Corentin Moutet, il nuovo poeta maledetto del tennis francese

Interviste

Corentin Moutet, il nuovo poeta maledetto del tennis francese

Esclusiva con la giovane promessa francese. Vittorioso contro Karlovic al suo primo Roland Garros, Moutet ci ha svelato le sue passioni: tennis, musica e poeti maledetti

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Dalla nostra inviata

PARIGI – Nella prima giornata degli Internazionali di Francia, oltre all’eliminazione della campionessa in carica Ostapenko, ha fatto sensazione la prestazione di una delle stelle nascenti del tennis francese in un match che prometteva spettacolo: si scontravano il tennista più giovane del tabellone contro il più anziano, Corentin Moutet, 19 anni e 38 giorni e “Ivone” Karlovic, 39 anni e 88 giorni. E, udite udite, è stato il francesino ad avere la meglio sul croato, superandone i 211 centimetri e l’esperienza dei suoi quasi 40 anni. Tennista sorprendente Corentin Moutet che, nonostante la giovanissima età, è già un personaggio. Dall’andatura lenta e ciondolante e dall’espressione imperturbabile, in realtà Corentin ha il fuoco dentro.

 

Con la racchetta il tennista di Neuilly sur Seine fa meraviglie, facendo esplodere un ardore che lo contraddistingue dentro e fuori dal campo. Dotato di variazioni deliziose, un serve & volley tanto delicato quanto spumeggiante e di smorzate imprevedibili e maliziose, il 19enne parigino si distingue dalle ultime generazioni di tennisti costruiti sulla regolarità martellante e monocorde da fondocampo. È vero che Ivo è apparso particolarmente falloso, ma Moutet ha saputo coglierlo di sorpresa, prendendogli continuamente il tempo, cercando di arginare le sue bordate di servizio e prendere l’iniziativa durante gli scambi con smorzate, volée e passanti, superandolo così in tre set con lo score di 7-6(9) 6-2 7-6(5) in 2 ore e 8 minuti. Quest’oggi sfiderà David Goffin, vittorioso su Robin Haase dopo una maratona terminatasi 6-0 al quinto.

IL GUSTO PER L’ITALIA E L’ARTE – Insomma, Corentin supera il primo vero “esame” della sua giovane carriera tant’è che, nella sua prima importante conferenza stampa egli stesso stenta a crederci. Quando arriva in sala stampa è incredulo; scatta una foto alla stanza con i giornalisti seduti ad aspettarlo ed entra esordendo “Ma siete davvero tutti qui per me?! Non ci credo!“. Sorridente ed emozionato, il francese è raggiante, felice di rispondere alle domande di rito post match. Dopodiché, terminata la conferenza stampa generale, si è concesso alle domande di Ubitennis. Una bella chiacchierata, in cui non si è parlato solo di tennis ma anche di musica, poesia e dell’Italia. “Lei è italiana?” mi chiede Corentin non appena viene a sapere che desideriamo intervistarlo, “una volta ho giocato vicino al Lago di Como e mi sono innamorato di quella regione. Era così bello che ho voluto imparare l’italiano; ho cominciato a studiarlo ma poi, dopo un mese, purtroppo ho smesso perché le regole della grammatica erano molto complicate e non avevo nessuno con cui poter fare un po’ di esercizio. Ma mi piacerebbe tantissimo poter parlare italiano!” 

È noto infatti il gusto della letteratura e delle belle arti da parte del giovane francese, aspetto che, rispetto alla maggior parte dei suoi colleghi, gli conferisce quel carattere un po’ insolito e intrigante. Eppure, nonostante si diletti a leggere i classici e ad imparare a suonare il pianoforte, egli dice che, in fondo, “non mi piace poi tanto studiare. Associo lo studio alla scuola e, quando andavo al liceo, non mi piaceva la gerarchia che viene imposta; per esempio, non era possibile entrare in classe con il cellulare e questo non mi piaceva. Non mi andava che qualcuno mi dicesse cosa dovevo o non dovevo fare o leggere. In fondo siamo tutti uguali, no?“. Un temperamento ribelle che, molto spesso, si manifesta anche sul campo, con sfuriate e lanci di racchetta tanto da far gettare la spugna anche a un coach “navigato” come Thierry Ascione. “Leggere è meraviglioso” continua Moutet “ma se ti impongono una lettura che non ti interessa, poi ti passa la voglia e ti viene il rigetto dei libri, ed  è un gran peccato. Invece adesso leggo quello che mi piace e adoro prendere del tempo per dedicarmi a un bel libro“.

