WTA 2018: dodici match da ricordare (seconda parte)

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WTA 2018: dodici match da ricordare (seconda parte)

Dalle partite australiane di inizio anno sino all’Asian Swing di fine stagione, dodici incontri memorabili scelti per qualità tecnica, tattica e agonistica

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QUI la prima parte con i match dal 12 al 7

Seconda parte della selezione dei match più memorabili del 2018. Se qualcuno dopo le partite pubblicate nella prima parte ha aspettato a criticare, oggi con le ultime scelte avrà, temo, la conferma di non essere d’accordo.  Ma è inevitabile, non ho la pretesa di avere ragione, e sicuramente si sono giocate altre partite degne di essere ricordate. In ogni caso, ecco le prime sei:

6. Julia Goerges b. Caroline Wozniacki 6-4, 7-6(4) – Auckland, finale
A volte i grandi match sbocciano sui campi meno attesi. Il torneo di Auckland non è certo il palcoscenico più importante della stagione: è un semplice International, utile al rodaggio pre-Australian Open; eppure questo incontro neozelandese rimane, secondo me, uno dei picchi del 2018. È il risultato di un confronto fra due giocatrici in forma eccezionale che in più si combinano nel classico contrasto di stili fra attaccante e difensivista.

Qualche dato per inquadrare la situazione. Auckland si disputa dall’uno al sei gennaio, cioè nella prima settimana del Tour; e in finale approdano due giocatrici in totale fiducia: nel 2017 Wozniacki ha chiuso vincendo il Masters di Singapore, mentre Goerges ha conquistato consecutivamente l’indoor di Mosca e il “Masterino” di Zuhai. Nell’impegno di apertura del 2018, Caroline e Julia arrivano alla partita decisiva avendo perso nel torneo un solo set. In sostanza dimostrano di avere cominciato la nuova stagione là dove avevano lasciato la precedente: vincendo e convincendo.

La partita ha un andamento molto lineare. Basta un break in apertura per decidere il primo set, che Goerges si aggiudica senza concedere nemmeno una palla break. Dopo un avvio identico anche nel secondo set, Wozniacki reagisce, ottiene il controbreak pareggiando sul 4-4 ed è quindi il tiebreak a decidere la vincitrice del torneo. Per andamento sembra una partita di normale amministrazione, ma le statistiche complessive dimostrano che non è affatto così, con un saldo finale (vincenti/errori non forzati) impressionante per entrambe; e maggior ragione se si tiene conto che si gioca sul cemento. Wozniacki +6 (18/12) Goerges addirittura +18 (41/23). Mettere a segno 41 vincenti in due set contro una giocatrice così forte in difesa come Caroline rimane una impresa straordinaria.

Davvero troppo brevi gli Highlights offerti da WTA per un match di questa qualità, con una Goerges ispiratissima. Ma non è che Wozniacki abbia avuto un ruolo da hitting partner: ricordo che per Caroline questa è risultata l’unica sconfitta  in una serie positiva che le ha permesso di vincere i due più importanti trofei della carriera uno dopo l’altro (WTA Finals 2017 e Australian Open 2018).

5. Angelique Kerber b. Hsieh Su-Wei 4-6, 7-5, 6-2 – Australian Open, ottavi di finale
Australian Open 2018: a trentadue anni compiuti (è nata il 4 gennaio 1986) Hsieh Su-Wei diventa la protagonista della prima settimana del torneo. E lo diventa a suon di sorprese, visto che sconfigge al secondo turno la testa di serie numero 3 Muguruza, e poi al terzo turno la numero 26 Radwanska. Le vittorie della “quadrumane” di Taiwan sono frutto di un tennis del tutto personale, fatto di accelerazioni improvvise, soluzioni di tocco, e invenzioni quasi illeggibili dovute a un modo di colpire del tutto particolare.

Hsieh sta giocando il miglior tennis della sua carriera, ed è decisa a provocare un nuovo upset quando approda agli ottavi per misurarsi contro la testa di serie numero 21 Kerber. D’altra parte Angelique è una testa di serie sottostimata, la cui bassa posizione nel ranking è conseguenza di un 2017 deludente dopo i grandi exploit di due anni prima; ma a Melbourne si è presentata con maggiore convinzione, per provare a riprendersi il titolo conquistato nel 2016.

Si gioca in un caldissimo lunedì pomeriggio. Il pubblico ancora non lo sa, ma fra l’ex detentrice del titolo e la poco conosciuta Hsieh sta per uscire un match straordinario: Su-Wei inventa soluzioni inattese a getto continuo, e di fronte questo tennis in cui i normali schemi sono “terremotati”, con molta umiltà Angelique cerca soprattutto di rimanere in scia, nella speranza di riuscire prima o poi a riportare il match in un ambito più ortodosso.

Vinto il primo set per 6-4, Hsieh continua a dare filo da torcere a Kerber in un secondo set tesissimo in cui obbliga Angelique a servire per rimanere nel match sul 6-4, 5-4. Kerber resta attaccata al punteggio a prezzo di continue rincorse e scambi in cui spesso viene sballottata qua e là per il campo, nell’impossibilità di leggere le intenzioni dell’avversaria: lo sforzo fisico è notevole, ma ancora maggiore è quello mentale. Nell’undicesimo gioco del secondo set Kerber riesce a brekkare l’avversaria, consolidando poi nel game successivo il vantaggio per il 7-5 in suo favore: un set pari. È il momento-chiave del match: la partita è ormai indirizzata, e il terzo set dopo l’apertura ancora in equilibrio pende nettamente in favore di Angelique.

131 minuti totali che costeranno molto nello sviluppo del torneo a Kerber, obbligata a dare tutto per spuntarla, con troppe energie nervose lasciate sul campo per rendere al meglio nei turni decisivi. Saldo vincenti/errori non forzati: Hsieh -4 (41/46, ma su cui incide molto il calo nel terzo set), Kerber +6 (31/25). Gli Highlights restituiscono solo in parte l’atmosfera di quel match davvero fuori dagli schemi:

a pagina 2: Le partite numero 4 e 3

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