Australian Open: Kerber sul cornicione, Keys e Halep dominano. Pliskova ok – Ubitennis

Australian Open

Australian Open: Kerber sul cornicione, Keys e Halep dominano. Pliskova ok

La tedesca costretta agli straordinari da una splendida Hsieh. Keys super contro Garcia, Halep lascia 5 game a Osaka. Karolina supera l’ex amica Strycova

Pubblicato

il

SPAVENTO KERBER – Avevamo sbagliato tutti nell’etichettare il tennis sfuggente di Su-Wei Hsieh. Non è una maga, stile Santoro, la taiwanese. Piuttosto, un’indecifrabile enigmista dai colpi bisenso, virtualmente impossibili da leggere. E persino quell’angelico cagnaccio di Angie Kerbercon tutta l’esperienza dei suoi 30 anni appena compiuti, ha impiegato una buona ora e mezza, per craccarne il codice. Un set e mezzo nel quale la taiwanese le ha letteralmente nascosto la palla.

Dopo un inizio normale in cui subisce un break a freddo, Hsieh comincia a tessere la sua trama. Un campionario di giocoleria capace di mandare fuori ritmo persino un panzer come Kerber. La mancina tedesca non legge i colpi dell’avversaria. Non supportata dalla prima di servizio, la giocatrice di Brema non riesce a mettere pressione all’asiatica. Che governa lo scambio a suo piacimento, creando angoli strettissimi per aprirsi completamente il campo. Un profluvio di finte, palle corte e smash smorzati che fanno imbestialire la tedesca. Emblematico il set point, dove il nastro gioca un ruolo beffardo.

 

Embed from Getty Images

La seconda frazione non registra alcun cambio tattico da parte di Kerber, incapace di prendere l’iniziativa. Corre, è sempre in affanno, subisce il contropiede e gli angoli del goniometro di Taipei. Ma è pur sempre la lottatrice incredibile che conosciamo. E al minimo calo di Hsieh, un po’ ferma sulle gambe, Angelique coglie l’opportunità. Un set che si gioca su pochi punti, chiuso dalla tedesca al dodicesimo gioco. Ma che sovverte completamente l’inerzia della partita. Ormai piantata, l’ex numero uno di doppio subisce la prepotenza atletica della tedesca. Luce spenta per Hsieh, che si consolerà, forse, rivedendo gli highlight del match, dov’è è lei la protagonista principale. Il set finale è una passerella per Kerber, che concede solo due game. E approda ai quarti di finale, per la prima volta da Flushing Meadows 2016, dove l’attende Madison Keys. Alla fine, tutto va come doveva. Ma quanto è stato bello cimentarsi con il rebus di Su-Wei.

Andrea Ciocci

MADISON DA PAURA – Come un treno a vapore Madison Keys, tds.17, si aggiudica i primi ottavi di finale contro Caroline Garcia, tds n. 8. In poco più di un’ora la statunitense polverizza la povera Caroline, colpevole di non aver saputo adattare la propria tattica ad una interprete del gioco potente, che aggredisce la palla come davvero poche. I precedenti tra le due dicono 2-1 per Keys; agli Australian Open quest’ultima vanta una semifinale nel 2015, “solo” gli ottavi per la francese.

Embed from Getty Images

Si parte ed è subito break d’apertura di Garcia e immediato controbreak, come se Keys volesse dire “Qua comando io”. Il ritmo di gioco è forsennato, non c’è spazio per topponi e lob per prendere fiato, le palle sono tutte tesissime; Keys fa un uso smodato dell’uno-due per chiudere lo scambio, iniziando spesso con lo slice e terminando con un dritto profondo, più volte nei piedi della Garcia che non ha altrettanta benzina nelle gambe per posizionarsi e cavarsi d’impiccio (sicuramente i tre set lottati contro Sasnovich si saran fatti sentire). Con il sesto ace del match Keys sigilla il primo set, volato via velocissimo, sotto gli occhi della coach Davenport. Venti minuti dopo, un battito di ciglia e si è sul 4-1 per la statunitense; la francese scuote il capo sconsolata come a dire “Questa qua è ingiocabile!”. E lo è davvero. Garcia, in tutto il match, non ha mai vera padronanza dello scambio, non riuscendo a rallentare la velocità supersonica imposta di Keys, scagliando la palla ben oltre la linea di fondo oppure giocando davvero corto e venendo aggredita di conseguenza. Con una stupenda demi-volée da fondocampo, (simile a quella di Pliskova su Safarova di due giorni fa) Madison Keys termina il match che la deposita ai quarti di finale, in attesa della vincente tra Hsieh e Kerber; se le gambe e la lucidità saranno le stesse di oggi, non ce ne sarà davvero per nessuno.

