(S)punti tecnici: Andreas Seppi, lo fai sembrare facile...

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(S)punti tecnici: Andreas Seppi, lo fai sembrare facile…

È tornato dagli Australian Open 2017 con buone sensazioni, il nostro Andreas Seppi, sconfitto in un match tirato da Stan Wawrinka. Ha vinto il suo rubber di Davis. Il suo tennis appare tanto pulito, lineare, e regolare, da sembrare semplice. Ovviamente, non è affatto così

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da Melbourne

Uno dei giocatori più affidabili, regolari, efficaci e solidi (in una parola, forti) che abbiamo avuto negli ultimi anni è senza dubbio l’altoatesino Andreas Seppi, la dimostrazione più recente ce l’ha data sabato scorso in Coppa Davis. Può capitargli la giornata, o il periodo della stagione non brillante, come a tutti, ma una cosa è certa: quello che ha, Seppi lo mette in campo tutto. È uno di quelli che vengono definiti “landmark players”, giocatori punto di riferimento. Non gli succede spesso (ma gli succede eccome, chiedere a Federer rimanendo in ambito australiano) di battere quelli molto più in alto di lui, ma con tutti gli altri perde veramente poco. Si può dire che quando cominci a superare con regolarità gente come Andreas, allora – e solo allora – puoi essere considerato un top-player. Non ti regala nulla, legge alla grande la tattica dei match, non ha punti deboli evidenti. E la zampata spettacolare la piazza in modo scientificamente opportuno e preciso esattamente quando serve, ricordiamo ancora il match point trasformato con Federer, o quello annullato alla grandissima a Kyrgios. Il tutto con una flemma tanto esibita da diventare affascinante, il classico “chill guy” che in Australia amano tantissimo, un esempio ne è la canzoncina che quest’anno veniva ossessivamente proposta durante i cambi campo (“Don’t worry, be happy” di Bobby McFerrin), che in tribuna stampa veniva canticchiata non solo dagli italiani diventando “Don’t worry, be Seppi“.

La mattina della domenica di mezzo agli Australian Open, per spirito nazionalista ma non solo,insomma, mi era sembrato doveroso passare a vedere l’ultimo italiano in gara, e frappuccino al cioccolato in mano (era giorno di festa, che diamine), mi sono presentato al campo 11 di Melbourne Park, per assistere al warm-up del nostro Andreas prima della partita che ha poi perso, tiratissima e anche a tratti sfortunata, contro Stan Wawrinka. Dopo averci dato una grandissima soddisfazione con la rivincita perfetta consumata ai danni di Nick Kyrgios, Andreas aveva battuto in una giornata quasi al limite come condizioni atmosferiche (un vento clamoroso) anche Steve Darcis, che non è certo un fenomeno ma non ti regala nulla, ed è il tipo di giocatore che in situazioni ambientali di quel tipo è capacissimo di farti lo sgambetto. Ottimo torneo per Seppi, comunque lo si guardi. Andiamo a dare un’occhiata da vicino, a mio avviso se la merita tutta, al tennis di Andreas, così essenziale eppure terribilmente efficace.

 

seppi dritto 1

Qui sopra, preparazione del dritto, Andreas sta facendo il passo che lo porterà ad affondare l’appoggio del piede destro per la open stance, braccia e spalle perfettamente orizzontali, racchetta a 90 gradi in verticale.

seppi dritto open stance

Qui sopra, discesa appena accennata della testa dell’attrezzo, e impatto, tutto rigorosamente sulla stessa linea immaginaria che collega le braccia, la palla, e il manico della racchetta che è indirizzato verso il punto di impatto. Nel momento del contatto della palla sulle corde, Andreas è un perfetto esempio della postura che si tenta di insegnare ai ragazzini quando imparano il dritto in open, usando l’artificio didattico del descrivergliela come la mossa delle braccia e delle mani che si fa quando si vuol comunicare all’interlocutore, gesticolando, il concetto di “Boh? E io che ne so?”.

seppi dritto aggressivo

Qui sopra, due finali del dritto giocato aggressivo, a destra in avanzamento, come nelle immagini precedenti, l’allineamento della racchetta con il braccio destro durante lo swing, e la simmetria del sinistro, sono da “righello virtuale”. Peso ben gestito verso il colpo, equilibrio sempre sotto controllo.

seppi rovescio basso

Qui sopra, un caricamento del rovescio basso, di nuovo, fino all’ultimo istante prima dell’azione in avanti scatenata dalla flessione posteriore dei polsi, tra attrezzo e palla in arrivo si potrebbe tirare una linea col puntatore laser. Che compostezza.

seppi rovescio basso 2

Qui sopra, su una palla ancora più bassa, Andreas ha appena lasciato andare giù i polsi, il trascinamento del piede sinistro è fantastico, la racchetta si è allineata con la gamba posteriore stessa, le spalle rimangono il più sostenute possibile data la situazione (testa della racchetta che in pratica sta grattando il campo).

seppi rovescio in linea

Qui sopra, pochi millisecondi dopo l’uscita della palla dalle corde, il livello di compostezza e del controllo della postura è degno di una Karolina Pliskova, per esempio. Che bel rovescio.

seppi finale rovescio

Qui sopra, due finali di rovesci simili, in recupero laterale basso, è l’uncinata bimane con cui Andreas riesce a essere molto efficace sulle palle basse, e con i passanti in reazione agli attacchi con lo slice. Ne escono pallate semipiatte di precisione pazzesca, senza sforzo apparente.

seppi volée

Qui sopra, un paio di volée, a sinistra un impatto basso, come al solito ogni singolo segmento degli arti di Andreas è in controllo assoluto, dalle gambe ( in linea con la racchetta, che è a sua volta ad angolo retto rispetto al braccio) a entrambe le braccia, rivolte in avanti. A destra, sempre in compostezza totale, l’accompagnamento dopo l’impatto, con lieve accenno di rotazione interna dell’avambraccio, a dare il giusto di backspin alla palla. Sempre leggero, sempre perfetto col peso.

seppi servizio kick

Infine, il servizio, tecnicamente corretto in ogni fase, un minimo di “personalismo” Andreas se lo concede nella postura del braccio sinistro a inizio del lancio di palla, per il resto si può solo imitare, se ci si riesce, la precisione della pronazione finale, con la flessochiusura del polso che porta la testa della racchetta a “martellare” la palla nella direzione voluta, in questo caso era un servizio piatto da sinistra.

In definitiva, e invito a scorrere di nuovo le immagini, partendo dall’impeccabile dritto in semi-open stance in testa al pezzo, nelle esecuzioni di Andreas non c’è un singolo movimento inutile, la parola che alla fine lo descrive meglio è proprio “essenziale”, con il non trascurabile dettaglio che questo tipo di essenzialità, questi swing quasi scarni, queste sbracciate contenute e controllate, si traducono in un tennis di traiettorie filanti, con poca rotazione (relativamente! Il top-spin Seppi quando è necessario lo usa spesso, volentieri, e bene, bello carico in particolare con il dritto), ma soprattutto anticipate, veloci, in una parola: efficaci.

La carriera e i risultati di Seppi, nonché i numerosi “scalpi eccellenti” che si è portato a casa a Caldaro (anzi, adesso a Bolzano), stanno lì a dimostrarlo. E per chi ha la voglia di andare un attimo oltre le apparenze, a capire da dove nasce il gesto tecnico e perché funziona in un certo modo, un rovescio di Seppi non ha minor valore di un tocco felpato a rete del cosiddetto “talentuoso” di turno. 

Tralasciando, poi, le qualità umane, il senso dell’umorismo, la serenità, l’educazione e l’etica del lavoro di un ragazzo che andrebbe preso ad esempio da tanti, ma tanti dei suoi colleghi. E soprattutto la tranquillità con cui attraversa il caotico mondo del tennis professionistico, vero Kyrgios, vero Shapovalov?

In every life we have some trouble, but when you worry you make it double: don’t worry, be Seppi.

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Alta intensità a Indian Wells: Berrettini e Tsitsipas a tutto braccio [VIDEO]

Due ore di pallate tra Matteo e Stefanos, spettacolo di potenza sul campo di allenamento

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Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas, Indian Wells 2022 (foto Ubitennis)

da Indian Wells, il nostro inviato

Poche parole, tante immagini: il modo migliore di apprezzare il tennis, visto da vicinissimo, di due top-player. Nel primo pomeriggio californiano, Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas sono andati in campo sul “practice court 1” di Indian Wells, e hanno fatto divertire gli spettatori assiepati sulle tribune.
Vi documentiamo l’allenamento dei ragazzi con una serie di video esclusivi, da pochi metri: andiamo a goderceli in compagnia.

Palleggio dal centro, è sempre incredibile vedere come si muove un omone come Berrettini:

 

Sale il ritmo:

La palla schiocca, le scarpe fischiano:

Open stance piena, pallate una dietro l’altra:

Dall’altra parte della rete, non scherza nemmeno Stefanos:

Si comincia coi diagonaloni di dritto:

Matteo non si fa pregare, e in quattro botte costringe Tsitsipas alla steccata:

Si provano i colpi in chiusura, siamo verso la fine della sessione:

Per finire la carrellata, prima le cose belle di Stefanos col rovescio a una mano:

E poi la specialità di casa Berrettini, servizio e due drittoni:

Un gran bel pomeriggio di sport al massimo livello, tra il numero 5 e il numero 6 del mondo: la competizione sta appena iniziando, ma nel “Paradiso del tennis” le cose sono già interessantissime e appassionanti.
Per quello che abbiamo potuto vedere, anche parlandone un attimo con Matteo e Vincenzo Santopadre, il nostro miglior giocatore sembra stare bene, ha tirato senza paura, speriamo che possa disputare un buon torneo.

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Spunti tecnici: Sinner, decontrazione e scioltezza

Jannik è forse il miglior colpitore puro che il tennis italiano abbia mai visto. Velocità di palla altissima, fluidità totale

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Non era mai successo che il tennis azzurro contasse due giocatori contemporaneamente tra i primi 10 della classifica mondiale come accaduto fino alla settimana scorsa. Così come non era mai successo, tra gli italiani, quello che ha realizzato nel 2021 Jannik Sinner, 20 anni, ovvero vincere ben 4 tornei ATP in una stagione (i “250” di Melbourne, Sofia e Anversa, e il “500” di Washinghton, più una finale Masters 1000 persa a Miami). Il giovane ex sciatore della Val Pusteria sta vivendo, da ormai un paio d’anni, un percorso di progresso tecnico e tattico a tratti esaltante, meritatamente condito da vittorie di peso e una conseguente scalata verso i piani alti del nostro sport, dove ha raggiunto Matteo Berrettini, che sta facendo sognare i tifosi non solo nostrani.

La cifra del gioco di Sinner, tennista modernissimo come impostazione tecnico tattica, è la qualità del palleggio aggressivo da fondocampo. Dritto e rovescio di Jannik sono fucilate in costante accelerazione, con una capacità fenomenale di creare velocità di palla da ogni angolo del campo. Come ci riesce il nostro campione? Andiamo ad analizzarlo, ringraziando l’imprescindibile Vanni Gibertini per i video e le immagini originali ed esclusive di Ubitennis direttamente realizzate da Indian Wells nell’ottobre 2021. Iniziamo con un video rallentato, dove possiamo apprezzare due dritti e un rovescio.

Quello che salta subito all’occhio, oltre alla generale compostezza della postura e dell’equilibrio, è la facilità con cui Jannik fa scorrere la testa della racchetta attraverso la palla, senza perderne minimamente il controllo. Andando a osservare con attenzione alcuni “frame” tratti dallo stesso filmato, possiamo notare la caratteristica speciale degli swing di Sinner: il giocatore è talmente decontratto da far finire l’attrezzo praticamente nello stesso punto, ben alto e dietro le spalle, da cui ha iniziato il movimento a colpire.

 

Questa ampiezza dell’ovalizzazione non è un dettaglio peculiare di Jannik, è tecnica abbastanza standard, quello che risulta straordinario nel caso dell’azzurro è che di norma uno swing così sciolto, in gergo si direbbe “a tutto braccio”, viene “lasciato andare” così tanto nel momento in cui si vuole produrre un’accelerazione vincente, alla massima velocità possibile, con tutti i rischi di errore annessi. Sinner, invece, lo fa in ogni singolo colpo, botta dopo botta, mantenendo percentuali altissime di successo, ed è da questo che deriva la sensazione di ritmo impossibile da reggere che tanti dei suoi avversari hanno provato e poi raccontato dopo averlo affrontato.
Andando a vedere i frame, la stessa cosa avviene dal lato del rovescio.

Rovescio che è il colpo più naturale di Jannik, anche se a ben vedere i progressi degli ultimi tempi hanno portato anche il dritto a essere un’arma di pari efficacia. La caratteristica principale del colpo bimane di Sinner è l’estrema semplicità della preparazione, un “backswing” eseguito praticamente in linea, un po’ come nel caso di Daniil Medvedev. Molto differente rispetto, per esempio, all’ovalizzazione più “rotonda” di uno come Alexander Zverev, nessuna delle due tecniche esecutive è migliore o peggiore dell’altra, sono solo personalismi coordinativi. Vediamo il confronto qui sotto, con un’immagine di Sascha sempre da Indian Wells, la differenza di altezza della testa della racchetta all’apice del backswing è chiarissima.

La preparazione con ovalizzazione facilita un minimo l’accelerazione della testa della racchetta, che viene “aiutata” dal percorso bello tondeggiante che va a effettuare (come nel caso di praticamente tutti i dritti standard), mentre quella in linea, a patto di avere la scioltezza di braccia necessaria per far viaggiare l’attezzo, rende più semplice andare a impattare “attraversando la palla”, con poca rotazione, e altissima rapidità del colpo. Lo vediamo dall’inizio alla fine qui sotto.

L’intero movimento, dal backswing fino all’impatto, vede la testa della racchetta di Jannik che non va più in alto rispetto alla linea delle spalle, e non viene portata più in basso dei fianchi, rimanendo in un “binario” di poche decine di centimetri in verticale. L’accompagnamento finale, sempre composto e con la racchetta che segue la direzione della palla prima del già commentato, scioltissimo “wrap” (avvolgimento delle braccia) sopra la spalla opposta, conclude un’esecuzione a dir poco spettacolare.

Dal binario di cui sopra partono gli autentici treni, lungolinea e incrociati, con cui il rovescio di Sinner fa a fette il campo e di conseguenza gli avversari.
Riassumendo, con i fondamentali al rimbalzo, siamo davanti a una macchina lanciamissili che ha pochi eguali nel circuito, paragonabile a quello che era Tomas Berdych (ma con maggiori margini a mio avviso), e per quanto riguarda il rovescio, l’eccellenza è assoluta, al livello dei migliori di tutti, come i citati Zverev e Medvedev. Forse solo il bimane del grande Novak Djokovic, attualmente, potrebbe farsi preferire a quello di Sinner, ma per una questione di varietà tattica di soluzioni che deriva dall’esperienza del fuoriclasse, non certo per qualità tecnica in senso stretto.
A partire dallo scorso anno Jannik sta lavorando molto per migliorare il servizio, che è un colpo ben eseguito e che produce bella velocità, ma a volte tende a non ottenere sufficienti percentuali e angoli efficaci. Il problema (relativo, parlando di livelli simili) appare in gran parte risolto, certo Sinner è difficile che si trasformi in un bombardiere alla Berrettini, ma se riesce ad ottenere un congruo bottino di punti diretti, e negli altri casi a comandare lo scambio scatenando il pazzesco ritmo da fondo analizzato prima, va benissimo così. Lo vediamo qui sotto:

Esecuzione assolutamente corretta, ottimo impatto, si può notare che Sinner tende a rimanere molto verticale con relativa minore uscita dell’anca in avanti, e di conseguenza azione del piano delle spalle meno accentuata, ma anche qui siamo davanti a caratteristiche coordinative personali, quello che conta è la sensazione e la sicurezza nel colpo che può sentire solo il giocatore stesso. Nel corso dell’ultimo anno Jannik è passato dalla tecnica foot-up, cioè con il piede posteriore che fa un passo in avanti a raggiungere quello anteriore, a quella foot-back, con i piedi entrambi a terra in fase di caricamento. Di solito in questo modo si può regolarizzare il lancio di palla, e pare che per Sinner la cosa funzioni. Ormai le prime palle vanno spesso a 200 kmh e anche di più, le seconde non sono facili da aggredire, e oltre a questo ricordiamo che la fase di evoluzione tecnica del giocatore non è ancora conclusa. In ogni caso, è stata raggiunta l’elite del tennis mondiale, se poi immaginiamo ulteriori margini di miglioramento anche tattici, come la capacità di chiudere a rete con angoli e soprattutto tempi di esecuzione sempre più efficaci, il futuro non potrà che riservarci soddisfazioni che attendevamo tutti da una vita.

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ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photo @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

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Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

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