E allora, quali sono le letture preferite di Corentin?Mi piace molto Baudelaire e l’aspetto un po’ oscuro della sua poesia, l’emozione e la tristezza che essa sprigiona; è molto profondo, mi piace davvero tanto. Mi dedico alla lettura soltanto da due anni, ma ci sono delle opere che ho trovato meravigliose come, per esempio, “L’ultimo giorno di un condannato a morte” di Victor Hugo, è un romanzo stupendo. Ogni tanto mi piace soffermarmi su una poesia; come dicevo, adoro quelle di Baudelaire ma mi piacciono molto anche i versi di Rimbaud“. Il 19enne parigino ha inoltre una grande passione per la musica e, tra i suoi gusti, c’è anche un compositore italiano: “Sì adoro la musica, la ascolto tutto il giorno. La lettura richiede più tempo, bisogna essere soli e avere molto tempo a disposizione per leggere un libro mentre possiamo ascoltare la musica in qualsiasi momento. La mia musica preferita? Nella musica classica mi piace molto il “Notturno” di Chopin e i pezzi di Ludovico Einaudi; poi mi piace la musica leggera francese. La lingua francese è magnifica e la musica la valorizza molto. Apprezzo cantanti anche del recente passato o di generazioni passate ma che sono sempre attuali come Jacques Breil e Charles Aznavour. Adoro i cantanti che raccontano nei loro pezzi la loro vita e le loro emozioni“.

INIZIO PROMETTENTE – Mentre parla, Corentin appare molto diverso dal bad boy insofferente e irrispettoso che ha scoraggiato allenatori e pubblico e, del resto, contro Karlovic, ha mantenuto un aplomb e una calma sorprendenti, rimanendo concentrato e in silenzio ad ogni punto: “Sto lavorando molto nel cercare di mantenere la calma in campo. Spesso sono criticato per il fatto di innervosirmi quando gioco ma ci sto lavorando davvero tanto. E con Karlovic ci sono riuscito, sono orgoglioso di come ho saputo gestire il match e restare concentrato. Mi fa piacere che sia stato notato. In Francia, ma anche altrove, di solito, se l’atteggiamento in campo è negativo, viene subito criticato e se ci si comporta correttamente la cosa viene considerata del tutto normale e non viene valorizzata. Invece è importante notare quando facciamo dei progressi anche in questo senso”.

Qual è stata la chiave con Karlovic allora?È stato importante giocare punto dopo punto senza pensare allo scambio o al gioco precedente, dovevo restare nel presente del match. Un passante o una volé, potevano fare la differenza. Karlovic può prendere facilmente il controllo della partita con il servizio e per me era importante quindi restargli sempre attaccato e fare quello che in generale mi riesce bene“. A differenza della maggior parte dei tennisti della nuova generazione, Moutet infatti non si limita a ingaggiare la lotta da fondo ma ama ricorrere a soluzioni diverse e imprevedibili come il serve & volley e le smorzate. Che ne pensa Moutet di queste sue caratteristiche, anche rispetto ad altri tennisti? “Io giocavo molto a minitennis. Con i miei amici, da ragazzini trascorrevamo ore e ore sui campi del minitennis ed è un tipo di gioco in cui non fai altro che eseguire colpi di tocco e al volo e credo di aver conservato quei meccanismi nel mio gioco. Tutto quello che facciamo quando si è molto giovani poi lo ritroviamo più tardi, sono schemi che ora fanno parte del mio tennis”.

Dopo essere stato seguito da Thierry Ascione, Corentin ora si allena al Centro federale francese e, in particolare con Laurent Raymond. Al prossimo turno, per Moutet (attualmente n. 140 ATP) ci sarà il n. 9 del ranking David Goffin. Come ha trascorso Corentin questi due giorni per prepararsi al prossimo rendez-vous del Fench Open? Leggendo qualcosa di particolare per rilassarsi aspettando David? “No, in questo momento in realtà non sto leggendo un libro in particolare ma sto seguendo una serie televisiva, “13 Reasons Why” e voglio terminarla. Poi ricomincerò a leggere. Però non voglio neanche dare l’impressione di una persona che legge tutto il tempo perché non è esatto“. In bocca a lupo a Corentin (ora anche lui lo sa dire), per tutto.

