Luca Barilla su Federer: “Lo vedevo un marziano, irraggiungibile. Pensai a Edberg e…"

Interviste

Luca Barilla su Federer: “Lo vedevo un marziano, irraggiungibile. Pensai a Edberg e…”

Intervista-ritratto di chi non cela sconfinata ammirazione per Roger. La sorpresa del primo incontro. Da Edberg all’agente Tony Godsick e al “purché gli piaccia la pasta!”. “Roger per me? Quasi come Brad Pitt per le signore”. La professionalità di Federer sul set e l’episodio del cellulare

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video sponsorizzato da Barilla

Roger Federer esordirà a Roma proprio oggi, mercoledì 15 maggio, alle ore 11 contro Joao Sousa sul campo centrale del Foro Italico. Trovate QUI il programma completo della giornata

Incontro una vecchia e cara conoscenza, Luca Barilla, nel modernissimo stabilimento della famiglia Barilla a Parma, tanti anni dopo un invito a pranzo che Rino Tommasi e chi scrive ricevettero negli anni ‘90 per incontrare due celebri testimonial della pasta più famosa e venduta nel mondo, Stefan Edberg e Steffi Graf. Stefan girava fra biscotti del Mulino Bianco, frollini e quant’altro con sulla testa bionda un gran cappello bianco da cuoco. Per Steffi sarebbero stati creati perfino orecchini di… pasta. In tutta Europa, non solo Svezia e Germania, fu un boom.

Prima di Luca avevo avuto, all’epoca, modo di conoscere il fratello maggiore, Guido, pochi anni prima che morisse (nel ’93) il padre Pietro, pioniere della pasta e discendente di quell’Ovidio Barilla che già nel 1500 era a capo della corporazione dei fornai, ai tempi dei duchi Cesarini Sforza. Non credo sia un caso se i testimonial tennistici di Barilla si sono sempre contraddistinti per una indiscutibile signorilità ed eleganza: Edberg e Graf, Federer. Bastano i nomi e nessun potrà smentire. Anche se la scelta dei personaggi è stata ovviamente condivisa dai due fratelli e dal management, è stato soprattutto Luca ad avviare i rapporti con questi grandi del tennis e poi a seguirli più da vicino.

 

Il 9 maggio 2017 esce inaspettata la notizia della partnership fra Barilla e Roger Federer e Luca sosterrà sempre che la cifra di cui si chiacchiera è esagerata, quella reale sarebbe “molto inferiore”, ma intanto è rimbalzata così in tutto il mondo.

Ubaldo Scanagatta: Ma come è nato il tutto, Luca? Come hai pensato di avvicinare Roger Federer e come hai fatto?
Luca Barilla: Lo vedevo come fosse un marziano, un uomo che viveva su un altro pianeta, irraggiungibile, famosissimo, virtuosissimo, ricchissimo… anche di potere per certi versi, perché è un opinion leader nel suo campo… Roger è invitato da tutti nel mondo: personaggi politici, imprenditori, persone della moda, dello sport… tutti in ginocchio davanti a lui. Quindi non sapevo proprio come fare. Poi un giorno ho letto sul giornale che Stefan Edberg era stato il suo coach, il suo allenatore. Stefan non lo sentivo da un po’ di anni, ma ho provato a chiedere a lui se ci fosse la possibilità di avvicinarlo. Con Stefan il rapporto è rimasto in piedi ancora per qualche anno anche dopo la fine del rapporto. Anche se non ci si vedeva, ci eravamo sentiti qualche volta al telefono…Insomma ho scritto una mail a Stefan. Mi ha risposto subito: “Guarda Luca, per metterti  in contatto con Roger la persona migliore è il suo manager, Tony Godsick. Ti creo io il contatto…”

US: Questo succedeva?
LB: Tre anni fa. Con Tony scambiamo qualche mail. Gli scrivo: ‘Tony sono Luca Barilla dell’azienda Barilla, mi piacerebbe molto incontrarti e sapere se eventualmente si può fare qualche cosa insieme. Però sarebbe importante per me sapere se Roger mangia la pasta e se gli piace. Se non gli piacesse sarebbe inutile proseguire nel discorso’. Tony mi risponde con toni quasi entusiastici: “Roger mangia sempre la pasta e spesso è proprio la Barilla perché si trova dappertutto ed è la più conosciuta. Insomma sarò molto felice di incontrarti’. Combiniamo un appuntamento per qualche mese dopo a Zurigo, in occasione di un viaggio di Tony in Europa. Mi invita in un ristorante dell’Hyatt in centro a Zurigo; vado un po’ emozionato perché sto per incontrare il rappresentante di Roger, che per me è come incontrare Roger. Sono da solo e mi dico: ‘Mah! Adesso cosa gli racconto, come andrà… sì gli racconto chi sono e della Barilla…”

US: Vabbè, non è che ti presenti con niente alle spalle, eh! Insomma, cioè, ora qualche argomento ce l’hai! E poi forse hai anche una qualche abitudine a parlare con dei manager, o no?
LB: Sì, però io vedevo sempre questo personaggio dietro Tony, e provavo un po’ di soggezione, un po’ di emozione… Quindi vado lì, non tranquillo, felicissimo, ma un po’ agitato. Ma appena incontro Tony, persona molto carina, dopo pochi secondi mi trovo perfettamente a mio agio

US: Sai che lui è marito di Mary Joe Fernandez, quindi…
LB: Sì l’ho saputo. Me l’ha raccontato lui.  Quindi ci sediamo al tavolo, io mi presento, comincio a raccontargli un po’ della pasta… che, fra l’altro, la pasta è vittima di false credenze, cioè che farebbe ingrassare, che il glutine sarebbe velenoso e cose di questo genere, quando invece il glutine può essere nocivo per gli intolleranti al glutine, ma per le altre persone è una sostanza, un ingrediente che invece fa bene, ha un alto contenuto proteico. Il glutine ci vuole. Addirittura ai bambini tanti anni fa si dava la pasta glutinata, con il glutine aggiunto… Adesso non esiste più, ma lo si faceva fino a poche decine di anni fa, negli anni ’50.

US: Non avresti potuto sponsorizzare Djokovic…
LB: No, eh no – ride –  ma ognuno ha le sue abitudini alimentari. Sto parlando di queste cose con Tony da una ventina di minuti, quando arriva una cameriera che prende la mia borsa appoggiata lì accanto… lì dentro ho tutto. Se qualcuno mi porta via la borsa, mi porta via la mia vita, non ho duplicati…

US: Conosco il problema!
LB: Prende la borsa e me la sposta. E io: ‘Ma cosa sta facendo!’ quando ecco che mi ritrovo Roger di fianco… sì, è arrivato Roger! Tony gli avrà fatto un segno…io non mi sono accorto di niente. Beh, Roger non solo è arrivato ma si è fermato un’ora. A me è venuto un mezzo infarto! Cioè… faccio la figura di quelle signore che quando vedono Brad Pitt svengono… Qualcosa del genere!’ e ride. Quasi mi è venuta a mancare la parola… “Ma come… Roger qui?!”. Lì Tony è stato bravo perché ha subito rotto il ghiaccio alla grande: “Luca scusa, puoi ripetere le cose che stavi raccontando a me? Sono interessanti, almeno secondo me. Piacerà anche a Roger ascoltarle”.

US: Ma quali erano più o meno?
LB: Beh, quello che ti dicevo quando ti parlavo della pasta… insomma di quello che noi italiani e Barilla rappresentiamo nel mondo tramite la pasta, di quanto la pasta sia un alimento molto amato per certi aspetti, ma anche ingiustamente criticato. Gli ho raccontato, perché ci credo, di come la pasta sia un alimento assolutamente naturale ed ecologico. Il grano ha bisogno di pochissima acqua per crescere: basta un buon clima, sole e buona terra e il grano viene su quasi da solo. Per fare la pasta ci vuole soltanto l’aggiunta dell’acqua, nient’altro. È proprio figlia della natura, un prodotto estremamente salutare, estremamente pulito e molto molto economico. Raccontavo queste semplici cose che molti non sanno. Roger sembra davvero incuriosito, interessato. E mi fa qualche domanda, carinissimo, come se ci conoscessimo da sempre! Poi, a un certo punto, guarda l’orologio…il tempo era volato, era da un’ora che stavamo parlando. Dice: ‘Ah ragazzi, scusatemi ma devo andare perché ho l’allenamento. Se arrivo tardi perdo la prenotazione sul campo’. Stupito mi scappa un ‘Davvero, ma come!, ti portano via il campo, a te, a Roger Federer?’ E lui”  “Eh sì, se arrivi tardi quelli che vengono dopo non ti regalano un minuto! In Svizzera funziona così. Quando è finito il mio tempo devo lasciare il campo a chi ha prenotato dopo di me’.

Da Tony avrei poi saputo, attraverso successive email, che Roger era interessato ad andare avanti. Dopo pochi mesi preparato il contratto e firmato ma… con trattativa zero! Di contratti negli ultimi 30-35 anni ne abbiamo fatti tantissimi. Tutti i personaggi, dello spettacolo o dello sport quando fai il contratto ti dicono: “Allora, c’è il mondo intero: l’Italia te la vendo a 10, la Francia te la vendo a 3, l’America te la vendo a 8. Per ogni paese ti do i diritti a tariffe diverse”. Per cui tu devi farli solo se ti interessa l’America, più la Spagna, più… sommi le loro richieste sull’America, più la Spagna, più la Russia… se vuoi solo la Russia paghi solo per la Russia. Tony ha detto: “Noi queste cose non le facciamo”. È stato lui che ha proposto, ha detto: “Pasta e sughi…”. Io avevo parlato solo di pasta, ma Tony mi ha detto: “Pasta e sughi worldwide. Non stiamo lì a discutere”. Io ho detto: “Ma è fantastico… è fantastico!” . Abbiamo chiuso l’accordo in un attimo… con una stretta di mano.

US: Quasi un amore a prima vista!
LB: È impossibile non innamorarsi di un personaggio così, se uno pensa alle sue dimensioni planetarie e a come al contempo interagisce con te! Avevamo già firmato il contratto da poco e dopo un mese lui è venuto a Parma, quasi una sorpresa. Non era previsto dal contratto. Ma è venuto e ha tenuto la giornata fuori dal contratto. Una giornata in più che ci regalava. L’unica cosa che ha detto all’arrivo è stata: ‘Scusate ma dovrei andar via alle 5, perché stasera voglio mettere a letto i miei figli…’ I bambini mangiano alle 7:30; poi alle 8:00 li mette a letto lui, e poi alle 8:30 mangia con Mirka, loro due soli. Prima però ci tiene a essere a tavola con i suoi figli”.

US: Una volta gli ha fatto anche il bagnetto e si è fatto male al ginocchio…
LB: Eh sì proprio così! – ride – Però dopo quel problema al ginocchio è tornato più vincente di prima… 

US: Era venuto con un aereo privato qui?
LB: L’avevamo mandato noi a prendere col nostro aereo. Alle 5 era ancora qui in mezzo alla folla a fare i selfie, a salutare, l’orologio per lui non esisteva più. In genere altri personaggi alle 4:30 avrebbero cominciato a dire: ‘Ora devo andare, dov’è il cappotto? Devo andare in bagno un attimo…’. Lui no. Sono andato io da lui alle 5:10 a dirgli: ‘Roger – e lui era circondato da 300 persone – guarda che sono le 5, devi partire!’ Ah sì sì, va bene, adesso…”. Un altro episodio che mi ha molto colpito di lui è avvenuto durante lo shooting del nostro spot, in Brianza. Sono andato lì all’inizio delle riprese e ci sono stato per alcune ore. Roger lo vedevo spesso da lontano, non volevo disturbare. La cosa che mi ha colpito moltissimo è che tra una scena e l’altra, quando si ferma tutto per un minuto o due – o anche 10 minuti – lui rimaneva sempre lì in mezzo alla gente e non ha mai, dico mai, preso in mano un cellulare, cosa che non fa nessuno. “Tony ma Roger è sempre lì, non va nel suo camerino a respirare un po’ di ossigeno, a telefonare…” osservo parlando con Toni e lui dice: ‘No, il suo telefono ce l’ho io, me l’ha dato e ha detto: non rispondo a nessuno che non sia della mia famiglia. Oggi sono con la Barilla al 100%. Non ci sono per nessun altro se non per Mirka o i bambini’. Che professionista!

US: Questo, devo ammettere, è piuttosto straordinario!
LB: In genere questi personaggi, anche quelli carini come Antonio Banderas, tra una scena e l’altra si assentano, si rinchiudono nella loro stanzina, telefonano, parlano con l’amico… Roger no. Nessun amico può disturbarlo. Ha parlato con Tony due o tre volte, ma tre minuti per piccoli dettagli. Altrimenti era sempre in mezzo alla gente, col tecnico delle luci, col regista, con la comparsa, con il cuoco, con Oldani che prima non conosceva.

US: S’è trovato bene anche con lui, ho visto da quello che ha dichiarato il MasterChef Oldani
LB: Ma Roger è così! Io non ho mai visto nessuno comportarsi a quel modo lì, nessuno con il suo status…

US: Con chi hai avuto rapporti, oltre a Banderas, giusto per fare un paragone con persone del suo livello, insomma di nomi… gli atleti più importanti del passato a parte Edberg e Steffi Graf?
LB: Fra gli sportivi Alberto Tomba prima, Mikaela Shiffrin adesso. Fuori dallo sport Laura Pausini, che conosco abbastanza bene anche personalmente, al di là del rapporto di lavoro, Zucchero con cui c’è stato un anno di lavoro, molti anni fa, 23 anni fa circa… Beh Lucio Dalla ha fatto un contratto con noi ma per la pasta Voiello (appartiene alla Barilla da 40 anni; n.d. US)

US: E però l’amore, la sofferenza – come mi dicevi prima – per le partite di Roger quando sono cominciati?
LB: Quando l’ho conosciuto ho capito chi era e mi ci sono subito affezionato. Lo conosco pochissimo e l’ho visto ancor meno, non ho rapporti con lui…però non resisto.

US: Però poi l’hai rivisto diverse volte, sei venuto in Australia…
LB: No, non tante, pochissime in realtà… di partite ne vedo poche, tre all’anno. Dico sempre a Godsick: ‘Tony lasciamolo stare, non voglio disturbare’. E lui: ‘No, no, vieni, vieni, guarda che gli ho detto che sei venuto, lui ci tiene a salutarti!’”.

US: Sei andato anche a Chicago, l’hai visto quando sei andato per la Laver Cup?
LB: L’ho visto a Chicago, sì…

US: Roger a quel progetto della Laver Cup ci tiene moltissimo. E’ stata un’idea di Tony Godsick e sua, è stato lui che adora i vecchi campioni australiani, quindi…quanto dura il vostro contratto con Roger?
LB: 5 anni.

US: Hai visto qualche partita di Roger in Australia?
LB: Sì e ho visto anche Dimitrov contro quell’australiano così…strano…

US: Kyrgios?
LB: Kyrgios, Kyrgios, che ha perso contro Dimitrov. Ho visto bene quella partita, anzi Tony mi aveva piazzato a bordo campo e mi sono ritrovato a bordo campo di fianco a Mark Webber, l’ex pilota di Formula 1… quindi siamo diventati amici anche con Mark – ride – che poi abbiamo visto, è venuto qui a Parma… con Mark abbiamo fatto un paio di cosette, ma non a livello contrattuale, tra amici… due cose carine.

US: E a Wimbledon nel 2018…
LB: Sono andato a Wimbledon per parlare con Tony di alcune attività promozionali di Barilla. Tony mi ha portato a salutare Roger, Roger quel giorno non giocava, era a casa sua, con i suoi bambini, siamo stati lì a casa sua una mezz’oretta…

US: Ma non avete mai mangiato la pasta insieme, ancora…
LB:  Sì a Chicago, era seduto di fronte a me quando c’è stato il “Barilla-day”.

US: Ne mangia tanta? Non direi, ha un fisico così asciutto …
LB: No, mangia giusto, ma è un mangiatore straordinario di pasta!

US: Ma siete in grado di capire dov’è che avete più successo, cioè dove questo si traduce in qualcosa oppure è tutto un pochino…
Social Media Manager: Facciamo una ricerca l’anno che misura diversi item della marca e quindi avremo senz’altro anche il riscontro di quante persone hanno visto, memorizzato, capito il messaggio e anche il fatto… anche la domanda diretta della Warners su: “Chi è il testimone di Barilla?”. Una domanda importante che misureremo, stiamo misurando.

Nella saletta riunioni dove stiamo parlando spicca la foto di Luca Barilla con Roger Federer. “Questa è la foto… quando lui è andato via Tony ha detto: ‘Fermi, fermi che facciamo una foto!’. Che poi prosegue: “Roger va via, sempre sorridente, leggero – diciamo -. Io rimango a pranzo con Tony ancora una mezz’oretta. Abbiamo fatto quella foto senza che io la richiedessi. Non chiedo mai di far selfie con questi personaggi… È un atto di rispetto: chissà quanta gente chiede a lui di fare fotografie, autografi… quindi a lui non l’ho chiesto assolutamente quel giorno, niente quel giorno. È stato Tony a dire: ‘Facciamo una foto ricordo!’. Poi io l’avevo dimenticato, non ci pensavo neanche più. Dopo una settimana o due mi arriva la foto in questa cornice. L’hanno fatta loro con la dedica di Roger. Ma la dedica è meravigliosa….

“To Mr Pasta forever”, così recita la dedica sulla foto. E anche se a Ubaldo Scanagatta piace molto, il vero Mr Pasta è Luca Barilla

US: Cosa c’è scritto? Ah, “To Mr Pasta for life”.
LB: È una dedica meravigliosa “pasta for life”. Noi non eravamo amici, non ci non ci eravamo mai visti prima… poi magari lui lo fa con tutti, ma non ho avuto proprio questa sensazione..

Divaghiamo e guardiamo un filmato di Mikael Shiffrin, la straordinaria campionessa di sci, l’altra grande testimonial di Barilla, sempre con casco e cappellino firmato. La Shiffrin parla di Roger Federer: “He’s big in the tennis world and big in the world-world. To see that he can still maintain this kind of mature and modest attitude… come on people! I shall be like Roger!”. “Ha detto quello che io penso da quando lo conosco!” esclama Luca.

US: Dai Luca mi ridici quel che mi hai detto prima che cominciasse l’intervista, quella… certa sofferenza che provi quando c’è Roger che gioca, quando hai paura che perda, insomma, o che si faccia male…
LB: Ho il terrore, ho il terrore…. Ma mi dispiace, mi dispiace se perde, mi dispiace enormemente per lui, oltre che per me, per i suoi fan… ma per lui, perché è una persona per me talmente straordinaria che meriterebbe la gloria eterna.

US: Io credo che la gloria eterna l’abbia conquistata! Perché non c’è nessuno insomma… sono vent’anni… cioè io l’ho visto a 17 anni vincere al torneo di Firenze giovanile, anzi a 16, che era un torneo per gli under 18 e già lì tutti dicevano: “Ma questo qui chissà dove va!” Poi, primo esordio di Federer in Coppa Davis contro l’Italia a Neuchâtel e batte Sanguinetti, e lì di quel ragazzo che aveva i capelli con le meches un po’ bionde e un po’ addirittura verdi, si dice: “Diventerà un campione!”.
LB: Mi ha raccontato lui che era un ribelle quando era ragazzino!

Roger Federer – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

US: Sì sì, rompeva le racchette e non di rado perdeva la testa per la rabbia di un errore che non si voleva concedere
LB: Me l’ha detto, me l’ha detto, io non le sapevo assolutamente queste cose di lui!

US: Perché, Luca, tu non leggi Ubitennis abbastanza, eh!

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Jasmine Paolini dopo il primo titolo WTA: “Vittoria ancora più bella perché sul cemento e vicina all’Italia”

Le parole di Jasmine Paolini il giorno dopo la vittoria al torneo WTA di Portorose: “È una sensazione bellissima. Felicità allo stato puro”

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

La prima vittoria in un torneo del circuito maggiore e sicuramente un momento molto speciale per qualsiasi tennista. E così è anche per la nostra Jasmine Paolini, che la settimana scorsa ha conquistato il suo primo titolo al Zavarovalnica Sava Portoroz in Slovenia, sconfiggendo Alison Riske in finale.

È una sensazione bellissima – ci ha detto Jasmine quando l’abbiamo raggiunta telefonicamente il giorno dopo il trionfo -. Tanti pensieri che mi vengono in mente lì per lì, felicità allo stato puro. Poi pensi da dove sei partita, perché era un obiettivo sin da quando ho iniziato a dire che volevo fare la professionista, e quando lo raggiungi sei tanto felice, ma sei troppo dentro questo sport, questa vita, quindi non realizzi bene cosa vuol dire, secondo me. Sono troppo contenta, e sono contenta che questo titolo sia arrivato sul cemento, perché significava tanto”.

La strada verso la vittoria non è stata tutta in discesa, ci sono state parecchie difficoltà da superare: “Ho rimontato belle partite, sono contenta di come ho gestito momenti difficili, anche con Cirstea ho perso il secondo set che ero 3-0 sopra, non è stato facile. Ma semplicemente mi sono concentrata su quello che dovevo fare e non sul punteggio. È successo anche ieri con Riske, non pensavo tanto al punteggio, ma pensavo piuttosto a entrare in partita perché all’inizio facevo fatica, e ha funzionato”.

Tutte le ore passate in campo durante l’estate con il coach Renzo Furlan a sviluppare il suo tennis, a renderlo meno “terraiolo” hanno finalmente dato i loro frutti: “Abbiamo lavorato tanto prima dello US Open. Soprattutto ora ci credo di più, penso di poter giocare anche sul cemento, mentre prima mi veniva detto dalle persone vicine a me, ma io ero la prima a non crederci abbastanza. Sicuramente ho lavorato dalla parte del diritto, anche sul servizio, ma ovviamente sono lavori che bisogna continuare a fare, bisogna stare lì e continuare per vedere miglioramenti ancora più grandi”.

 

L’affermazione, che Jasmine dedica alla sua famiglia e a tutte le persone che hanno lavorato con lei, ha un sapore ancora più dolce perché arrivata in un torneo a pochi chilometri dal territorio italiano, con tanti connazionali che tifavano per lei: “Sicuramente mi sono sentita come se fossi in Italia, perché la gente sentivo che mi tifava, quindi quello è stato un valore aggiunto. Poi da quando sono entrata in Top 100 c’è stato il COVID, per cui non è capitato troppo spesso avere la gente che ti guardasse, che ti applaudisse. Forse è stato ancora più bello perché c’erano così tanti italiani tra il pubblico”.

Ma il circuito WTA non si ferma, la stagione non è ancora finita e ci sono ancora altri tornei da giocare: “Adesso andrò sicuramente a Chicago, Indian Wells e Tenerife. Per la fine di questa stagione voglio continuare a lavorare e fare le cose come ho fatto negli ultimi due mesi. Ci sta che ci siano partite migliori o peggiori, ma secondo me stiamo lavorando nel modo giusto. Credo dobbiamo continuare così anche nel 2022, focalizzandoci sul lavoro e sui miglioramenti da fare”.

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US Open, Flink: “La sconfitta di Djokovic è dovuta più a un calo fisico che mentale”

Recap del torneo con il direttore Scanagatta: la grande corsa di Raducanu; i miglioramenti di Berrettini e Zverev; le sorprendenti sconfitte di Osaka e Barty. Qual era il pronostico di Rod Laver?

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Novak Djokovic - US Open 2021 (Andrew Ong/USTA)

È stato uno US Open storico da ogni punto di vista, e non solo per il ritorno del pubblico. Djokovic si è fermato alla soglia del Grande Slam contro un Medvedev che ha vinto il suo primo Slam, mentre Emma Raducanu ha rovesciato ogni tipo di aspettativa vincendo il torneo da qualificata e senza mai perdere un set. Di questo e di molto altro hanno parlato il direttore Scanagatta e Steve Flink nel loro ultimo video, che potete vedere di seguito:  

00:00 – Ubaldo: “Prima del weekend pensavo che Djokovic avrebbe riscritto la storia del tennis, invece la storia è stata scritta da Raducanu”.

03:38 – Flink: ”Raducanu ha avuto un tabellone migliore di Fernandez perché quest’ultima ha dovuto battere nomi importanti fra cui tre Top 5 e una ex-campionessa Slam come Kerber. Allo stesso tempo Raducanu è sembrata sempre più inarrestabile, i punteggi degli incontri non sono stati casuali”. Ubaldo: “È vero che il suo tabellone era leggermente più facile, ma ha sconfitto ottime giocatrici”. Flink: “Ciò che mi ha impressionato che ha sconfitto tutte in maniera netta”.

 

06:18 – Le delusioni Osaka e Barty. Ubaldo: “Quando abbiamo discusso non ci aspettavamo che Osaka uscisse così presto, idem Barty. È uno Slam strano da questo punto di vista”. Flink: “Se Barty avesse vinto contro Rogers, credo che avrebbe vinto il torneo”.

09:35 – Su Fernandez. Flink: “Ha giocato match molto lunghi e faticosi, fisicamente stava bene ma è uscita vincitrice da situazioni complicate e questa volta sapevo che sarebbe stato difficile sconfiggere la sua avversaria”.

20:17 – Flink: “Sabalenka si è nuovamente sabotata. É frustante perché lei gioca così bene quando è concentrata e i match sembrano totalmente nelle sue mani. Sembrava così anche contro Fernandez, ma poi il set le è sfuggito e il match è diventato in salita per lei. Lei può essere una grande giocatrice ma deve tenere le sue emozioni in campo sotto controllo”. Ubaldo: “Ha una sorta di doppia personalità. Quando parli con lei fuori dal campo è sempre sorridente, in campo cambia completamente da un momento all’altro”.

25:24 – Ubaldo: “Medvedev ha giocato benissimo, non poteva servire meglio e non poteva correre più di quanto ha fatto, a fondo campo è sembrato forte quanto Djokovic”. Flink: “Non ci sono dubbi che Medvedev ha giocato bene, ma la domanda è quanto Djokovic era lontano dalla sua versione migliore. Quando Medvedev a fine match ha dichiarato che Djokovic non era al suo meglio era un eufemismo, perché ha capito che questo era un Djokovic molto al di sotto del suo massimo. Medvedev però ha dovuto lottare con il pubblico che era dalla parte di Djokovic”.

28:59 – Flink: “Guardando il modo di giocare di Djokovic, lui non si sentiva in grado di muoversi bene da una parte all’altra o in avanti, non aveva le gambe. Penso che l’aspetto fisico abbia pesato il 60% mentre la pressione emotiva di completare il Grande Slam il 40%, perché nessuno gestisce la pressione come lui”. Ubaldo: “Penso che la parte mentale sia stata il problema principale, perché ha perso subito il servizio, anche se era già capitato in altri match, ma ho avuto l’impressione che non stesse spingendo la palla con la solita intensità”.

35:05 – Flink: “Pensavo che il supporto del pubblico lo avrebbe aiutato, non credo che lui abbia mai pensato che il pubblico sarebbe stato completamente dalla sua parte”. Ubaldo: “Il pubblico era dalla sua parte non perché amava Djokovic, ma verso la fine perché volevano il match durasse di più, e soprattutto volevano dire a parenti e amici ero lì quando la storia del tennis è stata scritta. Non so quanti di loro tiferanno Djokovic domani in un altro match contro Medvedev”.

Daniil Medvedev e Novak Djokovic – US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

39:16 – Ubaldo: “Medvedev non solo ha giocato bene col servizio e con i colpi ma anche tatticamente, perché giocando sempre al centro del campo ha costretto Djokovic ad imporre il suo gioco invece di correre e trovare lui stesso gli angoli, perché quando cerchi di aprire gli angoli ti scopri ai contrattacchi dell’avversario”. Flink: “Medvevev è quasi sempre uno di quelli che pensano meglio in campo”.

41:50 – Ubaldo: “Nessuno merita più di Djokovic di vincere il Grande Slam, senza considerare l’aspetto tecnico ma considerando l’atteggiamento sulle diverse superficie, Djokovic è il più completo”. Flink: “Non dimentichiamo che Djokovic, per quanto riguarda gli uomini, è stato il primo dopo Laver a vincere i primi tre Slam dell’anno”. Ubaldo:” Nessuno come Serena sa cosa significa, ma lui ha raggiunto la finale mentre Serena ha perso in semifinale. La differenza è che nessuno ha mai dubitato che Serena sia la miglior giocatrice del terzo millennio, mentre Djokovic aveva molta più pressione perché molti dubitano che lui sia il migliore”.

50:16 – Su Rod Laver. Flink: “Ho parlato con lui e la sua opinione era che Djokovic avrebbe vinto in quattro set, e in un’intervista il giorno dopo ha affermato nuovamente ciò che mi ha detto. Penso che Laver sarebbe stato più che felice della vittoria di Djokovic e che lo considerasse degno dell’onore”.

52:25 – Flink: “Credo che Djokovic sia un giocatore leggermente migliore su terra di Federer”. Ubaldo: “È difficile da dire, Djokovic ha vinto due Roland Garros, l’ultimo contro Nadal ma non è lo stesso Nadal che batteva Federer al Roland Garros. Federer è stato un po’ fortunato nei primi anni in cui ha vinto gli Slam perché gli avversari non erano così duri come quelli che ha trovato Djokovic, ma dall’altra parte Djokovic sta approfittando del fatto che Federer sta invecchiando, e lo stesso vale per Nadal”.

55:05 – Ubaldo: “Sono rimasto impressionato da Alcaraz, credo diventerà un top player molto presto, un Top 10 in un anno, un top 5 in tre/cinque anni”. Flink: “È stato fantastico contro Tsitsipas e anche nel match successivo, ma contro FAA mi ha deluso. Detto questo credo che sarà facilmente in Top 20 alla fine dell’anno prossimo, forse Top 10, e negli anni successivi sarà incredibilmente pericoloso”.

56:29 – Zverev. Flink: “Credo che abbia giocato un ottimo match contro Djokovic, e onestamente se avesse battuto Djokovic, contro Medvedev sarebbe stato un match molto combattuto. Credo che Zverev probabilmente vincerà un Major l’anno prossimo, mi piace il modo in cui sta giocando”.

58:05 – Berrettini. Ubaldo: “Spero che Berrettini riesca a giocare uno Slam senza finire nella parte di tabellone di Djokovic perché contro il miglior Djokovic al momento non ha un rovescio abbastanza forte”. Flink: “Contro giocatori come Zverev ha delle possibilità anche se Zverev è migliore di lui. È migliorato molto rispetto a quando ha perso contro Nadal nella semifinale dello US Open. Il suo servizio è magnifico. Ha provato che merita di stare in Top 10, non sono sicuro possa raggiungere la Top 5”.

60:00 – Ubaldo: “Sinner ha perso in tre set contro Zverev, sono stato leggermente deluso ma ha vent’anni e anche Zverev a vent’anni negli Slam non era competitivo. Tutt’ora a ventiquattro anni non ha ancora vinto contro un Top 10 in un Major”. Flink: “Sono preoccupato del suo diritto, sembra perdere il controllo delle volte”.

62:48Auger Aliassime. Flink: “Mi è piaciuto il modo in cui ha giocato, ha raggiunto la sua prima semifinale, e un ottimo atleta, un giocatore a tutto tondo, sa come giocare a rete, il servizio sta migliorando ma ha buttato via una buona opportunità nel secondo set contro Medvedev. É ancora fragile mentalmente. È migliorato nell’ultimo anno ed è più affidabile dal punto di vista dei risultati del suo connazionale Shapovalov”. Ubaldo: “Se dovessi pagare un biglietto preferirei andare a vedere Shapovalov che Aliassime, ma è vero che mi aspettavo di più da Shapovalov e meno da Aliassime. Anche se Aliassime è mentalmente fragile, è più solido di Shapovalov”.

Transcript a cura di Giuseppe Di Paola

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US Open, Djokovic: “Sconfitta dura, ma il pubblico mi ha fatto sentire speciale”

Grandi complimenti per Medvedev (“Ha dato il meglio con tutti i colpi”) ed una promessa: “Finché ci sono le motivazioni, continuerò a giocare”

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Novak Djokovic - US Open 2021 (via Twitter, @atptour)

Non poteva che essere un Novak Djokovic estremamente provato quello che si è presentato in conferenza stampa al termine della sconfitta contro Daniil Medvedev che gli ha negato il Grande Slam. Nole ha preferito glissare sull’ormai abituale commento post-partita che precede il Q&A, preferendo rispondere solo alle domande dei cronisti.

Come riconosciuto da lui stesso, la partita è stata un coacervo di emozioni e tensioni, non tutte negative però: a dispetto di un punteggio abbastanza netto in favore dell’avversario, Djokovic ha ricevuto in maniera quasi plebiscitaria il favore del pubblico, arrivando a commuoversi prima dell’ultimo game dell’incontro: “Ho provato tante emozioni diverse, penso davvero quello che ho detto durante la cerimonia. Certo, parte di me è molto triste, è una sconfitta difficile da digerire, visto ciò che c’era in palio. D’altro canto, però, ho avvertito qualcosa che non avevo mai avvertito prima a New York, il pubblico mi ha fatto sentire davvero speciale, e la cosa mi ha piacevolmente sorpreso. Non mi aspettavo niente, ma il supporto e l’energia che ho ricevuto dal pubblico sono cose che mi ricorderò per sempre. Per questo mi sono messo a piangere al cambio campo, le emozioni e le energie erano fortissime, direi forti quanto ciò che avrei provato vincendo il mio ventunesimo Slam. Ovviamente un atleta vuole vincere, ma questi sono i momenti e le connessioni che durano a lungo – è stato meraviglioso“.

LA PARTITA

Prima di tutto, però, Djokovic ha voluto rendere omaggio alla prestazione solidissima del suo avversario, sua più credibile alternativa e forse anche qualcosa di più: “Il suo servizio è stato molto preciso, è sceso in campo con grande determinazione. Era palpabile che stesse dando il meglio con tutti i colpi, e in più aveva grande chiarezza su cosa fare dal punto di vista tattico. Io invece sono stato sotto la sufficienza da ogni punto di vista, le gambe non c’erano. Ho fatto del mio meglio, ma ho commesso tanti errori e servito male. Quando affronti un avversario come Medvedev, che serve con precisione e ottiene tanti punti gratis, sei continuamente sotto pressione nei tuoi turni di battuta. Purtroppo è stata una giornata no, non era destino che vincessi”.

 

Medvedev era arrivato alla finale in grande tranquillità (un solo set perso contro i sei di Djokovic), e le oltre cinque ore in meno passate in campo potrebbero aver avuto un ruolo decisivo: “Forse tutte le ore passate in campo mi hanno condizionato, ho giocato molto di più rispetto a Daniil. Allo stesso tempo gli ultimi cinque o sei mesi mi hanno portato a spendere tante energie emotive e nervose, perché ci sono stati gli Slam, le Olimpiadi e i tornei giocati nella mia città. Tutte queste cose hanno finito per accumularsi, e sfortunatamente non sono riuscito a fare l’ultimo passo”.

Al Roland Garros contro Tsitsipas, Nole aveva rimontato due set in finale, ma ieri sera non era cosa: A Parigi mi sentivo meglio in campo, qui mi sentivo lento e poco energico. La chiave del match è stata l’inizio del secondo set, quando sono andato 0-40 sul suo servizio: con un colpo meglio eseguito qua e là forse avrei girato la partita, ci sono andato molto vicino. Chissà cosa sarebbe successo se ci fossi riuscito, forse avrei iniziato a sentirmi meglio, anche grazie al supporto del pubblico. Lui però è stato fantastico, posso solo fargli le mie congratulazioni, grande mentalità, grande approccio, grande gioco, è stato bravissimo in tutto. Ha giocato meglio e meritato la vittoria, non ci sono dubbi. So che avrei potuto e dovuto giocare meglio, ma questo è lo sport, si vince e si perde. Per me è una sconfitta dura ma allo stesso tempo sono contento per lui, è un bravo ragazzo e merita il titolo“.

Novak Djokovic – US Open 2021 (Andrew Ong/USTA)

SORPASSO AL VERTICE?

La vittoria di Medvedev potrebbe avere un impatto storico che va al di là della questione Grande Slam e del fatto che sia il suo primo titolo Slam: quella del russo, infatti, è la seconda vittoria Major di un giocatore nato dopo il 1988 e il primo di un giocatore della Next Gen. In merito, Djokovic sembra pensare che la svolta non sia solo vicina, ma che sia anzi già arrivata: “Credo che il riassestamento al top sia iniziato già lo scorso anno con la vittoria di Dominic Thiem qui a New York. Daniil potrebbe diventare numero uno molto in fretta. Sentite, è normale che sia così, la transizione era inevitabile anche se noi giocatori più anziani continuiamo a giocare”.

Il tema più importante, però, sarà legato alla capacità dei nuovi campioni di esercitare il medesimo fascino dei Big Three (e di Serena Williams) per mantenere il tennis ai vertici della piramide sportiva, un compito non semplice: “Vogliamo continuare ad attirare l’attenzione del pubblico sul tennis finché possiamo; io voglio continuare a giocare e provare a vincere altri Slam e giocare per il mio Paese, queste sono le mie motivazioni più grandi. La Next Gen è ormai una realtà consolidata, e presto prenderà il comando: credo che il tennis sia in buone mani, sono tutti bravi ragazzi e grandi, grandi giocatori, hanno qualcosa da dare sia dentro che fuori dal campo. Speriamo tutti che questa transizione sia semplice e lineare dal punto di vista della popolarità del tennis, questa è una cosa molto importante. Tutti vogliamo vincere, ma allo stesso tempo siamo anche i rappresentanti più importanti del gioco; dobbiamo esserne consapevoli e cercare di portare tanti nuovi fan, perché alla fine questa è la cosa che conta, è la cosa che crea opportunità per i più giovani e per i giocatori dalla classifica più bassa. Le cose vanno benissimo per i migliori, ma dobbiamo fare un lavoro migliore alla base del gioco“.

UN BILANCIO DEL 2021

Come detto, per Djokovic la corsa iniziata a febbraio in Australia stava iniziando ad esigere una gabella molto significativa. Non è quindi troppo strano che nonostante la sconfitta il momento sia stato liberatorio, specialmente al termine di un torneo veramente duro:Ero sollevato quando è finita, perché il crescendo emotivo del torneo è stato davvero difficile da gestire. Allo stesso tempo mi sono sentito triste, deluso e grato per quanto fatto dal pubblico, mi hanno dato un momento speciale sul campo”.

Djokovic non ha ottenuto il Golden Slam né il Grande Slam, e il fatto che ci si debba interrogare su quanto positiva sia stata la sua annata dà un’idea di che tipo di standard questo giocatore abbia creato per sé stesso: “Alla fine credo di poter essere soddisfatto della mia annata, ho fatto finale in tutti gli Slam vincendone tre. Sono stato molto chiaro sui miei obiettivi negli ultimi due anni, voglio essere al meglio negli Slam e ci sto riuscendo. Devo essere orgoglioso di ciò che ho fatto con il mio team, anche se oggi non sono riuscito a conquistare il titolo”.

Novak Djokovic – US Open 2021 (via Twitter, @usopen)

E come già ribadito, Nole si è ripromesso di continuare a cercare altre vittorie: “Comunque nel tennis impariamo rapidamente a lasciarci i momenti difficili alle spalle: presto ci saranno nuove sfide, e ormai so come dimenticare le sconfitte nelle finali Slam, che sono le più dure da digerire. Cercherò di imparare la lezione e di ripartire diventando ancora più forte, amo ancora il tennis e mi sento ancora bene in campo. Finché ci sono le motivazioni, continuerò a giocare“.


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