Quanti ricordi ammirando Andy Murray – Ubitennis

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Quanti ricordi ammirando Andy Murray

Il direttore ripassa alcuni momenti magici di una carriera strepitosa nonostante Federer, Nadal e Djokovic. Con le sue prime sensazioni. E si pente di averlo battezzato il Ringo Starr dei Fab Four

Ubaldo Scanagatta

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Che choc, che tristezza, che pena. Mi si è stretto il cuore, m’è venuto un groppo alla gola, non sono riuscito a guardare quel video in una sola volta. Ho avuto bisogno di fermarmi e riprendere a scorrere in due riprese tutto il commovente filmato proveniente dall’Australia (non sono ancora a Melbourne) che mostrava Andy Murray non più nei panni del Braveheart di Dunblane e del guerriero che è sempre stato, ma in quelli di uno sfortunato ragazzo in lacrime, dolorosamente incapace di proferire parola, il capo chino, le mani a coprirsi il viso, per annunciare il suo singhiozzante “No Mas” dopo 20 mesi di dolore e di stop prolungati fra un intervento chirurgico e l’altro, fra mesi e mesi di infermeria, riabilitazione e soltanto sette vittorie portate a termine nel 2018.

Un campione vero, Andy, e un grande uomo che non ha mai detto una parola fuori posto – altro che sul campo dove invece ne ha sempre dette di tutti i colori, ma sempre contro se stesso – che ha sempre rispettato tutti, avversari, fans e giornalisti alle cui domande rispondeva sempre impegnandosi a dare il meglio di sé, proprio come sul campo. Essere riuscito a vincere 3 Slam, 14 Masters in mezzo a 45 tornei e una Coppa Davis vinta praticamente da solo, ed essere stato il numero 1 del mondo per 41 settimane – unico Brit – da quel magico 7 novembre nel quale riuscì a conquistare la ventiquattresima vittoria consecutiva e a battere Novak Djokovic, è stata un’impresa pazzesca considerando gli avversari che si è trovato di fronte e anche la pressione continua che è stato costretto a sopportare nel Regno Unito dove dopo Fred Perry non era stato più vero campione nessuno, nemmeno Tim Henman e Greg Rusedski, e dove la magia di Wimbledon pesa come una cappa insopportabile su qualunque tennista britannico.

E non l’hanno costretto alla resa i tre grandi campioni della sua era, Federer, Nadal, Djokovic, nei quali Andy ha avuto la sfortuna, ma anche l’orgoglio, di imbattersi riuscendo anche non poche volte a prevalere, ma una maledetta anca destra che alla fine ha preso il drammatico sopravvento. Tutti si erano accorti della serietà dell’infortunio in occasione della semifinale 2017 del Roland Garros, quando era ancora n.1 del mondo e perse da Wawrinka.

 

Forse – e sarebbe ancora più ingiusto e terribilmente triste – lo scozzese non ce la farà neppure a trascinarsi, zoppicando, fino al prossimo Wimbledon, come sta ancora romanticamente sognando. È lì che vorrebbe far sentire il suo canto del cigno. Cioè laddove aveva vinto la sua prima medaglia d’oro olimpica nel 2012 sconfiggendo Federer, prima di ripetersi nei veri Championships l’anno dopo, quando dopo 77 anni – 28.127 giorni!  – era riuscito a… mettere a riposo l’ingombrante ombra di Fred Perry, l’ultimo Brit campione all’All England Club nel 1936.

Si dirà che dalla vita Andy ha avuto tutto, che è stato in fondo fortunato, fin da quando lui a 8 anni e il fratello Jamie a 9 scamparono all’eccidio di Dunblane del 13 marzo 1996, uno dei fatti più tragici della storia scozzese: uno squilibrato, Thomas Watt Hamilton, uccise a colpi di pistola 16 scolari fra i 5 e i 6 anni e la loro insegnante prima di suicidarsi.

Ha vinto tanto, tantissimo, nel Regno Unito – dove a inizio carriera veniva ricordato che era scozzese quando perdeva e britannico quando vinceva – la sua fama ha oscurato perfino quella degli assi del pallone e delle pedate. Con Norman Brookes (1939) è l’altro solo tennista che sia mai stato fatto Cavaliere dalla monarchia britannica. Ma qui non starò a ricordare i suoi successi, li trovate ovunque, così come troverete su Ubitennis decine di articoli che abbiamo scritto su lui. L’ultimo, a mio avviso assolutamente mirabile, quello di Agostino Nigro, scritto a dicembre e che ho chiesto alla redazione di pubblicare nuovamente.

Non le ho davvero contate ma credo di aver assistito a diverse centinaia delle sue 840 partite dai suoi esordi a oggi. Fra i più nitidi e antichi ricordi c’è quello degli ottavi di finale all’Australian Open 2007 contro Rafa Nadal. Andy era in ritardo sulla tabella di marcia con gli altri Fab, anche se già nel 2006 aveva raggiunto gli ottavi a Wimbledon. Ma quel giorno giocò in un modo fantastico, cambiando continuamente ritmo, accelerando di rovescio e poi rallentando di dritto, ma anche viceversa, tanto che lo ribattezzai “il nuovo Gattone Mecir”. Era avanti due set a uno, perse al quinto perché non era ancora forte fisicamente come il toro di Manacor. Ma quel giorno mi colpì in modo indelebile per la sua straordinaria imprevedibilità: era capace di alternare in modo per nulla banale o scontato, accelerazioni di colpi anticipati e soprattutto piatti – quindi per ciò stesso molto più penetranti di un qualsiasi colpo liftato o tagliato – a colpi improvvisamente accarezzati e senza peso, ma liftati alti e profondi, capaci di destabilizzare il ritmo di qualunque avversario.

Mi impressionò per la spiccata intelligenza del suo tennis che non aveva colpi immediatamente decisivi, sebbene la risposta di rovescio fosse apparsa subito formidabile – ricordo che fu cronometrata a Shanghai a 160 km orari – ma erano le sue trame, la sua strategia di gioco a sedurmi. Un’intelligenza, dicevo, decisamente superiore alla media. E insieme a quella come non restare affascinati dall’irriducibile grinta, dai recuperi impossibili, da quelle gambe che mulinavano vorticosamente e che hanno corso così tanto – forse più del necessario e del dovuto? – da fargli pagare alla fine il prezzo salato che lo ha forse fermato per sempre.

Aveva il talento per essere un po’ meno passivo, ma talvolta se ne dimenticava. Ricordo di aver scritto un articolo che ne magnificava le doti quel giorno in cui batté Federer al Masters di Shanghai 2010, per l’ottava volta nei primi 13 duelli. Mica exploit da poco eh?

Ricopio quanto scrissi quel giorno in Cina:

a) Andy è probabilmente il miglior ribattitore del circuito.

b) La sua diagonale rovescia è paragonabile per efficacia al Nadal che sfrutta il vantaggio d’essere mancino per creare difficoltà al rovescio di Federer.

c) Riesce a tirare passanti diabolici anche con il suo colpo meno incisivo, il dritto, come ha fatto vedere oggi sia correndo in laterale – esempio il passante straordinario lungo linea che pur giocato in posizione assai squilibrata lo ha portato al setpoint nel primo set – che correndo in avanti – esempio il passante incrociato stretto anch’esso straordinario sulla volée smorzata di Roger sul set point. Alla fine non sai se restare indietro ad aspettare che sbagli e non sbaglia quasi mai, oppure se attaccarlo esponendosi ai suoi passanti. È un dilemma tattico che può confondere qualsiasi avversario.

d) È miglioratissimo al servizio rispetto ai tempi cui mi riferivo del suo match perso al quinto con Nadal in Australia 3 anni fa 6-1 al quinto, tant’è che stamani ha servito mediamente la “prima” a 20 km orari più veloce di Roger e soprattutto ha rinforzato la seconda, conquistando infatti più del 50 per cento dei punti anche quando ha dovuto farvi ricorso.

e) In quanto a tocco, e la grande efficacia delle sue smorzate lo dimostra, solo lui può competere con Federer (più di Nadal che pure ne ha, più di Djokovic che ne ha così così, più di Del Potro, Roddick e altri che ne hanno molto meno).

f) Atleticamente è proprio un altro rispetto a quello che scoppiò contro Nadal e comunque sulla distanza dei due set su tre è fortissimo perché riesce a mantenere sia spunto di velocità che concentrazione mentale.

Beh, ecco perché chiunque discuta oggi le qualità di campione dello scozzese secondo me… ci vede poco. Risulti o meno simpatico alla gente. Concludo aggiungendo un’altra osservazione già fatta tante volte, una sorta di chiodo fisso: Murray non è il prodotto di una scuola tennistica, di una federazione. Non è necessario esserlo. Murray è il prodotto di… se stesso, tutt’al più anche della madre e di una famiglia che ha creduto in lui e nella sua voglia di arrivare, nella sua decisione di andare a lavorar duro e a migliorarsi in Spagna – è certo lì che ha sviluppato quel tocco, quel timing perfetto nel decidere quando giocare le smorzate – nella sua testardaggine alla ricerca di una soluzione tecnica soddisfacente magari non ancora raggiunta, visto l’avvicendarsi dei coach, ma mai abbandonata, anzi lungamente cercata.

Un tipo deciso e tosto come Murray, ecco dove volevo arrivare, si è fatto da solo e avrebbe potuto benissimo venir fuori anche in Italia. Uno come lui – credo – non si sarebbe fatto condizionare né dalla Federazione, né dalla stampa, né da nessuno.

