ATP Ranking: Berrettini a ridosso della Top 20

Focus

ATP Ranking: Berrettini a ridosso della Top 20

Il titolo a Stoccarda vale a Matteo un balzo di otto posizioni e una possibile ottima testa di serie a Wimbledon. Pochi punti da difendere da qui a fine anno. Sognare è lecito

Pubblicato

il

La classifica ATP negli ultimi sette giorni è rimasta immutata sino alla ventunesima posizione.

PosizioneNazioneGiocatorePuntiVariazione
1SerbiaN. Djokovic12715=
2SpagnaR. Nadal7945=
3SvizzeraFederer6420=
4AustriaThiem4685=
5GermaniaZverev4360=
6GreciaTsitsipas4215=
7GiapponeNishikori4040=
8Sud AfricaAnderson3565=
9RussiaKhachanov2980=
10ItaliaFognini2785=
11USAIsner2715=
12Argentinadel Potro2695=
13RussiaMedvedev2625=
14CroaziaCoric2615=
15CroaziaCilic2395=
16FranciaMonfils2055=
17GeorgiaBasilashvili1970=
18CanadaRaonic1900=
19SvizzeraWawrinka1715=
20SpagnaBautista Agut1690=
21CanadaAugier-Aliassime1522=
22ItaliaBerrettini15058


Alle spalle del diciannovenne canadese troviamo Matteo Berrettini che ha guadagnato otto posti grazie alla vittoria di Stoccarda.Con un’espressione mutuata dal lessico musicale potremmo definire l’ascesa del tennista romano al vertice del ranking mondiale “andante con brio”. Una crescita significativa in termini numerici (più 30 da inizio anno e più 59 nelle ultime 52 settimane) ma, allo stesso tempo armoniosa, costante, senza bruschi strappi. Segno che Berrettini si è messo alle spalle i problemi alle articolazioni (non inconsueti in un teen ager con quella morfologia) che nel 2016 lo costrinsero ad una pausa di sei mesi e sta raggiungendo la piena maturità fisica e tecnica.

Alcuni dei tennisti appartenenti alla NextGeneration sotto il profilo della precocità hanno fatto meglio di lui, ma adesso in qualche caso la scontano o sotto il profilo fisico (Chung, Rublev), oppure tecnico (Shapovalov e, si parva licet, Zverev Jr).

Cosa possiamo aspettarci da Matteo nei prossimi mesi? Mettendo da parte per un attimo la scaramanzia  se dovessimo fare una scommessa sul suo ranking al termine dell’anno punteremmo su un numero inferiore al 20. Quanto inferiore lo lasciamo alla maggiore o minore propensione all’ottimismo dei nostri lettori. Il nostro pronostico è sostenuto da due considerazioni. La prima che da oggi e sino alla fine della stagione l’italiano difende 533 punti, metà dei quali provenienti dalla vittoria a Gstaad, mentre a Wimbledon e agli Us Open nel 2018 ne raccolse soltanto 55 su 4000 potenziali. La seconda – più banale ma non meno vera della prima – che il distacco dai più diretti antagonisti è poco significativa in termini numerici. A partire da questa settimana ad Halle la caccia di Berrettini al best ranking è quindi aperta.

Oltre all’allievo di Santopadre un altro italiano si è distinto sul campo ed ha ottenuto il proprio best ranking: Stefano Travaglia.Il marchigiano grazie alla finale del Challenger di Shymkent si è portato vicinissimo alla top 100 nella quale sono presenti 7 italiani ed ai quali se ne aggiungono altri 9 tra la centesima e la duecentesima posizione:

 
ClassificaGiocatorePuntiVariazione
10Fognini2785=
22Berrettini15058
40Cecchinato1130-1
69Seppi7703
74Sonego7322
96Lorenzi5721
99Fabbiano5575
103Travaglia5439
124Caruso458-2
129Mager444-1
141Giustino4093
149Baldi3792
162Giannessi348-10
177Napolitano2941
185Bolelli281-5
200Gaio26410


