WTA Ranking: Keys sale di quattro posti, Azarenka di sette

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WTA Ranking: Keys sale di quattro posti, Azarenka di sette

L’americana torna tra le 15 grazie al titolo sulla terra verde di Charleston. Nonostante il ritiro in finale a Monterrey, Vika può consolarsi con il numero 60. Crollo di Errani (-34 posti)

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Vika Azarenka - Monterrey 2019 (foto via Facebook, @AbiertoGNPSeguros)

Non ci sono grandi novità nella classifica odierna. Le vincitrici dei tornei disputati la scorsa settimana non fanno registrare grossi movimenti: Madison Keys, grazie al titolo a Charleston, risale di 4 posti e si assesta al n.14; resta invece stabile al n.19 Garbiñe Muguruza, nonostante la conferma a Monterrey. In top10, si scambiano la posizione Elina Svitolina (+1, n.6) e Kiki Bertens (-1, n.7), mentre in top20, sale si un posto la finalista a Charleston, Caroline Wozniacki (n.12) e ne perde 3 la finalista di un anno fa, Julia Goerges (n.18). Ritorna nelle venti Belinda Bencic (-1, n.20), che “ruba” il posto a Caroline Garcia (-1, n.21).

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
1 0 Naomi Osaka 5967 18
2 0 Simona Halep 5782 17
3 0 Petra Kvitova 5645 21
4 0 Karolina Pliskova 5580 22
5 0 Angelique Kerber 5220 20
6 1 Elina Svitolina 5020 19
7 -1 Kiki Bertens 4640 26
8 0 Sloane Stephens 4386 22
9 0 Ashleigh Barty 4275 19
10 0 Aryna Sabalenka 3595 27
11 0 Serena Williams 3461 10
12 1 Caroline Wozniacki 3421 19
13 -1 Anastasija Sevastova 3145 23
14 4 Madison Keys 3011 15
15 -1 Anett Kontaveit 2845 24
16 0 Qiang Wang 2812 22
17 0 Elise Mertens 2800 25
18 -3 Julia Goerges 2630 25
19 0 Garbiñe Muguruza 2525 22
20 1 Belinda Bencic 2515 23

In top50, rientra Petra Martic (+13, n.40) in virtù delle semifinali raggiunte sulla terra verde. Consolida la propria presenza Maria Sakkari  (+6, n.44) mentre esce dalla cinquanta Alizé Cornet (-5, n.54).

In top100, invece, Victoria Azarenka recupera 7 posti e si posiziona al n.60. Un risultato diverso in finale a Monterrey l’avrebbe proiettata a ridosso della top50. Sette posti in più anche per Jessica Pegula (n.74), Kaia Kanepi (n.75) e Kateryna Kozlova (n.92). Rientra nelle 100, sebbene per un soffio, Laura Siegemund (+5, n.99). Non ci sono buone notizie per Irina-Camelia Begu (-13, n.82) e per Kristyna Pliskova (-8, n.101) e Bernarda Pera (-16, n.107), entrambe nei quarti a Charleston un anno fa.

 

CASA ITALIA

Sono tutte in movimento le prime 20 italiane classificate. In salita, Martina Trevisan (n.147) fa registrare un +12 grazie al buon torneo disputato a Charleston. Fa ancora meglio Giulia Gatto-Monticone (+22, n.173), vincitrice a Kofu. Sono invece 19 e 20 i posti in più rispettivamente per Jessica Pieri (n.292), semifinalista a Campinas, e per Lucrezia Stefanini (n.410), nei quarti a Santa Margherita di Pula.  Sono in pesante discesa Sara Errani (-34, n.243), subito fuori a Charleston, Deborah Chiesa (-30, n.324), finalista un anno fa in Sardegna, e Federica Di Sarra (-27, n.504), nei quarti nel medesimo torneo.

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
30 -1 Camila Giorgi 1663 19
147 12 Martina Trevisan 405 25
173 22 Giulia Gatto-Monticone 344 31
186 6 Martina Di Giuseppe 324 27
187 -6 Jasmine Paolini 318 31
230 -2 Anastasia Grymalska 249 30
243 -34 Sara Errani 226 13
292 19 Jessica Pieri 164 19
310 9 Stefania Rubini 150 23
324 -30 Deborah Chiesa 134 26
380 -3 Georgia Brescia 98 20
394 -2 Gaia Sanesi 88 13
410 20 Lucrezia Stefanini 81 18
424 -7 Martina Caregaro 76 16
431 6 Lucia Bronzetti 74 14
451 1 Camilla Rosatello 64 11
457 -1 Cristiana Ferrando 60 16
458 -1 Martina Colmegna 60 19
476 -1 Dalila Spiteri 54 10
504 -27 Federica Di Sarra 45 19

NEXT GEN RANKING

L’unica novità è l’ingresso al n.9 di Kaja Juvan, grazie alla finale raggiunta a Santa Margherita di Pula. La slovena prende il posto di Katie Swan. Con l’ingresso in top10 di Juvan, retrocede al n.10 Claire Liu. (Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 1999).

Posizione Variazione Giocatrice Anno Classifica WTA
1 0 Bianca Andreescu 2000 23
2 0 Dayana Yastremska 2000 37
3 0 Marketa Vondrousova 1999 45
4 0 Anastasia Potapova 2001 71
5 0 Amanda Anisimova 2001 76
6 0 Iga Swiatek 2001 115
7 0 Olga Danilovic 2001 118
8 0 Elena Rybakina 1999 143
9 Kaja Juvan 2000 160
10 -1 Claire Liu 2000 163

NATION RANKING

Sono stabili le prime sei posizioni. Nella parte bassa della classifica, la Bielorussia risale di due posti fino al n.7, grazie ai progressi in classifica di Azarenka. Retrocede di altrettante posizioni la Romania (n.9), sostanzialmente per colpa di Irina-Camelia Begu che perde 13 posti in classifica generale. C’è l’ingresso al n.10 del Belgio, che scalza via la Francia. (Il Nation Ranking si ottiene sommando il ranking delle prime tre giocatrici di ciascuna nazione).

Posizione Variazione Nazione Punteggio
1 0 Stati Uniti 33
2 0 Repubblica Ceca 48
3 0 Ucraina 69
4 0 Germania 82
5 0 Russia 84
6 0 Cina 101
7 2 Bielorussia 105
8 0 Australia 106
9 -2 Romania 115
10 Belgio 124
LE TOP 50
Classifica WTA Variazione Nazionalità Giocatrice Anni Punti Tornei
1 0 [JPN] Naomi Osaka 21 5967 18
2 0 [ROU] Simona Halep 27 5782 17
3 0 [CZE] Petra Kvitova 29 5645 21
4 0 [CZE] Karolina Pliskova 27 5580 22
5 0 [GER] Angelique Kerber 31 5220 20
6 1 [UKR] Elina Svitolina 24 5020 19
7 -1 [NED] Kiki Bertens 27 4640 26
8 0 [USA] Sloane Stephens 26 4386 22
9 0 [AUS] Ashleigh Barty 22 4275 19
10 0 [BLR] Aryna Sabalenka 20 3595 27
11 0 [USA] Serena Williams 37 3461 10
12 1 [DEN] Caroline Wozniacki 28 3421 19
13 -1 [LAT] Anastasija Sevastova 28 3145 23
14 4 [USA] Madison Keys 24 3011 15
15 -1 [EST] Anett Kontaveit 23 2845 24
16 0 [CHN] Qiang Wang 27 2812 22
17 0 [BEL] Elise Mertens 23 2800 25
18 -3 [GER] Julia Goerges 30 2630 25
19 0 [ESP] Garbiñe Muguruza 25 2525 22
20 1 [SUI] Belinda Bencic 22 2515 23
21 -1 [FRA] Caroline Garcia 25 2460 22
22 0 [RUS] Daria Kasatkina 21 2355 23
23 0 [CAN] Bianca Andreescu 18 2003 20
24 0 [TPE] Su-Wei Hsieh 33 1960 25
25 0 [CRO] Donna Vekic 22 1875 24
26 0 [UKR] Lesia Tsurenko 29 1767 17
27 0 [ESP] Carla Suárez Navarro 30 1718 21
28 0 [RUS] Maria Sharapova 31 1706 13
29 2 [LAT] Jelena Ostapenko 21 1665 23
30 -1 [ITA] Camila Giorgi 27 1663 19
31 -1 [ROU] Mihaela Buzarnescu 30 1650 26
32 2 [USA] Danielle Collins 25 1536 22
33 -1 [SVK] Dominika Cibulkova 29 1512 18
34 -1 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 27 1510 24
35 0 [BLR] Aliaksandra Sasnovich 25 1495 23
36 0 [USA] Sofia Kenin 20 1458 25
37 0 [UKR] Dayana Yastremska 18 1400 22
38 0 [KAZ] Yulia Putintseva 24 1291 24
39 0 [AUS] Ajla Tomljanovic 25 1253 26
40 13 [CRO] Petra Martic 28 1245 21
41 -1 [CZE] Katerina Siniakova 22 1237 24
42 -1 [CHN] Shuai Zhang 30 1220 23
43 -1 [CHN] Saisai Zheng 25 1205 29
44 6 [GRE] Maria Sakkari 23 1197 24
45 -2 [CZE] Marketa Vondrousova 19 1196 17
46 -2 [SVK] Viktoria Kuzmova 20 1195 27
47 -2 [GBR] Johanna Konta 27 1180 22
48 -2 [CZE] Barbora Strycova 33 1166 23
49 -1 [USA] Venus Williams 38 1115 12
50 -3 [USA] Alison Riske 28 1103 25
RACE TO SHENZHEN
Posizione Variazione Nazionalità Giocatrice Punti Tornei
1 0 [CZE] Petra Kvitova 29 2735
2 0 [JPN] Naomi Osaka 21 2371
3 0 [CZE] Karolina Pliskova 27 2305
4 0 [AUS] Ashleigh Barty 22 1855
5 1 [SUI] Belinda Bencic 22 1783
6 -1 [CAN] Bianca Andreescu 18 1757
7 1 [GER] Angelique Kerber 31 1455
8 -1 [UKR] Elina Svitolina 24 1366
9 0 [ROU] Simona Halep 27 1246
10 0 [NED] Kiki Bertens 27 1176
11 0 [USA] Danielle Collins 25 1037
12 6 [ESP] Garbiñe Muguruza 25 965
13 -1 [TPE] Su-Wei Hsieh 33 926
14 0 [BLR] Aryna Sabalenka 20 886
15 -2 [BEL] Elise Mertens 23 833
16 -1 [EST] Anett Kontaveit 23 791
17 -1 [CRO] Donna Vekic 22 746
18 -1 [USA] Sofia Kenin 20 740
19 41 [USA] Madison Keys 24 730
20 -1 [CZE] Marketa Vondrousova 19 680

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WTA Palermo: Ruse non sa più perdere, 12° vittoria di fila e finale contro Collins

PALERMO – La giocatrice rumena centra la seconda finale consecutiva dopo il titolo di Amburgo. Sfiderà ancora Collins, sconfitta ai quarti in Germania

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C’è aria di sport (e pani câ meusa, da assaggiare al mercato Vucciria) anche a Palermo, a oltre diecimila chilometri di distanza dall’epicentro sportivo di queste due settimane, Tokyo, dove si stanno disputando le Olimpiadi. Poco più di quatto ore complessive sono servite per scoprire che la finale della 32° edizione del Palermo Ladies Open sarà un affare tra Danielle Collins – alla prima finale sulla terra battuta, cerca ancora il primo titolo WTA – ed Elena Gabriela Ruse, che sembra aver disimparato la sconfitta e ha vinto la 12° partita consecutiva. Campionessa ad Amburgo partendo dalle qualificazioni, è in finale qui in Sicilia (passata sempre attraverso le forche caudine delle quali) dove ha vinto però una partita in meno, in virtù del ritiro di Teichmann agli ottavi.

Partiamo proprio dalla vittoria di Ruse, che delle quattro ore di gioco odierne ne ha occupate ben tre. A fare da co-protagonista Oceane Dodin, che aveva vinto il primo set ed era riuscita a frenare la rimonta della sua avversaria in ben due momenti del secondo set, salvo poi perdere – a zero – il tie-break che avrebbe potuto darle la vittoria e crollare quindi nel terzo set. Non una partita dai contenuti tecnici memorabili – ne sono prova i ben 22 doppi falli della giocatrice francese, che nel resto del torneo ne aveva commessi altri 30 – ma una partita che si è fatta via via appassionante, e anche più godibile in virtù del sole sempre meno aggressivo.

Dodin era la giocatrice più potente in campo, o quantomeno quella capace di esprimere la maggior velocità sul singolo colpo, ma tante volte l’abbiamo vista sotterrare malamente entrambi i colpi di rimbalzo. Ruse non ha giocato una gran partita, ha anche accusato un mezzo malore dopo il quinto game del secondo set (era in vantaggio di un break, immediatamente svanito al ritorno in campo) a seguito del quale le è stata misurata la pressione, ma sul fatto che lei volesse vincerla più dell’avversaria non c’è mai stato dubbio. Ben incitata dal suo box e da alcuni tifosi dislocati nel resto delle tribune, Ruse ha largamente superato quota venti c’mon nel corso della partita, sbuffato ad ogni errore, incenerito con lo sguardo un gruppo di tifosi troppo rumorosi e proferito a mezza voce qualche frase in rumeno che certamente non aveva i contorni dell’Ave Maria. Dopo aver convertito il match point, ha liberato un urlo tanto acuto da costringere il cameraman a proteggersi dietro l’obiettivo.

 

Insomma, ha tenuto la scena dall’inizio alla fine. Dimostrando grandi doti di mobilità, capacità di colpire in corsa e maggiore abitudine a lavorare la palla per mandare in tilt il fragilissimo cannone avversario. 23 anni, fisico non statuario ma agile e funzionale al suo gioco di rimessa, Ruse forse non diventerà mai una star. Ma probabilmente è destinata a rimanere per tutta la carriera una di quelle giocatrici che non vuoi mai affrontare, specie sulla terra battuta.

Sono morta!” – ha detto Ruse a fine match, – “Ad essere onesta, pensavo che mi sarei ritirata perché mi sentivo davvero male sin dall’inizio. Mi girava la testa, non riesco a immaginare cosa sia successo. Sono così felice di essere in un’altra finale, significa molto per me. Voglio ringraziare il mio allenatore, la mia famiglia, tutti i miei allenatori romeni. Un ringraziamento speciale al mio allenatore di Bucarest e ai miei amici italiani che vengono qui ogni giorno per sostenermi“.

Ha avuto molto meno bisogno di mettere in mostra le sue doti di lottatrice Danielle Collins, che dopo i primi venti minuti disputati a un livello molto alto – da entrambe le giocatrici – nella seconda semifinale contro Shuai Zhang ha alzato di netto i giri del motore, quando era sotto 4-2, finendo per vincere dieci dei successivi tredici game. Decisamente più solida con il servizio (7 ace e il 76% di prime difese, pur avendone messe in campo solo una su due), a un certo punto Danielle ha ritrovato nel borsone il dritto smarrito e ha fatto quello che deve fare la numero uno del seeding, vincere d’autorità. Zhang ha ripreso a colpire qualche buon vincente sul calare del secondo set, col cielo di Palermo ormai scuro, ma Collins aveva smarrito del tutto la voglia di scherzare – ammesso ne abbia, quando va in campo (ci permettiamo di dubitare, visto il temperamento) – e si è presa la finale.

Danielle Collins

La giornata si è poi conclusa lì, perché l’after suitable rest che avrebbe dovuto separare la fine del match dall’inizio della semifinale di doppio con la stessa Zhang in campo si è prolungato ad libitum fino all’annuncio del ritiro della cinese, troppo stanca per scendere in campo dopo le 22.

Sarà quindi ancora Collins vs Ruse, come una settimana fa ad Amburgo con vittoria della rumena in tre set. Oltre al logico sentimento di rivalsa, Danielle (Rose) Collins avrà probabilmente voglia di togliersi dalla spalla la scimmia dei zero tituli in carriera, che per una giocatrice che ha trascorso buona parte degli ultimi tre anni in top 50 è un peccatuccio che deve essere corretto. Sarebbe un peccato, questa volta nostro, dimenticare che in questi mesi ha subito prima una diagnosi di artrite reumatoide e poi quella di endometriosi, storia quest’ultima che si è messa alle spalle appena due mesi fa. Giocherà la sua prima finale in carriera, mentre per la sua avversaria sarà la seconda (ma entrambe negli ultimi sette giorni). Vinca la migliore: si giocherà alle 19:30, col sole basso, alleluja. Anche perché la spiaggia di Mondello dista appena un paio di chilometri e forse è opportuno farci un salto.

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Editoriali del Direttore

Osaka ultima tedofora alle Olimpiadi di Tokyo, con qualche dubbio che si insinua prepotente

TOKYO – Non posso credere che due mesi fa non fosse stato già deciso che lo avrebbe fatto. E allora, anche ammessa la sua innocenza sulla discussa presa di posizione pre-Roland Garros, non sarà stata IMG a preparare quella strategia? Vorrei chiederle…

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Naomi Osaka accende il braciere olimpico - Tokyo 2020 (via Twitter, @usopen)

Non ho la presunzione di aver già individuato, neppur generalizzando, le caratteristiche di un popolo, il giapponese, con cui sono entrato in contatto per la prima volta soltanto da mercoledì sera, quando dopo aver riempito una decina di moduli, cinque in aereo e cinque all’aeroporto, mi ci sono volute quattro ore per uscire dall’ultimo controllo.

Ho pensato a quanto noi italiani ci lamentiamo dell’eccesso di burocrazia che affligge il nostro Paese, ma dopo questa esperienza non credo che – per quanto mi riguarda – mi lamenterò più.

Ho sempre sentito dire, e mi pare di averne avuto continua riprova in queste 48 ore, che la flessibilità non rientri nelle attitudini più precipue del popolo giapponese. Così come quasi maniacale mi è parsa la propensione – in parte apprezzabile quando non diventi eccessiva – a organizzare tutto nei minimi particolari… dai quali però poi non si deflette, caschi il mondo.

 

Arrivo al nocciolo: che due mesi fa, il 24 maggio, gli organizzatori giapponesi non sapessero e non avessero almeno preavvertito Naomi Osaka del fatto che sarebbe stata la più probabile – o anche soltanto una possibile –ultima tedofora per accendere il braciere olimpico e dare il via ai Giochi di Tokyo, scusatemi ma io proprio non ci credo.

Secondo me – che non ho il dono dell’onniscienza – lei era stata preavvertita. E con lei, direttamente o indirettamente, anche la sua società di management, l’IMG, che non è in mano a degli sprovveduti. Tutt’altro. Le Olimpiadi per Tokyo, più di 50 anni dopo quelle ospitate nel ‘64 , erano un’occasione importante, importantissima, dieci anni dopo quel terribile terremoto che l’aveva flagellata. Il Giappone ama lo sport, ha avuto grandi campioni fra i lottatori, i motociclisti, qualche giocatore di baseball, ma al momento nessun atleta gode della popolarità internazionale di Naomi, la tennista più pagata del mondo e le cui dichiarazioni – dall’epoca di Black Lives Matter – sono diventate celebri anche al di fuori del microcosmo tennis.

Ora a me sta umanamente simpatica Naomi. Mi è sempre sembrata anche un tipo genuino, sebbene IMG abbia certamente offuscato un po’ tanta naturalezza creando e facendole indossare quelle mascherine dedicate a vittime del razzismo che Naomi ha mostrato turno dopo turno all’ultimo US Open, certamente frutto di un’operazione di marketing tutt’altro che casuale. Se oggi, avendo pur vinto infinitamente di meno, Naomi guadagna quanto e più di Serena Williams, questo significa che dietro a lei c’è un team che le pensa e le sfrutta tutte. Quest’ultimo colpo di ieri sera non ha prezzo. Farà impennare ancora più le sue azioni.

Ebbene tutto ciò – e scusate se vi apparirò maligno (e ripeterò qui la solita frase Andreottiana che a pensare male si fa peccato ma… a volte ci si azzecca) – mi fa riflettere sulla presa di posizione di Naomi alla vigilia di Parigi. Quando cioè ha detto che non avrebbe più voluto sentirsi obbligata, ed eventualmente multata, a rispondere presente alle rituali conferenze stampa post match.

Con ciò chiedendo una chiara eccezione e un privilegio, capace di suscitare una discriminazione nei confronti di tutti gli altri campioni, uomini e donne, che invece si sottopongono a quelle… forche caudine che poi – a dire il vero – non sono nemmeno tali e per solito si esauriscono in 15 minuti dei quali le domande ne occupano sì e no tre o quattro.

Dapprima Naomi aveva motivato la sua richiesta attribuendola in parte a giornalisti poco preparati che le chiedevano cose cui aveva già risposto tante altre volte, poi li aveva anche accusati di scarsa sensibilità riferendo a quando alcuni colleghi avevano messo un po’ troppo il dito sulla piaga nei confronti di tenniste appena sconfitte. E forse si riferiva anche a se stessa per quelle volte in cui qualcuno l’aveva messa un po’ alla strette chiedendole conto dei suoi risultati piuttosto deludenti conseguiti sulla terra rossa e sull’erba.

In un secondo momento poi Naomi ha tirato fuori l’inedita storia di una sua depressione ricorrente e risalente a un paio d’anni fa. E su questo secondo argomento, mai prima manifestato e soprattutto non palesato a Guy Forget direttore del torneo del Roland Garros e al presidente della federtennis francese Gilles Moretton, le opinioni si erano divise. Chi le credeva e chi no. Chi citava, a mio avviso sbagliando nei modi, ai suoi enormi guadagni dando per scontato che i ricchi… non piangano (anche se è forse vero che i poveri avrebbero qualche motivo serio in più per farlo), chi aveva sposato la tesi che il management di Naomi avesse architettato tutto (un boomerang mediatico?) e quasi senza preavvertirla delle possibili conseguenze, per fare un altro colpo sensazionale (quasi quanto, a suo tempo, le sue foto in bikini sul famoso numero speciale di Sports Illustrated).

Io non mi permetto davvero di dubitare sulla malattia depressiva di Naomi, ci mancherebbe. Quella ante-Parigi è stata comunque un’uscita infelice, perché nella migliore delle ipotesi ha avuto come conseguenza quella di farle saltare sia Parigi sia Wimbledon (tornei cui obiettivamente sarebbe diventato difficile, se non imbarazzante, partecipare a seguito di quanto aveva dichiarato e delle polemiche che ne erano seguite).

Ora è vero che Naomi su quelle due superfici non era considerata una delle primissime favorite, ma è anche vero che in campo femminile può capitare che a Parigi vadano in semifinale quattro giocatrici che mai avevano fatto tanta strada e che in finale Kreijcikova si trovi a vincere la finale su Pavlyuchenkova. Insomma, chi può dire che Naomi non avrebbe potuto fare altrettanta strada?

Dopo aver visto stanotte Naomi accendere la fiamma olimpica mi sono chiesto se il suo team non avesse spinto sull’acceleratore di una mossa magari sentita ma forse non così determinata, pensando di ampliare la risonanza di ciò che ruota attorno a Naomi. Tanti sponsor, tanti soldi.

E qui in Giappone, sarà forse perchè Djokovic viene considerato superfavorito nel torneo maschile e sarà certo perché Naomi è giapponese, e ora più giapponese che mai (ricorderete che quando per legge ha dovuto scegliere un solo passaporto, quello giapponese, c’erano state grandi incertezze per lei cresciuta negli Stati Uniti e poco a suo agio con il giapponese al punto da preferire rispondere in inglese), fatto sta che ancora prima della cerimonia olimpica, le copertine sui magazine e i servizi sulle varie TV, erano molto di più su lei che su Novak.

Ripeto, per non dare adito a dubbi. Forse lei ha sempre detto il vero, ma i suoi agenti hanno cercato di cavalcare l’onda e a giudicare dai risultati di notorietà, dopo che forse all’inizio sembravano aver fatto una topica, forse oggi possono pensare di averla azzeccata. Naomi è magari criticata da qualcuno che non le crede, ma in termini di popolarità è diventata ancora più famosa.

Per quanto mi riguarda, proverò a chiederle questo – anche se dubito che avrò una risposta diretta (più facile che mi dica “Voglio concentrarmi su questa Olimpiade…”): “Ma ti senti meglio, se non guarita, dopo i problemi che ci hai denunciato due mesi fa? Perché, sai, qui la pressione mentale su te mi sembra molto più forte di quanto avrebbe potuto essere a Parigi…”. Figuriamoci se non trova modo di svicolare. IMG l’avrà certo istruita.

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ATP

Vit Kopriva stupisce ancora: è in semifinale all’ATP di Gstaad

Il tennista ceco conferma la bella vittoria con Shapovalov lasciando un solo game a Ymer. Gaston annulla 4 match point a Garin

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La vittoria su Denis Shapovalov negli ottavi di finale non è stata un caso. Il 24enne Vit Kopriva è l’uomo della settimana all’ATP 250 di Gstaad. Il tennista ceco ha vinto i match di qualificazione per il torneo svizzero e ha potuto fare il suo debutto in un evento ATP. Nel suo primo quarto di finale in carriera nel circuito maggiore, sfidava il classe 1998 Mikael Ymer. Il giovane svedese aveva tutti i favori del pronostico, ma è entrato in campo con un atteggiamento molto remissivo. Kopriva invece, forte della striscia di vittorie inanellata negli ultimi giorni, ha dominato la partita, soprattutto con il dritto. Ymer non ha avuto la pazienza necessaria per tenere il palleggio e non è mai entrato nel match.

Kopriva ha chiuso 6-1 6-0 in appena 51 minuti. È il secondo giocatore che nel 2021 riesce a raggiungere le semifinali al suo primo torneo ATP (Juan Manuel Cerundolo ci arrivò a Cordoba). L’ultimo a farcela fu Attila Balazs a Bucarest 2012.

La semifinale della parte bassa del tabellone vedrà incrociare le racchette Hugo Gaston e Laslo Djere. Il giocatore francese, già messosi in mostra lo scorso autunno al Roland Garros, ha infiammato il match contro lo specialista Christian Garin, sconfitto nei quarti di finale anche una settimana fa a Bastad. Il cileno, quarta testa di serie, ha sprecato un break di vantaggio nel terzo set (conduceva 4-2) e ha anche servito per il match sul 5-4. Nel tie-break Gaston è riuscito ad annullare 4 match point, chiudendo 13-11 il gioco decisivo. Anche per lui sarà la prima semifinale nel circuito maggiore.

 

Djere è invece arrivato nel penultimo atto di un torneo ATP per la terza volta nel solo 2021 (sempre sul rosso). Anche lui ha vinto al terzo set, contro il francese Rinderknech. Djere non ha mai perso il servizio in tutto il match, ma dopo aver chiuso 6-4 il primo ha ceduto il tie-break della seconda frazione al numero 100 ATP. Ha dimostrato una certa sicurezza a inizio terzo parziale, nonostante i suoi turni siano stati sotto attacco per due volte di fila. Un nastro fortunoso che gli ha accomodato la palla sul match point gli ha dato la vittoria finale.

In chiusura di programma Casper Ruud ha superato in 3 set Benoit Paire, apparso comunque in netta ripresa come attengiamento in campo. Il norvegese continua la sua eccellente estate sul rosso dopo la vittoria nell’Open di Svezia a Bastad la scorsa settimana. Affonterà Kopriva in semifinale

Risultati:

[Q] V. Kopriva b. M. Ymer 6-1 6-0
[3] C. Ruud b. [6] B. Paire 6-2 5-7 6-3
H. Gaston b. [4] C. Garin 6-4 1-6 7-6(11)
[7] L. Djere b. A. Rinderknech 6-4 6-7(5) 6-4

Il tabellone completo

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