Luca Barilla su Federer: “Lo vedevo un marziano, irraggiungibile. Pensai a Edberg e…"

Interviste

Luca Barilla su Federer: “Lo vedevo un marziano, irraggiungibile. Pensai a Edberg e…”

Intervista-ritratto di chi non cela sconfinata ammirazione per Roger. La sorpresa del primo incontro. Da Edberg all’agente Tony Godsick e al “purché gli piaccia la pasta!”. “Roger per me? Quasi come Brad Pitt per le signore”. La professionalità di Federer sul set e l’episodio del cellulare

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video sponsorizzato da Barilla

Roger Federer esordirà a Roma proprio oggi, mercoledì 15 maggio, alle ore 11 contro Joao Sousa sul campo centrale del Foro Italico. Trovate QUI il programma completo della giornata

Incontro una vecchia e cara conoscenza, Luca Barilla, nel modernissimo stabilimento della famiglia Barilla a Parma, tanti anni dopo un invito a pranzo che Rino Tommasi e chi scrive ricevettero negli anni ‘90 per incontrare due celebri testimonial della pasta più famosa e venduta nel mondo, Stefan Edberg e Steffi Graf. Stefan girava fra biscotti del Mulino Bianco, frollini e quant’altro con sulla testa bionda un gran cappello bianco da cuoco. Per Steffi sarebbero stati creati perfino orecchini di… pasta. In tutta Europa, non solo Svezia e Germania, fu un boom.

Prima di Luca avevo avuto, all’epoca, modo di conoscere il fratello maggiore, Guido, pochi anni prima che morisse (nel ’93) il padre Pietro, pioniere della pasta e discendente di quell’Ovidio Barilla che già nel 1500 era a capo della corporazione dei fornai, ai tempi dei duchi Cesarini Sforza. Non credo sia un caso se i testimonial tennistici di Barilla si sono sempre contraddistinti per una indiscutibile signorilità ed eleganza: Edberg e Graf, Federer. Bastano i nomi e nessun potrà smentire. Anche se la scelta dei personaggi è stata ovviamente condivisa dai due fratelli e dal management, è stato soprattutto Luca ad avviare i rapporti con questi grandi del tennis e poi a seguirli più da vicino.

 

Il 9 maggio 2017 esce inaspettata la notizia della partnership fra Barilla e Roger Federer e Luca sosterrà sempre che la cifra di cui si chiacchiera è esagerata, quella reale sarebbe “molto inferiore”, ma intanto è rimbalzata così in tutto il mondo.

Ubaldo Scanagatta: Ma come è nato il tutto, Luca? Come hai pensato di avvicinare Roger Federer e come hai fatto?
Luca Barilla: Lo vedevo come fosse un marziano, un uomo che viveva su un altro pianeta, irraggiungibile, famosissimo, virtuosissimo, ricchissimo… anche di potere per certi versi, perché è un opinion leader nel suo campo… Roger è invitato da tutti nel mondo: personaggi politici, imprenditori, persone della moda, dello sport… tutti in ginocchio davanti a lui. Quindi non sapevo proprio come fare. Poi un giorno ho letto sul giornale che Stefan Edberg era stato il suo coach, il suo allenatore. Stefan non lo sentivo da un po’ di anni, ma ho provato a chiedere a lui se ci fosse la possibilità di avvicinarlo. Con Stefan il rapporto è rimasto in piedi ancora per qualche anno anche dopo la fine del rapporto. Anche se non ci si vedeva, ci eravamo sentiti qualche volta al telefono…Insomma ho scritto una mail a Stefan. Mi ha risposto subito: “Guarda Luca, per metterti  in contatto con Roger la persona migliore è il suo manager, Tony Godsick. Ti creo io il contatto…”

US: Questo succedeva?
LB: Tre anni fa. Con Tony scambiamo qualche mail. Gli scrivo: ‘Tony sono Luca Barilla dell’azienda Barilla, mi piacerebbe molto incontrarti e sapere se eventualmente si può fare qualche cosa insieme. Però sarebbe importante per me sapere se Roger mangia la pasta e se gli piace. Se non gli piacesse sarebbe inutile proseguire nel discorso’. Tony mi risponde con toni quasi entusiastici: “Roger mangia sempre la pasta e spesso è proprio la Barilla perché si trova dappertutto ed è la più conosciuta. Insomma sarò molto felice di incontrarti’. Combiniamo un appuntamento per qualche mese dopo a Zurigo, in occasione di un viaggio di Tony in Europa. Mi invita in un ristorante dell’Hyatt in centro a Zurigo; vado un po’ emozionato perché sto per incontrare il rappresentante di Roger, che per me è come incontrare Roger. Sono da solo e mi dico: ‘Mah! Adesso cosa gli racconto, come andrà… sì gli racconto chi sono e della Barilla…”

US: Vabbè, non è che ti presenti con niente alle spalle, eh! Insomma, cioè, ora qualche argomento ce l’hai! E poi forse hai anche una qualche abitudine a parlare con dei manager, o no?
LB: Sì, però io vedevo sempre questo personaggio dietro Tony, e provavo un po’ di soggezione, un po’ di emozione… Quindi vado lì, non tranquillo, felicissimo, ma un po’ agitato. Ma appena incontro Tony, persona molto carina, dopo pochi secondi mi trovo perfettamente a mio agio

US: Sai che lui è marito di Mary Joe Fernandez, quindi…
LB: Sì l’ho saputo. Me l’ha raccontato lui.  Quindi ci sediamo al tavolo, io mi presento, comincio a raccontargli un po’ della pasta… che, fra l’altro, la pasta è vittima di false credenze, cioè che farebbe ingrassare, che il glutine sarebbe velenoso e cose di questo genere, quando invece il glutine può essere nocivo per gli intolleranti al glutine, ma per le altre persone è una sostanza, un ingrediente che invece fa bene, ha un alto contenuto proteico. Il glutine ci vuole. Addirittura ai bambini tanti anni fa si dava la pasta glutinata, con il glutine aggiunto… Adesso non esiste più, ma lo si faceva fino a poche decine di anni fa, negli anni ’50.

US: Non avresti potuto sponsorizzare Djokovic…
LB: No, eh no – ride –  ma ognuno ha le sue abitudini alimentari. Sto parlando di queste cose con Tony da una ventina di minuti, quando arriva una cameriera che prende la mia borsa appoggiata lì accanto… lì dentro ho tutto. Se qualcuno mi porta via la borsa, mi porta via la mia vita, non ho duplicati…

US: Conosco il problema!
LB: Prende la borsa e me la sposta. E io: ‘Ma cosa sta facendo!’ quando ecco che mi ritrovo Roger di fianco… sì, è arrivato Roger! Tony gli avrà fatto un segno…io non mi sono accorto di niente. Beh, Roger non solo è arrivato ma si è fermato un’ora. A me è venuto un mezzo infarto! Cioè… faccio la figura di quelle signore che quando vedono Brad Pitt svengono… Qualcosa del genere!’ e ride. Quasi mi è venuta a mancare la parola… “Ma come… Roger qui?!”. Lì Tony è stato bravo perché ha subito rotto il ghiaccio alla grande: “Luca scusa, puoi ripetere le cose che stavi raccontando a me? Sono interessanti, almeno secondo me. Piacerà anche a Roger ascoltarle”.

US: Ma quali erano più o meno?
LB: Beh, quello che ti dicevo quando ti parlavo della pasta… insomma di quello che noi italiani e Barilla rappresentiamo nel mondo tramite la pasta, di quanto la pasta sia un alimento molto amato per certi aspetti, ma anche ingiustamente criticato. Gli ho raccontato, perché ci credo, di come la pasta sia un alimento assolutamente naturale ed ecologico. Il grano ha bisogno di pochissima acqua per crescere: basta un buon clima, sole e buona terra e il grano viene su quasi da solo. Per fare la pasta ci vuole soltanto l’aggiunta dell’acqua, nient’altro. È proprio figlia della natura, un prodotto estremamente salutare, estremamente pulito e molto molto economico. Raccontavo queste semplici cose che molti non sanno. Roger sembra davvero incuriosito, interessato. E mi fa qualche domanda, carinissimo, come se ci conoscessimo da sempre! Poi, a un certo punto, guarda l’orologio…il tempo era volato, era da un’ora che stavamo parlando. Dice: ‘Ah ragazzi, scusatemi ma devo andare perché ho l’allenamento. Se arrivo tardi perdo la prenotazione sul campo’. Stupito mi scappa un ‘Davvero, ma come!, ti portano via il campo, a te, a Roger Federer?’ E lui”  “Eh sì, se arrivi tardi quelli che vengono dopo non ti regalano un minuto! In Svizzera funziona così. Quando è finito il mio tempo devo lasciare il campo a chi ha prenotato dopo di me’.

Da Tony avrei poi saputo, attraverso successive email, che Roger era interessato ad andare avanti. Dopo pochi mesi preparato il contratto e firmato ma… con trattativa zero! Di contratti negli ultimi 30-35 anni ne abbiamo fatti tantissimi. Tutti i personaggi, dello spettacolo o dello sport quando fai il contratto ti dicono: “Allora, c’è il mondo intero: l’Italia te la vendo a 10, la Francia te la vendo a 3, l’America te la vendo a 8. Per ogni paese ti do i diritti a tariffe diverse”. Per cui tu devi farli solo se ti interessa l’America, più la Spagna, più… sommi le loro richieste sull’America, più la Spagna, più la Russia… se vuoi solo la Russia paghi solo per la Russia. Tony ha detto: “Noi queste cose non le facciamo”. È stato lui che ha proposto, ha detto: “Pasta e sughi…”. Io avevo parlato solo di pasta, ma Tony mi ha detto: “Pasta e sughi worldwide. Non stiamo lì a discutere”. Io ho detto: “Ma è fantastico… è fantastico!” . Abbiamo chiuso l’accordo in un attimo… con una stretta di mano.

US: Quasi un amore a prima vista!
LB: È impossibile non innamorarsi di un personaggio così, se uno pensa alle sue dimensioni planetarie e a come al contempo interagisce con te! Avevamo già firmato il contratto da poco e dopo un mese lui è venuto a Parma, quasi una sorpresa. Non era previsto dal contratto. Ma è venuto e ha tenuto la giornata fuori dal contratto. Una giornata in più che ci regalava. L’unica cosa che ha detto all’arrivo è stata: ‘Scusate ma dovrei andar via alle 5, perché stasera voglio mettere a letto i miei figli…’ I bambini mangiano alle 7:30; poi alle 8:00 li mette a letto lui, e poi alle 8:30 mangia con Mirka, loro due soli. Prima però ci tiene a essere a tavola con i suoi figli”.

US: Una volta gli ha fatto anche il bagnetto e si è fatto male al ginocchio…
LB: Eh sì proprio così! – ride – Però dopo quel problema al ginocchio è tornato più vincente di prima… 

US: Era venuto con un aereo privato qui?
LB: L’avevamo mandato noi a prendere col nostro aereo. Alle 5 era ancora qui in mezzo alla folla a fare i selfie, a salutare, l’orologio per lui non esisteva più. In genere altri personaggi alle 4:30 avrebbero cominciato a dire: ‘Ora devo andare, dov’è il cappotto? Devo andare in bagno un attimo…’. Lui no. Sono andato io da lui alle 5:10 a dirgli: ‘Roger – e lui era circondato da 300 persone – guarda che sono le 5, devi partire!’ Ah sì sì, va bene, adesso…”. Un altro episodio che mi ha molto colpito di lui è avvenuto durante lo shooting del nostro spot, in Brianza. Sono andato lì all’inizio delle riprese e ci sono stato per alcune ore. Roger lo vedevo spesso da lontano, non volevo disturbare. La cosa che mi ha colpito moltissimo è che tra una scena e l’altra, quando si ferma tutto per un minuto o due – o anche 10 minuti – lui rimaneva sempre lì in mezzo alla gente e non ha mai, dico mai, preso in mano un cellulare, cosa che non fa nessuno. “Tony ma Roger è sempre lì, non va nel suo camerino a respirare un po’ di ossigeno, a telefonare…” osservo parlando con Toni e lui dice: ‘No, il suo telefono ce l’ho io, me l’ha dato e ha detto: non rispondo a nessuno che non sia della mia famiglia. Oggi sono con la Barilla al 100%. Non ci sono per nessun altro se non per Mirka o i bambini’. Che professionista!

US: Questo, devo ammettere, è piuttosto straordinario!
LB: In genere questi personaggi, anche quelli carini come Antonio Banderas, tra una scena e l’altra si assentano, si rinchiudono nella loro stanzina, telefonano, parlano con l’amico… Roger no. Nessun amico può disturbarlo. Ha parlato con Tony due o tre volte, ma tre minuti per piccoli dettagli. Altrimenti era sempre in mezzo alla gente, col tecnico delle luci, col regista, con la comparsa, con il cuoco, con Oldani che prima non conosceva.

US: S’è trovato bene anche con lui, ho visto da quello che ha dichiarato il MasterChef Oldani
LB: Ma Roger è così! Io non ho mai visto nessuno comportarsi a quel modo lì, nessuno con il suo status…

US: Con chi hai avuto rapporti, oltre a Banderas, giusto per fare un paragone con persone del suo livello, insomma di nomi… gli atleti più importanti del passato a parte Edberg e Steffi Graf?
LB: Fra gli sportivi Alberto Tomba prima, Mikaela Shiffrin adesso. Fuori dallo sport Laura Pausini, che conosco abbastanza bene anche personalmente, al di là del rapporto di lavoro, Zucchero con cui c’è stato un anno di lavoro, molti anni fa, 23 anni fa circa… Beh Lucio Dalla ha fatto un contratto con noi ma per la pasta Voiello (appartiene alla Barilla da 40 anni; n.d. US)

US: E però l’amore, la sofferenza – come mi dicevi prima – per le partite di Roger quando sono cominciati?
LB: Quando l’ho conosciuto ho capito chi era e mi ci sono subito affezionato. Lo conosco pochissimo e l’ho visto ancor meno, non ho rapporti con lui…però non resisto.

US: Però poi l’hai rivisto diverse volte, sei venuto in Australia…
LB: No, non tante, pochissime in realtà… di partite ne vedo poche, tre all’anno. Dico sempre a Godsick: ‘Tony lasciamolo stare, non voglio disturbare’. E lui: ‘No, no, vieni, vieni, guarda che gli ho detto che sei venuto, lui ci tiene a salutarti!’”.

US: Sei andato anche a Chicago, l’hai visto quando sei andato per la Laver Cup?
LB: L’ho visto a Chicago, sì…

US: Roger a quel progetto della Laver Cup ci tiene moltissimo. E’ stata un’idea di Tony Godsick e sua, è stato lui che adora i vecchi campioni australiani, quindi…quanto dura il vostro contratto con Roger?
LB: 5 anni.

US: Hai visto qualche partita di Roger in Australia?
LB: Sì e ho visto anche Dimitrov contro quell’australiano così…strano…

US: Kyrgios?
LB: Kyrgios, Kyrgios, che ha perso contro Dimitrov. Ho visto bene quella partita, anzi Tony mi aveva piazzato a bordo campo e mi sono ritrovato a bordo campo di fianco a Mark Webber, l’ex pilota di Formula 1… quindi siamo diventati amici anche con Mark – ride – che poi abbiamo visto, è venuto qui a Parma… con Mark abbiamo fatto un paio di cosette, ma non a livello contrattuale, tra amici… due cose carine.

US: E a Wimbledon nel 2018…
LB: Sono andato a Wimbledon per parlare con Tony di alcune attività promozionali di Barilla. Tony mi ha portato a salutare Roger, Roger quel giorno non giocava, era a casa sua, con i suoi bambini, siamo stati lì a casa sua una mezz’oretta…

US: Ma non avete mai mangiato la pasta insieme, ancora…
LB:  Sì a Chicago, era seduto di fronte a me quando c’è stato il “Barilla-day”.

US: Ne mangia tanta? Non direi, ha un fisico così asciutto …
LB: No, mangia giusto, ma è un mangiatore straordinario di pasta!

US: Ma siete in grado di capire dov’è che avete più successo, cioè dove questo si traduce in qualcosa oppure è tutto un pochino…
Social Media Manager: Facciamo una ricerca l’anno che misura diversi item della marca e quindi avremo senz’altro anche il riscontro di quante persone hanno visto, memorizzato, capito il messaggio e anche il fatto… anche la domanda diretta della Warners su: “Chi è il testimone di Barilla?”. Una domanda importante che misureremo, stiamo misurando.

Nella saletta riunioni dove stiamo parlando spicca la foto di Luca Barilla con Roger Federer. “Questa è la foto… quando lui è andato via Tony ha detto: ‘Fermi, fermi che facciamo una foto!’. Che poi prosegue: “Roger va via, sempre sorridente, leggero – diciamo -. Io rimango a pranzo con Tony ancora una mezz’oretta. Abbiamo fatto quella foto senza che io la richiedessi. Non chiedo mai di far selfie con questi personaggi… È un atto di rispetto: chissà quanta gente chiede a lui di fare fotografie, autografi… quindi a lui non l’ho chiesto assolutamente quel giorno, niente quel giorno. È stato Tony a dire: ‘Facciamo una foto ricordo!’. Poi io l’avevo dimenticato, non ci pensavo neanche più. Dopo una settimana o due mi arriva la foto in questa cornice. L’hanno fatta loro con la dedica di Roger. Ma la dedica è meravigliosa….

“To Mr Pasta forever”, così recita la dedica sulla foto. E anche se a Ubaldo Scanagatta piace molto, il vero Mr Pasta è Luca Barilla

US: Cosa c’è scritto? Ah, “To Mr Pasta for life”.
LB: È una dedica meravigliosa “pasta for life”. Noi non eravamo amici, non ci non ci eravamo mai visti prima… poi magari lui lo fa con tutti, ma non ho avuto proprio questa sensazione..

Divaghiamo e guardiamo un filmato di Mikael Shiffrin, la straordinaria campionessa di sci, l’altra grande testimonial di Barilla, sempre con casco e cappellino firmato. La Shiffrin parla di Roger Federer: “He’s big in the tennis world and big in the world-world. To see that he can still maintain this kind of mature and modest attitude… come on people! I shall be like Roger!”. “Ha detto quello che io penso da quando lo conosco!” esclama Luca.

US: Dai Luca mi ridici quel che mi hai detto prima che cominciasse l’intervista, quella… certa sofferenza che provi quando c’è Roger che gioca, quando hai paura che perda, insomma, o che si faccia male…
LB: Ho il terrore, ho il terrore…. Ma mi dispiace, mi dispiace se perde, mi dispiace enormemente per lui, oltre che per me, per i suoi fan… ma per lui, perché è una persona per me talmente straordinaria che meriterebbe la gloria eterna.

US: Io credo che la gloria eterna l’abbia conquistata! Perché non c’è nessuno insomma… sono vent’anni… cioè io l’ho visto a 17 anni vincere al torneo di Firenze giovanile, anzi a 16, che era un torneo per gli under 18 e già lì tutti dicevano: “Ma questo qui chissà dove va!” Poi, primo esordio di Federer in Coppa Davis contro l’Italia a Neuchâtel e batte Sanguinetti, e lì di quel ragazzo che aveva i capelli con le meches un po’ bionde e un po’ addirittura verdi, si dice: “Diventerà un campione!”.
LB: Mi ha raccontato lui che era un ribelle quando era ragazzino!

Roger Federer – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

US: Sì sì, rompeva le racchette e non di rado perdeva la testa per la rabbia di un errore che non si voleva concedere
LB: Me l’ha detto, me l’ha detto, io non le sapevo assolutamente queste cose di lui!

US: Perché, Luca, tu non leggi Ubitennis abbastanza, eh!

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Interviste

Nadal: “Non posso sprecare energie per diventare n.1”

Rafa si racconta dopo il 19esimo Slam: “Non mi sento più vecchio della mia età. Ma devo prendermi cura di me stesso”. Lo spagnolo conferma: i tornei più importanti della vetta della classifica

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Rafael Nadal - US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

In una lunga intervista concessa al sito ATP, Rafael Nadal, ora a Maiorca per riprendersi dalla estenuante finale giocata a New York contro Medvedev, ha raccontato le sue sensazioni dopo la vittoria degli US Open per la quarta volta in carriera. Trionfo che lo ha portato ad un solo titolo Slam di distanza dai 20 di Roger Federer, primatista assoluto. L’intervista di Rafa è un seguito ‘spirituale’ di quanto detto in conferenza stampa a Flushing Meadows, con un Nadal apparso molto fatalista ma soprattutto felice. Il tennista spagnolo si rende infatti perfettamente conto dello scorrere inesorabile del tempo e del fatto che il suo fisico sia sempre meno performante rispetto al passato, ma è proprio questo che rende ogni nuova vittoria un pizzico più speciale.

LE LACRIME DEL GUERRIERO“Dovete capirmi, avevo praticamente vinto. Tornando indietro ho ripensato a quando la partita è girata a favore di Medvedev nel terzo set, e a quanto velocemente le cose possano uscire dal mio controllo. La situazione era critica, sono passato dall’essere a un passo dalla vittoria all’essere a un tanto così dalla sconfitta. Mi sono reso conto non solo di quanto abbiamo lottato, ma anche di quanto siamo andati oltre mentalmente e fisicamente, finché non sono riuscito a rompere il muro al suo primo momento di debolezza”.

IL PESO DELL’ETÀ“Non mi sento più vecchio della mia età. Mi sento gli anni che ho: 33. Ho sempre pensato di non sapere quando arriverà la mia ultima vittoria. Ma penso di essere in una buona fase della mia carriera. Sono semplicemente consapevole che con il passare degli anni non posso perdere di vista la realtà. Devi prenderti più cura di te stesso, prendere decisioni più sagge. Quando sei più giovane sei in grado di giocare molte più partite, mentre è importante essere più selettivi man mano che invecchi. Devi riflettere molto su ciò che sarà più utile per prolungare la tua carriera. Se il mio corpo mi permetterà di allenarmi tutti i giorni a livelli alti continuerò a giocare, visto che sento ancora una grande passione per il tennis. Mi piace darmi obiettivi e assaporare il gusto della competizione.

 

PER CHI NON CI CREDEVADimostrare agli altri che si erano sbagliati non è mai stata una mia motivazione, né nel tennis né nella vita di tutti i giorni. Penso che la motivazione e l’ambizione debbano venire da se stessi e non da fuori. Mi circondo di energia positiva e provo a fare il meglio che posso”.

CHE FINALE È STATA“Non ho rivisto la partita! L’ho solo giocata e senza rivederla è difficile commentare. Quando sei là fuori sei teso ed è impossibile pensare ad altro oltre a quello che devi fare per vincere. La finale aveva sicuramente tutti gli ingredienti necessari per essere una partita avvincente e straordinaria che non sarà dimenticata presto, ma dovrei rivederla dall’inizio alla fine per dare il mio verdetto su dove si colloca tra le mie migliori partite. Sicuramente è tra i momenti più soddisfacenti della stagione, ma la cosa che mi rende più soddisfatto è come mi sono ripreso da Barcellona. Tra Barcellona e Montecarlo ho giocato malissimo (eliminato da Thiem e Fognini in semifinale) e sono orgoglioso di come sono riuscito a riprendermi mentalmente da quei due tornei”.

Rafael Nadal – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

IL NUMERO 1“Il mio obiettivo è essere competitivo il più a lungo possibile nei grandi tornei, e per esserlo devo costringermi a giocarne meno. È vero che essere il numero 1 di fine stagione non è il mio obiettivo principale, anche se ovviamente mi piacerebbe. Non posso sprecare energie per diventarlo, devo concentrarle nell’allenarmi e per quando dovrò giocare. Se poi il numero 1 sarà una conseguenza di quello, ben venga, ma anche se non dovessi finire da numero 1 sarebbe comunque una grandissima annata per me”.

PROGRAMMAZIONE“Sono stanco. La verità è che non mi sono ancora completamente ripreso. Sono tornato a casa e abbiamo già fatto un piccolo lavoro di recupero. Sto riguadagnando le forze a poco a poco. A livello mentale mi basta riposare. Quando finisci una partita del genere devi recuperare facendo tutti gli step necessari per essere sicuro di riprenderti al meglio È troppo presto per elaborare i piani, perché dopo la finale non ho avuto la possibilità di discutere le varie questioni con la mia squadra. Dovrò vedere come risponderà il mio corpo, ma sicuramente la Laver Cup è cerchiata in rosso nel mio calendario”.

LA NEXT GEN “Il cambio della guardia che doveva esserci da anni è stato più lento del previsto, la vecchia guardia ha resistito per anni, ma i pilastri come Ferrer hanno cominciato a passare il testimone. La verità è che io, Roger e Novak abbiamo vinto così tanto negli ultimi 14 anni, e siamo ancora al top del ranking. Ora ci sono Auger-Aliassime, Shapovalov, Berrettini, Khachanov, Medvedev, Zverev e Rublev. Sono giocatori formidabili e la logica suggerisce che la nuova generazione sia già qua. Stanno attirando molta attenzione mediatica ed alcuni di loro sono già nella top 10. A parer mio sentiremo sempre più parlare di loro.

LA GIOVANE SPAGNA“Penso che quanto fatto dalla precedente generazione sia difficilmente replicabile. La federazione spagnola compete con quelle che organizzano gli Slam e i grandi tornei come gli Internazionali di Roma e la Rogers Cup. Hanno tutte un budget più alto della nostra federazione. Durante questi anni del boom mediatico del tennis in Spagna abbiamo fatto l’errore, come federazione, di non riuscire a capitalizzare questa popolarità nei tornei che ospitiamo. In modo da poterli rendere allo stesso livello di quelli che ho appena citato, così da poter generare annualmente più fondi con cui finanziare lo sviluppo dei giovani. Nonostante ciò, vedremo come si svilupperanno i nostri nuovi talenti come Carlos Alcaraz Garfia, Pedro Martinez e Jaume Munar.

UN ESEMPIO PER GLI ALTRI “Cerco sempre di essere me stesso e di fare le cose che mi sembrano giuste. Applico le lezioni che la mia famiglia mi ha dato fin da quando ero ragazzo. I ragazzi possono osservare le cose che fanno i loro idoli e provare a emularli. Allo stesso modo, si ha il potere di evitare comportamenti distruttivi. Mi sforzo sempre di prendere quello che è positivo e ho la consapevolezza di evitare ciò che potrebbe abbattermi. Mi fa molto piacere sapere che ciò che faccio può aiutare e ispirare gli altri. Dobbiamo tutti alzarci per andare al lavoro, combattere qualunque cosa la vita ci ponga davanti e mantenere una visione positiva, e se ciò che faccio in qualche modo ispira qualcuno a farlo, è gratificante. Non c’è niente di più soddisfacente per me che far sentire gli altri più potenti o risollevargli il morale”.

Traduzione dell’intervista e articolo a cura di Giorgio Di Maio

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Interviste

Intervista a Travaglia: “Fuori dal campo? Tutto tranne il tennis!”

GENOVA – Stefano si racconta a Ubitennis dopo la sconfitta all’AON Open Challenger. “Mi sto impegnando per essere più aggressivo e andare a rete”

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Stefano Travaglia - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Stefano Travaglia non è una figura appariscente del tennis azzurro. Con umiltà ha costruito il suo gioco, non proprio esplosivo, ma dotato di solidi fondamentali, di un buon servizio e di un’ottima lettura tattica: con queste armi ha conquistato quattro titoli Challenger in carriera, di cui due proprio quest’anno (Sopot e Francavilla) che gli hanno permesso di issarsi fino al best ranking di numero 79 del mondo, raggiunto nel mese di agosto.

Magari i più lo ricordano per quel primo turno agli US Open 2017, quando partendo dalle qualificazioni sconfisse Fabio Fognini in una partita passata agli annali per la vicenda degli insulti di Fabio al giudice di sedia. Magari in molti nemmeno lo conoscono, offuscato un po’ dai tanti protagonisti, anche giovanissimi, dell’attuale movimento del tennis azzurro. Per intenderci, se Travaglia si chiamasse Stefania invece di Stefano sarebbe la n.2 d’Italia e presenza fissa in Fed Cup.

Incontriamo il tennista classe 1991 a Genova, dove ha giocato all’AON Open Challenger di Valletta Cambiaso, battendo Bagnis al secondo turno e Zeppieri negli ottavi, inciampando nei quarti contro Lorenzo Sonego, che si è poi laureato campione superando in finale Davidovich Fokina al tie-break decisivo.

Parlando con Stefano abbiamo subito l’impressione di trovarci di fronte un ragazzo con una bella testa, dentro e fuori dal campo, oltre che cordiale ed educato: se è vero che non tutti i tennisti si concedono volentieri alle penne del tennis, è altrettanto vero che con Travaglia si chiacchiera volentieri e gli argomenti non gli mancano.

 

Partendo dal Challenger di Genova, Stefano si dice soddisfatto della settimana e del tennis espresso, e ci racconta di trovarsi molto bene qui: È il miglior Challenger che ci sia e in Italia noi giocatori respiriamo sempre un’atmosfera speciale. Ha forse qualcosa da recriminare nella partita contro Sonego, in cui probabilmente avrebbe potuto fare qualcosa di più, ma a fine stagione si è sempre un po’ un po’ stanchi… e che stagione quella del tennista di Ascoli Piceno! Due main draw degli Slam raggiunti, i titoli a Francavilla e Sopot, e i primi quarti di finale ATP nel torneo di Umago, dove ha sconfitto un Thomas Fabbiano in grande spolvero.

Sono molto soddisfatto della stagione, per come ho giocato e per come sono migliorato. Mi ero posto l’obiettivo di entrare nei primi 100 e ora sono al n.79 del ranking, con ancora una parte di stagione da giocare. Parteciperò infatti ancora a 6-7 tornei da qui alla fine dell’anno, cercherò di giocare ogni partita al massimo e fare più esperienza possibile”.

Gli chiediamo su cosa stia lavorando in particolare: “Per fare un ulteriore salto di qualità, sto lavorando sull’intensità che metto in ogni punto della partita. A livello tecnico sul servizio, perché è il colpo con cui ti costruisci il punto, e sto consolidando il dritto. Sto anche cercando di rendere più solido il rovescio e di variare le rotazioni, giocandolo spesso in slice. E soprattutto mi sto impegnando per essere più aggressivo e andarmi a prendere il punto a rete: dato che è nel mio repertorio, devo farlo più spesso”.

Rispetto ai giovani emergenti italiani, ci racconta di aver giocato questa settimana contro Zeppieri e quella passata contro Musetti. Nonostante li abbia battuti entrambi, ha ammesso di vedere in entrambi grande potenziale: “Sono già molto avanti come livello di gioco. Certo dovranno ancora fare esperienza, sono giovanissimi, ma è questione di tempo, direi più di mesi che di anni. Possono inserirsi nel circuito ATP molto presto.

Infine, in poche parole com’è Stefano Travaglia fuori dal campo? Mi piace fare di tutto tranne giocare a tennis! Andare al mare, ma anche in montagna, stare a casa e trascorrere del tempo con la mia famiglia e la mia ragazza. È necessario staccare un po’ dal mondo del tennis anche per rendere bene in campo, perché si rischia di esaurire le energie. La vita sul circuito mi piace, mi piace viaggiare e logicamente amo giocare a tennis, ma ho bisogno anche di momenti di stop: occorre imparare a conoscersi e valutare quando è il momento giusto per fermarsi”.

E lui di stop, purtroppo, ne ha già avuti e dovuti affrontare parecchi, a causa di numerosi infortuni da cui ha sempre saputo rialzarsi, con tanto lavoro e con quella sobrietà che lo caratterizza.

A cura di Paola Farina

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Interviste

Medvedev: “I Fab 3 sono troppo forti, è dura anche vincere un set con loro”

Le parole di Daniil dopo la finale dello US Open persa al quinto contro Nadal: “La migliore atmosfera della mia vita. Rafa era una belva”

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Daniil Medvedev - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

da New York, il nostro inviato

Soddisfatto anche dopo la sconfitta, Daniil Medvedev racconta la sua prima finale Slam.

“Certo che mi ricorderò questa serata, fantastica partita, fantastica estate. Come Rafa si ricorda la sua prima finale, anche se lui l’ha vinta! Sotto due set e break, pensavo: ‘Tra 20 minuti devo fare un discorso, che dirò?’. Sono sicuro che tutti noi giovani stiamo lottando per far avvenire il cambio generazionale, ma questi sono forti, non posso dire altro, sono troppo forti, è dura anche vincere un set con loro. Se mi avessero detto 15 giorni fa che avrei incontrato Djokovic e Federer e che poi sarei arrivato in finale addirittura al quinto set con Nadal non ci avrei creduto, mi sarei accontentato dei quarti di finale.

 

Mia moglie mi dice sempre di non essere troppo critico con me stesso, per esempio stasera non sono soddisfatto di aver perso, ma devo essere contento del mio torneo, di queste ultime settimane. I primi due set stavo lì, ma Rafa era una belva, trovava soluzioni a tutto quello che facevo. Quei tre sono incredibili anche tatticamente. Poi non so nemmeno io come, ma sono riuscito a rientrare nella partita. Io cerco di essere me stesso, spero di essere riuscito a farmi capire dal pubblico. Quando ho recuperato il break nel terzo ho sentito che volevano ancora tennis, mi tifavano come matti, e ho lottato anche per loro.

Nel tennis, il cosiddetto ‘atteggiamento russo’, l’indolenza, a volte ti porta a non impegnarti. Io non sono così, voglio lottare su ogni palla, per poter dire di aver fatto tutto quello che potevo. Stare là fuori stasera è stato un piacere, sentire il mio nome gridato oltre a quello di Rafa, la migliore atmosfera della mia vita. A rete ci siamo fatti le congratulazioni a vicenda, i complimenti. Penso che tra loro tre sia una bella gara, bella anche da vedere.

Nel tennis certo che puoi avere paura, puoi perdere fiducia. Questa estate non ne ho avuta, né stasera, era Rafa che aveva tanto da perdere. Ho giocato a tennis per 17 anni ormai, ero pronto per un momento come questo. Era solo questione di due tennisti che combattevano uno contro l’altro, lui è stato il migliore, e basta.

Quando avrò 33 anni mi vedo ancora a competere, lo spero, sì. Ma come ha detto Rafa lui ha cambiato il suo gioco, chissà se ne sarò capace. Sto lavorando tantissimo sul fisico, il mio allenatore mi uccide per essere pronto a questi tornei. Mangio la pasta, certo, e anche la pizza. So che gli italiani potrebbero fischiarmi per questo, ma mi piace la pizza con l’ananas!”.

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