I tonfi di Ostapenko e Stephens, le battaglie (vincenti) di Venus e Kvitova

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I tonfi di Ostapenko e Stephens, le battaglie (vincenti) di Venus e Kvitova

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Ogni torneo ha il suo tonfo quotidiano. Questo sembra raccontare l’inizio di stagione femminile, anche se per la verità analizzando lo stato di forma (o lo storico) delle giocatrici coinvolte, di sorpresa si può parlare sino a un certo punto. Che Sloane Stephens perda una partita nei primissimi giorni dell’anno, peraltro contro una buona avversaria, non è certo cosa che debba lasciare a bocca spalancata: il 2018 lo aveva cominciato vincendo appena tre giochi contro Camila Giorgi a Sydney, quest’anno è salita a sette contro Johanna Konta a Brisbane. Sloane è giocatrice dotata di un talento sopraffino almeno pari al piglio quasi svogliato col quale affronta certi tornei, specie ai bordi della stagione. L’altra caduta coinvolge Jelena Ostapenko a Shenzhen, dove all’esordio ha raccolto meno giochi – due – del numero della testa di serie che figurava accanto al suo nome, il quattro. Neppure la lettone è nuova a brutte figure in tornei di secondo piano, in più questa volta si è trovata di fronte quel diavolaccio di Monica Niculescu che il più delle volte si incarta nei suoi stessi colpi atipici, altre volte – come questa mattina, addirittura in meno di un’ora – riesce a malmenare una top 30. Nel 2018 ci era riuscita soltanto due volte, peraltro contro la stessa avversaria (Rybarikova prima a Doha e poi a Miami).

LE ALTRE BIG – Un discorso che interessa perlopiù il torneo di Brisbane, il più prestigioso della settimana come suggerisce la categoria Premier. Sono partite molto bene Osaka e Sevastova, rispettivamente vincitrice e semifinalista dell’ultimo US Open, battendo rispettivamente le due australiana Aiava e Gavrilova. Ha dovuto soffrire decisamente di più Petra Kvitova, costretta a tre ore di agonia da una Danielle Collins particolarmente in giornata. Le due giocatrici sono divise da un oceano quanto a peso di palla, ma se spostiamo il discorso sul piano del fosforo e della capacità di giocare il colpo giusto al momento giusto, il tennis di Collins sa essere quasi accademico (del resto lei viene dal college). E anche molto insidioso, come testimonia la rimonta della statunitense nel primo set: è stata sotto 5-3 e poi 6-3 nel tie-break, prima di vincerlo con cinque punti di fila. Alla fine la campionessa ceca l’ha ribaltata vincendo il pericolosissimo tie-break del secondo set, che ha un po’ spento gli ardori della sua avversaria.

 

Ci hanno messo la giusta attenzione anche quasi tutte le favorite del torneo di Auckland, tra le quali deve ancora scendere in campo la n.1 del seeding Wozniacki (domani sarà opposta alla lucky loser Siegemund). Ne sono passate cinque su sette: fuori Martic per mano di una Kenin in netta crescita e la belga Van Uytvanck, ritiratasi dopo soli sette giochi. Ma del torneo neozelandese val la pena sottolineare soprattutto l’intramontabile agonismo di Venus Williams e un paio di vittorie particolarmente interessanti in prospettiva. La Venere del tennis femminile ha battuto in tre set Azarenka nell’incontro più ‘titolato’ di giornata, ammesso di dimenticare che a Perth si sono sfidati quarantatré Slam. La bielorussa sembra stia optando per un tennis diverso da quello che l’ha incoronata campionessa, meno potente, più dinamico e quindi adatto alla sua nuova conformazione fisica più esile. La maggiore delle sorelle Williams resta però una colpitrice formidabile, e l’ha dimostrato anche oggi.

Le vittorie ‘del futuro’ sono quelle di Amanda Anisimova e Bianca Andreescu. Quest’ultima a dire il vero non è stata protagonista di un gran 2018, nel quale non ha vinto alcuna partita nel circuito maggiore, ma ha cominciato con ottimo piglio la nuova stagione battendo l’ungherese Babos. Con Anisimova invece il rischio è di andare troppo oltre con la fantasia, perché sembra una giocatrice dotata ampiamente fuori dall’ordinario. Oggi l’ha aiutata il ritiro di Cepelova, avversaria che già oggi le si può dire largamente inferiori, ma il piglio con il quale scende in campo non è individuabile forse neanche tra le coetanee che con lei condividono propositi di grandeur. Il test contro Strycova sarà già discretamente probante per una 17enne che ne ha già superati di più grossi (ricordiamo la netta vittoria contro Kvitova a Indian Wells) ed è pronta a stupire il mondo. Se non ora, tra non molto.

In chiusura, prima del riepilogo dei risultati, una pilloletta dal feudo (bielo)russo in cui si sta trasformando il torneo di Shenzhen. Fuori solo Rodina per mano di Riske – mentre Pavlyuchenkova è stata sconfitta dalla connazionale Kudermetova, che sfiderà ai quarti la rediviva Zvonareva. Mamma Vera ha combattuto e sconfitto la serba Jorovic, che ieri aveva steso Garcia, e non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi. Sarà la sua storia, la sua particolare grazia, ma è difficile storcere il naso ad ogni sua vittoria.

A.S.

Risultati:

WTA Brisbane

A. Tomljanovic b. K. Siniakova 1-6 6-3 6-0
J. Konta b. [3] S. Stephens 6-4 6-3
[8] A. Sevastova b. D. Gavrilova 6-3 6-3
A. Sasnovich b. [Q] A. Potapova 6-4 7-5
[4] P. Kvitova b. D. Collins 6-7(6) 7-6(6) 6-3
[2] N. Osaka b. [Q] D. Aiava 6-3 6-2
L. Tsurenko b. [WC] K. Birrell 6-4 6-3

Il tabellone completo

WTA Shenzhen

[WC] V. Zvonareva b. [Q] I. Jorovic 7-5 4-6 6-4
S. Cirstea b. P. Parmentier 6-2 6-2
A. Riske b. E. Rodina 4-6 6-2 6-3
Kr. Pliskova b. [WC] S. Peng 3-6 7-6(6) 3-3 rit
[4] M. Niculescu b. [4] J. Ostapenko 6-2 6-0
[Q] V. Kudermetova b. A. Pavlyuchenkova 6-2 1-6 6-2

Il tabellone completo

WTA Auckland

S. Kenin b. [4] P. Martic 7-5 2-6 6-2
[7] K. Flipkens b. S. Vickery 6-2 6-2
[5] B. Strycova b. T. Townsend 6-2 6-7(5) 6-3
[Q] B. Schoofs b. [8] A. Van Uytvanck 3-4 rit
[3] S-W. Hsieh b. P. Hercog 6-2 6-3
M. Barthel b. [Q] S. Soler-Espinosa 6-2 7-6(1)
[2] J. Goerges b. J. Larsson 6-0 6-4
[6] V. Williams b. V. Azarenka 6-3 1-6 6-3
[WC] A. Anisimova b. [Q] A. Cepelova 6-2 3-0 rit
[Q] B. Andreescu b. T. Babos 6-4 7-6(6)

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Editoriali del Direttore

Due verdetti ci regalano un ‘quarto di finale’ tra Federer e Djokovic, sempre a Londra

Non va gettata la croce addosso a Berrettini per non aver saputo approfittare di un Federer non irresistibile. Thiem-Djokovic match straordinario e per l’austriaco è record

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Roger Federer - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
Video sponsorizzato da BARILLA

da Londra, il direttore

Nota per i lettori C’è stato un franco chiarimento con Rafa Nadal subito dopo la sua partita con Medvedev. Ci siamo entrambi spiegati i motivi che hanno portato al reciproco equivoco e a espressioni non consone, in buona parte dovuto all’inglese imperfetto – in particolare in questo episodio – di entrambi per reciproca ammissione. Basta così. Cambiamo argomento con soddisfazione generale e, fra Nadal e il sottoscritto, permane la immutata stima di sempre. Quanto ai lettori pensino, come sempre, quel che si sentono di pensare, ma a questo punto ogni ulteriore commento mi parrebbe davvero superfluo, con buona pace per tutti. Grazie a tutti per la partecipazione.

Mentre io mi affannavo a leggere diverse centinaia di vostri commenti sul sito (e altrettanti su Facebook) a margine dell’episodio con Nadal – e ho dedicato un lungo commento in evidenza all’interno dell’articolo sulla vicendai primi due verdetti sono arrivati già dopo la terza giornata delle finali ATP. Dominic Thiem, match-winner su Djokovic della partita più bella di questo Masters, e forse anche dei Masters più recenti a mia memoria, è già in semifinale, è sicuro primo nel gruppo Borg. Così come purtroppo Matteo Berrettini, uscito con la testa molto più alta che non a Wimbledon contro Federer e tuttavia battuto, rischia fortemente di fare la stessa fine di Panatta e Barazzutti che non vinsero un match quando arrivarono a giocare il Masters di fine stagione.

Magari contro un Thiem un po’ meno motivato perché già in semifinale (per la prima volta, primo austriaco di sempre) e forse desideroso di risparmiare energie, Matteo potrebbe riuscire a cancellare la casella zero dopo otto partite azzurre ai tre Masters. Non è stato un Federer brillante quello che lo ha battuto, tuttavia va detto che lo svizzero – anche per le risposte deficitarie di Matteo – aveva perso soltanto cinque punti in sei turni di servizio nel primo set. E cinque sono rimasti anche dopo il tiebreak nel quale Matteo è stato tradito proprio dalle sue armi predilette, il dritto che ha sparacchiato fuori sull’1 pari, il doppio fallo che ha consentito a Roger di andarsi a giocare due servizi sul 5-2.

Matteo ha poi compromesso tutto cedendo la battuta a zero nel primo game del secondo set. Se non è un problema di esperienza questo, che cosa è? Così Roger ha potuto controllare agevolmente la partita fino a che sul 4-3 ha fatto quattro regali a Matteo e ha dovuto fronteggiare tre palle break, le sole conquistate nel match dal nostro. Se le è giocate maluccio, in particolare una. Federer gli ha battuto tutte e tre le volte sul dritto. E lui ci è arrivato male.

 
Matteo Berrettini – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Nel ’75 Panatta aveva 25 anni, come Barazzutti nel ’78 (ma si giocò a gennaio ’79) e Matteo è due anni più giovane rispetto a loro. Come ha ricordato Federer: “Io 17 anni fa avevo un rovescio molto debole, credo che lo potrà certamente migliorare anche Berrettini”. Ne sono convinto anch’io. Il rovescio, l’ho scritto tante volte, si impara. L’hanno dimostrato Federer, come lo ha ricordato lui stesso, e anche Nadal. E, sempre come ha detto Roger, oggi chi ha un gran servizio e un gran dritto può fare molta strada.

L’ostacolo più difficile da sormontare, secondo me, sarà il “footwork”, come ha sottolineato e non a caso ancora Federer. Roger è sempre stato un atleta naturale straordinario, idem Nadal, idem Djokovic, idem Murray. Fab Four campioni di grande talento, indubbiamente, ma sarebbero stati fortemente vincenti (forse solo un pochino meno) anche se non si fossero ammazzati di lavoro in palestra. Invece Matteo, per via del suo metro e 96 che lo aiuta nel servizio ma non nel resto, dovrà sempre combattere per diventare anche reattivo nella risposta, agile negli spostamenti e nei cambi di direzione.

Il fatto che lui, Santopadre e Rianna sappiano che c’è ancora tanta strada da fare, aiuterà il suo sviluppo. Si sapeva che sarebbe stato il vaso di coccio fra tre vasi di ferro, che sarebbe stato uno stage di studio, d’esperienza. Ha fatto miracoli ad arrivare dove è arrivato, Federer stesso si è detto sorpreso di esserselo ritrovato di fronte al Masters. Chi ben comincia è a metà dell’opera… Appunto, Matteo è ancora a metà. Fra i primi 10 può resistere. Con gli over 30 probabilmente declinanti dovrà far di tutto per salire fra i cinque nell’arco di un triennio.

Proprio per il problema della ridotta mobilità – per questi livelli – a mio avviso dovrà lavorare il più possibile per trasformarsi in un tennista d’attacco. Non capisco perché non possa azzardar qualche serve&volley in più. Anche perché a rete non è malvagio. È certo meglio, a mio avviso, di Zverev nei pressi della rete… e ora non azzardo più confronti con Thiem (soprattutto dopo ieri sera!) sennò chissà quante me ne dite. Ma Thiem a rete non è ancora fenomeno come da fondocampo.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Il Thiem visto scontro Djokovic è parso fenomenale: Chapeau, mai visto giocare con la stessa intensità del matchpoint tutta la partita, sparando su ogni palla” ha riconosciuto con grande fair-play Nole anche se era furioso, tant’è che ha lasciato la sala stampa con uno scatto da centometrista appena dopo una terza risposta data in fretta e furia, prima che la moderatrice ATP Nanette Duxin interpellasse i giornalisti serbi. Il lavoro di Massu, che lo ha costretto a giocare più vicino alla riga di fondocampo anziché dai teloni, sta dando i suoi frutti. Ecco perché Dominic ha lasciato il vecchio coach di sempre, Gunther Bresnik. Aveva bisogno di nuovi stimoli.

Adesso il match di giovedì fra Federer e Djokovic, rivincita di Wimbledon (il miglior match dell’anno, e non solo perché deciso sul 12 pari dal tiebreak favorevole a Nole che da allora ne aveva vinti nove di fila) sarà come un quarto di finale di un torneo a eliminazione diretta. Bello, bellissimo, fra i due giocatori che hanno vinto più Masters, sei Federer e cinque Djokovic (mentre Nadal neppure uno), ma anche crudele spareggio. Crudele anche per chi aveva acquistato a 150 euro circa i biglietti per le semifinali di sabato, perché uno dei due sarà già tornato a casa da moglie e pargoli.

Rischia di tornare a casa, e di perdere la leadership mondiale, anche Rafa Nadal che offre a Daniil Medvedev la rivincita della bella finale dell’ultimo US open. Guai a fidarsi dei precedenti però, dopo che Rafa ha perso lunedì da Zverev che aveva sconfitto cinque volte su cinque, mentre anche Medvedev aveva mandato alle ortiche il suo analogo bilancio di cinque vittorie su cinque con l’assai poco amato Tsitsipas. Non mancherò di sedermi in conferenza stampa quando verrà Rafa Nadal. Vedrò se fare o meno una domanda a Rafa, sperando di non venire male interpretato stavolta.

Berrettini non è stato fortunato a finire nel gruppo Borg, ma secondo me per ora è un po’ indietro rispetto agli altri Maestri qualificatisi per questa edizione. Non si poteva pretendere troppo di più da lui. Era già stato un miracolo ritrovarlo qua. Il 2020 sarà un anno impegnativo, quello della riconferma. Non ha grandi cambiali da pagare per tutti i primi mesi dell’anno. Questo lo dovrebbe avvantaggiare. Potrà giocare relativamente sereno. Non è poco. Io sono fiducioso sul suo conto.

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ATP

Thiem strappa a Djokovic un terzo set schizofrenico e vola in semifinale

LONDRA – Succede di tutto nel set decisivo: Thiem va avanti di un break e si fa rimontare, serve invano per il set ma alla fine la spunta al tie-break. Berrettini eliminato, Federer-Djokovic a eliminazione diretta

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

[5] D. Thiem b. [2] N. Djokovic 6-7(5) 6-3 7-6(5) (da Londra, il nostro inviato)

Un dritto di Djokovic che si spegne in rete all’incirca alla mezzanotte italiana sancisce la qualificazione alle semifinali di Dominic Thiem, che vince un match appassionante e addirittura schizofrenico nella sua coda, un terzo set in cui Thiem è stato costretto a vincere la partita praticamente tre volte. Ne fa le spese parzialmente l’ex tiranno serbo, il cui cammino verso le semifinali si complica un po’ così come la prospettiva di tornare in vetta al ranking. Nulla, comunque, che possa prescindere dal battere Federer nel terzo e ultimo incontro del girone. Viene invece eliminato Matteo Berrettini, che sfiderà un lanciatissimo Thiem – che addirittura è già certo del primo posto nel girone – soltanto per la gloria di ottenere la prima vittoria nel torneo (oltre che per punti e soldi).

Insomma, dopo aver visto una sontuosa versione di Thiem sul veloce indoor (forse la migliore della carriera fino a… poche ore fa) superare Federer, le speranze di Berrettini di rimanere in corsa per le semifinali erano affidate al cinque volte Maestro Djokovic, da cui ha ricevuto la prima severissima lezione domenica. Purtroppo per gli italici colori però la sfida per il primato del girone è stata di gran lunga la più bella vista finora e una delle più belle dell’anno sulla distanza corta. Il match, stupendo e primo di queste Finals ad arrivare al terzo set (meritatissimo per il pubblico molto pagante), è stata vinto dal n.5 del mondo, che dopo le tre vittorie sul rosso (Roland Garros ‘17 e ’19, Montecarlo ’18) batte Djokovic anche sul veloce indoor, risultato che certifica il suo valore anche sulle superfici veloci (erba a parte).

 

PRIMO SET – Dopo quattro giochi gradevoli ma senza sorprese, Djokovic rompe l’equilibrio sfruttando con classe la palla break. Thiem però già dai primi scambi mostra di essere, come sempre, molto centrato e soprattutto più propositivo; il dritto è al fulmicotone e i piedi si muovono rapidissimi. Il contro-break è immediato e addirittura lascia Nole a zero, con una gran risposta e due vincenti, prima di dritto e poi di rovescio, costruiti con uno schema tanto efficace quanto spettacolare. Il match è davvero bello, perché nessuno dei due regala punti all’avversario, fosse anche sul 40-0 sotto. Sul 3-2, il n.2 del mondo cerca subito di risalire di un break, costringendo Dominic agli straordinari per evitare di perdere la battuta. Superbo lo scambio che dà una palla break a Nole nel quale un alternarsi a rete termina con il serbo che rincorre una palla e riesce a tramutarla in un vincente giocando il dritto lungolinea praticamente spalle al net.

Il match prosegue con ottimi scambi, Dominic soffre in uscita dal servizio se la risposta profonda al corpo o quasi lo costringe al rovescio in back, soluzione sulla quale deve ancora lavorare. È però Nole che non si esprime sui livelli mostrati contro Berrettini, ma a parte la grande risposta molto di questo è merito di Thiem, che mette in campo tutta la sua rapidità e un dritto bomba. La difesa di Nole però regge bene ed è naturale l’epilogo al tie-break. Qui è il campione di Melbourne e Wimbledon a fare e disfare: sale di un minibreak due volte e altrettante viene ripreso, poi sul 5-3 il finalista di Parigi per due punti consecutivi si costruisce l’occasione per esplodere un grandioso vincente di diritto inside out per il 5 pari. Il pubblico è in gran parte dalla sua ma la roccia di Wiener-Neudstadt si ingolosisce e cerca la stessa soluzione per la terza volta di fila, stavolta mandando il drittone a uscire largo in corridoio. Nole ha il set-point sul suo servizio, raccoglie il peccato di gola austriaco e ringrazia. Un’ora e 5 minuti che tengono vive le speranze di Berrettini di rimanere in corsa nel torneo.

Thiem però non è molto sensibile alle sorti del romano, perché il secondo parziale lo vede scattare 3 game a 0 centrando il break del secondo gioco con tre punti di fila dal 30 pari, due rovesci vincenti, il secondo davvero deluxe. I dritti che l’austriaco sa sparare sono proiettili di grosso calibro che fanno i buchi nel campo. Djokovic tenta in tutti i modi di recuperare ma non vede l’ombra di un break-point, arrivando ai vantaggi solo nel quinto gioco. In questo set la prima di servizio prende il campo solo una volta su due (55%), ma con la seconda Dominic vince il 79% dei punti, di fatto efficace come una prima. Questo naturalmente grazie a una reattività spaventosa e ad una solidità che supera persino quella del serbo. Dei 15 vincenti (contro soli 7 gratuiti) ben 9 sono col dritto di grosso calibro: il terzo set è inevitabile.

SET DECISIVO – Mentre Berrettini in questo momento sa che le sue prime Finals termineranno giovedì, il primo terzo set di questo Masters si preannuncia di fuoco. Sarà così, ma non sembra all’inizio, quando Thiem toglie subito la battuta a Djokovic e resta avanti fino al 3-2 e servizio. Non si nota nel robot austriaco possibilità di calo. Dall’altra parte della rete però c’è un signore che ha in casa 16 trofei dello Slam e un ritorno dagli inferi dei giocatori praticamente finiti che ha dell’incredibile. E a giugno ha strappato il nono Wimbledon dalle mani di Re Federer annullandogli due match point di fila. Insomma, duretto a morire. Recupera fino al 3 pari, poi quando Thiem sul 5 pari allunga con un prodigioso break a zero… Nole è bravo a sfruttare un game di distrazione dell’austriaco e impone il tie-break finale.

L’ultima frazione di match vede prima l’allungo di Novak e poi il portentoso parziale di cinque punti a zero di Dominic, che sul 6-4 centra la vittoria al secondo match point, dopo 2 ore e 34 di grande spettacolo. Thiem diventa così il primo semifinalista delle Finals 2019, ed è già certo di affrontare il giocatore che arriverà secondo nel Gruppo Agassi. Vedremo come affronterà il match contro Berrettini, per lui ininfluente per quanto attiene al prosieguo del torneo. Di sicuro, giocando così, non sarà facile per nessuno affrontarlo nella fase in cui il torneo procederà per eliminazione diretta. 

Novak Djokovic – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

La situazione aggiornata del Gruppo Borg
Gruppo Borg, day 1le vittorie di Djokovic e Thiem
Gruppo Borg, day 2la prima vittoria di Federer

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Al femminile

Alla prova dei fatti, stagione WTA 2019

Da Amanda Anisimova a CoCo Vandeweghe, top e flop delle previsioni avanzate all’inizio dell’anno

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Bianca Andreescu - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Il primo gennaio avevo pubblicato un articolo dal titolo “WTA, chi migliorerà nel 2019?” con indicati i nomi di alcune giocatrici che pensavo sarebbero progredite nel corso dell’anno; ora che il calendario WTA è ufficialmente concluso, è arrivato il momento della verifica.

Prima di controllare, però, è necessario un chiarimento. Il ranking di partenza utilizzato non è quello che WTA definisce “Year-End” e che esce all’inizio di novembre. Le previsioni erano state fatte due mesi dopo, e nel frattempo alcune tenniste avevano giocato tornei ITF, determinando spostamenti in classifica non sempre trascurabili. Fare finta di nulla non mi sembrava corretto; ecco perché avevo deciso di utilizzare i dati del 31 dicembre 2018. Per esempio Potapova e Gasparyan erano migliorate, mentre Sabalenka aveva peggiorato, a causa dell’uscita dei punti vinti nel primo torneo del 2018.

Ripensandoci, mi sono reso conto che sarebbe stato meglio usare la classifica della settimana precedente alla scadenza dei primi tornei di gennaio, ma ormai è andata così; lo terrò presente per il futuro.

Non so se sono riuscito a spiegarmi, è sempre difficile sintetizzare i meccanismi del ranking. Ma non è poi così grave, in fondo questi articoli sono soprattutto una scusa per parlare di alcune giocatrici. E adesso cominciamo la verifica, seguendo l’ordine dell’articolo di gennaio.

CoCo Vandeweghe
ranking 31 dicembre 2018: n°100
ranking  4 novembre 2019: n°332
Differenza: – 232
Qualità/difficoltà della previsione: sbagliata, ma con notevoli attenuanti
Un disastro, almeno per le regole del nostro articolo. In realtà quest’anno Vandeweghe non ha giocato a tennis per problemi fisici: un complicato infortunio al piede destro l’ha tenuta fuori dal Tour per sette mesi. Il suo primo match è stato addirittura il 30 luglio nel torneo di San Josè, quando ormai la stagione si avviava verso la conclusione.

Al rientro era scesa al numero 638 della classifica; da allora ha intrapreso il cammino di recupero, grazie ad alcune wild card e a impegni nei tornei ITF, che le hanno permesso di risalire 300 posti in poche settimane. Il difficile arriverà al momento di attaccare i piani più alti del ranking.

