendo 4-0. Buono (e agevole) esordio sulla panchina a stelle strisce di David Nainkin, chiamato a sostituire Mardy Fish. Paul e McDonald coadiuvati dalla coppia Ram e Krajicek hanno lasciato le briciole ai loro avversari.

Nessun problema nemmeno per l’Olanda che ha disposto facilmente della Slovacchia anche se nei primi due singolari c’è stato molto equilibrio. Griekspoor e Van Rijthoven alla fine però hanno vinto i match mentre la coppia Koolhof e Middelkoop ha chiuso senza problemi la pratica portando i tulipani alla fase a gironi.

Compito abbastanza agevole anche per la Svezia contro la Slovenia così come per la Serbia in Norvegia. Dispiace in quest’ultimo caso non aver visto in campo i due numeri 1 e cioé Novak Djokovic e Casper Ruud. Naturalmente ha pesato più l’assenza del secondo nelle fila dei padroni di casa, nulla hanno potuto le seconde linee locali.

La Croazia orfana di Cilic e Pavic riesce comunque a battere in casa l’Austria di Dominic Thiem, al momento nemmeno lontano parente di colui che arrivò ad un passo dalla vetta del ranking Atp. Per l’austriaco il recupero della miglior condizione fisica sembra molto lento. Vince anche la Repubblica Ceca che passa sulla terra indoor portoghese. Molto bene la Gran Bretagna che era sì favorita in Colombia ma che si è imposta con grande autorità. Decisivo il doppio vinto da Evans e Skupski contro i quotati Cabal e Farah, un doppio 6-3 che non ammette repliche.

DUE SFIDE MOLTO EQUILIBRATE

La Francia era impegnata nella trasferta in terra ungherese. I pronostici la davano nettamente favorita, il campo l’ha vista qualificarsi ma non senza problemi. La sconfitta nel doppio di Mahut e Rinderknech aveva portato avanti i magiari 2-1, bravissimi negli ultimi due singolari Mannarino (che aveva preso il posto di Bonzi) e Humbert, che sul 2-2 ha colto il punto decisivo contro Maroszan. Un qualcosa di non banale per un tennista alle prime armi in Davis. Diciamo che l’Ungheria ha sprecato davvero una grande occasione, penalizzata soprattutto da Marton Fucsovics, sconfitto in entrambi i singolari.

Anche in Cile la sfida contro il Kazakistan ha riservato sorprese ed emozioni. Ci ha pensato il classe 2001 Skatov che nel singolare d’esordio ha battuto contro pronostico Christian Garin. Ma il cattivo stato di forma del numero 1 kazako Bublik e la vittoria cilena nel doppio alla fine hanno deciso la sfida in favore dei sudamericani. E’ stato proprio Garin a dare il 3-1 definitivo battendo in 3 set Bublik

LE GRANDI SORPRESE DEL WEEKEND

Partiamo da quello che è successo a Trier, in Germania dove i padroni di casa affrontavano la Svizzera. Elvetici che all’ultimo momento avevano ritrovato Wawrinka. Il 37enne veterano aveva dato la propria disponibilità a capitan Luthi per cercare di dare anche un minimo contributo alla causa. Huesler sorprende Otte nel primo singolare, ma Sascha Zverev piega agevolmente Stan. 1-1, che dopo il doppio diventa 2-1 Germania per la prevedibile vittoria di Puetz e Mies contro Stricker e Wawrinka. Per la Germania sembra fatta, anche perché il primo singolare della seconda giornata è Zverev-Huesler. E invece accade l’incredibile. Il numero 1 svizzero domina un Zverev senza servizio annichilito dalle risposte aggressive del suo avversario. Due set a zero per Huesler e sfida riaperta. E a quel punto sale in cattedra “Stan the man”, che chiamato a essere decisivo sul 2-2 contro Altmaier dà prova della sua classe e vince in 3 set combattutissimi per l’incredibile 3-2 svizzero. Se pensate che la Svizzera era arrivata ad un passo dalla serie D della Davis non più tardi di un anno fa e ora è approdata alle fasi a gironi di settembre, vi renderete conto del gran lavoro fatto da capitan Luthi sul gruppo. Certo, una Germania agli spareggi per evitare la retrocessione fa davvero scalpore.

