Nadal in forse per la sfida contro Federer: “Non sono sicuro di giocare”

Interviste

Nadal in forse per la sfida contro Federer: “Non sono sicuro di giocare”

Il problema al ginocchio patito durante la vittoria contro Khachanov potrebbe costringere Rafa a saltare la semifinale di Indian Wells. “Forse pagheremo il prezzo di tutto questo quando avremo 45 anni. E non sarà il massimo”

Pubblicato

il

Rafa Nadal - Indian Wells 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Roger Federer contro Rafael Nadal, 39esimo atto. Nella parte bassa del tabellone di Indian Wells era la semifinale in cui tutti speravano, a partire da Tommy Haas, direttore del torneo. E, nonostante i favori del pronostico, di questi tempi non era da dare per scontato che entrambi potessero arrivarci. Invece è successo con i due più grandi campioni del nostro tempo che hanno fatto percorso netto nei loro quattro incontri, senza lasciare un set ai loro avversari di turno.

Tutto pronto per un altro epico capitolo della loro incredibile rivalità? Non proprio. A gelare gli entusiasmi è stato Nadal durante la conferenza stampa al termine del probante successo in quarti di finale contro il bombardiere russo Karen Khachanov. Il dolore al ginocchio che lo ha costretto a chiamare il fisioterapista all’inizio del secondo set potrebbe impedirgli di scendere in campo contro Federer. “Spero di poter giocare ma non posso garantire nulla”, ha affermato il fenomeno di Manacor. “Non si sa mai quello che può succedere. La mia idea ovviamente è di essere pronto per domani. Ma oggi è successo quello che è successo e quindi non sono sicuro di come mi sveglierò domani mattina”.

Rafa Nadal – Indian Wells 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Rafa ormai da anni è costretto a convivere con fastidi fisici e riuscire a superarli in campo, come d’altronde ha fatto nel match contro Khachanov. “Sono abituato a giocare con alcuni problemi. Cerco di rimanere concentrato, di mantenere il controllo della situazione”, ha dichiarato in proposito. Ma con Federer è tutta un’altra storia e c’è da credere che giocherà solo qualora sia in buone condizioni fisiche. Insomma, il 39esimo capitolo del Fedal è in forse, per l’amarezza di ogni appassionato di tennis.

 

Questo infortunio non può che riaccendere il dibattito: perché Nadal è così spesso infortunato? Colpa di uno stile di gioco basato su forza fisica e atletismo? Oppure è colpa delle superfici dure che sollecitano in maniera eccessiva le sue articolazioni? Rafa per prima cosa mette in risalto il peso dei suoi ormai 17 anni da professionista. “Probabilmente la colpa è di aver giocato oltre 1000 incontri in carriera, più che di una superficie in particolare”, ha suggerito. Ma certo che giocarne così tanti sul cemento non ha aiutato.

E il 17 volte campione Slam si lancia nuovamente nella sua crociata contro le superfici dure, con uno spirito quasi da sindacalista, che forse gli è mancato su altre questioni politiche. “Molte volte quando ero più giovane ho sottolineato che se si vanno a confrontare tutti gli sport è difficile trovarne uno in cui si gioca su una superficie così dura come il cemento sul quale noi tennisti giochiamo. E mi piace giocare sul duro, ma probabilmente al mio corpo non piace così tanto. La mia sensazione è che non faccia male solo a me ma anche ad altri tennisti. Quando dico questo quindi non lo dico per tornaconto personale. Non lo dico perché così si giocherebbe di più sulla terra rossa”.

Rafa Nadal – Indian Wells 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Un giornalista gli fa notare però che oggigiorno in realtà i tennisti hanno carriere sempre più lunghe. Lo stesso Federer è ancora in attività a 37 anni. Il gigante croato Ivo Karlovic, che ad Indian Wells è arrivato agli ottavi, è addirittura entrato nel club degli “anta”. Ma per Rafa è un dato che conta poco. “Non c’entra quanto a lungo si gioca ma quanti infortuni hanno avuto i giocatori durante le loro carriere. Quante operazioni all’anca, quanti problemi al ginocchio, quanti problemi alle articolazioni in generale, alle caviglie”, ha sottolineato. A 32 anni le sue preoccupazioni ormai riguardano più le ripercussioni sulla sua vita alla fine della carriera più che quelle nelle stagioni che gli rimangono sul tour. “Non si tratta di oggi. Ma del futuro. Forse pagheremo il prezzo di tutto questo quando avremo 45 anni. E non sarà il massimo. Me ne accorgo già ora guardando le leggende camminare sul tour”, ha proseguito.

Nell’immediato futuro c’è un’altra sfida contro Federer da giocare, forse. E, che se ne dica, non è mai un incontro come tutti gli altri. “La cosa che rende speciale i nostri match è tutto quello che abbiamo condiviso nelle nostre carriere. E naturalmente abbiamo due stili molto diversi, due maniere molto diverse di vedere il gioco”, ha detto Rafa. Tanto diversi questi due fuoriclasse ma anche tanto simili nel loro amore per il tennis, nella voglia di migliorarsi ogni giorno, di mettersi in discussione, di cercare nuove sfide e, immancabilmente, di vincerle.

Proprio queste due similitudini hanno sempre alimentato una grande stima reciproca. “Abbiamo sempre mantenuto un buon rapporto nonostante tutte le sfide che ci sono state tra di noi. Tutto questo rende i nostri match sempre speciali ed è bello continuare ad avere l’opportunità di competere al massimo livello, nei tornei più importanti in questa parte avanzata delle nostre carriere”, ha detto Nadal. E speriamo lo possano fare una volta in più nel deserto della California. 

Continua a leggere
Commenti

Interviste

ATP Vienna, Sinner: “La corsa alle Finals? Penso a me stesso, ma è impossibile non seguire gli altri”

L’altoatesino sorride la vittoria contro Opelka: “Se spero in un regalo di Sonego contro Ruud? Lorenzo è un grande amico…”

Pubblicato

il

Jannik Sinner (ITA) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

Jannik Sinner è soddisfatto e ne ha ben donde: è stata convincente al cento per cento la prestazione grazie alla quale ha superato facilmente Reilly Opelka nel primo turno dell’Erste Bank Open di Vienna. Il giocatore azzurro, che resta in piena corsa per la qualificazione alle ATP Finals di Torino, ha commentato così la partita contro lo statunitense: “Ho risposto piuttosto bene, anche se contro giocatori così molti game in risposta che vanno via velocemente – ha detto Sinner in conferenza stampa -. Ma devo essere contento: ora bisogna prepararsi per la prossima partita”.

Il prossimo avversario si chiama Dennis Novak: Jannik scenderà in campo da favorito, ma non vuole prendere sottogamba l’avversario. Novak, attuale numero 116 ATP e in tabellone grazie a una wild card, gioca in casa e al primo turno ha superato l’italiano Mager. “Sarà una gara tosta, per diversi fattori – dice Sinner -. Ho visto giocare Dennis contro Mager e ha fatto molto bene; conosce bene il campo, vedremo come va. Dovrò prepararla molto bene, questo è certo”. Un occhio sarà di certo rivolto al risultato di Sonego-Ruud, match dal quale uscirebbe l’avversario di Sinner ai quarti di finale. “Lorenzo è un grande amico, umile, lavora tanto, come persona mi piace e abbiamo una buona relazione – sorride Sinner quando gli viene detto che Sonego ha affermato di voler fare di tutto per eliminare il norvegese, concorrente di Jannik nella corsa a Torino -. Io, però, prima di tutto devo pensare a vincere il mio match”.

 

Sinner, incalzato dal nostro direttore Ubaldo Scanagatta confessa in seguito: “La cosa più importante su cui concentrarsi è guardare a me stesso. E oggi sono felice della mia prestazione. Ma come fai a ignorare i risultati degli altri concorrenti? Li guardo, e credo che anche loro seguano me. Ma io devo pensare anzitutto a me stesso, pensare a questo torneo e a quello di Parigi. Penso al 99% a me stesso e all’1% ai risultati degli altri concorrenti, mettiamola così. Sono qui con tre persone del mio staff per fare il lavoro più professionale possibile”.

Continua a leggere

Flash

Dopo Anversa, Sinner ‘vede’ Torino: “È nella mia mente ma io penso solo a giocare a tennis”

Jannik non nasconde l’entusiasmo dopo il quarto titolo stagionale: “Mi sono sentito alla grande, ora voglio fare bene a Vienna”. Opelka lo attende

Pubblicato

il

Jannik Sinner - Anversa 2021 (via Twitter, @EuroTennisOpen)

La settimana appena conclusa è stata particolarmente gioiosa per Jannik Sinner: ieri infatti all’European Open di Anversa è arrivato il quinto titolo della sua carriera (il quarto del 2021) e la nuova posizione più alta in classifica alla n. 11. Oltre ai numeri però ci sono anche delle prestazioni di grande qualità che danno fiducia per il futuro e lo stesso Jannik ha subito constatato la cosa nella conferenza stampa dopo la premiazione. “Mi sentivo bene, mi muovevo bene in campo e ho anche servito alla grande ma nel tennis ogni giorno è differente quindi bisogna stare attenti. In questo torneo ho giocato bene dal primo all’ultimo punto. Sono stato bravo negli ultimi due giorni a confermare i break.

In generale comunque questo periodo della stagione sembra particolarmente sorridente per lui. “In ogni torneo cerco di imparare qualcosa e ne parlo col mio team. Per prima cosa mi piace giocare indoor e oggi ho cercato di spingere molto la palla contro Diego, perché lui si muove bene, e ci sono riuscito. Ho dovuto adattarmi all’avversario e questa è una cosa importante che ho imparato da questo torneo; in finale mi sono sentito alla grande ma come i grandi giocatori dovrò imparare anche a vincere quando non gioco bene.

Com’è noto però il circuito del tennis non si arresta mai e lo sguardo punta già alla nuova tappa. “Domani [lunedì, ndr] andrò subito a Vienna per un altro torneo dove le condizioni saranno differenti. Due mesi fa avevo vinto Washington e al torneo successivo di Toronto avevo perso subito al primo turno e non voglio che accada di nuovo a Vienna. Ora mi rilasserò un po’ e mi goderò questo momento poi vedremo cosa accadrà”. Dunque per sua stessa ammissione, il tennista italiano riconosce che c’è da lavorare su questo processo di transizione tra uno evento e l’altro, e ancora una volta è l’esperienza che può dare una mano. “Sono sempre motivato, sia che si tratti di un torneo 250 o di uno più importante. Non è un problema di motivazione ma di come scendo in campo, come devo reagire se non sento bene la palla, come trovare soluzioni per vincere un particolare incontro”.

Uno dei motivi per il quale Sinner e il suo team stanno spingendo così tanto sull’acceleratore in questo momento è l’eventualità di qualificarsi per le Nitto ATP Finals di Torino a fine anno. Sinner ora è fuori di un posto e davanti a lui, con appena 110 punti in più, c’è proprio l’amico Hurkacz che ad aprile l’aveva battuto nella finale del Masters di Miami. Ovviamente l’idea di andare [a Torino] è nella mia mente. Ogni giocatore sente un po’ di quella pressione ma quando scendi in campo devi pensare alla partita, alle tattiche, questo è il segreto credo per non pensare a Torino. Onestamente io amo giocare a tennis quindi è normale che vorrei vincere i tornei e magari andare a Torino ma certe volte le cose accadono e altre volte no. Io cerco solo di giocare a tennis.

 

Tornando invece a parlare di quel match fatidico con il polacco, e più in generale dell’approccio prima di una finale, Sinner ha aggiunto: “Ovvio che preferisci vincere un torneo 1000 ma devi accettare quello che ti capita. In quell’occasione avevo sbagliato un po’ tattica e quindi nella finale che ho giocato un po’ di tempo dopo a Sofia sono sceso in campo un maniera un pochettino diversa. Lì ho messo insieme tutte le finali che avevo giocato e infatti mi sono sentito bene, e oggi è successa la stessa cosa ma non significa che ogni finale che giocherò la vincerò. È inutile lamentarsi per le sconfitte perché quello che è successo è successo; bisogna concentrarsi anche lì sulle cose positive perché quelle negative ci saranno sempre e devi essere bravo a metterle da parte. Per questo serve un team che te lo faccia capire perché a 20 anni non puoi sapere tutto, ma neanche a 30, perché un maestro di 60, 70 o 80 anni credo che abbia molta più esperienza di uno che non ne ha neanche la metà. Devi essere mentalmente aperto e anche accettare le cose ‘brutte’ che ti vengono dette. Se oggi non fosse andata come volevo io sarei stato qui a cercare di capire cosa non andava”.

Poi è stato il turno del Direttore Scanagatta il quale ha cercato di risolvere il quizzone che ha lanciato Jannik dopo la semifinale. Il n. 11 del mondo ha ammesso di star lavorando a nuovi aspetti del suo tennis ma non ha voluto dire quali sono e Ubaldo ha tentato di indovinarli, facendo presente al diretto interessato un cambiamento nell’impugnatura con la volée di rovescio e un maggior uso dei cross stretti di dritto e slice di rovescio, ma Sinner non è caduto nel tranello ed è subito intervenuto scherzando: È inutile andare avanti perché non li dico mai, anche se tu avessi ragione non lo direi.

E allora ha finito per parlare del suo prossimo avversario nel primo turno di Vienna, il gigante americano Reilly Opelka.“Non ci sarà ritmo e dovrò stare anche attento sui miei turni di servizio e fare poche sciocchezze. Questa settimana ho risposto bene quindi sarà molto importante anche a Vienna, e penso che anche lui avrà un po’ di pressione perché credo sappia che io posso rispondere bene. Lì inoltre mi ricordo che la pallina su quel campo rimbalza ancora di più; vedremo se sarà così anche quest’anno”.

Continua a leggere

Flash

ATP Indian Wells, Cameron Norrie dal college in Texas alla finale in California: “Mi godo il mio tennis”

Il tennista britannico riconosce il valore della sua prima finale in un Masters 1000: “Sarà di nuovo il match più importante della mia carriera”

Pubblicato

il

Cameron Norrie ad Indian Wells 2021 (Credits: @BNPPARIBASOPEN on Twitter)

Il torneo delle sorprese avrà la finale più inaspettata di tutte. A vincere le loro rispettive semifinali infatti sono stati Cameron Norrie e Nikoloz Basilashvili, risultati leggermente contro pronostico. Nel caso del britannico però l’importanza del palcoscenico non ha pesato molto sull’esito finale, vista la disinvoltura con la quale ha battuto Dimitrov lo dimostra. “Onestamente neanche per una volta ho pensato alla posta in palio“, ha confermato in conferenza stampa. “Stavo solo facendo il mio gioco allungando gli scambi. Quando sono andato a servire per la partita mi sono detto, ‘be’, questo è decisamente un game di battuta importante!’. Ero un po’ nervoso, ma sono andato lì fuori e ho servito alla grande. Penso che mi abbiano aiutato le nuove palle. Non stavo pensando troppo. Ero davvero nel momento presente e non stavo davvero pensando troppo. Mi godevo il mio tennis e giocavo“.

Nella finale in programma all’1 di notte italiana, Norrie se la vedrà come detto con Basilashvili, e così ha parlato del suo imminente avversario. È un giocatore incredibilmente complicato, soprattutto quando è così sicuro di sé. Colpisce la palla alla grande da entrambi i lati. Si muove bene. È un grande atleta. Come ho detto, quando è in fiducia può battere chiunque. È super-pericoloso. Sarà difficile, ma mi sento bene fisicamente e non vedo l’ora di giocare. Lui però sta servendo bene ed è molto propositivo con il suo dritto”. E dopo giorni e giorni di rilassamento apparente, finalmente anche lui inizia a sentire un po’ di pressione.Gli ultimi due giorni sono stati i più grandi match della mia carriera, quindi domani andrò là fuori e sarà di nuovo il più grande match della mia carriera. Andrò in campo e, si spera, farò più o meno lo stesso. C’è molto lavoro da fare. Non vedo l’ora. Sentire tutti i nervi e tutta la pressione, è sicuramente fantastico sperimentare questa cosa. Non vedo l’ora di provare concretamente l’intera esperienza”.

Si potrebbe dire, con i numeri alla mano, che il ventiseienne Norrie ci abbia impiegato un bel po’ a sbocciare nel circuito maggiore, e in effetti forse è così. Ma il processo che lo ha portato adesso ad entrare in Top 20 è stato costante e graduale, e uno dei passaggi chiave è stato il periodo passato alla Texas Christian University dal 2014 al 2017. Così Cameron ha raccontato la sua esperienza nel college americano: “Sono andato alla TCU, dove sono stato molto fortunato con gli allenatori. Devin Bowen, Dave Roditi, entrambi grandi persone dentro e fuori dal campo. Avevo fatto una visita lì all’ultimo minuto. Mi piacquero sia Roditi che Devin quando li incontrai per la prima volta. Il piccolo campus che hanno lì è fantastico. Io mi sono detto ‘va bene, qui è dove posso andare e lavorare sodo’. Il meteo sarebbe stato buono e avevo delle buone sensazioni sul posto. Avevo una squadra meravigliosa. Penso che il tennis universitario sia un’ottima decisione, specialmente venendo dalla Top 10 juniores; mi ha dato sicuramente un po’ più di tempo per maturare e uscire e godermi il mio tempo lì, anche per ottenere un’istruzione. Tutto è organizzato per te. I tuoi amici sono lì. Puoi uscire con loro nei fine settimana. Puoi allenarti con loro e migliorare. Sono stato in grado di non pensare davvero al tour e alle brutte sensazioni di perdere molte partite nei tornei Futures. Ho pensato che fosse davvero un’ottima decisione per me. Mi stavo davvero divertendo lì, andavo anche alle feste dopo le partite di football!”

 

Tornando al presente, è inevitabile che con un risultato così ragguardevole – prima finale in un 1000 – si inizi a guardare anche un po’ più in là, e quindi è lecito chiedersi se Cameron Norrie sia un giocatore da seconda settimana in uno Slam, traguardo che ancora manca al britannico. “Ho avuto alcune opportunità per raggiungere la seconda settimana di uno Slam, ma non è andata per il verso giusto. Sono tutte fonti di apprendimento per me. Spero che con questi risultati potrò avere una testa di serie più alta, quindi forse avere qualche possibilità in più. Ma ho affrontato alcuni giocatori abbastanza discreti quest’anno al terzo turno. Rafa in Australia, Rafa in Francia, poi Roger a Wimbledon. Questi match sono state grandi esperienze per me”.

Qui il tabellone aggiornato di Indian Wells 2021

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement