Giusto in tempo. Poco prima che scoccassero le undici di sera locali, che ai Championships si traducono in ‘no more tennis’, Novak Djokovic ha vinto il quarto di finale più lungo nella storia di Wimbledon. Al super tie-break del quinto set il 39enne serbo ha sconfitto Felix Auger-Aliassime, numero 3 del seeding. Grazie a questa vittoria il 24 volte campione Slam si è qualificato per la 55esima semifinale in un Major, la 15esima all’All England Club.
Ora, per un posto all’ultimo atto, sfiderà quel Jannik Sinner che ha battuto in cinque set nell’ultimo confronto diretto in semifinale all’Australian Open, ma che allo stesso tempo è ancora avanti 6-5 negli scontri diretti (ne ha vinti 5 degli ultimi 6). Tra i due sarà il terzo confronto in semifinale a Wimbledon, dopo la vittoria del serbo nel 2023 e quella dell’azzurro nel 2025, entrambe in tre parziali. Prima di tutto ciò, però, Nole è intervenuto in conferenza stampa a seguito del successo contro il canadese, per rispondere alle domande dei giornalisti.
D: Fantastico, incredibile, proprio come Messi. Trentanove anni: uno segna gol, l’altro vince dopo 5 ore e 15.
Novak Djokovic: “Sarebbe bello giocare 90 minuti come lui (ride, ndr). Vedremo come starà il mio corpo. Ho un giorno extra di recupero, che è una cosa buona ovviamente”.
D: Cosa ti aspetti dal match con Sinner?
Novak Djokovic: “Vedremo, solo il futuro ce lo dirà”.
D: Cosa ne pensi del fatto che negli ultimi giorni si stia giocando fino a un’ora così tarda in questo torneo?
Novak Djokovic: “A essere onesti, mi sento di aver giocato più indoor che outdoor. Allo stesso tempo, è emozionante aver preso parte a una partita così epica, durata più di cinque ore. Non so nemmeno la durata esatta. È stata semplicemente una delle migliori partite a cui abbia mai preso parte a Wimbledon. Non ricordo di aver mai giocato una partita così lunga. Forse la finale con Roger nel 2019 ci si avvicina in termini di durata (giocarono 4 ore e 57 minuti, ndr). Ma è stata davvero molto equilibrata. Avrebbe potuto vincere chiunque.
Onestamente, anche Felix ha giocato davvero a un livello altissimo. L’ha abbassato un po’ nel super tie-break. Ho sfruttato tutte le mie opportunità e ho tenuto duro, giocando i colpi giusti. È bastato. Il pubblico era in piedi, soprattutto negli ultimi trenta minuti di partita. Ha anche capito quanto fosse speciale il momento: stavamo lottando contro il coprifuoco, pochi minuti prima delle 23. Sono davvero molto orgoglioso di essere uscito vincitore”.
D: So che in campo hai detto che si tratta di un’altra semifinale, che non sei qui solo per arrivare a questo punto del torneo. Ti capita mai di stupirti di ciò che sei in grado di fare dopo tutti questi anni?
Novak Djokovic: “Sì e no. Credo di sì, visto che riesco ancora a tenere testa a questi ragazzi che hanno quindici anni meno di me, e riesco a batterli con un margine di punti minimo. In un certo senso, è davvero una bella sorpresa. Ma allo stesso tempo ho sempre le massime aspettative su me stesso. Posso essere molto autocritico, molto severo nei miei confronti.
Cerco però anche di godermi momenti come questo. Non so cosa mi riserverà il domani. Vedremo, sono ancora in gara. Voglio ancora fare almeno un altro passo avanti. Ma per me questa partita è stata come una finale. Ho dato tutto quello che avevo. Penso che sia stata un’esperienza davvero emozionante per noi giocatori, ma anche per il pubblico presente allo stadio e, ne sono certo, per le tante persone che hanno seguito la partita in tv. Sono felice di aver preso parte a un altro match storico”.
D: Hai messo in piedi una corsa incredibile in Australia. Come ti senti rispetto ad allora? Ti senti in una condizione simile?
Novak Djokovic: “In Australia ho disputato una semifinale molto lunga contro Sinner. Adesso invece ho appena giocato i quarti e devo di nuovo affrontare Sinner in semifinale. C’è una bella differenza tra le due superfici. Ovviamente quello era il primo grande torneo dell’anno per me, dopo diversi mesi di pausa e preparazione.
Ora è un po’ diverso. Ciononostante, è stata un’altra grande e storica cavalcata per me in un torneo dello Slam. Questo è ciò che conta di più. Cerco ancora di dimostrare a me stesso e agli altri che sono in grado di competere con i migliori giocatori del mondo e di batterli sui palcoscenici più importanti. È quello che ho fatto in Australia, è ciò che ho fatto qui. Spero di riuscirci ancora in qualche partita qui a Londra”.