Già l’anno scorso la Corea era approdata alla fase eliminatoria a gironi a sorpresa, battendo l’Austria in casa. E’ vero che allora era un Austria senza Thiem, ma sulla carta il team europeo era favorito. Quest’anno la Corea ha replicato l’impresa, facendo anche meglio dell’anno scorso. Opposta a Seul al Belgio di David Goffin, i coreani vanno sotto 0-2 dopo la prima giornata con la preziosa (per i belgi) vittoria di Zizou Bergs contro Kwon. Nel doppio Nam e Song sembrano nettamente sfavoriti contro Gille e Vliegen e invece i due coreani vincono con due tie break. A questo punto c’è la sfida tra i due numeri 1, Kwon e Goffin con il belga favorito. David vince anche il primo set, sembra fatta e invece Kwon rimonta e la spunta al terzo, incredibile, siamo 2-2. Ma il Belgio sarebbe ancora favorito perché Hong (nr. 240 Atp) non dovrebbe impensierire Bergs (nr.112). Ma questa è la Davis e il belga non riesce a venire a capo del suo avversario che la spunta in due set. Per la prima volta nella sua storia in Davis la Corea rimonta dallo 0-2 e per il secondo anno consecutivo arriva alle Finals.

E infine arriviamo alla sfida di Espoo tra Finlandia e Argentina. Per i sudamericani si sapeva che non sarebbe stata una trasferta agevole, ma nella sostanza c’era dall’altra parte l’ottimo Ruusuvuori e due buoni comprimari, Virtanen, secondo singolarista, e l’eclettico Heliovaara, buon doppista. Dopo l’1-1 della prima giornata come al solito diventa decisivo il doppio. Qui Heliovaara sale in cattedra e guida Ruusuvuori ad una vittoria quanto mai importante. A questo punto Guillermo Coria prova il jolly (ma era proprio il caso?), mette Facundo Bagnis al posto di Francisco Cerundolo, oltretutto vincente nella prima giornata (ci auguriamo abbia avuto problemi fisici altrimenti davvero non si spiega la mossa). Ruusuvuori sente la tensione e fatica non poco nel primo set ma poi una volta chiuso 7-5 dilaga nel secondo parziale. La Finlandia per la prima volta è alle Finals della Davis. Argentina (come Germania e Kazakistan) agli spareggi per non retrocedere nel World Group I.

Speriamo che l’ITF e l’ATP riescano a trovare un accordo che sia più profittevole di quello a suo tempo preso dalla Federazione Internazionale con la Kosmos. C’è bisogno della Davis, c’è bisogno di trovare una formula che ne salvaguardi la tradizione. Come sempre, lunga vita alla Davis

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Coppa Davis

Alexander Zverev lapidario sulla Coppa Davis targata Kosmos: “Non puoi comprare la storia con i soldi”

“Era chiaro fin dall’inizio che il nuovo formato non avrebbe funzionato”, così il tedesco, critico anche verso la ITF. “Dovrebbero coinvolgere di più i giocatori”

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Alexander Zverev - Australian Open 2023 (foto Twitter @atptour)

Lo scorso week-end ha preso il via l’ultima edizione della Coppa Davis targata Kosmos. La società co-fondata dall’ex difensore del Barcellona Gerard Piqué ha infatti concluso anzitempo la sua partnership con l’ITF che doveva, nell’accordo stipulato, investire nella manifestazione 3 miliardi di dollari per i prossimi 25 anni.

Non sono pochi i giocatori che si ritengono sollevati da questo ritorno alle origini, al vecchio formato della Coppa. E dopo lo scoramento espresso da Nicolas Mahut (“Abbiamo perso quattro anni, non avremmo mai dovuto trovarci in una situazione simile”), si è espresso anche il tedesco Alexander Zverev, che fin dal giorno uno della gestione Kosmos è stato tra i più scettici. Sasha ha voluto commentare così la vicenda: “Non puoi comprare la storia con i soldi. Lo sport vive di emozioni e la Coppa Davis è sempre stata una competizione dove si vivono le emozioni più grandi, l’atmosfera più bella. È stato chiaro a tutti, fin dall’inizio, che il nuovo formato non funzionava. C’è bisogno di giocare in casa e in trasferta, di sentire il pubblico, questa è la vera Davis”.

Lapidario il tedesco, che ha poi proseguito: “Personalmente, sono un fan dei match al meglio dei cinque set”. La questione rimane aperta; per quest’anno il formato della Davis rimarrà lo stesso degli ultimi quattro anni, in futuro vedremo. Zverev ha una proposta : “L’ITF dovrebbe coinvolgere i giocatori per prendere delle decisioni”. 

Intanto l’ex numero 2 del mondo può consolarsi con una bella prestazione sul campo, nonostante la sconfitta della sua Nazione per mano della Svizzera guidata dal veterano Wawrinka. Zverev è sceso in campo proprio contro il 37enne elvetico vincendo 6-4 6-1, prima di venir sconffitto nella seconda giornata per mano di Huesler. A proposito della sua prima partita, Alexander si è espresso in toni positivi: “Direi che è la mia miglior partita dall’infortunio alla caviglia. Tutto è sulla buona strada e spero che possa continuare a progredire”.

 

 

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