Michele Blasina

SIMONA NON PERDONA – Dopo il grande spavento nel match di terzo turno contro Lauren Davis, la numero 1 del mondo Simona Halep ritorna a convincere e con una grande prestazione supera per la terza volta in altrettanti scontri diretti la giapponese Naomi Osaka. Nonostante il risultato netto la ventenne nativa di Osaka ha comunque fatto vedere buone cose, ma per sconfiggere giocatrici del calibro della rumena, ha bisogno di una maggiore costanza nell’arco di tutto il match.

Nelle fasi iniziali del match la giapponese parte fortissimo, mantiene agevolmente i suoi turni di battuta e si procura numerose chance sul servizio di Halep. Il momento chiave del primo set è il sesto gioco, quando la rumena sotto 2-3, annulla 4 sanguinose palle break ed al game successivo strappa la battuta alla giapponese. Da quel momento Osaka cala vistosamente e comincia a commettere troppi errori non forzati;Halep ringrazia e con un parziale di 4 giochi consecutivi chiude la prima frazione con il punteggio di 6-3, dopo 41 minuti di gioco. Come nel set precedente, anche nel secondo Osaka parte meglio, ma questa volta riesce ad ottenere il break grazie a due buonissime accelerazioni di dritto ed a qualche errore di troppo di Simona. Tuttavia la numero 1 del mondo ha ormai preso le misure alla sua avversaria e senza troppe difficoltà riesce ad imporre il suo ritmo da fondo, costringendo la giapponese a muoversi lateralmente in costante difesa. Nel quarto gioco Osaka non sfrutta due occasioni per rimanere attaccata alla sua avversaria ed alla prima chance concede il break decisivo. Da quel momento Simona procede con tranquillità e sul 5-2 a suo favore strappa per la quinta volta nel match il servizio alla giapponese, grazie ad una fulminante risposta di dritto: 6-3 6-2 il risultato finale in appena 1 ora e 19 minuti di gioco. La numero 1 del mondo eguaglia il suo miglior piazzamento in Australia ed andrà a caccia della prima semifinale contro Karolina Pliskova.

Matteo Polimanti

KAROLINA VINCE LA RESA DEI CONTI – Tanta curiosità per il derby ceco che chiude il programma sulla Rod Laver Arena. La spunta in rimonta Karolina Pliskova, numero 6 del seeding, contro Barbora Strycova, tds 20; è un incontro carico di tensione tra le due ex amiche dopo lo “scippo” del coach Krupa avvenuto da Pliskova sul finire della passata stagione, con Strycova che ha risposto ingaggiando Kotyza, ex coach proprio di Karolina. Tra le due vi erano 3 precedenti, con la ex numero 1 del mondo in vantaggio ora 3 a 1 (ultimo incrocio a Miami nel 2017 vinto da Pliskova). L’incontro è andato a sprazzi, con Barbora carica come una molla mentre Pliskova ha giocato in maniera contratta per gran parte del match, riuscendo a sciogliersi però nel momento decisivo. Strycova spinta dalle grandi motivazioni disputa un primo set di grande generosità, battendosi come un leone e provando a raggiungere tutte le palle, talvolta esagerando nel voler fare braccio di ferro sulla potenza contro Pliskova, la quale però non sembra essere centrata (come nel quarto game quando non riesce a trasformare 4 palle break). In un set dove nessuna delle due perde la battuta l’epilogo viene deciso al tie-break: ad aggiudicarselo è meritatamente Strycova per 7 punti a 5.

Embed from Getty Images

Come prevedibile, la trentunenne numero 24 WTA cala di rendimento, Karolina nella seconda partita scappa 4-1 col servizio a disposizione; c’è un tentativo di rimonta di Barbora fino al 3 a 4, ma Pliskova riprende in mano le operazioni, chiudendo la seconda frazione 6-3 grazie ad una risposta fulminante vincente, che manda per terra Strycova (non è la prima volta nel match). Si va al terzo. Karolina inizia male perdendo il servizio, poi riesce finalmente a liberare i colpi che le permettono di incanalare l’andamento del parziale, riuscendo a conquistarlo con il punteggio di 6-2. Il saluto tra le due compagne di tante vittorie in Fed Cup, come ampiamente prevedibile, è freddo e di circostanza. Ora Pliskova affronterà nei quarti di finale Simona Halep, con la quale è in svantaggio 5-1 negli scontri diretti (l’ultimo si disputò in semifinale nella scorsa edizione del Roland Garros dove a prevalere fu la romena).

Risultati:

[17] M. Keys b. [8] C. Garcia 6-3 6-2
[21] A. Kerber b. S.W. Hsieh 4-6 7-5 6-2

[1] S. Halep b. N. Osaka 6-3 6-2
[6] Ka. Pliskova b. [20] B. Strycova 6-7(5) 6-3 6-2

IL LIVESCORE DEL DAY 8
I TABELLONI COMPLETI: UOMINI – DONNE

Federer doma Fucsovics, 14esima volta ai quarti di finale
Berdych è ancora un campione. Out Fognini
Chung è una macchina, Djokovic deve inchinarsi
Thiem sparisce. La grande impresa di Tennys Sandgren


È SUCCESSO NEL DAY 7

INTERVISTE

Continua a leggere
Advertisement
Commenti

Australian Open

Fognini e il no alla Davis. Tsitsipas campione già fatto: ma Nadal è più forte di… Henman

Proseguono i confronti fra il tennista greco e il primo Federer. Non è solo questione di capelli! Problemi fisici per Djokovic? Next-Gen e Old-Gen, il cambio della guardia non è scontato

Ubaldo Scanagatta

Pubblicato

il

Spazio sponsorizzato da Barilla

VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista Vuk Brajovic, Telegraph Belgrade: il nuovo Djokovic

 

Per una volta sono d’accordo con Fabio Fognini, anzi per due. Con la prima mi riferisco al fatto che il gran battage pubblicitario volto a promuovere la Next-Gen aveva stufato un po’ tutti, non se ne poteva più. Soprattutto in Italia dove la rosea ci ha frantumato gli zibidei (così avrebbe detto il commissario Montalbano) per promuovere il torneo di Milano di cui è media partner, è stato un pressing pesante e… prematuro, visto che il migliore dei Next, Sascha Zverev, negli Slam ha avuto fin qui un percorso fallimentare, anche se si è riscattato nei Masters 1000 e nelle finali ATP di Londra. Il secondo migliore era stato Stefanos Tsitsipas, finalista a Toronto dopo aver infilato allo spiedo 4 top-ten, sebbene poi battuto da Rafa Nadal 76 62 in finale.

Gli altri avevano ogni tanto messo a segno un exploit, ma insomma la vecchia guardia aveva tenuto alla grande, con i primi due Slam appannaggio del Fedal e poi il ritorno in grande stile di Super-Djokovic. Se c’era stato un newcomer in ascesa al vertice, beh, questi era stato Kevin Anderson, 32 anni, con Cilic, Thiem, Isner a far da immediato contorno, alla faccia della New Generation. Insomma anche se McEnroe parla di “cambio della guardia” in atto, occorre far passare ancora quattro giorni prima di capire se è già in atto o è prematuro dirlo. Come sarebbe, tanto per esser chiari, se alla finale arrivassero Djokovic e Nadal che ancora oggi sembrano più favoriti dei loro competitor più giovani.

