Numeri: i giovani sì, ma con moderazione. Osaka invece si consacra

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Numeri: i giovani sì, ma con moderazione. Osaka invece si consacra

Raccolta di statistiche dopo il primo mese di questo 2019. Zverev balbetta ancora negli Slam, Djokovic vince il suo Slam più facile, Nadal comunque da applausi

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3 le top ten sconfitte a Melbourne da Naomi Osaka nella sua marcia per la conquista del secondo Slam consecutivo e della prima posizione del ranking WTA. La 21enne giapponese, esplosa durante lo scorso torneo di Indian Wells, vinto da numero 44 del mondo, solo nel torneo californiano era riuscita a vincere contro una delle prime dieci del mondo (Pliskova nei quarti e Halep in semi). Sebbene ormai esplosa come futura campionessa, da lì in poi, contro giocatrici top 10, aveva totalizzato sei sconfitte e una sola vittoria. Uno score che rappresentava un piccolo cono d’ombra sul suo già brillante 2018, chiuso da 4 WTA, anche grazie al primo Major portato a casa agli US Open, dove l’unica giocatrice di primissimo livello incontrata era stata Serena in finale. Lo scorso settembre a New York per vincere il titolo perse un solo set (con Sabalenka agli ottavi, seconda e ultima top 20 affrontata a Flushing Meadows). Nei quattro tornei successivi a quel trionfo era arrivata solo a una finale (a Tokyo) e a due semi (nel Premier 5 di Pechino e in quello “semplice” di Brisbane). A Melbourne, se possibile, il successo valso il primato nel ranking conta maggiormente di quello ottenuto a New York: è sempre più difficile ripetersi e riuscirci è testimonianza di maturità e solidità mentale da grandissima giocatrice. Naomi ha vinto lo Slam Down Under avendo questa volta il favore dei pronostici e la conseguente relativa pressione, portando a casa anche ben quattro partite al set decisivo. Prima della finale con Kvitova (7-6 5-7 6-4) e della semi contro Pliskova (6-2 4-6 6-4), ha rimontato anche un parziale di svantaggio contro Hsieh (al terzo turno col punteggio di 5-7 6-4 6-1) e Sevastova (agli ottavi con lo score di 4-6 6-3 6-4). Merita pienamente quanto di straordinario ha conquistato.

5 i tennisti non ancora ventitreenni (Coric, Medvedev, Tiafoe, Tsitsipas, Zverev) giunti agli ottavi del singolare maschile. Oltre a loro, tra i migliori sedici dello Slam australiano, il solo Pouille era nato dopo il 1991. È partita ormai da più di due anni la campagna dei tennisti della “Next Gen”, i giovani teoricamente già pronti a prendere il posto dei Fab Four. A Melbourne, però, solo Tiafoe e Tsitsipas sono arrivati ai quarti e hanno sconfitto un top ten (rispettivamente Anderson e Federer, quest’ultimo dopo un ottavo visto forse prematuramente come il simbolo della fine di un’epoca). In realtà, continuano in gran parte a deludere. Una delle poche eccezioni è rappresentata da Shapovalov: seppur eliminato già al terzo turno, è stato molto bravo ad elevare il livello del suo tennis per strappare un set a Djokovic. Il più atteso di tutti però, Sascha Zverev, ha giocato ormai l’ottavo Major da top ten e il quarto di finale all’ultimo Roland Garros resta il miglior piazzamento sin qui ottenuto in uno Slam: a Melbourne è stato sconfitto in tre set da Raonic, non giocandone in pratica due e facendosi notare più che altro per una performance poco edificante con la sua racchetta. Non è l’unico giovane ad aver perso contro classifica: Khachanov si è smarrito al terzo turno contro il super Bautista di inizio 2019 (già nove vittorie per lui quest’anno), mentre Coric si è fatto sorprendere in ottavi da Pouille.

https://twitter.com/wwos/status/1087213042595696641

 

Se Medvedev perdendo al quarto turno a testa alta contro Djokovic non ha nulla da rimproverarsi, anzi (tra l’altro, bella la vittoria in tre set su Goffin), possono però sorridere davvero solo Tiafoe e Tsitsipas. A 21 anni appena compiuti, lo statunitense ha vinto due partite contro avversari prestigiosi e forti come Dimitrov e Anderson e una terza contro uno insidioso come il Seppi versione australiana, prima di arrendersi allo splendido Nadal visto prima della finale. Il migliore è stato il vincitore delle ultime ATP Next Gen Finals di Milano, Tsitsipas, arrivato in semifinale a Melbourne, come accaduto a Chung l’anno scorso, dopo aver vinto lo stesso trofeo qualche mese prima. Il greco, bravissimo ad approfittare in ottavi di un Federer sprecone, ha anche superato la difficile prova del nove rappresentata in quarti di finale da Bautista Agut. Nadal in semifinale gli ha però ricordato che la nuova ottima classifica (12 ATP) è meritatissima, ma che ancora c’è da lavorare per compiere lo step finale e diventare un campione assoluto. A Melbourne, insomma, tra i giovani pochi promossi e tanti rimandati.

7 i tornei giocati da Serena Williams da quando, a distanza di 14 mesi dalla sua ultima apparizione (gli Australian Open 2017 vinti in finale sulla sorella Venus), lo scorso marzo a Indian Wells è rientrata in campo nelle competizioni ufficiali dopo essere diventata mamma. La campionessa di 23 Slam in questo suo ritorno all’attivita professionistica deve ancora aggiungere un titolo ai 72 complessivi già conquistati in singolare: è arrivata in finale a Wimbledon e US Open e ha raggiunto i quarti agli ultimi Australian Open, dove ha sprecato un grosso vantaggio (e non convertito quattro match point) contro Karolina Pliskova. Curioso notare come le sue sette sconfitte siano giunte o contro top ten (Kerber a Wimbledon, Kvitova a Cincinnati, Pliskova a Melbourne, Venus a Indian Wells) o, per ben due volte, contro la nuova numero 1 Osaka (a Miami e a New York). Solo una – dopo Wimbledon, a San Josè, dove arrivò non al meglio e perse contro Konta, comunque 4 WTA nel 2017 – è venuta contro una tennista non classificata al vertice. Dati che, assieme alla nuova classifica (11 WTA con appena sette tornei da contabilizzare), alle sette vittorie contro top 20 (di cui due, Halep e ancora Karolina Pliskova tra le prime 10) testimoniano che la coetanea di Federer (Serena ha cinquanta giorni in meno dello svizzero) possa ancora puntare in alto, nonostante i 37 anni e mezzo certificati dalla carta d’identità. Magari anche tramite un incremento dell’attività agonistica, così come lei stessa ha ipotizzato dopo la sua sconfitta a Melbourne.

8 gli italiani nel main draw degli Australian Open: tra gli uomini Fognini, Cecchinato, Seppi, Berrettini, Fabbiano e i qualificati Travaglia e Vanni (unici della pattuglia di tredici azzurri che si era iscritta al tabellone cadetto), tra le donne Giorgi. La loro partecipazione ai tabelloni di singolare ha portato un bilancio complessivo di nove vittorie e otto sconfitte. Numeri in chiaroscuro, come testimoniato dall’ennesimo anno senza azzurri nella seconda settimana, un’assenza parzialmente lenita dal raggiungimento, da parte di quattro di loro, del terzo turno. Delude soprattutto il numero uno azzurro, che perde per la sesta volta su sei contro Carreno e continua a non sbloccarsi nei Major (in 43 partecipazioni, un solo quarto e quattro ottavi). Non fa meglio di lui, anzi, Marco Cecchinato, che Roland Garros a parte ha sempre perso al primo turno negli altri sette Slam a cui ha partecipato (e a Melbourne rimpiange il match point mancato contro Krajinovic). Bravi invece a fare il loro dovere Vanni (porta al quinto Carreno Busta), Travaglia (sconfigge in quattro Andreozzi prima di arrendersi in cinque al top 20 Basilashvili), così come lo è stato Fabbiano nel raggiungere per la terza volta – dopo US Open 2017 e Wimbledon 2018 – i trentaduesimi in un Major. Il pugliese c’è riuscito grazie alle vittorie su Kubler e Opelka (al super tie-break del quinto), con la ciliegina sulla torta della bella partita giocata contro Dimitrov.

Bene anche l’unica donna (delle cinque che hanno partecipato alle qualificazioni, solo Trevisan è arrivata almeno al turno decisivo). Camila Giorgi, dopo aver lasciato pochissimi game a Jakupovic e Swiatek, ha portato al terzo set Karolina Pliskova, poi semifinalista dopo aver eliminato Serena. Capitolo a parte merita Seppi, come al solito protagonista in Australia con ottime prestazioni (la settimana precedente era arrivato in finale a Sydney e, soprattutto, a Melbourne è stato capace di raggiungere il quarto dei sei ottavi che rappresentano il miglior piazzamento ottenuto nei suoi 56 Slam giocati). Il quasi 35enne bolzanino ha prima eliminato una testa di serie, Johnson, poi ha estromesso il tennista locale Thompson, 72 ATP, infine si è arreso in cinque set a Tiafoe, che poi sarebbe giunto sino ai quarti. L’unica vera bella notizia è stata rappresentata dalla bellissima vittoria del titolo junior da parte di Lorenzo Musetti: un titolo che statisticamente dice poco sulle sue possibilità ad alto livello nel mondo ‘pro’, ma è altresì vero che, da sempre, vincere aiuta a vincere.

9 le sconfitte rimediate da Lucas Pouille nel suo disgraziato 2018 contro tennisti non compresi nella top 50 (e quattro di loro, Bemelmans a Melbourne, Bambri a Indian Wells, Novak a Wimbledon e Auger-Aliassime a Toronto, non erano nemmeno tra i primi 100 al mondo). Una stagione negativa, culminata lo scorso ottobre con l’uscita dai primi 30 e con la coraggiosa decisione di interrompere dopo sei anni il sodalizio con il coach che lo aveva accompagnato nella sua ascesa nel mondo ‘pro’, Emmanuel Planque. L’ex numero 10 ATP (a marzo 2018) lo scorso dicembre annunciava anche l’inizio del sodalizio con Amelie Mauresmo, ex campionessa e capitano di Fed Cup, nonché ex allenatrice di Andy Murray tra il 2014 e il 2016, quando divenne la prima allenatrice donna di un top ten. Un sodalizio iniziato con la prima semifinale Slam della sua carriera: Lucas negli Slam aveva al massimo raggiunto due volte i quarti di finale (nel 2016, a Wimbledon e agli US Open) e agli Australian Open era stato eliminato in tutte e cinque le sue partecipazioni nel main draw al primo turno. Prima di Melbourne, solo altre due volte aveva sconfitto due top 20 nello stesso torneo (nel 2016 Bautista e Nadal a New York, Goffin e Thiem a Metz). Nel primo Major dell’anno ha invece eliminato dopo battaglie di più di tre ore di durata, Coric (6-7 6-4 7-5 7-6) e Raonic (7-6 6-3 6-7 6-4) prima di arrendersi a Djokovic (6-0 6-2 6-2). Agli Australian Open nei primi tre turni ha avuto la meglio su due top 100 come Kukushkin (6-1 7-5 6-4) e Marterer 7-6 7-6 5-7 6-4), per poi soffrire al terzo contro la wild card australian Popyrin (7-6 6-3 6-7 4-6 6-3).

