Australian Open 2019: l'entry list femminile

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Australian Open 2019: l’entry list femminile

Camila Giorgi è l’unica italiana direttamente ammessa in tabellone. Errani rimossa dalle alternates per la squalifica ancora attiva. Serena Williams torna a Melbourne

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Anche l’Australian Open sceglie il tie-break al quinto. Ma è il ‘super’

Dopo quella maschile, è stata ufficializzata anche l’entry list femminile degli Australian Open 2019 (in programma dal 14 al 27 gennaio). Non ci sono particolari sorprese e l’elenco delle giocatrici ammesse direttamente al tabellone ricalca abbastanza fedelmente il ranking WTA. Davanti a tutte c’è Simona Halep, finalista dello scorso anno, seguita a ruota da Angelique Kerber e dalla campionessa uscente Caroline Wozniacki, sulle cui condizioni restano comunque dei dubbi dopo che ha dichiarato lo scorso ottobre di soffrire di artrite reumatoide. Completano il gruppo delle prime otto teste di serie Elina Svitolina, Naomi Osaka, Sloane Stephens, Petra Kvitova e Karolina Pliskova.

 

L’unica assente tra le attuali top 100 è Agnieszka Radwanska, che figura ancora al numero 74 delle classifiche mondiali nonostante il recente annuncio col quale ha posto fine alla propria carriera agonistica. Sono tre invece le giocatrice ad aver richiesto e ottenuto un lasciapassare sfruttando il ranking protetto: Timea Bacsinszky, Laura Siegemund e Bethanie Mattek-Sands. All’ultimo posto della lista si trova il nome di Coco Vandeweghe (attuale numero 102 del mondo). Per quanto riguarda il capitolo italiane, l’unica giocatrice azzurra direttamente ammessa in tabellone è Camila Giorgi (numero 26). Nella lista delle alternates figurava inizialmente anche Sara Errani, fuori dal cut off per cinque posti, ma il suo nome è stato successivamente rimosso poiché la squalifica a seguito della vicenda doping è valida fino a febbraio. Risulta invece “assente ingiustificata” Svetlana Kutznetsova, che in classifica precede Errani di una posizione. Al momento rimane esclusa anche Lucie Safarova, che a Melbourne giocherà l’ultimo torneo della sua carriera e, a meno di ritiri o wild card (più difficile quest’ultima opzione), dovrà tentare la via delle qualificazioni.

LA LISTA COMPLETA

Link alle entry list AO 2019 (salvalo, le aggiorneremo fino all’inizio del torneo)

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Non tutti i bye sono uguali: Schnur fa i conti in tasca a Cecchinato

“Io ho perso 7-6 al terzo e ho guadagnato 520 dollari”, fa notare il canadese. Cecchinato, senza vincere un set a Miami, si è messo in tasca una somma cento volte maggiore

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Non è certo una notizia che esista una grossa disparità in fatto di guadagni tra i tennisti di vertice e coloro che si trovano a frequentare i circuiti minori – questi ultimi perché ai primi passi nel professionismo o per il semplice motivo che non tutti hanno le stesse capacità (tecniche, atletiche…) oppure i soldi per farle emergere pienamente. E, in ogni caso, il numero di posti disponibili nella top 100 (o top 50 o quella che è) resta limitato sia per definizione sia dall’aritmetica. Capita però che quel divario, solitamente un’idea vaga nella mente degli appassionati e degli addetti ai lavori, irrompa nella realtà quando qualcuno si preoccupa di far sentire la voce, se non degli ultimi, almeno di quelli di mezzo, vale a dire degli habitué del circuito Challenger.

La più recente voce, nello specifico un cinguettio, è stata quella di Brayden Schnur, ventitreenne tennista canadese (un altro?) che si è fatto conoscere in febbraio al torneo di New York dove, superate le qualificazioni e vinto il suo primo match ATP in carriera, ha raggiunto la finale. Brayden, che ha giocato per tre stagioni il campionato universitario per la North Carolina, si affida così al noto social per farci sapere del suo torneo, paragonando gli introiti lì ottenuti a quelli del nostro Ceck a Miami, approfittando di un tweet che riportava: “Marco Cecchinato ha trascorso un’ora e nove minuti in campo, vinto zero set e incassato 48.775 dollari”L’italiano in effetti ha usufruito di un bye al primo turno, del ritiro di Dzumhur al secondo ed è stato sconfitto nettamente al terzo da Goffin. Schnur, n. 1 del seeding e con bye al primo turno nel Challenger di Zhangjigang, ha perso all’esordio 7-6 al terzo per un prize money di 520 dollari lordi.

