Wang KO a Shenzhen: Sharapova trova Sabalenka. Brisbane perde i pezzi

Focus

Wang KO a Shenzhen: Sharapova trova Sabalenka. Brisbane perde i pezzi

I crampi della 17enne cinese salvano Masha, che consola l’avversaria: “Se giochi così sarai numero 1”. Giornata nera a Brisbane per le teste di serie: fuori Svitolina (1), Kvitova (4) e Bertens (6). Wozniacki e Goerges ok ad Auckland

Pubblicato

il

Maria Sharapova e Xinyu Wang - WTA Shenzhen 2019 (foto via Facebook, @ShenzhenOpenTennis)

BRISBANE – Un “tonfo” al giorno, o anche tre. Dopo la sconfitta di ieri di Sloane Stephens (testa di serie numero 3), a salutare Brisbane sono altre tre favorite del seeding: la prima, Elina Svitolina, la quarta, Petra Kvitova, e la sesta, Kiki Bertens. A prendersi i tre “scalpi” sono state rispettivamente Aliaksandra SasnovichAnett Kontaveit e Donna Vekic. In un primo set dall’andamento decisamente anomalo per il circuito WTA (nessuna palla break concessa dalle due giocatrici in undici turni di servizio), Kontaveit ha conquistato il primo parziale strappando il servizio a Kvitova nel dodicesimo gioco, trasformando la prima palla break del set. Nel secondo parziale Petra è stata due volte avanti nel punteggio (2-0 e 5-2), ma non ha saputo capitalizzare il vantaggio e ha infine ceduto set e match al tiebreak. “Il 2018 mi ha dato tanta fiducia, adesso sento di poter competere con le top 10. Quando scendo in campo, sento che tutto è possibile”, ha dichiarato Kontaveit a fine match. Nei quarti di finale se la vedrà per la terza volta in carriera con Lesia Tsurenko (1-1 i precedenti).

Il secondo “upset” di giornata lo ha messo a segno Donna Vekic, battendo 7-5 al terzo Kiki Bertens. Dopo aver conquistato il primo parziale al tiebreak annullando alla giocatrice olandese un set point sul 3-5, e aver ceduto malamente il secondo set per 1-6, la giocatrice croata è letteralmente risalita dal baratro nel parziale decisivo: con Bertens avanti 5-4 40-15, Vekic ha annullato i due match point e operato il contro break mettendo a segno quattro punti consecutivi, prima di incamerare i due game successivi chiudendo set e match per 7-5. “È stata ua grande partita, entrambe abbiamo lottato fino all’ultimo punto. Ho annullato due match point, sono orgogliosa. Oggi però mi sentivo un po’ goffa in campo. Dal punto di vista fisico è stata una bella prova. Posso giocare bene e a lungo, e vincere. Ne sono felice”.  Al secondo turno Vekic affronterà la giocatrice che ha messo a segno l’ultima sorpresa di giornata: Aliaksandra Sasnovich.

La 24enne bielorussa ha eliminato in tre set la prima favorita del seeding Elina Svitolina, che dodici mesi fa si era laureata campionessa a Brisbane battendo in finale proprio Sasnovich. Due break ad uno nel primo parziale, condotto magistralmente dalla bielorussa e concluso per 6-4, prima di un evidente calo di rendimento nel secondo set, che la campionessa in carica si è aggiudicata per 6-0. Nel parziale decisivo Sasnovich ha ottenuto il break decisivo già nel terzo gioco e ha mantenuto il vantaggio sino alla fine, senza concedere nemmeno una opportunità per rientrare alla sua avversaria, disegnando angoli e colpendo soprattutto con il rovescio. Sul 3-5 Sasnovich, 40-0 e servizio Svitolina, l’ucraina ha subito cinque punti consecutivi e Sasnovich ha chiuso l’incontro in suo favore al primo match point. “Cosa è cambiato rispetto al match dello scorso anno? Prima di quella partita avevo mangiato troppo risotto ai funghi!, ha scherzato Aliaksandra, che poi ha aggiunto: “Mio padre sarà qui il 4 gennaio e proverò ad essere ancora in gara… voglio che mi veda giocare”.

 

Negli altri incontri di giornata, Pliskova e Sevastova non cadono nella stessa trappola delle altre favorite del seeding. La quinta e ottava teste di serie superano infatti in due set le qualificate Bouzkova e Dart. Nei quarti di finale Karolina Pliskova sfiderà la padrona di casa Ajla Tomljanovic (battuta in due set Johanna Konta), mentre Sevastova se la vedrà con la seconda favorita del seeding Naomi Osaka, sotto 1-2 nei precedenti confronti diretti.

SHENZHEN – “Hai giocato in maniera incredibile. Prenditi cura di te stessa. Se continuerai a giocare così, diventerai numero 1 del mondo, te lo prometto. Con queste parole Maria Sharapova ha rincuorato e reso onore alla 17enne cinese Xinyu Wang, costretta al ritiro sul 7-6 2-5 a causa dei crampi. La giovanissima giocatrice di casa, entrata in tabellone grazie ad una wild card (e giunta al secondo turno dopo la vittoria all’esordio nel derby contro la qualificata Xun), ha messo in serio rischio la permanenza nel torneo della testa di serie numero 5 e cinque volte campionessa Slam. Dopo essersi aggiudicata un lunghissimo primo set (73 minuti di gioco), conquistato al tiebreak per 7 punti a 4 grazie a due errori consecutivi di Sharapova alla battuta (un doppio fallo e un dritto), Wang si è portata subito avanti di un break anche nel secondo parziale (2-1 e servizio). Quando Masha ha rimesso le cose a posto con due giochi consecutivi, la cinese ha chiesto l’intervento del fisioterapista.

Al rientro in campo la 17enne è crollata a terra nel corso del primo punto in preda ai crampi. Impossibilitata a continuare il match, Wang si è ritirata in lacrime sul punteggio di 5-2 in favore di Sharapova, che si è seduta in panchina vicino alla sua avversaria e l’ha rincuorata in attesa della sua uscita dal campo. “Nessuno vuole finire un match in questo modo, che sia una vittoria o una sconfitta. Penso che oggi la giocatrice maggiormente dominante sia stata lei”, ha dichiarato Maria in conferenza stampa. Nei quarti di finale la russa se la vedrà con la prima favorita del seeding Aryna Sabalenka, che ha superato Ekaterina Alexandrova con un doppio 6-3. Un solo precedente tra le due, giocato nella finale di Tianjin del 2017: a conquistare il match e il titolo fu Sharapova al termine di due set combattuti (7-5 7-6).

AUCKLAND – Esordio stagionale con qualche ruggine per la campionessa in carica dell’Australian Open. La numero del seeding Caroline Wozniacki, finalista ad Auckland lo scorso anno, ha superato in 81 minuti di gioco la lucky loser Laura Siegemund e al prossimo turno se la vedrà con la qualificata canadese Bianca Andreescu (che aveva sconfitto proprio Siegemund nelle qualificazioni) per la prima volta in carriera. Non credo sia stato uno dei miei migliori match… Non bisogna attendersi troppo dal primo incontro dell’anno, tranne essere pronta per la lotta e dare il massimo. Ho cercato di ritrovare il ritmo, lei però è una giocatrice che di ritmo non te ne dà molto. Mi sto allenando molto bene, per cui spero di migliorare partita dopo partita”, ha dichiarato Wozniacki.

Ha invece già strappato un pass per i quarti di finale la testa di serie numero 2, Julia Goerges (6-4 6-4 a Mona Barthel), che sfiderà adesso Eugenie Bouchard, autrice di una rimonta vincente contro Bibiane Schoofs al termine di 2 ore e 36 minuti di partita. Doppio 6-4 per la canadese dopo aver perso il primo set al tiebreak. L’unica testa di serie ad uscire sconfitta dai match di giornata è la settima, la belga Kirsten Flipkens, battuta per 6-1 al terzo dalla 22enne spagnola Sara Sorribes Tormo.

Risultati:

WTA Brisbane

D. Vekic b. [6] K. Bertens 7-6(5) 1-6 7-5
[5] Ka. Pliskova b. [Q] M. Bouzkova 7-5 6-2
A. Kontaveit b. [4] P. Kvitova 7-5 7-6(1)
[8] A. Sevastova b. [Q] H. Dart 6-2 6-0
A. Tomljanovic b. J. Konta 6-2 7-6(2)
A. Sasnovich b. [1] E. Svitolina 6-4 0-6 6-3

Il tabellone completo

WTA Shenzhen

[1] A. Sabalenka b. E. Alexandrova 6-3 6-3
[5] M. Sharapova b. [WC] X. Wang 6-7(4) 5-2 rit.
Y. Wang b. O. Jabeur 3-6 6-4 6-4
[Q] M. Niculescu b. Kr. Pliskova 6-7(2) 6-3 6-4

