Roland Garros 2019: il tabellone maschile

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Roland Garros 2019: il tabellone maschile

Sorteggiato il tabellone dell’edizione 2019 del Roland Garros. Thiem finisce dalla parte di Djokovic, Nadal con Federer. Fognini (derby con Seppi al 1° turno) nell’ottavo di Zverev. Roger (circondato da italiani) esordisce con Sonego

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Rafa Nadal - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dodici mesi fa Rafael Nadal ha centrato il suo undicesimo successo negli ultimi 14 anni, lasciando spazio nel suo dominio ai soli Federer, Wawrinka e Djokovic. È campione in carica da due edizioni, avendo battuto all’ultimo atto proprio Wawrinka nel 2017 e Thiem a giugno 2018. Il ruolo di favorito principe non coincide però quest’anno per il maiorchino con il numero uno nel ranking e nel tabellone. A comandare il seeding è Novak Djokovic, finito ko domenica scorsa nell’ultimo incrocio tra i due a Roma.

Quella che sta per iniziare, in ogni caso, passerà agli atti per l’edizione del ritorno a Parigi di Roger Federer. Lo svizzero – campione una sola volta, nel 2009 – manca dal 2015 e partirà con la terza testa di serie. Sale l’attesa per i più giovani: sperano di poter recitare da protagonisti Alexander Zverev e Stefanos Tsitsipas, cinque e sei del seeding. Cinque le defezioni al momento ufficiali, tra cui i due top ten Kevin Anderson (8) e John Isner (10), il numero 17 del mondo Milos Raonic, oltre ad Andrey Rublev e Tomas Berdych.

Folta la pattuglia italiana: muniti di testa di serie Fabio Fognini (9), il semifinalista uscente Marco Cecchinato (17) e Matteo Berrettini (30). Direttamente in tabellone anche Andreas Seppi, Thomas Fabbiano e Lorenzo Sonego. Mentre hanno superato con successo le qualificazioni Salvatore Caruso e Stefano Travaglia (Simone Bolelli disputerà domani l’ultimo turno).

 

IL TABELLONE – Parte alta

IL TABELLONE – Parte bassa


Tabellone completo (conserva il link: lo aggiorneremo quotidianamente)

OTTAVI TEORICI


[1] N. Djokovic vs [13] B. Coric
[9] F. Fognini vs [5] A. Zverev
[4] D. Thiem vs [14] G. Monfils
10] K. Khachanov vs [8] J.M. del Potro

[6] S. Tsitsipas vs [11] M. Cilic
[16] M. Cecchinato vs [3] R. Federer
[7] K. Nishikori vs [12] D. Medvedev
[15] N. Basilashvili vs [2] R. Nadal

I PRIMI TURNI DEGLI ITALIANI


[9] F. Fognini vs A. Seppi
[16] M. Cecchinato vs [WC] N. Mahut
[30] M. Berrettini vs P. Andujar
T. Fabbiano vs [11] M. Cilic
L. Sonego vs [3] R. Federer
[Q] S. Caruso vs XXX
[Q] S. Travaglia vs XXX

INFORMAZIONI SUL TORNEO


Entry list

  • Tabellone a 128 giocatori (32 teste di serie, nessun bye)
  • 104 giocatori entrati per accettazione diretta
  • 16 qualificati (tabellone qualificazioni)
  • 8 wild card

Il sito ufficiale del torneo
L’app ufficiale del torneo (Android – iOS)

Andrai a vedere il torneo? Tutto quello che devi sapere

Copertura televisiva

Il Roland Garros è in diretta INTEGRALE esclusiva su Eurosport su tutte le piattaforme. Su Eurosport 1 (canale 210 di Sky) i match di cartello, su Eurosport 2 (canale 211 di Sky) le partite degli italiani e tutti i match concomitanti LIVE da 16 campi su Eurosport Player (PC, tablet, Smart TV, Chromecast, smartphone e altri dispositivi video, disponibile anche su TIMVISION. Prezzo: 7,99€ mese o 49.99€ anno).

Calendario di gioco

Domenica 26 (DAY 1): primo turno maschile e femminile
Lunedì 27 (DAY 2): primo turno maschile e femminile
Martedì 28 (DAY 3): primo turno maschile e femminile
Mercoledì 29 (DAY 4): secondo turno maschile e femminile
Giovedì 30 (DAY 5): secondo turno maschile e femminile
Venerdì 31 (DAY 6): terzo turno maschile e femminile
Sabato 1 (DAY 7): terzo turno maschile e femminile
Domenica 2 (DAY 8): ottavi di finale maschili e femminili
Lunedì 3 (DAY 9): ottavi di finale maschili e femminili
Martedì 4 (DAY 10): quarti di finale maschili e femminili
Mercoledì 5 (DAY 11): quarti di finale maschili e femminili
Giovedì 6 (DAY 12): semifinali femminili
Venerdì 7 (DAY 13): semifinali maschili
Sabato 8 (DAY 14): finale femminile
Domenica 9 (DAY 15): finale maschile

Calendario ATP 2019: entry list e tabelloni
Calendario WTA 2019: entry list e tabelloni

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Commenti

Opinioni

Riflessioni post-quarantena forzata: come si può cambiare il tennis

Si narra di ‘vamos’ urlati da bambini durante un riscaldamento… è qualcosa che si può correggere? Forse lo stop forzato può aiutarci

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Rafa Nadal - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Lo stop presuppone una ripartenza. Fermarsi è darsi possibilità. Avere tempo per sé stessi, giocare a poter pensare essere migliori o fare almeno finta. Otium creativo. Tempo per meditare, analizzare, prendere distanze dalle cose e metterle a fuoco con la necessaria lucidità. Trovare priorità. Riconoscere errori, sanarli ove possibile, riconoscere le derive, arginandole. Cosa potrebbe portare di “illuminato” questa pausa forzata nel “microcosmo tennis”, che per il momento è ripartito solo a livello amatoriale e con qualche esibizione? Facciamo questo gioco, che abbiamo già parzialmente iniziato con le cinque idee per migliorare il tennis. Qui analizziamo altri undici aspetti che potrebbero essere migliorati.

ASCIUGAMANO: l’asciugamano “servito” dal ragazzino all’energumeno con racchetta è da abolire. Insostenibile, diseducativo, eticamente e igienicamente scorretto. La servitù nello sport non è contemplata ne va supportato e sopportato che un ball boy/girl stia là asciugamano madido di sudore alla mano pronto a scattare all’arrogante cenno di comando per porgerlo al tennista il quale, dopo sudato uso, glielo riporge lanciandoglielo in faccia in attesa del successivo 15. Questo sketch si ripete dal primo all’ultimo punto del match, anche nei punti in cui non si è giocato, vedi doppio fallo. Goran Ivanisevic chiamò questa roba “liturgia ridicola”, difficile dargli torto.

SPUTARE: alcuni tennisti in campo sputano. A terra. Non alla fine di un duro scambio, ma come “tic” prima di servire o rispondere. Gesto “basso” e in contrasto con ogni basilare norma igienica, non è utile né carino rendere un campo da tennis una sputacchiera, giocando con palle umidicce e correndo facendo slalom tra “preziosi” luccicanti in terra. Che ci venga perdonata l’immagine, non abbiamo contribuito noi a crearla, anzi, dispiace dirlo, ha girato proprio tanto attraverso la TV in uno di questi ultimi tornei internazionali, che abbiamo potuto seguire prima del forzato stop da pandemia.

 

TIFO: il tennis è nato come sport di cortesia, ci si dà la mano a fine match, ci si complimenta con il vincitore, si applaude l’avversario. Negli ultimi anni, si è affermato e divenuto normalmente tollerato, il tifo contro. Giocare contro Federer o anche Nadal, per un tennista è come giocare una vecchia finale di Davis fuori casa. Ma nei circoli delle nostre serie B o D è anche peggio. Il tifo del tennis è quello dell’applaudire entrambi i contendenti. Un tennista è innanzitutto una persona, poi un’atleta che fa dei sacrifici per poter poi gareggiare cercando di dare il meglio di sé in una gara sportiva. Al Foro Italico lo scorso anno un ragazzino di nemmeno 10 anni rivolgeva insulti a un giocatore, Radu Albot, reo di aver provato solo a fare il proprio match contro un tennista italiano.

