Politica di feltro, che confusione! E rispunta l'idea Kermode

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Politica di feltro, che confusione! E rispunta l’idea Kermode

Dopo l’uscita di scena di Gimelstob, alcuni giocatori (Nadal, Federer, Del Potro) spingono per la riconferma di Kermode. E Djokovic non esclude questa opzione: “Conosce il circuito”

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Chris Kermode - ATP Finals 2017 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Parlare di tennis negli ultimi mesi porta inevitabilmente a sconfinare nel campo della politica. Dalla famosa lettera aperta di Pospisil al golpe marzolino contro il CEO Chris Kermode, fino alla recente uscita di scena dell’erede designato Justin Gimelstob, i giocatori si sono confrontati (e divisi) su argomenti delicati e decisivi per il futuro del circuito professionistico maschile. Tuttavia l’orizzonte sembra tutto fuorché ben delineato e le soluzioni proposte sono piuttosto nebulose, oltre che molteplici.

Negli ultimi giorni, dopo le dimissioni dal Board ATP di Gimelstob, alle prese con gli strascichi della condanna per aggressione, sembra essere tornata fuori l’ipotesi di rieleggere Kermode, silurato senza pietà (e anche senza grande gratitudine) dai rappresentanti dei giocatori durante il torneo di Indian Wells. Già all’epoca la decisione scatenò forti polemiche. In primis l’accusa di non aver voluto dare ascolto e udienza a quanti più giocatori possibile, partite in particolar modo da voci “autorevoli” come quelle di Rafael Nadal e Roger Federer. In secondo luogo quella di non aver giustamente soppesato i meriti della gestione Kermode, che nei suoi cinque anni di mandato ha aumentato del 60% i montepremi oltre ad aver preso una serie di iniziative (più o meno discutibili a seconda delle opinioni personali) volte a rinfrescare e rinnovare il mondo (e il prodotto) del tennis, su tutte le NextGen Finals e la ATP Cup.

“Per me, è importante sapere per quale ragione è successo e cosa dovrebbe accadere ora, qual è il programma. Vorrei sapere che motivo c’era, cosa non avrebbe fatto bene Kermode”, aveva detto Federer. “I giocatori del Council rappresentano tutti e per prendere una decisione come questa devono parlare con ognuno di noi. Se molti giocatori sono nella mia situazione, è probabile che il Consiglio non abbia fatto bene il proprio lavoro”, rincarò Nadal. In effetti oltre a qualche nebulosa istanza di cambiamento e qualche slogan (“meritiamo un presidente che faccia i nostri interessi”), non sono mai state diramate dal Consiglio motivazioni circostanziate e precise per questo provvedimento. Un difetto di comunicazione dunque e una decisione presa di getto, di pancia, senza probabilmente avere ben chiaro in mente dove si sarebbe andati a parare.

 

Allora fu un piccato comunicato stampa del Player Board a replicare alle parole di Roger e Rafa, mentre nelle scorse ore Novak Djokovic, presidente per Players Council, è tornato ad esprimersi sull’argomento. Con grande onestà (e discreta abilità politica), il serbo ha ammesso che dal punto di vista comunicativo il Consiglio può e deve migliorare, ma ha anche rispedito al mittente l’accusa di disinteresse. “Sono nel Council ormai da alcuni anni. Ci sono delle falle nel sistema e possiamo sicuramente migliorare nella comunicazione, perché non penso che sia efficace come dovrebbe essere. Allo stesso tempo però la cosa deve essere reciproca: è importante che anche i giocatori ci cerchino per avere più informazioni. Non sto puntando il dito contro nessuno. […] Credo anche che molti giocatori non vogliano essere coinvolti nel processo, perché porta via molto tempo ed energie. […] Capisco che richieda un grande sforzo capire tutto, entrare nei dettagli, e a volte per molti giocatori, incluso me, è troppo. Però non penso che sia il giusto approccio quello di andare in pubblico e parlare senza avere abbastanza informazioni. La comunicazione da parte del Council e dei rappresentanti del Board può migliorare, ma anche viceversa. Spesso i giocatori non ti danno modo di avvicinarli durante i tornei, perché sono concentrati e non vogliono essere disturbati“.

Sull’eventuale rientro in corsa di Kermode, rilanciato da Federer, Djokovic è apparso piuttosto aperto, ma anche evasivo. “Credo che tecnicamente ne abbia il diritto. Non so se vorrà farlo o no. Non ci ho ancora parlato, ma se fosse interessato, perché no? Il nostro sport ha bisogno del maggior numero possibile di candidati di qualità. È stato presidente per degli anni e conosce il circuito da cima a fondo“. Un atteggiamento comunque sorprendente visto che, non più di due mesi fa, lo stesso serbo era stato tra i fautori della sua mancata riconferma. Forse, decaduto Gimelstob, Nole&Co si sono accorti di essere a corto di opzioni, se non proprio al buio.

Sulla questione Gimelstob è intervenuto anche Rafa Nadal nella conferenza stampa pre-Madrid, dopo essersi rifiutato di parlarne nel corso del torneo di Barcellona: Certe cose vanno sistemate internamente, in privato. Ecco perché ho preferito non parlare con la stampa a Barcellona. La mia idea è che Gimelstob abbia fatto quello che doveva fare. È positivo che non abbia messo i giocatori e il Consiglio nella posizione di dover votare contro di lui. Secondo me, adesso abbiamo un’opportunità per diversificare un po’, e avere nel Consiglio qualcuno che rappresenti i giocatori che non sono stati rappresentati fino ad oggi. La mia opinione personale è che abbiamo bisogno di qualcuno che parli anche spagnolo. Sarebbe più semplice comunicare con tutti i giocatori latino-americani e spagnoli, che nel circuito sono tanti”.

Rafa ha poi proseguito parlando di Kermode: “Non ho cambiato idea. Per quanto mi riguarda Chris può continuare a fare il suo lavoro. Quando qualcuno è dentro un sistema da tempo, conosce già tutti i dettagli, capisce le varie situazioni. Ed è più semplice muoversi in avanti in questo modo. Una persona nuova avrebbe invece bisogno di tempo. Dobbiamo fermarci un attimo e riflettere. A me non piace fare le cose di fretta“.

Un altro top player che si è pronunciato in favore dell’attuale CEO dell’ATP è Juan Martin del Potro. L’argentino, al ritorno sul circuito dopo quasi tre mesi di assenza e un solo torneo disputato, Delray Beach, ha speso parole al miele per Kermode. “Sono stato lontano nell’ultimo periodo, quindi non so tutto nello specifico, ma ad essere onesto ho un grande rapporto con Chris. Mi piace molto, è un brav’uomo e ha fatto un gran lavoro per noi. Non so cosa stia pensando ora dopo tutti questi problemi, ma se volesse tornare ed aiutare noi del Tour, ne sarei più che felice“.

Dalle parole di Federer, Nadal, Del Potro e Djokovic, parrebbe che per Kermode la strada possa essere in discesa. C’è però un’incognita, di cui gli stessi giocatori sembrano essere ben consci: Kermode vorrà restare? Dopotutto il clima che si è creato con la sua esclusione di qualche mese fa potrebbe non essere l’ideale per ripartire e potrebbe anche far capolino un certo qual orgoglio da “fidanzato ferito”, quello che non ci sta a farsi riprendere dopo essere stato lasciato. Dall’altro lato però anche la consapevolezza di avere (almeno così sembra in apparenza) una buona base di supporto e di approvazione tra i giocatori, unita alla testa chinata da quelli che lo avevano fatto fuori, potrebbe anche spingerlo a rimanere al timone. Tuttavia sempre di chiacchiere stiamo parlando, di concreto e sicuro c’è davvero poco. La sensazione però è che il gran terremoto promesso in California possa concludersi con un nulla di fatto.

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ATP

ATP San Pietroburgo: Caruso vince il derby contro Fabbiano e va agli ottavi

Thomas vince il primo e sembra in controllo, ma la tensione lo affonda alla distanza. Sousa e Fucsovics facili su Kovalik e Vatutin. Kukushkin già al terzo turno

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Ha passato mesi complicati alquanto, Salvo Caruso, dopo l’entusiasmante Roland Garros disputato la scorsa primavera e nonostante la semifinale, prima in carriera in un evento maggiore, giocata a Umago d’estate. Era stata anzi l’esperienza in Istria a complicare i piani del ventiseienne da Avola, che dal penultimo atto ceduto a Dusan Lajovic era uscito infortunato a una coscia, causa peraltro della soffertissima rinuncia al tabellone principale del 500 di Amburgo, rabberciato fin che si vuole ma pur sempre un 500, anche in quel caso il primo in vita sua.

Cautamente ripartito dal circuito Challenger, Caruso ha riaperto la caccia all’obiettivo grosso, ossia la chiusura tra i primi cento al mondo quando l’anno di buona grazia 2019 chiuderà i battenti. Il rientro ai piani alti non è stato dei più simpatici, visto che il sorteggio a San Pietroburgo gli ha messo di fronte il collega connazionale Thomas Fabbiano, reduce da una stagione imprevedibile da par suo. Le condizioni dei campi indoor, tendenti al veloce, favorivano inoltre il ribattitore di Grottaglie, in effetti scattato molto meglio dai blocchi e capace di vincere il primo set per sei a due banchettando sulla tremebonda seconda di servizio di Salvo (appena il 33% di punti vinti in assenza della prima palla).

Salvo che si è però ridestato in tempo, grazie al decisivo aiuto di un Fabbiano via via più impreciso: nonostante qualche scialacquo di troppo – break di vantaggio restituito tanto all’inizio del secondo quanto al principio del terzo set – il tennista siciliano è riuscito a piazzare due parziali di tre giochi a zero in coda alle due partite conclusive, per guadagnarsi il secondo turno contro il vincente dell’interessante match verde tra Ruud e Bublik dopo quasi due ore di lotta. Fabbiano, aggrovigliato in un periodo non semplice dopo i fasti di Wimbledon, ha dato più volte segni di umore poco sereno, resi plastici dalle urla amplificate dai muri di una palestra vuota anche dopo gli errori commessi dal rivale. Abbiamo imparato a conoscerlo bene, tuttavia: si rasserenerà.

Caruso tornerà in campo già domani, giovedì, non prima delle 14 italiane sul Court 1; circa alla stessa ora, sul centrale, esordirà Matteo Berrettini contro Carballes Baena.

 

Risultati, primo turno:

J. Sousa b. [PR] J. Kovalik 6-2 6-3
M. Fucsovics b. [Q] A. Vatutin 7-5 6-1
S. Caruso b. T. Fabbiano 2-6 6-3 6-3
[8] C. Ruud vs A. Bublik

Secondo turno:

[6] M. Kukushkin b. [LL] D. Dzumhur 7-6(2) 6-2
[7] A. Mannarino vs [Q] E. Gerasimov

Il tabellone completo di San Pietroburgo

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ATP

Sonego parte bene a Metz, ora Pouille. Fuori Viola a San Pietroburgo

Il torinese ha vinto all’esordio contro il tedesco Otte, mentre l’avventura del 32enne veneto è durata poco più di un’ora

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Esordio facile per Lorenzo Sonego a Metz. Reduce dalla difesa del titolo a Genova, il torinese non ha pagato il cambio di superficie, superando rapidamente il qualificato tedesco Oscar Otte, N. 157 delle classifiche mondiali, con il punteggio di 6-2 7-6 (2) in un’ora e mezza.

IL MATCH DI LORENZO – Messo su un campo da Under 12, canestri da mini-basket da un lato, inspiegabili piante stile palme di Starbucks dall’altro, e parapetti probabilmente pensati per genitori urlanti (un livello appena sopra al farsi da raccattapalle da soli), Sonego ha subito salvato una palla break con una buona seconda in kick, l’unica del match, e ha mostrato una buona gamba con un punto pazzesco ad aprire il terzo game, correndo vasche plurime da fondo a rete con tanto di veronica e chiusura di contro-smorzata. Ha poi breakkato nel game successivo insistendo sul rovescio impacciato di Otte, limitato negli spostamenti dal suo metro e 96 a tanti colpi strappati, mentre l’azzurro ha impattato con disinvoltura il dritto in corsa, almeno inizialmente.  

Continuo con la prima e rapido a girare attorno alla palla per lo sventaglio, Sonego si è procurato 2 set point nell’ottavo game sempre insistendo verso sinistra, e ha conquistato il parziale dopo un altro non forzato del tedesco, autore di 5 ace ma incerto sulla seconda – 43% di punti fatti con il fondamentale nel set.

 

Nel secondo Sonego set è ulteriormente cresciuto al servizio, e si è procurato una palla break nel terzo gioco con una risposta profonda di dritto, ma Otte è stato bravo a salvarla con una stop-volley. Un bel rovescio lungolinea gliene ha data una seconda, neutralizzata da una combinazione fra kick e rovescio verticale, e una terza è stata vanificata da uno dei pochi scambi solidi del teutonico. Da lì il set è proseguito su rette parallele, senza grosse chance per ambo i giocatori, complice una maggior solidità del tedesco con la seconda e un rovescio meno limitato a back difensivi. Neanche aver fatto di Otte a rete un groviera (2 lob e un passante nell’ottavo game) è bastato ad andare oltre un semplice deuce, almeno fino al dodicesimo gioco, quando altre 2 incertezze a rete di Otte, punito da una gran corsa e da un passante di dritto, hanno dato un match point all’azzurro, salvato con una prima vincente.

Il tie-break, come da costume, ha però riportato a galla le incertezze del più fragile: 4 rovesci sbagliati hanno sancito il 5-1 Sonego (e l’unione fra la racchetta di Otte e il cemento francese), e una volée larga ha fruttato 5 match point. Il secondo è stato quello buono, un raro serve-and-volley a suggellare la ventesima vittoria stagionale del n.3 d’Italia in un main draw ATP.  

Il prossimo avversario (giovedì) sarà Lucas Pouille, che ha campato di rendimento sulla semifinale agli Australian Open (e ne ha ben donde) a cui ha fatto seguito una stagione disastrosa, se si eccettuano i recenti quarti di finale a Cincinnati. Sarebbe bello se la partita avesse luogo su un campo da tennis.

Lucas Pouille – Madrid 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

LA SCONFITTA DI MATTEO – In precedenza, l’esordio stagionale in un tabellone ATP per Matteo Viola si era conclusa con una rapida sconfitta per 6-2 6-1 in 65 minuti con Evgeny Donskoy, wildcard casalinga.

Assurto alle cronache 3 settimane fa per una clamorosa vittoria su Andy Murray al Rafa Nadal Open, Viola era stato ripescato nella ex-capitale zarista per il ritiro di Berdych, e il sorteggio gli aveva tutto sommato arriso: Donskoy ha finora vissuto una stagione negativa che l’ha visto scendere fino alla centocinquantesima piazza (ora è 118), ed è anche lui noto principalmente per un upset da film – vittoria con Federer a Dubai 2017 con tanto di match point contro.

Entrambi avevano mostrato una buona forma nei Challenger delle ultime settimane, Viola con la finale nel sopracitato torneo di Maiorca con Ruusuvuori (altro novello regicida) e Donskoy con la vittoria a Nur-Sultan in Kazakistan. Troppo leggero però Viola, incapace di smistare con intento e subito messo sulla difensiva dai colpi piatti del russo, che ha breakkato nel primo game grazie a un doppio fallo. La palla dell’azzurro non ha mai scalfito le certezze di Donskoy, che ha manovrato a piacimento dal centro e ha spesso potuto colpire in anticipo sulle traiettorie anodine del nostro, portandosi 3-0 e servizio dopo un game di quasi 7 minuti.

Un dritto steccato dall’avversario ha inizialmente salvato Viola dal 5-0 pesante, ma una smorzata del russo seguita da 2 non forzati l’hanno condannato. Un attimo di distrazione di Donskoy gli ha consentito di recuperare uno dei 3 break, e addirittura di avere una chance per accorciare ulteriormente il deficit, ma 3 vincenti consecutivi del moscovita hanno sancito il 6-2 in 39 minuti.

Il secondo parziale ha seguito il medesimo copione. Donskoy ha spinto da subito, salendo a palla break con un rovescio lungolinea chiuso con un dritto a uscire, e prendendo il comando in seguito a una brutta smorzata giocata da Viola per uscire dallo scambio. Il match non ha più avuto molto da dire, e si è chiuso mestamente con 2 doppi falli nel game conclusivo. Derby in vista per Donskoy con l’uomo del momento Daniil Medvedev, mentre per l’Italia restano in corsa Thomas Fabbiano e Salvatore Caruso, che si affronteranno domani attorno alle 15:30, oltre ovviamente a Matteo Berrettini, terzo favorito del torneo e ammesso direttamente al secondo turno, dove affronterà Roberto Carballes Baena nella giornata di giovedì.

Tommaso Villa

Il tabellone completo di San Pietroburgo
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WTA

La mattinata WTA: altro KO per Muguruza a Osaka

L’ex numero 1 del mondo incassa la quarta sconfitta consecutiva al primo turno. Avanza Keys, a Vekic l’ennesimo episodio della saga con Garcia. Muchova bene a Seoul

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Chiusi i primi turni tanto a Osaka, quanto a Seoul. Ricco il piatto in Giappone, unico Premier di settimana, considerato il periodo solitamente disertato dalle grandi stelle. Grandi stelle, ma anche ex star in rovinosa caduta libera come Garbine Muguruza, incapace di ritrovare se stessa nonostante le stagioni passino insieme alle superfici e al ricordo della giocatrice che fu: battuta in rimonta dal tennis eteroclito di Su-Wei Hsieh, l’ex pluriregina Major è andata incontro alla quarta sconfitta consecutiva al primo turno dopo quelle incassate a Wimbledon (contro la chiacchierata Haddad Maia), Cincinnati (Keys) e US Open (Riske). Negli occhi dell’ex presunta e presumibile dominatrice del tennis mondiale non si scorgono segnali d’immediata riscossa.

Bene Madison Keys, a proposito, avanti in due su un’altra giocatrice tramortita da un’annata nefasta come Daria Kasatkina e brava la qualificata USA Varvara Flink ad approfittare del calo di adrenalina occorso a Nao Hibino, reduce dalla favolosa settimana trascorsa a Hiroshima. Malissimo invece Kiki Mladenovic, capace di raccogliere appena tre game e travolta da Misaki Doi, mentre è andato a Donna Vekic l’ottavo episodio della mini-serie con Caroline Garcia protagonista: il bilancio, precedentemente appannaggio della francese dopo il centro di Nottingham, è ora di quattro vittorie a testa (nella parziale indifferenza del pubblico pagante, come segnalato da un perplesso ancorché soddisfatto Torben Beltz qui sotto).

Minori spunti in quel di Seoul, come ampiamente previsto, ma altro passo avanti nell’ottima stagione di Karolina Muchova, ceca dal bel tennis anomalo e orgogliosamente esibito: per lei ottima vittoria in tre nel match di giornata con Van Uytvanck e prossimo turno non impossibile contro la rediviva Timea Babos, oggi brava a sbarazzarsi di Polona Hercog, unica testa di serie rincasata in giornata. Tabellone molto aperto, anche a causa del ritiro in extremis di Maria Sakari, e allora occhio ad Ajla Tomljanovic e alla teen prodigio Anastasija Potapova, avanti in coppia con due vittorie tutto sommato agevoli contro Voegele e Han.

Risultati

Osaka, primo turno:

[5] M. Keys b. D. Kasatkina 6-3 6-4
S-W. Hsieh b. G. Muguruza 3-6 7-6(1) 6-1
[Q] V. Flink b. [WC] N. Hibino 6-4 7-5
Y. Putintseva b. [LL] K. Kawa 6-4 7-6(4)
[7] D. Vekic b. C. Garcia 7-5 6-2
[WC] M. Doi b. K. Mladenovic 6-1 6-2

Seoul, primo turno:

[Q] A. Bogdan b. [6] P. Hercog 6-3 3-6 6-1
A. Potapova b. [WC] N. Han 7-6(4) 6-1
[Q] P. Hon b. [SE] M. Buzarnescu 6-3 6-4
P. Badosa Gibert b. J. Teichmann 6-4 6-4
[Q] T. Babos b. J. Ostapenko 6-3 6-3
[3] K. Muchova b. A. Van Uytvanck 6-4 3-6 6-2
K. Flipkens b. D. Allertova 6-2 7-5
[5] A. Tomljanovic b. S. Voegele 6-0 6-2
[Q] P.M. Tig b. [LL] D. Kovinic 6-4 3-6 7-6(3)

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