Il tabellone completo

WTA Auckland

[1] C. Wozniacki b. [LL] L. Siegemund 6-3 6-2
[3] S.W. Hsieh b. M. Puig 6-1 7-6(3)
S. Sorribes Tormo b. [7] K. Flipkens 6-4 1-6 6-1
E. Bouchard b. [Q] B. Schoofs 6-7(5) 6-4 6-4
[2] J. Goerges b. M. Barthel 6-4 6-4

Il tabellone completo

Continua a leggere
Commenti

ATP

Federer firma la decima ad Halle, Goffin dura solo un set

Lo svizzero vince il titolo numero 102 della carriera in Germania, il 19esimo su erba. Sarà testa di serie numero a Wimbledon

Pubblicato

il

Roger Federer - Halle 2019 (foto via Twitter, @ATPHalle)

[1] R. Federer b. D. Goffin 7-6(2) 6-1 (da Halle, il nostro inviato)

Roger Federer entra nel ristrettissimo club (due soli soci) di quelli che hanno vinto un torneo almeno 10 volte nell’Era Open. 10 Halle per Roger, 11 Montecarlo, 11 Barcellona e 12 Roland Garros per Nadal. La finale ha deluso, perché Goffin non ha ripetuto la grandi prove di venerdì contro Zverev e di sabato contro Berrettini. La formidabile risposta di ieri è rimasta nello spogliatoio, ma il merito è anche di Federer, che a differenza del giovane azzurro ha un servizio molto più vario e oggi ha incantato con questo fondamentale, impedendo sistematicamente la lettura all’avversario.

David ha giocato un primo set alla pari, ma i numerosi errori specie col dritto si sono manifestati anche nel tie-break, perso nettamente (7-2). Il servizio perso subito dopo nel soffertissimo gioco d’apertura del secondo set l’ha smontato mentalmente, dando via libera a Roger, oggi non molto spettacolare ma dannatamente efficace e vincente. Grazie a questo successo lo svizzero sarà testa di serie numero 2 a Wimbledon, scavalcando Nadal nella speciale classifica che tiene conto dei risultati su erba.

IL MATCH -Il venticello che ieri in alcuni momenti era anche bello frizzantino è già un lontano ricordo. Torna il forte caldo ma il pubblico assisterebbe alla finale con Federer con qualsiasi temperatura. Sulle note della vera colonna sonora di questi Noventi Open (quel Seven Nation Army dei The White Stripes che batteva a tempo con le palpitazioni dei nostri cuori ai Mondiali di Germania 2006) il primo a essere annunciato ed entrare in campo è Carlos Bernardes, anche lui accolto quasi come una rock star. Ovvio che il boato per i due protagonisti sia ben più fragoroso, con la standing ovation che dalla tribuna stampa amiamo sempre tanto, visto che ci impedisce di goderci l’entrata in scena di Roger Federer e David Goffin.

 

Oggi la risposta di David sembra ben al di sotto di quella monumentale di ieri contro Berrettini, ma è per merito della varietà del servizio svizzero efficace sia al centro sia in slice esterno. Sul 2 pari però il belga torna sui livelli di ieri e indovina risposte sontuose. Due pesanti gratuiti di dritto in rete costringono il nove volte campione qui ad annullare tre palle break, stavolta con la complicità di Goffin, che sbaglia a sua volta due dritti (grave il dritto in lungo linea sul 30-40). Il gioco dura 12 punti ma alla fine il campione di 20 Major ne esce indenne. Nel successivo turno di servizio Roger va sotto 0-30 ma rimedia alla grande con servizi vincenti sempre diversi.

Quando è il belga a trovarsi 0-30 sul 5 pari dopo aver fallito malamente una volée banale, tutto fa pensare che il suo dritto deficitario gli faccia perdere il servizio, ma David reagisce bene e rimanda la contesa al tie-break. Sono passati 47 minuti ma il tie-break ne dura solo 5: Goffin è troppo falloso col dritto, mentre al servizio Federer è molto più efficace dell’avversario e così non c’è storia, ma sarebbe criminale non sottolineare la siderale demivolée di rovescio a seguito del servizio di Re Roger.

È un duro colpo per l’ex top ten belga, ma il primo game del secondo set, sul suo servizio, sarà per lui una caienna. Le braccia allargate come a dire ‘non ne metto più una di làmanifestano il suo disagio, ma dopo aver annullato due break-point arriva il secondo doppio fallo del game e la terza palla break da annullare. Federer chiede il falco perché vede out la prima di Goffin che ha preso il net e vince la sfida contro la sua bestia nera non maiorchina (Mr Hawk-eye). Giocare la seconda è l’ultima cosa che vorrebbe il ventottenne belga, che cede alla pressione mentale e commette il terzo doppio fallo. A quel punto la tensione la può scaricare gettando via la racchetta, ma il danno è fatto. Anche se tiene il servizio successivo, David è quasi del tutto uscito dal match e sul 3-1 Federer subisce il secondo break: un dritto in chop lunghissimo sancisce di fatto la sua sconfitta.

Federer chiude la pratica e solleva al cielo il decimo trofeo di Halle della sua sempre più sconfinata bacheca, che ora conta 102 titoli, mentre il pubblico applaude in visibilio e si accalca – ma sempre con molto ordine – verso le file più vicino al campo per procacciarsi più che l’autografo la firma, firma d’oro, è firma di Re.

Continua a leggere

WTA

Barty si prende il trofeo di Birmingham e il n.1

L’australiana salva un set point nel secondo parziale e supera Goerges per il terzo titolo su tre superfici diverse. Da lunedì sarà in vetta al ranking WTA

Pubblicato

il

[2] A. Barty b. [8] J. Goerges 6-3 7-5

Ashleigh Barty è la nuova numero uno del mondo. Dopo il primo titolo Slam, conquistato un paio di settimane fa al Roland Garros, la vittoria nel WTA Premier di Birmingham in finale contro Julia Goerges le consegna anche la vetta del ranking. Un traguardo ampiamente meritato per quanto fatto vedere in questa prima metà di 2019, nella quale Barty ha stupito per continuità e adattabilità a tutte le superfici. Il torneo inglese è il terzo vinto in stagione dall’australiana dopo le affermazioni sul cemento di Miami e, ovviamente, sulla terra rossa di Parigi. In totale sale a cinque il numero dei trofei custoditi nella sua bacheca.

Barty scalza dunque Naomi Osaka, prima della classe da 21 settimane, e diventa la 27esima numero uno da quando per la prima volta fu stilata una classifica delle migliori giocatrici del mondo, nel novembre del 1975. Allora fu Chris Evert a sedere per prima sul trono del tennis femminile, seguita a ruota dall’unica altra australiana capace di issarsi in cima al ranking, anche se solo per due settimane, ovvero Evonne Goolagong. Il regno di Barty è presumibilmente destinato a durare più a lungo, se il livello di gioco messo in mostra negli ultimi mesi la sosterrà. Oltre al tennis vario ed elegante sorprende la forza mentale della 23enne di Ipswich, che le ha permesso di trionfare anche nella finale odierna. In una giornata in cui tecnicamente non era proprio straripante, Barty ha vinto grazie alla maggiore costanza, che le ha permesso di assorbire gli urti degli alti di Goerges e di approfittare dei suoi (numerosi) bassi.

 

In avvio di match, sembrava infatti che la tedesca fosse padrona della situazione. Impeccabile al servizio e da subito pungente in risposta (due palle break mancate nel primo gioco dell’incontro), Goerges si è però accartocciata nel quinto game che le è di fatto costato il primo set. Nel secondo parziale, Barty ha avuto l’occasione di mettere in ghiaccio la situazione sin da subito, ma dopo aver sciupato due palle break ha dovuto fare i conti con la rinnovata aggressività e precisione di Goerges. La tedesca ha cominciato a mettere i piedi in campo sin dalla risposta, mietendo vincenti da entrambi i lati del campo. Sul 3-1 però un altro black out ha permesso a Barty di impattare sul 3-3.

Le fasi finali del set sono state piuttosto concitate: prima Barty ha perso l’occasione di andare a servire per il match sul 4-4, poi ha concesso addirittura un set point nel decimo game (annullato con l’ace) e infine è riuscita ad ottenere l’agognato break grazie ad un altro brutto game al servizio giocato da Goerges. Chiudere il match è stata una formalità per una Barty in missione, che nella valigia per Wimbledon metterà, oltre alla salsiera ornata di nastri giallo-verdi di Birmingham, anche tanta fiducia, una striscia aperta di dodici vittorie consecutive e la certificazione di essere ufficialmente la migliore giocatrice del mondo.

LE NUMERO 1 WTA DAL 1975

1 USAChris Evert
2 AUSEvonne Goolagong
3 USAMartina Navratilova
4 USATracy Austin
5 FRGSteffi Graf
6 YUGMonica Seles
7 ESPArantxa Sánchez
8 SUIMartina Hingis
9 USALindsay Davenport
10 USAJennifer Capriati
11 USAVenus Williams
12 USASerena Williams
13 BELKim Clijsters
14 BELJustine Henin
15 FRAAmélie Mauresmo
16 RUSMaria Sharapova
17 SRBAna Ivanovic
18 SRBJelena Janković
19 RUSDinara Safina
20 DENCaroline Wozniacki
21 BLRVictoria Azarenka
22 GERAngelique Kerber
23 CZEKarolína Plíšková
24 ESPGarbiñe Muguruza
25 ROUSimona Halep
26 JPNNaomi Osaka
27 AUS Ashleigh Barty

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

A Juan Martin del Potro l’Oscar della sfortuna. Ce la farà a risorgere?

Cinque operazioni chirurgiche e molti più stop avrebbero messo KO chiunque. Ma l’argentino è tipo che non si arrende. Non c’è, nel circuito, chi non gli voglia bene. E noi di Ubitennis pure

Pubblicato

il

Juan Martin del Potro - US Open 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Certo che al mondo c’è gente più sfortunata. E certamente anche fra i tennisti che non sono riusciti a sfondare. Ma fra quelli che invece certe soddisfazioni, di successi, di ranking, di soldi, beh Juan Martin del Potro è certo uno dei più… ‘sfigati’ (mi passino il termine anche i tanti leoni da tastiera e Clerici in pectore che scrivono commenti su questo sito pretendendo di dare lezioni di italiano al colto e all’inclita, di insegnare tennis, di diffondere genialità a tutto il resto del mondo, ammantandosi talvolta di finta, ipocrita modestia oppure salendo in cattedra con insopportabile arroganza e prosopopea).

Affibbiategli l’aggettivo che preferite, ma il fatto è uno solo: lo sfortunato Juan Martin si è rotto di nuovo. Al ginocchio stavolta. E dovrà affrontare una quinta operazione. Non si sa nemmeno se per tornare a giocare a tennis oppure più semplicemente per tornare a camminare e a vivere da persona non colpita da zoppia.

Juan Martin del Potro – Queen’s 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Fino al 2020 di tennis di sicuro non se ne parla. Essere alti un metro e 98, avere ossa fini, alle gambe lunghe come pertiche, ai polsi logorati dalle terribili frustate che Delpo tira fin da molto prima di essere diventato la Torre di Tandil, gli sta facendo pagare un prezzo indubbiamente assai caro. Quante volte si è dovuto fermare, ha dovuto ricominciare da capo? Riprendere a combattere di nuovo o rassegnarsi? Questo il suo continuo dilemma scespiriano. Si potrebbe scrivere che i suoi infortuni non fanno più notizia. E invece la fanno, perché non c’è aficionado che non lo abbia in simpatia. Che non tifi per lui quando abbandona i ferri del chirurgo, il letto di un ospedale, le cliniche e le palestre del recupero ogni volta più sofferto, complesso, difficile.

 

Nell’autunno del 2018, grazie all’eccellente US Open, era riuscito ad issarsi al terzo posto, si ipotizzava addirittura un possibile assalto alla leadership mondiale sempre detenuta da uno dei soliti Fab, ma anche lì, ad ottobre, ecco uno scivolone e addio rotula destra. Quante volte ormai l’abbiamo sentito ripetere frasi tristemente simili: “È un duro colpo, mi lascia senza forze, non so in questo momento se ce la farò a riprendermi, a tornare a giocare”.

In questo momento? Ma sono stati almeno cinque, quante le operazioni, quei momenti – tre gli interventi al polso sinistro (24 marzo 2014, 20 gennaio 2015, 18 giugno 2015) e uno a quello destro (4 maggio 2010). Senza ripensare a tutti quei momenti in cui lo spettro dell’operazione veniva allontanato nella speranza di poterla scansare. Ma, alla fine, sempre perdendo la battaglia. E poi però vincendola, determinato e testardo come un mulo. Irriducibile. Non ho mai avvertito, da parte degli altri tennisti, forti e meno forti, altrettanta solidarietà quanto quella mostrata a Delpo.