ESULTANZA: una volta era “la regola”, non si esulta sull’errore dell’avversario. Poi è arrivato l’urlare in faccia e fare pugno e di quel vecchio caro must basilare dell’educazione, nemmeno il ricordo. Chi ha detto o pensa che l’agonismo passi necessariamente attraverso gesti e urla pugnaci, riveda i filmati di Borg o Wilander o dia uno sguardo anche solo alla sfinge Camila Giorgi. Ho visto bambini urlare vamos e fare il pugnetto durante il palleggio di riscaldamento, frase raccolta fuori un Circolo, durante un Torneo Nazionale giovanile.

TELECRONACA TV: il tennis merita tono garbato anche nell’essere raccontato dalle voci dei commentatori, consono sarebbe evitare di abbandonarsi a sensazionalismi urlando come a un goal alla finale dei mondiali ogni 15, anche perché un match di tennis è fatto da una miriade di 15; il fiato rischia di non bastare per tutta la partita.

PUNTEGGI: la volontà di abbreviare la durata degli incontri e creare delle modalità di punteggi bizzarre rispetto alla norma, pur riconoscendone la simpatia nello sperimentarne durante “tornei” di esibizione, è probabilmente scappata di mano. Una competizione deve esser certa con regole univoche per ogni categoria. Questo a livello professionistico. A livello delle categorie nazionali va ancora peggio: long tiebreak che sostituisce il terzo set, killer point, formule Rodeo, tralasciando il circuito TPRA che fa circuito e tra un po’, sport a sé. Ma per un torneo con match dimezzati nel punteggio e nella durata, l’iscrizione non sarebbe logico, poi, pagarla la metà?

Alex de Minaur – Next Gen ATP Finals 2019 (foto Cristina Criswald)

TEMPI MORTI: tra un servizio e l’altro non c’è da giocare alla roulette russa e dar spazio a serie interminabili di riti e tic scaramantici per allontanare la morte, ma solo dover prendere una palla e servire. Si è fatto così per decenni, anche Ivanisevic , Sampras, Becker o Roscoe Tanner che servivano due ace a game lo hanno fatto. Si vogliono velocizzare i match? Non sarebbe allora logico partire dalla abolizione dei tempi morti?

GRUGNITI: ma chi grugnisce e specie chi lo fa in maniera spropositata si è mai posto il problema di disturbare l’avversario e chiunque stia giocando nel campo vicino? È ancora umanamente pensabile che si possa colpire una palla da tennis senza accompagnare il gesto con un “kiai” da karateka?

SCUOLE TENNIS: perché nelle scuole tennis si predilige il conseguimento di risultati nel breve periodo attraverso metodi “massivi” e seriali, tralasciando spesso l’insegnare l’arte e il gioco del tennis per sviluppare talento, creatività e propensioni personali, ove ve ne fossero? Perché rischiare di stroncare sul nascere gli Tsitsipas, gli Shapovalov, i Musetti nel nome di una sola “via al tennis”? Perché tutto piegare ed allineare a quella? Forse perché garantire il risultato nel breve periodo mette tranquilli i maestri e dà pace ai genitori? Eppure è grazie al proprio non essere “allineato” che un signore di quasi 40 anni riesce ancora a dominare la scena del tennis mondiale e ad essere la più grande fonte di sogni che questo sport riesca ad avere.

MUSICA AI CAMBI DI CAMPO: ma gli atleti dovrebbero concentrarsi al cambio di campo e rilassarsi per quel po’ che è possibile, oppure devono prepararsi a una maratona di Macarena giù al Lido Turistico?

SCENOGRAFIA TENNIS INDOOR: un campo da tennis come un ring illuminato risplende al centro della scena, i tennisti entrano come wrestler accompagnati da sigla. Si scorgono già le majorette e una ragazza cartellone gira in bikini a mostrare il punteggio al cambio campo, mentre il cantante famoso intona le sue hits. Si preparino gli ospiti per il talk show che va alla fine del primo set. Pubblicità, The Show Must Go On!

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Focus

È Roger Federer l’atleta più pagato del mondo

Il primo tennista di sempre al vertice della classifica di Forbes vanta 100 milioni di dollari in sponsorizzazioni. Naomi Osaka guida il ranking femminile

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Roger Federer - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

È vecchio, convalescente, non si allena… E, nel frattempo, con lo stesso sforzo apparentemente nullo delle sue migliori prestazioni in calzoncini, scala quasi sbadigliando la classifica degli atleti più pagati al mondo compilata da Forbes, piantando la propria bandierina dove nessun tennista era mai stato: sulla vetta. Sì, perché dal 1990, primo anno di pubblicazione della lista, non solo è la prima volta che Roger Federer conquista il primo posto, ma, a ben vedere, non era mai successo che il trono venisse occupato da un giocatore di tennis. Il nostro sport non si ferma qui, però; alla posizione numero 29, infatti, troviamo la prima ragazza della classifica e, come già anticipato, si tratta di Naomi Osaka. Già, quest’anno il tennis vince a mani basse. Andiamo allora a vedere come Federer è arrivato a racimolare quei 106,3 milioni nell’ultimo anno che gli valgono il primato.

Al ristretto (in senso relativo) montepremi di 6,3 milioni di dollari, quisquilie da zone basse della top 100, si aggiungono i 100 milioni in sponsorizzazioni che gli permettono di staccare i due principali inseguitori, Ronaldo e Messi, anche loro in tripla cifra. Non ci si deve quindi meravigliare se occasionalmente il nostro perde contatto con la realtà e, senza pensare agli Harris meno fortunati, dice che l’idea di giocare senza pubblico non lo attiri particolarmente. Per rimarcare l’enormità dei proventi di Federer dagli sponsor, la seconda posizione in questa classifica avulsa è occupata a pari merito da Tiger Woods e LeBron James, ben distanti con i loro 60 milioni. Tra l’altro, con questo risultato, Tiger non è più l’unico atleta in attività ad aver toccato quota cento in un anno. “Il suo stile è puro” dice David Carter, professore alla USC Marshall School of Business, “ed è la ragione per cui coloro che possono permettersi di allearsi con lui fremono per farlo”.

Sono attualmente tredici le aziende che vantano Roger Federer come testimonial. E, con l’eccezione di Nike, non interrompono il sodalizio nemmeno dopo tanti anni, incuranti di una carriera sportiva che, in teoria, ogni giorno si avvicina sempre di più al termine – anche se pare più che altro la corsa paradossale di Achille verso l’irraggiungibile tartaruga. È quello che devono aver pensato alcuni dei suoi ultimi sponsor, come Barilla e Uniqlo, quando hanno proposto contratti pluriennali. Intanto, Roger è anche tornato in possesso del suo logo storico. Tra i suoi successi fuori dal campo, non si può non ricordare l’agenzia Team8, creata con Tony Godsick nel 2013, che rappresenta fra gli altri Juan Martin del Potro, Sascha Zverev e Cori Gauff, ed è responsabile della Laver Cup, evento anche discusso in certi aspetti ma dall’innegabile successo commerciale. Un altro coinvolgimento diretto di Federer è l’ingresso in veste di imprenditore nell’azienda On, marchio svizzero di scarpe da corsa.

 

Dall’essere il più gettonato all’avere il gettone più consistente il passo è breve, e la presenza in un torneo minore del fenomeno di Basilea gli vale un milione di dollari. Prima di correre il rischio di venire sommersi da una tale montagna di soldi, alleggeriamola un po’ ricordando velocemente la beneficenza tramite la sua fondazione, gli eventi “Match for Africa” e tutto quanto. Recuperata così un po’ d’aria, finiamo parlando dei proventi delle esibizioni, nello specifico dei 15 milioni (sempre secondo Forbes) incamerati grazie alle partitelle con Zverev lo scorso novembre. A proposito, quanto lontane sembrano le polemiche su quel tour in America latina con Sascha? La speranza è di poter tornare a discutere di tale facezie nel più breve tempo possibile.

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Lettere al direttore: dai doppi falli di Djokovic a ATP-WTA. I lamenti di Pietrangeli e gli Slam di Federer

Una fusione poco probabile per San Tommaso. Rafa Nadal più penalizzato fra i top player se non si giocasse nel 2020. Angelo Binaghi per una volta…

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Roger Federer e Novak Djokovic - ATP Parigi-Bercy 2018 (foto via Twitter, @RolexPMasters)

Vi avevo invitato a scrivermi delle lettere perché io potessi rispondervi, cercando di andare contro la mia natura per essere il più sintetico possibile. Anche questa settimana siete stati numerosi e di questo vi ringrazio. Di seguito le mie risposte alle sei domande che ho selezionato: continuate a scrivermi a scanagatta@ubitennis.com.


Buongiorno Direttore, chieda a Djokovic, da parte mia, se ritiene salutari i beveroni ipotonici che tracanna ad ogni cambio campo, se ha fatto vaccinare i suoi 2 figli o se somministra loro un antipiretico a seguito di uno stato febbrile. Come lei ben sa la parola farmaco significa non solo rimedio/cura ma anche veleno. Tutto sta nel conoscerne il confine… rispetto moltissimo l’atleta ma detesto fortemente la persona. SalutiDr. Luca Daniele Berta, Abbott Diabetes Care (città non indicata)

C’è stato il coronavirus che ha fermato tutto il tennis, ma non ha davvero fermato Novak Djokovic dalle sue esternazioni, dai suoi Instagram-video, da una bulimica esposizione su tutti i social media esistenti. Un’attività quasi forsennata, quanto certi suoi allenamenti. Ma ben più discussa e discutibile. Di sicuro Nole ha dimostrato di non temere i contraccolpi negativi conseguenti alle tesi che ha spavaldamente sostenuto, ma di certo ha ricevuto più commenti negativi che positivi e mi chiedo chi glielo abbia fatto fare. La mia sarà psicologia da supermercato ma mi è parso quasi che Nole, orfano del tennis giocato, abbia sentito l’insopprimibile esigenza di dover riempire quei vuoti agonistici a tutti i costi con una presenza da n.1, purtroppo anche in campi extratennistici dove la sua conoscenza non poteva che essere limitata ed era più facile commettere doppi falli piuttosto che ace.

Sì, ha messo a segno anche qualche vincente: non si può non applaudire le diverse iniziative filantropiche – la più recente è l’organizzazione dei weekend (Adria Cup) in aiuto alle regioni balcaniche, ma prima c’erano state anche le apprezzabili proposte in soccorso dei tennisti ATP peggio classificati e più in sofferenza -, e anche le chat con i vari top-players (Murray, Wawrinka, Fognini eccetera) hanno avuto il merito di tener viva l’attenzione sul tennis. Sono state spesso piacevoli da seguire.

Però gli errori gratuiti sono sembrati decisamente più numerosi dei vincenti. Anche chi non aveva mai dubitato dell’indubbia intelligenza di Novak si è chiesto – pur lasciando perdere le sue dichiarazioni No-Vax in parte edulcorate, ma comunque mal espresse in un momento delicatissimo, pandemico come l’attuale – se davvero sia stata una mossa saggia e intelligente quella di promuovere un venditore di integratori, Chervin Jafarieh, fondatore del brand ‘Cymbiotika’, arrivando a sostenere una sciocchezza sesquipedale come quella secondo cui “le molecole dell’acqua reagiscono alle nostre emozioni diventando positive o negative secondo lo stato d’animo”.

Proprio per il seguito che Novak ha, un po’ di prudenza nello sposare una qualsiasi tesi piuttosto che un’altra, a mio avviso sarebbe assolutamente auspicabile e necessaria. I lettori di Ubitennis sono a conoscenza della reciproca simpatia che intercorre fra DjokerNole e il sottoscritto – chi non ha ancora visto il video divenuto virale del “Not too bad” rilanciato decine di volte dalla stessa ATP? – ma ciò non mi basta a trasformare la cronaca dei suoi doppi falli in ace.

 
Novak Djokovic, conferenza – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Gentile direttore, ma lei crede al connubio ATP-WTA? O sono solo buoni propositi, di Federer, Gaudenzi, e di tutte le “santone” del tennis femminile, Billie Jean King, Pam Shriver, nonché tutte le tenniste che ovviamente hanno solo da guadagnarci?Luigi Santi, Roma

In questo caso sono un po’ come… San Tommaso, finchè non vedo non ci credo. Ne ho ho già un po’ parlato rispondendo a un altro lettore in questa rubrica. In nessuna altra disciplina sportiva lo sport femminile è così vicino a quello maschile come nel tennis. Pur essendone lontano. Ma c’è comunque parità di montepremi e di esposizione tv in quattro Slam e in mega tornei, Indian Wells, Miami e Madrid. Se per anni i due circuiti non si sono fusi è perché uno, quello maschile, ha più appeal di quello femminile. Lo dice l’interesse del pubblico, degli sponsor, delle tv. Capisco Gaudenzi quando dice che il prodotto tennis è uno solo e sarebbe forse “venduto” meglio unitariamente ma resta il fatto che assemblare, quasi fondere, due società, ATP e WTA che hanno risultati economici così diversi – e non per caso – è difficilissimo.

ATP ha fior di sponsor, Emirates, Fedex, Peugeot, Infosys, la WTA dacché ha perso Sony Ericsson nel 2012, non ne ha più trovati alla stessa altezza. La WTA nel 2017 ha registrato utili pari 6 milioni di dollari e attività liquide per soli 5 milioni. Le cifre equivalenti per l’ATP mostrano 19 milioni e 160 milioni! Come si fa a mettere sullo stesso piano situazioni così diverse, con la WTA che si è trovata costretta a spostare gran parte dei tornei più importanti di fine stagione in Cina, perché è dalla Cina che le sono arrivate le proposte economiche più importanti ma anche… meno prestigiose? Come si fa a convincere i giocatori ATP di seconda, terza e quarta fascia, a rinunciare a una parte dei loro premi e guadagni per venire in soccorso delle ragazze delle stesse fasce?

Se ATP porta 90 e WTA 10 a far 100, se si distribuisce il totale in 50 e 50, i giocatori ATP ci rimettono 40 mentre le giocatrici guadagnano 40. Chi potrebbe fare un sacrificio rilevante sono i giocatori ATP di prima fascia, cioè i super-ricchi se sono tali da più anni. Ma secondo voi lo faranno per il bene supremo del tennis, se non si trova qualche meccanismo che consenta loro di trasformare un grande sacrificio in un piccolo sacrificio? Mezzo secolo di reciproci sospetti sparirà nell’era del virus e di un qualche miracolo gestionale? San Tommaso aspetta di vedere la realizzazione dei buoni propositi per crederci.


Caro Ubaldo mi permetto di darti del tu in quanto ti leggo da sempre e mi sento in confidenza. Ma come è possibile togliere lo stipendio ad una leggenda del nostro tennis, e in che modo poi!, quando abbiamo politici che vivono ancora di vitalizi non meritati? La cosa che più mi da fastidio è il modo in cui è stato accantonato il caro Pietrangeli senza un briciolo di rispetto! Caro presidente FIT penalty point! Grazie x avermi letto!Rino Bertuzzi città non rivelata (Nota di UBI: per favore scrivete la città)

Riguardo al modo usato ho letto la campana Pietrangeli e quella FIT: divergono profondamente. Chi dice la verità? Posso credere più alla prima perché conosco sia Nicola da una vita sia purtroppo Baccini e, anche se non ho condiviso diverse esternazioni dell’ex campione (ricorderete quella su Bolelli “ha sputato sulla bandiera” quando rifiutò di giocare in Davis contro la modesta Lettonia a Montecatini nel 2008? Raccolse soltanto il plauso di Binaghi e federales) Nicola non è mai stato un bugiardo. Semmai qualche volta polemico a sproposito. È vero che Pietrangeli ha dato al tennis italiano per tantissimi anni più di quanto alcuni parlamentari – fra quelli che pretendono il vitalizio – abbiano dato quale servizio al Paese, sebbene abbiano prestato solo pochi mesi o pochi anni di legislatura.

Ma anche Pietrangeli, che ha potuto vivere alla grande per quasi tutta la sua vita (non mi spetta ne ha senso approfondire se li abbia legittimamente goduti più da cicala che da formica e se quindi le difficoltà di sopravvivenza odierne siano anche eventuale conseguenza di ciò) non dovrebbe dimenticare che l’aver potuto godere di un compenso non disprezzabile (si dice, per lui come per Lea Pericoli, di qualcosa intorno ai 35.000 euro l’anno) per tutti questi anni fino ai suoi 86 non è stato zero. Oltretutto la Federtennis ha dato lavoro anche ad entrambi i suoi figli, bravi quanto si vuole ma non – che io sappia – assunti tramite concorsi. Quindi stavolta Angelo Binaghi non ha tutti i torti a ritenersi “tradito” da ingratitudine.

Che poi il modo potesse o dovesse essere diverso, come denuncia Nicola, è probabile. Lo stile non fa parte di questa FIT. Che, infine, il Baccini che ha replicato polemicamente alle lamentationes di Nicola per conto della FIT si riveli anche in questa sua replica più realista del re e personaggio quindi poco credibile, è un altro paio di maniche. In passato Baccini ha scritto e detto di tutto sul conto di persone come Gianni Clerici e Rino Tommasi al cui cospetto dovrebbe soltanto inchinarsi. Con il sottoscritto nel delirante e penoso episodio che lo scorso anno ha comportato il ritiro del mio accredito stampa durante gli Internazionali d’Italia, proprio Baccini è stato con Piero Valesio (direttore della comunicazione FIT che non si è vergognato di firmare la richiesta di ritiro) uno dei principali attori protagonisti, se non il primo.

Nella replica a Pietrangeli Baccini ha avuto la faccia tosta di sostenere che la FIT ha “già stanziato 3 milioni per i circoli” quando tutti sanno che in realtà la FIT non ha fatto fondamentalmente altro che – in massima parte – restituire ai circoli le iscrizioni ricevute in anticipo per tutti i campionati a squadre che non ci sono stati! Tanto è vero che i circoli italiani sono letteralmente furibondi con la FIT per l’assenza di un sostegno ricevuto a seguito dei danni provocati dal lock-down per il Coronavirus (al di là di qualche tubo di palle da tennis) e stanno raccogliendo firme di protesta e sollecitazioni. Anche i tesserati che non hanno potuto giocare i tornei meriterebbero rimborsi parziali… che non vedranno mai.

Angelo Binaghi, Nicola Pietrangeli, Steve Haggerty – Italia-Francia, Coppa Davis 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Buongiorno Ubaldo, sono un appassionato di tennis, fedele lettore di Ubitennis. Non utilizzo però i social, niente FB, niente Twitter, niente Instagram. Le scrivo a proposito di AGF, di cui nemmeno ancora son riuscito a risalire al vero nome; le scrivo per esprimere tutta la mia stima verso questo giornalista, anzi, scrittore, i cui articoli sono sostanzialmente delle perle. AGF, a parer mio, è uno dei maggiori esperti di tennis sulla scena oggi; una competenza sbalorditiva, una chiarezza espositiva così disarmante da rendermelo, a tratti, “quasi odioso”; uno stile impeccabile (scarno, diretto, fluente); una memoria storica vastissima all’interno di una cornice di grande modestia ed umiltà; sempre pronto a ravvedersi qualora le sue affermazioni non vengano poi confermate dai fatti. Perché non ci è dato conoscere il suo nome? Senza nulla togliere agli altri (sono anche un super fan di Gibertini e dei suoi podcast), AGF è speciale, ha qualcosa di unico, svetta su tutti a livello nazionale. Sarebbe possibile avere il suo indirizzo email?Matteo (città non rivelata…)

Ho inoltrato la sua mail a AGF che la ringrazia calorosamente. Resta però un tipo assai riservato che preferisce mantenere la sua privacy.


A 33 anni appena compiuti Federer aveva 17 Slam, così come Nadal e anche lo stesso Djokovic che compirà 33 anni a maggio. Dopodichè Federer ha vinto 3 slam e Nadal 2. Pensa che Djokovic farà meglio oppure l’età si farà sentire pure sul fenomeno di Belgrado?Francesco Putignano (città non rivelata)

Intanto penso che se quest’anno non si giocasse più alcuno Slam Rafa Nadal, che era più favorito a Parigi di quanti fossero tutti i tre negli altri 2 Slam e avrebbe quindi probabilmente raggiunto quota 20 eguagliando Roger, sarebbe stato sfavorito più di tutti dal blocco dell’attività. Penso anche che Federer, che non avrei considerato favorito n.1 a differenza di Djokovic sia a Wimbledon sia a New York, abbia avuto invece il vantaggio di poter tenere a distanza i due rivali per un anno in più e quindi di essere stato favorito. Non tutti possono essere longevi come lui. Djokovic fermo a 17 Slam avrebbe potuto arrivare a 19… Ma sono tutte ipotesi. In conclusione, considerata la straordinaria solidità fisica di Djokovic, nonché la spaventosa determinazione che lo sostiene, penso che se non fino a 38 come Roger, almeno fino a 35/36 Novak possa essere ancora così competitivo da poter vincere nei prossimi otto Slam tre o quattro di essi. Salvo progressi oggi impronosticabili di qualche Next Gen.


Chi è stato il più grande talento sprecato del tennis, fra quelli da Lei visti all’opera? – Salvatore Perna (Napoli? Colpa mia: ho cancellato la città e non ricordo!)

Occorrerebbe prima di tutto intendersi su cosa significhi talento. La capacità di adattarsi a situazioni differenti? La capacità di effettuare colpi che ad altri non riescono? Ma accompagnata da una buona dose di continuità nel riuscire a farli, giusto? Ma la continuità nell’arco di un match, di un anno, di una vita? Poi anche sul termine spreco si potrebbe discutere. Spreco perché il talento non è stato accompagnato da una testa all’altezza del braccio? O da una determinazione costante? Una durata anagrafica? La mia risposta varierebbe a seconda di quale delle diverse ipotesi (e ne ho accennate solo alcune) si prenda in considerazione.

Un esempio: Bjorn Borg non viene unanimemente considerato uno straordinario talento, eppure ha inventato – insieme a Vilas – un tipo di tennis che non esisteva, basato sul top-spin, sulla palla che passava alta sopra la rete (riducendo i rischi dell’impatto sulla stessa) e ruotava fino a sopra la spalla di chi non sapesse anticiparla. Inoltre ha vinto Parigi e Wimbledon tre volte a distanza di una settimana quando le due superfici proprio non si assomigliavano. Più talento di così! Ma smettere a 26 anni non è stato uno spreco per uno che quando si misurava su più discipline atletiche batteva tutti gli altri campioni?

Henri Leconte viene considerato uno straordinario talento: ma se non ha mai vinto uno Slam, e ha fatto una sola finale, perdendola malamente con Wilander, si può dire che sia stato un talento sprecato? No. Non aveva la testa per stare concentrato per 7 partite e prodursi sempre su quei livelli. Un po’ come Fabio Fognini, sulla cui abilità di mano, tocco di palla e resto, nessuno può discutere. Fognini uno spreco? Anche no. Se si considera i limiti del servizio, dovuti in buona parte a un’altezza non… all’altezza dei grandi di oggi (tutti dal metro e 85 in su), Fabio ha fatto quasi miracoli ad arrivare dove è arrivato e a restarci a lungo.

Fabio Fognini – Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Fabrice Santoro, il Mago: beh, chi più di lui è stato capace di tirare fuori conigli dal cilindro? Con il fisico che aveva ha fatto miracoli. Poteva fare di più? Forse no. Si è presentato a oltre una cinquantina di Slam consecutivi, di che cosa lo si può rimproverare? Adriano Panatta: talento tanto, continuità poca, voglia di sacrificarsi… a sprazzi. Purché non gli rovinassero le vacanze agostane in Sardegna anche se c’era una semifinale di Coppa Davis da vincere in Sud Africa. Spreco? Forse, ma magari se avesse dovuto sacrificarsi di più in palestra si sarebbe depresso, mortificato. Nessuno dei Fab-Four può ovviamente incarnare l’ipotesi spreco, ma neppure nessuno degli arrotini spagnoli può impersonare il talento puro.

Ernest Gulbis? Beh, ma è come Leconte. Simpatico, estroso, pazzerello. E Wawrinka che fino a 29 anni ha vinto pochissimo? Si vede che gli mancava qualcosa. John McEnroe? Certo, forse più di tanti, ma come si fa a dire che è stato uno spreco uno che ha vinto 7 Slam, che è stato n.1 del mondo, anche se dai 25 anni in poi non ha più vinto Slam? Tutti quelli che sono stati top-5, o anche top-10 in teoria non possono essere considerati talenti sprecati. Qualcuno poteva fare di più? Sì, quasi tutti potevano vincere molto di più, non solo Panatta, ma anche Agassi, Kafelnikov… per non parlare di Safin. Se devo scegliere uno al di fuori dei top-ten o top-20, dovrei prendere uno come potrebbe essere fra le donne Camila Giorgi, capace di battere 9 top-ten ma incapace di entrare fra le top 25 del mondo. Fra gli uomini un “modello” Giorgi non mi viene in mente, tranne Nick Kyrgios. Ma anche lui… che testa ha?


Scrivete a scanagatta@ubitennis.com

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