Jannik Sinner è al numero 209. Chi invece è riuscito a entrare per la prima volta tra i migliori 100 tennisti del mondo è il francese Corentin Moutet. Il ventenne francese, che sembra uscito da una puntata della macchina del tempo con il suo fisico e il suo modo di disegnare tennis più in linea con tennisti degli anni ’60 che non quelli contemporanei, ci è riuscito grazie alla vittoria ottenuta nel Challenger di Lione ed ha così consolidato la sua posizione nella classifica avulsa riservata agli under 21, che è la seguente:

RACE TO MILAN
Posizione ATPNazioneGiocatoreNato nel
6GreciaTsitsipas1998
21CanadaAuger-Aliassime2000
25CanadaShapovalov1999
36USATiafoe1998
60NorvegiaRuud1998
26Australiade Minaur1999
86FranciaMoutet1999
82SerbiaKecmanovic1999


Immutata la lista dei migliori 10 in assoluto dell’anno:

RACE TO LONDON
Posizione ATPNazioneGiocatore
2SpagnaNadal
1SerbiaDjokovic
3SvizzeraFederer
4AustriaThiem
6GreciaTsitsipas
7GiapponeNishikori
13RussiaMedvedev
10ItaliaFognini
5GermaniaZverev
16FranciaMonfils


I complimenti per il best ranking vanno a:

ClassificaGiocatoreNazione
22BerrettiniItalia
35StruffGermania
46ThompsonAustralia
82KecmanovicSerbia
86MoutetFrancia
97MadenGermania


Thompson e Moutet sono i giocatori più migliorati in classifica: + 16 gradini. Un commento a parte lo merita Jordan Thompson. Questo ragazzo australiano dall’aria gentile e una vaga somiglianza con Charlie Chaplin in un colpo solo domenica scorsa ha realizzato tre record personali: ha raggiunto la prima finale ATP in carriera; ha ottenuto il best ranking; è stato il primo giocatore battuto in una finale da Adrian Mannarino, che sino ad allora ne aveva perse sei su sei. Non sappiamo quanto il terzo possa averlo reso felice.

Continua a leggere
Commenti

Focus

È un Murray ‘Braveheart’

Ancora lacrime per Andy, ma di gioia. Dopo anni di lotta e dolore, si è operato a un’anca per continuare a vincere. Ieri ad Anversa è tornato al successo: piegato Wawrinka in tre set combattuti

Pubblicato

il

Andy Murray - Anversa 2019 (foto via Twitter, @EuroTennisOpen)

L’articolo che segue, a firma del direttore Scanagatta, è stato pubblicato questa mattina su La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno

Ricordo bene la scena straziante, venerdì 11 gennaio, tre giorni prima del primo turno di quello che lui stesso pensava sarebbe stato il suo ultimo Australian Open, lo Slam che lo aveva visto sconfitto in cinque finali. Andy Murray, in lacrime, la voce strozzata, non riusciva proprio a parlare, abbandonava la sala stampa, poi tornava, e a capo chino annunciava che sì, sarebbe sceso in campo contro Bautista Agut lunedì 14, ma anche che avrebbe gettato la spugna. Non c’erano più alternative: “Sono costretto a ritirarmi, sto lottando con il dolore da 20 mesi per colpa di questa maledetta anca, ho provato di tutto, ma non ha funzionato. Avrei voluto continuare fino a Wimbledon ma così è inutile.

Il Braveheart di Dunblane, dopo 20 mesi di sale chirurgiche, infermerie, mancate riabilitazioni era costretto alla resa. L’anca aveva messo k.o. lo scozzese. Lui, il meno vincente dei Fab Four nonostante due trionfi a Wimbledon (2013 e 2016), uno US Open, due ori olimpici, 45 tornei in bacheca, 41 settimane da numero 1 pur con la sfortuna di Prometeo deciso a battersi con gli dei, Federer il Divino, Djokovic il Robotico, messi al tappeto entrambi ben undici volte, e Nadal El Diablo, atterrato soltanto… sette!