Di questo Slam che invece per la prima volta vede uno Tsitsipas in semifinale – “Era il mio obiettivo per quest’anno, non mi aspettavo di centrarlo subito” – e un Tiafoe nei quarti, due ventunenni (tanto tuonò che piovve per i Next Gen!), scrivo fra un po’, dopo aver spiegato perché per la seconda volta la penso come Fognini. Fabio ha chiesto di non giocare in Coppa Davis contro l’India, e di restare a casa a far compagnia alla moglie Flavia, al figlioletto Federico. Legittimo e comprensibile. Trovo che per un professionista (che oltretutto ha esordito in Davis nel 2008 e ne è stato spesso il trascinatore) sia una scelta giustificabile. Anche se il team italiano appare un tantino indebolito, senza il suo n.1. Corrado Barazzutti, che ha sempre obbedito pedissequamente a quanto gli ha chiesto il presidente federale, fosse bianco oppure nero, ha proceduto a convocare Berrettini, Cecchinato, Seppi, Bolelli e Fabbiano.

Non era stato giusto prendersela nel 2008 con Simone Bolelli che aveva scelto, con il suo coach Pistolesi, di evitare il match con la Lettonia del solo Gulbis a Montecatini – e fu squalificato e ingiuriato un po’ da tutti i federales “ha sputato sulla bandiera” arrivò a dire Nicola Pietrangeli raccogliendo applausi da un gruppo di antiquati dirigenti – così come non era stato giusto obbligare Andreas Seppi a fare il giro del mondo per presentarsi a capo chino a Castellaneta Marina (non la località più semplice da raggiungere) alla vigilia di Italia-Bielorussia che schierava il solo (e già vecchio) Myrni. Un’inutile costrizione alle forche caudine. Tanto più che a Volandri era stato concesso di saltare un match in Sardegna sul cemento contro il Lussemburgo. Insomma due pesi e due misure, come ebbe a sostenere invano l’odiato Pistolesi nei confronti del quale si arrivò perfino a imporre ai telecronisti di Supertennis di non citarlo quando veniva regolarmente inquadrato all’angolo di Robin Soderling!

Ma Binaghi dettava legge – credo che la detti ancora, ma forse ha imparato a essere un po’ meno istintivo – e tutti eseguivano senza eccepire né battere ciglio. Poi è stata Francesca Schiavone a rompere il ghiaccio, chiedendo di poter rinunciare – per meriti sportivi acquisiti – a far la riserva in Fed Cup alle rampanti Pennetta, Errani e Vinci. Quando finalmente anche i dirigenti più ottusi capirono che avevano sempre sbagliato, la situazione si è normalizzata e a tutti e a tutte (tranne che a Giorgi per via di lauti rimborsi percepiti in cambio) è stato concesso di privilegiare i propri interessi, agonistici, di classifica, economici.

Giusto quindi dar via libera a Fognini che, peraltro, se non avesse perso per la sesta volta dal solito Carreno Busta, e fosse andato un filino avanti sarebbe rimasto – forse con Barazzutti – qua a Melbourne per proseguire da qui in India e allenarsi sull’erba. Tutti gli azzurri sono invece tornati in Italia e voleranno sabato verso Calcutta, dove chissà che razza di erba (o sterco di vacca?), troveranno. Dato a Fognini quel che è di Fognini, anche se per la verità l’India sull’erba potrebbe anche rivelarsi più ostica di quanto poteva essere la Lettonia del solo Gulbis e la Bielorussia del solo Myrni – quella fu la difesa d’ufficio dei federales per esigere la condanna degli azzurri che non volevano dare la loro disponibilità a giocare –  torno a scrivere dell’Australian Open e del conflitto generazionale finalmente in atto, dopo che due dei Fab Four hanno sventolato bandiera bianca e sono rimasti solo Djokovic e Nadal a difendere la vecchia guardia.

