Il TAS di Losanna ferma Errani per 8 mesi. Sara: “Non so se tornerò”

La pronuncia del tribunale svizzero, attesa per lo scorso dicembre, arriverà solo nelle prossime ore. Dubbi sull'applicazione e sulle 'insinuazioni' di NADO Italia

Il TAS di Losanna ferma Errani per 8 mesi. Sara: “Non so se tornerò”
Sara Errani - Roma 2018 (photo credit France Pomerleau)

La vicenda doping di Sara Errani sembrava finita un po’ nel dimenticatoio, dopo la pesante richiesta di NADO Italia che giudicando insufficiente la condanna – già scontata – di due mesi per l’assunzione di Letrozolo, aveva chiesto al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna l’inasprimento della pena fino a due anni. La pronuncia del TAS era attesa per gli ultimi giorni del 2017, ma dopo sei mesi e svariati rinvii la situazione di Errani non era stata ancora chiarificata. La svolta sembra arrivata in queste ore. Secondo Tennisitaliano, che ha anticipato i contenuti della sentenza non ancora ufficializzata, il TAS avrebbe parzialmente accolto la richiesta di NADO Italia aumentando la squalifica di Sara Errani a 10 mesi, che in virtù dei due già scontati dovrebbero consistere in 8 mesi ulteriori di stop: la tennista dovrebbe quindi star ferma fino al prossimo febbraio, ma come vedremo non si tratta dell’unica interpretazione possibile.

BREVE RIASSUNTO DELLA VICENDA

 

Sara Errani viene trovata positiva al Letrozolo, un farmaco antitumorale appartenente alla classe degli inibitori dell’aromatasi, in un test effettuato a domicilio nel febbraio 2017. L’esito le viene comunicato in occasione della sfida di Fed Cup di aprile a Barletta, mentre la notizia della squalifica di due mesi diventa di dominio pubblico il 7 agosto 2017. Oltre allo stop la pena consiste nell’annullamento dei risultati ottenuti tra il 16 febbraio e il 7 giugno, con conseguente caduta di Errani in classifica. La tennista faentina torna in campo a Tianjin, a inizio ottobre, da numero 280 del mondo e riesce lentamente a risalire fino alla posizione 72 che occupa attualmente nel ranking. Disputa l’ultimo incontro pochi giorni fa nel WTA 125K di Bol, torneo dal quale si ritira prima di disputare la semifinale contro Magda Linette.

Il motivo della sentenza relativamente morbida per Sara Errani è da ricercarsi principalmente nella sua linea difensiva parzialmente accolta dal tribunale ITF, secondo cui l’assunzione della sostanza sarebbe avvenuta in circostanze involontarie. La mamma di Sara assumeva infatti Letrozolo (nome commerciale Femara ®) come profilo terapeutico per combattere una forma di cancro; una compressa sarebbe finita accidentalmente in un piatto di tortellini, provocando quindi la positività della tennista. In seconda battuta non esistono evidenze incontrovertibili della natura dopante di questa sostanza, che pura risulta inserita nella lista delle sostanze proibite al pari dell’omologo Anastrozolo, per l’assunzione del quale il canottiere Niccolò Mornati ha ricevuto una squalifica di 2 anni.

NADO Italia, soprattutto in virtù del precedente-Mornati, non giudica però attendibile la difesa di Errani né congrua la pena comminata da ITF e formula un lungo e dettagliato ricorso che produce l’ultima pronuncia del TAS.

COSA HA DETTO IL TAS: DOLO O NON DOLO?

La sentenza del TAS è opera di tre giudici (uno scelto dal Tribunale, uno dal clan Erran e l’ultimo da NADO Italia) e se da un lato sembra confermare la linea di ITF sull’assunzione accidentale, non ritiene sufficienti le prove addotte dall’imputata per dimostrare la contaminazione del cibo. In questa direzione sembra aver prevalso la ‘linea del sospetto’ suggerita dal ricorso di NADO Italia, che oltre a ipotizzare velatamente che Errani abbia potuto utilizzare la madre come copertura per l’assunzione della sostanza ha addirittura citato la vecchia collaborazione con il medico Luis Garcia del Moral, coinvolto successivamente in alcune vicende di doping. In sintesi: la linea difensiva non è ritenuta del tutto implausibile, ma neanche credibile al 100% al punto da rifiutare le richieste di inasprimento di NADO Italia. Non c’è chiaro dolo ma neanche totale innocenza.

Dall’altro lato ci sono le nebulose teorie sull’effettiva azione del farmaco sulle performance sportive. Non è chiaro se e come l’azione modulante del letrozolo sugli ormoni estrogeni, che in virtù di equilibri ormonali si riflette anche sui livelli di testosterone, possa poi produrre dei benefici per l’attività agonistica; in aggiunta gli effetti sull’organismo femminile sarebbero tanto differenti da eliminare del tutto la prospettiva che per un’atleta di sesso femminile il letrozolo sia da considerarsi ‘doping’. O almeno questa è la posizione espressa dalla stessa Errani nella conferenza dello scorso anno: “Il letrozolo non è una sostanza dopante per le donne. Lo è soltanto per gli uomini, perché aumenta il testosterone. Non lo si può definire una sostanza coprente perché il suo effetto è quello di contrastare gli effetti collaterali dell’utilizzo degli steroidi, come ad esempio la crescita del seno negli uomini. Ovviamente, questa è una cosa che non riguarda le donne”. A riguardo però, a fare giurisprudenza può – e deve – essere soltanto quanto dichiarato dalle norme antidoping, e WADA non fa alcun distinguo tra uomo e donna in caso di assunzione di letrozolo o farmaci della stessa classe.

GLI EFFETTI DELLA SQUALIFICA

Qui le cose si complicano ulteriormente, ed è bene attendere le precise parole del TAS e le modalità tramite cui successivamente ITF e WTA recepiranno la sentenza. La pena è stata aumentata a dieci mesi, e secondo l’interpretazione del TAS dopo i due già scontati ne rimarrebbero altri otto di squalifica (fino a febbraio 2019). Esiste però un comma del Tennis Antidoping Program secondo cui ritardi nella pubblicazione della sentenza le cui responsabilità non sono attribuibili all’atleta possono anticipare l’inizio della sanzione: in soldoni, dovesse prevalere questa interpretazione, Sara Errani potrebbe essere esclusivamente privata di punti e prize money senza subire un’ulteriore squalifica sul campo che metterebbe a rischio la parte finale della sua carriera.

LA REAZIONE DI SARA 

Sono davvero nauseata da questa vicenda. Non credo sia mai successa una cosa del genere, gestita in questo modo a mio giudizio vergognoso. Sono sette mesi che vivo pensando ed aspettando la sentenza definitiva. Per otto volte mi hanno comunicato una data limite di uscita, per poi rinviarla. Otto volte! Senza mai darmi la possibilità di vivere e giocare con la serenità necessaria per questo sport. Questo aumento di squalifica di otto mesi lo trovo una vergogna. Non ho mai assunto nessuna sostanza dopante in tutta la mia vita, amo troppo questo sport per fare una cosa del genere. Ho sempre cercato di essere un buon esempio, sia dentro che fuori dal campo. Ho vestito e cercato di onorare sempre la maglia azzurra dando tutta me stessa in qualsiasi momento, anche quando lasciare sarebbe stata la cosa più logica e più semplice. Ho dato la mia vita a questo sport e non penso di meritarmi tutto questo. Mi sento impotente davanti ad un’ingiustizia così grandeIl TAS di Losanna ha confermato, per la seconda volta, che si è trattato di un’assunzione involontaria, e per di più di una sostanza che non migliora le prestazioni atletico-sportive. Dopo aver già scontato sette mesi tra risultati tolti e periodo di inattività, ed essere ripartita da un ranking di 280, mi aggiungono ORA, che ho rialzato sportivamente la testa, altri otto mesi di squalifica. Tutto questo è assurdo! Trovo, in tutta questa vicenda, una profonda ingiustizia e lo voglio gridare a testa alta, perché so di non avere niente da rimproverarmi. Non so se avrò la forza e la voglia di rigiocare a tennis dopo tutto questo. Sara”.

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