I tonfi di Ostapenko e Stephens, le battaglie (vincenti) di Venus e Kvitova

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I tonfi di Ostapenko e Stephens, le battaglie (vincenti) di Venus e Kvitova

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Ogni torneo ha il suo tonfo quotidiano. Questo sembra raccontare l’inizio di stagione femminile, anche se per la verità analizzando lo stato di forma (o lo storico) delle giocatrici coinvolte, di sorpresa si può parlare sino a un certo punto. Che Sloane Stephens perda una partita nei primissimi giorni dell’anno, peraltro contro una buona avversaria, non è certo cosa che debba lasciare a bocca spalancata: il 2018 lo aveva cominciato vincendo appena tre giochi contro Camila Giorgi a Sydney, quest’anno è salita a sette contro Johanna Konta a Brisbane. Sloane è giocatrice dotata di un talento sopraffino almeno pari al piglio quasi svogliato col quale affronta certi tornei, specie ai bordi della stagione. L’altra caduta coinvolge Jelena Ostapenko a Shenzhen, dove all’esordio ha raccolto meno giochi – due – del numero della testa di serie che figurava accanto al suo nome, il quattro. Neppure la lettone è nuova a brutte figure in tornei di secondo piano, in più questa volta si è trovata di fronte quel diavolaccio di Monica Niculescu che il più delle volte si incarta nei suoi stessi colpi atipici, altre volte – come questa mattina, addirittura in meno di un’ora – riesce a malmenare una top 30. Nel 2018 ci era riuscita soltanto due volte, peraltro contro la stessa avversaria (Rybarikova prima a Doha e poi a Miami).

LE ALTRE BIG – Un discorso che interessa perlopiù il torneo di Brisbane, il più prestigioso della settimana come suggerisce la categoria Premier. Sono partite molto bene Osaka e Sevastova, rispettivamente vincitrice e semifinalista dell’ultimo US Open, battendo rispettivamente le due australiana Aiava e Gavrilova. Ha dovuto soffrire decisamente di più Petra Kvitova, costretta a tre ore di agonia da una Danielle Collins particolarmente in giornata. Le due giocatrici sono divise da un oceano quanto a peso di palla, ma se spostiamo il discorso sul piano del fosforo e della capacità di giocare il colpo giusto al momento giusto, il tennis di Collins sa essere quasi accademico (del resto lei viene dal college). E anche molto insidioso, come testimonia la rimonta della statunitense nel primo set: è stata sotto 5-3 e poi 6-3 nel tie-break, prima di vincerlo con cinque punti di fila. Alla fine la campionessa ceca l’ha ribaltata vincendo il pericolosissimo tie-break del secondo set, che ha un po’ spento gli ardori della sua avversaria.

 

Ci hanno messo la giusta attenzione anche quasi tutte le favorite del torneo di Auckland, tra le quali deve ancora scendere in campo la n.1 del seeding Wozniacki (domani sarà opposta alla lucky loser Siegemund). Ne sono passate cinque su sette: fuori Martic per mano di una Kenin in netta crescita e la belga Van Uytvanck, ritiratasi dopo soli sette giochi. Ma del torneo neozelandese val la pena sottolineare soprattutto l’intramontabile agonismo di Venus Williams e un paio di vittorie particolarmente interessanti in prospettiva. La Venere del tennis femminile ha battuto in tre set Azarenka nell’incontro più ‘titolato’ di giornata, ammesso di dimenticare che a Perth si sono sfidati quarantatré Slam. La bielorussa sembra stia optando per un tennis diverso da quello che l’ha incoronata campionessa, meno potente, più dinamico e quindi adatto alla sua nuova conformazione fisica più esile. La maggiore delle sorelle Williams resta però una colpitrice formidabile, e l’ha dimostrato anche oggi.

Le vittorie ‘del futuro’ sono quelle di Amanda Anisimova e Bianca Andreescu. Quest’ultima a dire il vero non è stata protagonista di un gran 2018, nel quale non ha vinto alcuna partita nel circuito maggiore, ma ha cominciato con ottimo piglio la nuova stagione battendo l’ungherese Babos. Con Anisimova invece il rischio è di andare troppo oltre con la fantasia, perché sembra una giocatrice dotata ampiamente fuori dall’ordinario. Oggi l’ha aiutata il ritiro di Cepelova, avversaria che già oggi le si può dire largamente inferiori, ma il piglio con il quale scende in campo non è individuabile forse neanche tra le coetanee che con lei condividono propositi di grandeur. Il test contro Strycova sarà già discretamente probante per una 17enne che ne ha già superati di più grossi (ricordiamo la netta vittoria contro Kvitova a Indian Wells) ed è pronta a stupire il mondo. Se non ora, tra non molto.

