Verso la finale di Miami: Federer contro Isner, sette anni dopo

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Verso la finale di Miami: Federer contro Isner, sette anni dopo

Isner prova a vendicare la sconfitta a Indian Wells del 2012, Federer alla caccia del 28esimo Mille, ma ha perso quattro delle ultime cinque finali Masters

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Rivedendo la sintesi della finale di Indian Wells 2012 tra Roger Federer e John Isner, ad un certo punto compare in tribuna una piccola gemella Federer (diteci voi quale delle due!) di appena tre anni assieme a mamma Mirka. Basterebbe questo particolare per rendersi conto di quante cose sono cambiate in questi sette anni. Mila e Charlene ora hanno l’età per capire quanto sia famoso il loro papà, che dopo quella finale ha vinto contro pronostico altri quattro Slam e festeggiato la nascita di altri due gemelli. Anche Big John ha messo su famiglia, dopo aver sposato Madison McKinley nel 2017, e l’anno scorso a Miami ha celebrato non solo il primo titolo Masters, ma soprattutto la nascita di sua figlia Hunter Grace.

Sette anni fa Federer vinse 7-6 6-3 domando, oltre al giovane spilungone del North Carolina, il fortissimo vento che condizionò la fase finale del torneo. Isner arrivava dal primo grande exploit della sua carriera avendo eliminato con merito il numero uno del mondo Djokovic in semifinale, assicurandosi anche il debutto nella top 10. Tuttavia, quell’anno, aveva già fatto lo sgambetto a Federer. Qualche settimana prima (sulla terra indoor di Friburgo) la squadra di Davis degli Stati Uniti aveva spazzato via la Svizzera e nel 5-0 finale fu cruciale la vittoria per tre set a uno di Isner sul fenomeno di Basilea, nella prima giornata di incontri. Per questi motivi alla vigilia della finale di Indian Wells Roger era certamente il grande favorito, ma anche lo statunitense aveva grosse chance di vincere il titolo. A spezzare l’equilibrio della finale fu un pallonetto vincente sul 7-7 del tie-break nel primo set da parte dello svizzero, che poi sfruttò il calo al servizio dell’americano nel secondo chiudendo il match in due set.

 
R. Federer b. John Isner 7-6(7) 6-3, highlights finale Indian Wells 2012

I PRECEDENTI – Sette stagioni più tardi Isner e Federer sono pronti a contendersi un altro Masters 1000, il primo del nuovo corso del torneo di Miami, che per la prima volta quest’anno si è svolto all’interno dello stadio dei Miami Dolphins, l’Hard Rock Stadium. Sarà il loro ottavo confronto diretto (5-2 per lo svizzero i precedenti), il quarto su cemento all’aperto (tutti e quattro favorevoli a Roger), ma anche il primo da Bercy 2015, quando Isner la spuntò al tie-break del terzo set. Più recente invece la sfida spettacolare (non ufficiale) giocata a Chicago durante la Laver Cup 2018, vinta da Federer al super tie-break dopo aver annullato match point.

A proposito di tie-break: considerando i due giocati a Chicago, Federer e Isner ne hanno giocati otto spartendoseli in modo equo (il super tie-break sarebbe il punto del 5-4 per Federer); lo svizzero e lo statunitense sono anche i primi due nella classifica dei tie-break vinti in carriera, entrambi sopra i 400: il bilancio di Federer è 439-238, quello di Isner 411-260. Per quanto attiene al 2019, Federer ne ha vinti quattro e persi due, Isner ne ha giocati ben ventisei vincendone sedici, nove dei quali qui a Miami (su nove disputati).

ROGER, ALTRO RECORD- Grazie alla vittoria su Denis Shapovalov, il tre volte campione in Florida (2005, 2006 e 2017) è diventato il primo giocatore della storia a raggiungere 50 finali nei Masters 1000 (Isner giocherà la quinta), una in più di Nadal e Djokovic fermi a 49. Il record attuale (27 vittorie e 22 sconfitte, l’ultima due settimane fa contro Thiem a Indian Wells) evidenza però l’alta percentuale di finali ‘Mille’ perse da Federer. Delle ultime cinque disputate ne ha vinto solo una, a Shanghai contro Nadal nel 2017, e in buona parte di queste partiva con i favori del pronostico. E così sarà anche stavolta. Come accaduto a Indian Wells, Roger approda in finale con grande fiducia nei suoi colpi e una forma fisica eccellente, fattori che gli hanno permesso di mettere insieme una serie di vittorie convincenti in due set (escludiamo l’esordio difficile con Albot), ultima delle quali la lezione di tennis impartita a Shapovalov. Oltre al solito spettacolo offerto in fase offensiva, la risposta dello svizzero ha funzionato bene durante tutto il torneo (resta sempre insufficiente la conversione delle palle break, soddisfacente solo contro Medvedev). Contro il servizio di Isner dovrà fare ancora di più la differenza.

MIAMI VICE – Il solito Federer da un lato, e il solito Isner dall’altro. Il percorso di Long John è stato fedele come non mai al suo stile di gioco. A differenza del suo prossimo avversario non ha ancora ceduto un set, ma dei dieci fin’ora disputati, nove li ha vinti al tie-break (!) e uno con il punteggio di 7-5. Non sembra che il cambio di location da Key Biscyane all’Hard Rock Stadium abbia influenzato più di tanto lo statunitense, che è in striscia positiva da ben undici partite a Miami dopo il trionfo di dodici mesi fa contro Alexander Zverev, anche l’ultima partita nella quale abbia perso un tie-break a Miami. Grazie alla vittoria in semifinale su Auger-Aliassime, Isner ha messo al sicuro la permanenza nella top 10, risultato per nulla scontato alla vigilia del torneo. Ora arriva la sfida più ardua. È passata una vita da quel 18 marzo del 2012, ma il gigante del North Carolina ha la possibilità di vendicarsi. Di sicuro la fame di vittoria di Re Roger non sarà inferiore dopo la sconfitta di Indian Wells contro Thiem, ne ha dato conferma lui stesso in conferenza stampa: “Il vero obiettivo è vincere i tornei”. Questo qui sarebbe il 101esimo dopo la tripla cifra firmata a Dubai, torneo a partire dal quale lo svizzero ha disputato tre finali consecutive. Si spera trionfi lo spettacolo al Miami Open, nella nuova cornice dello stadio dei ‘Delfini’.

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ATP

Zverev soffre ma va in finale a Ginevra. A Lione sarà Auger-Aliassime vs Paire

Sascha supera a fatica Delbonis e affronterà Jarry. Felix troverà un ispiratissimo Paire

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GINEVRA – Piazzando una fantastica catenata di dritto lungolinea, Alexander Zverev si prende il secondo break e il match contro Federico Delbonis. È un modo di raccontarla e, forse, quello giusto di raccontarsela per Sascha, ma sono state due ore e quaranta minuti di sofferenza, polemiche con il padre in tribuna, incertezze nei colpi e nel modo di stare in campo. È venuto a Ginevra per vincere incontri e lo sta facendo, ma siamo molto lontani dalla forma richiesta al numero 5 del mondo alla vigilia di uno Slam.

Il match inizia come una passeggiata di salute per Sascha Zverev che, padrone del campo, si porta sul 5-1 e 30-0, anche grazie a Delbonis che evita più o meno accuratamente di mettere una palla nel rettangolo di gioco cedendo 18 (diciotto!) punti consecutivi: ecco la tanto agognata fiducia che era venuto qui a cercare. Passano alcuni minuti e si ritrova sul 5 pari, con Delbonis che spinge forsennato e sorprende con il rovescio lungolinea, mentre lui sbaglia accelerando di dritto oppure rimane troppo passivo indeciso sul da farsi. Sfogandosi di continuo con il padre in tribuna, Sascha fa comunque suo il set al dodicesimo gioco grazie a “Delbo” che vince – per così dire – la gara a chi ha più paura piazzando il quarto doppio fallo del parziale proprio sul set point. Nella seconda partita Zverev si fa subito recuperare il vantaggio e si ripete nel tie-break cedendolo per 8-6. Strappato il servizio all’argentino al terzo gioco, sempre procedere con relativa tranquillità verso il traguardo quando si inguaia con la sua altra caratteristica della stagione, il doppio fallo, ma sempre con il servizio ne esce e, se non può essere soddisfatto del proprio gioco, può almeno consolarsi con la vittoria. In finale, servirà qualcosa di più contro quel Nicolas Jarry che lo ha sconfitto a Barcellona annullando match point e oggi ha avuto vita facile contro Radu Albot.

 

LIONE – Rimontando un primo set perso in meno di mezz’ora, Felix Auger-Aliassime supera il n. 1 del seeding Nikoloz Basilashvili e conquista la sua seconda finale dopo quella persa a Rio contro Djere.

Forse, quando ha iniziato a giocare, Basil lo faceva con una rete elettrificata che divideva le due metà campo: per quanto improbabile, spiegherebbe perché non solo non approfitti di situazioni vantaggiose nello scambio per andare a raccogliere punti facili al volo, ma proprio la rifugga dopo esserci suo malgrado avvicinato costretto da un colpo uscito malauguratamente corto all’avversario. Vinto agevolmente il primo set, “Basil” salva lo 0-2 per poi discutere con l’arbitro, colpevole (secondo una regola non scritta) di non averlo avvertito prima di sanzionarlo con l’avvertimento per violazione di tempo. Se dover fare il punto una, due, tre volte in più è il limite con cui Nikoloz convive, a fare la differenza nel secondo parziale sono le tre palle break consecutive mancate al nono gioco che gli restano in testa fino al doppio fallo con cui cede il tie-break. Felix si fa trattare la coscia sinistra sul 3-2 e opera il sorpasso due giochi dopo, accettando e vincendo la gara a chi spinge di più. Il rammarico di Basilashvili quando sbaglia la risposta sulla palla del contro-break anticipa quale sarà il risultato finale, ma Auger-Aliassime non vuole correre rischi e, servendo per il match, non fa praticamente toccare la palla all’avversario.
In finale, troverà Benoit Paire che ha giocherellato a spese di Taylor Fritz. Forse risentito dopo che l’intero mondo tennistico si è inutilmente interrogato sulla sorprendente vittoria contro Diego Schwartzman a Monte Carlo, lo statunitense ci tiene a dimostrare che la terra non è superficie a lui ostica. Contro Paire, però, fondamentalmente Taylor non ci ha capito nulla. Certo, ha capito che il francese era in vena di smorzate spesso pregevoli e che la prima di servizio era illeggibile (33 punti su 34), ma da lì a trovare contromisure contro un Benoit centrato ne passa. Aggiungiamo la bassissima percentuale di prime per Fritz ed ecco i due set in poco più di un’ora di gioco con cui Paire si guadagna la possibilità di bissare il titolo di Marrakech.

Risultati:

Lione
B. Paire b. T. Fritz 6-4 6-2
F. Auger-Aliassime b. [1] N. Basilashvili 2-6 7-6(3) 6-4

Ginevra
N. Jarry b. [5] R. Albot 6-3 6-4
[1] A. Zverev b. F. Delbonis 7-5 6-7(6) 6-3

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WTA

Sabalenka alla conquista di Strasburgo

A Norimberga sono ancora in corsa le prime due teste di serie, Putintseva e Siniakova. In Francia la favorita Sabalenka se la vedrà con la 19enne Yastremska, Garcia impegnata nel derby francese con Paquet

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Aryna Sabalenka - Strasburgo 2019 (foto via Twitter, @WTA_Strasbourg)

NORIMBERGA – Dopo le intense giornate di pioggia di inizio settimana, il tabellone del torneo WTA International di Norimberga è riuscito ad allinearsi senza problemi alle semifinali. A cercare di guadagnarsi un posto per la vittoria finale ci sarà anche Sorana Cirstea, la quale non raggiungeva una semifinale dal 2017, proprio a Norimberga. L’ex numero 21 al mondo (adesso 93) – capace di raggiungere anche i quarti al Roland Garros nel 2009 – ha lottato più del previsto contro la serba Nina Stojanovic (22 anni, n. 247) restando in campo per più di 2 ore. Adesso se la vedrà con Yulia Putintseva. La kazaka testa di serie n. 1 arriverà a questa sfida ancora più affaticata della sua avversaria, avendo battuto nei quarti di finale la wild card tedesca Anna Friedsman in 3 ore e 21 minuti, in quella che è stata la più lunga partita femminile della stagione fino ad ora.

Dall’altra parte del tabellone la sfida che decreterà l’altra finalista è quella tra Katerina Siniakova e Tamara Zidansek. Quest’ultima sta facendo sempre più parlare di sé e in Germania ha raggiunto la seconda semifinale della stagione dopo quella di Hua Hin a gennaio. La slovacca, attuale n. 68, è l’ennesima classe ’97 che si sta distinguendo nel circuito. A smorzare il suo entusiasmo proverà la t.d.s. numero 2 Siniakova, la quale non disputa una finale da Shenzhen dello scorso anno, quando perse da Halep.

 

Risultati:

[1] Y. Putintseva b. [WC] A. Friedsman 7-5 6-7(5) 7-6(2)
S. Cirstea b. [Q] N. Stojanovic 4-6 6-4 6-2
T. Zidansek b. V. Kudermetova 6-4 2-6 6-3
[2] K. Siniakova b. M. Brengle 1-6 6-4 6-0

Il tabellone completo

STRASBURGO – In larga parte sono stati rispettati i pronostici anche a Strasburgo, dove si sta disputando il secondo WTA International della settimana. Nonostante infatti la favorita del seeding Ashleigh Barty si sia ritirata prima di scendere in campo, a mantenere alto il livello del torneo ci hanno pensato le altre teste di serie, con l’unica intrusa che risponde al nome di Chloe Paquet. La semifinale raggiunta dalla 24enne francese è un risultato a dir poco straordinario se si considera il fatto che non aveva mai superato il secondo turno in un evento WTA, e per raggiungerla ha battuto 6-3 7-6(1) l’australiana Gavrilova. Adesso la n. 223 del mondo affronterà in un derby transalpino Caroline Garcia, tennista decisamente fuori dalla sua portata, ma se riuscirà a mettere l’emotività da parte non è detto che non possa scapparci la sorpresa.

L’altra parte di tabellone è dominata da Aryna Sabalenka, la quale nell’unica altra occasione in cui era la favorita per la vittoria del torneo non ha deluso le attese: si trattava del torneo di Shenzhen, da lei conquistato con la testa di serie n. 1. Qui è n. 2 ma come detto con il ritiro di Barty è lei la tennista da battere. In questa impresa non è riuscita Monica Puig, sconfitta in tre set dalla bielorussa che si è presa la rivincita dopo Charleston a suon di vincenti (30 di cui 9 ace). Adesso per Aryna si preannuncia una sfida ancora più ostica contro Dayana Yastremska. La 19enne ucraina non ha un gioco troppo dissimile da Sabalenka e in questo torneo non ha ancora perso un set.

Risultati:

C. Paquet b. D. Gavrilova 6-3 7-6(1)
[4] C. Garcia b. [Q] M. Kostyuk 3-6 6-3 6-2
[6] D. Yastremska b. F. Ferro 6-1 6-3
[2/WC] A. Sabalenka b. M. Puig 6-1 3-6 6-2

Il tabellone principale

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Giornate romane: il tifoso solitario

“Si arriva al Foro con la certezza di essere tutti figli della stessa madre. ma si esce con la consapevolezza di essersi imbruttiti spalla a spalla con chi segue un quindici su tre”

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Nick Kyrgios - Roma 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Foro Italico, martedì 14 maggio, ore 11.30. La fila per il Granstand è già abbastanza lunga. Quello che abbiamo davanti a noi è un nuovo gioco di tubi innocenti; le tribune sono coperte da certe tavole in legno dal colpo d’occhio persino gradevole. Ok, forse quest’anno va meglio, ma torniamo in fila. La sessione diurna è iniziata da poco più di mezz’ora quindi la speranza è che al prossimo cambio di campo si riesca ad entrare facilmente nel settore riservato ai possessori di biglietto per il centrale. L’annuncio però ci spiazza: “Non ci sono più posti liberi per chi ha il biglietto del centrale. Se volete, potete recarvi alle casse e fare un’integrazione per garantirvi un posto sul Granstand”. Già ci chiedono altri soldi, bene.

A chi ha frequentato abitualmente il Foro (e intorno a noi sembrano essere in pochi) la notizia puzza, ma non si demorde e si decide di aspettare. Al primo cambio di campo dalle tribune scendono, per guadagnare l’uscita, almeno una cinquantina di ragazzi. Anche questo sorprende, ma almeno si entra. Troviamo un posto abbastanza in alto ma pazienza, la partita è bella: Wawrinka contro Goffin, ci sarà persino un siparietto con uno spettatore colto da un malore ma abbastanza arzillo da rifiutare di lasciare lo stadio.

Il ‘capitale umano’ sul Grandstand

Ma non lo so… sono a vedere questa cosa del tennis”, si può udire a breve distanza; “Mi ha scritto – ‘nome generico’ – su Whatsapp”. Alle nostre spalle quella che sembra una scolaresca parla e ridacchia come se in classe non ci fosse il professore. Ecco che si spiega quella fila di ragazzini uscita dopo appena tre game. La giornata, insomma, non promette bene.

 

Nonostante tutto si decide di rimanere. Meglio Wawrinka che una brutta Sabalenka sul centrale. Tanto poi ci sono Kyrgios e Berrettini, la giornata è ancora lunga. L’impressione pessima però rimane, nonostante la passione di chi vive questo posto (ex?) magico sia talmente grande da superare tutto. Chi viene a vedere il tennis è quasi disperato. Si gira intorno alla ricerca di una faccia amica ma purtroppo, soprattutto negli ultimi anni, la trova sempre più raramente. Qualcuno che conosca i precedenti tra i tennisti in campo, uno storico di risultati, una qualsiasi peculiarità di chi sta colpendo dritti e rovesci davanti ai suoi occhi. Insomma, una voce amica. Perché, paradossalmente, ce n’è bisogno. Si arriva al Foro con la certezza di essere tutti figli della stessa madre ma poi si esce con la consapevolezza di essersi imbruttiti spalla a spalla con chi segue un quindici su tre.

Le premesse della vigilia, inoltre, non erano nemmeno buone. Un martedì senza big probabilmente in un 1000 non si è quasi mai visto. Ci sono le richieste dei giocatori, per carità, ma il pubblico ha pagato. Oppure quelli del martedì, dopo l’aumento di prezzi del 100% del mercoledì, sono diventati spettatori di Serie B? Ma ci ha pensato Giove Pluvio, o la legge di Murphy, vedete un po’ voi.

Il programma del Centrale, ad ogni modo, rispecchia le aspettative. Kyrgios gioca una gran partita contro Medvedev e Berrettini regala una gioia a tutto il pubblico. Il resto lo fa un sole generoso e la consapevolezza che le giornate di tennis, nella vita della maggior parte dei presenti, siano sempre e solo una parte infinitesimale. Quindi pazienza se i prezzi dei panini, delle pizzette, dei gelati, e dell’acqua sfiorano la follia. A quelli si ci è fatto il callo.

Si sta sempre più stretti però, e bisognerebbe iniziare a pensare a una limitazione sui biglietti Ground che in realtà non sono altro che un biglietto sul “Pietrangeli”. Ma quasi sicuramente chi organizza lo sa già. E non è minimamente auspicabile che accada. Dopo tutto, comanda sempre il dio denaro. Magari siamo nostalgici nel sognare ancora un Foro Italico a portata d’uomo. Ma, con il rischio di essere ripetitivi, la magia di Roma è anche la sua unicità. Nel giro di cinquanta metri si possono vedere Tsitsipas, Shapovalov, Verdasco, Khachanov, del Potro e Cuevas (dimenticandone qualcuno di certo). In fondo ci piace così, ma ogni anno è sempre più una battaglia persa in partenza.

Un ground è anche Tsitsipas che salta come un grillo


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