Per prima cosa segnalo che Djokovic ha preferito allenarsi a porte chiuse, impedendo l’accesso a giornalisti e fotografi. Ha così seminato apprensione fra i colleghi serbi. Temono che, dopo averlo visto un tantino in difficoltà con il corridore e super-ribattitore Medvedev che mi ha ricordato tantissimo Gattone Mecir e il primo Andy Murray, Nole abbia un po’ di sciatica. Vedremo. Anche Nadal mostra gli inevitabili acciacchi della Old Generation con una vistosa fascia elastica a bloccargli l’addome. Che sia dipeso dal nuovo modo di servire, peraltro efficacissimo? Richiestone in conferenza stampa dopo la brillante lezione inflitta a Tiafoe, come sempre quando si accenna ad un suo possibile infortunio, Rafa ha preferito glissare e parlar d’altro.

Però, ragazzi, come ha giocato bene in queste prime cinque partite! Impressionante. Anche perché dopo i 4 mesi di stop, dopo il ritiro precauzionale di Brisbane, tutti si aspettavano di vederlo poco brillante. E tutti ci siamo sbagliati. Non ha incontrato dei fenomeni, tre australiani ai primi tre turni, ma li ha tutti demoliti, senza perdere un set. E secondo alcuni il giovane pupillo di Hewitt, De Minaur, avrebbe potuto impensierirlo. Non è stato assolutamente così.

Federer non è mai riuscito a strappare il servizio a Tsitsipas fra Hopman Cup e Melbourne. Ci riuscirà Rafa? I tanti lettori che mi accusano di essere Ubinadal – e non ho alcuna difficoltà nel dire che stimo molto Rafa, dentro e fuori del campo, seppur poi non in modo sostanzialmente diverso di quanto stimi gli altri Fab – sanno bene che nell’esercitare questa amata predilezione ho sempre fatto intimamente il tifo per la miglior storia giornalistica. E non per un tennista o un altro. Ebbene non c’è dubbio che lo Slam australiano vinto da Tsitsipas, primo greco di sempre (se non contiamo Sampras che di greci aveva i genitori ma era nato e cresciuto in California) sarebbe certamente una storia straordinaria. Tsitsipas è uno vero. Sa fare tutto, gran servizio, “ottimo su tutti e due i lati” come l’ha descritto un ammirato Rafa Nadal.

E poi ha personalità. Altrimenti non avrebbe superato la difficile prova del nove con il tosto Bautista Agut che lo ha messo alla frusta, vincendo il secondo set e conquistando un break di vantaggio nel terzo set che avrebbe potuto rivelarsi decisivo. Vero, peraltro, che il suo idolo Federer sorprese sì Sampras nel 2001 in un memorabile incontro di ottavi a Wimbledon… ma poi perse da Tim Henman. E Nadal è molto più forte di Henman… Di Federer, Tsitsipas non ha solo il rovescio a una mano, un gran bel servizio capace di tante variazioni nonchè una gran mano quando viene avanti e gioca al volo. Ma di certo non solo, del primo Roger, soltanto i capelli lunghi: “Ok la prossima settimana vado dal parrucchiere!” mi ha risposto sorridendo.

Per la verità anche il recupero di Nadal, e l’avvicinamento ai 20 Slam di Roger, con alle viste il secondo Slam della stagione nel prediletto teatro parigino, darebbe motivi per scrivere. Con l’aiuto di Carlos Moya, che ha sostituito suo zio Toni come coach, Rafa sembra aver modificato leggermente ma migliorato notevolmente l’azione del servizio. E il dritto è sempre letale. Idem interessante l’ipotesi di un Djokovic campione, e superfavorito della vigilia dell’Open, che conquistasse il terzo Slam consecutivo candidandosi a un secondo Grande Slam in 12 mesi di due anni diversi.

Ciò detto invito a non trascurare un tennista assai poco spettacolare, ma fortissimo quando il fisico non lo tradisce: fin qui Raonic è stato imponente e quasi irresistibile. Insomma soltanto all’Imbucato Pouille e al Giap Nishikori (che quando arriva al quinto set ama smentire chiunque lo consideri tanto fragile) non mi sembrano da Gran Premio. Così come fra le donne, mentre considero Petra Kvitova con un piede in finale e la gran favorita del torneo se scende dal letto – appunto – con il piede giusto e dalla parte giusta, non riesco a immaginare campionesse di questo Slam Svitolina (già miracolata nel torneo con la Zhang) né la pur ammirevole Collins cui, davvero, non manca una personalità diversa da quella di quasi tutte le tenniste sbocciate come enfant-prodiges.

Pliskova mi ha impressionato sia contro un’ottima Giorgi sia – ancor più – contro Muguruza, letteralmente surclassata. Dominò Serena nella semifinale US Open del 2016, ci ha poi perso nella stessa New York pochi mesi fa (ma stavano e giocavano peggio entrambe), se arrivasse in finale non mi stupirei. E se avessimo, in quel caso, una finale in famiglia contro Kvitova, sarebbe la prima finale tutta ceca in uno Slam. Ricordo una ceco-slovacca, Lendl-Mecir all’US Open, ma appunto i due avversari non erano entrambi cechi sebbene al tempo la Cecoslovacchia fosse ancora un Paese solo.

Sul match Osaka-Svitolina credo che l’esito dipenda più dalla giapponese che dall’ucraina. E scrivendo di giapponesi e cechi mi accorgo che i loro Paesi hanno ancora in corsa due rappresentanti, come soltanto gli USA con Serena e Collins. Ma il Paese del Sol Levante è il solo ad essere ancora rappresentato sia in campo maschile sia in campo femminile. Chiudo dicendo che Luca Baldissera che ha seguito in questi giorni i nostri giovani sostiene che sia Zeppieri, quasi di più, sia la testa di serie n.1 Musetti, ancora soltanto diciassettenni, sembrerebbero più forti degli altri. Io mi fido, ma non sono sicurissimo che abbia visto tutti gli altri. Incrocio le dita e… siccome non sono mai contento, impreco al fatto che si trovino nella stessa metà del tabellone e uno dei due non possa andare più in là di una semifinale. Salvo il fatto che in questo caso saremmo sicuri di averne uno in finale. Chi dei due? Chi di voi lettori è in grado di scriverne e specificare le differenze (senza copiare Baldissera?)

Continua a leggere

Australian Open

Nadal: “Felice di come sono arrivato in semifinale”

Il maiorchino già con la mente rivolta alla semifinale con Tsitsipas: “Lui è in costante miglioramento, sarà dura”

Pubblicato

il

La cronaca del match di quarti con Tiafoe
Nadal nel nuovo spot KIA [VIDEO]

Quali sono alcuni dei tuoi riti giornalieri che continuano a farti esibire al meglio?
Non ho riti giornalieri. Normale gestione. No, non c’è qualcosa di particolare che faccio ogni giorno, no, no. Davvero.

Avevi un cerotto sulla zona addominale. È per lo stesso problema di cui hai sofferto lo scorso anno?
Sono in semifinale. Non è il giorno adatto per parlarne. Grazie mille per esserti preoccupato. Sono cose che succedono durante il torneo, tutto qui.

 

L’Australian Open è spesso una sfida, piena di ostacoli. Cosa significa per te raggiungere la semifinale dopo essere stato fuori dal tour per un lungo periodo?
È una bella sensazione, ovviamente. È vero, ho avuto un infortunio dopo l’altro per qualche mese. Come sempre, non è facile dire che non è stato un periodo facile per me perché la vita è molto più difficile per la maggior parte delle persone che per me, ovviamente. Ma a livello personale, ovviamente ci sono stati dei problemi uno dopo l’altro, quindi non una situazione facile. Sì, l’ultimo problema si è presentato ad Abu Dhabi, quindi non ho avuto la possibilità di giocare a Brisbane. È stato, naturalmente, un momento difficile. Allo stesso tempo è stato positivo che mi sono sentito di giocare bene, che mi sono allenanto bene a Brisbane. Quella è stata una settimana positiva per gli allenamenti. Sono venuto qui con la sensazione positiva di aver fatto tante cose bene prima dell’inizio del torneo. Poi devi competere, devi vincere le partite, perché dopo qualche tempo senza competizioni è sempre una sfida. Ma ho fatto davvero tante cose bene durante l’intera settimana. Per me, sì, è molto speciale essere di nuovo dove sono oggi. Significa che ho iniziato di nuovo bene la stagione, e questo è molto positivo per me. Certo, ora mi aspetta un’altra partita difficile contro Stefanos. Ma essere in semifinale nel primo Grand Slam dell’anno dopo quello che è successo negli ultimi mesi, che accadano cose grandiose nei prossimi due giorni o meno, è comunque stato un inizio dell’anno positivo per me.

Sei ben consapevole di come tutti parlano dell’ascesa dei NextGen, che mettono alla prova voi altri. È importante per te, quando li affronti in questa fase di uno Slam, premere sull’acceleratore, batterli in modo da assicurarti che non inizino ad acquistare fiducia in se stessi nei vostri confronti?Ad essere onesto, per me, io gioco un’altra partita, che siano NextGen o no. Per me quello che conta davvero è vincere la partita e darmi la possibilità di passare al prossimo turno. Questo è quello che sento veramente in questa fase della mia carriera. Non si tratta di dargli fiducia o no. So che sono bravi. So che lotteranno per i risultati più importanti nei prossimi due anni. Io non la prendo in questo modo. La vedo come una partita difficile contro giocatori che hanno un sacco di energia. Tutto qui. È un’altra partita. È una partita difficile. Cerco di fare quello che so fare, di farlo bene per cercare di darmi la possibilità di passare.

Qual è stata la tua impressione sul gioco di Frances ora che hai avuto l’occasione di giocare contro di lui per la prima volta?
Sì, è veloce. Ha un dritto fortissimo. A volte è difficile leggere il suo gioco perché può andare a rete, qualche volta può giocare uno slice, può fare anche un buon rovescio. Può fare ottimi colpi da ogni punto del campo. Questa è la mia sensazione. Poi è vero che ho giocato una partita molto solida. La sensazione di avere il break all’inizio di ogni set, mi ha dato molta fiducia. Poi ho servito bene, ho giocato in modo solido. Lui è stato sotto nel punteggio per tutto il tempo: non è facile giocare quando è così.

Puoi guardare avanti alla tua semifinale contro Tsitsipas. Cosa ti viene in mente dalle volte in cui ci hai giocato in passato?
Sì, è un giocatore che non so se quello che è successo in passato avrà un grande impatto o meno su quello che può accadere, no? Quando affronti questi giovani giocatori, sono in costante miglioramento. Lui è sicuro. Ha vinto tanti buoni match. Sarà dura. Per me è sempre lo stesso: sei in semifinale di un Grand Slam, non puoi aspettarti un avversario facile. Stefanos è uno dei migliori giocatori del mondo. Per avere la possibilità di essere in finale, ho bisogno di giocare al meglio, ed è quello che cercherò di fare.

Hai visto la sua partita contro Roger? Cosa ti ha colpito di più?
Ho visto il primo set, poi sono andato a cena. Per la verità, ho visto il primo set e poi, sì, sono andato a cena con la squadra. Siamo spagnoli, quindi andiamo a cena tardi. Non rientriamo così presto. Sì, c’è stato un tennis di ottima qualità in quel primo set. Tiebreak molto emozionante. Poi non l’ho più guardato. Ma l’ho visto giocare oggi. L’ho visto giocare l’altro giorno contro Basilashvili. È un giocatore carismatico. Ottimi colpi da entrambi i lati, ottimo servizio. Sì, è una bella sfida per me. Spero di essere pronto. Penso che sto giocando bene.

Sei stato sorpreso di tornare e scoprire che aveva vinto?
Penso che Roger nel secondo set sia stato sfortunato. Stavo seguendo il punteggio dal vivo. Tanti breakpoint in momenti cruciali che se ne avesse trasformato uno, uno di quei breakpoint, probabilmente avrebbe fatto una grande differenza nel punteggio finale. Sorprendente o no, non dirò di no perché quando Federer è in campo, è sempre una sorpresa se perde, no? Ma sappiamo che sono bravi. Sappiamo che Stefanos è uno di quei giocatori che può vincere contro chiunque. È stata una sorpresa ma non una gran sorpresa. So che Stefanos è pronto a vincere contro chiunque.

Hai giocato molte partite brevi. È uno dei tuoi anni migliori in Australia? ti senti in una buona posizione quest’anno?
Sto giocando bene. Ho fatto bene molte cose in questa settimana e mezzo. Vediamo. Non lo so. Non posso prevedere ciò che succederà. Vado avanti giorno per giorno e sono molto felice di come sono cominciate le cose per me, come ho detto prima. Il modo in cui sono arrivato in semifinale è molto positivo. Questa è l’unica cosa che posso dire. Per il resto cercherò di essere pronto.

Traduzione di Beatrice di Loreto

Continua a leggere

Australian Open

Australian Open: Nadal domina anche Tiafoe, è pronto per Tsitsipas

Sesta semifinale a Melbourne per Rafa (una sola sconfitta, nel 2008 contro Tsonga) che liquida in tre set anche Frances Tiafoe

Pubblicato

il

Rafa Nadal - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Spazio sponsorizzato da Barilla

VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista Richard Evans di Radio Tennis Australia: la favola Tsitsipas

 

[2] R. Nadal b. F. Tiafoe 6-3 6-4 6-2

Aveva mostrato i muscoli contro Andreas Seppi e Grigor Dimitrov, ma contro Rafael Nadal oggi serviva qualcosa di più. Frances Tiafoe non è riuscito a impensierire il maiorchino che ha dominato il match in lungo e in largo, concedendosi un solo momento di titubanza nel secondo set. Letale al servizio e con il dritto, Nadal ha spento sin dai primissimi giochi ogni possibile velleità di Tiafoe. Lo spagnolo raggiunge la semifinale senza perdere un set (terza volta che ci riesce a Melbourne, undicesima in totale negli Slam). Troverà Stefanos Tsitsipas (già battuto due volte in altrettanti precedenti, a Barcellona e Toronto) e venerdì andrà a caccia della sua quinta finale australiana. Tiafoe dal canto suo può consolarsi con il proprio nuovo best ranking (sarà numero 30 da lunedì).

Pronti, via ed è subito 3-0 Nadal. Tiafoe paga dazio dal lato del rovescio col quale non riesce a contenere le traiettorie mancine di Rafa. Con quel colpo o sbaglia direttamente o accorcia lasciando Nadal libero di fare ciò che vuole. Il maiorchino, sicuro del break già ottenuto e forte di un servizio che pare inscalfibile, almeno dal Tiafoe visto finora, tenta qualche risposta anticipata a tutto braccio. Testimonianza questa della grande tranquillità con cui sta affrontando la partita, anche l’avversario non sta facendo molto per metterlo in difficoltà. Si vede qualche errore di rovescio anche per Nadal, ma quasi tutti frutto della ricerca del vincente. Lo scambio che, dopo mezz’ora di gioco, chiude il primo set è una sintesi efficace dell’andamento del match: un paio di accelerazioni di Tiafoe abilmente gestite da Nadal che poi costringe lo statunitense ad un massacrante destra-sinistra, prima di piazzare l’ultimo dritto vincente.

Nadal scappa subito avanti di un break anche nel secondo set, ma nel quarto gioco calano sia la percentuale di prime che la precisione da fondo. Tiafoe avverte che il momento potrebbe essere favorevole e spinge, ma sulla palla break non arriva bene sul mortifero servizio slice di Rafa. Lo spagnolo continua a sbagliare e concede un’altra chance, ma viene graziato da alcune ingenuità dell’avversario. È l’unico momento di incertezza per Nadal, che riprende rapidamente le redini del match e torna a farsi pericoloso sul servizio di Tiafoe. Lo statunitense annulla tre set point nel nono gioco, ma nel successivo non può nulla contro le accelerazioni di dritto di Rafa. 6-3 6-4 dopo un’ora e venti minuti.

Come nei precedenti set, Nadal mette pressione da subito e strappa ancora una volta il servizio all’avversario nel primo gioco. È il colpo del KO. Tiafoe consegna le armi, cede una seconda volta la battuta e scorta Nadal nella passerella che lo conduce verso la sua sesta semifinale agli Australian Open.

Tsitsipas splendido, Bautista Agut si arrende con merito

Il tabellone maschile

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement