Australian Open: super (nel) tie break, Fabbiano scala la montagna Opelka

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Australian Open: super (nel) tie break, Fabbiano scala la montagna Opelka

MELBOURNE – 67 ace subiti, ma Thomas la spunta al super tiebreak: “Se il tennis fosse sempre così, non lo giocherei”. Vince anche Seppi: “Che rigidi con le regole qui in Australia!”. Travaglia cede a Basilashvili al quinto: “Posso stare a questi livelli”

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Andreas Seppi, Australian Open 2019, foto di Roberto Dell'Olivo

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista svizzero Laurent Ducret: domani il vento aiuterà Wawrinka?

 

da Melbourne, il nostro inviato

FABBIANO, CHE IMPRESA  La conclusione del programma sul campo 13, in fondo all’impianto di Melbourne park dal lato della ferrovia dove si prendono i tram da e per il torneo, vede affrontarsi Thomas Fabbiano (1.73) e Reilly Opelka (2.11), un confronto in cui l’italiano paga una differenza di altezza di 38 centimetri. Come ampiamente prevedibile, si tratta di una non-partita, nel senso che gli aspetti tecnici e tattici si riducono alla banale evidenza che rispondere a Opelka semplicemente è quasi impossibile (quando gli entra la battuta), mentre se parte lo scambio, per lo statunitense è durissima anche solo reggere il quarto-quinto palleggio. La vicenda, quindi, si riduce a un gioco di percentuali: quando Reilly piazza i suoi tremendi servizi, Thomas può solo guardar passare la palla, quando Fabbiano risponde in campo e parte lo scambio, Opelka non ha praticamente modo di far male all’azzurro, se non con pallate estemporanee.

Il primo set arriva al 6-6 senza che nessuno dei due abbia la benchè minima possibilità di break, Thomas sta ancora cercando di capire come gestire una situazione tanto insolita, ed è l’unico che deve andare ai vantaggi un paio di volte sulla sua battuta. Nel tie-break, c’è uno scambio di minibreak, con Thomas che allunga 4-0 ma poi si fa riprendere, dopodichè, dal 5-5 in poi, ognuno fa i punti sul suo servizio, fino al 15-15 (5 set point a testa lungo la strada), quando Reilly riesce ad azzeccare due palle di fila in risposta, e poi chiude 17-15. Brutta botta, psicologicamente, per Thomas, ma le risorse mentali del nostro giocatore sono ammirevoli. Dal bombardamento affrontato fino a questo momento, evidentemente, Fabbiano pian piano è riuscito a ricavare un minimo di punti di riferimento per riuscire a impattare in modo accettabile le bordate che gli piovono addosso, e inizia a metterne entro le righe un buon numero.

Il risultato, incredibile ma vero, sono ben due break che gli consentono di chiudere il secondo parziale 6-2, senza aver ancora mai concesso palla break. Che bravo, solidità mentale da autentica roccia. E per la gioia dei come sempre numerosi tifosi italiani sulle tribunette che circondano il campo, nel terzo set la cosa si ripete, quando sul 2-2 Thomas brekka Opelka per la terza volta, prendendosi un altro preziosissimo margine di vantaggio. Al servizio per il set sul 5-4, poco dopo, Thomas si distrae un attimo, a Reilly entrano un paio di catenate, ed ecco le prime due palle break in suo favore. Bravo e attentissimo, Fabbiano le annulla, e chiude 6-4. Al momento, siamo a 37 ace a 1 per lo statunitense, ma l’azzurro è avanti due set a uno, che è quello che conta. Bene così.

Nel quarto set, purtroppo, lo sforzo di concentrazione profuso finora presenta il conto all’azzurro, che sbagliando largo un dritto cede per la prima volta il servizio nel quarto game, siamo 3-1 per Opelka. Lo statunitense sembra cresciuto come livello, a tratti oltre ai terrificanti servizi piazza delle pallate di dritto da far paura, Thomas deve stare attento a non farlo andare in spinta da fermo. Ma non arrivano spiragli per recuperare, il 6-3 si concretizza anche troppo velocemente. Quinto set, ora ogni palla pesa come un macigno. Sale la tensione, sale la concentrazione, i ragazzi ce la stanno mettendo tutta e si vede. Un paio di game, i primi, vanno ai vantaggi, c’è una palla break per Fabbiano, cancellata dall’ennesimo ace, poi il nulla per chi risponde. Opelka appare stanco, ma alla battuta non fa sconti. Gli ace di Reilly arrivano all’impressionante numero di 67 (2 per Fabbiano), stiamo parlando di 14 game abbondanti senza far toccare la palla all’avversario, roba da matti.

E siamo al 6-6, e conseguente super tie-break. Lo statunitense dà fondo a ogni energia residua, e riesce anche a scambiare con efficacia diverse volte, ma Thomas sta lì di testa alla grande, fino ai due preziosi mini-break che lo mandano 5-2 e battuta. Tiene i suoi due punti Fabbiano, 7-2, normalmente sarebbe finita, ma ne mancano ancora tre. Accorcia Opelka sul 4-7, si riprende un mini-break per il 5-8, ma il passante di Thomas gli frutta 4 match-point. E il rovescio lungolinea dell’azzurro finalmente chiude la contesa dopo 3 ore e 32 minuti, mandando Fabbiano al terzo turno di uno Slam (dopo lo US Open 2017) per la terza volta in carriera. Che battaglia tremenda, che bravo Thomas. Per lui ora il bulgaro Grigor Dimitrov, nessun precedente tra i due.

“Non ho mai affrontato un servizio così”, ammette Fabbiano. “C’è voluta tanta concentrazione a stare lì, ho ingoiato tutto senza farmi prendere dalla frustrazione, senza a stare a lamentarmi col mio angolo, e non è stato facile. Se il tennis fosse sempre così non lo seguirei, ma nemmeno lo giocherei, non è sport a un certo punto. Non ci ho ho capito nulla dall’inizio alla fine, nemmeno adesso ripensandoci. Ho visto che quando servivo io però lui la cacciava spesso sotto il gancio, per cui sapevo di dover stare concentrato e aspettare le occasioni. No, non ho potuto allenarmi con Karlovic, ho fatto un’ora con Bolelli. No, non ho fatto salire Simone su una sedia (ride)!

Adesso devo recuperare mentalmente, fisicamente mi sento fresco, avrò fatto al massimo un chilometro in tre ore… nel tie-break decisivo, da sinistra sono riuscito a rispondergli alla prima e a fargli due punti, mi sono messo esterno ad aspettare la palla, ho detto se vuoi farmi ace lo fai al centro, così facendo magari gli ho tolto qualche punto di riferimento, chissà. Non voglio ripetere gli errori che ho commesso dopo aver battuto Wawrinka a Wimbledon, nel gestirmi la preparazione alla partita successiva. Domani pomeriggio sul tardi farò allenamento tranquillo, e poi vediamo come va”.

TRAVAGLIA, LA CONVINZIONE C’È – Gran battaglia, all’insegna dell’equilibrio, dei ribaltamenti di fronte, e a tratti anche del bel gioco, tra Stefano Travaglia e Nikoloz Basilashvili, sull’assolato campo 20 di Melbourne Park. Stefano cede solo alla fine, ma i segnali positivi sono tanti. I due esprimono un tennis molto simile dal punto di vista tecnico e tattico, con il georgiano che mette sulla palla più chili e potenza, e l’azzurro che replica con grande mobilità e ordine gestendo benissimo le geometrie dello scambio. Il primo allungo è in favore di Stefano, che brekka al quarto game, si fa riprendere, poi piazza la zampata brekkando ancora sul 4-3, e poco dopo chiude il primo set, 6-3. Nikoloz sbaglia tanto, ma quando tira, il dritto gli schiocca che è un piacere, però non è affatto facile sfondare il palleggio di Travaglia, bravissimo il nostro giocatore.

Nel secondo parziale arriva la reazione di Basilashvili, che restituisce il 6-3 pareggiando i conti, grazie a percentuali sensibilmente migliorate al servizio. Travaglia a volte si fa scappare il rovescio, che è un bel colpo molto piatto (stando a lato del terreno di gioco, a volte si vede nitidissimo il logo “AO” sulle Dunlop mentre volano), ma eseguito con un minimo di rigidità del busto spalle, con conseguente perdita di controllo nelle situazioni di difesa in allungo.

Stefano Travaglia – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

L’italiano si rimette lì con convinzione a lottare, difendere e contrattaccare, la cosa migliore che ci sta facendo vedere oggi è proprio la bella attitudine soprattutto mentale con cui sta affrontando il numero 20 del mondo. Il premio è il terzo set messo in cascina meritatamente, altro 6-3 (con break subito all’inizio, e recuperato di grinta), davvero la differenza di classifica non si vede assolutamente, bravissimo “Stetone”. Il servizio, poi, viaggia veloce e ficcante, non sfigurando davanti alle botte dell’avversario. Nel quarto set, Stefano si fa aggredire un po’ troppo, Nikoloz ne approfitta per salire 4-1, l’azzurro rimonta alla grande tirando una splendida serie di vincenti sia di dritto che di rovescio, ma sul 4-4 un piccolo passaggio a vuoto gli costa un altro break, e poco dopo il parziale, 6-4 Basilashvili.

Si va al quinto. Purtroppo, Travaglia in queste ultime fasi di partita sta indietreggiando molto rispetto all’inizio, lasciando campo e possibilità di attaccare a Nikoloz, che va in vantaggio pur annullando palla break nel primo game, e allunga fino al 4-1. Stefano ha un sussulto di agonismo e orgoglio, non molla, controbrekka, ma sul 3-4 cede di nuovo la battuta, e il 6-3 finale per Basilashvili è inevitabile. Il risultato può dispiacere, naturalmente, ma l’azzurro deve portarsi via da questo match la bella consapevolezza nei propri mezzi che gli ha permesso di stare in campo per quasi 3 ore alla pari con un avversario che lo precede di oltre 100 posizioni in classifica. Bravo Travaglia, ci sono tutte le premesse per fare una gran stagione.

Lui spingeva, certo, e sbagliava anche, ma non perché giocasse male, credo di averlo messo spesso in difficoltà io”, analizza Travaglia. “Ho capito di poter stare in campo a questi livelli senza sfigurare. Ho avuto dei passaggi a vuoto, ma anche dei momenti in cui comandavo bene. Non credo di aver giocato in modo troppo difensivo, anche se a volte dovevo stare dietro perché lui ha una palla pesantissima, se non avessi attaccato anch’io non sarei andato sopra due set a uno. Stiamo lavorando sul rovescio, che non sarà mai un colpo naturale come il dritto per me, ma è vero, sul veloce può diventare un’arma, mentre sulla terra battuta sto cercando di trovare più sicurezza con le parabole. Non ho particolari obiettivi per questa stagione in termini di classifica (sarà 120 dopo questo Australian Open, n.d.r.), ora alternerò challenger e qualificazioni ATP 250, alla fine dell’anno faremo i conti e valuteremo come sarà andata”.

SEPPI, PRECISO E CONCRETO QUANTO BASTA – Sulla 1573 arena, ovvero l’ex campo 2 (per chi se lo chiedesse, “1573” è una marca di liquori cinese), Andreas Seppi affronta da favorito l’australiano Jordan Thompson, 24enne numero 72 ATP, ma l’inizio del match è a dir poco disordinato e discontinuo da parte di entrambi i giocatori. 5 break nei primi 7 game (3 ottenuti da Andreas, 2 da Jordan, che risale da 3-0 e servizio sotto), 6 in tutto nel set su 10 game, cose difficili da vedere nel tennis maschile su campi veloci. Il merito dell’altoatesino è far valere esperienza e concentrazione nei momenti importanti, il 6-4 per lui è giusto, ma non si può onestamente dire che si stia assistendo a una bella partita. Thompson è un buon picchiatore da cemento, gli piace spingere ed essere propositivo, e se la cava bene anche a rete. Il movimento del servizio somiglia vagamente a quello di Gasquet. Le qualità di Seppi le conosciamo bene, e la sua palla filante e poco arrotata su questi campi viaggia rapida e fastidiosa, in particolare con i dritti anticipati sta facendo piuttosto male a Jordan, che colpisce in modo molto più macchinoso di lui.

Andreas Seppi – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Nel secondo set, Thompson si salva da due palle break nel quarto game, poi regge bene fino al 4-5, ma nel momento in cui deve battere per pareggiare si incarta in 3 errori, per poi cedere il servizio e il parziale arrendendosi al passante di rovescio dell’azzurro. L’impressione è che adesso Andreas sia entrato in fase “ragioniere”, viaggia col pilota automatico, il tennis anche divertente ma troppo a sprazzi di Jordan non può scalfirlo. Nel terzo parziale l’australiano lascia trasparire anche un certo nervosismo, e lo si può capire, Seppi non cede di un millimetro, e tutta la frustrazione di Thompson si vede nel momento per lui più delicato, quando sotto 4-5 batte per salvare la partita. E la vicenda va esattamente come nel set precedente. Time violation, discussione con l’arbitro, due doppi falli di cui il secondo sul match point chiudono la contesa in favore di Andreas, che questo tipo di avversari li sa disinnescare in modo quasi diabolico.

Per chi sa apprezzare le finezze tattiche, le geometrie, e la tecnica essenziale con cui Seppi manda ai matti gli avversari che cercano la potenza come arma principale, questi sono match a tratti ben più interessanti di tanti altri, magari spettacolari, ma poveri sotto l’aspetto del pensiero e della strategia. Comunque, il nostro adorabile “ragioniere del tennis” ha timbrato un altro cartellino, bene così, la prossima giornata in ufficio lo vedrà opposto a Frances Tiafoe (nessun precedente), che ha messo a segno la sorpresa di giornata facendo fuori Kevin Anderson.

Sì, ho dato un’occhiata alla fine del match tra Tiafoe e Anderson”, racconta Seppicon Kevin avevo perso due volte a Wimbledon, con Frances non ho mai giocato. Al terzo turno di uno Slam una testa di serie buona la trovi sempre, certo Anderson è forte, ma se Tiafoe l’ha battuto… Il primo set è stato strano, in effetti, tanti break, ero 3-0, poi mi ha ripreso, poi l’ho brekkato ancora per chiudere. L’ho visto un po’ moscio a volte, mi sembrava che non fosse carico di energia, e ne ho approfittato. L’esperienza aiuta, sì, nelle situazioni strane magari non ti fai prendere dall’ansia, fai il tuo e stai tranquillo. Nell’ultimo game, per esempio, praticamente si è brekkato da solo, io sono solo stato lì.

Con Tiafoe, mah, essere concentrati serve sempre, ma lui è giovane, questi ragazzi qui vanno in campo, danno tutto, e quello che viene viene, han vent’anni, è ancora tutto bello, non è come quando cominci a essere più vecchio, che pensi di più, ti crei delle aspettative, e quindi pressione. Gli hanno dato warning per time violation, ma non è stato giusto, c’era una raffica di vento tremenda, come faceva a servire? Anche a me a Sydney sul 6-5 mi hanno dato lo stesso warning, ma la gente stava ancora gridando, e io ero comunque pronto a battere, eppure… qui in Australia sono così, super-ligi alle regole, qualsiasi cosa succeda se il tempo arriva a zero ti ammoniscono!”.

I risultati degli italiani:

[19] N. Basilashvili b. [Q] S. Travaglia 3-6 6-3 3-6 6-4 6-3
A. Seppi b. J. Thompson 6-3 6-4 6-4
T. Fabbiano b.
R. Opelka 6-7(15) 6-2 6-4 3-6 7-6(5)

Il tabellone maschile

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Australian Open: Tsitsipas in controllo. Kyrgios-show, Auger-Aliassime al quinto

Il greco supera Ymer senza strafare, Nick serve alla grande anche in tweener. Felix esce alla distanza su Ruusuvuori, fuori Humbert con Gasquet

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Stefanos Tsitsipas - Australian Open 2022 (Instagram - @australianopen)
Stefanos Tsitsipas - Australian Open 2022 (Instagram - @australianopen)

Terzo incontro dell’anno e anche terzo dopo l’intervento al gomito per Stefanos Tsitsipas che supera per 6-2 6-4 6-3 Mikael Ymer, n. 86 ATP. Stefanos ha dato l’impressione di non spingere sempre al massimo, ma si è sempre dimostrato pronto quando gli si presentava l’opportunità; dopotutto, la differenza tra i due in termini di livello di crociera e di concretezza sui punti che contano è quella suggerito dalla classifica.

Partenza con Tsitsipas che mette la testa avanti già al terzo game e allunga fino al 5-1; dritto greco difficilmente gestibile da Ymer che ci mette anche qualche errore di suo. Un paio di scambi di break nella prima metà della seconda partita, poi Stefanos piazza quello decisivo sul 4 pari, in un gioco in cui Mikael era partito bene, ma poi si è inguaiato con il quarto doppio fallo seguito da un errore davvero gratuito in uno scambio in cercava solo di tenere la palla alta e profonda. Un unforced che replicherà sul 30-40, dopo che il n. 4 del mondo, sentito l’odore del sangue, ha attuato il suo schema preferito: manovra con lo sventaglio, affondo con l’inside-in e chiusura a rete. Durante il cambio campo, Ymer, testa sotto l’asciugamano, si percuote violentemente il volto e piazza un paio di bei punti nel successivo game di risposta, ma Tsitsipas si affida al servizio per uscire dalla situazione e, infine aiutato dal puntuale errore grossolano dell’avversario al sicuro il parziale. Sempre efficace a rete, Stefanos accelera sull’1 pari, anche se poi Ymer non scompare definitivamente dal campo, collezionando anzi ben nove opportunità di rientrare nell’arco di due game, mentre il dritto di Tsitsipas concede qualcosa di troppo. Quando anche l’ultima delle occasioni rimane tale, Mikael si fa definitivamente da parte. Di sicuro non è al massimo, ma è ancora troppo presto per una valutazione sull’effettivo stato di forma e di salute del ventitreenne di Atene che, al prossimo turno, dovrà vedersela con l’argentino Sebastian Baez, vincitore al quinto su Ramos-Viñolas.

Spostandoci sugli altri incontri, ottima nella sua spensierata facilità la vittoria di Nick Kyrgios sul qualificato inglese Liam Broady. Percentuali al servizio altissime con anche 26 ace per Nick – o, per dirla con le sue parole a Jim Courier dopo il match. “I served f***ing well today. Forte di un servizio in serata di grazia, rimaneva volentieri nello scambio a palleggiare sornione per poi piazzare l’accelerazione vincente. Al suo primo incontro dopo la Laver Cup di settembre e la recentissima positività al Covid, Kyrgios si è divertito su una John Cain Arena (“non so cosa abbia fatto a questo pubblico, ma stasera siete uno zoo” commenterà alla fine). D’altronde, se al primo game dopo un ace a 220 km/h sfoderi un servizio in tweener, incassando pure la risposta sbagliata, dai un segnale piuttosto netto di come hai intenzione di impostare lo show. Uno show in cui Broady non ha disdegnato il ruolo di spalla, condividendo genuini sorrisi negli inevitabili siparietti del classe 1995 di Canberra. Celebrazione della vittoria alla Cristiano Ronaldo, un giorno per godersi il rientro, poi dovrà vedersela con Daniil Medvedev, che ha battuto nelle due precedenti sfide del 2019.

Si ritrova sotto 2 set a 1 uno incassando pure un bagel nel secondo, ma il numero 9 del seeding Felix Auger-Aliassime recupera e chiude 6-4 al quinto contro Emil Ruusuvuori, troppo falloso e poco efficace nel parziale decisivo. Break fatale sul 2 pari, con FAA in chiara superiorità atletica. Al secondo turno c’è Alejandro Davidovich Fokina, vincitore in tre set su Bolt.

Si impongono al quinto anche Maxime Cressy su John Isner e Arthur Rinderknech su Alexei Popyrin. Da segnalare le vittorie in quattro set di Richard Gasquet ai danni di Ugo Humbert e dell’interessante wild card di Sydney Christopher O’Connell contro Hugo Gaston.

Qui il tabellone aggiornato dell’Australian Open 2022

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Australian Open, Raducanu supera Stephens. Sabalenka rimonta Sanders

Perde la testa di serie numero 16, Kerber, eliminata da Kanepi. Ok Kontaveit, Rybakina e Mertens

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Emma Raducanu - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)
Emma Raducanu - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)

Esordio vincente nello Slam australe per Emma Raducanu che si impone su Sloane Stephens con il punteggio-altalena di 6-0 2-6 6-1 in un’ora e tre quarti. Emma si è presentata a Melbourne dopo la sconfitta di Sydney con Rybakina in cui ha rimediato un solo game, e due sole vittorie dopo lo US Open clamorosamente vinto a settembre.

Il primo set vola via con un bagel in 17 minuti e appena quattro punti vinti da Stephens letteralmente travolta dalla palla britannica. Reattività e mobilità ai minimi termini per Sloane che, al netto dei meriti di Raducanu, non sembra molto diversa dalla versione che ci si aspetterebbe su un campo secondario di un torneo minore. Il secondo parziale si apre però con Emma al servizio che commette diverse imperfezioni, c’è anche un punto spettacolare che la statunitense si prende cercando di trarne carica e infine Stephens si iscrive a referto grazie a due doppi falli consecutivi giunti al termine di un game durato poco meno del primo set. Il problema di Emma è che adesso non le basta più mirare verso l’angolo sinistro di un’avversaria che si è messa a giocare senza preavviso, e deve riordinare le idee. Sembra riuscirci quando raggiunge Sloane sul 2 pari, un punteggio che vorrebbe anche suggerire l’esistenza di una partita, ma non è così; o, almeno, non c’è una bella partita, entrambe sbagliano tanto. Stephens torna avanti in virtù dei colpi fuori misura dell’altra che accusa un’evidente perdita di freschezza e lucidità; l’americana difende bene, osa anche qualche accelerazione con il dritto e vola a prendersi il set.

Toilet break per entrambe, poi la teenager nativa di Toronto torna a vincere un gioco, quello di apertura, approfittando degli errori della ventottenne della Florida. Errori che non è più in grado di contenere, mentre Emma è tornata ad essere più incisiva, riuscendo a evitare di farsi imbrigliare nelle trame dalle mutevoli traiettorie e velocità di Sloane. Inaspettatamente – avverbio che sarebbe valso per qualsiasi altro esito del parziale – Raducanu prende il largo con i piedi tornati rapidi e vicini al campo, concedendo solo in extremis il game della bandiera. Prossimo turno contro la montenegrina Danka Kovinic.

 

La n. 2 del seeding Aryna Sabalenka ha bisogno di due ore per avere ragione in rimonta della wild card Storm Sanders. 5-7 6-3 6-2 per Aryna, che è arrivata al torneo senza vittorie in questo inizio di stagione, sconfitta da due avversarie attorno alla centesima posizione. Per lei si conferma il problema dei doppi falli. Ne ha commessi 12 contro Sanders – due sul 5 pari del primo set risultati decisivi insieme a un dritto sparato malissimo – ma almeno ha ritrovato una vittoria indispensabile per affrontare con più fiducia il prosieguo del torneo. Anche l’ottimo game di servizio finale può giocare la sua parte nel tentativo di mettere a tacere i tarli che le rumoreggiano fastidiosi in testa. Al secondo turno troverà Xinyu Wang, n. 100 WTA.

Eliminata la tds n. 16 Angelique Kerber da Kaia Kanepi per 6-4 6-3 e vittoria di Liudmila Samsonova che ora se la vedrà con Vondrousova, battuta a Berlino lo scorso anno. Avanzano anche Anette Kontaveit che affronterà Clara Tauson, Elena Rybakina che ha rimontato un set alla connazionale Diyas, Elise Mertens e Danielle Collins.

IL TABELLONE FEMMINILE DELL’AUSTRALIAN OPEN

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Australian Open, Musetti: “Con De Minaur troppi alti e bassi, non mi spiego perchè”

L’azzurro sottolinea in conferenza stampa: “Il problema è mentale, non tecnico. Il futuro? Da qui alla terra rossa giocherò solo sul veloce”

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Lorenzo Musetti - ATP Sofia 2021 (ph. Ivan Mrankov)

Lorenzo Musetti saluta l’Australian Open 2022 al primo turno, dopo la sconfitta in quattro set rimediata contro il beniamino di casa Alex De Minaur (qui la cronaca del match). Dopo la partita, il tennista azzurro si è sottoposto alle domande dei media collegati in conferenza stampa.

Quali sono state le difficoltà? Come mai tanti alti e bassi? (domanda di Ubaldo Scanagatta)

“Non dipende dall’avversario, ma da me. Anche io non me lo spiego. Ne abbiamo parlato con il mio team. Avevo percepito questo problema anche ad Adelaide: ero riuscito a ribaltare la partita contro Daniel, che stava giocando bene, avevo la partita in mano ma me la sono fatta sfuggire, come nel secondo set oggi. Credo di aver colpito bene la palla ma anche io mi accorgo che ci sono troppi alti e bassi che purtroppo a questo livello non ti vengono concessi, soprattutto da un De Minaur che concede molto poco sempre e soprattutto quando gioca in Australia. Sapevo sarebbe stata una partita difficile. L’avevo impostata bene, perché quando ero connesso ed energetico lui faceva fatica. C’è rammarico, anche io sono dispiaciuto per non riuscire a tenere questo ritmo per più tempo. Questo è il miglioramento più grosso che devo fare, parte dall’allenamento e parte già da domani”.

 

Rispetto a un tempo, cerchi di anticipare di più, di non essere ricacciato fuori dal campo. Il processo di crescita passa da qui? (domanda di Ubaldo Scanagatta)

“Sì. Questo è qualcosa che non centra tanto con il discorso di prima, è più un discorso tecnico. Ad esempio in risposta, devo dire che ho quasi sempre fatto bene. Tante volte mi sono ritrovato a far fatica a rispondere, specie su superfici rapide, come contro Daniel ad Adelaide. Oggi invece mi sono trovato bene; non posso dire che la risposta sia stata un problema. I miglioramenti ci sono stati, anche fisicamente stavo bene, non ho avuto problemi alla spalla. Ora devo imparare cosa mi è mancato: serve avere la costanza di tenere il livello alto”.

Dopo il primo set ti sei irrigidito per la tensione? (domanda di Lorenzo Ercoli de Il Tennis Italiano)

“No. Ovviamente mi ero reso conto che stavo giocando bene e che avevo vinto un gran primo set contro un avversario che aveva iniziato molto bene, brekkandomi per merito suo e non per errori miei. Sono stato bravo io a ribaltare la situazione e il set poi aveva preso una bella piega. Per quel che è successo poi non parlerei di tensione, ma di difficoltà a tenere il focus centrato per tutti i punti. Sono calato di intensità e di energia. Quando succede si vede subito da servizio e diritto. E il rovescio è il colpo che mi riesce meglio, ma anche quello in quei momenti diventa un colpo interlocutorio e non più incisivo. A un giocatore come De Minaur, poi, per fargli un punto devi sparargli nelle gambe… Però questi cali di tensione succedono troppo spesso”.

La decisione finale sulla racchetta in quanto tempo è arrivata, dopo le Next Gen Finals? (domanda di Lorenzo Ercoli de Il Tennis Italiano – durante il torneo tenutosi a Milano Lorenzo aveva alternato due telai diversi, ndr).

“Ho avuto modo di aggiustare alcuni dettagli rispetto a quella che usavo a Milano. Ora è più simile a quella che usavo prima. Mi ci trovo bene, non è sicuramente colpa della racchetta se perdo partite del genere, è colpa di Lorenzo e basta”.

Quali sono gli obiettivi della stagione? Hai scelto di giocare indoor, ma hai dei punti da difendere, è una decisione improntata al lungo termine? (domanda di Lorenzo Ercoli de Il Tennis Italiano)

“All’inizio l’idea era quella di giocare in Sudamerica, nel mio habitat naturale che è la terra rossa. Ripensandoci, abbiamo deciso che cercare di migliorare sul rapido è un investimento da fare. Ad Acapulco, a Miami e in altri tornei ho dimostrato di poter giocare bene anche sul veloce, quindi è questione di fare esperienza. Dopo questo torneo andiamo a Pune, poi vedremo per Rotterdam, dipende se entro in tabellone o meno, poi sicuramente Doha e Dubai, poi la Coppa Davis, dopodiché Indian Wells e Miami prima della terra. Si tratta di un investimento che abbiamo deciso di fare; se perdo punti, pazienza”.

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