Luca Barilla su Federer: “Lo vedevo un marziano, irraggiungibile. Pensai a Edberg e…"

Interviste

Luca Barilla su Federer: “Lo vedevo un marziano, irraggiungibile. Pensai a Edberg e…”

Intervista-ritratto di chi non cela sconfinata ammirazione per Roger. La sorpresa del primo incontro. Da Edberg all’agente Tony Godsick e al “purché gli piaccia la pasta!”. “Roger per me? Quasi come Brad Pitt per le signore”. La professionalità di Federer sul set e l’episodio del cellulare

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Roger Federer esordirà a Roma proprio oggi, mercoledì 15 maggio, alle ore 11 contro Joao Sousa sul campo centrale del Foro Italico. Trovate QUI il programma completo della giornata

Incontro una vecchia e cara conoscenza, Luca Barilla, nel modernissimo stabilimento della famiglia Barilla a Parma, tanti anni dopo un invito a pranzo che Rino Tommasi e chi scrive ricevettero negli anni ‘90 per incontrare due celebri testimonial della pasta più famosa e venduta nel mondo, Stefan Edberg e Steffi Graf. Stefan girava fra biscotti del Mulino Bianco, frollini e quant’altro con sulla testa bionda un gran cappello bianco da cuoco. Per Steffi sarebbero stati creati perfino orecchini di… pasta. In tutta Europa, non solo Svezia e Germania, fu un boom.

Prima di Luca avevo avuto, all’epoca, modo di conoscere il fratello maggiore, Guido, pochi anni prima che morisse (nel ’93) il padre Pietro, pioniere della pasta e discendente di quell’Ovidio Barilla che già nel 1500 era a capo della corporazione dei fornai, ai tempi dei duchi Cesarini Sforza. Non credo sia un caso se i testimonial tennistici di Barilla si sono sempre contraddistinti per una indiscutibile signorilità ed eleganza: Edberg e Graf, Federer. Bastano i nomi e nessun potrà smentire. Anche se la scelta dei personaggi è stata ovviamente condivisa dai due fratelli e dal management, è stato soprattutto Luca ad avviare i rapporti con questi grandi del tennis e poi a seguirli più da vicino.

 

Il 9 maggio 2017 esce inaspettata la notizia della partnership fra Barilla e Roger Federer e Luca sosterrà sempre che la cifra di cui si chiacchiera è esagerata, quella reale sarebbe “molto inferiore”, ma intanto è rimbalzata così in tutto il mondo.

Ubaldo Scanagatta: Ma come è nato il tutto, Luca? Come hai pensato di avvicinare Roger Federer e come hai fatto?
Luca Barilla: Lo vedevo come fosse un marziano, un uomo che viveva su un altro pianeta, irraggiungibile, famosissimo, virtuosissimo, ricchissimo… anche di potere per certi versi, perché è un opinion leader nel suo campo… Roger è invitato da tutti nel mondo: personaggi politici, imprenditori, persone della moda, dello sport… tutti in ginocchio davanti a lui. Quindi non sapevo proprio come fare. Poi un giorno ho letto sul giornale che Stefan Edberg era stato il suo coach, il suo allenatore. Stefan non lo sentivo da un po’ di anni, ma ho provato a chiedere a lui se ci fosse la possibilità di avvicinarlo. Con Stefan il rapporto è rimasto in piedi ancora per qualche anno anche dopo la fine del rapporto. Anche se non ci si vedeva, ci eravamo sentiti qualche volta al telefono…Insomma ho scritto una mail a Stefan. Mi ha risposto subito: “Guarda Luca, per metterti  in contatto con Roger la persona migliore è il suo manager, Tony Godsick. Ti creo io il contatto…”

US: Questo succedeva?
LB: Tre anni fa. Con Tony scambiamo qualche mail. Gli scrivo: ‘Tony sono Luca Barilla dell’azienda Barilla, mi piacerebbe molto incontrarti e sapere se eventualmente si può fare qualche cosa insieme. Però sarebbe importante per me sapere se Roger mangia la pasta e se gli piace. Se non gli piacesse sarebbe inutile proseguire nel discorso’. Tony mi risponde con toni quasi entusiastici: “Roger mangia sempre la pasta e spesso è proprio la Barilla perché si trova dappertutto ed è la più conosciuta. Insomma sarò molto felice di incontrarti’. Combiniamo un appuntamento per qualche mese dopo a Zurigo, in occasione di un viaggio di Tony in Europa. Mi invita in un ristorante dell’Hyatt in centro a Zurigo; vado un po’ emozionato perché sto per incontrare il rappresentante di Roger, che per me è come incontrare Roger. Sono da solo e mi dico: ‘Mah! Adesso cosa gli racconto, come andrà… sì gli racconto chi sono e della Barilla…”

US: Vabbè, non è che ti presenti con niente alle spalle, eh! Insomma, cioè, ora qualche argomento ce l’hai! E poi forse hai anche una qualche abitudine a parlare con dei manager, o no?
LB: Sì, però io vedevo sempre questo personaggio dietro Tony, e provavo un po’ di soggezione, un po’ di emozione… Quindi vado lì, non tranquillo, felicissimo, ma un po’ agitato. Ma appena incontro Tony, persona molto carina, dopo pochi secondi mi trovo perfettamente a mio agio

US: Sai che lui è marito di Mary Joe Fernandez, quindi…
LB: Sì l’ho saputo. Me l’ha raccontato lui.  Quindi ci sediamo al tavolo, io mi presento, comincio a raccontargli un po’ della pasta… che, fra l’altro, la pasta è vittima di false credenze, cioè che farebbe ingrassare, che il glutine sarebbe velenoso e cose di questo genere, quando invece il glutine può essere nocivo per gli intolleranti al glutine, ma per le altre persone è una sostanza, un ingrediente che invece fa bene, ha un alto contenuto proteico. Il glutine ci vuole. Addirittura ai bambini tanti anni fa si dava la pasta glutinata, con il glutine aggiunto… Adesso non esiste più, ma lo si faceva fino a poche decine di anni fa, negli anni ’50.

US: Non avresti potuto sponsorizzare Djokovic…
LB: No, eh no – ride –  ma ognuno ha le sue abitudini alimentari. Sto parlando di queste cose con Tony da una ventina di minuti, quando arriva una cameriera che prende la mia borsa appoggiata lì accanto… lì dentro ho tutto. Se qualcuno mi porta via la borsa, mi porta via la mia vita, non ho duplicati…

US: Conosco il problema!
LB: Prende la borsa e me la sposta. E io: ‘Ma cosa sta facendo!’ quando ecco che mi ritrovo Roger di fianco… sì, è arrivato Roger! Tony gli avrà fatto un segno…io non mi sono accorto di niente. Beh, Roger non solo è arrivato ma si è fermato un’ora. A me è venuto un mezzo infarto! Cioè… faccio la figura di quelle signore che quando vedono Brad Pitt svengono… Qualcosa del genere!’ e ride. Quasi mi è venuta a mancare la parola… “Ma come… Roger qui?!”. Lì Tony è stato bravo perché ha subito rotto il ghiaccio alla grande: “Luca scusa, puoi ripetere le cose che stavi raccontando a me? Sono interessanti, almeno secondo me. Piacerà anche a Roger ascoltarle”.

US: Ma quali erano più o meno?
LB: Beh, quello che ti dicevo quando ti parlavo della pasta… insomma di quello che noi italiani e Barilla rappresentiamo nel mondo tramite la pasta, di quanto la pasta sia un alimento molto amato per certi aspetti, ma anche ingiustamente criticato. Gli ho raccontato, perché ci credo, di come la pasta sia un alimento assolutamente naturale ed ecologico. Il grano ha bisogno di pochissima acqua per crescere: basta un buon clima, sole e buona terra e il grano viene su quasi da solo. Per fare la pasta ci vuole soltanto l’aggiunta dell’acqua, nient’altro. È proprio figlia della natura, un prodotto estremamente salutare, estremamente pulito e molto molto economico. Raccontavo queste semplici cose che molti non sanno. Roger sembra davvero incuriosito, interessato. E mi fa qualche domanda, carinissimo, come se ci conoscessimo da sempre! Poi, a un certo punto, guarda l’orologio…il tempo era volato, era da un’ora che stavamo parlando. Dice: ‘Ah ragazzi, scusatemi ma devo andare perché ho l’allenamento. Se arrivo tardi perdo la prenotazione sul campo’. Stupito mi scappa un ‘Davvero, ma come!, ti portano via il campo, a te, a Roger Federer?’ E lui”  “Eh sì, se arrivi tardi quelli che vengono dopo non ti regalano un minuto! In Svizzera funziona così. Quando è finito il mio tempo devo lasciare il campo a chi ha prenotato dopo di me’.

Da Tony avrei poi saputo, attraverso successive email, che Roger era interessato ad andare avanti. Dopo pochi mesi preparato il contratto e firmato ma… con trattativa zero! Di contratti negli ultimi 30-35 anni ne abbiamo fatti tantissimi. Tutti i personaggi, dello spettacolo o dello sport quando fai il contratto ti dicono: “Allora, c’è il mondo intero: l’Italia te la vendo a 10, la Francia te la vendo a 3, l’America te la vendo a 8. Per ogni paese ti do i diritti a tariffe diverse”. Per cui tu devi farli solo se ti interessa l’America, più la Spagna, più… sommi le loro richieste sull’America, più la Spagna, più la Russia… se vuoi solo la Russia paghi solo per la Russia. Tony ha detto: “Noi queste cose non le facciamo”. È stato lui che ha proposto, ha detto: “Pasta e sughi…”. Io avevo parlato solo di pasta, ma Tony mi ha detto: “Pasta e sughi worldwide. Non stiamo lì a discutere”. Io ho detto: “Ma è fantastico… è fantastico!” . Abbiamo chiuso l’accordo in un attimo… con una stretta di mano.

US: Quasi un amore a prima vista!
LB: È impossibile non innamorarsi di un personaggio così, se uno pensa alle sue dimensioni planetarie e a come al contempo interagisce con te! Avevamo già firmato il contratto da poco e dopo un mese lui è venuto a Parma, quasi una sorpresa. Non era previsto dal contratto. Ma è venuto e ha tenuto la giornata fuori dal contratto. Una giornata in più che ci regalava. L’unica cosa che ha detto all’arrivo è stata: ‘Scusate ma dovrei andar via alle 5, perché stasera voglio mettere a letto i miei figli…’ I bambini mangiano alle 7:30; poi alle 8:00 li mette a letto lui, e poi alle 8:30 mangia con Mirka, loro due soli. Prima però ci tiene a essere a tavola con i suoi figli”.