Ma guai ad arrendersi a quei gaglioffi. Era stato più duro sopravvivere, riparato dietro una cattedra insieme al fratello Jamie, all’eccidio di Dunblane (1996) quando un folle, Thomas Hamilton, aveva ucciso a pistolettate 16 compagni di elementari e la loro insegnante, prima di suicidarsi.

Dalla semifinale parigina del 2017 persa con Stan Wawrinka, Sir Andrew Barron Murray non era più stato in condizione di giocare neppure al 50% delle sue possibilità. Nel 2018 aveva aggiunto solo sette vittorie alle precedenti 655 di 13 anni. Con lo smisurato orgoglio di sempre si era battuto fino allo stremo delle forze contro Bautista Agut, trascinandolo al quinto set dopo aver perso i primi due. Ma alla fine, zoppicante, era crollato: 6-2. E, di nuovo, sul viso pieno di efelidi erano scorse calde lacrime quando sul megavideo della Rod Laver Arena, erano apparsi in successione Federer, Nadal, Djokovic ad augurargli affettuosamente: “Good luck Andy, torna presto fra noi”.

“Ho due opzioni ora – disse – fermarmi e aspettare Wimbledon per dare l’addio lì, oppure operarmi con un intervento molto più invasivo e senza garanzie, per sperare di tornare qui fra un anno”. Una scelta dura, da uomini veri. Andy ha rischiato tutto. Si è operato e con un’anca artificiale – miracoli della chirurgia moderna – è tornato ad allenarsi come un forsennato. Dubitando però, lui come tutti, di poter tornare quello di prima. Prima solo challenger, poi doppi, al Queen’s e a Wimbledon. Ma ieri miracolo, eccolo di nuovo in finale ad un torneo 2 anni e mezzo dopo l’ultimo vinto a Dubai nel marzo 2017.

È accaduto ieri ad Anversa e proprio contro quell’avversario, Wawrinka, da cui aveva perso al Roland Garros. Andy, dominato per un set e mezzo dallo svizzero n.2, avanti 6-3 3-1, ha corso come e più di quando l’anca era quella natia, ha recuperato il break e si è salvato sia nel secondo sia nel terzo (nel quale anche è stato sotto di un break per due volte) sul 4 pari 15-40, strappando lui la battuta sul 5-4 di entrambi i set a un trasecolato Wawrinka: 3-6 6-4 6-4. Per, di nuovo, scoppiare in un pianto dirotto.

 

Già, anche gli Ufficiali dell’Impero Britannico, i Cavalieri di Sua Maestà la Regina piangono, a 32 anni e mezzo, più spesso di quanto non ti aspetti. E magari piangerà ancora fra pochi giorni, quando la sua adorata Kim, eterna fidanzata e poi moglie, dovrebbe dare alla luce il terzo erede. Perché Andy ancor prima che un grande campione è un umano che è stato capace di sedere su un trono rubato agli dei.

Continua a leggere

ATP

Finalmente Shapovalov! A Stoccolma il primo titolo

Il canadese gioca un’ottima partita e regola Krajinovic in due set. Da lunedì sarà numero 27 (+7 posizioni)

Pubblicato

il

[4] D. Shapovalov b. F. Krajinovic 6-4 6-4

E alla fine arriva Shapo. A Stoccolma, Denis Shapovalov riesce a sbloccarsi e a vincere il primo titolo della sua carriera. Una carriera che sembrava poter esplodere nel 2017 quando il giovane canadese superò Rafael Nadal a Montreal, arrivando fino alle semifinali. Da lì in poi però ci sono stati moltissimi alti e bassi per Denis, con una preponderanza dei bassi e un’irruenza tennistica che sembrava ostacolarlo non poco.