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ATP

Alex Corretja su Carlos Alcaraz: “Non credo dovrebbe essere ossessionato dal numero 1 ATP”

L’ex numero 2 al mondo ed apprezzato talent di Eurosport parla del ritorno alle competizioni di Carlitos Alcaraz: “Concentrarsi soltanto sull’obbiettivo di riconquistare il primato in classifica, sarebbe un peso sulle spalle in più di cui non ha bisogno alla sua età”

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Alex Corretja

Sono indubbiamente mesi particolari quelli che sta attraversando e che – soprattutto – ha attraversato Carlos Alcaraz. Dopo il trionfo Slam a New York, il primo della sua carriera, che gli è valso il primato del Ranking ATP ad appena 19 anni, – il più giovane di sempre, superando il precedente record appartenuto al leone d’Australia Lleyton Hewitt – la giovane stella di Murcia si è incanalata in un vortice funesto per il suo fisico che l’ha tormentato senza dargli un attimo di tregua costringendolo a rimanere fermo ai box in modo perenne.

Prima l’infortunio occorso agli addominali durante il match di quarti di finale al Masters 1000 di Parigi Bercy, nel blockbuster del nuovo che avanza contro il diavoletto Holger Rune, che gli ha fatto rinunciare alle sue prime Finals in quel di Torino e nuovamente alla Coppa Davis: nel 2021 non aveva potuto difendere la maglia della Roja, nella fase finale di Madrid, a causa della positività al Covid-19. Dopodiché come se non bastasse, in seguito alla riabilitazione per recuperare dallo strappo obliquo all’addome e alla preparazione con vista 2023 nell’esigua off-season, altro stop fisico alla vigilia dell’Australian Open: lesione alla coscia destra, precisamente al muscolo semimembranoso – il quale con il muscolo semitendinoso e il bicipite femorale dà vita agli ischiocrurali ovvero i muscoli posteriori dell’arto.

Ora finalmente sembra essersi definitivamente messo alle spalle questo periodo nero, con il fisico rimesso a nuovo. Ed è difatti prontissimo per rientrare nel circuito all’ATP 250 di Buenos Aires, al via tra due settimane a partire dal 13 febbraio. Evento propedeutico a scaldare i motori e riprendere la forma migliore per poi gettarsi a capofitto della difesa del titolo ottenuto lo scorso anno nel ‘500’ di Rio De Janeiro. Dopo questa parziale tappa nella cosiddetta “Gira Sudamericana” tra Argentina e Brasile, il n. 2 ATP rimarrà sempre in America Latina ma spostandosi più verso il centro: volerà infatti in Messico per prendere parte ad un altro evento cinquecento come l’ATP di Acapulco. A questo punto sarà la volta di dirigersi in California ed in Florida, dove prenderà forma il secondo grande blocco della stagione dopo l’estate australiana: il Sunshine Double.

 

Del fenomeno iberico, ne ha parlato apertamente ai microfoni di Express Sport un altro grande della storia del tennis maschile spagnolo: l’ex numero due al mondo e due volte finalista – nel 1998 e nel 2001 – al Roland Garros Alex Corretja. Il 48enne di Barcellona, ormai da diversi anni apprezzato volto di Eurosport nelle settimane dei Majors, ha analizzato nel dettaglio il contesto nel quale Carlitos ritorna in pista.

L’ASSENZA DI ALCARAZ IN AUSTRALIA

È stato un vero peccato perché Carlos stava lavorando molto duramente per poter giocare bene ed esprimersi al meglio in Australia. Penso che il grande sforzo che ha dovuto fare per vincere lo US Open e quindi di conseguenza per diventare il numero uno al mondo, lo ha pagato sul piano fisico come è normale che sia. Ottenere quello che lui ha raggiunto a New York e farlo nel modo in cui lo ha fatto, richiede inevitabilmente molte energie ma anche un periodo successivo di assestamento per comprendere il nuovo contesto nel quale ci si trova e prendere le misure con le sue nuove aspettative che vengono richieste dall’opinione pubblica. Ma sono certo che molto presto sarà di nuovo pronto per competere ad alti livelli al cospetto dei migliori giocatori del Tour”.

L’OSSESSIONE DELLA PRIMA POSIZIONE ATP

Non credo che dovrebbe essere ossessionato dal discorso relativo al trono di numero uno al mondo. Non penso che il suo obiettivo in questo momento debba essere quello di riconquistare a tutti i costi la posizione privilegiata di più forte tennista del Pianeta, perché altrimenti sarebbe soltanto contro-producente per la sua carriera. Se ritornerà ad essere n. 1 ATP, lo deve fare mediante un percorso naturale che passi prima da prestazioni degne del suo tennis e poi di conseguenza dai risultati ottenuti. Deve infatti, dal mio punto di vista, concentrarsi primariamente su come affronta ogni singolo match per ciò che concerne la prospettiva, tattica, tecnica e mentale; e inoltre vedere se riuscirà a scovare all’interno di un processo volto a ricercare costanza di rendimento eventuali miglioramenti da poter effettuare oppure semplicemente stabilizzarsi sul livello espresso nel 2022. Se non dovesse avere questo tipo di atteggiamento, ma avere in testa solo di riprendersi il primato il classifica, questo gli causerebbe soltanto ulteriore pressione ed un peso in più sulle spalle di cui non ha assolutamente bisogno a quest’età“.

Dalle parole rilasciate dal torello di Murcia, i timori di Corretja sembrano fugati prima ancora di rivederlo in azione, e per la prima volta, nel 2023.

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Flash

Fabio Fognini punta a tornare a Buenos Aires: “Vorrei vincere un altro titolo prima di salutare il circuito”

Fognini al Corriere dello Sport: “Una questione di testa? No, in carriera avrei dovuto gestire meglio i miei infortuni. Nole il più forte ma il meno amato dei Fab Three”

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Fabio Fognini - Montecarlo 2022 (Foto Roberto Dell'Olivo)

In un’intervista rilasciata a Luca Fiorino per il Corriere dello Sport, Fabio Fognini parla dei suoi prossimi obiettivi, con uno sguardo proiettato a quelle che saranno le sue attività quando arriverà il momento di dire addio al circuito. Ma non ora, perché il giocatore ligure ha voglia di dimostrare a se stesso e ai suoi tifosi di essere ancora capace di competere ad alti livelli. Dopo un avvio di stagione complicato a causa di un infortunio al piede sinistro – una “frattura intra-articolare della falange” – avvenuto durante l’Australian Open (in cui ha perso al primo turno contro Thanasi Kokkinakis), l’azzurro – che si è ritirato dal torneo di Cordoba – si sente pronto a scendere nuovamente in campo: “Adesso l’idea è quella di rientrare per Buenos Aires, un appuntamento a cui tengo molto. In Argentina mi sono sempre sentito amato. Tuttavia non voglio rischiare, giocherò soltanto se i medici mi daranno il via libera“. A proposito di Australian Open, Fabio riconosce la superiorità di Novak Djokovic rispetto a tutti gli altri… “Nole è il più forte e i numeri lo dimostrano, ma è anche il meno amato dei Big Three”.

Fognini, classe 1987, ha raggiunto il suo best ranking nel 2019 diventando n. 9 del mondo. Vanta finora nove titoli (Stoccarda e Amburgo, 2013; Viña del Mar, 2014; Umago, 2016; Gstaad, 2017; San Paolo, Bastad, Los Cabos, 2018; Montecarlo, 2019), si issa in altre 10 finali e vorrebbe aggiungere un decimo trofeo al suo già invidiabile palmares: “Prima di salutare desidererei vincere un altro torneo per arrivare in doppia cifra. Non mi interessa tanto la città né il tipo di torneo, se un 250 o un 500, ma dimostrare a me stesso di essere ancora un giocatore competitivo ad alto livello“.

E poi il desiderio di dare il proprio contributo accompagnando la nuova generazione di tennisti ad affrontare la carriera nel tour, in particolare grazie alla sua agenzia di management: “Siamo operativi da un anno e mezzo. La Back To Next Management è nata con l’obiettivo di aiutare i ragazzi nel passaggio dai tornei juniores al professionismo. Al momento fanno parte del nostro team Flavio Cobolli, Matteo Gigante, Mattia Arnaldi e Andrea Pellegrino. Nel corso della mia carriera mi sono spesso messo il bastone tra le ruote e per questo motivo vorrei dar loro una mano affinché non commettano i miei stessi errori». Quali esattamente?Non essere riuscito a sfruttare appieno il mio potenziale fisico. Me ne sono reso conto un po’ troppo tardi, soprattutto adesso che gioco con ragazzi che hanno quasi la metà dei miei anni. Col senno di poi penso di non aver gestito al meglio i tanti infortuni con cui ho avuto a che fare. Qualcuno al mio posto avrebbe detto la “capoccia”, ma io ho una visione opposta a riguardo. Magari se non fossi stato così probabilmente non avrei raggiunto questi risultati. Ognuno di noi è diverso con i suoi pregi e i suoi difetti. Non puoi chiedere a Fognini di esser Seppi e viceversa. Come si dice? Con i se e con i ma la storia non si fa…».