US: Una volta gli ha fatto anche il bagnetto e si è fatto male al ginocchio…
LB: Eh sì proprio così! – ride – Però dopo quel problema al ginocchio è tornato più vincente di prima… 

US: Era venuto con un aereo privato qui?
LB: L’avevamo mandato noi a prendere col nostro aereo. Alle 5 era ancora qui in mezzo alla folla a fare i selfie, a salutare, l’orologio per lui non esisteva più. In genere altri personaggi alle 4:30 avrebbero cominciato a dire: ‘Ora devo andare, dov’è il cappotto? Devo andare in bagno un attimo…’. Lui no. Sono andato io da lui alle 5:10 a dirgli: ‘Roger – e lui era circondato da 300 persone – guarda che sono le 5, devi partire!’ Ah sì sì, va bene, adesso…”. Un altro episodio che mi ha molto colpito di lui è avvenuto durante lo shooting del nostro spot, in Brianza. Sono andato lì all’inizio delle riprese e ci sono stato per alcune ore. Roger lo vedevo spesso da lontano, non volevo disturbare. La cosa che mi ha colpito moltissimo è che tra una scena e l’altra, quando si ferma tutto per un minuto o due – o anche 10 minuti – lui rimaneva sempre lì in mezzo alla gente e non ha mai, dico mai, preso in mano un cellulare, cosa che non fa nessuno. “Tony ma Roger è sempre lì, non va nel suo camerino a respirare un po’ di ossigeno, a telefonare…” osservo parlando con Toni e lui dice: ‘No, il suo telefono ce l’ho io, me l’ha dato e ha detto: non rispondo a nessuno che non sia della mia famiglia. Oggi sono con la Barilla al 100%. Non ci sono per nessun altro se non per Mirka o i bambini’. Che professionista!

US: Questo, devo ammettere, è piuttosto straordinario!
LB: In genere questi personaggi, anche quelli carini come Antonio Banderas, tra una scena e l’altra si assentano, si rinchiudono nella loro stanzina, telefonano, parlano con l’amico… Roger no. Nessun amico può disturbarlo. Ha parlato con Tony due o tre volte, ma tre minuti per piccoli dettagli. Altrimenti era sempre in mezzo alla gente, col tecnico delle luci, col regista, con la comparsa, con il cuoco, con Oldani che prima non conosceva.

US: S’è trovato bene anche con lui, ho visto da quello che ha dichiarato il MasterChef Oldani
LB: Ma Roger è così! Io non ho mai visto nessuno comportarsi a quel modo lì, nessuno con il suo status…

US: Con chi hai avuto rapporti, oltre a Banderas, giusto per fare un paragone con persone del suo livello, insomma di nomi… gli atleti più importanti del passato a parte Edberg e Steffi Graf?
LB: Fra gli sportivi Alberto Tomba prima, Mikaela Shiffrin adesso. Fuori dallo sport Laura Pausini, che conosco abbastanza bene anche personalmente, al di là del rapporto di lavoro, Zucchero con cui c’è stato un anno di lavoro, molti anni fa, 23 anni fa circa… Beh Lucio Dalla ha fatto un contratto con noi ma per la pasta Voiello (appartiene alla Barilla da 40 anni; n.d. US)

US: E però l’amore, la sofferenza – come mi dicevi prima – per le partite di Roger quando sono cominciati?
LB: Quando l’ho conosciuto ho capito chi era e mi ci sono subito affezionato. Lo conosco pochissimo e l’ho visto ancor meno, non ho rapporti con lui…però non resisto.

US: Però poi l’hai rivisto diverse volte, sei venuto in Australia…
LB: No, non tante, pochissime in realtà… di partite ne vedo poche, tre all’anno. Dico sempre a Godsick: ‘Tony lasciamolo stare, non voglio disturbare’. E lui: ‘No, no, vieni, vieni, guarda che gli ho detto che sei venuto, lui ci tiene a salutarti!’”.

US: Sei andato anche a Chicago, l’hai visto quando sei andato per la Laver Cup?
LB: L’ho visto a Chicago, sì…

US: Roger a quel progetto della Laver Cup ci tiene moltissimo. E’ stata un’idea di Tony Godsick e sua, è stato lui che adora i vecchi campioni australiani, quindi…quanto dura il vostro contratto con Roger?
LB: 5 anni.

US: Hai visto qualche partita di Roger in Australia?
LB: Sì e ho visto anche Dimitrov contro quell’australiano così…strano…

US: Kyrgios?
LB: Kyrgios, Kyrgios, che ha perso contro Dimitrov. Ho visto bene quella partita, anzi Tony mi aveva piazzato a bordo campo e mi sono ritrovato a bordo campo di fianco a Mark Webber, l’ex pilota di Formula 1… quindi siamo diventati amici anche con Mark – ride – che poi abbiamo visto, è venuto qui a Parma… con Mark abbiamo fatto un paio di cosette, ma non a livello contrattuale, tra amici… due cose carine.

US: E a Wimbledon nel 2018…
LB: Sono andato a Wimbledon per parlare con Tony di alcune attività promozionali di Barilla. Tony mi ha portato a salutare Roger, Roger quel giorno non giocava, era a casa sua, con i suoi bambini, siamo stati lì a casa sua una mezz’oretta…

US: Ma non avete mai mangiato la pasta insieme, ancora…
LB:  Sì a Chicago, era seduto di fronte a me quando c’è stato il “Barilla-day”.

US: Ne mangia tanta? Non direi, ha un fisico così asciutto …
LB: No, mangia giusto, ma è un mangiatore straordinario di pasta!

US: Ma siete in grado di capire dov’è che avete più successo, cioè dove questo si traduce in qualcosa oppure è tutto un pochino…
Social Media Manager: Facciamo una ricerca l’anno che misura diversi item della marca e quindi avremo senz’altro anche il riscontro di quante persone hanno visto, memorizzato, capito il messaggio e anche il fatto… anche la domanda diretta della Warners su: “Chi è il testimone di Barilla?”. Una domanda importante che misureremo, stiamo misurando.

Nella saletta riunioni dove stiamo parlando spicca la foto di Luca Barilla con Roger Federer. “Questa è la foto… quando lui è andato via Tony ha detto: ‘Fermi, fermi che facciamo una foto!’. Che poi prosegue: “Roger va via, sempre sorridente, leggero – diciamo -. Io rimango a pranzo con Tony ancora una mezz’oretta. Abbiamo fatto quella foto senza che io la richiedessi. Non chiedo mai di far selfie con questi personaggi… È un atto di rispetto: chissà quanta gente chiede a lui di fare fotografie, autografi… quindi a lui non l’ho chiesto assolutamente quel giorno, niente quel giorno. È stato Tony a dire: ‘Facciamo una foto ricordo!’. Poi io l’avevo dimenticato, non ci pensavo neanche più. Dopo una settimana o due mi arriva la foto in questa cornice. L’hanno fatta loro con la dedica di Roger. Ma la dedica è meravigliosa….

“To Mr Pasta forever”, così recita la dedica sulla foto. E anche se a Ubaldo Scanagatta piace molto, il vero Mr Pasta è Luca Barilla

US: Cosa c’è scritto? Ah, “To Mr Pasta for life”.
LB: È una dedica meravigliosa “pasta for life”. Noi non eravamo amici, non ci non ci eravamo mai visti prima… poi magari lui lo fa con tutti, ma non ho avuto proprio questa sensazione..

Divaghiamo e guardiamo un filmato di Mikael Shiffrin, la straordinaria campionessa di sci, l’altra grande testimonial di Barilla, sempre con casco e cappellino firmato. La Shiffrin parla di Roger Federer: “He’s big in the tennis world and big in the world-world. To see that he can still maintain this kind of mature and modest attitude… come on people! I shall be like Roger!”. “Ha detto quello che io penso da quando lo conosco!” esclama Luca.

US: Dai Luca mi ridici quel che mi hai detto prima che cominciasse l’intervista, quella… certa sofferenza che provi quando c’è Roger che gioca, quando hai paura che perda, insomma, o che si faccia male…
LB: Ho il terrore, ho il terrore…. Ma mi dispiace, mi dispiace se perde, mi dispiace enormemente per lui, oltre che per me, per i suoi fan… ma per lui, perché è una persona per me talmente straordinaria che meriterebbe la gloria eterna.

US: Io credo che la gloria eterna l’abbia conquistata! Perché non c’è nessuno insomma… sono vent’anni… cioè io l’ho visto a 17 anni vincere al torneo di Firenze giovanile, anzi a 16, che era un torneo per gli under 18 e già lì tutti dicevano: “Ma questo qui chissà dove va!” Poi, primo esordio di Federer in Coppa Davis contro l’Italia a Neuchâtel e batte Sanguinetti, e lì di quel ragazzo che aveva i capelli con le meches un po’ bionde e un po’ addirittura verdi, si dice: “Diventerà un campione!”.
LB: Mi ha raccontato lui che era un ribelle quando era ragazzino!

Roger Federer – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

US: Sì sì, rompeva le racchette e non di rado perdeva la testa per la rabbia di un errore che non si voleva concedere
LB: Me l’ha detto, me l’ha detto, io non le sapevo assolutamente queste cose di lui!

US: Perché, Luca, tu non leggi Ubitennis abbastanza, eh!

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Gaudenzi: “I tornei ATP dovrebbero giocarsi in sicurezza nonostante le circostanze”

Dopo le polemiche su Djokovic e l’Adria Tour, torna a parlare il Chairman ATP. I tornei programmati al momento non sembrano a rischio: “La salute va sempre messa in primo piano, ma non possiamo azzerare i rischi”

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Andrea Gaudenzi (foto ATP Tour 2019)

Manca circa un mese e mezzo alla ripartenza della stagione tennistica 2020. ATP e WTA hanno pubblicato due settimane fa il calendario rimodulato che scandirà i ritmi della stagione post-Covid. Il presidente dell’ATP Andrea Gaudenzi, dopo la bacchettata a Novak Djokovic, è tornato sugli argomenti che riguardano il Tour e la sua imminente ripresa e al sito ATP ha ribadito un concetto fondamentale di questi tempi: La nostra priorità numero uno è stata quella di proteggere la salute. E così sarà sempre. Resta l’elemento che ci dice come e quando il tennis può essere in grado di riprendere. Non prendiamo decisioni senza consultare esperti medici competenti. Disponiamo di protocolli robusti ed esaustivi da implementare in occasione degli eventi ATP al fine di mitigare i rischi di infezione, ma dobbiamo anche essere realistici sul fatto che non è possibile rimuovere tutti i rischi”.

Oltre a una prima valutazione di natura sanitaria, è stato (e sarà) necessario prendere decisioni delicate per tutto l’universo tennistico: “Dopo la salute, il nostro obiettivo principale è quello di perseguire il bene più grande per il nostro sport e di cercare di recuperare il più possibile della stagione in termini di gioco, punti di classifica, premi in denaro e offrendo il nostro sport ai fan che sono desiderosi di rivedere il tennis. Ci rendiamo conto che la ripresa del calendario non è assolutamente perfetta: ci piacerebbe avere più eventi, più opportunità di gioco e più spazio tra i nostri eventi per facilitare la programmazione dei giocatori”.

La realtà è che l’impatto economico della crisi ha fatto sì che i tornei minori siano meno in grado di resistere alla tempesta rispetto a quelli in cima ha precisato il Chairman. “Ciò significa che dovremmo bloccare l’intero Tour fino a quando la situazione non sarà tornata alla normalità? Il nostro giudizio è che si debba iniziare da qualche parte e se abbiamo tornei ai massimi livelli in grado di svolgersi in un ambiente sicuro, offrendo opportunità di guadagno non solo per i giocatori ma per l’intero settore, beh, questo è un inizio. A lungo termine, sono ottimista sul fatto che con le misure preventive sviluppate e l’unità dimostrata dalle parti interessate, il tennis tornerà più forte che mai e continuerà a crescere per gli anni a venire“.

 

Ciò che è accaduto lo scorso weekend all’Adria Tour ha generato molta preoccupazione all’interno del circuito, oltre che tra appassionati e addetti ai lavori. Dopo la scoperta della positività di Dimitrov, una serie di contagi a catena – ultimo in ordine di tempo quello di Ivaniseviccausati da un generale disinteresse verso le misure basilari per il contenimento del COVID-19 (nessuna mascherina, spalti gremiti, partite di calcio e basket) hanno messo il tennis sotto una luce negativa a livello globale, nonostante sia di base uno degli sport con le dinamiche di gioco più adatte al rispetto del distanziamento sociale.

Gruppo A, Adria Tour 2020 a Zara (foto HTS/Mario Ćužić)

Gaudenzi al momento non sembra mettere in discussione la ripresa dei tornei programmata per agosto: “Penso che sia naturale la preoccupazione. La situazione globale del coronavirus si sta rapidamente sviluppando e presenta molte incognite. Credo che le nostre precauzioni e i nostri protocolli siano ben formati e, in base ai piani attuali, alcuni dei più grandi eventi ATP dovrebbero essere in grado di giocarsi in sicurezza nonostante le circostanze. Alla fine, però, possiamo anche attuare i piani più solidi, ma la collaborazione e l’approvazione da parte dei governi locali saranno fondamentali e continueremo a monitorare le restrizioni ai viaggi internazionali settimanalmente, con l’evolversi della situazione”.

La fine della pandemia è ancora lontana, ma per Gaudenzi è opportuno guardare anche agli obiettivi a lungo termine, valutare come migliorare il circuito e far crescere il numero di appassionati: “Possiamo fare meglio come sport? Credo di sì, altrimenti non avrei assunto questo ruolo. Per me la domanda è: come si può unire uno sport e collaborare in modo significativo per alzare l’asticella per tutti? A questo proposito, dobbiamo chiederci se la distribuzione del montepremi funziona come previsto, nella direzione che vogliamo intraprendere come sport. Abbiamo in atto un piano strategico che spera di affrontare questi temi. L’attenzione, in primo luogo, è far crescere l’intera torta per l’intero sport, ma anche garantire la ridistribuzione attraverso tutto l’ecosistema del tennis fino al Challenger Tour, il che è necessario se vogliamo uno sport sano che sia attraente e praticabile come percorso professionale”.

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Interviste

Giulio Zeppieri non ha fretta: “Se hai le qualità arrivi. Il tennis in TV non mi piace troppo”

Alla scoperta del diciottenne di Roma. L’operazione alle tonsille gli ha impedito di essere a Todi, ma sarà pronto alla ripresa. Il rapporto speciale con coach Melaranci e l’amico Musetti

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Giulio Zeppieri (foto Giancarlo Colombo)

“La cosa più sbagliata che puoi fare è avere troppa fretta di arrivare”. Parole e musica di Giulio Zeppieri. “Ognuno deve fare il suo percorso, ognuno deve avere il suo tempo. Poi se hai le capacità e le qualità sicuramente arrivi”. Il mancino nato a Roma il 7 dicembre del 2001, oggi numero 371 del ranking ATP, è reduce dalla sua prima stagione da ‘pro’ e da un inizio di 2020 condizionato da alcuni problemi fisici: “Sono stato male a inizio anno e ho giocato pochissimo: ho fatto tre tornei e in due avevo la febbre. Ho avuto un problema alle tonsille e anche alcuni fastidi alla schiena, quindi sono stato molto fermo“. Poi lo stop del circuito a causa della pandemia di COVID-19 e il lockdown.

Raggiungiamo Giulio telefonicamente durante la pausa pranzo, tra un allenamento e l’altro, e iniziamo parlando proprio della ripresa dell’attività sul campo, alla Capanno Tennis Academy di Latina: “All’inizio abbiamo giocato solo due-tre volte alla settimana. Non ho avuto grandi difficoltà a riprendere, anche perché durante lo stop ho lavorato tanto a livello fisico con il mio preparatore Roberto Petrignani. Mancano ancora due mesi al prossimo torneo, è tanto tempo. Diciamo che l’obiettivo del ritorno in campo per ora rimane lontano, per questo motivo ancora non c’è tantissimo stimolo nell’allenarsi.

Ha destato una certa sorpresa l’assenza di Zeppieri ai Campionati Assoluti di Todi. “Avrei voluto esserci, ma ho dovuto rinunciare. Oltre al fatto che il 2 luglio farò la maturità e quindi devo studiare, alla fine ho deciso di fare l’intervento chirurgico alle tonsille: mi opero il 26 giugno”. L’intervento chirurgico non dovrebbe comunque mettere a rischio la sua presenza nei tornei di agosto: “Dopo l’operazione dovrò stare fermo almeno una ventina di giorni prima di iniziare l’attività fisica. Diciamo che potrei riprendere a giocare intorno a metà luglio, dovrei essere pronto per la ripartenza. Non so bene come si evolverà la situazione dei Futures e dei Challenger, vediamo che faranno nei prossimi giorni. Quello che sappiamo noi è quello che sanno tutti. Non ci dicono né più né meno”.

 

Chiediamo a Giulio quale sia l’aspetto da curare maggiormente in vista del ritorno in campo dopo uno stop così lungo: quello fisico o quello mentale? “Sicuramente tutti e due. Secondo me ricominciare a giocare non sarà facile. Chi si farà trovare subito pronto anche a livello mentale potrà avere un grande vantaggio rispetto agli altri”.

Lo stop forzato ha però permesso a Zeppieri di lavorare su diversi aspetti del suo gioco: Abbiamo lavorato tantissimo sul dritto, sull’approccio a rete e sulle volée. In questo periodo era necessario, è un po’ come fare la preparazione invernale. Il dritto è migliorato molto, ma c’è ancora del lavoro da fare. Così come sulle volée. I colpi su cui mi sento più sicuro rimangono il servizio e il rovescio”. Se sul cemento l’aiuto arriva dalla battuta (“Servendo abbastanza bene sul duro mi trovo meglio”), sulla terra è necessario adattare un pochino il rovescio, che l’azzurro al momento gioca ancora relativamente piatto: “È una delle cose su cui ho lavorato tanto in questo periodo. Stiamo cercando di cambiare un pochino il rovescio quando gioco sulla terra, l’obiettivo è cercare di far girare un po’ di più la palla per poi spostarmi sul dritto. Comunque credo di giocare bene anche sulla terra, sono abbastanza versatile”.

Giulio Zeppieri (foto Giancarlo Colombo)

Merito anche di Piero Melaranci, il coach che segue Zeppieri praticamente da sempre. “Con Piero ci siamo trovati bene fin da subito. Sono stato molto fortunato a trovare una persona così brava e preparata, non è una cosa semplice”. Qual è il segreto? Perché questo rapporto funziona così bene? Funziona perché la pensiamo allo stesso modo. Perché ha sempre cercato di farmi capire le cose e come affrontarle. Mi ha aiutato molto anche dal punto di vista mentale, anche per le cose che riguardano la vita di tutti i giorni. Sono stato con lui fin da piccolo, abbiamo passato tantissimo tempo insieme… alla fine è un po’ una figura paterna”. Insieme a Melaranci e al preparatore atletico Petrignani, anche il mental coach Lorenzo Beltrame ha un ruolo di primo piano nel team, perché come spiega Giulio “è importante per un giocatore non accelerare troppo i tempi, iniziare con calma e non esagerare subito fin da piccolo, perché certe cose possono essere complicate da capire”.

La conversazione si sposta sulla situazione del tennis maschile italiano: “Non siamo messi per niente male… credo che a livello giovanile in questo momento il movimento italiano sia uno dei migliori che abbiamo mai avuto, forse il migliore. Abbiamo tantissimi ragazzi che giocano bene”. Come il suo grande amico Lorenzo Musetti (intervistato da Alessandro Stella poche settimane fa): Abbiamo un rapporto veramente speciale, ci conosciamo benissimo. Nei tornei stiamo sempre insieme, viaggiamo insieme. Io conosco bene i suoi genitori, lui conosce i miei. La competizione c’è solo quando scendiamo in campo. Ma abbiamo giocato pochissime volte uno contro l’altro: solo tre, è assurdo!”. A proposito di giovani connazionali, a livello junior Giulio ha giocato spesso in doppio con Sinner: “Sì, un anno abbiamo giocato sempre insieme. Jannik ha sempre giocato benissimo a tennis, si sapeva che era uno che poteva esplodere. Però così, da un momento all’altro… nessuno pensava che potesse raggiungere un livello del genere in così poco tempo. Speriamo che diventi ancora più forte”.

Lo scorso anno, nella sua prima stagione da professionista, Zeppieri ha trionfato nel 25000 dollari di Santa Margherita di Pula e raggiunto la sua prima semifinale a livello Challenger a Parma (sconfitto al tie-break decisivo da Federico Gaio). Come ha vissuto il passaggio da junior a ‘pro’? “Abbastanza bene direi. Sono stato fortunato perché ho giocato pochissimi Futures, avendo ricevuto le wild card della federazione per i Challenger. Non è stato un trauma così grande. Naturalmente all’inizio il livello dei Challenger era abbastanza alto, però devo ammettere che mi sono subito adattato abbastanza bene. Una delle differenze più grandi è l’attenzione dei match e anche la qualità fisica delle partite. Ho avuto dei problemi all’inizio a livello fisico: fastidi al braccio, crampi… L’intensità della partita è molto alta. Tutta gente che lotta, che non molla mai e che sbaglia poco. È difficile. Il livello Challenger è il più duro, tutti vogliono salire e nessuno vuole scendere. Tutti si impegnano tantissimo, forse è il più difficile da quel punto di vista”.

L’azzurro si dice comunque soddisfatto del suo primo anno: “Ho giocato delle ottime partite, naturalmente molte le ho perse ma c’era da aspettarselo. Però credo di aver fatto un ottimo esordio, un ottimo anno. Ho giocato bene a sprazzi, ho avuto un po’ di difficoltà a mantenere alto il livello di gioco. Non ho avuto troppa continuità nei risultati, però è anche vero che ho alzato tantissimo il livello rispetto ai tornei che giocavo l’anno prima”.

A proposito di nuove regole e nuovi format di punteggio, che ne pensa Zeppieri della possibilità di ridurre la durata dei match? “Ho giocato con i set a quattro game, potrebbe essere un’idea ma io non credo che si possa fare a breve. Sinceramente io preferisco giocare due su tre o tre su cinque con il punteggio classico. Tre su cinque a quattro credo sia troppo corto… non c’è tempo. A me non piace come format. Vorremmo chiedergli un giudizio sull’Ultimate Tennis Showdown, ma con grande prontezza ci anticipa: Ho visto che hanno fatto un torneo un po’ strano da Mouratoglou, mi hanno parlato di alcune regole ma non ho seguito benissimo. Qualcosa si potrebbe fare, sarebbe divertente, ma sempre a livello di esibizione. Non credo si possa fare qualcosa del genere in un torneo.

Visto che secondo Patrick Mouratoglou “nessun giovane guarda più un match di tre ore”, proviamo a chiedere conferma al 18enne Zeppieri, ma Giulio ammette di non seguire molto il tennis in TV, con qualche eccezione: “Non sono uno che guarda tantissime partite di tennis, non è una cosa che mi piace troppo. Lo seguo poco… Federer lo vedo però! Diciamo che non mi metto a vedere le partite tra numero 20 e 30, però le partite importanti le guardo. Lo scorso anno ho visto la semifinale di Wimbledon tra Federer e Nadal, però mi sono addormentato. Ho visto il primo set e poi mi sono svegliato al quarto (ride, ndr). Non so perché, ma faccio fatica”. Poi ci rivela di non avere grandi punti di riferimento per quanto riguarda lo stile di gioco: Io credo che tutti siano unici, non c’è uno stile da seguire. Non mi ispiro proprio a qualcuno, ognuno cerca di essere la sua miglior versione. Comunque mi piacciono Medvedev e Kyrgios. Kyrgios più come persona fuori dal campo, anche come gioca… poi vabbè quello che fa dentro al campo sono affari suoi”.

Giulio Zeppieri (foto Giancarlo Colombo)

Torniamo a parlare della ripartenza del circuito e la conversazione si concentra sul nuovo calendario e gli Internazionali d’Italia: “Sono contento che si giochi, anche per la federazione. Fa piacere avere un torneo così grande anche quest’anno”. Chissà, magari salta fuori una wild card… ”Sarebbe bello, anche nelle quali. Sarebbe una bella esperienza”.

Da Roma allo US Open: “È il torneo in cui mi sono trovato meglio, anche come location. È veramente bello. Il mio torneo preferito. Zeppieri sembra condividere i dubbi espressi da alcuni giocatori: “Credo che sia giusto, per me è una cosa veramente complicata. Sinceramente non pensavo che lo US Open si facesse. Io in questo momento non mi sentirei troppo sicuro ad andare lì… anche con tutte le precauzioni del mondo. Sai quanta gente ci gira là dentro anche se non c’è il pubblico? Tutte le persone che ci lavorano, i raccattapalle, i giudici, lo staff… non sono mica poche. Però bisogna vedere anche come si evolve la situazione in questi due mesi, manca ancora molto tempo. Se fossi stato uno dei top, in questo momento avrei storto un po’ il naso, come hanno fatto molti. Però poi sicuramente secondo me ci andranno. Ovviamente se sei numero 40 o 50 ci vai al 100%”.

L’intervista giunge così al termine, ma prima di riconsegnare Giulio al campo da tennis e fargli un grande in bocca al lupo per l’operazione, la maturità e la ripartenza del circuito, gli chiediamo di proiettarsi a fine 2021 e rivelarci i suoi obiettivi: “Sinceramente non ne ho uno fisso a livello di classifica, non ci sto pensando in questo momento. Cerco solamente di migliorare tanto a livello generale, anche sul piano mentale. A fine 2021 però spero di entrare in top 100. Poi vediamo”. E il sogno invece?Essere stabile tra i primi 10 del mondo”.

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Interviste

Mezz’ora con Seyboth Wild. L’unico 2000 con un titolo, il primo tennista a contrarre il coronavirus

Thiago Seyboth Wild è una delle più grandi promesse mondiali. 20 anni da poco, parla di Musetti (che ha battuto) e Sinner. Il sogno più ambizioso: battere Nadal in finale al Roland Garros. La difficile situazione nel suo Brasile

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Thiago Seyboth Wild - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

20 anni compiuti il 3 marzo, n. 114 ATP, è l’unico classe 2000 ad aver vinto fin qui un torneo ATP. È accaduto a Santiago all’inizio di quest’anno “rovinato” dal COVID-19 (è stato il primo tennista a contrarlo, sarebbero seguiti Dimitrov e Coric), più giovane brasiliano di sempre ad aver conquistato un titolo e primo teenager ad aver vinto un torneo ATP dopo Alex De Minaur nel 2019 a Sydney. Ha come coach Joao Zvetsch e il padre Claudio Ricardo Wild che gestisce una Tennis Academy. La madre invece, Gisela Christine Seyboth è medico.

Ha una sorella, Luana. Thiago parla perfettamente portoghese, inglese e spagnolo. Nato a Marechal Candido Rondon (nello stato del Paranà, nella microregione di Toledo) si è trasferito da quando aveva 15 anni a Rio de Janeiro. La sua superficie prediletta è la terra rossa. Nel calcio tifa per il Gremio e il suo difensore centrale Pedro Geromel. Nel tennis… vorrebbe avere l’intensità di Nadal, che è il suo idolo. Si definisce coraggioso e senza paura nei punti importanti, ma a volte deve combattere contro la sua pigrizia.

LA VIDEO-INTERVISTA COMPLETA

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

 

Minuto 00 – Il suo nome si pronuncia con la W dura alla tedesca, perché tedesche sono le sue origini. E la successiva I resta come in italiano, quindi chi la leggesse come una traduzione all’inglese di “selvaggio” sbaglierebbe.

01:30Il racconto di come è andata a Santiago (il torneo che ha vinto), dal momento in cui all’improvviso è arrivata la wild card. Incontra Garin, che si è ritirato dopo aver avuto due set point, ma Thiago ha vinto il primo set…

04:50 – La vittoria su Ruud: “Ero sotto 3-1 15-40 nel set decisivo”.

06 – Il suo coach è in parte italiano, anche se il nome di battesimo è brasiliano e il cognome pare tedesco. Ma ne ha un altro: Pinnuzzi.

07Thiago ha avuto il COVID-19. “Un caso curioso. Non me ne sono accorto. Ho fatto il test a casa, non a Rio. Perché mia madre ha voluto che lo facessi. Ero asintomatico. Pensavo di essere negativo e invece…

08:40 – Il COVID-19 in Brasile: “Situazione bruttissima. Sto a San Paolo”.

10:00“Non sono traumatizzato… ma è molto triste. Due amici hanno contratto il COVID-19, ma sono ok ora”.

11:45Avendo già avuto il COVID-19 dovrei essere più protetto e quindi andrei a New York.

12:00“Non ho molti punti da difendere”.

13:00 – Buone relazioni con Guga Kuerten, Bellucci, Melo, Monteiro. La maggior parte dei tennisti brasiliani si allenano nel Sud del Brasile.

14:00L’ispirazione di Guga Kuerten. “È un personaggio popolarissimo non solo nel mondo del tennis…”. Invece Thiago non ha idea di chi sia Maria Esther Bueno, la più forte tennista brasiliana di tutti i tempi e Hall of Famer dal 1987 (nota triste di UBS: Maria Bueno, che era pure molto bella, è stata n.1 del mondo nel 1959, vinse tre volte Wimbledon e Roma, quattro volte i campionati degli Stati Uniti. Ha fatto il Grande Slam in doppio e conquistato in totale 19 titoli di Slam. È morta nel giugno del 2018).

16:30“Quando avevo 12 anni andai a San Paolo a vedere i campionati del Brasile e guardando Bellucci mi dissi: ‘Oh come mi piacerebbe giocare come lui un giorno’. Non sono un idolo per il Brasile, ma mi piacerebbe ispirare i ragazzini come ha fatto lui con me”.

18:00La differenza fra i tornei challenger e quelli ‘pro’. Una diversa professionalità

18:50Il match fra Thiago e Lorenzo Musetti. “Lui è più giovane, un anno o due, meno forte fisicamente ma è molto talentuoso. I muscoli non sono tutto. Non tutti hanno i muscoli di Nadal e Wawrinka: Goffin, Zverev… ad esempio Djokovic è magrissimo. Se sarà ben preparato Musetti non sarà necessariamente svantaggiato…”

US Open 2018 – Thiago Seyboth Wild dopo aver battuto Lorenzo Musetti in finale

20:00Mi piace Nadal, io ho cominciato a giocare e vedere tennis quando lui già vinceva”.

21:00“A cena, potendo scegliere, vorrei stare con Nadal, Fognini e Federer”.

21:46“Fra US Open e Roland Garros cosa sceglierei? Per vincere l’US Open, per giocare Parigi. Mi piace giocare sulla terra. In altitudine sulla terra, come Cordoba, a livello del mare sul cemento che non sia troppo veloce”

22:00 – Il suo gioco. Mi piace giocare piatto, non amo quelli che giocano top-spin stando tre metri dietro la riga di fondo”.

24:00“La maturità dipende da te, così come la professionalità. La mia priorità era sempre il tennis. Non ho mai mollato un allenamento, una sveglia mattutina, per aver preferito andare a un party”.

25:00 –Su Sinner cosa pensi? “L’ho visto giocare qualche volta. È come per Musetti, è molto magro, ma ha un ottimo servizio, ottimi colpi da fondo, è veloce, si muove bene, e sentiremo parlare molto di lui”.

27:00 – Obiettivo? Ascoltatelo, è facile anche per chi non capisce l’inglese… andate al minuto 27 e ascolterete in un minuto questa risposta e la prossima.

28:00 – Il sogno per il torneo da vincere e l’avversario? Beh… ascoltate il video, a Thiago non manca il coraggio!

29:00“I miei colpi preferiti sono…”

30:00“Sto lavorando su…”

30:00L’importanza della strategia, gli scacchi di Djokovic, “tutti dovrebbero giocare a scacchi!”

32:00 – Lo scouting su You Tube degli avversari.

32:45La vecchia Davis Cup mi piaceva di più. Ora è un torneo normale”.

34:00“Mio padre giocava a tennis, ma non so il suo ranking. Giocava a Nizza, a Lille. I miei genitori non volevano che io facessi il tennista, preferivano che facessi una vita normale. Ma io…”

35:00“I miei non mi hanno mai spinto a fare qualcosa… Penso che verranno a vedermi a New York”

36:00 – Regole che cambieresti? Niente shot-clock… sono sempre in ritardo, verrei sempre multato”.

37:00 – Thiago sorride quando dico che Flink è molto più vecchio di me…


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