14 ore e 3 minuti il tempo trascorso in campo da Nole Djokovic per vincere il suo settimo Australian Open. Sia per conquistare i precedenti sei titoli a Melbourne (ma nel 2008 e nel 2011 perse un solo set, a differenza dei due ceduti quest’anno contro Shapovalov e Medvedev) che per vincere gli altri otto Major (1 Roland Garros, 4 Wimbledon e 3 US Open), il serbo non era mai stato in campo meno di 15 ore abbondanti. Va ricordato che nei quarti in questa edizione Nole ha usufruito del ritiro di Nishikori, quando però era già avanti nel punteggio 6-1 4-1. A riguardo però il serbo non ha “colpe”, ma al massimo meriti (ha finito di sfiancare il nipponico) ed è in ogni caso molto difficile pensare che per concludere la partita – con quella situazione di punteggio e con quella inerzia – avrebbe impiegato un’ora. In ogni caso, la vittoria nei giorni scorsi del 15° Slam risulta essere da tanti punti di vista la più facile mai ottenuta da Nole per portare a casa un titolo di questa importanza. Un dato impressionante per un tennista che a inizio luglio, a 31 anni compiuti, era ancora fuori dalla top 20 e veniva dato da tanti come per finito ad altissimi livelli. Nella prima metà del 2018, molto probabilmente nessuno avrebbe ipotizzato che Nole avrebbe poi vinto i successivi tre Slam giocati, 2 Masters 1000 (Cincinnati e Shanghai) e, più in generale, 45 delle 49 partite (92% di successi) giocate da Wimbledon in poi (e, probabilmente, l’unica delle quattro sconfitte dove veramente era concentrato al 101% è stata la finale delle ATP Finals contro Zverev).

Intanto, il numero 1 al mondo si gode il suo magico rapporto con gli Australian Open: ha vinto 68 dei 76 incontri giocati a Melbourne, una percentuale (89, 4%) anche migliore di quella di Federer sui prati di Wimbledon, ma ovviamente seconda all’incredibile 97,7% di vittorie che Nadal ha al Roland Garros. Nole allunga il suo vantaggio in classifica sui diretti inseguitori, che potrebbe incrementare ancora, visto che non ha grosse cambiali nei primi sei mesi dell’anno. Punta ora al Roland Garros, la cui vittoria significherebbe tanto. Djokovic diverrebbe infatti il primo nell’Era Open a vincere almeno due volte tutti i Major e per la seconda volta sarebbe l’unico, dal 1968 in poi, a detenere contemporaneamente tutti e quattro i tornei dello Slam. Se vi riuscisse, una volta superato l’ostacolo per lui più duro (Parigi da più di un decennio è dominata da Nadal), potrebbe davvero pensare di poter essere il primo, dopo Laver, a vincere tutti e quattro i Major nello stesso anno. Vedremo, intanto è ufficiale che da sette mesi (e per almeno qualcun altro) si è tornati al dominio del circuito da parte del serbo.

Novak Djokovic – Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

56  le partite vinte sul cemento all’aperto da Rafael Nadal nell’arco degli ultimi due anni solari. Un ottimo bilancio per il campione maiorchino, che, da quando agli Australian Open 2017 si ritrovò un break avanti nel corso del quinto set della finale poi vinta da Federer, dopo aver sconfitto tra gli altri Zverev, Dimitrov e Raonic allora 3 del mondo, ha rimediato solo altre nove sconfitte su questa superficie. Per la precisione altre tre sono arrivate contro il campione svizzero, due a seguito di ritiri a partita piuttosto compromessa (contro Cilic e Del Potro l’anno scorso), mentre le restanti portano la firma di Querrey (finale Acapulco 2017), Shapovalov (Canadian Open 2017), Kyrgios (due anni fa a Cincinnati) e Djokovic, nella finale di qualche giorno fa a Melbourne, prima a livello Slam persa senza vincere nemmeno un set. Una percentuale di partite vinte sul cemento all’aperto dell’85%, che gli ha consentito di vincere US Open e ATP 500 di Pechino nel 2017, il Canadian Open l’anno scorso e di raggiungere quattro finali (di cui due agli Australian Open). Percentuali di vittorie in carriera su questa superficie ben migliori del 79% (308 vittorie e e 83 sconfitte sino a quel torneo) col quale si è iscritto a Melbourne nel 2017.

Non ne raggiungeva di analoghe dal 2013, anno in cui sul cemento vinse US Open e ben tre Masters 1000 (Indian Wells, Montreal e Cincinnati). Guarda caso, quella fu l’ultima stagione chiusa da Rafa al numero 1 del mondo, prima della sua resurrezione sul cemento, datata appunto 2017, ultimo sinora dei quattro anni chiusi al vertice della classifica. E dire che il campione spagnolo è arrivato due settimane fa al primo Slam della stagione avendo completato (e vinto a Toronto l’anno scorso) soltanto uno dei 18 tornei sul cemento ai quali aveva partecipato da fine 2017. Dati che facevano venire più di un dubbio sulla sua possibilità di competere ancora ad alto livello su questa superficie. Invece, agli Australian Open appena conclusi ha mostrato, eccezion fatta per la brutta prova offerta in finale, un tennis di primissimo livello, non lasciando agli avversari dei primi sei incontri (nell’ordine Duckworth, Ebden, De Minaur, Berdych, Tiafoe e Tsitsipas) nemmeno un set e concedendo appena 52 game complessivi. A 32 anni e mezzo e dopo un incredibile numero di successi, incredibilmente non si smette mai di conoscerlo e di sorprendersi davanti alle sue grandi imprese tennistiche.

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WTA Ranking: Kenin top 5, Bencic crolla, Gauff entra per la prima volta in top 50

La campionessa dell’Australian Open fa il suo esordio tra le prime cinque. Gauff è la prima 15enne in top 50… negli ultimi 15 anni

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Avevamo commentato, nell’articolo di settimana scorsa, il best ranking di Belinda Bencic che, senza troppo faticare, era riuscita a salire fino al n.4 del ranking. Oggi, la svizzera si trova in una posizione ben diversa. A Dubai era campionessa uscente e difendeva 900 punti (un anno fa il torneo era un Premier 5, quest’anno toccherà a Doha). Senza questo bottino precipita di cinque posti, fino al n.9. La sua permanenza in top 10, però, non dovrebbe essere a rischio, considerato che la distanza che la separa dalla n.11, Petra Kvitova è consistente (quasi 900 punti) e che nell’immediato ha soltanto 500 punti in scadenza (390 a Indian Wells e 100 a Charleston).

Di questo piccolo ma significativo crollo se ne avvantaggiano Bianca Andreescu e Sofia Kenin, la prima riagganciando il proprio best ranking, la seconda ritoccandolo. La canadese, ancora ferma a causa del problema al ginocchio, si ritrova al n.4. L’altra nordamericana, Kenin, nonostante sia uscita subito a Dubai, entra per la prima volta in top 5, con un balzo di 2 posizioni.

Per quanto riguarda invece le posizioni dalla 11 alla 20, ci sono, tra gli altri, due movimenti da evidenziare. Si tratta dell’ascesa di Rybakina (+2, n.17), alla quarta finale su cinque tornei disputati nel 2020, e dell’ingresso in top 20 per la prima volta della greca Sakkari (+1, n.20), che scavalca Angelique Kerber (-1, n.21).

 

Alle spalle delle 20 atlete meglio classificate, entrano in top 50 Jennifer Brady (+7, n.45), semifinalista negli Emirati, e soprattutto Cori Gauff (+2, n.49), che diventa la prima 15enne nella metà alta della top 100 negli ultimi 15 anni, ovvero da quando Sesil Karatantcheva vi ha fatto il suo ingresso nell’agosto 2005. Molte le atlete che pagano la mancata riconferma dei risultati dell’anno scorso: Su-Wei Hsieh (-13, n.53), Alison Van Uytvanck (-14, n.62), Carla Suárez Navarro (-11, n.70), Viktoria Kuzmova (-20, n.85), Anastasia Potapova (-16, n.97) e Kateryna Kozlova (-10, n.99).

Coco Gauff – Australian Open 2020 (via Twitter, @WTA)

Nella Race to Shenzhen, Simona Halep risale fino al terzo posto dopo la vittoria a Dubai. A sorpresa, troviamo in dodicesima posizione Ons Jabeur, protagonista di una splendida partita proprio contro la rumena, nel secondo turno del torneo.

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
1 0 Ashleigh Barty 8367 16
2 0 Simona Halep 6076 16
3 0 Karolina Pliskova 5200 19
4 1 Bianca Andreescu 4665 11
5 2 Sofia Kenin 4490 24
6 2 Kiki Bertens 4335 24
7 -1 Elina Svitolina 4301 22
8 1 Serena Williams 3915 11
9 -5 Belinda Bencic 3875 24
10 0 Naomi Osaka 3625 16
11 0 Petra Kvitova 2981 15
12 0 Madison Keys 2962 16
13 0 Aryna Sabalenka 2815 23
14 1 Petra Martic 2770 19
15 -1 Johanna Konta 2753 17
16 0 Garbiñe Muguruza 2522 16
17 2 Elena Rybakina 2416 25
18 -1 Marketa Vondrousova 2306 14
19 -1 Alison Riske 2270 23
20 1 Maria Sakkari 2085 25
21 -1 Angelique Kerber 2040 21
22 2 Anett Kontaveit 1980 18
23 -1 Elise Mertens 1950 25
24 -1 Donna Vekic 1935 23
25 1 Dayana Yastremska 1785 23
26 -1 Ekaterina Alexandrova 1775 26
27 0 Karolina Muchova 1753 15
28 0 Qiang Wang 1733 23
29 0 Amanda Anisimova 1613 18
30 1 Anastasia Pavlyuchenkova 1540 21
31 -1 Shuai Zhang 1475 25
32 0 Yulia Putintseva 1475 24
33 0 Magda Linette 1472 27
34 1 Barbora Strycova 1471 20
35 -1 Sloane Stephens 1453 20
36 0 Julia Görges 1423 20
36 0 Caroline Wozniacki 1463 16
37 0 Saisai Zheng 1380 24
38 1 Veronika Kudermetova 1373 27
39 -1 Kristina Mladenovic 1335 26
40 1 Anastasija Sevastova 1288 22
41 1 Jeļena Ostapenko 1256 23
42 1 Polona Hercog 1205 20
43 1 Rebecca Peterson 1195 23
44 1 Ons Jabeur 1185 21
45 7 Jennifer Brady 1179 24
46 0 Svetlana Kuznetsova 1178 16
47 0 Caroline Garcia 1145 25
48 2 Danielle Collins 1115 20
49 2 Cori Gauff 1082 13
50 -1 Iga Swiatek 1079 14

CASA ITALIA

Ritorniamo ad avere due rappresentanti in top 100. Migliorano sensibilmente Martina Trevisan (+4, n.146) e Giulia Gatto-Monticone (+5, n.148). Con loro, sono quattro le atlete presenti nelle prime 150 del mondo. La nostra n.1 sarà impegna ad Acapulco questa settimana insieme a Sara Errani.

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
94 2 Jasmine Paolini 27 689
100 2 Camila Giorgi 19 654
146 4 Martina Trevisan 25 413
148 5 Giulia Gatto-Monticone 22 409
158 0 Elisabetta Cocciaretto 17 391
185 -1 Sara Errani 24 321
188 -1 Martina Di Giuseppe 27 315
294 -1 Martina Caregaro 17 190
302 7 Stefania Rubini 20 180
310 1 Jessica Pieri 26 174
313 2 Bianca Turati 12 167
329 1 Lucia Bronzetti 23 154
343 5 Cristiana Ferrando 23 136
381 3 Lucrezia Stefanini 23 116
389 4 Deborah Chiesa 20 112
421 -5 Camilla Scala 14 100
435 2 Federica Di Sarra 13 94
447 1 Gaia Sanesi 16 91
454 2 Tatiana Pieri 22 88
457 7 Camilla Rosatello 15 87

NEXT GEN RANKING

Cori Gauff sale di un posto e supera Iga Swiatek.  L’americana è ora n.4. (Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 2000).

Posizione Variazione Giocatrice Anno Classifica WTA
1 0 Bianca Andreescu 2000 4
2 0 Dayana Yastremska 2000 25
3 0 Amanda Anisimova 2001 29
4 1 Cori Gauff 2004 49
5 -1 Iga Swiatek 2001 50
6 0 Anastasia Potapova 2001 97
7 0 Varvara Gracheva 2000 101
8 0 Katarina Zavatska 2000 106
9 0 Caty McNally 2001 116
10 0 Ann Li 2000 124

NATION RANKING

Non cambiano le prime tre posizioni in classifica. La Cina, affiancata alla Russia al n.3 una settimana fa, retrocedeal n.4. Si scambiano il posto Germania e Ucraina. Rientrano in classifica Australia e Romania al posto di Belgio e Spagna. (Il Nation Ranking si ottiene sommando il ranking delle prime tre giocatrici di ciascuna nazione).

Posizione Variazione Nazione Punteggio
1 0 Stati Uniti 25
2 0 Repubblica Ceca 32
3 0 Russia 94
4 -1 Cina 96
5 0 Kazakistan 110
6 1 Germania 125
7 -1 Ucraina 131
8 0 Francia 138
9 Australia 151
10 Romania 155

RACE Variazione Giocatrice Punti
1 0 Sofia Kenin 2111
2 0 Garbiñe Muguruza 1570
3 2 Simona Halep 1350
4 -1 Ashleigh Barty 1251
5 -1 Elena Rybakina 1200
6 0 Kiki Bertens 810
7 0 Ekaterina Alexandrova 755
8 0 Petra Kvitova 715
9 0 Karolina Pliskova 700
9 0 Anett Kontaveit 586
11 0 Anastasia Pavlyuchenkova 541
12 2 Ons Jabeur 534
13 0 Shuai Zhang 493
14 -2 Maria Sakkari 482
15 0 Madison Keys 435
16 4 Elise Mertens 415
17 -1 Serena Williams 410
18 -1 Dayana Yastremska 377
18 -1 Danielle Collins 365
20 -1 Qiang Wang 362

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ATP

ATP Delray Beach: Opelka, doppio turno e trionfo finale

Reilly Opelka vince semifinale e finale nello stesso giorno e conquista il secondo titolo ATP. Salva un match point contro Milos Raonic

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Reilly Opelka (destra) e Yoshihito Nishioka al Delray Beach Open 2020 (foto Twitter @delraybeachopen)

Nel Delray Beach Open by Vitacost.com la vittoria è andata all’americano Reilly Opelka, n. 54 della classifica ATP, che nella giornata di domenica è stato costretto agli straordinari a causa della pioggia caduta sul sud della Florida sabato sera che ha causato lo spostamento della sua semifinale contro Milos Raonic.

Reilly Opelka – Delray Beach 2020 (foto Twitter @delraybeachopen)

Sceso in campo alle 10.30 del mattino, il giocatore di casa (è originario di West Palm Beach, a poche decine di chilometri dalla sede del torneo) ha rimontato un set di svantaggio al campione canadese annullandogli pure un match point nel tie-break del terzo set, un tie-break dall’andamento molto bizzarro: Opelka è andato prima avanti per 5-0, poi ha subito sei punti consecutivi andando sotto 5-6 e quindi, annullato il match point con il quattordicesimo ace, ha conquistato gli ultimi due punti per portare la partita al terzo set. Lì ha saputo piazzare l’accelerazione decisiva a metà parziale, quando dal 2-3 ha vinto quattro giochi consecutivi mettendo a segno un parziale di 16 punti a 5.

Dopo soltanto poche ore il gigante della Florida (2 metri e 10) è dovuto tornare in campo per la finale contro il giapponese Yoshihito Nishioka (n. 63 ATP) che gli rende ben 40 centimetri d’altezza. Opelka è riuscito ad avere la meglio del nipponico dopo 2 ore e 11 minuti di gioco nelle quali, dopo aver vinto per 7-5 un primo set nel quale è stato quasi sempre in vantaggio, ha perso al foto finish il secondo parziale al tie-break, prima di dilagare nel terzo set nel quale ha ottenuto ben due break lasciando solamente cinque “quindici” nei suoi turni di battuta.

 
Yoshihito Nishioka – Delray Beach 2020 (foto Twitter @delraybeachopen)

Si tratta del secondo titolo in carriera per lo statunitense, dopo quello vinto lo scorso anno al New York Open, che lunedì prossimo salirà di ben 15 posizioni in classifica raggiungendo la posizione n. 39. Anche Nishioka, con la finale ottenuta, guadagnerà 15 posizioni nel ranking arrivando così ad entrare per la prima volta in carriera nei Top 50 assestandosi al n. 48.

Risultati, semifinale:

[4] R. Opelka b. [2] M. Raonic 4-6 7-6(6) 6-3

Risultati, finale:

[4] R. Opelka b. Y. Nishioka 7-5 6-7(4) 6-2

Il tabellone completo

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ATP

Si ferma in finale la corsa di Mager, Garin è il campione di Rio de Janeiro

Gianluca Mager ha avuto chance in entrambi i set, ma è stato Cristian Garin a sollevare il trofeo. Best ranking per entrambi la settimana prossima

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Cristian Garin con Gustavo Kuerten alla premiazione di Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

[3] C. Garin b. [Q] G. Mager 7-6(3) 7-5

Si è chiusa con una sconfitta la settimana magica di Gianluca Mager, ma ci sono tutti i motivi per essere soddisfatti di questo torneo che probabilmente segnerà uno spartiacque nella carriera del 25enne di Sanremo. Partito dalle qualificazioni ha infilato due scalpi di assoluto prestigio (Ruud e Thiem sulla terra sono vittorie di cui andare fieri, anche se nessuno dei due era al meglio della condizione) ed ha portato a casa 320 punti (300 per la finale più 20 per la qualificazione) che lo proiettano al 77° posto della classifica ATP, con la pressoché matematica certezza di entrare in tabellone in tutti i rimanenti tornei dello Slam di quest’anno, oltre ad una chance di giocarsi un posto alle Olimpiadi di Tokyo.

Che Mager potesse partire piuttosto lentamente dopo la grande battaglia vinta in semifinale solo poche ore prima era tutto sommato piuttosto prevedibile, quindi in pochi hanno battuto ciglio quando il ragazzo di Sanremo è andato subito sotto 2-0 contro un avversario che aveva invece chiuso molto velocemente il suo impegno precedente contro Borna Coric. Un po’ meno prevedibile era che il buon Gianluca, una volta presa coscienza della sua presenza in finale, rimontasse da 1-3 a 4-3 e si procurasse addirittura due palle break per il 5-3, principalmente grazie alle sue accelerazioni di rovescio che con quella preparazione così lineare e così minima mascherano meravigliosamente la traiettoria dei colpi.

 

Svanite le tre opportunità per andare a servire per il set, si è arrivati abbastanza tranquillamente al tie-break, nel quale Mager, forse sentendo di dover fare qualcosa di più, ha commesso almeno tre errori non forzati che gli sono costati il set con il punteggio di 7 punti a 3 in 50 minuti.

Gianluca Mager – Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Dopo aver perso il primo tie-break del torneo (in precedenza il ligure era a 4 su 4), Mager ha chiesto l’intervento del fisioterapista per farsi massaggiare l’inguine dalla parte della coscia destra, e c’è da chiedersi che mani abbia quel fisioterapista perché Gianluca è riuscito a infilare una striscia di 10 punti consecutivi che lo ha portato in vantaggio per 3-1 con un break ottenuto a zero in grande stile. La pressione di Garin però iniziava ad aumentare: sul 3-2 Mager si salvava dallo 0-40, ma al momento di servire per il set sul 5-4 tre risposte vincenti di Garin rimettevano il set in parità. Il cileno continuava a spingere, e questa volta il serbatoio di Gianluca appariva davvero vuoto: con niente da opporre alla pressione dell’avversario, Mager subiva un parziale di 16 punti a 2 che chiudeva il match dopo 1 ora e 35 minuti.

Prosegue così la striscia di nove vittorie consecutive sulla terra battuta di Cristian Garin, che conquista così il suo secondo titolo dell’anno (il quarto in totale, e il secondo battendo un italiano in finale avendo sconfitto Berrettini a Monaco lo scorso anno) dopo quello di Cordoba due settimane fa e si appresta ad andare nella sua Santiago del Cile per continuare questa cavalcata. Ci arriverà con il nuovo best ranking di n.18 e addirittura come n.4 della Race to London, per far sognare tutti i suoi compatrioti e che sperano di rinverdire i fasti di Nicolas Massu e Fernando Gonzalez alle Olimpiadi di Atene 2004.

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