Dopo lo US Open del 2012, il primo Slam vinto dallo scozzese, scrivevo che a mio parere, anche se Andy aveva chiuso l’anno a n.4 dietro i soliti tre Beatles della racchetta, e Djokovic vantava un gap enorme di punti su Federer, chi aveva più titoli per meritare la leadership mondiale era proprio Murray: Questo è il primo anno dal 2003 in cui i 4 Slam hanno avuto quattro vincitori diversi: Djokovic in Australia su Nadal, Nadal in Francia su Djokovic, Federer su Murray a Wimbledon, Murray su Djokovic all’US Open. Un anno particolare questo perché non c’è dubbio che il Wimbledon Olimpico, vinto da Murray su Federer, meriti di affiancarsi agli Slam – e più dei Masters 1000 – come torneo di super-prestigio, forse anche per via della location… Murray è il solo ad avere vinto 2 tornei dei cinque che sono poi – salvo che per gli addetti ai lavori – quelli che l’opinione pubblica ricorda meglio e dà maggior peso. Non solo: Murray è stato finalista nel torneo che di solito viene considerato di più, quello di Wimbledon. Nelle cinque finali sopracitate Djokovic e Murray compaiono in tre finali, Nadal e Federer invece in due”.

Insomma, nel 2012 Murray pareva avermi smentito. Ero stato io per primo a ribattezzarlo il Ringo Starr dei Fab Four, il grande perdente dopo 4 finali di Slam fallite, eterno incompiuto, figlio di mamma, malato immaginario etcetera. Me ne sarei pentito, anche se oggettivamente, di fronte a Federer-Lennon con i suoi 20 Slam, Nadal McCartney con i suoi 17, Djokovic Harrison con i suoi 14, lo scozzese che ne ha vinti solo 3 non poteva essere messo sullo stesso piano degli altri. Però era un nomignolo ingeneroso, anche perché rispetto a Ringo Starr si diceva sempre che ci fossero tanti batteristi migliori, mentre nessun tennista è stato più… quarto di Murray.

Quando nel 2013 Andy ha messo fine ai ricordi nostalgici di Fred Perry, beh sembrava davvero che avesse svoltato. Era mancata soltanto la Regina. Ma c’era Lendl al fianco di Andy e forse era più importante.

I NUMERI DI ANDY

  • 45 titoli complessivi
  • 3 titoli del Grande Slam
  • 2 ori olimpici in singolare
  • 14 Masters 1000
  • 1 ATP Finals
  • 41 settimane al N.1 del ranking mondiale
  • Giocatore dell’anno 2016 per ATP e ITF

GLI H2H

  • vs Federer: 11-14 (vinta finale Olimpica 2012)
  • vs Djokovic: 11-25 (vinta finale US Open 2012 e Wimbledon 2013)
  •  vs Nadal: 7-17 (vinta semifinale US Open 2008 e Australian Open 2010)

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Australian Open

Tsitsipas svela: “Ho guardato una sconfitta di Federer allo US Open pochi anni fa”

Il greco dice di essersi ‘ispirato’ alla partita di un giocatore con un tennis simile al suo che ha battuto lo svizzero a New York. Si riferisce a Tommy Robredo? Intanto si gode il momento e predica umiltà: “Questo è solo il primo passo”

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Dopo la partita hai detto che “analizzi” Roger da quando avevi sei anni. Puoi spiegarti meglio, che tipo di studio hai fatto sul tuo avversario?
Non pensare a qualcosa di straordinario, come guardare le statistiche, fare quel tipo di cose. No, non l’ho fatto. Guardavo solo le partite, cercando di capire gli schemi e il modo, ma anche il lato mentale, il modo in cui pensano in campo. Questi giocatori sono il miglior esempio se vuoi avere successo nel gioco. In quel senso, intendevo “analizzare”. Non troppo. Non da esperto. Solo guardando le partite, gli highlights. Voglio dire, sono grandi giocatori da guardare: lui, Rafa, Novak. Sono ottimi esempi di come migliorare il tuo gioco. Sono abbastanza sicuro che mi sia stato di aiuto.

Mi ricordo che a Wimbledon hai detto che avevi guardato la partita di Federer-Sampras tipo due o tre volte prima dei sedicesimi. È una partita che guardi ad ogni slam o dipende dalla superficie? Hai guardato quella partita anche qui?
Non ho ancora visto quella partita qui a Melbourne. Stranamente, era un quarto round anche quello. È pazzesco. Che coincidenza. Sì, ho visto quella partita mentre giocavo a Wimbledon, sull’erba. Ho guardato un paio delle sue partite che ha giocato in passato sul cemento. Ho visto alcuni highlights sulla migliore piattaforma possibile: YouTube. È la piattaforma – non sono pagato per dirlo – che ho usato per fare la mia “analisi”, come hai detto tu. Sì, guardo alcuni highlights di giocatori che lo hanno battuto negli Slam. In realtà non erano Rafa o Djokovic, ma alcuni altri giocatori che lo hanno battuto in passato negli US Open. Stile di gioco molto simile al mio. Non dirò quale giocatore. L’ha battuto agli US Open pochi anni fa (difficile immaginare non si tratti di Robredo, ndr) È stato un buon esempio per vedere il modo in cui ha giocato, il modo in cui ha lottato durante partita per arrivare alla vittoria. Sono sicuro che sia stato d’aiuto oggi.

Ho capito che hai passato un po’ di tempo con Andy Murray in allenamento. Potresti dirci cosa ne hai ricavato, l’effetto che potrebbe avere sul tuo sviluppo come tennista.
Mi sono allenato con lui tre o quattro volte in passato. Questo è stato molti anni fa. È stato due anni fa. Non so se è considerato “molti”. Mi sono allenato con lui. Fu invitato alla Mouratoglou Tennis Academy, che è la mia base per gli allenamenti. Abbiamo scambiato un paio di colpi durante quella settimana. Ho imparato molto. Ho imparato che devi essere un gran lavoratore per avere successo, perché è rimasto più di tre ore in campo durante tutte le nostre sessioni di allenamento. Lavorava su molte cose. È stato stimolante da vedere.
Il modo in cui ha lavorato, il modo in cui si è evoluto come giocatore, all’epoca era il quinto in classifica, se non sbaglio. Questo mi ha sicuramente aiutato un po’ a capire, ad assaporare e comprendere meglio quello che succede a quel livello di tennis. Penso che di sicuro abbia avuto un impatto su di me.

 

Hai salvato ogni singolo break point, 12, e anche alla Hopman Cup non hai mai perso il servizio contro di lui. Come lo spieghi e quale è il tuo atteggiamento mentale su quei punti importanti?
Stavo solo servendo bene. A volte non entrava la prima di servizio, a volte cominciavo il punto con una seconda di servizio. Penso solo di essere stato molto aggressivo fin dall’inizio, dalle sue risposte. Sono riuscito a non commettere errori, a rimanere nel punto, a farlo giocare. La maggior parte delle volte ha sbagliato lui. Altre volte quei breakpoint li ho salvati io.
Direi che è stato davvero molto “mentale”. Avrei potuto cedere in qualsiasi momento, ma non l’ho fatto perché volevo vincere davvero a tutti i costi. L’ho mostrato in campo. Ovvio ed evidente che quella forza mentale ha aiutato molto. Avrebbe potuto essere una partita diversa se non avessi sopportato quella pressione.

Nel momento in cui ha vinto finalmente il match point, cosa ti è passato per la testa, che significa questo trionfo per te?
Un flashback di, non so, solo felicità, pura felicità. È stato un momento molto emozionante. Era qualcosa – l’inizio di qualcosa di veramente grande. Ho provato gioia. Mi sentivo felice. Ho sentito un enorme sollievo scendere dalle mie spalle. Quel momento è sicuramente qualcosa che non dimenticherò mai e poi mai. Questo match point rimarrà impresso, ne sono sicurissimo, per sempre, per il resto della mia vita.

Quale flashback?
Il flashback di guardare Federer. Sono appena riuscito a chiudere quella partita e rimanere forte, a battere il mio idolo. Il mio idolo oggi è diventato praticamente il mio rivale.

John McEnroe ha detto in campo questa partita rappresenta un cambio della guardia. Sono sicuro che speri che sia vero, ma credi sia vero?
Mi dispiace, non ti ho sentito.

John McEnroe ha detto in campo …
Ho sentito quella parte.

Sono sicuro che vorresti fosse vero, ma credi che questa partita sia il cambio della guardia?
Allora, cerco di prendere ogni partita in modo diverso. Di certo è una buona vittoria contro Roger. Voglio dire, sappiamo tutti chi è Roger Federer, cosa ha fatto nel tennis. Ma devo ancora mantenere il focus, mantenere la concentrazione sui prossimi obiettivi che voglio raggiungere. Questo è un ottimo inizio. Ho bisogno di rimanere umile. Questa vittoria è una pietra miliare, diciamo un buon primo passo, come ho detto, per qualcosa di più grande. Sento che il mio gioco va abbastanza bene al momento. Sono fiducioso. Questo è molto importante. Sono davvero entusiasta di poter gareggiare nei quarti di finale tra due giorni. Non vedo l’ora che arrivi quel momento.

Affronterai un altro giocatore che non è mai stato in un quarto di finale Slam. Probabilmente non è quello che ti aspettavi. Mentalmente, cosa cambia in te questa sfida?
Lo stesso che con Federer. Questi giocatori ovviamente sono diversi da qualsiasi altro giocatore. Hai bisogno di qualcosa in più per battere quei giocatori e oggi ho dimostrato di averlo. Ma se riesco a mantenere gli stessi livelli di concentrazione come ho fatto oggi, la stessa pazienza, la stessa fermezza mentale, la voglia di combattere, sono abbastanza sicuro che andrà bene. Ma devo, ancora una volta, come ho detto, restare umile e concentrato sugli obiettivi che mi sono prefissato quest’anno. Questa partita è molto importante per me. Proverò, sì, a combattere ancora e dare il massimo in campo.

Come pensi di ripartire dopo una vittoria così importante? Hai già avuto grossi risultati in passato, non è mai facile… Qual è la tua prospettiva sul resto del torneo? Puoi andare fino in fondo?
Certo. È per questo che sono qui. È per questo che sto giocando: per il trofeo, per il titolo. Sì, di nuovo, mi sento bene. Lo voglio davvero tantissimo. Voglio davvero andare avanti nel torneo, sì, per rendere felice me stesso e tutte le persone che tifano per me. Mi piace molto questa atmosfera che è in campo, l’intera dinamica, direi. È bello giocare su questi campi. È spettacolare. Voglio davvero restare qui il più a lungo possibile. Questo è il mio obiettivo.

Sono curioso di sapere, ovviamente era fantastico quello che succedeva dentro lo stadio, ma hai visto cosa stava succedendo fuori?
Qualcuno mi ha detto, sì, che hanno tifato tutto il tempo. Erano tifosi greci?

Sì. La maggior parte dei tifosi greci erano fuori dallo stadio, guardavano dagli schermi e facevano un sacco di rumore!
Non li ho sentiti. Apprezzo il supporto.

Hai menzionato YouTube in precedenza. Cosa è successo al tuo video su Sydney?
Come faccio a saperlo? Ho dovuto cancellarlo per qualche motivo. Mi sono reso conto che questo filmato a Sydney non è permesso, non è permesso far volare droni sulla città. Voglio dire, per non mettermi nei guai, preferisco non avere quel video online. Ma era un bel video. Mi ci sono volute ore per farlo. Era davvero spettacolare. Era bello da guardare. Ma non voglio mettermi nei guai a causa di un video.

Il tuo gioco sembra molto istintivo. Prepari un piano prima di giocare o c’è un altro modo di affrontare i punti, e prendere le decisioni?
In realtà entrambi. Ho certamente un piano prima di andare in campo. A volte, sì, prendo decisioni durante la partita, in base a cosa sento giusto, a cosa vedo in campo. Se prendo una decisione, non ho esitazioni. Questo è praticamente ciò che ho cambiato nel mio sviluppo come giocatore. Ho smesso di avere esitazioni su quello che sto per fare quando ho la palla di fronte a me. So fin dall’inizio dove andrò, cosa farò, qual è il mio piano con quel colpo. Questa è una cosa che ho migliorato molto. Sì, giocando contro questi ragazzi, devi sempre avere un piano chiaro, sapere cosa stai facendo in campo, altrimenti sei praticamente fregato, sì.

Qual era il piano contro Roger?
Voglio dire, se lo dico, non sarà più segreto. Preferisco non dirlo. Preferisco tenerlo per me. Grazie.

Un anno e mezzo fa eri ancora nel circuito challenger. Potresti sottolineare la differenza tra lo Stefanos di un anno e mezzo e quello seduto qui?
È quello che ho detto. Una delle cose di cui parlavo proprio adesso, questo processo decisionale. Il servizio è migliorato molto. Fa anch’esso parte del processo decisionale. Ho smesso di esitare su dove andrò a servire, su cosa farò. Mi sento a mio agio ad andare ovunque. Ovviamente, il gioco da fondo. Sono cresciuto dal punto di vista fisico. Posso giocare più a lungo, essere più aggressivo di prima. In realtà mi sento come se ora, rispetto allo Stefanos di un anno e mezzo fa, avessi più fiducia. Sono davvero cosciente di quello che sto facendo mentre sono in campo. Penso che sia una grande differenza rispetto a due anni fa.

Traduzione di Beatrice Di Loreto

IL VIDEO COMPLETO DELLA CONFERENZA

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Australian Open

Australian Open: Nadal fa sul serio, Tiafoe si regala i primi quarti Slam

MELBOURNE – Rafa concede qualcosa a Berdych solo nel terzo set (un set point annullato), Frances festeggia il compleanno battendo Dimitrov. 11esimo quarto di finale a Melbourne per Nadal

Luca Baldissera

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Rafa Nadal - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Spazio sponsorizzato da Barilla

VANNI GIBERTINI E BEN ROTHENBERG COMMENTANO LA GIORNATA (IN INGLESE)

 

da Melbourne, il nostro inviato

[2] R. Nadal b. T. Berdych 6-0 6-1 7-6(4)

BERDYCH NON C’È, RAFA C’È ECCOME – La versione “asciugata” di Tomas Berdych (il ceco ha perso almeno 4-5 chili di massa, adesso non è più una statua di muscoli ma è tutto un nervo, e ha fatto bene a mio avviso) potrebbe essere, nell’assolato pomeriggio della Rod Laver Arena, il primo test di una certa rilevanza per Rafa Nadal nel torneo, fermo restando che il fuoriclasse spagnolo rimane strafavorito. Ma non sarà così, purtroppo per Berdych, anzi l’esatto contrario. Tomas è rientrato bene nel circuito dopo la lunga pausa per l’infortunio alla schiena, come detto è bello magro e scattante, e la palla come sempre gli viaggia alla grandissima. Dall’altra parte della rete, però, il buon vecchio Rafa entra da subito in partita di grinta e cattiveria agonistica, e come ben sappiamo tutti da quasi 15 anni, la versione “guerriero” di Nadal può facilmente diventare uno schiacciasassi.

Alle splendide e filanti pallate di Berdych (dalla tribuna, fanno lo stesso suono pieno e schioccante di quelle che ieri sera Karolina Pliskova sparava contro Camila Giorgi, scuola ceca tecnicamente numero uno, poco da fare), Nadal oppone attacchi e accelerazioni altrettanto potenti, anche con traiettorie più lavorate ovviamente. Il risultato, complici alcune ingenuità di Tomas, sono due break a freddo, poi un terzo, e in 27 minuti siamo 6-0 per lo spagnolo. 9 vincenti (di cui 5 gran dritti), 3 errori Nadal, 3-10 Berdych, 26 punti a 10 in totale. In altre parole, non c’è partita. L’unica possibilità che ha Tomas, ora, è cancellare tutto e ricominciare come fossimo 0-0, ma di là ha un diavolo che non accenna a rallentare la sua asfissiante pressione. Il servizio reso più fluido dal lavoro con Francisco Roig sta funzionando a dovere, dritto e rovescio sono le solite armi implacabili, è veramente una versione di lusso di Rafa. Ancora break a inizio secondo set, in un amen Nadal sale 3-0, la cosa si sta facendo imbarazzante per quello che in ogni caso è un campione, Berdych deve almeno reagire di orgoglio.

Tiene un game di battuta il ceco, finalmente, con annesso applausone che il simpaticissimo Tomas prende con ironia, alzando il pugno al cielo come per una vittoria. Ma chiaramente la vicenda non impietosisce lo spagnolo, che continua a macinare tennis, incassare gli errori avversari, e prosegue per la sua strada. Tra le tante cose belle che ci sta facendo vedere Rafa oggi, al netto dell’inconsistenza di Berdych (37% di prime in campo, 27% di punti con la seconda, così non vinci mai), diversi drittoni chiusi in corsa, sia lungolinea che diagonali stretti, ci danno una buona indicazione sul suo effettivo livello. Che dovrebbe iniziare a preoccupare i principali contendenti per il titolo finale, a mio avviso, tra cui Nadal ovviamente è inserito di “default”, ma come sappiamo l’Australian Open non è mai stato il suo terreno di caccia preferito. Mentre scrivo queste considerazioni in diretta, davanti a me Rafa piazza il quarto ace della sua partita, e chiude 6-1 il secondo set. Credo che se non cambierà nulla, farò comodamente in tempo per l’aperitivo stampa delle 17, per chi se lo stesse domandando sono queste le fondamentali valutazioni che portano i giornalisti a tifare per l’uno o per l’altro (scherzo, naturalmente, ma di questo match è davvero difficile scrivere qualcosa di non banale, e sinceramente dispiace per Tomas, che è tennista fortissimo e ragazzo adorabile).

Scocca giusta l’ora di gioco. Il povero Berdych è talmente frastornato da non chiamare la verifica di Hawk-Eye su un servizio di Nadal che in tribuna stampa – siamo ben allineati come visuale – avremmo giurato in 20 fosse fuori, o al massimo sfiorasse la riga di un millimetro, anche Rafa ha un attimo di esitazione. Il ceco invece dà un’occhiata, scuote la testa, e cambia campo, l’impressione è che voglia solo andarsene in doccia. Un minimo di equilibrio a inizio terzo set, si arriva al 2-2 con quattro game tenuti a zero da chi batte, poi ancora Tomas in pericolo, con due palle break annullate però bene in attacco, il ceco sale 3-2. L’unico, infinitesimale, piccolissimo rischio che potrebbe correre adesso Rafa (e con lui il mio aperitivo) potrebbe essere un calo di tensione dovuto all’estrema semplicità della partita finora. Ma non è cosa da Nadal. Infatti, il massimo sforzo prodotto da Berdych si concretizza solo nel tenere la battuta senza soffrire troppo, fino al 5-5.

Ma che il match ora sia assolutamente in equilibrio lo si capisce proprio a partire dall’undicesimo game: prima due palle break Rafa, ben annullate da Tomas, poi sul 6-5 addirittura il 30-40 su battuta Nadal che è anche un set-point Berdych. Grande Nadal con il drittone a salvarlo, e poco dopo siamo al tie-break. Il mio aperitivo ormai è perduto, ma va bene così, il ceco non meritava di uscire dal torneo senza almeno mettere un po’ di ansia a Rafa. E dal punto di vista dello spagnolo, almeno un set lottato e risolto sul filo di lana è finalmente il test che speravamo tutti di vedere a inizio partita. Tomas è anche il primo a salire in vantaggio di un mini-break, portandosi avanti 4-3 e due servizi, ma è l’ultimo punto della sua partita. Due errori, un drittaccio di Rafa, e alla fine uno scambio in pressione lo condannano, 7-4 e fine della contesa. Sinceramente, ci si poteva aspettare di più da Berdych, ma alla fine, almeno un set in cui ha costretto Nadal a impegnarsi seriamente ce lo ha dato.

ORA TIAFOE – Nel suo undicesimo quarto di finale a Melbourne Park (il 37esimo in un Major), Rafa sfiderà per la prima volta in carriera lo statunitense Frances Tiafoe. Nel giorno del suo 21esimo compleanno, Frances si fa il regalo più bello conquistando per la prima volta in carriera i quarti di finale in uno Slam al 12esimo tentativo. Grigor Dimitrov, che manca l’occasione di entrare per il terzo anno consecutivo negli ultimi otto dell’Australian Open, si arrende in quattro set dopo tre ore e 39 minuti di partita. “Cosa significa questa vittoria? Significa tutto, ho lavorato sodo. Dieci anni fa dissi ai miei genitori che ce l’avrei fatta, che avrei cambiato la loro vita e la mia. Ora sono nei quarti di finale di uno Slam a 21 anni… Non riesco a crederci. Rafa? Sarà meglio che si faccia trovare pronto”, ha scherzato a fine partita Tiafoe, che grazie a questo successo diventa il secondo giocatore americano capace di raggiungere i quarti a Melbourne dai tempi di Andy Roddick nel 2010 (l’unico altro tennista a riuscirci è stato Tennys Sandgren, fermato lo scorso anno da Hyeon Chung a un passo dal sogno semifinale).

Frances Tiafoe – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Risultati:

[6] M. Cilic vs [22] R. Bautista Agut
[3] R. Federer vs [14] S. Tsitsipas

F. Tiafoe b. [20] G. Dimitrov 7-5 7-6(6) 6-7(1) 7-5
[2] R. Nadal b. T. Berdych 6-0 6-1 7-6(4)

Il tabellone maschile

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Australian Open

Kvitova, rivincita su Anisimova. L’Australian Open perde Kerber: sorpresa Collins

MELBOURNE – Vittoria nettissima di Petra, ma che belle prospettive per Amanda. Primi quarti Slam per la 25enne americana: la numero 2 del mondo (lenta e poco reattiva) raccoglie la miseria di due giochi

Luca Baldissera

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Petra Kvitova - Australian Open 2019 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

da Melbourne, il nostro inviato

[8] P. Kvitova b. A. Anisimova 6-2 6-1

 

GRANDE PETRA, FUTURO AMANDA – Una splendida mattinata di sole accoglie sulla Rod Laver Arena il primo ottavo di finale della parte bassa del tabellone femminile, Petra Kvitova opposta alla rivelazione del torneo Amanda Anisimova. Petra la conosciamo (e apprezziamo, io personalmente almeno) tutti, la novità è la diciassettenne Amanda, che diventerà maggiorenne il 31 agosto di quest’anno, è già meritatamente tra le top 100 WTA (n° 87), e qui è arrivata tra le prime 16 dopo aver battuto avversarie di gran livello (Niculescu, Tsurenko e soprattutto la fortissima Aryna Sabalenka). Gioca davvero bene Anisimova, statunitense di genitori russi, potete leggere qui il profilo a lei dedicato da Alessandro Stella.

Ieri avevo seguito la partita tra Serena Williams e Dayana Yastremska, giovanissima come Amanda, e il risultato purtroppo per l’emergente ucraina era stato un 6-2 6-1 senza appelli, ma soprattutto, l’aspetto emotivo aveva giocato un gran brutto scherzo alla brava Dayana, che era bloccata dalla tensione, e alla fine era tanto affranta da suscitare l’istinto materno di Serena, che l’ha consolata a lungo con dolcezza. Più o meno nella stessa situazione (magari Kvitova non avrà il carisma di Williams, però quando è in forma come in questo Australian Open a livello di tennis non è assolutamente da meno), oggi Amanda ha incassato a sua volta, in 59 minuti, con lo stesso identico punteggio, la “stesa” che spesso per le ragazzine terribili è quasi un rito di passaggio per arrivare tra le grandi.

Avevano già giocato contro, l’anno scorso a Indian Wells, ed era stata la prima grande affermazione per Amanda, complice una ceca non al meglio, stanca e fallosa. Certamente, un minimo di “dente avvelenato” la peraltro dolcissima Petra lo aveva, oggi, e per Anisimova non c’è stato scampo. Ma il modo in cui ha perso è stato molto, molto diverso. Da subito Petra ha giocato al suo massimo, concentratissima (e Kvitova concentratissima che dà il suo meglio è una che le spazza via dal campo tutte), dall’altra parte della rete però le venivano restutuiti spasso e volentieri dei missili e degli angoli vincenti pari ai suoi. Con qualche imprecisione in più, ovvio, ma sempre e comunque con l’atteggiamento di una che ci crede senza timori reverenziali, almeno fino al secondo parziale, quando comprensibilmente la statunitense è calata di testa. Primo set, 6-2 Kvitova, con saldo vincenti-errori di 8-6, quindi come detto livello molto alto della fuoriclasse ceca, ma Anisimova ha messo a referto un 7-11, notevolissimo comunque.

La differenza, che abbiamo visto anche nel secondo set (6-1 Kvitova), è stata la gestione dei punti che pesano, ovvia e scontata capacità della campionessa che Petra è. Ma ci arriverà anche Amanda, e presto. Perché oltre a un ottimo servizio, e ad accelerazioni fenomenali, Anisimova ha fatto vedere anche angoli, aperture di gioco, geometrie non banali. Il fucile ce l’ha, ed è già carico, la ragazzina, ma non si limita alla sparatoria senza pensiero, il che per una tennista così giovane, in un circuito WTA preda delle sparapalle, è una bella cosa davvero. Ci si rivede presto ad altissimi livelli, cara Amanda. Petra vola ai quarti di finale come un treno (17 game persi in 4 match!), e se non succede qualcosa di inaspettato in negativo, a mio avviso è strafavorita con Ashleigh Barty.

D. Collins b. [2] A. Kerber 6-0 6-2

INCREDIBILE COLLINS – È la sorpresa del giorno, ma non solo. Fin qui, dell’intero torneo. Una Kerber stranamente passiva e spenta, cede nettamente alla 25enne americana Danielle Collins. 6-0 6-2 in appena 56 minuti di gioco per la ragazza proveniente dalla Università della Virginia (due titoli NCAA per lei in tre stagioni, laurea in comunicazione nel 2016). Esattamente un anno fa, da numero 160 del mondo, perdeva nel terzo turno delle qualificazioni dell’Australian Open contro Denisa Allertova, raccogliendo la miseria di un game. Dodici mesi dopo, al debutto nel main draw dello Slam down under (quinta presenza in assoluto in un Major), conquista la vittoria più prestigiosa della sua carriera e i quarti di finale in uno Slam per la prima volta.

Fin dai primi scambi si intuisce che non sarà la giornata di Kerber, che nell’unico precedente giocato tra le due (lo scorso anno sull’erba di Eastbourne), aveva trionfato con un perentorio 6-1 6-1. La tedesca, una delle grandi favorite della vigilia e campionessa a Melbourne nel 2016, cede il servizio a zero nel primo gioco dell’incontro. Sarà solo il primo, ne seguiranno infatti altri cinque consecutivi: il primo parziale finisce 6-0 in 20 minuti di gioco, con Collins che mette a referto 13 vincenti e 5 gratuiti. Kerber prova la reazione nel primo gioco del secondo set: strappa la battuta alla statunitense ma non conferma il vantaggio, cedendo immediatamente il break appena conquistato.

La tedesca è spenta, lenta, poco reattiva, la sua palla non viaggia e non mette l’avversaria in difficoltà. Collins (salita alla ribalta lo scorso anno a Miami, quando raggiunse la semifinale) gioca un match praticamente perfetto ed è bravissima ad approfittarne della giornata no della sua avversaria. L’unico altro game del suo incontro Kerber lo conquista sul 2-1 in favore di Collins, tenendo la battuta per la prima ed ultima volta nel match. Priva di reazioni e di grinta agonistica, Angie saluta amaramente Melbourne Park subendo una striscia di quattro giochi consecutivi. Danielle chiude con 29 vincenti e 17 errori gratuiti, Kerber con 6 vincenti, 17 gratuiti e 5 doppi falli.

Danielle Collins – Australian Open 2019 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

Per Collins si tratta della sesta vittoria in carriera contro una top 20, a fronte di nove sconfitte: i precedenti successi erano arrivati contro Keys (n.14, Indian Wells 2018), Vandeweghe (n.16, Miami 2018), Venus Williams (n.8, Miami 2018), Goerges (n.14, Australian Open 2019) e Garcia (n.19, Australian Open 2019). Diventa inoltre la prima giocatrice proveniente dal college a conquistare un quarto di finale a livello Slam dai tempi di Lisa Raymond, che raggiunse le ultime otto proprio a Melbourne nel 2004. Al prossimo turno attende la vincente di Stephens-Pavlyuchenkova.

Risultati:

[8] P. Kvitova b. A. Anisimova 6-2 6-1
[15] A. Barty b. [30] M. Sharapova 4-6 6-1 6-4

[5] S. Stephens vs A. Pavlyuchenkova
D. Collins b. [2] A. Kerber 6-0 6-2

La prima volta di Barty: battuta Maria Sharapova
Il tabellone femminile

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