Coach senza pace: cambiano anche Edmund e Kasatkina

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Coach senza pace: cambiano anche Edmund e Kasatkina

La russa, in crisi in questo inizio di stagione, si separa da Philippe Dehaes per dare una svolta

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Daria Kasatkina - Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)
 

La roulette dei cambi di allenatore continua a girare vorticosamente. L’ultima ad annunciare una separazione è Daria Kasatkina, che su Instagram ha salutato Philippe Dehaes senza designare un sostituto. Il post di circostanza ringrazia il coach belga per il positivo biennio di lavoro, ma resta tra le righe l’idea di un provvedimento d’emergenza per provare a invertire la rotta di un inizio di stagione disastroso. La russa, oggi 13 WTA, ha perso infatti cinque delle sei partite disputate tra Brisbane, Sydney, Australian Open, San Pietroburgo e Dubai. Tra le non trascendentali avversarie affrontate, l’unico successo è arrivato negli Emirati contro la numero 178 del mondo Magdalena Frech, prima di perdere da Sofia Kenin.

Del proficuo rapporto tra Dehaes e la ventunenne di Togliatty resta la scalata fino alla top 10, il trofeo più importante della sua giovane carriera (Mosca, ottobre 2018), il KO con Osaka in finale a Indian Wells e un coaching che un anno fa, proprio di questi tempi, ha fatto la storia.

“Ho già attraversato momenti di risultati negativi, ma questa volta è diverso”, aveva dichiarato Dasha prima dell’annuncio. “A volte rivedo i momenti migliori dell’anno scorso per trovare ispirazione, devo trovare un modo per lasciarmi alle spalle il brutto inizio di stagione“. E non ha perso tempo.

Una scossa al mercato dei tecnici è arrivata nemmeno 48 ore fa anche da Kyle Edmund, fermo ai box dall’Australian Open per un infortunio al ginocchio. Il numero uno d’Inghilterra, oggi 28 del mondo, ha diviso la sua strada da quella di Fredrik Rosengren non prima di aver definito il coach svedese parte integrante dei risultati dell’ultimo anno e mezzo. “Insieme abbiamo raggiunto la top 15, una semifinale Slam (Melbourne 2018) e il successo di Anversa“. Rosengren, in passato già nell’angolo dei connazionali Norman e Soderling, pare voglia distaccarsi in questa fase dai ritmi vorticosi del circuito per passare più tempo con la sua famiglia.

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Milos Raonic si unisce a Tennis Clubs of Canada

Il canadese più vincente di sempre, diventa partner e azionista di Tennis Clubs of Canada per promuovere il tennis anche in inverno

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Milos Raonic - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

43 anni fa a Newmarket, in Ontario, da un’idea di Terry Redvers, è nato Tennis Clubs of Canada, un’associazione che si preoccupa di fornire coperture ai campi da tennis delle strutture municipali nell’area di Toronto. La necessità nasce dal fatto che il tennis, in Canada, è uno sport prettamente estivo: i campi coperti sono pochi e nella maggior parte dei casi, troppo costosi per attirare un ingente quantità di praticanti. I rigidi inverni del paese della foglia d’acero, caratterizzati da neve, ghiaccio e dalla presenza di sale nelle strade, finiscono per restituire campi a volte talmente rovinati che non invogliano certo al loro utilizzo.

Con le proprie risorse, l’esperienza e la competenza, Tennis Clubs of Canada gestisce otto strutture comunali con l’obiettivo di aggiungere altre quattro entro la fine del 2023. “Paghiamo al comune un canone di locazione e loro lo consegnano a noi”, spiega il CEO Seigel. “Siamo responsabili del 100% delle spese e dei profitti. Ci occupiamo di tutto: paghiamo tutte le spese e riceviamo tutti i ricavi, comprese le spese di affitto dei campi”.

Proprio in una di queste strutture, al Blackmore Tennis Club di Richmond Hill coperto da un pallone pressostatico nel periodo invernale, il giovane Milos Raonic mosse i suoi primi passi su un campo da tennis. “Quando avevo quasi nove anni, Terry (Redvers, il fondatore di Tennis Clubs of Canada) è stato molto gentile e generoso e ha fatto i conti con mio padre – ha raccontato l’ex numero 3 del mondo. Ha detto ‘paga solo questa quota mensile’, che in realtà non era niente in confronto al numero di ore in cui ero in campo. Mi ha dato la possibilità di giocare quanto volevo e forse è per questo che sono dove sono oggi. Non c’era modo che i miei genitori potessero permettersi di tenermi in campo così a lungo con le normali spese di campo orarie.”

 

Ora, per Milos è il momento di restituire quello che ha ricevuto. Condividendo gli obiettivi di Tennis Clubs of Canada – dare accesso ai numerosi campi che si trovano in Canada e renderli utilizzabili tutto l’anno, il canadese più vincente di sempre ha deciso di investire nel progetto diventando partner e azionista.

Il 32enne Raonic, convolato a nozze la scorsa primavera, non gioca un match ufficiale dal luglio 2021 – dove perse da Nakashima all’ATP 250 di Atlanta, ma non ha ancora annunciato il suo ritiro ufficiale dalle competizioni. Con questo nuovo impegno, inizia a guardare avanti. Già impegnato nella sistemazione di due campi nel quartiere di Thornill, dove è cresciuto, Raonic ha detto: “Soprattutto in quest’ultimo anno in cui ho trascorso così tanto tempo lontano dal tennis, ho avuto la possibilità di pensare che – un giorno in un lontano futuro, quando deciderò cosa fare dopo il tennis – voglio avere un legame con il tennis. Aver avuto qualcosa del genere quando ho iniziato a giocare ha fatto una grande differenza nella mia vita – avere questaa connessione significa molto.

“Conosco il team da molto tempo e sono molto emozionato di entrare a far parte di questo progetto, per diffondere il tennis in tutta la nazione affinché diventi uno sport popolare in tutto il Canada.” Con una nuova tecnologia, i palloni di copertura installati da Tennis Clubs of Canada saranno trasparenti al 93% che consentirà un notevole risparmio energetico e, secondo il CEO Seigel, “quando c’è il sole aumenta la temperatura nel pallone di 10 gradi. Ma la cosa più importante è l’aspetto estetico: si porta letteralmente la luce nei parchi duranti i nostri tristi inverni.”

La federazione e il movimento tutto degli ultimi vincitori della Coppa Davis non smettono di stupire per lungimiranza e capacità di rispondere prontamente alle esigenze dei praticanti, trovando risorse economiche e creative per preparare i futuri campioni di domani.

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ATP

Due francesi ai box: fermi per infortunio Corentin Moutet e Pierre-Hugues Herbert

Il mancino di Neuilly-sur-Seine si è operato al polso destro, ancora problema al ginocchio per il doppista cinque volte campione Slam

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Corentin Moutet - 2021 US Open (Andrew Ong/USTA)

Non arrivano buone notizie dall’infermeria per il tennis francese. Due giocatori dovranno rimanere fermi dal circuito per due infortuni delicati. Questa mattina Corentin Moutet ha annunciato sul suo profilo Instagram di essersi sottoposto ad un intervento chirurgico al polso destro con una foto che lo rappresenta con il braccio ingessato. “Voglio ringraziarvi per il grande sostegno ricevuto, farò di tutto per tornare in campo più forte di prima. So che la strada sarà lunga, ma sono motivato a fare del mio meglio”, scrive il classe 1999 nel suo post. Moutet è stato eliminato al secondo turno degli Australian Open, sconfitto da Francisco Cerundolo in quattro set: già nello Slam australiano usava spesso il rovescio in slice per evitare di sollecitare il polso destro: “Era difficile persino prendere una bottiglia d’acqua in mano”. Il mancino francese ha già annunciato il forfait per i tornei di Cordoba e Buenos Aires in Sudamerica, ma potrà tornare velocemente ad allenarsi essendo il braccio destro interessato dell’infortunio.

Infortuni che non danno pace a Pierre-Hugues Herbert. Il doppista vincitore delle ATP Finals 2019 e 2021 si era ripreso da poco dal lungo stop per un problema al ginocchio sinistro accusato nel Challenger di Ilkley dopo una caduta a terra, sull’erba nello scorso giugno, poco prima di Wimbledon. Il giocatore francese ha avuto una ricaduta nel match della scorsa settimana a Quimper contro Dominic Stricker: poco dopo aver colpito un dritto, ha accusato un forte dolore al ginocchio sinistro, cominciando a zoppicare.

 

È riuscito a concludere il match, ma dovrà fermarsi di nuovo per un periodo indefinito come scrive sul suo profilo Instagram, ritraendosi con un tutore al ginocchio. Herbert compirà 32 anni nel prossimo marzo: vedremo se il ginocchio gli darà tregua e gli permetterà di tornare ai livelli a cui ci aveva abituati.

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ATP

L’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Zverev sul caso Sharypova: “Non ci sono prove sufficienti”

In un comunicato ufficiale, l’ATP fa chiarezza sulla questione Zverev, ma con una precisazione: “Il caso potrebbe essere riaperto se emergeranno nuove prove”

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Alexander Zverev è alla ricerca della forma migliore dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi dallo scorso Roland Garros. Il tedesco, scivolato al n°14 del ranking, ha disputato quattro match fino ad ora, perdendone tre. È comunque comprensibile che il suo livello sia ancora lontano da quello espresso nelle ultime stagioni – che lo aveva portato a lottare per il numero 1 ATPcome da lui stesso affermato qualche settimana fa alla United Cup.

La notizia odierna, tuttavia, permette al finalista dello US Open 2020 di tirare un bel sospiro di sollievo per una vicenda extra-campo che lo vedeva coinvolto da tempo. Zverev, infatti, era stato accusato di violenza domestica dall’ex fidanzata Olya Sharypova, con le indagini che sono durate quasi un anno e mezzo. Come si legge sul sito dell’ATP, l’investigazione che coinvolgeva il tedesco è stata completata oggi e non comporterà provvedimenti disciplinati ai suoi danni per mancanza di prove.

Le indagini riguardavano le presunte violenze subite dalla donna nell’ottobre 2019, durante il Masters1000 di Shanghai, ma non solo. La lente d’ingrandimento era puntata anche su altri possibili simili avvenimenti, a Monaco, New York e Ginevra. Le indagini dell’LFG (Lake Forest Group, ente di grande esperienza nel settore, anche per quanto riguarda lo sport professionistico) sono state condotte in maniera totalmente indipendente, con l’ATP che ha sempre avuto accesso alle informazioni e agli eventuali aggiornamenti.

 

Sono state ascoltate tanto le due parti in causa quanto altre persone potenzialmente coinvolte, per un totale di 24 individui tra familiari, amici e tennisti. Dopo oltre 15 mesi, l’LFG ha ultimato le indagini, consegnando all’ATP quanto emerso. Considerata la mancanza di prove sufficienti, così come le dichiarazioni contrastanti di Sharypova, non è stato possibile confermare le accuse di quest’ultima. Di conseguenza, l’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Alexander Zverev, che ha sempre fermamente negato le accuse e supportato le indagini dell’ATP. Il caso potrebbe comunque essere riaperto nel caso in cui emergessero nuove prove.

Massimo Calvelli, CEO dell’ATP, si è così espresso sulla vicenda: “La serietà e complessità di queste accuse hanno richiesto un’investigazione completa, così come l’intervento di investigatori specializzati. Questo processo ci ha mostrato la necessità di essere ancora più pronti e preparati per queste circostanze. Ci aspetta ancora un lavoro molto importante in futuro”.

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