 

Per contrastare l’innegabile impatto delle cifre, lo spietato avvocato della parte avversa minimizzerà innanzitutto l’impresa di Schnur a New York grazie alla quale ha guadagnato la posizione nel ranking che gli è valsa il bye e il conseguente raddoppio del montepremi: “Signore e signori della giuria, questo giocatore non aveva mai vinto un incontro ATP e ci è riuscito perché al primo turno ha trovato un avversario senza classifica”. Poi, incalzando con l’innegabile verità, “quanti spettatori, sia sugli spalti sia in televisione, ha il torneo di Miami e quanti ne può vantare Zhangjigang?”.

Chissà allora come arringherà l’aula quello stesso avvocato replicando al tweet di Bruno Mardones, tennista madrileno coetaneo di Schnur, che pubblica la ricevuta del montepremi incassato da un collega al Portimao Open, il torneo da 15.000 dollari (M15 è la nuova denominazione) che lo ha visto perdere al turno finale delle qualificazioni del singolare e al primo turno in doppio: un netto di 38 centesimi. Centesimi. Però di euro, mica dollari. Scagliandosi contro il “Transition Tour” (il nome ora abbandonato dell’ITF World Tennis Tour, di cui abbiamo parlato qui pochi giorni fa), Mardones lamenta che “prima, almeno, si guadagnavano 20-25 euro. Con le nuove regole… 0,38. Volete davvero cercare di diventare professionisti? Non credo.

Analizzando la ricevuta, troviamo zero euro per aver superato un solo turno di qualificazioni nel singolo, 48,50 per la sconfitta in doppio. Con il segno meno, la “tax deduction” del 25% (una sorta di ritenuta d’acconto che potrebbe anche non essere riconosciuta come credito d’imposta nel Paese di residenza e/o cittadinanza del giocatore) e la quota di iscrizione, da quest’anno introdotta anche per i main draw.

A quel punto – e qui si passa alla fiction – un paio di energumeni, che magari non parlano inglese nemmeno tanto bene ma si fanno capire perfettamente, avvicinano il giocatore offrendogli quel caffè (come se non fosse già abbastanza nervoso di suo) che costa il triplo di quanto appena vinto, mentre gli predicono l’andamento del suo prossimo incontro.

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ATP Finals 2021, Torino attende con moderata fiducia

La decisione potrebbe arrivare entro giovedì, anche se mancano comunicazioni ufficiali. Da indiscrezioni di stampa, le altre città candidate non sembrano messe meglio

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Filtra un cauto ottimismo per Torino, ormai a pochi giorni (così sembra) dalla decisione del Board ATP sull’assegnazione delle Finals per il quinquennio 2021-2025. L’ultima dead line arrivata da Miami, sempre senza l’ombra di un comunicato ufficiale, è stata spostata a giovedì. “Non è semplice decidere – si è lasciato sfuggire tra altri discorsi Novak Djokovic – si tratta del più grande evento di proprietà dell’ATP, quindi ogni valutazione deve essere ponderata“. E, da questo punto di vista, certamente nessuno si è fatto prendere dalla fretta visto che la fumata bianca era attesa già a Indian Wells. Ma la stiamo ancora aspettando. Ciò che c’è da registrare nelle ultime ore, in ogni caso, è l’aumento della fiducia nel possibile buon esito della contesa. Fiducia che si può dedurre anche dagli spifferi federali, nonostante la FIT abbia comunque scelto (legittimamente) di mantenere un profilo basso sul tema tessendo le sue trame diplomatiche dietro le quinte.

Con le garanzie economiche fornite in gran parte dal governo, supportato a margine dalle amministrazioni locali, il capoluogo piemontese sembra avere al momento tutte le carte in regola per spuntarla ai tempi supplementari di una partita che, fino al novantesimo, dava l’idea di non poter regalare soddisfazioni. Torino – come abbiamo ricostruito nelle scorse settimane – è arrivata in ritardo alle scadenze programmate ma oggi, alla resa dei conti, sembra avere comunque tutti i requisiti (compresi quelli strutturali e organizzativi) per giocarsela fino in fondo. A spostare l’equilibrio potrebbe essere lo stato dell’arte delle altre candidature, carenti sotto altri punti di vista, ma anche qui c’è totale assenza di informazioni proveniente dai canali ufficiali.

 

L’attenzione riservata al caso italiano spicca in confronto al quasi silenzio mediatico che riguarda le altre città. Le poche indiscrezioni giornalistiche arrivano tutte da ambienti nostrani e parlano – come riportato da Tuttosport nell’edizione in edicola – di speranze concrete per il capoluogo piemontese. Manchester e Singapore – secondo questa ricostruzione – non avrebbero grandi chance, Londra (sede attuale) non vorrebbe veder crescere i costi per la sua riconferma mentre Tokyo non risulterebbe logisticamente la meta preferita, sebbene quella dotata della maggiore potenza di fuoco economica. Ragionamenti che filano, ma dai quali sarebbe azzardato trarre conclusioni.

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Miami, il programma del day 8: Djokovic di sera, Federer di notte

Nole alle 21 contro Bautista Agut, Roger alle 02 contro Medvedev. In campo tutti gli ottavi maschili e i quarti femminili della parte alta: Kvitova-Barty e Hsieh-Kontaveit. A mezzanotte Tsitsipas vs Shapovalov

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Dieci partite in programma nell’ottava giornata del torneo combined di Miami. Martedì si giocheranno infatti tutti gli ottavi di finale dell’ATP Masters 1000 e i quarti di finale della parte alta del tabellone per quanto riguarda il WTA Premier Mandatory.

Ad aprire il programma dell’Hard Rock Stadium (alle 17 italiane) sarà la terza sfida in carriera tra il detentore del titolo John Isner e il britannico Kyle Edmund: una vittoria a testa nei precedenti, entrambi giocati nel 2016. Non prima delle 19 spazio al primo quarto di finale femminile, che vedrà opposte Su-Wei Hsieh e Anett Kontaveit: un solo precedente, giocato nel 2015, e vinto dalla tennista estone. Chiuderà la sessione diurna il re-match della semifinale di Doha 2019 vinta da Roberto Bautista Agut in tre set contro Novak Djokovic. Il computo complessivo degli head to head vede Nole avanti per 7-2.

 

Quando in Italia sarà mezzanotte e mezzo scenderanno in campo Petra Kvitova e Ashleigh Barty: la ceca ha vinto tutti e quattro i precedenti, compresi i due giocati a inizio stagione a Sydney e Melbourne. Chiusura dedicata infine a Roger Federer e Daniil Medvedev, che a partire dalle 02 si daranno battaglia per la terza volta in carriera: due vittorie per lo svizzero nei due incontri giocati lo scorso anno (Shanghai e Basilea).

Sul Grandstand aprirà invece il programma la sfida inedita tra Felix Auger-Aliassime e Nikoloz Basilashvili. A seguire occhi puntati su Kyrgios vs Coric (Nick ha vinto due confronti diretti su tre), mentre dalle 20 si sfideranno Kevin Anderson e Jordan Thompson (l’unico precedente è stato vinto dal sudafricano). Sarà poi la volta di Frances Tiafoe e David Goffin, avanti per 3-0 nel computo degli head to head. Chiuderà infine il programma (alla mezzanotte italiana) la terza sfida in carriera tra Stefanos Tsitsipas e Denis Shapovalov: 1-1 i precedenti.

Il programma completo (orari italiani)

Stadiumdalle 17
[19] K. Edmund (GBR) vs [7] J. Isner (USA)
non prima delle 19
[27] S. Hsieh (TPE) vs [21] A. Kontaveit (EST)
[1] N. Djokovic (SRB) vs [22] R. Bautista Agut (ESP)
non prima di mezzanotte e mezzo
[3] P. Kvitova (CZE) vs [12] A. Barty (AUS)
non prima delle 02
[13] D. Medvedev (RUS) vs [4] R. Federer (SUI)

Grandstanddalle 17
[Q] F. Auger-Aliassime (CAN) vs [17] N. Basilashvili (GEO)
[11] B. Coric (CRO) vs [27] N. Kyrgios (AUS)
non prima delle 20
[6] K. Anderson (RSA) vs J. Thompson (AUS)
[18] D. Goffin (BEL) vs [28] F. Tiafoe (USA)
non prima di mezzanotte
[8] S. Tsitsipas (GRE) vs [20] D. Shapovalov (CAN)

Il tabellone maschile – Il tabellone femminile

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