Quanti ricordi ammirando Andy Murray

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Quanti ricordi ammirando Andy Murray

Il direttore ripassa alcuni momenti magici di una carriera strepitosa nonostante Federer, Nadal e Djokovic. Con le sue prime sensazioni. E si pente di averlo battezzato il Ringo Starr dei Fab Four

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Che choc, che tristezza, che pena. Mi si è stretto il cuore, m’è venuto un groppo alla gola, non sono riuscito a guardare quel video in una sola volta. Ho avuto bisogno di fermarmi e riprendere a scorrere in due riprese tutto il commovente filmato proveniente dall’Australia (non sono ancora a Melbourne) che mostrava Andy Murray non più nei panni del Braveheart di Dunblane e del guerriero che è sempre stato, ma in quelli di uno sfortunato ragazzo in lacrime, dolorosamente incapace di proferire parola, il capo chino, le mani a coprirsi il viso, per annunciare il suo singhiozzante “No Mas” dopo 20 mesi di dolore e di stop prolungati fra un intervento chirurgico e l’altro, fra mesi e mesi di infermeria, riabilitazione e soltanto sette vittorie portate a termine nel 2018.

Un campione vero, Andy, e un grande uomo che non ha mai detto una parola fuori posto – altro che sul campo dove invece ne ha sempre dette di tutti i colori, ma sempre contro se stesso – che ha sempre rispettato tutti, avversari, fans e giornalisti alle cui domande rispondeva sempre impegnandosi a dare il meglio di sé, proprio come sul campo. Essere riuscito a vincere 3 Slam, 14 Masters in mezzo a 45 tornei e una Coppa Davis vinta praticamente da solo, ed essere stato il numero 1 del mondo per 41 settimane – unico Brit – da quel magico 7 novembre nel quale riuscì a conquistare la ventiquattresima vittoria consecutiva e a battere Novak Djokovic, è stata un’impresa pazzesca considerando gli avversari che si è trovato di fronte e anche la pressione continua che è stato costretto a sopportare nel Regno Unito dove dopo Fred Perry non era stato più vero campione nessuno, nemmeno Tim Henman e Greg Rusedski, e dove la magia di Wimbledon pesa come una cappa insopportabile su qualunque tennista britannico.

E non l’hanno costretto alla resa i tre grandi campioni della sua era, Federer, Nadal, Djokovic, nei quali Andy ha avuto la sfortuna, ma anche l’orgoglio, di imbattersi riuscendo anche non poche volte a prevalere, ma una maledetta anca destra che alla fine ha preso il drammatico sopravvento. Tutti si erano accorti della serietà dell’infortunio in occasione della semifinale 2017 del Roland Garros, quando era ancora n.1 del mondo e perse da Wawrinka.

 

Forse – e sarebbe ancora più ingiusto e terribilmente triste – lo scozzese non ce la farà neppure a trascinarsi, zoppicando, fino al prossimo Wimbledon, come sta ancora romanticamente sognando. È lì che vorrebbe far sentire il suo canto del cigno. Cioè laddove aveva vinto la sua prima medaglia d’oro olimpica nel 2012 sconfiggendo Federer, prima di ripetersi nei veri Championships l’anno dopo, quando dopo 77 anni – 28.127 giorni!  – era riuscito a… mettere a riposo l’ingombrante ombra di Fred Perry, l’ultimo Brit campione all’All England Club nel 1936.

Si dirà che dalla vita Andy ha avuto tutto, che è stato in fondo fortunato, fin da quando lui a 8 anni e il fratello Jamie a 9 scamparono all’eccidio di Dunblane del 13 marzo 1996, uno dei fatti più tragici della storia scozzese: uno squilibrato, Thomas Watt Hamilton, uccise a colpi di pistola 16 scolari fra i 5 e i 6 anni e la loro insegnante prima di suicidarsi.

Ha vinto tanto, tantissimo, nel Regno Unito – dove a inizio carriera veniva ricordato che era scozzese quando perdeva e britannico quando vinceva – la sua fama ha oscurato perfino quella degli assi del pallone e delle pedate. Con Norman Brookes (1939) è l’altro solo tennista che sia mai stato fatto Cavaliere dalla monarchia britannica. Ma qui non starò a ricordare i suoi successi, li trovate ovunque, così come troverete su Ubitennis decine di articoli che abbiamo scritto su lui. L’ultimo, a mio avviso assolutamente mirabile, quello di Agostino Nigro, scritto a dicembre e che ho chiesto alla redazione di pubblicare nuovamente.

Non le ho davvero contate ma credo di aver assistito a diverse centinaia delle sue 840 partite dai suoi esordi a oggi. Fra i più nitidi e antichi ricordi c’è quello degli ottavi di finale all’Australian Open 2007 contro Rafa Nadal. Andy era in ritardo sulla tabella di marcia con gli altri Fab, anche se già nel 2006 aveva raggiunto gli ottavi a Wimbledon. Ma quel giorno giocò in un modo fantastico, cambiando continuamente ritmo, accelerando di rovescio e poi rallentando di dritto, ma anche viceversa, tanto che lo ribattezzai “il nuovo Gattone Mecir”. Era avanti due set a uno, perse al quinto perché non era ancora forte fisicamente come il toro di Manacor. Ma quel giorno mi colpì in modo indelebile per la sua straordinaria imprevedibilità: era capace di alternare in modo per nulla banale o scontato, accelerazioni di colpi anticipati e soprattutto piatti – quindi per ciò stesso molto più penetranti di un qualsiasi colpo liftato o tagliato – a colpi improvvisamente accarezzati e senza peso, ma liftati alti e profondi, capaci di destabilizzare il ritmo di qualunque avversario.

Mi impressionò per la spiccata intelligenza del suo tennis che non aveva colpi immediatamente decisivi, sebbene la risposta di rovescio fosse apparsa subito formidabile – ricordo che fu cronometrata a Shanghai a 160 km orari – ma erano le sue trame, la sua strategia di gioco a sedurmi. Un’intelligenza, dicevo, decisamente superiore alla media. E insieme a quella come non restare affascinati dall’irriducibile grinta, dai recuperi impossibili, da quelle gambe che mulinavano vorticosamente e che hanno corso così tanto – forse più del necessario e del dovuto? – da fargli pagare alla fine il prezzo salato che lo ha forse fermato per sempre.

Aveva il talento per essere un po’ meno passivo, ma talvolta se ne dimenticava. Ricordo di aver scritto un articolo che ne magnificava le doti quel giorno in cui batté Federer al Masters di Shanghai 2010, per l’ottava volta nei primi 13 duelli. Mica exploit da poco eh?

Ricopio quanto scrissi quel giorno in Cina:

a) Andy è probabilmente il miglior ribattitore del circuito.

b) La sua diagonale rovescia è paragonabile per efficacia al Nadal che sfrutta il vantaggio d’essere mancino per creare difficoltà al rovescio di Federer.

c) Riesce a tirare passanti diabolici anche con il suo colpo meno incisivo, il dritto, come ha fatto vedere oggi sia correndo in laterale – esempio il passante straordinario lungo linea che pur giocato in posizione assai squilibrata lo ha portato al setpoint nel primo set – che correndo in avanti – esempio il passante incrociato stretto anch’esso straordinario sulla volée smorzata di Roger sul set point. Alla fine non sai se restare indietro ad aspettare che sbagli e non sbaglia quasi mai, oppure se attaccarlo esponendosi ai suoi passanti. È un dilemma tattico che può confondere qualsiasi avversario.

d) È miglioratissimo al servizio rispetto ai tempi cui mi riferivo del suo match perso al quinto con Nadal in Australia 3 anni fa 6-1 al quinto, tant’è che stamani ha servito mediamente la “prima” a 20 km orari più veloce di Roger e soprattutto ha rinforzato la seconda, conquistando infatti più del 50 per cento dei punti anche quando ha dovuto farvi ricorso.

e) In quanto a tocco, e la grande efficacia delle sue smorzate lo dimostra, solo lui può competere con Federer (più di Nadal che pure ne ha, più di Djokovic che ne ha così così, più di Del Potro, Roddick e altri che ne hanno molto meno).

f) Atleticamente è proprio un altro rispetto a quello che scoppiò contro Nadal e comunque sulla distanza dei due set su tre è fortissimo perché riesce a mantenere sia spunto di velocità che concentrazione mentale.

Beh, ecco perché chiunque discuta oggi le qualità di campione dello scozzese secondo me… ci vede poco. Risulti o meno simpatico alla gente. Concludo aggiungendo un’altra osservazione già fatta tante volte, una sorta di chiodo fisso: Murray non è il prodotto di una scuola tennistica, di una federazione. Non è necessario esserlo. Murray è il prodotto di… se stesso, tutt’al più anche della madre e di una famiglia che ha creduto in lui e nella sua voglia di arrivare, nella sua decisione di andare a lavorar duro e a migliorarsi in Spagna – è certo lì che ha sviluppato quel tocco, quel timing perfetto nel decidere quando giocare le smorzate – nella sua testardaggine alla ricerca di una soluzione tecnica soddisfacente magari non ancora raggiunta, visto l’avvicendarsi dei coach, ma mai abbandonata, anzi lungamente cercata.

Un tipo deciso e tosto come Murray, ecco dove volevo arrivare, si è fatto da solo e avrebbe potuto benissimo venir fuori anche in Italia. Uno come lui – credo – non si sarebbe fatto condizionare né dalla Federazione, né dalla stampa, né da nessuno.

Dopo lo US Open del 2012, il primo Slam vinto dallo scozzese, scrivevo che a mio parere, anche se Andy aveva chiuso l’anno a n.4 dietro i soliti tre Beatles della racchetta, e Djokovic vantava un gap enorme di punti su Federer, chi aveva più titoli per meritare la leadership mondiale era proprio Murray: Questo è il primo anno dal 2003 in cui i 4 Slam hanno avuto quattro vincitori diversi: Djokovic in Australia su Nadal, Nadal in Francia su Djokovic, Federer su Murray a Wimbledon, Murray su Djokovic all’US Open. Un anno particolare questo perché non c’è dubbio che il Wimbledon Olimpico, vinto da Murray su Federer, meriti di affiancarsi agli Slam – e più dei Masters 1000 – come torneo di super-prestigio, forse anche per via della location… Murray è il solo ad avere vinto 2 tornei dei cinque che sono poi – salvo che per gli addetti ai lavori – quelli che l’opinione pubblica ricorda meglio e dà maggior peso. Non solo: Murray è stato finalista nel torneo che di solito viene considerato di più, quello di Wimbledon. Nelle cinque finali sopracitate Djokovic e Murray compaiono in tre finali, Nadal e Federer invece in due”.

Insomma, nel 2012 Murray pareva avermi smentito. Ero stato io per primo a ribattezzarlo il Ringo Starr dei Fab Four, il grande perdente dopo 4 finali di Slam fallite, eterno incompiuto, figlio di mamma, malato immaginario etcetera. Me ne sarei pentito, anche se oggettivamente, di fronte a Federer-Lennon con i suoi 20 Slam, Nadal McCartney con i suoi 17, Djokovic Harrison con i suoi 14, lo scozzese che ne ha vinti solo 3 non poteva essere messo sullo stesso piano degli altri. Però era un nomignolo ingeneroso, anche perché rispetto a Ringo Starr si diceva sempre che ci fossero tanti batteristi migliori, mentre nessun tennista è stato più… quarto di Murray.

Quando nel 2013 Andy ha messo fine ai ricordi nostalgici di Fred Perry, beh sembrava davvero che avesse svoltato. Era mancata soltanto la Regina. Ma c’era Lendl al fianco di Andy e forse era più importante.

I NUMERI DI ANDY

  • 45 titoli complessivi
  • 3 titoli del Grande Slam
  • 2 ori olimpici in singolare
  • 14 Masters 1000
  • 1 ATP Finals
  • 41 settimane al N.1 del ranking mondiale
  • Giocatore dell’anno 2016 per ATP e ITF

GLI H2H

  • vs Federer: 11-14 (vinta finale Olimpica 2012)
  • vs Djokovic: 11-25 (vinta finale US Open 2012 e Wimbledon 2013)
  •  vs Nadal: 7-17 (vinta semifinale US Open 2008 e Australian Open 2010)

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ATP

ATP Roma, Sonego infiamma il Foro Italico: Rublev ko, è semifinale!

Strepitosa vittoria in rimonta del torinese: è il primo italiano in semifinale dai tempi di Volandri. Ora la sfida con Novak

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Lorenzo Sonego - ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

L. Sonego b. [6] A. Rublev 3-6 6-4 6-3

È Sonego-mania al Foro Italico. Un Lorenzo semplicemente strepitoso si regala, e ci regala, la semifinale al Masters 1000 di Roma. Il torinese può saltare e ballare col pubblico della Grand Stand Arena. Dopo aver superato Dominic Thiem negli ottavi, batte nei quarti un altro top ten come Andrey Rublev, con un’esaltante rimonta: 3-6 6-4 6-3 il risultato finale alla Grand Stand Arena.

Tanto cuore, ma soprattutto tanto tennis di qualità per un’altra memorabile partita di un Sonego che è stato bravissimo a rimanere in partita dopo un primo set a senso unico per insinuare dubbi e nervosismo nella mente del moscovita impedendogli di condurre le danze e spostando la contesa su terreni tatticamente per lui scomodi. “Rublev non ti lascia il tempo di pensare e allora devi prendere l’iniziativa – ha detto Sonego a caldo ai microfoni di Sky Sport -. Nel secondo set ho messo i piedi nel campo per non subire più il suo gioco. Quando lascia andare il diritto e il rovescio fa molto male, ma io sono stato bravo a reagire e poi a mantenere lo stesso livello per tutta la partita”.

 

Probabilmente in pochi si aspettavano che Sonego potesse esprimere un livello simile contro Rublev, numero 7 ATP, numero 2 della Race to Turin e giocatore con più partite vinte nel 2021 (alla pari di Stefanos Tsitsipas). La semifinale al Foro Italico, però, è realtà. Lorenzo riscrive le pagine di storia del torneo: è il primo italiano ad arrivare al penultimo atto del Masters 1000 capitolino dal 2007, quando a riuscirci fu Filippo Volandri; è il quinto italiano a farcela nell’Era Open dopo l’attuale capitano Davis, Bertolucci (1973), Panatta (1976, 1978) e Zugarelli (1977). Il torinese firma la decima semifinale a livello Masters 1000 di un italiano, ben tre delle quali sono arrivate nei quattro Masters 1000 giocate nel 2021 (Sinner a Miami e Berrettini a Madrid). L’epoca d’oro del tennis italiano vive un altro emozionante momento.

Purtroppo per Sonego, non c’è tempo di godersi il traguardo raggiunto: già stasera (non prima delle 18:30) sfiderà Novak Djokovic, uscito vincitore dal duello con Stefanos Tsitsipas, per un posto in finale. La mente non può che correre al precedente dello scorso ottobre, quando Lorenzo vinse 6-2 6-1 a Vienna. “Non penserò a quel precedente – ha detto Sonego -. Sarà un’altra partita in un altro contesto. Lui magari ha altre motivazioni rispetto ad allora. Sarà ovviamente difficilissima, cercherò di dare il massimo e divertirmi sul campo, per me e per il pubblico che ci sarà”.

PRIMO SET – Rublev costringe Sonego ad entrare in partita già dai primissimi quindici: pronti, via e Lorenzo deve subito salvare una palla break. Il russo sale 1-1 e poi arriva di nuovo a palla break nel terzo game, dopo che Lorenzo era salito 40-15. E stavolta la sfrutta, grazie a un errore col dritto dell’azzurro, che mette in corridoio una traiettoria inside-in. Nessun problema per il 7 del mondo ad allungare sul 3-1: comanda sempre lui da fondo campo, sfonda prima col rovescio lungolinea e poi col diritto in cross per arrivare a 0-40. Una grande palla corta dietro alla prima di servizio permette a Sonego di cancellare una possibilità per il doppio break, poi è Andrey a sbagliare malamente una volèe di diritto, infine il torinese piazza una seconda di servizio coraggiosa e sale 40-40. La quarta possibilità dell’1-4 è cancellata da un errore di Rublev col diritto, poi Sonego decide di chiamare ancora una volta Rublev dalle parti della rete: un’idea che si conferma costantemente buona in questo avvio di gara, perché frutta a Lorenzo una palla del 2-3 trasformata ancora sugli sviluppi di una palla corta.

Il gioco nei pressi della rete del russo, si sa, non è all’altezza di quello dalla linea di fondo: una debolezza che Lorenzo saprà sfruttare nel corso del match, insinuando dubbi e incertezze nella testa dell’avversario.  

Niente allungo per Rublev, Sonego c’è e chiama a gran voce il tifo del pubblico romano, conquistato dal torinese. Non c’è, però, la svolta che il nostro auspica, perché il moscovita non fa una piega e tiene il servizio a zero (2-4). Non solo: va di nuovo 0-30, ma Lorenzo reagisce ancora una volta, ritrova il servizio e sale 3-4. Andrey, però, al servizio è decisamente intrattabile: tre ace, zero possibilità per Sonego e 3-5. Nel gioco successivo, una spettacolare risposta di rovescio ad una prima di servizio dell’italiano porta il russo sul 40-40; poi Rublev martella col diritto per arrivare a set point, trasformato con un lungolinea di rovescio che costringe l’italiano all’errore. È 6-3 Rublev e non c’è nulla da dire sul rendimento messo in campo dal russo, in grado di esprimersi su alti livelli da fondo campo, imparabile al servizio (tre punti persi) e continuo in risposta.

Andrey Rublev – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

LA SVOLTA – Rublev sembra troppo forte, ma Sonego prova a reagire, e ruggire, in apertura di secondo set, salendo per la prima volta ai vantaggi in risposta. Grazie a un drittone carico l’azzurro piega Rublev e arriva pure a palla break. La chance è ghiotta perché il russo deve giocarsela sulla seconda: qui Andrey regala col diritto in maniera sorprendente e banale, lancia a terra la racchetta e cede il servizio. Il primo calo della partita da parte del russo esalta Sonego e soprattutto il pubblico del Foro Italico, che in situazioni di questo tipo sa come fare la sua parte. Rublev fa un bel gesto a metà quando “chiama” buono un colpo dell’italiano e poi contesta la decisione dell’arbitro di assegnare a Sonego il punto, poi reagisce a sua volta e arriva a palla break. La annulla Lorenzo nel migliore dei modi: ace centrale, poi ancora un altro per confermare il break e salire 2-0.

Il russo accorcia le distanze servendo bene (2-1), ma anche Sonego, finalmente, tiene bene il servizio: va sotto 0-15, ma poi – tra una gran palla corta e una buona prima palla – fa quattro punti di fila e sale 3-1. Rublev è ancora regolare al servizio (3-2), ma ora anche l’italiano innalza il rendimento al servizio, senza mai dimenticarsi di chiamare regolarmente Rublev a districarsi nei pressi del net, laddove il russo è davvero un pesce fuor d’acqua. L’italiano sale 4-2 e poi torna a mettere in difficoltà Rublev sul suo servizio, arrivando ai vantaggi, ma con servizio e diritto Andrey rimane a contatto (4-3). Sonego tiene il suo turno di servizio senza patimenti (5-3) tra l’ovazione dei presenti, il russo fa lo stesso (5-4) e si arriva al momento della verità quando Sonego serve per il set.

Il gioco non inizia nel migliore dei modi per l’azzurro, con Rublev che si inventa un vincente di rovescio di controbalzo dal centro del campo, ma Sonego risponde da campione infilando un lungolinea di rovescio imprendibile. Poi c’è un punto diretto con la prima palla, ma sul 30-15 Sonego affossa malamente una volèe alta di diritto, forse perché indeciso sul se giocarla o meno. Rublev ringrazia e tira fuori una risposta maiuscola sulla prima esterna di Sonego da destra: è palla break. Qui Sonego è semplicemente da applausi per come regge sulla diagonale di sinistra per poi piazzare il diritto a sventaglio vincente. A questo grande punto l’azzurro fa seguire due prime vincenti: la Grand Stand Arena ribolle di entusiasmo, dopo 54 minuti il secondo set è azzurro (6-4).

Chirurgico, Lorenzo, nell’intrufolarsi nel match sfruttando il primo passaggio a vuoto di Rublev a inizio parziale e nell’innalzare velocità e percentuali al servizio, che a fine partita risulteranno così.

IL TRIPUDIO – Rublev inizia il terzo set con il vantaggio di servire per primo. Sale 1-0 e nel gioco successivo infila due colpi maestosi (passante di rovescio e risposta nel sette col diritto), ma Sonego adesso è più che all’altezza negli scambi da dietro (1-1). Rublev sale 2-1 e nel quarto game successivo c’è un altro momento chiave della partita: con il primo doppio fallo Lorenzo concede palla break, ma rimedia con prima e servizio vincente. Poi attacca sul rovescio del russo e quello trova il passante in cross vincente per arrivare alla seconda palla break. Ma di nuovo arriva il servizio a salvare Sonego. Sulla parità Rublev mette fuori una risposta di rovescio non certo impossibile, ma con il diritto va a segno su una seconda troppo morbida di Lorenzo. Sbaglia con il diritto il nostro e concede la terza palla break. Lorenzo, però, salva pure questa con la prima di servizio, e sempre con la prima palla si procura la palla del 2-2.

Il gioco si allunga, però, perché arriva uno dei rari errori di rovescio di Sonego. Tanto per cambiare, altro servizio vincente: sulla nuova palla game Rublev spinge e mette Lorenzo alle corde, il nostro manda tutto dall’altra parte, il russo evita di scendere a rete per la sua idiosincrasia con quella zona di campo e alla fine perde il punto.

Gran game tirato su da Sonego, ed è la svolta decisiva della partita. Perché il torinese, sull’onda dell’entusiasmo, azzecca un gioco di risposta da favola. Va 0-30, fa impazzire Rublev con una gran difesa dai teloni di fondocampo fin quando l’altro sbaglia lo smash e alla prima chance non si fa pregare: entra in campo dopo una grande risposta e fa secco il russo con il diritto. Siamo 3-2 e servizio a favore dell’allievo di Gipo Arbino, che manda in visibilio l’arena. L’odore del colpaccio è nell’aria, ma le fatiche non sono certo finite. Sale 40-0 Lorenzo sul game di servizio successivo, ma si fa raggiungere sul 40-40. Rublev, però, sbaglia due volte col rovescio e permette all’azzurro di salire sul 4-2 compiendo un altro passettino verso l’impresa.

Chi pensa a un Sonego dedito a risparmiare le energie per i game al servizio è disatteso da una gran corsa dell’azzurro che, dai e dai, provoca l’errore di Rublev per portarlo ai vantaggi, ma Andrey non ci casca e rimane a contatto (4-3). Altro turno di servizio fondamentale per l’italiano, che chiama Rublev a rete: il passante però è troppo prevedibile e il numero 7 del mondo sale 0-30 azzeccando (stranamente) una volèe. Si arriva a un’altra palla break: arriva una gran prima esterna a 211 km/h per annullarla. “Sonny” è solido dal fondo e Rublev deve forzare i colpi per scardinarlo, ma il suo diritto finisce largo. Poi il moscovita stecca mandando Sonego sul 5-3. Proteste russe per la lentezza di Sonego nel servire dopo un paio di net, ma il regolamento gli consentiva di prendersi quel tempo.

Andrey da Mosca deve servire per rimanere nel match e qui Sonego pesca un rovescio lungolinea da antologia, l’ennesimo del match, per andare 30-30, ma Rublev buca il torinese con un diritto vincente. Si va però ai vantaggi e Rublev sbaglia col diritto, concedendo a Sonego il primo match point, annullato dal moscovita con la combinazione servizio-diritto. Lorenzo però insiste sul diritto del russo e raccoglie un’altra stecca. Al secondo match point, la gioia di Lorenzo e della Grand Stand Arena può scatenarsi dopo l’ultimo errore di Rublev.

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ATP

ATP Roma: rimonta pazzesca di Djokovic su Tsitsipas, è in semifinale con Sonego

Il numero 1 del mondo rimonta un break di svantaggio nel secondo e terzo set dopo l’interruzione di venerdì sera. Raggiunge la semifinale dopo tre ore e un quarto

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Novak Djokovic - Roma 2021 ((via Twitter, @InteBNLdItalia)

[1] N. Djokovic b. [5] S. Tsitsipas 4-6 7-5 7-5

Ha ricordato tanto la partita tra Rafa Nadal e Denis Shapovalov il quarto di finale tra Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas. Nei panni del vincitore ci sono sempre loro però, Rafa e Nole, che potrebbero sfidarsi solo in finale eventualmente. Stavolta è stato Djokovic a rimettere in piedi un match già perso contro il più giovane avversario. 4-6 7-5 7-5 in favore del campione in carica, che nella mattinata di sabato ha recuperato un break di svantaggio nel secondo (dopo l’interruzione per pioggia di venerdì sera) e nel terzo set, ha salvato il match mentre Tsitsipas serviva per vincere sul 5-4 del terzo e ha raggiunto l’undicesima semifinale al Foro Italico dopo 3 ore e 16 minuti.

A livello Masters 1000 è la sua 70esima semifinale, ma dovrà giocarla in condizioni non ottimali, perché a differenza di Nadal e Opelka dovrà scendere di nuovo in campo per un doppio turno contro Lorenzo Sonego, nella sessione serale. Lorenzo ha già battuto Djokovic nella scorsa stagione, addiruttira in due set sul veloce a Vienna.

 

Per Tsitsipas arriva invece un’altra delusione cocente dopo quella della finale di Barcellona, persa dopo 3 ore e mezzo e un match point a favore contro Rafa Nadal. Ha dimostrato in entrambi i casi di poter battere i due fenomeni, ma a un passo dalla mèta ha ceduto il passo all’avversario.

LA CRONACA – Appena Djokovic scaglia il primo servizio del match (doppio fallo, tra l’altro) sul Foro Italico inizia a scendere con un certo ritmo la pioggia. Le condizioni precarie sembrano infastidire più il numero uno del mondo, che concede subito una palla break. Tsitsipas con la prima vera azione della sua partita chiude con il dritto al volo e si mette al comando. Tuttavia entrambi hanno difficoltà a spingere le palle appesantite dalla pioggia battente. Il primo turno di servizio del greco è tanto incerto quanto il primo di Nole, ma con l’aiuto sia del servizio che del suo avversario salva cinque palle break nel secondo e quarto game per salire 3-1.

Ogni momento sembra quello buono per interrompere il match, ma si continua. Il servizio aiuta poco Djokovic, che con un doppio fallo sulla palla break manda Stefanos avanti 4-1 e servizio. La, seppur piccola, reazione di Novak arriva nel game successivo: sulla diagonale di rovescio non riesce mai a far male all’avversario, ma sulla palla del contro-break pizzica la linea bagnata, che fa schizzare via la palla mandando fuori tempo Tsitsipas. Sul 4-3 però il giudice di sedia Aurelie Tourte blocca la partita.

Al rientro in campo dopo oltre 3 ore, il greco è chiamato a difendere un prezioso break di vantaggio e, nonostante la bassa temperatura e la pioggia che picchietta ancora fastidiosamente il campo, lo fa alla grande. Due prime vincenti dal 30-30 per portarsi 5-3. Novak avrebbe qualche piccola occasione anche nel game in cui Tsitsipas serve per il set, ma è poco reattivo: dopo 50 minuti (effettivi) è 6-4 per il numero 1 della Race 2021.

La musica non cambia nel secondo parziale (anche lo scenario climatico è lo stesso). Stavolta Tsitsipas aspetta il terzo game per piazzare la zampata. Dritto vincente per prendersi la palla break, ennesimo dritto sbagliato di Djokovic per concedere il break. Ma con la pioggia che diventa di nuovo insistente, i giocatori sono di nuovo costretti a tornare negli spogliatoi alle 19.15 locali. Per il numero uno del mondo è tutto sommato positivo mettere in archivio una cattiva giornata e riprovarci il giorno successivo.

LA RIPRESA DEL GIOCO – In condizioni totalmente diverse rispetto al pomeriggio di venerdì (sole e oltre 20 gradi) si riprende il sabato mattina. Tuttavia nei primi 15 minuti è ancora Tsitsipas il miglior giocatore in campo. Muove bene il serbo sfruttando bene gli angoli sale fino al 4-2. Le prime vere difficoltà arrivano però un game più tardi. Prima si salva da 0-40 con l’aiuto del servizio, poi è impreciso con i colpi in uscita dal servizio e spreca tre occasioni di salire 5-3. È qui che Djokovic sente l’odore del sangue e con un dritto che si stampa sulla riga recupera il break, chiamando il pubblico come spesso fa a Roma.

Un segnale della crescita di Djokovic è dato dal fatto che sul 4-4 salva per la prima volta una palla break in tutto l’incontro. Ne salva tre (due consecutive) per rimediare a tre errori di dritto in apertura di game. Poco più tardi arrivano anche i set point in favore del campione in carica. Tsitsipas salva alla grande i primi due, ma Djokovic ha inserito una marcia superiore: gli ultimi 3 punti del set sono i migliori del match e da momenti del genere non può che uscire il numero 1 del mondo, che incamera 7-5 il secondo parziale.

Sale il livello della partita a inizio terzo set, ma Djokovic – caricato dal set vinto in rimonta – sembra comunque nervoso sul campo. Ci si mette anche la sfortuna, perché la smorzata che potrebbe cancellare la palla break in favore di Tsitsipas sull’1-2 balla sul nastro e ricade nel suo campo. Brutta la reazione: racchetta scagliata sulle fioriere a bordo campo. Il match sembra andare ancora una volta verso il lato del greco, ma in un game lungo 12 minuti Nole salva ben quattro palle break in modo coraggioso, giocando in tre occasioni la palla corta, che gli permette di sventare un secondo break. Il suo rovescio (e, naturalmente, anche la sua fiducia) inizia a calare nel game successivo, mentre dal lato destro Djokovic è più solido: c’è il break, tutto da rifare per Tsitsipas.

Il greco però a un’altra chance: con uno dei punti più belli del torneo piazza il break e va a servire per la vittoria, ma dopo una serie di punti straordinari Djokovic la spunta ancora. I colpi decisivi li trova col rovescio incrociato stretto, buttando fuori dal campo Tsitsipas che inizia a sentire la fatica e il disappunto per le tantissime occasioni sprecate. Avrebbe l’occasione di brekkare anche sul 5-5, ma Djokovic è ancora perfetto con il servizio, che gli permette di entrare dentro il campo e salvarsi. A questo punto sembra quasi scontato l’esito finale: Tsitsipas è poco lucido nel dodicesimo game e con un rovescio largo, in modo incredibile (ma ormai dovremmo essere abituati) manda Djokovic in semifinale.

“È come se avessimo giocato due partite” ha detto Djokovic al termine del match. “Oggi è stato ancora lui a iniziare meglio ma in qualche modo ho tenuto i nervi saldi nel secondo e nel terzo per brekkarlo. Il tifo del pubblico è stato incredibile, sono grato. Una grande atmosfera. La vittoria è data da un mix di fortuna, forza mentale e tattiche intelligenti. È stato un colpo a determinare il vincitore oggi, nemmeno un punto”.

Ora dovrà recuperare le energie per rientrare in campo alle 19 e di sicuro il pubblico non sarà dalla sua parte… “Per me è la partita più dura dell’anno per ora” ma forse dimentica quella con Karatsev in semifinale a Belgrado. Non mi sento molto stanco, perché non ho giocato tanti match quest’anno a essere onesti”.

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Flash

WTA Roma: Swiatek sbriga la pratica Svitolina. (Poco) riposo e poi la semi con Gauff

Iga Swiatek domina il primo set e parte del secondo, poi la partita va in lotta ma la polacca trova lo spunto nell’ultimo game. Alle 15 sfida Gauff

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Iga Swiatek - WTA Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Ha comandato, poi ha rischiato di perdere il controllo del match, alla fine ha evitato un terzo set che sarebbe stato foriero di guai e avrebbe diminuito ulteriormente i minuti di riposo a sua disposizione. Iga Swiatek si è qualificata per le semifinali degli Internazionali d’Italia e sarà la sua prima presenza tra le prime quattro di un WTA 1000: a farne le spese è stata Elina Svitolina, che del Foro è stata regina nel 2017 e nel 2018, dopo un’ora e trentotto minuti di gioco (6-2 7-5). La giocatrice polacca avrà a disposizione un paio d’ore per rilassare i muscoli prima di affrontare in semifinale Coco Gauff, qualificata già da ieri in virtù del ritiro di Barty – che in quel momento conduceva nel punteggio 6-4 2-1.

Nei primi game della partita sul Pietrangeli si sono alternati coni di luce e di ombra, tanto che Swiatek ha iniziato munita di giacchetta. Quando il sole ha preso pieno possesso del campo più suggestivo dell’impianto romano, Iga è tornata alla mise estiva e anche il suo tennis si è sbloccato. I suoi cambi di ritmo e i colpi in contropiede, soprattutto sul più debole dritto di Svitolina, le hanno fruttato la mini-fuga valida per il 4-1 – unico game del set nel quale abbia dovuto fronteggiare palle break. Svitolina non è mai riuscita davvero a reagire, chiamata a correre una volta in avanti per recuperare una palla corta e il punto dopo lateralmente. Swiatek ha deciso più o meno sempre come si dovesse giocare il punto e il 6-2 è arrivato come logica conseguenza.

Nel secondo set c’è stato sin da subito più equilibrio, soprattutto perché la resa di Swiatek con la prima è scesa rispetto all’85% del primo parziale. Pur a seguito di uno scambio di break, però, Swiatek si è trovata di nuovo avanti di un break sul 4-2. Avanti 30-15, la campionessa in carica del Roland Garros ha forse creduto di averla già chiusa ed è stata meno sistematica nella ricerca del dritto avversario; Svitolina è riuscito a vincere uno scambio dei suoi sulla diagonale di rovescio e in un amen ha acciuffato il 4-4. E con esso il terreno suo preferito, quello della lotta.

 

Swiatek si è però sistemata silente a bordo partita, quasi fingendo di accontentarsi del tie-break, e invece sul 6-5 ha trovato un preziosissimo game di risposta per evitare guai. Ancora una volta la chiave è stata giocare palle pesanti sul dritto di Svitolina, uno schema che le ha consegnato due match point e appena dopo il passaggio in semifinale, a seguito di un dritto lungo di Svitolina che ha cercato di sfuggire alla pressione con un colpo vincente.

Contro Gauff sarebbe stato comunque un match complicato, lo sarà a maggior ragione per lo squilibrio nel tempo a disposizione per preparare del match.

Il tabellone completo

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