 

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ATP

Cressy mira in alto: “Punto al numero 1 e a dominare il Tour”

Non ci sono mezze misure per lo statunitense di Parigi Maxime Cressy, serve&volleyer convinto: “Se lo fai sempre, smette di sembrarti rischioso”

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Maxime Cressy - Australian Open 2022 (via twitter @USTA)

Numero 54 ATP con un best di 31 lo scorso agosto, Maxime Cressy si distingue nel circuito per il suo gioco a base di servizio e volée. Parlando con atptour.com, lo statunitense nativo di Parigi ha rivelato che non solo il suo tennis, bensì anche la parte mentale è unica. Uno spirito competitivo merito della mamma, campionessa NCAA con la squadra di pallavolo della Southern California, e dei fratelli maggiori, Jonathan e Mathieu. “Do grande importanza a ciò che posso controllare, al servizio, all’essere il giocatore serve&volley più efficiente. Essere concentrato su me stesso e non su di loro è quello che spaventa di più i miei avversari” spiega Lacress (un nickname che richiama Lamonf).

Anche il 201 cm classe 1997 ha giocato a livello universitario, elevandosi da “panchinaro” a uno dei migliori del campionato. Se è stato capace di tanto ai tempi della UCLA, Cressy non vede motivo per cui non possa replicare il salto di qualità nel circuito: “Il mio obiettivo principale è essere n. 1 e dominare il Tour” dichiara. “Non mi pongo limiti e non l’ho fatto finora. È così che ho raggiunto questo livello e credo che questo atteggiamento mentale mi porterà ulteriore successo”.

La stagione 2023 non è partita nel migliore dei modi, con una vittoria e due sconfitte per mano di Kokkinakis e Ruud – lo scorso anno, dopo l’Australian Open, era 9-3. Non che ciò abbia minimamente scalfito la sua fiducia. “Riesco semplicemente a visualizzare chi voglio essere e dove. Ho una fede enorme negli obiettivi che mi prefiggo. Lo faccio da quattro o cinque anni e la maggior parte si sono realizzati”.

 

Un altro tennista che ricordiamo aver detto di puntare al numero 1 (tra quelli che non ti aspetti) è Filip Krajinovic, giocatore ordinato che non ha lacune evidenti, ma non ruba l’occhio né per il suo gioco né per un particolare colpo del suo repertorio. Se il serbo va in campo e comincia a palleggiare tranquillo e “vediamo che succede”, Maxime non accetta mezze misure: “Il fattore principale dal punto di vista mentale è abituarsi tanto a un gioco rischioso da non percepirlo più come tale” spiega. “La chiave per raggiungere il livello successivo è restare fedele al mio serve&volley. Ormai è una parte naturale di me”.

Settimo nella classifica ATP 2022 dei migliori battitori, con un quinto posto per percentuale di game vinti al servizio (88,8%) e un primo per… doppi falli, Cressy era 75° nel ranking dei ribattitori. Meglio di Isner e Opelka, però, come si dice, il ragazzo ha grossi margini di miglioramento. Una criticità che non gli è sfuggita e che pensa di risolvere con un approccio diametralmente opposto rispetto ai game in cui è al servizio: “Mi serve una mentalità diversa in risposta, far giocare di più l’avversario. Come i top player, devo rispondere molto di più, so che posso farcela”.

Lacress raccoglie in un diario frasi a cui ricorre per gestire lo stress. La sua preferita è “instilla il dubbio, continuo a ripetermiela in modo da non distrarmi durante i match”.

Come tantissimi tennisti, Cressy aveva in mente di vincere un titolo sull’erba, ma non quella di Wimbledon: di Newport! Perché una cosa sono i sogni, un’altra gli obiettivi e su quello ha messo la spunta lo scorso luglio alzando il trofeo dell’Infosys Hall of Fame Open. “Ci pensavo da due o tre anni perché a Newport avevo giocato il mio primo evento ATP”. Era il 2019 e perse al primo turno delle qualificazioni da Ramanathan. Certo che, se al primo torneo del circuito maggiore a cui partecipi giochi sull’erba contro un indiano, il destino vintage si scrive da sé.

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