In chiusura, prima del riepilogo dei risultati, una pilloletta dal feudo (bielo)russo in cui si sta trasformando il torneo di Shenzhen. Fuori solo Rodina per mano di Riske – mentre Pavlyuchenkova è stata sconfitta dalla connazionale Kudermetova, che sfiderà ai quarti la rediviva Zvonareva. Mamma Vera ha combattuto e sconfitto la serba Jorovic, che ieri aveva steso Garcia, e non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi. Sarà la sua storia, la sua particolare grazia, ma è difficile storcere il naso ad ogni sua vittoria.

A.S.

Risultati:

WTA Brisbane

A. Tomljanovic b. K. Siniakova 1-6 6-3 6-0
J. Konta b. [3] S. Stephens 6-4 6-3
[8] A. Sevastova b. D. Gavrilova 6-3 6-3
A. Sasnovich b. [Q] A. Potapova 6-4 7-5
[4] P. Kvitova b. D. Collins 6-7(6) 7-6(6) 6-3
[2] N. Osaka b. [Q] D. Aiava 6-3 6-2
L. Tsurenko b. [WC] K. Birrell 6-4 6-3

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WTA Shenzhen

[WC] V. Zvonareva b. [Q] I. Jorovic 7-5 4-6 6-4
S. Cirstea b. P. Parmentier 6-2 6-2
A. Riske b. E. Rodina 4-6 6-2 6-3
Kr. Pliskova b. [WC] S. Peng 3-6 7-6(6) 3-3 rit
[4] M. Niculescu b. [4] J. Ostapenko 6-2 6-0
[Q] V. Kudermetova b. A. Pavlyuchenkova 6-2 1-6 6-2

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WTA Auckland

S. Kenin b. [4] P. Martic 7-5 2-6 6-2
[7] K. Flipkens b. S. Vickery 6-2 6-2
[5] B. Strycova b. T. Townsend 6-2 6-7(5) 6-3
[Q] B. Schoofs b. [8] A. Van Uytvanck 3-4 rit
[3] S-W. Hsieh b. P. Hercog 6-2 6-3
M. Barthel b. [Q] S. Soler-Espinosa 6-2 7-6(1)
[2] J. Goerges b. J. Larsson 6-0 6-4
[6] V. Williams b. V. Azarenka 6-3 1-6 6-3
[WC] A. Anisimova b. [Q] A. Cepelova 6-2 3-0 rit
[Q] B. Andreescu b. T. Babos 6-4 7-6(6)

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ATP

Nadal è impeccabile ad Acapulco: troverà Dimitrov in semifinale

Un’altra prova convincente del mancino di Manacor, che lascia solo tre game al sudcoreano Kwon. Grigor elimina in due set Wawrinka. Derby statunitense tra Isner e Fritz nell’altra semifinale

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Rafa Nadal - Acapulco 2020 (via Twitter, @AbiertoTelcel)

Continua la sua marcia verso il titolo Rafa Nadal, in semifinale all’ATP 500 di Acapulco grazie alla diciottesima vittoria su venti match disputati nel torneo messicano. Dopo aver superato Andujar e Kecmanovic nei primi due turni, il suo avversario nei quarti era il sudcoreano Soonwoo Kwon, per la quarta volta consecutiva in un quarto di finale ATP. A differenza del primo e second round, stavolta Rafa (che non potrà soffiare il primo posto nel ranking a Djokovic, a sua volta in semifinale a Dubai) non ha perso nemmeno una volta la battuta, salvando tutte le otto palle break concesse, e ha chiuso in un’ora e mezza.