Amanda Anisimova
ranking 31 dicembre 2018: n°96
ranking  4 novembre 2019: n°24
Differenza: + 72
Qualità/difficoltà della previsione: media
Dopo le imprese compiute quest’anno, oggi tutto sembra chiaro ed evidente, e consideriamo la posizione di Anisimova a inizio stagione ampiamente sottostimata. Ma quando si parla di una giocatrice di 17-18 anni (nata il 31 agosto 2001) non si può mai essere certi che non arrivino crisi di crescita.

La semifinale del Roland Garros, persa rocambolescamente contro la futura campionessa Barty, le aveva permesso di salire a ridosso delle prime venti (numero 21), poi la seconda parte di stagione è stata segnata dalla morte del padre, che era anche suo coach, con inevitabile forfait agli US Open e un finale di stagione in Asia con soli tre match.
Sarà straordinariamente interessante scoprire come funzionerà la nuova collaborazione tecnica con Carlos Rodriguez, ex coach di Justine Henin e di Li Na.

Kristyna Pliskova
ranking 31 dicembre 2018: n°94
ranking  4 novembre 2019: n°66
Differenza: + 28
Qualità/difficoltà della previsione: bassa
Se qualcuno ha presente l’articolo “gemello” dello scorso anno, forse ricorderà che la Pliskova mancina era stata una delle mie scelte sbagliate. Numero 61 nel gennaio 2018, aveva concluso la stagione oltre 30 posti indietro. Davvero un regresso eccessivo, che mi ha spinto a scommettere nuovamente su di lei: troppo invitante la posizione di partenza.

Alla fine Kristyna è tornata all’incirca dove era due stagioni fa. Siamo però ancora lontani dal numero 35, best ranking di carriera del luglio 2017. A 27 anni compiuti (è nata il 21 marzo 1992) non me la sento più di scommettere su un progresso nel 2020, anche se continuo a pensare che con più serenità nell’affrontare i punti importanti dei match potrebbe stare in posizioni di classifica migliori.

Anastasia Potapova
ranking 31 dicembre 2018: n°93
ranking  4 novembre 2019: n°93
Differenza: nessuna
Qualità/difficoltà della previsione: sbagliata
La stagione di Potapova è la conferma di quanto detto per Anisimova: di fronte a giovani emergenti per le quali tutti prefigurano un futuro radioso, le crisi di crescita sono sempre possibili. Dopo gli oltre 140 posti guadagnati nel 2018, Potapova non è riuscita a continuare sulla stessa linea, e si è fermata esattamente alla stessa posizione di partenza.

Nel 2019 il meglio lo ha raccolto sulla terra rossa, eliminando Sevastova a Praga e Kerber al Roland Garros. Poi, se si esclude la vittoria per ritiro contro Zhang, non è riuscita a sconfiggere altre Top 50, e questo dato un po’ preoccupa. Resta il fatto che condannarla per una stagione opaca è molto prematuro, visto che stiamo parlando di una giocatrice nata il 30 marzo 2001.

Margarita Gasparyan
ranking 31 dicembre 2018: n°92
ranking  4 novembre 2019: n°87
Differenza: + 5
Qualità/difficoltà della previsione: facile
Giudico facile la previsione perché Gasparyan al numero 92 del ranking era, sul piano tecnico, sottostimata. Alla fine, almeno formalmente, i numeri mi danno ragione, ma in sostanza è stata una stagione di stasi. E, ancora una volta, per guai fisici: non solo a causa del ginocchio sinistro di cristallo, ma anche per malanni vari che nel 2019 l’hanno portata a ben 5 ritiri a match in corso.

Cinque ritiri su 41 partite disputate sono quasi un record, e danno la misura della sua fragilità. Eppure sarebbe bastato uno stop in meno, quello di Wimbledon, e forse parleremmo in modo diverso del suo 2019. Invece un problema al quadricipite ha fermato Margarita al secondo turno dei Championships mentre conduceva su Svitolina (7-5, 5-5). La stessa Svitolina sconfitta qualche giorno prima a Birmingham (6-3, 3-6, 6-4) e che a Londra sarebbe arrivata in semifinale. Sliding doors…

a pagina 2: Le giocatrici fino alla posizione 40

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