I tonfi di Ostapenko e Stephens, le battaglie (vincenti) di Venus e Kvitova

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I tonfi di Ostapenko e Stephens, le battaglie (vincenti) di Venus e Kvitova

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Ogni torneo ha il suo tonfo quotidiano. Questo sembra raccontare l’inizio di stagione femminile, anche se per la verità analizzando lo stato di forma (o lo storico) delle giocatrici coinvolte, di sorpresa si può parlare sino a un certo punto. Che Sloane Stephens perda una partita nei primissimi giorni dell’anno, peraltro contro una buona avversaria, non è certo cosa che debba lasciare a bocca spalancata: il 2018 lo aveva cominciato vincendo appena tre giochi contro Camila Giorgi a Sydney, quest’anno è salita a sette contro Johanna Konta a Brisbane. Sloane è giocatrice dotata di un talento sopraffino almeno pari al piglio quasi svogliato col quale affronta certi tornei, specie ai bordi della stagione. L’altra caduta coinvolge Jelena Ostapenko a Shenzhen, dove all’esordio ha raccolto meno giochi – due – del numero della testa di serie che figurava accanto al suo nome, il quattro. Neppure la lettone è nuova a brutte figure in tornei di secondo piano, in più questa volta si è trovata di fronte quel diavolaccio di Monica Niculescu che il più delle volte si incarta nei suoi stessi colpi atipici, altre volte – come questa mattina, addirittura in meno di un’ora – riesce a malmenare una top 30. Nel 2018 ci era riuscita soltanto due volte, peraltro contro la stessa avversaria (Rybarikova prima a Doha e poi a Miami).

LE ALTRE BIG – Un discorso che interessa perlopiù il torneo di Brisbane, il più prestigioso della settimana come suggerisce la categoria Premier. Sono partite molto bene Osaka e Sevastova, rispettivamente vincitrice e semifinalista dell’ultimo US Open, battendo rispettivamente le due australiana Aiava e Gavrilova. Ha dovuto soffrire decisamente di più Petra Kvitova, costretta a tre ore di agonia da una Danielle Collins particolarmente in giornata. Le due giocatrici sono divise da un oceano quanto a peso di palla, ma se spostiamo il discorso sul piano del fosforo e della capacità di giocare il colpo giusto al momento giusto, il tennis di Collins sa essere quasi accademico (del resto lei viene dal college). E anche molto insidioso, come testimonia la rimonta della statunitense nel primo set: è stata sotto 5-3 e poi 6-3 nel tie-break, prima di vincerlo con cinque punti di fila. Alla fine la campionessa ceca l’ha ribaltata vincendo il pericolosissimo tie-break del secondo set, che ha un po’ spento gli ardori della sua avversaria.

 

Ci hanno messo la giusta attenzione anche quasi tutte le favorite del torneo di Auckland, tra le quali deve ancora scendere in campo la n.1 del seeding Wozniacki (domani sarà opposta alla lucky loser Siegemund). Ne sono passate cinque su sette: fuori Martic per mano di una Kenin in netta crescita e la belga Van Uytvanck, ritiratasi dopo soli sette giochi. Ma del torneo neozelandese val la pena sottolineare soprattutto l’intramontabile agonismo di Venus Williams e un paio di vittorie particolarmente interessanti in prospettiva. La Venere del tennis femminile ha battuto in tre set Azarenka nell’incontro più ‘titolato’ di giornata, ammesso di dimenticare che a Perth si sono sfidati quarantatré Slam. La bielorussa sembra stia optando per un tennis diverso da quello che l’ha incoronata campionessa, meno potente, più dinamico e quindi adatto alla sua nuova conformazione fisica più esile. La maggiore delle sorelle Williams resta però una colpitrice formidabile, e l’ha dimostrato anche oggi.

Le vittorie ‘del futuro’ sono quelle di Amanda Anisimova e Bianca Andreescu. Quest’ultima a dire il vero non è stata protagonista di un gran 2018, nel quale non ha vinto alcuna partita nel circuito maggiore, ma ha cominciato con ottimo piglio la nuova stagione battendo l’ungherese Babos. Con Anisimova invece il rischio è di andare troppo oltre con la fantasia, perché sembra una giocatrice dotata ampiamente fuori dall’ordinario. Oggi l’ha aiutata il ritiro di Cepelova, avversaria che già oggi le si può dire largamente inferiori, ma il piglio con il quale scende in campo non è individuabile forse neanche tra le coetanee che con lei condividono propositi di grandeur. Il test contro Strycova sarà già discretamente probante per una 17enne che ne ha già superati di più grossi (ricordiamo la netta vittoria contro Kvitova a Indian Wells) ed è pronta a stupire il mondo. Se non ora, tra non molto.

In chiusura, prima del riepilogo dei risultati, una pilloletta dal feudo (bielo)russo in cui si sta trasformando il torneo di Shenzhen. Fuori solo Rodina per mano di Riske – mentre Pavlyuchenkova è stata sconfitta dalla connazionale Kudermetova, che sfiderà ai quarti la rediviva Zvonareva. Mamma Vera ha combattuto e sconfitto la serba Jorovic, che ieri aveva steso Garcia, e non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi. Sarà la sua storia, la sua particolare grazia, ma è difficile storcere il naso ad ogni sua vittoria.

A.S.

Risultati:

WTA Brisbane

A. Tomljanovic b. K. Siniakova 1-6 6-3 6-0
J. Konta b. [3] S. Stephens 6-4 6-3
[8] A. Sevastova b. D. Gavrilova 6-3 6-3
A. Sasnovich b. [Q] A. Potapova 6-4 7-5
[4] P. Kvitova b. D. Collins 6-7(6) 7-6(6) 6-3
[2] N. Osaka b. [Q] D. Aiava 6-3 6-2
L. Tsurenko b. [WC] K. Birrell 6-4 6-3

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WTA Shenzhen

[WC] V. Zvonareva b. [Q] I. Jorovic 7-5 4-6 6-4
S. Cirstea b. P. Parmentier 6-2 6-2
A. Riske b. E. Rodina 4-6 6-2 6-3
Kr. Pliskova b. [WC] S. Peng 3-6 7-6(6) 3-3 rit
[4] M. Niculescu b. [4] J. Ostapenko 6-2 6-0
[Q] V. Kudermetova b. A. Pavlyuchenkova 6-2 1-6 6-2

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WTA Auckland

S. Kenin b. [4] P. Martic 7-5 2-6 6-2
[7] K. Flipkens b. S. Vickery 6-2 6-2
[5] B. Strycova b. T. Townsend 6-2 6-7(5) 6-3
[Q] B. Schoofs b. [8] A. Van Uytvanck 3-4 rit
[3] S-W. Hsieh b. P. Hercog 6-2 6-3
M. Barthel b. [Q] S. Soler-Espinosa 6-2 7-6(1)
[2] J. Goerges b. J. Larsson 6-0 6-4
[6] V. Williams b. V. Azarenka 6-3 1-6 6-3
[WC] A. Anisimova b. [Q] A. Cepelova 6-2 3-0 rit
[Q] B. Andreescu b. T. Babos 6-4 7-6(6)

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Editoriali del Direttore

A Juan Martin del Potro l’Oscar della sfortuna. Ce la farà a risorgere?

Cinque operazioni chirurgiche e molti più stop avrebbero messo KO chiunque. Ma l’argentino è tipo che non si arrende. Non c’è, nel circuito, chi non gli voglia bene. E noi di Ubitennis pure

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Juan Martin del Potro - US Open 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Certo che al mondo c’è gente più sfortunata. E certamente anche fra i tennisti che non sono riusciti a sfondare. Ma fra quelli che invece certe soddisfazioni, di successi, di ranking, di soldi, beh Juan Martin del Potro è certo uno dei più… ‘sfigati’ (mi passino il termine anche i tanti leoni da tastiera e Clerici in pectore che scrivono commenti su questo sito pretendendo di dare lezioni di italiano al colto e all’inclita, di insegnare tennis, di diffondere genialità a tutto il resto del mondo, ammantandosi talvolta di finta, ipocrita modestia oppure salendo in cattedra con insopportabile arroganza e prosopopea).

Affibbiategli l’aggettivo che preferite, ma il fatto è uno solo: lo sfortunato Juan Martin si è rotto di nuovo. Al ginocchio stavolta. E dovrà affrontare una quinta operazione. Non si sa nemmeno se per tornare a giocare a tennis oppure più semplicemente per tornare a camminare e a vivere da persona non colpita da zoppia.

Juan Martin del Potro – Queen’s 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Fino al 2020 di tennis di sicuro non se ne parla. Essere alti un metro e 98, avere ossa fini, alle gambe lunghe come pertiche, ai polsi logorati dalle terribili frustate che Delpo tira fin da molto prima di essere diventato la Torre di Tandil, gli sta facendo pagare un prezzo indubbiamente assai caro. Quante volte si è dovuto fermare, ha dovuto ricominciare da capo? Riprendere a combattere di nuovo o rassegnarsi? Questo il suo continuo dilemma scespiriano. Si potrebbe scrivere che i suoi infortuni non fanno più notizia. E invece la fanno, perché non c’è aficionado che non lo abbia in simpatia. Che non tifi per lui quando abbandona i ferri del chirurgo, il letto di un ospedale, le cliniche e le palestre del recupero ogni volta più sofferto, complesso, difficile.

 

Nell’autunno del 2018, grazie all’eccellente US Open, era riuscito ad issarsi al terzo posto, si ipotizzava addirittura un possibile assalto alla leadership mondiale sempre detenuta da uno dei soliti Fab, ma anche lì, ad ottobre, ecco uno scivolone e addio rotula destra. Quante volte ormai l’abbiamo sentito ripetere frasi tristemente simili: “È un duro colpo, mi lascia senza forze, non so in questo momento se ce la farò a riprendermi, a tornare a giocare”.

In questo momento? Ma sono stati almeno cinque, quante le operazioni, quei momenti – tre gli interventi al polso sinistro (24 marzo 2014, 20 gennaio 2015, 18 giugno 2015) e uno a quello destro (4 maggio 2010). Senza ripensare a tutti quei momenti in cui lo spettro dell’operazione veniva allontanato nella speranza di poterla scansare. Ma, alla fine, sempre perdendo la battaglia. E poi però vincendola, determinato e testardo come un mulo. Irriducibile. Non ho mai avvertito, da parte degli altri tennisti, forti e meno forti, altrettanta solidarietà quanto quella mostrata a Delpo.

Juan Martin del Potro – US Open 2018 (foto via Twitter, @usopen)

“Ho chiesto ai medici cosa avrei dovuto fare, pensando alla mia salute, non al tennis. Tutti mi hanno consigliato l’intervento chirurgico. Non c’era altra scelta possibile. Evvai, si ricomincia!”.

Guillermo Vilas, che sta purtroppo malissimo, non è mai riuscito a sopportare l’ingiustizia di non essere diventato n.1 del mondo nel ’77 quando vinse due Slam e un Masters infilando strisce impossibili di vittorie sui campi rossi. Juan Martin è stato certamente il tennista argentino più forte degli ultimi 40 anni e quello che più di chiunque si è avvicinato al trono del tennis mondiale, anche se di Slam ne ha vinto uno solo e ha centrato solo una finale e quattro semifinali.

Non ha ancora 31 anni, li compirà il 23 settembre, ma di lui già si può dire che è stato un “increible luchador”. Nel 2016, uscito dai primi 1000 giocatori ATP, è stato capace di risollevarsi dall’inferno per risalire fino all’undicesimo posto dopo avere giocato un memorabile torneo olimpico a Rio, quando fece piangere al primo turno Djokovic e in semifinale Nadal, conquistando una medaglia d’argento che per poco non fu d’oro, tanto rese dura la vita a Andy Murray. In quell’anno della Resurrezione, in cui vinse anche il torneo di Stoccolma, riuscì anche a coronare il sogno di un intero Paese, quello argentino, che non aveva mai visto i propri eroi – neppure ai tempi illuminati da Vilas e Clerc – trionfare in Coppa Davis a dispetto di varie finali. Accadde in Croazia, a Zagabria, quando rimontò due set di handicap a Marin Cilic in un’atmosfera che certamente con la nuova brutta copia della Davis non vivremo più.

Juan Martin del Potro – Olimpiadi Rio 2016 (foto Ray Giubilo)

Forse nessuno ha mai avuto un dritto più poderoso, pesante, schioccante, di Delpo. È stato capace di tirarlo da tutte le posizioni, su palle basse come su palle alte sulle quali si è avventato come una furia, per scagliarli in tutti gli angoli. Il suo ultimo grande match a Roma contro Djokovic, con quel matchpoint a fine secondo set in cui fu tradito proprio dal suo colpo migliore, non potrà essere dimenticato da chiunque abbia avuto la ventura di assistervi.

Capirei benissimo se Juan Martin dicesse adesso “no mas” come Mano de Piedra Duran con Sugar Ray Leonard, però spero di non sentirglielo dire mai. Il suo tennis, la sua storia non lo meritano. Chissà quanti successi avrebbe potuto cogliere, dopo quello straordinario ed illusorio US Open 2009, se non fosse incappato in tutta questa implacabile, davvero impietosa serie di infortuni.

Mentre i successi di Matteo Berrettini mi lasciano finalmente sognare qualcosa di grande per il tennis italiano anche sull’erba quasi sempre indigesta di Wimbledon – e se non sarà quest’anno, sarà magari l’anno venturo o uno dei prossimi –, senza essere argentino consentitemi di sognare anche l’ennesimo recupero del giocatore di Tandil, perché davvero non vorrei che la sua carriera finisse così. L’ho sempre ammirato come giocatore, ma l’ho sempre considerato anche una bella persona. E non mi sentirei di dire la stessa cosa per molti dei suoi colleghi. Che però, a onor del vero, nei confronti di Juan Martin hanno sempre manifestato stima, affetto, solidarietà, simpatia.

L’abbraccio tra Juan Martin del Potro e Rafa Nadal al termine della splendida sfida di Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

I numeri di Delpo

  • 30 anni (Tandil, 23 settembre 1988)
  • 22 titoli in carriera, tra cui 1 Slam (US Open 2009) e un 1000 (Indian Wells 2018)
  • 1 medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio 2016 e una medaglia di bronzo a Londra 2012
  • un trionfo in Coppa Davis nel 2016
  • 13 finali perse, tra cui 1 a livello Slam (US Open 2018), 3 a livello 1000 (Rogers Cup 2009, Indian Wells e Shanghai nel 2013) e una finale Masters nel 2009
  • 25,857,515 dollari di montepremi
  • best ranking di numero 3 del mondo (13 agosto 2018)
  • record in carriera: 438 vittorie e 173 sconfitte

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WTA

Birmingham: solo Goerges tra Barty e il numero 1 del ranking WTA

La campionessa del Roland Garros supera con un doppio 6-4 Barbora Strycova e raggiunge la finale del Premier di Birmingham. In caso di successo contro Goerges (battuta Martic in semi) salirà in vetta alla classifica mondiale

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Ashleigh Barty - Birmingham 2019 (foto via Twitter, @the_LTA)

Tra tutte le tenniste affrontate a Birmingham finora dalla numero 2 del mondo Ashleigh Barty, Barbora Strycova era potenzialmente la più insidiosa su questa superficie (fatta eccezione per Venus Williams ovviamente) e se oggi il match tra le due è stato particolarmente sbilanciato in favore di Barty – che ha ottenuto l’undicesima vittoria consecutiva – il motivo va cercato soprattutto dalle parti della ceca. Quest’ultima infatti, nonostante le due finali già raggiunte su questi campi (2014 e 2016, perse tutt’e due) si è rivelata molto nervosa e i suoi errori le sono stati fatali.

L’australiana ha fatto il suo deliziando il foltissimo pubblico inglese con un paio di ricami impeccabili nei pressi della rete, e anche Barbora si è lasciata guardare con i suoi serve&volley. Tuttavia entrambe si sono dimostrate molto fallose: se però gli errori di Barty, arrivati quasi tutti col dritto, lasciavano impassibile la giocatrice australiana, la 33enne numero 51 del mondo reagiva ai suoi gratuiti con gesti di stizza. Una volta subito il break nel quinto game i suoi monologhi non si sono praticamente più interrotti e il primo set è andato nelle mani della sua avversaria per 6-4. Nel secondo parziale la campionessa in carica del Roland Garros ha mostrato ancor più solidità, soprattutto con la battuta (10 dei suoi 11 ace sono arrivati nella seconda frazione) e il break decisivo, che ha decretato un’altro 6-4, è arrivato nel finale.

Per la prima volta da quando questo evento è diventato un Premier nel 2014, non ci sarà una ceca nella finale di singolare. Domani sarà infatti Barty a disputarla: sarà la sua quarta finale del 2019, in seguito ai titoli di Miami e Roland Garros, e la sconfitta all’ultimo atto con la quale aveva aperto la stagione a Sydney. In caso di vittoria l’australiana diventerà la nuova numero 1 WTA mentre una sconfitta in finale la collocherebbe due punti dietro Naomi Osaka, il divario più stretto tra la n. 1 e la n. 2 nella storia del tennis femminile.

 

Sarà Julia Goerges la giocatrice che proverà a guastare il “Barty party”. La tedesca ha dominato la propria semifinale con autorità, rifilando un netto 6-4 6-3 a Petra Martic. Entrambe si trovano bene sui prati, pur avendo un approccio decisamente diverso al gioco: molto più varia e ragionata la manovra di Martic che ricorre spesso al rovescio slice (quasi due volte su tre), mentre Goerges picchia senza tanti fronzoli con ambedue i fondamentali da fondocampo (vicino allo zero il numero di rovesci non giocati in top).

La tattica della tedesca oggi è stata più efficace, anche grazie alla maggiore incidenza del servizio. Goerges non ha infatti mai messo l’avversaria in condizione di tessere le proprie trame e a suon di bordate da fondo si è aperta un varco nella difesa della croata. Il primo set è stato deciso da un unico break nel nono gioco, mentre nel secondo Goerges ha preso in mano le operazioni fin dall’inizio senza lasciare scampo a Martic. Per lei si tratterà della sedicesima finale WTA (7-8 il bilancio), la seconda su erba dopo quella persa a Maiorca nel 2017 contro Anastasia Sevastova.

a cura di Paolo Di Lorito e Lorenzo Colle

Risultati:

[2] A. Barty b. B. Strycova 6-4 6-4
[8] J. Goerges b. P. Martic 6-4 6-3

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WTA

Bencic vs Kenin per il titolo a Maiorca

Belinda supera in rimonta Angie Kerber, la giovane americana piega Sevastova. Si preannuncia un match spettacolare oltre che inedito

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Belinda Bencic si toglie la soddisfazione di battere la campionessa di Wimbledon Angelique Kerber e giocherà la seconda finale dell’anno a Maiorca.

BELLA BELINDA – Il divario nel primo set è minore di quello che il punteggio (6-2) potrebbe suggerire. Bencic infatti non gioca male, ma non riesce a pungere quando il punto scotta e finisce sempre per sbattere contro il muro di Kerber. La tedesca strappa il servizio all’avversaria già nel primo game e si difende con grande attenzione quando è lei a concedere palle break (tre nel quarto gioco, una nel sesto). Alla seconda occasione utile Kerber riesce a trovare nuovamente la via del break e veleggia serena verso la conquista del primo parziale.

Il secondo set si apre sempre sul filo dell’equilibrio, filo che vibra moltissimo sul 2-2 quando Kerber si procura tre consecutive palle break. Bencic però non ci sta e le annulla tutte con coraggio. Finalmente la svizzera sembra un pochino più intraprendente e finalmente anche per lei arriva il momento di strappare il servizio alla rivale grazie ad alcune risposte molto aggressive. Al momento di chiudere il parziale però Bencic combina un pasticcio affossando in rete un comodo smash e restituendo il break con un doppio fallo. Il nervosismo della giocatrice svizzera è evidente nei gesti e nelle reazioni plateali dopo ogni punto perso, fosse anche per merito di Kerber. Tuttavia il suo tennis regge e la trasporta fino al tiebreak, dominato da Bencic per 7 punti a 2.

Il terzo set si decide in pratica tra il secondo e il terzo gioco con Bencic che salva 3 palle break e poi in quello successivo strappa la battuta alla campionessa di Wimbledon. Sarà questo il break decisivo perché Belinda salverà altre due palle break sul 4-3 e servizio prima di chiudere 6-4. La svizzera giocherà per il secondo titolo della stagione dopo il prestigioso titolo di Dubai conquistato a Febbraio.

LA SCALATA DI SOFIA Affronterà in finale Sofia Kenin, che ha avuto la meglio in tre set su Anastasia Sevastova. La statunitense ha condotto per quasi tutta la partita, con l’unica eccezione dei quattro game di amnesia che le hanno fatto perdere il secondo set. Il match infatti fino al 6-4 4-2 non era mai stato in discussione. Sevastova non riusciva a contenere e ad aggirare le traiettorie filanti e potenti di Kenin. A questo punto però la statunitense ha un passaggio a vuoto e, insieme alla precisione, perde quattro giochi di fila e conseguentemente il parziale.

In avvio di terzo set però le cose si rimettono subito a posto e Kenin non lascia all’avversaria neanche l’illusione di poter completare la rimonta. Abbastanza rapidamente sale infatti 5-1 e chiude poco dopo con un netto 6-2. Terza finale dell’anno (e della carriera) per Kenin che domani proverà a conquistare il suo secondo titolo WTA. Sfuma invece la quarta finale consecutiva a Maiorca per Sevastova, vincitrice nel 2017 e runner up nel 2016 e 2018. Non ci sono precedenti tra le due finaliste.

Risultati:

[3] B. Bencic b. [1] A. Kerber 2-6 7-6(2) 6-4
[7] S. Kenin b. [3] A. Sevastova 6-4 4-6 6-2

 

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