Juan Martin del Potro – US Open 2018 (foto via Twitter, @usopen)

“Ho chiesto ai medici cosa avrei dovuto fare, pensando alla mia salute, non al tennis. Tutti mi hanno consigliato l’intervento chirurgico. Non c’era altra scelta possibile. Evvai, si ricomincia!”.

Guillermo Vilas, che sta purtroppo malissimo, non è mai riuscito a sopportare l’ingiustizia di non essere diventato n.1 del mondo nel ’77 quando vinse due Slam e un Masters infilando strisce impossibili di vittorie sui campi rossi. Juan Martin è stato certamente il tennista argentino più forte degli ultimi 40 anni e quello che più di chiunque si è avvicinato al trono del tennis mondiale, anche se di Slam ne ha vinto uno solo e ha centrato solo una finale e quattro semifinali.

Non ha ancora 31 anni, li compirà il 23 settembre, ma di lui già si può dire che è stato un “increible luchador”. Nel 2016, uscito dai primi 1000 giocatori ATP, è stato capace di risollevarsi dall’inferno per risalire fino all’undicesimo posto dopo avere giocato un memorabile torneo olimpico a Rio, quando fece piangere al primo turno Djokovic e in semifinale Nadal, conquistando una medaglia d’argento che per poco non fu d’oro, tanto rese dura la vita a Andy Murray. In quell’anno della Resurrezione, in cui vinse anche il torneo di Stoccolma, riuscì anche a coronare il sogno di un intero Paese, quello argentino, che non aveva mai visto i propri eroi – neppure ai tempi illuminati da Vilas e Clerc – trionfare in Coppa Davis a dispetto di varie finali. Accadde in Croazia, a Zagabria, quando rimontò due set di handicap a Marin Cilic in un’atmosfera che certamente con la nuova brutta copia della Davis non vivremo più.

Juan Martin del Potro – Olimpiadi Rio 2016 (foto Ray Giubilo)

Forse nessuno ha mai avuto un dritto più poderoso, pesante, schioccante, di Delpo. È stato capace di tirarlo da tutte le posizioni, su palle basse come su palle alte sulle quali si è avventato come una furia, per scagliarli in tutti gli angoli. Il suo ultimo grande match a Roma contro Djokovic, con quel matchpoint a fine secondo set in cui fu tradito proprio dal suo colpo migliore, non potrà essere dimenticato da chiunque abbia avuto la ventura di assistervi.

Capirei benissimo se Juan Martin dicesse adesso “no mas” come Mano de Piedra Duran con Sugar Ray Leonard, però spero di non sentirglielo dire mai. Il suo tennis, la sua storia non lo meritano. Chissà quanti successi avrebbe potuto cogliere, dopo quello straordinario ed illusorio US Open 2009, se non fosse incappato in tutta questa implacabile, davvero impietosa serie di infortuni.

Mentre i successi di Matteo Berrettini mi lasciano finalmente sognare qualcosa di grande per il tennis italiano anche sull’erba quasi sempre indigesta di Wimbledon – e se non sarà quest’anno, sarà magari l’anno venturo o uno dei prossimi –, senza essere argentino consentitemi di sognare anche l’ennesimo recupero del giocatore di Tandil, perché davvero non vorrei che la sua carriera finisse così. L’ho sempre ammirato come giocatore, ma l’ho sempre considerato anche una bella persona. E non mi sentirei di dire la stessa cosa per molti dei suoi colleghi. Che però, a onor del vero, nei confronti di Juan Martin hanno sempre manifestato stima, affetto, solidarietà, simpatia.

L’abbraccio tra Juan Martin del Potro e Rafa Nadal al termine della splendida sfida di Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

I numeri di Delpo

  • 30 anni (Tandil, 23 settembre 1988)
  • 22 titoli in carriera, tra cui 1 Slam (US Open 2009) e un 1000 (Indian Wells 2018)
  • 1 medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio 2016 e una medaglia di bronzo a Londra 2012
  • un trionfo in Coppa Davis nel 2016
  • 13 finali perse, tra cui 1 a livello Slam (US Open 2018), 3 a livello 1000 (Rogers Cup 2009, Indian Wells e Shanghai nel 2013) e una finale Masters nel 2009
  • 25,857,515 dollari di montepremi
  • best ranking di numero 3 del mondo (13 agosto 2018)
  • record in carriera: 438 vittorie e 173 sconfitte

Qualche link dal nostro archivio

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement