Luca Barilla su Federer: “Lo vedevo un marziano, irraggiungibile. Pensai a Edberg e…"

Interviste

Luca Barilla su Federer: “Lo vedevo un marziano, irraggiungibile. Pensai a Edberg e…”

Intervista-ritratto di chi non cela sconfinata ammirazione per Roger. La sorpresa del primo incontro. Da Edberg all’agente Tony Godsick e al “purché gli piaccia la pasta!”. “Roger per me? Quasi come Brad Pitt per le signore”. La professionalità di Federer sul set e l’episodio del cellulare

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video sponsorizzato da Barilla

Roger Federer esordirà a Roma proprio oggi, mercoledì 15 maggio, alle ore 11 contro Joao Sousa sul campo centrale del Foro Italico. Trovate QUI il programma completo della giornata

Incontro una vecchia e cara conoscenza, Luca Barilla, nel modernissimo stabilimento della famiglia Barilla a Parma, tanti anni dopo un invito a pranzo che Rino Tommasi e chi scrive ricevettero negli anni ‘90 per incontrare due celebri testimonial della pasta più famosa e venduta nel mondo, Stefan Edberg e Steffi Graf. Stefan girava fra biscotti del Mulino Bianco, frollini e quant’altro con sulla testa bionda un gran cappello bianco da cuoco. Per Steffi sarebbero stati creati perfino orecchini di… pasta. In tutta Europa, non solo Svezia e Germania, fu un boom.

Prima di Luca avevo avuto, all’epoca, modo di conoscere il fratello maggiore, Guido, pochi anni prima che morisse (nel ’93) il padre Pietro, pioniere della pasta e discendente di quell’Ovidio Barilla che già nel 1500 era a capo della corporazione dei fornai, ai tempi dei duchi Cesarini Sforza. Non credo sia un caso se i testimonial tennistici di Barilla si sono sempre contraddistinti per una indiscutibile signorilità ed eleganza: Edberg e Graf, Federer. Bastano i nomi e nessun potrà smentire. Anche se la scelta dei personaggi è stata ovviamente condivisa dai due fratelli e dal management, è stato soprattutto Luca ad avviare i rapporti con questi grandi del tennis e poi a seguirli più da vicino.

 

Il 9 maggio 2017 esce inaspettata la notizia della partnership fra Barilla e Roger Federer e Luca sosterrà sempre che la cifra di cui si chiacchiera è esagerata, quella reale sarebbe “molto inferiore”, ma intanto è rimbalzata così in tutto il mondo.

Ubaldo Scanagatta: Ma come è nato il tutto, Luca? Come hai pensato di avvicinare Roger Federer e come hai fatto?
Luca Barilla: Lo vedevo come fosse un marziano, un uomo che viveva su un altro pianeta, irraggiungibile, famosissimo, virtuosissimo, ricchissimo… anche di potere per certi versi, perché è un opinion leader nel suo campo… Roger è invitato da tutti nel mondo: personaggi politici, imprenditori, persone della moda, dello sport… tutti in ginocchio davanti a lui. Quindi non sapevo proprio come fare. Poi un giorno ho letto sul giornale che Stefan Edberg era stato il suo coach, il suo allenatore. Stefan non lo sentivo da un po’ di anni, ma ho provato a chiedere a lui se ci fosse la possibilità di avvicinarlo. Con Stefan il rapporto è rimasto in piedi ancora per qualche anno anche dopo la fine del rapporto. Anche se non ci si vedeva, ci eravamo sentiti qualche volta al telefono…Insomma ho scritto una mail a Stefan. Mi ha risposto subito: “Guarda Luca, per metterti  in contatto con Roger la persona migliore è il suo manager, Tony Godsick. Ti creo io il contatto…”

US: Questo succedeva?
LB: Tre anni fa. Con Tony scambiamo qualche mail. Gli scrivo: ‘Tony sono Luca Barilla dell’azienda Barilla, mi piacerebbe molto incontrarti e sapere se eventualmente si può fare qualche cosa insieme. Però sarebbe importante per me sapere se Roger mangia la pasta e se gli piace. Se non gli piacesse sarebbe inutile proseguire nel discorso’. Tony mi risponde con toni quasi entusiastici: “Roger mangia sempre la pasta e spesso è proprio la Barilla perché si trova dappertutto ed è la più conosciuta. Insomma sarò molto felice di incontrarti’. Combiniamo un appuntamento per qualche mese dopo a Zurigo, in occasione di un viaggio di Tony in Europa. Mi invita in un ristorante dell’Hyatt in centro a Zurigo; vado un po’ emozionato perché sto per incontrare il rappresentante di Roger, che per me è come incontrare Roger. Sono da solo e mi dico: ‘Mah! Adesso cosa gli racconto, come andrà… sì gli racconto chi sono e della Barilla…”

US: Vabbè, non è che ti presenti con niente alle spalle, eh! Insomma, cioè, ora qualche argomento ce l’hai! E poi forse hai anche una qualche abitudine a parlare con dei manager, o no?
LB: Sì, però io vedevo sempre questo personaggio dietro Tony, e provavo un po’ di soggezione, un po’ di emozione… Quindi vado lì, non tranquillo, felicissimo, ma un po’ agitato. Ma appena incontro Tony, persona molto carina, dopo pochi secondi mi trovo perfettamente a mio agio

US: Sai che lui è marito di Mary Joe Fernandez, quindi…
LB: Sì l’ho saputo. Me l’ha raccontato lui.  Quindi ci sediamo al tavolo, io mi presento, comincio a raccontargli un po’ della pasta… che, fra l’altro, la pasta è vittima di false credenze, cioè che farebbe ingrassare, che il glutine sarebbe velenoso e cose di questo genere, quando invece il glutine può essere nocivo per gli intolleranti al glutine, ma per le altre persone è una sostanza, un ingrediente che invece fa bene, ha un alto contenuto proteico. Il glutine ci vuole. Addirittura ai bambini tanti anni fa si dava la pasta glutinata, con il glutine aggiunto… Adesso non esiste più, ma lo si faceva fino a poche decine di anni fa, negli anni ’50.

US: Non avresti potuto sponsorizzare Djokovic…
LB: No, eh no – ride –  ma ognuno ha le sue abitudini alimentari. Sto parlando di queste cose con Tony da una ventina di minuti, quando arriva una cameriera che prende la mia borsa appoggiata lì accanto… lì dentro ho tutto. Se qualcuno mi porta via la borsa, mi porta via la mia vita, non ho duplicati…

US: Conosco il problema!
LB: Prende la borsa e me la sposta. E io: ‘Ma cosa sta facendo!’ quando ecco che mi ritrovo Roger di fianco… sì, è arrivato Roger! Tony gli avrà fatto un segno…io non mi sono accorto di niente. Beh, Roger non solo è arrivato ma si è fermato un’ora. A me è venuto un mezzo infarto! Cioè… faccio la figura di quelle signore che quando vedono Brad Pitt svengono… Qualcosa del genere!’ e ride. Quasi mi è venuta a mancare la parola… “Ma come… Roger qui?!”. Lì Tony è stato bravo perché ha subito rotto il ghiaccio alla grande: “Luca scusa, puoi ripetere le cose che stavi raccontando a me? Sono interessanti, almeno secondo me. Piacerà anche a Roger ascoltarle”.

US: Ma quali erano più o meno?
LB: Beh, quello che ti dicevo quando ti parlavo della pasta… insomma di quello che noi italiani e Barilla rappresentiamo nel mondo tramite la pasta, di quanto la pasta sia un alimento molto amato per certi aspetti, ma anche ingiustamente criticato. Gli ho raccontato, perché ci credo, di come la pasta sia un alimento assolutamente naturale ed ecologico. Il grano ha bisogno di pochissima acqua per crescere: basta un buon clima, sole e buona terra e il grano viene su quasi da solo. Per fare la pasta ci vuole soltanto l’aggiunta dell’acqua, nient’altro. È proprio figlia della natura, un prodotto estremamente salutare, estremamente pulito e molto molto economico. Raccontavo queste semplici cose che molti non sanno. Roger sembra davvero incuriosito, interessato. E mi fa qualche domanda, carinissimo, come se ci conoscessimo da sempre! Poi, a un certo punto, guarda l’orologio…il tempo era volato, era da un’ora che stavamo parlando. Dice: ‘Ah ragazzi, scusatemi ma devo andare perché ho l’allenamento. Se arrivo tardi perdo la prenotazione sul campo’. Stupito mi scappa un ‘Davvero, ma come!, ti portano via il campo, a te, a Roger Federer?’ E lui”  “Eh sì, se arrivi tardi quelli che vengono dopo non ti regalano un minuto! In Svizzera funziona così. Quando è finito il mio tempo devo lasciare il campo a chi ha prenotato dopo di me’.

Da Tony avrei poi saputo, attraverso successive email, che Roger era interessato ad andare avanti. Dopo pochi mesi preparato il contratto e firmato ma… con trattativa zero! Di contratti negli ultimi 30-35 anni ne abbiamo fatti tantissimi. Tutti i personaggi, dello spettacolo o dello sport quando fai il contratto ti dicono: “Allora, c’è il mondo intero: l’Italia te la vendo a 10, la Francia te la vendo a 3, l’America te la vendo a 8. Per ogni paese ti do i diritti a tariffe diverse”. Per cui tu devi farli solo se ti interessa l’America, più la Spagna, più… sommi le loro richieste sull’America, più la Spagna, più la Russia… se vuoi solo la Russia paghi solo per la Russia. Tony ha detto: “Noi queste cose non le facciamo”. È stato lui che ha proposto, ha detto: “Pasta e sughi…”. Io avevo parlato solo di pasta, ma Tony mi ha detto: “Pasta e sughi worldwide. Non stiamo lì a discutere”. Io ho detto: “Ma è fantastico… è fantastico!” . Abbiamo chiuso l’accordo in un attimo… con una stretta di mano.

US: Quasi un amore a prima vista!
LB: È impossibile non innamorarsi di un personaggio così, se uno pensa alle sue dimensioni planetarie e a come al contempo interagisce con te! Avevamo già firmato il contratto da poco e dopo un mese lui è venuto a Parma, quasi una sorpresa. Non era previsto dal contratto. Ma è venuto e ha tenuto la giornata fuori dal contratto. Una giornata in più che ci regalava. L’unica cosa che ha detto all’arrivo è stata: ‘Scusate ma dovrei andar via alle 5, perché stasera voglio mettere a letto i miei figli…’ I bambini mangiano alle 7:30; poi alle 8:00 li mette a letto lui, e poi alle 8:30 mangia con Mirka, loro due soli. Prima però ci tiene a essere a tavola con i suoi figli”.

US: Una volta gli ha fatto anche il bagnetto e si è fatto male al ginocchio…
LB: Eh sì proprio così! – ride – Però dopo quel problema al ginocchio è tornato più vincente di prima… 

US: Era venuto con un aereo privato qui?
LB: L’avevamo mandato noi a prendere col nostro aereo. Alle 5 era ancora qui in mezzo alla folla a fare i selfie, a salutare, l’orologio per lui non esisteva più. In genere altri personaggi alle 4:30 avrebbero cominciato a dire: ‘Ora devo andare, dov’è il cappotto? Devo andare in bagno un attimo…’. Lui no. Sono andato io da lui alle 5:10 a dirgli: ‘Roger – e lui era circondato da 300 persone – guarda che sono le 5, devi partire!’ Ah sì sì, va bene, adesso…”. Un altro episodio che mi ha molto colpito di lui è avvenuto durante lo shooting del nostro spot, in Brianza. Sono andato lì all’inizio delle riprese e ci sono stato per alcune ore. Roger lo vedevo spesso da lontano, non volevo disturbare. La cosa che mi ha colpito moltissimo è che tra una scena e l’altra, quando si ferma tutto per un minuto o due – o anche 10 minuti – lui rimaneva sempre lì in mezzo alla gente e non ha mai, dico mai, preso in mano un cellulare, cosa che non fa nessuno. “Tony ma Roger è sempre lì, non va nel suo camerino a respirare un po’ di ossigeno, a telefonare…” osservo parlando con Toni e lui dice: ‘No, il suo telefono ce l’ho io, me l’ha dato e ha detto: non rispondo a nessuno che non sia della mia famiglia. Oggi sono con la Barilla al 100%. Non ci sono per nessun altro se non per Mirka o i bambini’. Che professionista!

US: Questo, devo ammettere, è piuttosto straordinario!
LB: In genere questi personaggi, anche quelli carini come Antonio Banderas, tra una scena e l’altra si assentano, si rinchiudono nella loro stanzina, telefonano, parlano con l’amico… Roger no. Nessun amico può disturbarlo. Ha parlato con Tony due o tre volte, ma tre minuti per piccoli dettagli. Altrimenti era sempre in mezzo alla gente, col tecnico delle luci, col regista, con la comparsa, con il cuoco, con Oldani che prima non conosceva.

US: S’è trovato bene anche con lui, ho visto da quello che ha dichiarato il MasterChef Oldani
LB: Ma Roger è così! Io non ho mai visto nessuno comportarsi a quel modo lì, nessuno con il suo status…

US: Con chi hai avuto rapporti, oltre a Banderas, giusto per fare un paragone con persone del suo livello, insomma di nomi… gli atleti più importanti del passato a parte Edberg e Steffi Graf?
LB: Fra gli sportivi Alberto Tomba prima, Mikaela Shiffrin adesso. Fuori dallo sport Laura Pausini, che conosco abbastanza bene anche personalmente, al di là del rapporto di lavoro, Zucchero con cui c’è stato un anno di lavoro, molti anni fa, 23 anni fa circa… Beh Lucio Dalla ha fatto un contratto con noi ma per la pasta Voiello (appartiene alla Barilla da 40 anni; n.d. US)

US: E però l’amore, la sofferenza – come mi dicevi prima – per le partite di Roger quando sono cominciati?
LB: Quando l’ho conosciuto ho capito chi era e mi ci sono subito affezionato. Lo conosco pochissimo e l’ho visto ancor meno, non ho rapporti con lui…però non resisto.

US: Però poi l’hai rivisto diverse volte, sei venuto in Australia…
LB: No, non tante, pochissime in realtà… di partite ne vedo poche, tre all’anno. Dico sempre a Godsick: ‘Tony lasciamolo stare, non voglio disturbare’. E lui: ‘No, no, vieni, vieni, guarda che gli ho detto che sei venuto, lui ci tiene a salutarti!’”.

US: Sei andato anche a Chicago, l’hai visto quando sei andato per la Laver Cup?
LB: L’ho visto a Chicago, sì…

US: Roger a quel progetto della Laver Cup ci tiene moltissimo. E’ stata un’idea di Tony Godsick e sua, è stato lui che adora i vecchi campioni australiani, quindi…quanto dura il vostro contratto con Roger?
LB: 5 anni.

US: Hai visto qualche partita di Roger in Australia?
LB: Sì e ho visto anche Dimitrov contro quell’australiano così…strano…

US: Kyrgios?
LB: Kyrgios, Kyrgios, che ha perso contro Dimitrov. Ho visto bene quella partita, anzi Tony mi aveva piazzato a bordo campo e mi sono ritrovato a bordo campo di fianco a Mark Webber, l’ex pilota di Formula 1… quindi siamo diventati amici anche con Mark – ride – che poi abbiamo visto, è venuto qui a Parma… con Mark abbiamo fatto un paio di cosette, ma non a livello contrattuale, tra amici… due cose carine.

US: E a Wimbledon nel 2018…
LB: Sono andato a Wimbledon per parlare con Tony di alcune attività promozionali di Barilla. Tony mi ha portato a salutare Roger, Roger quel giorno non giocava, era a casa sua, con i suoi bambini, siamo stati lì a casa sua una mezz’oretta…

US: Ma non avete mai mangiato la pasta insieme, ancora…
LB:  Sì a Chicago, era seduto di fronte a me quando c’è stato il “Barilla-day”.

US: Ne mangia tanta? Non direi, ha un fisico così asciutto …
LB: No, mangia giusto, ma è un mangiatore straordinario di pasta!

US: Ma siete in grado di capire dov’è che avete più successo, cioè dove questo si traduce in qualcosa oppure è tutto un pochino…
Social Media Manager: Facciamo una ricerca l’anno che misura diversi item della marca e quindi avremo senz’altro anche il riscontro di quante persone hanno visto, memorizzato, capito il messaggio e anche il fatto… anche la domanda diretta della Warners su: “Chi è il testimone di Barilla?”. Una domanda importante che misureremo, stiamo misurando.

Nella saletta riunioni dove stiamo parlando spicca la foto di Luca Barilla con Roger Federer. “Questa è la foto… quando lui è andato via Tony ha detto: ‘Fermi, fermi che facciamo una foto!’. Che poi prosegue: “Roger va via, sempre sorridente, leggero – diciamo -. Io rimango a pranzo con Tony ancora una mezz’oretta. Abbiamo fatto quella foto senza che io la richiedessi. Non chiedo mai di far selfie con questi personaggi… È un atto di rispetto: chissà quanta gente chiede a lui di fare fotografie, autografi… quindi a lui non l’ho chiesto assolutamente quel giorno, niente quel giorno. È stato Tony a dire: ‘Facciamo una foto ricordo!’. Poi io l’avevo dimenticato, non ci pensavo neanche più. Dopo una settimana o due mi arriva la foto in questa cornice. L’hanno fatta loro con la dedica di Roger. Ma la dedica è meravigliosa….

“To Mr Pasta forever”, così recita la dedica sulla foto. E anche se a Ubaldo Scanagatta piace molto, il vero Mr Pasta è Luca Barilla

US: Cosa c’è scritto? Ah, “To Mr Pasta for life”.
LB: È una dedica meravigliosa “pasta for life”. Noi non eravamo amici, non ci non ci eravamo mai visti prima… poi magari lui lo fa con tutti, ma non ho avuto proprio questa sensazione..

Divaghiamo e guardiamo un filmato di Mikael Shiffrin, la straordinaria campionessa di sci, l’altra grande testimonial di Barilla, sempre con casco e cappellino firmato. La Shiffrin parla di Roger Federer: “He’s big in the tennis world and big in the world-world. To see that he can still maintain this kind of mature and modest attitude… come on people! I shall be like Roger!”. “Ha detto quello che io penso da quando lo conosco!” esclama Luca.

US: Dai Luca mi ridici quel che mi hai detto prima che cominciasse l’intervista, quella… certa sofferenza che provi quando c’è Roger che gioca, quando hai paura che perda, insomma, o che si faccia male…
LB: Ho il terrore, ho il terrore…. Ma mi dispiace, mi dispiace se perde, mi dispiace enormemente per lui, oltre che per me, per i suoi fan… ma per lui, perché è una persona per me talmente straordinaria che meriterebbe la gloria eterna.

US: Io credo che la gloria eterna l’abbia conquistata! Perché non c’è nessuno insomma… sono vent’anni… cioè io l’ho visto a 17 anni vincere al torneo di Firenze giovanile, anzi a 16, che era un torneo per gli under 18 e già lì tutti dicevano: “Ma questo qui chissà dove va!” Poi, primo esordio di Federer in Coppa Davis contro l’Italia a Neuchâtel e batte Sanguinetti, e lì di quel ragazzo che aveva i capelli con le meches un po’ bionde e un po’ addirittura verdi, si dice: “Diventerà un campione!”.
LB: Mi ha raccontato lui che era un ribelle quando era ragazzino!

Roger Federer – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

US: Sì sì, rompeva le racchette e non di rado perdeva la testa per la rabbia di un errore che non si voleva concedere
LB: Me l’ha detto, me l’ha detto, io non le sapevo assolutamente queste cose di lui!

US: Perché, Luca, tu non leggi Ubitennis abbastanza, eh!

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Interviste

Nei dintorni di Djokovic: Goran Ivanisevic racconta Nole. “È già il più forte di sempre”

L’ex campione croato parla della collaborazione con il n. 1 del mondo (“Un perfezionista”), del rapporto con lui e Vajda (“Mi ha aiutato molto quando sono arrivato”) e di tanto altro. Come la caccia ai record (“A fine carriera i più importanti saranno suoi”) e il rapporto con il pubblico: “Ognuno tifa chi vuole, ma ci vorrebbe rispetto”

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Il 2020 è iniziato veramente alla grande per Goran Ivanisevic. L’ex campione croato, oggi coach del n. 1 del mondo Novak Djokovic, lo scorso gennaio ha ottenuto infatti due grandissime soddisfazioni: in rigoroso ordine di tempo, l’ammissione alla Hall of Fame del tennis e la vittoria del suo assistito all’Australian Open. Rientrato in Croazia, Goran ha rilasciato una lunga intervista esclusiva al quotidiano Jutranji List, in cui ha parlato dei suoi recenti successi, ma soprattutto ha parlato molto della sua collaborazione con Novak Djokovic. E di Novak Djokovic. Ma non solo, come leggerete nel seguito dell’articolo in cui vi proponiamo un’ampia sintesi dell’intervista.

La chiacchierata del campione di Wimbledon 2001 con il giornalista Vladimir Zrinjski inizia con i complimenti per lo Slam appena vinto da coach, con Ivanisevic che ha qualche dubbio su quanti Major abbia vinto in panchina. Sono due –  il recente Australian Open e lo US Open 2014 vinto da Marin Cilic – o tre, se si considera anche l’ultimo Wimbledon dato che la sua collaborazione con Djokovic è iniziata proprio durante quel torneo? “Non so se posso considerarlo oppure no, anche se lì è iniziata la storia. Ci sono argomenti sia a favore che contro, di sicuro questo si conta: sono già da un po’ di tempo nel team, ho seguito tutta la preparazione, ho assistito alla conquista”.

A seguire le congratulazioni per l’ammissione all’International Tennis Hall of Fame di Newport, anche se in realtà la notizia Goran l’aveva ricevuta a fine dello scorso anno – “Quindi direi che l’anno scorso è finito bene e questo è iniziato in maniera incredibile. Dovevo mantenere la notizia riservata, l’ho detto solo alle persone a me più vicine e al team, perché volevo lo sapessero da me e non quando arrivavano in Australia” – e la cerimonia ufficiale sarà solo tra qualche mese. “A luglio, e non è poi così lontano. E nel frattempo, ci saranno da fare un centinaio di cose all’improvviso. Adesso, ad esempio, mi hanno chiesto di recuperare per il museo cinque-sei ricordi della mia infanzia e della mia carriera. Per fortuna mio padre ha tenuto la racchetta e alcune magliette della vittoria di Wimbledon. Probabilmente darò loro anche una delle medaglie olimpiche” (Goran vinse la medaglia di bronzo sia in singolare che in doppio alle Olimpiadi del 1992, ndr).

 

Superati i convenevoli, si passa agli argomenti centrali dell’intervista: il suo punto di vista sulla vittoria di Djokovic a Melbourne, le sue impressioni su come sta procedendo la collaborazione con il fuoriclasse serbo, sul rapporto con Novak e il resto del team e il suo pensiero sul prosieguo della carriera del tennista belgradese.

Torniamo alla finale di Melbourne. Forse c’era meno tensione rispetto alla finale di Wimbledon, ma non potevate farvi mancare il quinto set…
Non direi ci sia stata meno tensione. Si è trattato di un match diverso, che non si ricorderà per la bellezza ma per i capovolgimenti di fronte. È girato su un paio di punti. Nole è partito benissimo, era in controllo e poi ha iniziato a non sentirsi bene. Ed è cambiato tutto. Secondo me il punto più importante è stato quello sull’uno pari del quarto set, palla-break per Thiem, quando Nole ha giocato un serve & volley neanche fosse in allenamento. Anzi, neanche in allenamento sarebbe stato così disinvolto, ha piazzato due volée incredibili. In quel momento ho visto che iniziava a sentirsi meglio e che era di nuovo in partita. Thiem si è innervosito, ha capito di aver perso l’occasione. E poi nel quinto set, il secondo punto più importante, subito dopo aver ottenuto il break: di nuovo una perfetta discesa a rete dopo il servizio, volèe profonda, Thiem sbaglia il rovescio lungolinea. Un po’ mi è dispiaciuto per Thiem, tanto che negli spogliatoi gli ho detto: ‘Guarda, se c’è qualcuno che sa come ti senti adesso, quello sono io’. E lui: ‘Lo so che lo sai, ma non aspetterò così a lungo come te per conquistare uno Slam!’ E io di rimando: ‘No, ne sono certo, non dovrai’. Perché lui è l’unico giocatore che quando è in allungo colpisce più forte di quando è in posizione normale. Vero, aveva Novak in pugno, ma Novak ha fatto qualcosa che io non ho visto fare da nessun altro. Com’è risalito dal baratro… come se avesse un pulsante, che quando lo schiaccia gli consente di ripartire da capo.

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Come ha vissuto dalla tribuna quei punti decisivi?
Ho sempre creduto che Novak potesse girare il match, aspettavo solo il momento che accadesse. Lui questo ce l’ha dentro, è un vincente nato, persone così non vogliono perdere. Nole è geniale, ha costretto Thiem a pensare: ‘Ma… Ma sarà mica che la perdo, anche se sono così vicino a vincerla? Mi sta sfuggendo di nuovo’. L’unica cosa di cui ero certo era che il quinto set sarebbe stato dramma, perché non può andare diversamente quando ci sono io nei paraggi! Ma a quel punto se avessero giocato altri dieci set li avrebbe vinti tutti Novak.

Božo Maljković, ex grande allenatore serbo di basket (fu l’allenatore della favolosa Jugoplastika Spalato della fine anni Ottanta che schierava i due giovani fenomeni spalatini Tony Kukoc e Dino Radja, con cui vinse tre scudetti jugoslavi e due Coppe Campioni, ndr) oggi presidente del Comitato Olimpico serbo, ha ricordato di recente come una quindicina di anni fa, a Spalato, lei e suo padre gli diceste che a Belgrado c’era un ragazzino che sarebbe diventato il n. 1. E quando chiese cosa avesse Novak di diverso dagli altri, voi indicaste la testa.
Non dimenticherò mai la prima volta che giocai contro Nole, aveva 14 anni e mezzo, e quando sior Niko
(come Goran chiama affettuosamente, in dialetto spalatino, il grande coach croato Nikki Pilic, ndr) mi disse: ‘Vedi compare, mi taglio le p.… se questo non diventa numero uno’. Ed è qualcosa che si vede veramente. Ci sono ragazzi che giocano bene e ci sono quelli che hanno ‘quel qualcosa’. Qualcosa che non puoi comprare, o ce l’hai o non ce l’hai. Questo differenzia i campioni come Novak da quelli che saranno n. 20 o n. 30. Novak è sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, uno con una mentalità simile non l’avevo mai visto. Questa è la qualità che lo contraddistingue ed è per questo che è il più grande. E cosa ancora farà vedere, tra i tornei che vincerà ed i record che batterà. Se prendete gli ultimi dieci anni, nessuno gli è nemmeno vicino.

Cosa nota di Djokovic adesso, dopo 7-8 mesi di collaborazione, e cosa non aveva percepito “da fuori”?
Vedo ancora meglio come si comporta in campo, fuori dal campo, negli allenamenti. Quelle piccole cose che impari a conoscere di ogni persona. Mi ero trovato molte volte nella situazione in cui il mio giocatore lo aveva dovuto affrontare. Quindi forse non sapevo tutto, ma lo seguivo e avevo notato molte cose. Sapevo in linea di massima cosa aspettarmi. Ma quando inizi a relazionarti con qualcuno quotidianamente, allora impari sempre, apprendi cose nuove. In questo Marjan (Vajda, ndr) mi ha aiutato tanto, è con lui da undici anni. Su alcuni particolari abbiamo opinioni diverse, ma sul tennis la pensiamo allo stesso modo. E qualcosa ho ascoltato e preso anche dal fisioterapista Miljan Amanovic. Torno sempre alla mia teoria che è fondamentale capire la mentalità della persona che alleni. E noi abbiamo la stessa mentalità, la stessa lingua, tutto è più facile. So cosa farei io in determinare situazioni. Anche Novak ragiona così, solo ad un livello più alto.

Capita che Novak voglia seguire una strada, Vajda un’altra e lei una terza?
Non capita di frequente. Io e Marjan in genere seguiamo la stessa direzione, solo Novak qualche volta non è soddisfatto di qualche colpo, quando noi pensiamo che non ce ne sia motivo. Ma in campo ci va lui e finché lui non è soddisfatto noi possiamo parlare quanto vogliamo. Ad esempio, in Australia prima del match contro Raonic ci dice che la risposta non va, non è soddisfatto, sta peggiorando. Io lo guardo: ma dov’è il problema? E allora abbiamo rintracciato Karlovic, che era ancora lì, perchè facesse il riscaldamento con lui il giorno prima dell’incontro . E Novak rispondeva come se ‘Karlo’ servisse da 500 metri di distanza. Era soddisfatto, ma non del tutto. E poi arriva al match con Raonic e risponde senza problemi a uno che gli serve a 220-230 km/h. Novak è un perfezionista e fino a quando non sente tutti i colpi come vuole, non è soddisfatto.

Vajda, Djokovic e Ivanisevic

Si può fare un confronto tra la collaborazione con Novak e quella con Raonic, con il quale ha detto di aver avuto difficoltà a comunicare?
No, non si può, perché con ogni giocatore si comunica in modo diverso. Per Raonic il problema non è mai stato il tennis. Da quel punto di vista è un top 5, un top 10, il problema è che non riesce a rimanere tutto intero per un mese, senza infortunarsi. E la comunicazione, l’accettare e il provare cosa gli viene proposto. Una grande cosa di Novak è che prova tutto quello che gli proponi. Non deve per forza essere giusto, ma lui prova. Se non funziona, si passa oltre. Cerca sempre degli elementi nei quali possa migliorare. È più facile comunicare con una persona che da te cerca dei consigli, invece che con qualcuno che tace e devi arrampicarti dentro la sua testa per stabilire un contatto. Ogni cosa è una sfida, ma alla fine conta solo il risultato e quanti match vince.

Capita che Novak vi sorprenda con qualcosa che voi non avete pensato?
Forse certi dettagli li vede in maniera diversa rispetto a me e Marjan. È molto interessante notare quanto segua il tennis. Durante la notte si ricorda di qualcosa e ci manda un messaggio chiedendoci se l’abbiamo visto. Un esempio è prima della finale con Thiem, osservava come si lancia la palla nel servizio, più a sinistra se serve esterno, a destra se serve alla ‘T’. E su tutti i dettagli vuole essere sicuro, sicuro di non aver tralasciato niente che gli potrebbe costare in partita. Incredibile quanto tennis guardi, come confronta le partite precedenti… Guardavamo Thiem e Zverev e già ipotizzavamo gli scenari, cosa fare se vince uno, cosa se vinceva l’altro. Ci sediamo a cena, scherziamo, ma in realtà siamo già con la testa alla partita.

In Australia ha dichiarato che desidera essere presente quando Novak diventerà il più grande della storia. Potrebbe accadere già il prossimo anno?
Potrebbe. Non credo che Novak giocherà ancora cinque anni, anche se ha dentro di sé ancora cinque anni buoni.

Pensa che possa averne abbastanza?
Quando otterrà questi record, tutto è possibile. Potrebbe superare Federer per numero di settimane al n. 1 già dopo lo US Open, e per numero di Slam vinti il prossimo anno. Quest’anno lo potrebbe eguagliare, ma dovrebbe vincere tutti i restanti tre. E se li vincesse tutti e tre ecco che farebbe qualcosa che è riuscito solo a Rod Laver. Ripeto, per me è già adesso il più forte tennista della storia. Quando è centrato, preparato e sano, non c’è nessuno migliore di lui. Su tutto questo si tireranno le somme alla fine della loro carriera (riferito a Federer, Nadal e Djokovic, ndr), deciderà la gente, ma penso che Novak sarà il migliore in tutte le categorie più importanti.

I media è da un po’ che sono fissati con questa sfida, chiedono spesso a Novak quanto sia importante per lui…
Ma sì, la cosa ha un po’ stufato, ma sicuramente per lui conta molto. Non vuole di sicuro essere ricordato come il tennista che ha giocato più finali. Lui, Federer e Nadal sono dei vincenti, gente che in ogni Slam viene per vincere. Non è che questa sfida lo stressi, ma ci pensa. E quando ‘sta bene’ di testa, allora sa di essere il favorito nel 99,9% dei tornei. Solo Nadal ha un piccolo vantaggio a Parigi, perché comunque è il ‘suo’ torneo.

Il palmares dei Big Three dopo l’Australian Open

Cosa ne pensa del rapporto di Novak con i tifosi, di cui si è parlato molto all’inizo della stagione? Prima all’ATP Cup, dove Nadal si è lamentato del pubblico, e poi all’Australian Open. Il papà di Novak dopo la finale ha dichiarato di non aver capito perché il pubblico tifasse per Thiem.
Ci sono diverse teorie su questo. L’ATP Cup è andata benissimo perché c’erano molti tifosi serbi. Non so cosa abbia innervosito Nadal, forse qualcuno gli urlava prima del servizio, ma l’atmosfera era fantastica. Per quanto riguarda l’Australian Open, non so perché questa situazione si ripeta. Ma sposo la tesi che Federer e Nadal hanno iniziato prima e si sono creati la loro base di tifosi. E non è che adesso quei tifosi cambiano e si mettono a tifare per Novak. Lui ha il suo pubblico di sostenitori. Non mi ha disturbato il fatto che abbiano tifato per Dominic, volevano che un ragazzo che si era impegnato e che è un ottimo tennista conquistasse il suo primo Slam. Ma in qualche occasione è troppo evidente che non apprezzano e non rispettano l’uomo che ha vinto più Australian Open nella storia. E a Wimbledon la situazione è stata simile.

Boris Becker dopo Wimbledon ha usato proprio queste parole, che i tifosi dovrebbero apprezzare di più la grandezza di Novak.
Questo mi dà fastidio, che non lo apprezzino come persona. Non posso costringere qualcuno a tifare, tifa pure per l’altro, non mi interessa, ma mostra rispetto. Questo è il problema maggiore, lo avevo notato già prima. Come allo US Open 2015, quando in semifinale battè Marin e in finale 20.000 persone tifarono per Federer. E a quel punto, la ‘lucida follia’ di Novak. Lui è come se si estraniasse dalla situazione, quando qualcuno del pubblico lo fa arrabbiare, gioca ancora meglio. Come se volesse tappargli la bocca. Anche se sarebbe bello gli fosse riservato un trattamento migliore. Si tratta di una persona che ha dato veramente tanto al tennis. Ha creato una Fondazione, investe costantemente su di sé e nello sport, niente per lui è un problema… Per questo dovrebbero rispettarlo di più.

Le è mai capitato di giocare con tutto lo stadio contro?
Non in questo modo. Forse se avessi avuto i cinque minuti, allora avrei avuto tutti contro di me perché si sarebbero resi conto che ero andato in cortocircuito. Ma quanto vedi che uno lotta e si impegna… Mi sembra che qualsiasi cosa Novak faccia, non vada bene. Mentre gli altri, qualsiasi cosa facciano è ok, a loro si perdona tutto, non importa se sono Federer e Nadal. Di Novak si analizza qualsiasi piccolezza, sia positiva che negativa. Come in finale, quando ho sentito fischiare perchè è uscito dal campo. Ma chi farebbe finta in una finale? Vuoi vincere e dai tutto quello che hai. Una finale è una finale. Ha provato di tutto, è rientrato in partita ed ha vinto perché lui ha una testa incredibile.

Può cambiare questo atteggiamento nei suoi confronti?
Sinceramente non lo so, ma più no che sì. Ma Novak va avanti, ha le persone che gli sono vicino e i suoi tifosi che saranno sempre con lui. E se qualcuno avrà qualcosa da criticare, la cosa migliore è che si estranei. Alla fine conterà quanto uno avrà vinto, non quanti tifosi ha avuto.

Scommetterebbe su Thiem come prossimo nuovo campione Slam?
Ce ne sono diversi, ma sì, scommetterei su di lui. Sia a Parigi che allo US Open. Sull’erba probabilmente no, anche se non si sa mai. È un grandissimo lavoratore. E quel discorso dopo il match ha dimostrato quanto sia solido quel ragazzo. Non è facile perdere per la terza volta una finale Slam e tenere un discorso subito dopo.

Anche questo è qualcosa che lei ha vissuto.
Sì, l’ho vissuto. Tanto di cappello. Se qualcuno dall’alto sta guardando, sicuramente lo premierà.

La sconfitta più bruciante della carriera di Ivanisevic, quella
contro Agassi nella finale di Wimbledon 1992

Concorda con McEnroe che sostiene che ai giocatori più giovani manca una forte mentalità, prendendo ad esempio Nadal che “morde” su ogni punto?
Ognuno ‘morde’ a modo suo. E di Nadal ce n’è uno solo, uno così non nascerà più. La gente non comprende le specificità dei tornei del Gradne Slam. Sono due settimane, sette partite, significa due tornei in uno. I giovani lungo questo percorso vengono eliminati, un po’ come se si sopravvalutassero. Non sono ancora maturi, giocano bene uno, due, tre, anche cinque match e poi si bloccano. Hanno bisogno ancora di tempo per giocare bene con continuità. Per questo voto per Thiem, che da questo punto di vista sta migliorando sempre di più. Medvedev ha giocato molto male con Wawrinka. Da Tsitsipas mi aspettavo molto, ma Raonic lo ha impallinato. Molto male anche Shapovalov. Stanno arrivando e saranno difficili da affrontare, ma per un motivo o per l’altro ancora si perdono quando è il momento di alzare i giri del motore.

L’intervista non poteva concludersi senza dare con Ivanisevic uno sguardo al tennis croato maschile. A partire dalle voci che a fine anno volevano il 48enne coach spalatino quale successore di Zeljko Krajan sulla panchina della nazionale di Coppa Davis (“Ne hanno parlato in tanti, ma non ho mai detto di essere pronto a farlo. Sono troppo concentrato sul mio lavoro attuale”) ed alla scelta, invece, del suo ex allenatore Vredan Martic:“Avevo fatto io il suo nome e sono contento che abbia accettato”. Per poi parlare del prossimo match di Davis contro l’India: “Non sarà facile, abbiamo un po’ sottovalutato l’India. Ho sentito che Borna Coric non ci sarà. Quindi non so quale sarà la formazione. Siamo favoriti ma non eccessivamente. Sarebbe bello vincere ed andare a Madrid perché si tratta di una bella iniezione finanziaria per la Federazione. E per i giovani che stanno crescendo, per aiutarli nel loro percorso di vita nel tennis“. Ed infine un’opinione sul periodo difficile che stanno vivendo i due migliori giocatori croati, Borna Coric e Marin Cilic, a cui per motivi diversi (per Borna è stato una specie di mentore sin dal suo esordio tra i professionisti, di Marin è stato il coach dal 2013 al 2016) è molto legato.

Già che ci siamo, parliamo di Coric.
Mi è difficile dire qualcosa. Lo prendevo sempre in giro perché ancora un po’ ‘usciva dallo schermo’ quando lo guardavo alla tv e finalmente lo scorso anno aveva cominciato ad essere più aggressivo, ad avvicinarsi alla riga di fondo, a servire veramente bene. E adesso è come se tutto questo fosse svanito nel nulla. È subentrata l’insicurezza, fa troppi errori non forzati, e lui è un lottatore che non ha mai regalato niente. Come se fosse stato preso dal panico. L’ho visto giocare in Australia, ha fatto troppi errori senza motivo. È troppo bravo come giocatore per non uscire da questa crisi, ma non c’è nessuna bacchetta magica che ti permetta di dire: ‘In questa data uscirò dalla crisi’. Spero che già a Rio giochi meglio e che sia in forma per Indian Wells e Miami.

Quanto lo ha disorientato la separazione da Piatti?
Ogni cambiamento ti disorienta. Perchè ogni allenatore porta qualcosa di nuovo oppure la stessa cosa te la mostra in modo diverso. Martin Stepanek è fantastico come allenatore e come persona, veramente, spero che questa collaborazione duri a lungo e abbia successo. Non so perché si sia separato da Piatti, è vero però che prima che accadesse aveva giocato bene. Per un periodo ha espresso un tennis veramente di alto livello. Non è svanito, nessuno può portartelo via, ma da solo devi ritrovare la forma. Deve scattargli il ‘clic’, io sono un esempio perfetto per lui in questo senso. Lui è quello che prende le decisioni in campo. Mi dispiace perché considero Borna un fratello più giovane, ma non ho paura, ne uscirà fuori e riprenderà il posto che gli spetta.

Borna Coric e Goran Ivanisevic nel 2015

Marin Cilic pian piano sta tornando?
Ho guardato anche lui in Australia e posso dire che era da tempo che non lo vedevo esprimere un tennis di qualità come contro Bautista. Nell’ultimo anno ha veramente fornito delle brutte prestazioni. Il suo non è un problema di tennis, il suo è di una qualità superiore, deve solo trovare la persona che lo ‘resetti’. Che gli restituisca certe cose in modo che possa di nuovo riprendere la strada giusta. Si è un po’ perso, ma il suo tennis è da top ten, non c’è dubbio. È strano vedere un giocatore con quei colpi fuori dal seeding di un torneo. Già a Dubai al primo turno potrebbe incontrare Djokovic… Spero che per Indian Wells migliori la classifica almeno per rientrare tra le teste di serie. È difficile, sei sempre ad inseguire qualcosa, poi rimani indietro… Prima trova l’allenatore che lo sappia indirizzare, meglio sarà per lui. Perché da solo non ce la fa. Ha delle fiammate, ma non è costante.

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Interviste

Magnus Norman: “Difficile che Wawrinka vinca un altro Slam”

Il coach di Wawrinka non è molto fiducioso sul fatto che il suo allievo possa firmare un altro exploit: “Gli manca sfidare i migliori”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Ha passato tempi ben migliori di questi Stan Wawrinka, tre volte campione Slam, ora bloccato ai margini della top 20. L’ultimo grande successo risale allo US Open 2016, qualche mese prima del turning point (in negativo) della sua carriera: l’infortunio al ginocchio. Dopo le due operazioni dell’estate 2017 Stan non è più tornato quello di una volta. Ma in mezzo ai successi e alle tante difficoltà degli ultimi anni, sui campi da tennis lo svizzero ha sempre avuto una costante, il suo coach da quasi otto anni, lo svedese Magnus Norman. Il finalista del Roland Garros 2000 ha parlato al sito cileno “La Tercera”, un po’ del suo allievo e un po’ dell’impegno di Davis della sua Svezia contro il Cile.

Norman non pensa che Wawrinka, a 34 anni, possa tornare ad alzare un trofeo dello Slam: “È molto difficile. Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme, l’obiettivo non era vincere uno Slam, ma permettergli di giocare il suo miglior tennis e ottenere la sicurezza necessaria per poter gestire le emozioni. Pertanto, ogni seconda settimana dei grandi tornei ci sarebbe stata l’opportunità di fare qualcosa di importante. Ha giocato nell’epoca dei migliori della storia, con Rafa, Roger, Novak, Andy, lui è sempre stato il migliore dietro di loro. Essere in buona salute, rafforzare la fiducia in sé stessi e competere al vertice è ciò su cui lavoriamo. Negli ultimi anni non ha giocato molto contro i giocatori di cui sopra, gli manca farlo e ha voglia di sfidarli“.

Tra il 2013 e il 2016 lo svedese ha lavorato tanto sulla mente dello svizzero, e non c’è alcun dubbio che sia stato lui la chiave per i successi degli anni successivi. Ma come la pensa lo stesso Norman? È molto forte mentalmente. Mostra la sua versione migliore nelle partite importanti e non si blocca per la tensione. Ha vinto così tanto grazie alla sua testa. Io che ho giocato una finale importante, posso dire che i nervi si sentono tantissimo. Ma Stan è bravo. È esperto nel gestire la pressione”. Una volta che si chiuderà il rapporto con Stan Wawrinka, Norman ha voglia di insegnare l’arte della vittoria anche a qualche giovane: Sono motivato ad allenare un ragazzo della nuova generazione dopo Stan. Mi piacciono Kyrgios, Zverev, Ymer, Mmoh, Coric. È un momento molto divertente nel tennis”.

Stan Wawrinka e Magnus Norman – Roland Garros 2015

E gli stessi giovani saranno protagonisti nella sfida di Coppa Davis tra Svezia e Cile. A Stoccolma le due nazionali si giocheranno il 6 e 7 marzo un posto nelle Finali di Madrid: “Sarà un momento speciale per il tennis svedese” ha detto Norman. “Se vinciamo, torneremo tra le migliori nazionali dopo tanti anni. Era il 2012 l’ultima volta che abbiamo giocato nel World Group, quindi la qualificazione a Madrid è senza dubbio qualcosa di molto ambito. La Svezia avrà un enorme vantaggio giocando in casa”.

Da un lato al Cile mancherà Nicolas Jarry, mentre a guidare la Svezia ci saranno i due fratelli Ymer, guidati da Robin Soderling sulla panchina del team. Ecco come vede i due giovani prospetti Magnus Norman: Adesso Mikael è ancora un passo avanti rispetto a Elias. È un giocatore molto intelligente, molto veloce, e fa molto affidamento sulle sue abilità difensive. Di recente ha lavorato anche sul suo gioco offensivo e ora sta cercando più il vincente col dritto, oltre ad aver sviluppato abbastanza il servizio. Lo paragono a Mats Wilander per l’intelligenza che dimostra durante le partite. Ha la capacità di frustrare il rivale. Quando era più giovane era un po’ pigro, a differenza di suo fratello maggiore. Elias è un giocatore di tennis potente, ma solido, al contrario. Manca il servizio. Spero davvero che continui a lavorare sodo e non perda motivazione”.

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Interviste

Marcelo Rios: “L’ATP è la m**** più grande che esiste. Ha beccato e coperto Agassi”

Le uscite dell’ex numero uno del mondo fanno sempre scalpore. Questa volta accusa direttamente Agassi di essersi dopato

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Quando si tratta di parlare con la stampa, Marcelo Rios tende spesso a rifuggire il linguaggio forbito in favore di espressioni più o meno letteralmente scatologiche. Dopo la multa per il… suggerimento dato ai giornalisti due anni fa, “el Chino” rilascia una lunga intervista al quotidiano di Santiago la Tercera, trattando svariati argomenti: dalle Finali della Caja Mágica, dove la squadra cilena è stata subito eliminata, alla sua recente operazione all’anca, con il conseguente dolore che gli rende difficile dormire. Questo per anticipare, se mai ce ne fosse bisogno, che non mancherà l’ampio ricorso alle sue espressioni preferite una volta toccati temi più “caldi”, ma almeno c’è la scusante dell’irritazione dovuta alla mancanza di sonno. Scusante a cui anche noi ci appelliamo per renderle un po’ più attenuate.

Il giornalista Carlos González Lucay non può esimersi dall’introdurre l’argomento doping dopo la positività proprio in Coppa Davis e relativa sospensione provvisoria in attesa di giudizio del concittadino Nicolas Jarry. Rios, presente a Madrid come supporto tecnico a capitan Massú, ricorda il giorno in cui Nico e Garin sono stati controllati. “Quando giocavo io, testavano solo le urine; oggi anche il sangue, così è molto difficile nascondere qualcosa” spiega. E aggiunge: “Io non metto la mano sul fuoco per nessuno. Ho detto a Nico, ‘continua a essere Nico Jarry se ti sospendono per quattro anni o quello che sarà. Ti voglio bene come amico, ti voglio bene come giocatore e, se non giocherai mai più, sarai ancora mio amico”. Marcelo sa come rassicurare le persone che gli stanno accanto. In ogni caso, crede che sia difficile che Jarry abbia assunto volontariamente delle sostanze proibite. “È metodico, ordinato, molto professionale: perché rovinarsi la carriera per il doping? Credo che lo sanzioneranno di sicuro, ma spero siano mesi. Sta cercando di dimostrare che dice la verità e non ha commesso alcun errore. In un caso così, anche se ti squalificano, l’importante è uscirne con l’immagine pulita.

A un passo dal rientro nel Tour poco più di un anno fa, Rios dice che bisogna separare quello che (ti) fai nella vita privata dal doparsi per avere un vantaggio in campo. Quanto successo con Korda, è stato per quel vantaggio. Proprio in uno Slam che avrei potuto vincere. Non è come nell’atletica, dove in questi casi danno il titolo al secondo arrivato. Adesso uno se la ride, però nel suo palmares rimane la vittoria [dell’Australian Open 1998]”. Marcelino assicura che non ha mai fatto uso di sostanze proibite durante la sua carriera: “Alcolici sì, però marijuana e droghe pesanti no, sia per i controlli sia perché non mi interessava restare incastrato in quelle porcherie”.

 

L’ex numero 1 del mondo, l’unico senza Slam nel circuito maschile, scalda i motori quando l’intervistatore introduce il caso Agassi. Lo hanno beccato quattro volte e l’ATP lo ha coperto perché era Agassi e perché il tennis sarebbe finito giù per lo scarico”. Giova ricordare che all’interno della sua autobiografia, ‘Open’, lo stesso Agassi ha ammesso di aver assunto metanfetamina nel 1997 e di aver fallito un controllo antidoping, evitando però la squalifica grazie alla menzogna (presa per buona dall’ATP) secondo cui l’assunzione sarebbe stata accidentale. “Trovo l’ATP la schifezza più sporca che esista [traduzione particolarmente edulcorata]. Gringo impiccioni. I Master erano sempre sul veloce indoor in modo che vincesse Sampras. Con Bruguera, discutevamo di cambiare ogni anno la superficie del Master. Chi è stato danneggiato? I tennisti sudamericani”.

Con i suoi 175 cm, non poteva sommergere gli avversari di servizi vincenti, costretto così a correre sul duro per cinque set. “L’unico sport che cambia quattro superfici. Neanche ho mai capito perché ci siano a disposizione due servizi. È come nel golf quando giochi con gli amici che hai il mulligan [seconda possibilità di tirare il colpo iniziale per quelli scarsi]. È assurdo. Qualcuno lo ha inventato e adesso è un vantaggio per lo scemo di turno che misura 214 cm. Guardavo Karlovic, ha quarant’anni… quando mai si ritira se batte da un palazzo!. Il povero Ivone non ha però colpa della sua (di Rios o propria) altezza. Chissà se gli staranno fischiando le orecchie. No, è troppo buono per prendersela per queste inezie. E, comunque, le parole cilene probabilmente si sono spente prima di arrivare in cima al palazzo.

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