Nella partita odierna contro Filip Krajinovic invece, Shapovalov è riuscito a imbrigliare la sua esuberanza, traendo il meglio dai suoi fantastici fondamentali senza strafare. Ottima la prestazione al servizio (93% di punti vinti con la prima e 16 ace) e ancora migliore quella in risposta con Krajinovic quasi sempre costretto a partire sotto pressione nello scambio.

 

Il primo set si chiude col punteggio di 6-3, frutto del break ottenuto da Shapo già nel terzo game, ma sarebbe potuto terminare anche con un punteggio più rotondo. Il canadese, scioltissimo, arriva a palla break in tutti i successivi turni di servizio di Krajinovic, che però fa buona guardia, annullando anche un set point sul 5-3. Nulla può però nel game successivo, vinto con autorità da Shapovalov.

Nel secondo parziale, Krajinovic riesce a tenere con più continuità le bordate di Shapovalov e addirittura si affaccia a palla break nel quarto gioco, senza però riuscire a convertirla. Denis allora torna a sbracciare con il rovescio e nel gioco successivo torna a farsi pericoloso sul servizio di Krajinovic, ancora costretto a fare gli straordinari. Il serbo salva tre palle break, ma l’impressione è che il braccio di Shapovalov sia tornato a frullare su ritmi troppo alti. Il canadese continua a rispondere tanto e bene e si prende il break decisivo nel nono gioco. Sull’ultimo rovescio messo in rete da Krajinovic, Shapovalov è libero di gridare a pieni polmoni la gioia per il primo titolo ATP.

Il tabellone completo

Continua a leggere

ATP

A Mosca si parla solo russo, Rublev stende Mannarino e succede a Khachanov

Finale senza storia in Russia, il beniamino di casa schianta il francese e conquista il secondo titolo in carriera. Best Ranking per lui al N.22

Pubblicato

il

[6] A. Rublev b. [7] A. Mannarino 6-4 6-0

Primo incrocio in carriera tra Andrej Rublev e Adrian Mannarino e secondo trionfo in carriera a livello ATP per Rublev, ed è sicuramente quello più dolce. Il tennista russo ha vinto il torneo di casa sua, Mosca, in una partita senza storia sin dalle prime battute.

Lo sfidante, il francese Adrian Mannarino già finalista qui nel 2018, non è riuscito ad opporre resistenza al tennis rude ma potente ed efficace di Rublev, capace di brekkarlo “a freddo” in avvio di match e di non voltarsi mai indietro. Il servizio sin da subito è stato la chiave tecnica del match, con il russo praticamente inattaccabile nei turni di servizio e con una sola palla break fronteggiata in tutta la partita, sul 3-2. Scampato il pericolo il francese non ha mai avuto modo di essere incisivo in risposta e si è limitato a tenere il servizio senza scossoni fino alla chiusura decisiva del set di Rublev.

Alla ripresa però Mannarino non c’è più in campo, e se prima il problema era la risposta ora anche il servizio manca all’appello. Nonostante il 57% di prime in campo, il 2/14 totale di punti al servizio di Mannarino nel secondo set spiega bene il perché dei tre break consecutivi e Rublev si limita a servire alla perfezione, con un 100% di punti vinti con la prima, ed a quel punto il bagel è la naturale conclusione del match.

 

Grande soddisfazione per Rublev che corona con un titolo la sua annata positiva e lunedì si isserà al best ranking di 22 del mondo. Continua invece lo scarso feeling di Adrian Mannarino con le finali. Nonostante si sia sbloccato con la vittoria a s’Hertogenbosch quest’anno, è l’ottava finale persa su nove . Entrambi da domani saranno di scena a Vienna, Mannarino contro Sam Querrey e Rublev in una sfida Next Gen contro Auger-Aliassime.

Il tabellone completo

Giorgio Di Maio

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement