Pliskova supera Azarenka, anche Konta e Sakkari in semifinale a Roma

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Pliskova supera Azarenka, anche Konta e Sakkari in semifinale a Roma

ROMA – Karolina Pliskova rimonta un set ad Azarenka e conquista la sua prima semifinale a Roma. In mattina ritiro di Naomi Osaka

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Karolina Pliskova - Roma 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

dal nostro inviato a Roma

[4] Ka. Pliskova b. [WC] V. Azarenka 6-7(5) 6-2 6-2

Il primo match del tabellone femminile a disputarsi, dopo il ritiro di Osaka in mattinata, è stato il derby est-europeo tra Vika Azarenka e Karolina Pliskova e con la vittoria di quest’ultima il conteggio dei precedenti si è portato sul 4 pari. Quattro delle precedenti sfide erano andate al terzo set, compresa la recentissima di Stoccarda, e anche oggi si è dovuti ricorrere al parziale decisivo. La bielorussa però, dopo aver vinto il primo in rimonta al tie-break ha iniziato ad accusare la stanchezza fisica e mentale accumulatasi nei giorni scorsi e con il passare dei game ha perso sempre più la sua incisività. Pliskova si è dimostrata ancora una volta una giocatrice di grande freddezza nei decider e adesso vanta un record di 14 partite vinte al terzo su 20 giocate; oltre a questo detiene al momento anche il record del maggior numero di ace messi a segno: 239.

 

Un tifoso in prima fila di tanto in tanto informava i presenti della sua fede calcistica mostrando una bandiera dell’Atalanta (con qualche giorno di ritardo) ma, nonostante fossero in campo delle tenniste della WTA, l’agonismo con il quale queste due hanno affrontato l’incontro ha fatto intendere che a giocare non c’era nessuna dea ma solo due guerriere. Il pubblico del Pietrangeli comunque ha subito mostrato la sua predilezione nei confronti di Pliskova e lei li ha in qualche modo ripagati con una partenza sprint; una sola palla break infatti le è bastata per salire 4-1. Azarenka, arrancando a destra e sinistra, è comunque riuscita a risalire e dopo un ulteriore scambio di break si è imposta 7-5 al tie-break.

Nel secondo set si è rivista la Pliskova di inizio partita e i suoi colpi piatti e tesi si sono rivelati di difficile lettura per la bielorussa. Il servizio di quest’ultima inoltre ha continuato a darle pochissime garanzie (due doppi falli fatali nel game di apertura), mentre con questo colpo Karolina ha fatto le sue fortune chiudendo il parziale 6-2 proprio con un ace. In questa frazione Vika è stata sempre succube della sua avversaria – la quale per altro non ha fatto granché – ma la superiorità, verrebbe da dire di tipo mentale più che fisico, è stata evidente. 
Anche il terzo set purtroppo è stato deciso più dagli errori che dalle belle giocate e anche in questo caso a darsi la zappa sui piedi è stata la n. 51 del mondo: altri due doppi falli, arrivati nel terzo game, le costano il break dal quale non saprà più riprendersi. La finalista del 2013 dunque esce di scena ma lo fa a testa alta dopo aver eliminato la campionessa in carica Svitolina; la n. 7 del mondo invece, alla quinta partecipazione a Roma, supera per la prima volta l’ostacolo dei quarti di finale e attende adesso la vincente di Sakkari-Mladenovic.

J. Konta b. M. Vondrousova 6-3 3-6 6-1

Dopo tre statunitensi (Riske, Stephens, e Venus) Johanna Konta si trova davanti una tennista ceca: la mancina Marketa Vondrousova che ha iniziato sempre più a far parlare di sé grazie ai cinque quarti di finale consecutivi raggiunti, incluso Roma. Sono due le posizioni che le separano nel ranking (44 Vondrousova, 42 Konta) ma i dati anagrafici evidenziano una sostanziale differenza. La britannica, che oggi compie 28 anni, ne ha 9 in più della sua avversaria e di certo le avrà fatto comodo restare in campo un paio d’ore in meno per arrivare fin qui; Vondrousova invece sembra abbonata alle maratone (ha giocato per quasi 7 ore) e anche in questa occasione il terzo set non è mancato.

Nel primo parziale la britannica è riuscita sempre a domare l’esuberanza di Vondrousova chiudendo agevolmente 6-3 ma nel secondo, quando le sue palle corte erano diventate sempre più leggibili e i colpi da fondo molto più fiacchi e spesso fallosi, è emersa la ceca. Le abilità in risposta di Marketa (guida la classifica WTA di percentuali di game vinti in risposta) sono emerse solamente nel secondo set vinto da lei grazie a due break, ancora per 6-3. Nell’ultimo set comunque Vondrousova è completamente sparita dal campo e Johanna l’ha sopraffatta senza problemi per 6-1 tornando a giocarsi una finale ad alto livello da Wimbledon 2017.

[Q] M. Sakkari b. [Q] K. Mladenovic 5-7 6-3 6-0

Difficile dire se sia per via della pressione della posta in gioco, o se si tratti del normale andamento di un match WTA, ma fatto sta che la sfida inedita tra le due qualificate Maria Sakkari e Kristina Mladenovic è stata, per oltre un set, densa di errori gratuiti difficilmente giustificabili. Mladenovic, che già dal terzo turno era l’ultima francese rimasta in corsa dei 10 di partenza (7 uomini e 3 donne) si è arresa subendo un 6-0 nel terzo set, dopo esser stata, all’inizio del secondo set, la favorita dell’incontro. Lei stessa però ha giustificato la cosa in conferenza stampa riconoscendo lo straordinario stato di forma delle sua avversaria (vincitrice recentemente del suo primo titolo della carriera) e facendole apertamente i complimenti.

Il dritto di Sakkari, prima tennista greca a raggiungere la semifinale a Roma, è stato indubbiamente il colpo più efficiente della partita con la francese che per lunghi tratti è stata vittima della fretta (quasi tutti i suoi errori infatti erano evitabili con un minimo di pazienza in più), e spesso ha cercato di uscire dagli scambi con la smorzata. Nonostante l’evidente superiorità tecnica di Kristina, Maria può contare su una maggiore propensione alla lotta e il suo gioco da fondo ha funzionato molto di più. Salvo un prolungato passo falso nel primo set – quando è andata a servire sul 5-3 senza chiudere – la greca ha tenuto imbrigliata la sua avversaria e con due break nel secondo e tre nel terzo si è conquistata meritatamente la seconda semifinale Premier della carriera dopo quella di Wuhan, anche in quel caso da qualificata.

L’ultima qualifica a raggiungere questa fase del torneo qui in Italia invece era stata Daria Gavrilova nel 2015 e Sakkari ci è giunta con la 12esima vittoria stagionale sulla terra; adesso per lei si ripropone la sfida con Karolina Pliskova che proprio qui, 12 mesi fa, era stato palcoscenico di una intensissima polemica. Le quattro semifinaliste dunque sono tutte europee ed è il terzo anno consecutivo a Roma.

Risultati

[6] K. Bertens b. [1] N. Osaka W/O
J. Konta b. M. Vondrousova 6-3 3-6 6-1
[4] Ka. Pliskova b. [WC] V. Azarenka 6-7(5) 6-2 6-2
[Q] M. Sakkari b. [Q] K. Mladenovic 5-7 6-3 6-0

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A Birmingham favorite a gambe all’aria, Bencic facile a Maiorca

Svitolina, non ancora al meglio, cede a Gasparyan mentre Sabalenka, in crisi sempre più nera, spreca troppo contro Hsieh. Alle Baleari bene anche Kenin, Van Uytvanck e Tomljanovic

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Giornata gratificata da un più che accettabile sole e giubilo generale all’esordio della seconda settimana erbivora al femminile, dopo gli allagamenti dei giorni scorsi. Splende il sole su due gran bei tornei, dal campo di partecipazione persino clamoroso rispetto all’importanza degli eventi in questione. Birmingham sarebbe un Premier, obietterete, ma si sa, al quartier generale della WTA distribuiscono qualifiche come si distribuivano i sei politici ai tempi dell’autogestione.

Considerazioni burocratiche a parte, tocca constatare la presenza di svariate top trenta tanto alle Baleari quanto nelle West Midlands, e soprattutto in Inghilterra il cartellone è di quelli davvero chic. Come non è inconsueto nei lunedì inaugurali, a Maiorca è tuttavia andato in scena un programma non ricchissimo, e due delle tre teste di serie in campo – in attesa di Elise Mertens in fondo alla giornata – hanno velocemente sbrigato le pratiche loro assegnate: Belinda Bencic lasciando nove giochi a Rebecca Peterson; Sofia Kenin concedendone cinque in meno a Kirsten Flipkens. Si sospetta che la tennista di Lovanio, qui quarta testa di serie e discreta giardiniera, riserverà un trattamento simile ad Andrea, mai troppo felice di affrontare il verde.

Line-up più corposa e risultati in parte imprevedibili a Birmingham dove invece, mentre si aspetta l’esordio di Karolina Pliskova, due delle tre favorite in campo sono andate a casa. Analizzando gli annessi e i connessi degli ultimi mesi agonistici vissuti da Elina Svitolina e Aryna Sabalenka viene comunque da pensare che sì, le odierne sconfitte ci potevano benissimo stare: l’ucraina, sconfitta in tre da Gasparyan, non ha forse ancora recuperato del tutto le funzionalità del ginocchio ultimamente tormentato, mentre la bielorussa, per la quale si potrebbe in tranquillità cominciare a parlare di crisi, non ci fossero stati gli incredibili exploit in doppio a tenerne a galla il percorso professionale, è stata cacciata da Hsieh senza riuscire a difendere un vantaggio di quattro a due nel terzo set.

 

Parente stretta della crisi nera è la sfiducia, manifestatasi pronta nell’ennesimo pomeriggio delicato di Aryna: tre doppi falli sui sei totali commessi dalla numero dieci WTA hanno consentito alla quadrumane da Taipei di trasformare altrettante palle break.

Premier Birmingham, primo turno:

M. Gasparyan b. [4] E. Svitolina 6-3 3-6 6-4
S-W. Hsieh b. [5] A. Sabalenka 6-3 2-6 7-6(1)
B. Strycova b. [WC] H. Watson 3-6 6-3 6-4
[7] J. Konta b. A. Kontaveit 6-4 6-2
E. Rodina b. K. Mladenovic 6-2 2-6 6-4
[3] Ka. Pliskova b. M. Buzarnescu 6-3 6-4

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International Maiorca, primo turno:

A. Tomljanovic b. M. Puig 6-4 7-5
A. Van Uytvanck b. [8] K. Siniakova 6-2 3-6 6-3
[3] B. Bencic b. R. Peterson 7-5 6-4
Y. Wang b. A-L. Friedsam 7-5 6-3
[7] S. Kenin b. K. Flipkens 6-2 6-3
[4] E. Mertens b. [WC] A. Petkovic 6-2 6-2

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Caroline Garcia vince la maratona di Nottingham, Donna Vekic KO

Oltre due ore e mezza di una finale che, visto il primo set, sembrava poter finire dalle parti di Osijek in brevissimo tempo. Ma Garcia rimonta vincendo due tie break e si aggiudica il settimo titolo in carriera

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[1] C. Garcia b. [2] D. Vekic 2-6 7-6(4) 7-6(4)

Il sole bacia Caroline e Caroline dovrebbe esserne molto onorata, vista la parsimonia con cui l’estate si è manifestata sul cielo di Nottingham in settimana. Cinque giorni sotto l’ombrello, o meglio, nel sottotetto, in un torneo in gran parte sostanzialmente indoor per cause di forza maggiore. Obbligata a un doppio compito, l’ex favorita di Andy Murray ha portato in salvo il trionfo quantomai gradito al termine di un periodaccio piuttosto buio.

Già, poiché la pioggia aveva rimandato il finale dell’incontro di ieri con Jennifer Brady, peraltro rimontato in modo abbastanza inaspettato dopo un primo set subito tra mille sofferenze, con la prospettiva di una finale nel pomeriggio da affrontare con il pronostico a sfavore nonostante la testa di serie privilegiata. Conservato il break strappato ieri sera alla servitrice di Harrisburg e chiuso ciò che restava della “semi” in meno di dieci minuti, Garcia ha comunque approcciato il duello decisivo in modo molto scarico, lasciando presagire al folto pubblico finalmente in occhiali scuri una rapida conclusione della controversia in favore della croata.

 

Donna in effetti non ci era parsa lontana dal raccogliere il bis a Nottingham dopo il successo del 2017, considerato un primo set bevuto in ventotto sereni minuti e adornato da dieci vincenti con appena due errori non forzati, eppure l’idiosincrasia nei confronti delle finali le ha ancora una volta tarpato le ali. Vicina al successo, l’ex signorina Wawrinka si scioglie irrimediabilmente: sotto di un precoce break nella seconda frazione, Vekic è stata brava a impattare trascinando armi e bagagli al tie break, dove però è stata inopinatamente piantata in asso dal rovescio, la vera arma della sua gradevole settimana: troppo per reggere l’urto di una francese ora in spinta e molto più dentro al match.

Le finali non fanno per me, ha dichiarato una sconsolata Donna al coach Torben Beltz accorso al suo capezzale nella pausa antecedente il set decisivo. Lo storico, che con la sconfitta di oggi aggiorniamo a due vittorie contro otto sconfitte, di solito non aiuta i pensieri positivi, e la frazione dirimente, percorsa senza scorgere l’ombra di una palla break, le ha dato sfortunatamente ragione. Ancora una volta è stato il tredicesimo gioco a decidere, ma Vekic aveva forse già perso le speranze in quello precedente, quando più volte si era trovata a due punti dal titolo senza riuscire a chiudere. Le è restato giusto il tempo di disperarsi per il doppio fallo del cinque a tre e di incassare l’ace avverso sul match point, per abbassare lo sguardo e guardare l’esultanza di Caroline, giunta al settimo sigillo della carriera.

Visti i risultati dell’ultimo periodo, non un finale necessariamente atteso, ma due ore e quaranta di lotta costituiscono un titolo di merito (quasi) inattaccabile.

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WTA ‘s-Hertogenbosch: Riske conquista il primo titolo su erba

Al termine di una lotta andata oltre le due ore di gioco, la statunitense rimonta un set di svantaggio, annulla 5 match point, batte la numero 1 del seeding e padrona di casa Kiki Bertens. Riske rientrerà nelle prime 50 giocatrici del mondo.

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A. Riske b. [1] K. Bertens 0-6 7-6 (3) 7-5

Ha perso il primo set per 6 giochi a 0. Poi sotto nel punteggio per 4 giochi a 1 è riuscita a ritrovare la giusta concentrazione per non arrendersi e annullare cinque match point. Nonostante questo ha portato il match al terzo set e, al termien di una vera e propria lotta, Alison Riske ha conquistato il suo secondo titolo WTA della carriera. Il primo sull’erba. La statunitense, numero 61 del mondo, è riuscita a sconfiggere la numero 1 del seeding Kiki Bertens (n. 4 dek ranking WTA) che, nei tre precedenti, l’aveva sempra battuta. Riske è, quindi, la nuova regina del WTA di ‘s-Hertogenbosch ed è riuscita ad alzare un trofeo cinque anni dopo la sua ultima vittoria: era il 2014 quando vinse il WTA di Tianjin. 

Nel corso del primo è stata la padrona di casa a comandare gli scambi; Bertens, infatti, sin dal primo punto, non ha dato alcun riferimento all’avversaria. Dimostrandosi solida da fondo campo e brava a fare buona guardia a rete. Il servizio, però, si è dimostrato il colpo che, più di tutti, è riuscita a tirarla fuori dai momenti di difficoltà. Mentre Riske è apparsa in difficoltà, non riuscendo a leggere il dritto della numero 4 WTA e subendo il gioco dell’olandese che si è dimostrata brava a sfruttare gli angoli del campo: Bertens ha chiuso il set per 6 giochi a 0.

E alla ripresa ha continuato ad imporre il suo ritmo: dopo il primo game, però, Bertens è scivolata ed è stata costretta ad uscire dal campo per un medical time out. L’olandese ha ripreso a correre e a macinare gioco fino al 4 a 1. A questo punto Riske ha lasciato andare il braccio trovando profondità con il dritto, aggredendo la palla e verticalizzando il gioco. Bertens ha provato a resistere ma Riske ha rimesso in parità il gioco. Proprio quando la partita sembrava essere terminata la numero 61 del mondo, con grande personalità e con un buon gioco di rete, ha annullato cinque match point all’avversaria. I match point sono stati giocati con grande coraggio dalla statunitense che, senza esitazione, è scesa a rete accorciando gli scambi e sfruttando il gioco di volo. Il match è diventato un battaglia ed è salito il livello del tennis messo in campo dalle due giocatrici: il parziale, infatti, è stato deciso dal tie break. La maggiore aggressività di Riske le ha permesso di fare la differenza e di chiudere per 7 punti a 3.
 
Nel terzo set Bertens ha ritrovato il suo gioco e ha strappato il break che l’ha portata a condurre 3 giochi a 2. Riske, come nel set precedente, è riuscita a non scomporsi e a crederci fino all’ultimo punto. Non appena ha riportato in parità l’incontro, però, la partita è stata sospesa a causa della pioggia. Alla ripresa, però, la statunitense con grinta e personalità ha ripreso in mano il match imponendo il suo gioco aggressivo e sfruttando le incertezze dell’olandese che, dal canto suo, ha commesso diversi gratuiti. Alison Riske ha evitato il tie break e chiuso l’incontro nel game di rispsota per 7 giochi a 5. Riske, quindi, ha cancellato la sconfitta dello scorso anno nei quarti di finale quando perse con la connazionale Coco Vandeweghe dopo non essere riuscita a sfruttare sette match point.

Grazie ai punti conquistati da domani salirà in classifica fino al numero 49 e tornando, quindi, in top 50. Riske ha vinto dieci partite consecutive sull’erba considerando anche il W100 di Surbiton conquistato la settimana scorsa. Bertens, invece, non è riuscita a portare a casa il terzo trofeo dell’anno e, con i punti della finale, potrà consolidare la posizione numero 4 in classifica portandosi a 260 punti circa dal numero 3 di Karolina Pliskova. 

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