Il dato dei break point basta per descrivere un match a tratti ben giocato da Kwon, capace di portare tanti giochi ai vantaggi (ha avuto la palla game in ognuno dei primi tre gioco del secondo set, ma è andato sotto 3-0), ma incapace di prevalere nelle fasi cruciali degli stessi contro lo strapotere fisico e mentale di Nadal. Certo, come detto dallo stesso Rafa in conferenza stampa il ragazzo meritava più di tre game al netto di quanto visto in campo, ma questa versione del maiorchino convince quasi quanto quella di Novak Djokovic a Dubai. Dritto che frulla (guardate che spettacolo contro Kecmanovic), prima di servizio pungente e gambe che vanno spedite. Con soli quindici game persi ci si chiede chi potrà fermare Rafa.

Farà un tentativo in semifinale Grigor Dimitrov che, una volta passato lo spauracchio Mannarino, ha eliminato con un duplice 6-4 Stan Wawrinka. Il bulgaro ha interrotto una serie di cinque sconfitte consecutive contro Stan, tutte a cavallo tra 2018 e 2019. Non vinceva un match contro il tre volte campione Slam dal 2016, che è pure l’anno della sua ultima (e anche unica) vittoria in carriera contro Nadal, uscito vincitore in dodici confronti diretti su tredici. Se escludiamo i match su terra battuta, su cemento all’aperto Rafa non ha mai avuto vita facile. Dimitrov è sempre riuscito a strappargli almeno un set e il ricordo di quella semifinale all’Australian Open 2017 (6-4 al quinto per Rafa, ma dopo tre break point per il 5-3 a favore del bulgaro) è ancora intenso.

Nell’altra semifinale si giocano un posto nell’ultimo atto due statunitensi, John Isner e Taylor Fritz. Il gigante di Greensboro ha impiegato due ore per estromettere dal torneo un altro connazionale, Tommy Paul, capace di eliminare in due set Zverev nel turno precedente. Dopo aver vinto un primo set lottato al tie-break, Isner ha perso il servizio a inizio secondo set commettendo due doppi falli e permettendo a Paul di forzare il terzo set. Il numero 20 del mondo ha lasciato per strada solo quattro punti al servizio e ha trovato il break nel sesto e nell’ottavo gioco per raggiungere la seconda semi consecutiva ad Acapulco.

Sono bastati due set invece a Fritz per sbarazzarsi di Kyle Edmund, costretto a rincorrere sin dall’inizio. Il californiano ora è anche sicuro di tornare in top 30 lunedì. I precedenti dicono 2-1 Isner, ma l’ultima sfida l’ha vinta Fritz due mesi fa ad Auckland.

Risultati:

[1] R. Nadal b. S. Kwon 6-2 6-1
[7] G. Dimitrov b. [3] S. Wawrinka 6-4 6-4
T. Fritz b. K. Edmund 6-4 6-3
[5] J. Isner b. [Q] T. Paul 7-6(3) 3-6 6-2

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WTA

Kuznetsova, 34 anni e non sentirli: è in semi a Doha dopo tredici anni

Se Maria si ritira a 32 anni, Svetlana – che ne ha due in più – fa ancora la voce grossa contro le top 10. Kvitova ‘vendica’ Pliskova contro Jabeur

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Svetlana Kuznetsova - Doha 2020 (via Twitter, @WTA_insider)

Sembra inossidabile Svetlana Kuznetsova. È nata due anni prima della connazionale Sharapova, fresca di ritiro, eppure ha ancora i piedi ben saldi nel circuito. Saldi ma reattivi, persino più reattivi di quelli di Belinda Bencic, che 15 giorni l’aveva sconfitta a San Pietroburgo (ritorneremo su questo episodio). Questa volta i punti più belli li fa invece Sveta, come anche i recuperi più notevoli: è splendida la coppia di rovesci – incrociato e di puro polso il primo, lungolinea il secondo – con cui ottiene il break che decide il primo set. La tragica seconda palla di Belinda continua ad essere terra di conquista per Kuznetsova, che con due salti ottiene altrettanti break di vantaggio nel parziale successivo. Poi si siede un po’ e ne cede uno, ma quando si accorge di aver abbassato troppo il ritmo, in occasione della palla break che potrebbe rimettere tutto in discussione, gioca un punto perfetto per intensità e scelte tattiche e spegne gli ardori di Bencic.

La vittoria non arriva al primo match point, ottenuto in risposta, per via di un errore di rovescio. Quando Kuz va sotto 0-30 nell’ultimo game della partita si ha la percezione che i 34 anni non le impediranno di lottare fino in fondo per la vittoria di un titolo sfiorato in due occasioni… un’era fa, nel 2004 e nel 2007 (quando in finale fu sconfitta rispettivamente da Myskina ed Henin: eufemistico definirli altri tempi). “Non ricordatemelo!“, sorriderà la russa poco dopo in conferenza. “Tredici anni: è l’età di un bambino che va a scuola già da qualche anno, ecco quant’è!“. Per onore di cronaca, nell’ultimo game Kuznetsova trova un altro splendido angolo con il rovescio e poi chiude al volo, facendo seguire tre servizi vincenti con la tranquillità con cui si morde un Camogli in autogrill (direzione Riccione).

In conferenza, poi, racconta un altro aneddoto che potrebbe aver inciso su questa rivincita portata a termine con successo. Pare che a San Pietroburgo, per la prima volta in carriera, il padre Aleksandr avesse onorato Svetlana della sua presenza in tribuna. Un padre, ex allenatore ciclistico, che con i metodi spicci dell’educazione sportiva sovietica ha avuto cura di forgiarne la tempra che l’ha condotta a vincere due Slam in singolare. Insomma, non era proprio il caso di perderne un’altra, contro Belinda, proprio come quando da piccoli si sbaglia una capriola per poi riprovarla ed eseguirla nel modo corretto: ‘Hai visto cosa so fare, papà?‘.

 

NIENTE BIS PER ONS – Dopo aver rispedito a Louny un’ingenua Karolina Pliskova, a Ons Jabeur non riesce il bis con la connazionale Petra Kvitova, che vince entrambi i tie-break e firma la nona vittoria consecutiva sui campi del Qatar Open. Le tribune ben fornite di addobbi nordafricani – pare che ieri l’ambasciata abbia provato a convocare tutti i tunisini residenti a Doha per sostenere Ons – non bastano a spingere la giocatrice araba oltre l’ostacolo costituito dalla clava mancina di Petra. Jabeur è scesa in campo con la coscia destra fasciata, residuo dell’infortunio subito ieri nel terzo set contro Pliskova, a seguito del quale ha però evitato di chiedere un medical time out per non spostare il focus dalla competizione (un gesto che le fa onore, ancorché la vittoria sia arrivata lo stesso).

I due parziali si snodano in modo neanche troppo dissimile, specie nelle battute finali. Nel primo è Kvitova a costruirsi l’occasione di servire per il set sul 6-5, vanificata con un errore di rovescio, nel secondo è Jabeur a sprecare due occasioni di pareggiare i conti (la tunisina era avanti 6-5 40-15). Ne risultano due tie-break, simili nel punteggio e identici nell’esito, nei quali alla tunisina manca quella lucida follia mostrata più volentieri nella pancia dei due set.

Nel primo set Jabeur è chiamata a rimontare un doppio break di svantaggio e ci riesce, tirando fuori dal borsone una tattica elementare quanto efficace: in manovra rallenta il ritmo, spesso cercando il dritto di Kvitova, e quando non raccoglie l’errore avversario d’improvviso accelera, trovandola impreparata in fase difensiva (come si può prevedere, in effetti, un vincente di Ons?). C’è però il problema del servizio, soprattutto della seconda, dove la tunisina raccoglie più risposte aggressive che punti (41% nel primo set), e in questo precario equilibrio di vincenti improvvisi e seconde tenere si materializza il tie-break, nel quale – incredibile ma vero – è una pessima volée araba a regalare quattro set point a Kvitova. Basta il primo.

Nel secondo set è Kvitova a dover rincorrere, ma un sesto game condito da due doppi falli di Jabeur rimette le cose in parità (3-3). Poi altra altalena: drittone in corsa di Ons per il 6-5 e servizio, e i due set point falliti (un po’ per pigrizia) dalla tunisina che rimettono in partita Kvitova. La ceca sente la difficoltà, eccome, e si concede addirittura qualche esultanza poco simpatica sugli errori dell’avversaria; nel tie-break però lo strappo decisivo è tutta farina del suo sacco, tanto che dopo aver colpito un dritto violentissimo nei pressi della rete rischia quasi l’invasione (chissà cosa sarebbe accaduto). A Ons non resta che annullare un match point con l’ennesima esibizione di pittino, ma su quello successivo può soltanto lanciare la racchetta alla sua sinistra per cercare di intercettare un passante troppo violento di Petra.

È una persona molto umile, è bello dividere il campo con lei” dice Kvitova a fine partita, dopo aver provato a far sparire il broncio di Jabeur con un tenero abbraccio. In semifinale ritroverà Barty, che l’ha sconfitta un mesetto fa all’Australian Open. La numero uno del mondo ha dominato primo e terzo set contro Muguruza, subendone potenza e aggressività solo nel secondo. Una vittoria da numero 1, contro una giocatrice che – non dimentichiamolo – a Melbourne ha sollevato il trofeo di consolazione.

Risultati:

[9] A. Sabalenka b. S. Zheng 3-6 7-6(2) 6-3
S. Kuznetsova b. [4] B. Bencic 6-4 6-4
[8] P. Kvitova b. [WC] O. Jabeur 7-6(2) 7-6(4)
[1] A. Barty b. [11] G. Muguruza 6-1 6-7(4) 6-2

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ATP

Evans ha il vento in poppa, a Dubai sfiderà Tsitsipas in semifinale

La prima semifinale opporrà il britannico, che ha sorpreso Rublev ed entrerà in Top 30 per la prima volta, al secondo favorito del torneo, che ha battuto Struff in volata

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Dan Evans - Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

Il vento l’ha fatta da padrone anche oggi in quel di Dubai, premiando chi si è saputo adattare meglio. Vediamo come sono andati i primi due quarti di finale, che hanno promosso l’atteso Stefanos Tsitsipas (finalista in carica) e il meno atteso Dan Evans.

D. Evans b. [6] A. Rublev 6-2 7-6 (9)

Le emozioni di sicuro non mancano quando Dan Evans scende in campo, come si è visto oggi nel successo su Andrey Rublev, ottenuto in due ore e 12 minuti vendicando la sconfitta del mese scorso ad Adelaide.

 

Reduce da due match durissimi contro Fognini ed Herbert, l’aspettativa era che il britannico avesse bisogno di colpire subito per non trovarsi coinvolto in un’altra maratona. In realtà solo il primo dei due assunti si è rivelato corretto: Evans ha colpito subito, concretizzando la terza chance avuta nel primo gioco, ed è scappato sul 4-1 pesante da cui Rublev non è riuscito a rientrare.Ammirevole il piano tattico dell’una volta tracagnotto albionico, il cui riadattamento tattico post-ban ricorda un po’ quello di Mardy Fish all’inizio dello scorso decennio – nato come giocatore di rete, Evans si è costruito un gioco difensivo di prim’ordine, l’apparente passività della sua posizione in campo compensata dalla straordinaria consistenza del suo back e dalla sua bravura nel cambiare lungolinea, e non è che si sia dimenticato come chiudere nei pressi del net, tutt’altro.

Il vento ha chiaramente determinato l’alto numero di break di questa settimana, influenzando per prima cosa il lancio di palla, e Rublev è forse il giocatore che ne ha fatto più le spese. Fra i giocatori di vertice, il russo è quello che perde più velocità fra prima e seconda, risultando perciò dipendente da alte percentuali con la prima, che non sono arrivate – solo 58% di prime in campo nel primo set, con un magro 57% di punti realizzati, 50 e 64 nel secondo.

Più di tutto, però, è stato lo zero su sei nelle palle break a condannarlo nel primo parziale (problema già avuto ieri con Krajinovic), in cui si è trovato immediatamente con le spalle al muro, implicitamente rendendo molto più pesante ogni eventuale chance avuta e sprecata. Furioso, e spesso coinvolto in una sticomitia con sé stesso, il russo ha dato la sensazione di poterla ribaltare all’inizio del secondo, quando ha salvato tre palle break immediate per poi passare nel quarto gioco, iniziando a muovere l’avversario, costretto a colpire tanti dritti in corsa.

Invece, Evans ha ritrovato le gambe, e ha iniziato a spingere lo slice per prendersi il punto a rete (19 discese nel secondo contro le 10 del primo), completando il capolavoro tattico che l’ha portato a servire per il match sul 5-4. Proprio al momento di chiudere, però, Evans si è irrigidito, commettendo un doppio fallo e un gratuito di dritto che hanno offerto due palle break a un avversario che era parso rassegnato alla sconfitta, trascinando il set al tie-break.

Come successo ieri con Herbert, Evans ha sfruttato il vento per spingere un’altalena di emozioni: si è portato avanti 3-1 con un altro punto di grande acume, chiamando l’avversario avanti due volte per poi passarlo con un rovescio lungolinea:

5/17 a rete per il russo, che però ha continuato il forcing da fondo recuperando immediatamente. L’equilibrio si è rotto con un doppio fallo esiziale del britannico sul 5-5, ma Rublev ha sotterrato il set point in rete in maniera desolante, ed Evans non si è fatto pregare, attaccando la seconda successiva a rete per salire a match point. Rublev è stato molto bravo, però, e ha giocato uno scambio attentissimo in cui Evans non ha mai potuto spingere. Il britannico è salito di nuovo a match point con uno slice lungolinea che ha sorpreso il russo, ancora bravo a salvarsi nello scambio. Un altro contropiede gliene ha dato un terzo sul 10-9, e stavolta il passante di Rublev è finito lungo, dandogli il più importante risultato della carriera a livello 500.

Ho fatto un casino sui match point, soprattutto quando ho servito per il match“, ha detto, sempre candido. “Sembra un clichè, ma alla fine conta rimanere lì con la testa e resistere, perché sapevo che le chance sarebbero arrivate. La calma e la freddezza sono gli aspetti di cui sono più contento al momento“.

Ho ancora benzina, è per questo che mi alleno, per durare cinque match in questo tipo di tornei“, ha risposto alla domanda su quanto i lunghi match giocati finora l’abbiano prosciugato. “Sarò pronto per domani“. In questo momento Evans salirebbe al N.27 delle classifiche mondiali, una rinascita incredibile per un giocatore soggetto a una squalifica per abuso di sostanze illegali – il parallelo con il fresco ritiro di Sharapova non può che sovvenire, con i dovuti distinguo. Per il tipo di gioco che ha è difficile che possa salire ancora molto, ma non può che far piacere vedere un giocatore che non solo possiede una grande varietà, ma anche una garra insospettabile.

Dan Evans – Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

[2] S. Tsitsipas b. J.-L. Struff 4-6 6-4 6-4

Decisamente diverso ma persino più combattutto il match fra due giocatori con un servizio molto più pesante quali il finalista 2019, Stefanos Tsitsipas, e Jan-Lennard Struff, con il greco che ha prevalso in due ore e 22 minuti, pareggiando gli scontri diretti sul 2-2.

La prima opportunità l’ha avuta proprio il teutonico (spesso vincente nel braccio di ferro), nel quinto game, ma una buona prima al centro di Tsitsipas gli ha fatto scentrare la risposta. Il greco è calato con la prima, però, scendendo dall’oltre 80% di inizio match al 59, concedendo lo 0-40 nel decimo gioco, tre set point. La tds N.2 ha salvato le prime due chance, ma sulla terza Struff ha spinto alla grande, esibendosi in due parate a rete che hanno portato l’avversario a steccare il passante in controbalzo, consegnandogli il parziale.

Tsitsipas non è certo tipo da uscire dal match, ed è passato subito nel secondo, dettando sapientemente e giocando sul tennis erratico del tedesco e crescendo con il rovescio, con cui è riuscito ad opporsi con più vigore alle prime e alle botte semi-piatte dell’avversario. La lentezza del campo ha continuato a favorire il peso di Struff, che si è procurato la palla del contro-break nel quarto gioco, fallita mettendo largo un dritto su una palla bassa. Nel quinto gioco ha steccato un dritto che avrebbe di fatto chiuso il set, rischiando di pagarlo quando Struff si è portato 15-40 nel momento in cui stava servendo per il set. Il servizio l’ha però cavato d’impaccio, permettendogli di andare al terzo.

Il set decisivo si è aperto come il precedente, con due palle break Tsitsipas, ma stavolta Struff si è salvato, grazie anche a un avversario un po’ incerto sugli appoggi, tenendo la battuta dopo due ulteriori chance avute dal greco e divenendo ancora più aggressivo. Al momento del dunque, però, Tsitsipas ha messo i pattini rimontando da 40-0 sotto nel nono game, procurandosi la palla per servire per il match con due recuperi clamorosi. Un’altra stecca l’ha inizialmente fermato, ma una risposta profonda ha nuovamente aperto la strada, e stavolta Struff ha regalato, mettendo lungo un dritto che ha chiuso la partita.

Stefanos Tsitsipas – Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

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