Quanti ricordi ammirando Andy Murray

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Quanti ricordi ammirando Andy Murray

Il direttore ripassa alcuni momenti magici di una carriera strepitosa nonostante Federer, Nadal e Djokovic. Con le sue prime sensazioni. E si pente di averlo battezzato il Ringo Starr dei Fab Four

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Che choc, che tristezza, che pena. Mi si è stretto il cuore, m’è venuto un groppo alla gola, non sono riuscito a guardare quel video in una sola volta. Ho avuto bisogno di fermarmi e riprendere a scorrere in due riprese tutto il commovente filmato proveniente dall’Australia (non sono ancora a Melbourne) che mostrava Andy Murray non più nei panni del Braveheart di Dunblane e del guerriero che è sempre stato, ma in quelli di uno sfortunato ragazzo in lacrime, dolorosamente incapace di proferire parola, il capo chino, le mani a coprirsi il viso, per annunciare il suo singhiozzante “No Mas” dopo 20 mesi di dolore e di stop prolungati fra un intervento chirurgico e l’altro, fra mesi e mesi di infermeria, riabilitazione e soltanto sette vittorie portate a termine nel 2018.

Un campione vero, Andy, e un grande uomo che non ha mai detto una parola fuori posto – altro che sul campo dove invece ne ha sempre dette di tutti i colori, ma sempre contro se stesso – che ha sempre rispettato tutti, avversari, fans e giornalisti alle cui domande rispondeva sempre impegnandosi a dare il meglio di sé, proprio come sul campo. Essere riuscito a vincere 3 Slam, 14 Masters in mezzo a 45 tornei e una Coppa Davis vinta praticamente da solo, ed essere stato il numero 1 del mondo per 41 settimane – unico Brit – da quel magico 7 novembre nel quale riuscì a conquistare la ventiquattresima vittoria consecutiva e a battere Novak Djokovic, è stata un’impresa pazzesca considerando gli avversari che si è trovato di fronte e anche la pressione continua che è stato costretto a sopportare nel Regno Unito dove dopo Fred Perry non era stato più vero campione nessuno, nemmeno Tim Henman e Greg Rusedski, e dove la magia di Wimbledon pesa come una cappa insopportabile su qualunque tennista britannico.

 

E non l’hanno costretto alla resa i tre grandi campioni della sua era, Federer, Nadal, Djokovic, nei quali Andy ha avuto la sfortuna, ma anche l’orgoglio, di imbattersi riuscendo anche non poche volte a prevalere, ma una maledetta anca destra che alla fine ha preso il drammatico sopravvento. Tutti si erano accorti della serietà dell’infortunio in occasione della semifinale 2017 del Roland Garros, quando era ancora n.1 del mondo e perse da Wawrinka.

Forse – e sarebbe ancora più ingiusto e terribilmente triste – lo scozzese non ce la farà neppure a trascinarsi, zoppicando, fino al prossimo Wimbledon, come sta ancora romanticamente sognando. È lì che vorrebbe far sentire il suo canto del cigno. Cioè laddove aveva vinto la sua prima medaglia d’oro olimpica nel 2012 sconfiggendo Federer, prima di ripetersi nei veri Championships l’anno dopo, quando dopo 77 anni – 28.127 giorni!  – era riuscito a… mettere a riposo l’ingombrante ombra di Fred Perry, l’ultimo Brit campione all’All England Club nel 1936.

Si dirà che dalla vita Andy ha avuto tutto, che è stato in fondo fortunato, fin da quando lui a 8 anni e il fratello Jamie a 9 scamparono all’eccidio di Dunblane del 13 marzo 1996, uno dei fatti più tragici della storia scozzese: uno squilibrato, Thomas Watt Hamilton, uccise a colpi di pistola 16 scolari fra i 5 e i 6 anni e la loro insegnante prima di suicidarsi.

Ha vinto tanto, tantissimo, nel Regno Unito – dove a inizio carriera veniva ricordato che era scozzese quando perdeva e britannico quando vinceva – la sua fama ha oscurato perfino quella degli assi del pallone e delle pedate. Con Norman Brookes (1939) è l’altro solo tennista che sia mai stato fatto Cavaliere dalla monarchia britannica. Ma qui non starò a ricordare i suoi successi, li trovate ovunque, così come troverete su Ubitennis decine di articoli che abbiamo scritto su lui. L’ultimo, a mio avviso assolutamente mirabile, quello di Agostino Nigro, scritto a dicembre e che ho chiesto alla redazione di pubblicare nuovamente.

Non le ho davvero contate ma credo di aver assistito a diverse centinaia delle sue 840 partite dai suoi esordi a oggi. Fra i più nitidi e antichi ricordi c’è quello degli ottavi di finale all’Australian Open 2007 contro Rafa Nadal. Andy era in ritardo sulla tabella di marcia con gli altri Fab, anche se già nel 2006 aveva raggiunto gli ottavi a Wimbledon. Ma quel giorno giocò in un modo fantastico, cambiando continuamente ritmo, accelerando di rovescio e poi rallentando di dritto, ma anche viceversa, tanto che lo ribattezzai “il nuovo Gattone Mecir”. Era avanti due set a uno, perse al quinto perché non era ancora forte fisicamente come il toro di Manacor. Ma quel giorno mi colpì in modo indelebile per la sua straordinaria imprevedibilità: era capace di alternare in modo per nulla banale o scontato, accelerazioni di colpi anticipati e soprattutto piatti – quindi per ciò stesso molto più penetranti di un qualsiasi colpo liftato o tagliato – a colpi improvvisamente accarezzati e senza peso, ma liftati alti e profondi, capaci di destabilizzare il ritmo di qualunque avversario.

Mi impressionò per la spiccata intelligenza del suo tennis che non aveva colpi immediatamente decisivi, sebbene la risposta di rovescio fosse apparsa subito formidabile – ricordo che fu cronometrata a Shanghai a 160 km orari – ma erano le sue trame, la sua strategia di gioco a sedurmi. Un’intelligenza, dicevo, decisamente superiore alla media. E insieme a quella come non restare affascinati dall’irriducibile grinta, dai recuperi impossibili, da quelle gambe che mulinavano vorticosamente e che hanno corso così tanto – forse più del necessario e del dovuto? – da fargli pagare alla fine il prezzo salato che lo ha forse fermato per sempre.

Aveva il talento per essere un po’ meno passivo, ma talvolta se ne dimenticava. Ricordo di aver scritto un articolo che ne magnificava le doti quel giorno in cui batté Federer al Masters di Shanghai 2010, per l’ottava volta nei primi 13 duelli. Mica exploit da poco eh?

Ricopio quanto scrissi quel giorno in Cina:

a) Andy è probabilmente il miglior ribattitore del circuito.

b) La sua diagonale rovescia è paragonabile per efficacia al Nadal che sfrutta il vantaggio d’essere mancino per creare difficoltà al rovescio di Federer.

c) Riesce a tirare passanti diabolici anche con il suo colpo meno incisivo, il dritto, come ha fatto vedere oggi sia correndo in laterale – esempio il passante straordinario lungo linea che pur giocato in posizione assai squilibrata lo ha portato al setpoint nel primo set – che correndo in avanti – esempio il passante incrociato stretto anch’esso straordinario sulla volée smorzata di Roger sul set point. Alla fine non sai se restare indietro ad aspettare che sbagli e non sbaglia quasi mai, oppure se attaccarlo esponendosi ai suoi passanti. È un dilemma tattico che può confondere qualsiasi avversario.

d) È miglioratissimo al servizio rispetto ai tempi cui mi riferivo del suo match perso al quinto con Nadal in Australia 3 anni fa 6-1 al quinto, tant’è che stamani ha servito mediamente la “prima” a 20 km orari più veloce di Roger e soprattutto ha rinforzato la seconda, conquistando infatti più del 50 per cento dei punti anche quando ha dovuto farvi ricorso.

e) In quanto a tocco, e la grande efficacia delle sue smorzate lo dimostra, solo lui può competere con Federer (più di Nadal che pure ne ha, più di Djokovic che ne ha così così, più di Del Potro, Roddick e altri che ne hanno molto meno).

f) Atleticamente è proprio un altro rispetto a quello che scoppiò contro Nadal e comunque sulla distanza dei due set su tre è fortissimo perché riesce a mantenere sia spunto di velocità che concentrazione mentale.

Beh, ecco perché chiunque discuta oggi le qualità di campione dello scozzese secondo me… ci vede poco. Risulti o meno simpatico alla gente. Concludo aggiungendo un’altra osservazione già fatta tante volte, una sorta di chiodo fisso: Murray non è il prodotto di una scuola tennistica, di una federazione. Non è necessario esserlo. Murray è il prodotto di… se stesso, tutt’al più anche della madre e di una famiglia che ha creduto in lui e nella sua voglia di arrivare, nella sua decisione di andare a lavorar duro e a migliorarsi in Spagna – è certo lì che ha sviluppato quel tocco, quel timing perfetto nel decidere quando giocare le smorzate – nella sua testardaggine alla ricerca di una soluzione tecnica soddisfacente magari non ancora raggiunta, visto l’avvicendarsi dei coach, ma mai abbandonata, anzi lungamente cercata.

Un tipo deciso e tosto come Murray, ecco dove volevo arrivare, si è fatto da solo e avrebbe potuto benissimo venir fuori anche in Italia. Uno come lui – credo – non si sarebbe fatto condizionare né dalla Federazione, né dalla stampa, né da nessuno.

Dopo lo US Open del 2012, il primo Slam vinto dallo scozzese, scrivevo che a mio parere, anche se Andy aveva chiuso l’anno a n.4 dietro i soliti tre Beatles della racchetta, e Djokovic vantava un gap enorme di punti su Federer, chi aveva più titoli per meritare la leadership mondiale era proprio Murray: Questo è il primo anno dal 2003 in cui i 4 Slam hanno avuto quattro vincitori diversi: Djokovic in Australia su Nadal, Nadal in Francia su Djokovic, Federer su Murray a Wimbledon, Murray su Djokovic all’US Open. Un anno particolare questo perché non c’è dubbio che il Wimbledon Olimpico, vinto da Murray su Federer, meriti di affiancarsi agli Slam – e più dei Masters 1000 – come torneo di super-prestigio, forse anche per via della location… Murray è il solo ad avere vinto 2 tornei dei cinque che sono poi – salvo che per gli addetti ai lavori – quelli che l’opinione pubblica ricorda meglio e dà maggior peso. Non solo: Murray è stato finalista nel torneo che di solito viene considerato di più, quello di Wimbledon. Nelle cinque finali sopracitate Djokovic e Murray compaiono in tre finali, Nadal e Federer invece in due”.

Insomma, nel 2012 Murray pareva avermi smentito. Ero stato io per primo a ribattezzarlo il Ringo Starr dei Fab Four, il grande perdente dopo 4 finali di Slam fallite, eterno incompiuto, figlio di mamma, malato immaginario etcetera. Me ne sarei pentito, anche se oggettivamente, di fronte a Federer-Lennon con i suoi 20 Slam, Nadal McCartney con i suoi 17, Djokovic Harrison con i suoi 14, lo scozzese che ne ha vinti solo 3 non poteva essere messo sullo stesso piano degli altri. Però era un nomignolo ingeneroso, anche perché rispetto a Ringo Starr si diceva sempre che ci fossero tanti batteristi migliori, mentre nessun tennista è stato più… quarto di Murray.

Quando nel 2013 Andy ha messo fine ai ricordi nostalgici di Fred Perry, beh sembrava davvero che avesse svoltato. Era mancata soltanto la Regina. Ma c’era Lendl al fianco di Andy e forse era più importante.

I NUMERI DI ANDY

  • 45 titoli complessivi
  • 3 titoli del Grande Slam
  • 2 ori olimpici in singolare
  • 14 Masters 1000
  • 1 ATP Finals
  • 41 settimane al N.1 del ranking mondiale
  • Giocatore dell’anno 2016 per ATP e ITF

GLI H2H

  • vs Federer: 11-14 (vinta finale Olimpica 2012)
  • vs Djokovic: 11-25 (vinta finale US Open 2012 e Wimbledon 2013)
  •  vs Nadal: 7-17 (vinta semifinale US Open 2008 e Australian Open 2010)

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ATP

Miami: un brutto Federer rimonta e la spunta al terzo

Roger, molto falloso, rischia grosso con Radu Albot. Prossimo turno contro Krajinovic

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[4]R.Federer b. [Q]R.Albot 4-6 7-5 6-3

da Miami, il nostro inviato

 

Il moldavo Radu Albot, 29 anni, è decisamente un bel giocatore, velocissimo, non alto (1.75), ottimi fondamentali da dietro, e onesto tocco a rete. Oltre a questo, è pure nel momento migliore della sua carriera, ha raggiunto il best ranking di 46 ATP tra Indian Wells e qui, qualificandosi in entrambi i tornei e arrivando al terzo turno in California. Roger Federer, all’esordio nel mastodontico Hard Rock Stadium di Miami, se ne accorge immediatamente, perdendo il servizio nel primo game, e subendo l’entusiasmo dell’avversario, che sembra carico come una molla. Radu conserva il vantaggio salendo fino al 5-4, in piena trance agonistica, aiutato anche da un servizio molto efficace e continuo, pur se non esplosivo. Roger appare un po’ imballato, sbaglia molto, non trasforma quattro palle dell’immediato controbreak nel secondo game (questa non è una novità per il fuoriclasse svizzero), ma pian piano sale di livello, ottenendo applausi finalmente convinti da parte di un pubblico che riempie le tribune come mai prima di questa sera. Un paio di palle corte, una finta a rete, una bella volée di rovescio segnalano che è entrato in partita anche lui. Ma non è sufficiente: il bravo Albot non esita, continua a picchiare il dritto appena può, e chiude 6-4 al primo set-point, niente da dire, meritatissimo. Federer può anche aver raccontato e ripetuto quanto bene si sentisse fisicamente dopo Indian Wells, ma la stanchezza mentale è ancora più importante, resettare la testa è sempre più difficile col passare degli anni. E non è un caso che praticamente tutti quelli che vanno in fondo al “1000” californiano arrivino spesso qui assai scarichi.

Nel secondo set, continua la bella prestazione di Radu, che non scende granchè di percentuali con la battuta, insistendo giustamente con le palle lavorate sul rovescio di Roger, e attaccando la rete al minimo spiraglio concesso dall’avversario. In generale, Federer sta anche giocando corto, farà bene a cambiare marcia in fretta perchè si sta mettendo in guai seri. Sul 3-3, Roger annulla attccando di dritto una palla break potenzialmente letale, nello stesso modo subito dopo Albot gli cancella la prima che aveva concesso dal secondo game. Onestamente, un Federer davvero sottotono, i colpi gli viaggiano poco e a intermittenza, mentre di là le gambe di Radu invece viaggiano come un treno. Una risposta di dritto facile, su palla alta, che sul 6-5 in suo favore, 30-30, avrebbe potuto mandarlo a set point, la spara lunga un metro, non ci siamo per nulla. Per sua fortuna, due punti dopo Albot commette forse il terzo errore del set, gli regala un’altra opportunità, e qui finalmente è bravo e convinto Roger a chiuderla a rete, 7-5 per lui, ma che fatica.
Le cose non cambiano granchè all’inizio del terzo set, il match è assolutamente alla pari, il che chiaramente non è una buona notizia per il grande favorito, che continua a sbagliare troppo. Radu combatte al suo massimo, sta facendo una grandissima partita dal punto di vista dell’attenzione tattica, certo che qualche risposta di rovescio un po’ più aggressiva Federer potrebbe e dovrebbe rischiarla. Il settimo game, 3-3 con lo svizzero al servizio, è lottatissimo, un doppio fallo al terzo vantaggio costa a Roger una palla break pericolosissima, cancellata da un ace. Altre due botte con la battuta negli angoli mandano Federer avanti 4-3, però i rischi continuano. Il DJ dello stadio spara “Thunderstruck” degli AC/DC a tutto volume al cambio campo, chissà che un po’ di sano hard rock (d’altronde, se non lo suonano in questo stadio…) non svegli e dia grinta al 20 volte campione Slam. Pare proprio che sia così, perchè un super-rovescio piantato lungolinea da Roger fa esplodere il pubblico, e un passantino in slice basso e stretto gli dà due palle break: la prima fallita dall’ennesima risposta semplice di dritto che vola larga, la seconda trasformata grazie all’errore gratuito di Albot, 5-3 Federer. All’attacco in modo convinto – meglio tardi che mai – Roger chiude senza altri patemi, bravissimo Radu che lo ha fatto soffrire per oltre due ore, Federer dovrà crescere e non poco se vorrà andare avanti nel torneo. Ora per lui Filip Krajinovic, che ha eliminato Stan Wawrinka, i precedento sono 2-0 per Roger.

Risultati:

[6] K. Anderson b. J. Munar 6-4 3-6 6-3
J. Sousa b. [31] S. Johnson 7-6(6) 6-4
[24] G. Dimitrov b. F. Lopez 6-1 6-3
J. Thompson b. [10] K. Khachanov 6-2 6-3
[13] D. Medvedev b. A. Mannarino 6-2 6-1
[Q] R. Opelka b. [21] D. Schwartzman 6-4 3-6 6-4
F. Krajinovic b. [30] S. Wawrinka 5-7 6-2 7-6(5)
[4] R. Federer b. [Q] R. Albot 4-6 7-5 6-3
[8] S. Tsitsipas b. [LL] M. McDonald 7-6(4) 6-1
L. Mayer b. [26] G. Pella 6-2 6-4
[20] D. Shapovalov b. [LL] D. Evans 4-6 6-1 6-3
[Q] A. Rublev b. [9] M. Cilic 6-4 6-4
[14] M. Cecchinato b. D. Dzumhur W/O
[18] D. Goffin b. P. Andujar 6-4 6-1
[28] F. Tiafoe vs [WC] M. Kecmanovic
[2] A. Zverev vs [WC] D. Ferrer

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ATP

Miami: un grande Ferrer batte Querrey. Tomic sfiderà Djokovic, ok Auger-Aliassime

Nella debacle USA Querrey cede in due set a Ferru, prossimo avversario di Zverev. Dzumhur si salva nonostante i dolori alla schiena, lo attende Cecchinato

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David Ferrer (foto via Twitter, @MiamiOpen)

Erano ben 26 gli incontri maschili programmati nella terza giornata del Miami Open 2019, causa rinvii per pioggia dei giorni scorsi. E tra le affermazioni e le disfatte della vecchia e della nuova guardia si è completato anche il programma dei primi turni, prima che il torneo entri nel vivo con l’esordio dei grandi favoriti. Nella serata italiana sarà la volta di Djokovic e Thiem. Il serbo non ha per nulla convinto in California e nel primo incontro sul nuovo Hard Rock Stadium di Miami dovrà vedersela con Bernard Tomic che non ha avuto problemi contro Thiago Monteiro, battuto 6-4 6-1.

Nell’ultimo match della sessione serale David Ferrer si è tolto di dosso qualcuno dei suoi 37 anni e ha giocato una partita sontuosa contro Sam Querrey, battuto 6-3 6-2 in un’ora e un quarto di gioco. Ferrer sta giocando il suo ultimo Masters 1000 su cemento e dirà addio al tennis giocato al Mutua Madrid Open di Madrid: avrà un ricordo sempre agrodolce di Miami, dove ha perso una grande finale contro Andy Murray nel 2013. Ora al secondo turno sfiderà Alexander Zverev che dodici mesi fa lo ha battuto in tre set. L’altro veterano spagnolo, Feliciano Lopez, l’ha spuntata al terzo set contro Benoit Paire dopo due ore e venti minuti e sarà l’avversario di Grigor Dimitrov nel secondo round.

 

Querrey è solo uno dei sei statunitensi usciti sconfitti nella terza giornata del Miami Open. L’unico a salvarsi è stato Opelka, che ha rimontato Struff. Roger Federer ha conosciuto il nome del suo prossimo avversario, il moldavo Radu Albot, in tabellone dalle qualificazioni. Albot ha sfruttato il ritiro dell’australiano Ebden sul 6-0 3-2 e testerà al debutto il finalista del torneo di Indian Wells nella giornata di sabato.

Damir Dzumhur sarà il prossimo avversario di Marco Cecchinato, sempre che il bosniaco recuperi dall’infortunio patito nel finale di match contro Eubanks. Damir ha vinto in rimonta al tie-break del terzo set pur avendo la schiena bloccata sin dai game finali del parziale decisivo. Nonostante il dolore, è riuscito a muovere il gioco e a far sbagliare Eubanks, centrando così la terza vittoria del suo 2018.

È stata una giornata positiva per i giovani, soprattutto per Felix Auger-Aliassime, giustiziere dei due azzurri Lorenzi e Vanni nel percorso di qualificazione al main draw. Il canadese classe 2000 ha battuto in rimonta Casper Ruud, di due anni più grande (che come lui si era imposto al grande pubblico nel torneo di Rio de Janeiro), confermando il periodo positivo che dura ormai da quasi un mese. Incrocerà la racchetta con Marton Fucsovics al prossimo round. Un altro giovane (e promettente) qualificato ha superato il primo turno: il russo Andrey Rublev ha battuto in tre set Taro Daniel. Lo aspetta un impegno per nulla semplice dal momento che dovrà vedersela con un Marin Cilic che deve riprendersi da un inizio di stagione abbastanza negativo.

Risultati:

B. Tomic b. [Q] T. Monteiro 6-4 6-1
M. Marterer b. T. Fritz 6-4 3-6 6-3
I. Ivashka b. T. Fabbiano 6-4 1-6 6-3
A. Ramos-Vinolas b. M. Copil 6-4 6-2
[Q] L. Sonego b. M. Klizan 6-4 6-3
[Q] F. Auger-Aliassime b. [Q] C. Ruud 3-6 6-1 6-2
R. Haase b. [Q] L. Lacko 6-2 6-4
J. Chardy b. N. Jarry 6-7(1) 6-2 7-6(5)
[Q[ A. Bublik b. T. Sandgren 5-7 6-4 7-6(5)
D. Lajovic b. [Q] P. Cuevas 6-4 6-7(6) 6-3
J. Munar b. [Q] P. Gunneswaran 7-6(3) 6-4
J. Sousa b. [WC] C. Tseng 6-4 7-5
F. Lopez b. B. Paire 7-5 4-6 6-4
J. Thompson b. C. Norrie 4-6 7-6(5) 6-3
A. Mannarino b. A. Bedene 4-6 6-4 6-2
[Q] R. Opelka b. J. Struff 4-6 6-3 6-4
F. Krajinovic b. P. Herbert 6-4 6-4
[Q] R. Albot b. M. Ebden 6-0 3-2 rit.
[LL] M. McDonald b. U. Humbert 6-4 6-7(4) 7-6(4)
L. Mayer b. [Q] M. Ymer 4-6 6-3 6-4
[LL] D. Evans b. M. Jairi 6-2 6-0
[Q] A. Rublev b. T. Daniel 3-6 6-3 6-4
D. Dzumhur b. [WC] C. Eubanks 1-6 6-4 7-6(5)
P. Andujar b. I. Karlovic 7-6(2) 6-4
[WC] M. Kecmanovic b. E. Gulbis 6-2 7-5
[WC] D. Ferrer b. S. Querrey 6-3 6-2

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WTA

Andreescu inizia col brivido a Miami. Bene Kvitova e Garcia

Bianca rimonta da 5-1 sotto, annulla match point e si salva contro Begu. Cade solo Keys tra le teste di serie, mentre Venus Williams e Cori Gauff potrebbero sfidarsi al terzo turno

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Si è presa un grosso spavento Bianca Andreescu, che arrivava in Florida con il – pesantissimo! – trofeo di Indian Wells nel borsone. La 18enne canadese è stata costretta a giocare il primo turno nonostante il trionfo nel Mandatory in California le abbia permesso di salire al numero 24 in classifica da lunedì, troppo tardi per entrare tra le teste di serie e ricevere il bye. Sfidava Irina Camelia Begu (70 WTA) che le aveva strappato un set anche a Indian Wells sempre a livello di primo turno. La giocatrice rumena era avanti 6-4 5-1 prima di subire la rimonta di Bianca, che ha anche annullato con grande carattere un match point sul 3-5. Dopo aver dominato il tie-break del secondo set, la campionessa di Indian Wells ha chiuso 6-2 al terzo e sfiderà Sofia Kenin al secondo turno.

Ha debuttato nel torneo anche Petra Kvitova, la testa di serie più alta a mettere piede sui rinnovati campi di Miami (la n.3). Petra ha giocato una grande partita per sbarazzarsi in due set di Maria Sakkari, entrata in partita solo in avvio di secondo set (in vantaggio 2-0, rimontata immediatamente dalla ceca). Kvitova ha chiuso in 70 minuti e ha raggiunto già il terzo turno dove sfiderà Donna Vekic, che ha battuto con un doppio 6-3 Sorribes Tormo.

 

Nello stesso spicchio di tabellone di Kvitova, la francese Caroline Garcia (t.d.s. 19) ha vinto nella sessione serale una delle partite più attese della terza giornata contro Victoria Azarenka, tre volte campionessa a Miami e semifinalista lo scorso anno. La bielorussa era sopravvissuta ventiquattro ore prima alla lotta contro Dominika Cibulkova, ma Garcia con una partenza sorprendente nel primo set (5-0) l’ha costretta a rincorrere sin dall’inizio. Pur provandoci nel finale, dove ha recuperato più volte il break di svantaggio, Azarenka non è riuscita a far girare l’incontro e ha ceduto dopo più di un’ora e mezza di partita. Garcia avrà Julia Goerges al terzo round. Da segnalare anche la buona vittoria di Karolina Muchova sulla giapponese Hibino. La 22enne ceca sinora ha dovuto affrontare le qualificazioni in tutti e quattro i tornei disputati nel 2019: lo si evince chiaramente dal bilancio stagionale, che la vede già a 12 vittorie con sole 3 sconfitte. Affronterà adesso Kerber, che dovrà fare la massima attenzione.

L’unica testa di serie a uscire di scena è Madison Keys, per il dispiacere dei tifosi statunitensi. Samantha Stosur è riuscita a imporsi in tre set dopo aver sprecato un vantaggio di 4-0 nel secondo parziale dopo aver vinto il primo. La 34enne australiana non batteva una top 20 da ottobre 2017. Al prossimo turno sarà derby aussie contro Ashleigh Barty (t.d.s. 12), che ha dato 6-4 6-1 alla giovane ucraina Yastremska.

C’è stata meno azione invece nella parte bassa nel tabellone. Si è comunque completato il programma dei primi turni e ora sarà tempo di esordio per Serena, Stephens, Pliskova Svitolina e Camila Giorgi. Oltre alla prima vittoria a livello WTA per la 15enne Cori Gauff, si registra la 65esima vittoria per Venus Williams tra Key Biscane e Miami Gardens (da questa stagione). Dopo essere stata sotto 5-4 e servizio nel primo set contro Dalila Jakupovic, con molte difficoltà negli spostamenti, Venus ha vinto nove degli ultimi dodici giochi per vincere in due set e approdare al secondo turno. La maggiore delle sorelle Williams ha vinto tre volte il torneo, nel 1998, 1999 e 2001, ben prima che Gauff venisse al mondo. Se ‘Coco’ batterà Kasatkina e Williams supererà Suarez Navarro, le due statunitensi – divise da 24 anni di età – potrebbero sfidarsi al terzo turno.

Risultati

Secondo turno:

[3] P. Kvitova b. M. Sakkari 6-1 6-4
S. Stosur b. [17] M. Keys 6-4 4-6 6-4
[19] C. Garcia b. V. Azarenka 6-3 6-4
[26] D. Vekic b. S. Sorribes Tormo 6-3 6-3
[15] J. Goerges b. M. Rybarikova 6-4 7-5
[12] A. Barty b. D. Yastremska 6-4 6-1
[7] K. Bertens b. [WC] Xiy. Wang 6-4 6-1

Primo turno:

V. Williams b. [Q] D. Jakupovic 7-5 6-3
Y. Wang b. K. Mladenovic 6-3 6-3
P. Martic b. S. Zhang 6-1 6-2
B. Andreescu b. I. Begu 4-6 7-6(2) 6-2
O. Jabeur b. [LL] Kr. Pliskova 2-6 6-3 6-4
J. Konta b. [Q] J. Pegula 6-1 6-4
[WC] W. Osuigwe b. [WC] M. Osaka 6-2 6-4
A. Tomljanovic b. A. Friedsam 4-6 6-3 6-0
[Q] K. Muchova b. [Q] N. Hibino 6-3 6-3
A. Riske b. [Q] K. Kanepi 6-2 6-2
A. Cornet b. V. Lapko 7-5 6-7(7) 6-1
A. Sasnovich b. [Q] V. Golubic 4-6 7-5 6-4
[Q] Y. Wickmayer b. [Q] S. Vickery 3-6 6-3 6-1
[Q] T. Townsend b. J. Larsson 6-1 6-2
R. Peterson b. [Q] L. Siegemund 6-1 5-7 7-5
[Q] M. Niculescu b. T. Zidansek 6-1 6-2
[Q] M. Doi b. [WC] Xin. Wang 6-2 1-6 6-3
[WC] C. Gauff b. [WC] C. Mcnally 3-6 6-3 6-4
V. Kuzmova b. D. Gavrilova 6-4 6-2
T. Maria b. A. Schmiedlova 6-4 6-1

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