Australian Open: il vero gigante? Fabbiano [VIDEO]

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Australian Open: il vero gigante? Fabbiano [VIDEO]

MELBOURNE – 38 centimetri e 67 ace di Opelka non lo fermano. Tre terzi turni per lui. Eppure 12 anni fa… Seppi l’habitué. La maledizione del quinto set. Olandesi a casa, greci sugli scudi. Il dito medio di Putintseva

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Thomas Fabbiano e Reilly Opelka - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Spazio sponsorizzato da Barilla

VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista svizzero Laurent Ducret: domani il vento aiuterà Wawrinka?

 

Si legge nel primo libro di Samuele: “Dall’accampamento dei Filistei uscì un campione, chiamato Golia, di Gat; era alto sei cubiti e un palmo”.

Beh Reilly Opelka, 102 kg è alto 6,11 (in feet e inch), 2 metri e 11 cm per noi indigeni. Più o meno ci siamo. Golia Opelka non aveva in testa un elmo di bronzo, né sul corpo una corazza a piastre, ma con la sua lancia – una racchetta che in quelle braccia pareva minuscola e roteava battute spaventose che sovrastavano con il rimbalzo il piccolo Thomas Davide Fabbiano – era capace di scagliare 67 frecce, chiamate volgarmente anche ace. E Golia Opelka ha fatto tutto ciò. Di più non poteva. Ma non è la prima volta che un italiano si traveste da… Davide e fa fuori il Golia di turno, senza scoraggiarsi all’infuriar degli ace. Ricordo Bracciali mettere  k.o. Karlovic a Wimbledon anni addietro. Seppi l’australiano – che non è lontano parente del Seppi americano: qui ha raggiunto già 4 volte gli ottavi di finale, negli USA mai –  far fuori lo stesso Karlovic lo scorso anno qui. E nel suo piccolo anche Renzo Furlan far lo stesso qui a Melbourne con Goran Ivanisevic che non era alto due metri ma serviva meglio che se lo fosse, essendo per di più terribil mancino. Eppoi, comunque, fra lui e Renzo una ventina di centimetri c’erano tutti.

Mai però 38 cm come fra il ventunenne della Florida Reilly Opelka, 2m e 11cm come ho accennato, e il nostro Davide delle Puglie, Thomas Fabbiano, 1 metro e 73. Guai a dire ancora che è piccolo, d’ora in avanti. Sissignori, è lui il vero gigante, non certo Opelka che al di là del servizio e di terribili mazzate di dritto quando se ne sta fermo, sa fare abbastanza poco. Le gambone e i 104 kg soffrono se c’è chi riesce a rispondere al suo servizio spaventoso e soprattutto a non demoralizzarsi se ti piombano addosso, anzi sopra la testa, gragnuole di noci di cocco a velocità ultrasuoniche. E se i game perfetti, fatti di 4 aces, si susseguono.

Ricordo di aver visto esibirsi il vero gigante, l’ex ragazzino di San Giorgio Ionico oggi quasi trentenne, una dozzina di anni fa, semifinalista junior all’US Open. Tanti dubitavano che avrebbe sfondato da professionista. Era troppo piccolo. Il suo metro e 73 sembrava un handicap insuperabile. Eppoi l’altro ragazzo italiano giunto in semifinale in quello stesso torneo, Matteo Trevisan, sembrava in prospettiva di un’altra categoria. L’espertissimo coach Sven Groenevald, allenatore di una miriade di campionesse e campioni (Seles, Sanchez, Pierce, Ivanovic, Sharapova, Stich, Haas, Kiefer, Rusedski…) mi aveva pronosticato proprio qui in Australia quattro mesi dopo quello US Open junior un avvenire da top-ten per Matteo, il ragazzo di Santa Croce, il fratello maggiore di Martina: “Ha servizio e dritto esplosivi”. Ma Thomas aveva altre qualità che, con il tempo, si sono mostrate più decisive. Testa, intelligenza superiore alla media, umiltà, solidità mentale, grinta, attitudine al lavoro e al sacrificio, costanza, capacità continua di apprendimento.

Sconfiggere un bestione (più che una giraffa) di due metri e 11 cm come il ventunenne americano della Florida Reilly Opelka, giustiziere al primo turno dell’altro gigante John Isner (solo 2m e 8 cm) è stato un exploit pazzesco per Thomas Fabbiano che, entrato all’ultimo tuffo in tabellone quando temeva di esserne rimasto fuori– questa settimana è n.102 – si ritrova al terzo turno di uno Slam per la terza volta. E ne è più che legittimamente orgoglioso, fiero di poter sottolineare la propria completezza tecnica: “Esserci riuscito in 3 Slam diversi, l’US Open nel 2017, Wimbledon l’anno scorso e ora qui in Australia è è già una gran bella soddisfazione anche se… non mi vorrei fermare qui”. Si è pure tolto la soddisfazione di mettere a segno due ace. Anche se se ne ricorda uno solo.

All’US Open Thomas perse da Lorenzi (a sua volta sconfitto dal futuro finalista Anderson). A Wimbledon l’anno scorso trionfò su Wawrinka in 2 manches e 3 set nel corso dei quali annullò ben otto set point al campione svizzero di 3 Slam per il risultato migliore di sempre. Al prossimo turno a Melbourne Park trova quel Dimitrov che qui in Australia ha raggiunto una semifinale e due quarti di finale. Sarà dura, durissima. Intanto Thomas che non si nasconde dietro atteggiamenti ruffiani: “Se tutto il tennis fosse quello che gioca Opelka io non l’avrei mai giocato, anzi non l’avrei mai nemmeno guardato. Non è tennis”. In effetti è un altro sport.

Con i 67 ace Opelka si piazza al quinto posto nella graduatoria degli ace in un match, dietro i 113 di Isner e i 103 di Mahut nella celebre maratona di 3 giorni a Wimbledon 2010 (70 a 68 nel quinto set che non potrà mai più essere battuto altro che al Roland Garros, l’unico torneo a conservare il long-set decisivo). E poi dietro un 78 e un 75 aces di Ivone Karlovic. Intanto con questo risultato Thomas intasca 155.000 dollari australiani che non gli faranno schifo e rallegreranno anche il suo ultimo coach Federico Placidilli: “Non ho avuto troppi coach: dopo il mio primo maestro per 12 anni, Pierri, ci sono stati Brandi, Magnelli, Gorietti e gli altri a Foligno, ora Placidilli ma mi danno mano anche Sartori e Piatti” – sale (virtualmente) a n.84. Il suo best ranking è stato n.70 nel 2017, dopo quell’US Open appena ricordato.

Con Fabbiano a Dubai un anno fa Ubitennis ha pubblicato una bellissima intervista scritta dal nostro validissimo Ferruccio Roberti e come me la sono letta e riletta io spero lo facciate anche voi. Se poi vorreste fare un ripassino di quanto accadde a Wimbledon e delle cose interessanti e intelligenti che disse Thomas, leggete qua. Nel segnalare il risultato, 6-7 (15-17) 6-2 6-4 3-6 7-6 (10-5), sottolineo un particolare: sono stati giocati 47 punti di tiebreak (17-15 più 10-5). E Thomas è stato particolarmente bravo ad assorbire il brutto colpo di un primo set perso nonostante un abbrivio di 4-0 nel tiebreak e di cinque setpoint, peraltro tutti sul servizio di Golia Opelka. 67 ace… è come non aver toccato palla per quasi 17 game di risposta. Il problema non era non deprimersi: era previsto. Era giocare con un’incredibile tensione addosso i propri game di servizio. Perderne uno con tutta probabilità voleva dire perdere un set. “E sono contento di averne perso uno solo. Non mi è capitato spesso.

Merito suo. E non solo. Oggi si può dire… meno male che c’era il tiebreak. Ma ieri Thomas avrebbe preferito che non ci fosse: “Lui ne ha giocati certamente di più… e nel tiebreak molto dipende da quanti servizi gli entrano. Avrei preferito un long-set, ma ora non mi lamento davvero. Anzi, meglio così. Non sono nemmeno stanco. Forse è ancora l’effetto dell’adrenalina”. Bene. Fabbiano ha scongiurato anche la maledizione del quinto set che aveva colpito Cecchinato con Krajinovic, Vanni con Carreno Busta e Travaglia con… Fabbiano. I primi due avevano condotto due set a zero, il terzo due a uno. Se il derby francese di primo turno fra Chardy e Humbert non fosse stato vinto dal primo per 10-6 al tiebreak decisivo, quello vinto dal ragazzo pugliese sarebbe stato storico. Il primo. Invece è il secondo.

Scusate se, per evitare di addormentarmi ad una prossima conferenza stampa (magari di qualcuno meno amico e meno spiritoso di Nadal) liquido in poche battute il resto. Appunti sparsi. Federer soffrendo un tantino, ha subito un break del quale si è poi lamentato con se stesso, e Nadal hanno vinto tutto sommato senza mai dare l’impressione di poter perdere. Con De Minaur sarà più dura? Forse no. Mi pare ancora troppo leggerino. “Abbiamo provato a far piangere gli australiani con Laaksonen, ma non ci siamo riusciti” mi ha detto il collega svizzero dal nome italiano, Visentini, mentre con un altro collega svizzero, Laurent Ducret ho registrato il quotidiano video in inglese appuntato in particolare su Federer ai primi passi e i suoi ricordi nonché su Wawrinka (che secondo lui batterà Raonic).

Le teste di serie eliminate sono quasi tutte nel “quarto” di Nadal: Anderson n.5 da Tiafoe (Seppi non si lamenta di certo), Isner n.9 l’altra notte come Edmund n.13. E Schwartzman si è salvato per miracolo visto che perdeva 4-1 al quinto da Kudla. Invece l’altro americano Fritz ha sorpreso Monfils e sarà il prossimo avversario di Federer. Ho salutato i tristissimi colleghi olandesi in partenza: eliminati Haase da un Berdych in rinnovato spolvero e soprattutto Bertens n.9 da Pavlyuchenkova… pagano la crisi economica dei giornali dei Paesi Bassi (ma anche nei Paesi… Alti la situazione non è migliore).

Erano molto più allegri invece i due colleghi greci: per la prima volta registrano il bis contemporaneo al terzo turno, Tsitsipas e Sakkari sugli scudi di… Aiace Telamonio. Hanno goduto di un tifo da stadio. “Mai avuto un sostegno così entusiasta…– ha riconosciuto Stefanos  – e aiuta, aiuta davvero. Capisco perché Marcos Baghdatis abbia ottenuto qui i suoi risultati migliori. A Stefanos ho passato il biglietto da visita del miglior ristorante greco di Melbourne, Jim the Greek Tavern in Collingwood street. Mi ha detto che ci andrà. Non sarà bello ma all’alba delle cinque, trascurando le vittorie facili di Kerber, Sharapova, Stephens, Wozniacki, Barty, Sabalenka, Kvitova vado a letto suggerendo ai curiosi di guardarsi il gestaccio dell’ombrello – con tanto di dito medio indirizzato al pubblico reo di non fare il tifo per lei – di Putintseva all’uscita dal campo dopo la sconfitta con Bencic. Una vera signora.

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Australian Open, quali: grande Cocciaretto, fuori Musetti, Giustino e Viola

Primo tabellone principale Slam per Elisabetta: “Il torneo però inizia solo adesso”. Avrà Kerber. Sconfitti tutti i ragazzi, rimpianti soprattutto per i due Lorenzo. In totale, avremo 12 tennisti nel main draw: 8 uomini e 4 donne

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da Melbourne, il nostro inviato

E. Cocciaretto b. [23] T. Martincova 6-2 6-1

Non la vedevo giocare da diversi mesi, e la prima cosa che mi è balzata all’occhio di Elisabetta Cocciaretto versione 2020 è una pesantezza di palla in generale notevolmente aumentata. Servizio, dritto, il solito gran bel rovescio non solo filano bene, ma fanno anche male alle avversarie. La ceca Tereza Martincova, brava ma nulla di speciale, non può nulla contro l’intelligente gioco dell’azzurra, che dopo uno scambio di break all’inizio della partita, va via liscia con una serie di 11 game a uno, poco altro da raccontare del match di oggi sul campo 22. Visibilmente soddisfatta Tathiana Garbin in tribuna, raggiante Elisabetta che si presenta con merito nel tabellone principale di Melbourne.

“Avevo giocato – e vinto – con Coco Gauff il primo turno junior sullo stesso campo due anni fa, si vede che era un buon segno! Sì, la palla mi viaggia di più, ci ho lavorando tanto col mio coach, anche il servizio è più incisivo. Devo volare basso però, ho fatto una buona cosa, ma il torneo inizia adesso. Fisicamente non mi sentivo pronta per competere sul veloce a questi livelli, è lì che ho migliorato, mi alleno tutti i giorni indipendentemente dal torneo. Credo sia partito tutto da Auckland, dove all’inizio ero un po’ spaesata, ma cerco di copiare dalle più forti. Passo molto tempo con Lorenzo Musetti, abbiamo fatto tanti tornei junior insieme, e con il suo coach Tartarini insieme al mio. Fausto Scolari, il mio allenatore, è bravissimo, mi aiuta ad affrontare l’ambiente più da professionista, a essere ordinata anche fuori dal campo. Devo giocare lottando punto dopo punto, le mie leve non sono mica quelle della Kvitova!”.

Per Cocciaretto tanta fiducia, e 56.000 euro in saccoccia, che fastidio di sicuro non danno. Più una classifica quasi garantita di 150 WTA circa, un anno fa era fuori dalle 700. E come dice lei stessa, il torneo inizia adesso. Purtroppo, il sorteggio non è stato benevolo: le toccherà Angelique Kerber, campionessa qui nel 2016, numero 1 WTA nel 2017, testa di serie numero 17, sarà durissima.

T. Griekspoor b. [WC] L. Musetti 6-4 7-6(8)

Partita dura e difficile per Lorenzo Musetti, che ce la mette tutta, ma deve arrendersi all’olandese Tallon Griekspoor. Il 23enne residente ad Amsterdam, 175 ATP, è un onestissimo picchiatore, che mette in campo una differenza di 10 chili rispetto all’azzurro (85 contro 75), serve bene e attacca con coraggio. In particolare la pesantezza delle rotazioni in kick del servizio sul rovescio mette in seria difficoltà Lorenzo, che spesso cede campo senza riuscire a incidere all’inizio dello scambio. Un break subìto nel quinto game costa carissimo a Musetti, che perde il primo set, dopo essersi visto annullare da un buon servizio una palla del contro-break. Nel secondo set i due procedono appaiati, senza mettere in pericolo i turni di battuta dell’avversario, è molto bravo Tallon a salvare un set point sul 5-6 con una volée di rovescio.

Si va al tie break, Musetti annulla con personalità un match-point, si vede annullare con un ottimo attacco un secondo set-point, e alla fine – dopo aver cancellato un secondo match-point – consegna il match a Griekspoor con un errore di dritto. In generale, Lorenzo gioca bene, manovra con talento e belle esecuzioni sia da fondo che in avanti, ma l’impressione è stata che in tante circostanze abbia subito stando troppo indietro le mazzate dell’olandese. Dispiace, ma sono esperienze importanti, di cui sicuramente, con l’aiuto di coach Tartarini, Musetti saprà far tesoro in futuro. Rispetto all’anno scorso, vedendolo di lato soprattutto, è evidente il progresso in termini di potenza e velocità di palla, oggi è andata male per una manciata di punti, ma il livello è alto e potrà crescere ancora.

 

A. Tabilo b. M. Viola 6-2 6-3

Delusione per Matteo Viola, che sull’assolato campo 19 cede in modo piuttosto netto al pimpante mancino cileno Alejandro Tabilo. Il 32enne veneto (di Mestre), accompagnato da coach Marco Cepile, non riesce praticamente mai ad aggredire l’avversario in risposta. “Che fastidio che mi dà“, si lamenta Matteo affrontando le rotazioni della battuta di Alejandro. Sullo scambio il veneto tiene anche bene, piazzando qualche buona soluzione in anticipo, ma parecchi dei punti più importanti li incassa Tabilo, che onestamente si merita la vittoria finale. Peccato per Viola, giocatore di talento che sarebbe davvero bello veder fare un salto di qualità in termini di risultati almeno verso la fine della carriera.

M. Trungelliti b. L. Giustino 6-2 1-6 7-6(10-4)

Match quasi speculare nei primi due parziali tra Lorenzo Giustino e l’argentino Marco Trungelliti. I due oggi giocano in modo abbastanza simile tatticamente, servizi buoni, spinta di dritto, manovra e qualche accelerazione di rovescio. Nel primo set, Lorenzo sbaglia qualche palla di troppo in momenti delicati (almeno un paio di brutti dritti volati via), e va sotto 6-2 senza grande lotta. Nel secondo, la situazione si inverte, l’azzurro sale di livello, Marco commette diversi gratuiti, ed è 6-1 per Giustino, la qualificazione si decide al terzo.

Sull’1-1 Trungelliti annulla tre palle break consecutive, altre 2 sul 3-3, una sesta sul 4-4, mantre Giustino non ne concede nemmeno una: però il risultato è un tie-break decisivo, a 10 punti, e per l’azzurro è difficile psicologicamente esserci arrivato dopo tante occasioni sfumate (anche per merito dell’avversario, s’intende). Infatti l’argentino scappa subito 4-0, poi 7-3, è dura. Tra i “forza Marco” e i “vai Lorenzo” del campo 19 sembra un derby, a tratti. Giustino purtroppo commette altri errori, sia in spinta col dritto che in risposta col rovescio, Trungelliti sale 9-4, e grazie a uno smash steccato dall’italiano si prende la qualificazione. Bravo lo stesso Lorenzo, ma non aver concretizzato di più nel terzo set, come si dice in gergo, fa davvero rosicare. Bello l’abbraccio finale tra i due, sono entrambi ragazzi simpatici e si vede.

Tabellone maschile (conserva il link: lo aggiorneremo quotidianamente)
Tabellone femminile (conserva il link: lo aggiorneremo quotidianamente)

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Australian Open, qualificazioni: Musetti e Cocciaretto col piglio da grandi

Avanti i due baby azzurri. Lorenzo al secondo turno contro Copil, Elisabetta approda al turno decisivo insieme a Trevisan, Gatto-Monticone e Viola. Cadono Errani e Lorenzi

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Lorenzo Musetti all'Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Tre vittorie e quattro ko per gli azzurri impegnati nella notte italiana. Il tabellone delle qualificazioni non risulta allineato, dopo i rinvii per pioggia del day 2. All’esordio, ha onorato la wild card Lorenzo Musetti. Il campione dell’Australian Open junior del 2019 ci ha messo appena 44 minuti per liberarsi dell’israeliano Amir Weintraub, trentatreenne senza classifica che ha preso il posto di Hyeon Chung dopo il forfait del sudcoreano. Coefficiente di difficoltà decisamente più alto per il prossimo impegno: sulla strada del carrarino (classe 2002) ci sarà Marius Copil (151 ATP). Ha superato il primo step anche Lorenzo Giustino, che ha avuto bisogno di un’ora e mezza per liberarsi in due set del cinese Yan Bai (218 del mondo) e se la vedrà adesso con il tedesco Yannick Maden, 18esima testa di serie. Primo turno letale invece per Stefano Napolitano (222 ATP) che non è riuscito a sovvertire il pronostico contro Facundo Bagnis: 6-3 6-4 per l’argentino, 135 del ranking, spinto da otto ace e dal 75% di prime in campo.

Sono caduti invece al secondo turno Roberto Marcora, Gianluca Mager e Paolo Lorenzi. Proprio il senese, al termine di tre ore di battaglia tra veterani, ha dovuto arrendersi a Lukas Rosol perdendo il servizio all’ultimo game di un terzo set terminato sul 7-5 per il ceco. Appena sei i giochi conquistati da Marcora, che ha perso quattro volte il servizio contro lo slovacco Norbert Gombos (decima testa di serie). Qualche rimpianto in più può nutrirlo Mager, tredicesimo del seeding: il sanremese aveva recuperato un set di svantaggio a Max Purcell, senza però riuscire a sovvertire il fattore campo nel parziale decisivo (nel conteggio complessivo, hanno pesato i sette doppi falli). L’unico già arrivato al punto di giocarsi un posto nel main draw è Matteo Viola, emerso dopo due set combattuti spalla a spalla con il francese Janvier (201 ATP) più avanti di lui nel ranking di 30 posizioni. L’incrocio decisivo sarà con il cileno Alejandro Tabilo (numero 208 del mondo).

I risultati degli italiani:

1° T: [24] F. Bagnis b. S. Napolitano 6-3 6-4
1° T: L. Giustino b. Y. Bai 6-3 7-5
1° T: [WC] L. Musetti b. [ALT] A. Weintraub 6-2 6-1
2° T: L. Rosol b. [12] P. Lorenzi 6-7(4) 7-6(9) 7-5
2° T: M. Purcell b. [13] G. Mager 6-3 4-6 6-4
2° T: [10] N. Gombos b. R. Marcora 6-2 6-4
2° T: M. Viola b. M. Janvier 7-6(6) 6-4

Il tabellone delle quali maschili (con tutti i risultati aggiornati)

C’era attesa per il debutto di Sara Errani, che però non ce l’ha fatta a superare la ventunenne russa Anna Kalinskaya, 108 del mondo. Andamento del match altalenante: l’azzurra ha perso 6-2 il primo e il terzo set, prendendosi però il secondo con un netto 6-1. Abbiamo però tre nostre tenniste pronte a giocarsi la sfida decisiva. Melbourne Park galvanizza Elisabetta Cocciaretto, al debutto Slam tra le grandi dopo la semifinale junior nel 2018. La marchigiana, in un’ora scarsa, ha lasciato appena quattro game a Francesca Di Lorenzo (14 del seeding) e sfiderà la ceca Tereza Martincova, numero 132 del ranking e 23esima testa di serie.

Da un quasi derby – per le origini italiane della statunitense – al derby vero che ha visto passare Giulia Gatto-Monticone su Martina Di Giuseppe con un doppio 6-3. La piemontese sfiderà la britannica Harriet Dart (169 del ranking) per centrare quello che sarebbe il terzo main draw di uno Slam nella sua carriera. Ostacolo Genie Bouchard per Martina Trevisan, che si è conquistata l’ultimo gradino delle quali giocando un gran match contro Ysaline Bonaventure: la belga, nona testa di serie, è stata spinta fuori partita da un nettissimo 6-0 6-2. La fiorentina, a 26 anni, sogna la prima volta nel tabellone di un major.

I risultati delle italiane:

1° T: [5] A. Kalinskaya b. S. Errani 6-2 1-6 6-2
2° T: M. Trevisan b. [9] Y. Bonaventure 6-0 6-2
2° T: G. Gatto-Monticone b. M. Di Giuseppe 6-3 6-3
2° T: E. Cocciaretto b. [14] F. Di Lorenzo 6-3 6-1

Il tabellone delle quali femminili (con tutti i risultati aggiornati)

GLI AZZURRI IN CAMPO VENERDÌ (inizio incontri alla mezzanotte)

2° T: L. Giustino vs [18] Y. Maden: campo n. 13, 2° match
3° T: M. Trevisan vs E. Bouchard: 1573 Arena, non prima delle 03:30
2° T: M. Copil vs [WC] L. Musetti: campo n. 15, 3° match
3° T: H. Dart vs G. Gatto-Monticone: campo n. 5, non prima delle 05

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Australian Open, qualificazioni: fuori Gaio e Giannessi, poi la pioggia ferma tutto

Dopo il fumo arriva la pioggia a fermare il programma con soli 16 incontri portati a termine. Maxi programma giovedì (80 incontri) e dodici italiani in campo

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Il tabellone delle quali femminili (con tutti i risultati aggiornati)
Il tabellone delle quali maschili (con tutti i risultati aggiornati)

Altra giornata difficile per l’Australia e di conseguenza anche per le qualificazione degli Australian Open 2020. Prima il solito fumo ha costretto gli organizzatori a ritardare l’inizio dei match, poi è intervenuta la pioggia che ha fatto calare il sipario sulla giornata di gioco quando si erano conclusi appena 16 incontri su 64 programmati. Al di là dei problemi organizzativi derivanti da un rinvio così massiccio, la pioggia potrebbe recare grande giovamento alle regioni martoriate dagli incendi, abbassando le temperature e “ripulendo” in parte l’aria fortemente inquinata dal fumo.

Tra le partite giunte al termine ci sono anche quelle di due italiani, Federico Gaio e Alessandro Giannessi, entrambi sconfitti. Gaio ha ceduto in due set al belga Kimmer Coppejans dopo un’ora e mezza di partita. Purtroppo c’è stata lotta solamente nel primo parziale con l’azzurro bravo a recuperare il break di svantaggio quando il belga stava ormai servendo per il set sul 5-3. Nel tie break, Gaio, sotto 0-4, ha rimontato fino al 4-4, ma ha poi ceduto gli ultimi tre punti e con essi il parziale. Il secondo set è stato dominato da Coppejans che in 28 minuti ha rifilato all’italiano un severo bagel e si è assicurato il passaggio del turno. Molto più lottata invece la sfida tra Giannessi e Duckhee Lee, durata oltre tre ore e conclusasi solo al super tiebreak (ricordiamo che dal 2019 all’Australian Open sul 6-6 nel set decisivo si gioca un tiebreak a 10 punti in luogo del classico a 7). L’azzurro, infuriato per un medical time out dell’avversario, ha sciupato un vantaggio di 6-1, finendo col vincere solamente uno dei successivi dieci punti (qui il resoconto completo di quanto accaduto).

Nella giornata di giovedì dunque si recupereranno tutti i match sospesi o neanche iniziati all’interno di un maxi programma di gioco che comprende ben 80 incontri. Undici di questi match vedranno impegnati tennisti e tenniste italiane, incluso un derby, quello tra Giulia Gatto-Monticone e Martina Di Giuseppe.

GLI AZZURRI IN CAMPO GIOVEDÌ (inizio incontri alla mezzanotte)

S. Napolitano vs [24] F. Bagnis: 1° match sul campo n. 12
L. Giustino vs Y. Bai: 1° match sul campo n. 15
[WC] L. Musetti vs [ALT] A. Weintraub: 2° match sul campo n. 12
[5] A. Kalinskaya vs S. Errani: 3° match sulla 1573 Arena
[12] P. Lorenzi vs L. Rosol: 4° match sulla 1573 Arena
[13] G. Mager vs M. Purcell: 5° match sul campo n. 8
[10] N. Gombos vs R. Marcora: 5° match sul campo n. 11
[9] Y. Bonaventure vs M. Trevisan: 5° match sul campo n. 14
G. Gatto-Monticone vs M. Di Giuseppe: 6° match sul campo n. 11
M. Janvier vs M. Viola: 6° match sul campo n. 12
[14] F. Di Lorenzo vs E. Cocciaretto: non prima delle 08, campo da stabilire

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