Federer rincorre Connors, Barty dritta alla meta

Focus

Federer rincorre Connors, Barty dritta alla meta

Roger a sette titoli di distanza da ‘Jimbo’, Ashleigh numero 1 di costanza. Si rivedono Goffin e Goerges, il doppio trionfo di Feliciano Lopez. Tutti i numeri della settimana

Pubblicato

il

Roger Federer - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

3 le vittorie ottenute da Gilles Simon nelle ultime ventotto volte che aveva affrontato un tennista tra i primi 10 del ranking ATP. Il francese classe 84 la scorsa settimana ha parzialmente migliorato tale score superando, col punteggio di 6-1 4-6 6-4, al secondo turno del Queen’s Kevin Anderson. L’ex top ten (lo è stato per quasi un anno) e top 20 (ha terminato ben sei stagioni in tale zona di classifica) sebbene reduce da appena tre vittorie negli ultimi sei tornei giocati e da una tradizione piuttosto negativa al Queen’s (una semifinale nel 2015, ma anche tre eliminazioni al primo turno nelle cinque precedenti partecipazioni), ha confermato la sua peculiarità di giocatore capace di far bene su ogni superficie. Gilles, all’età di 34 anni, ha infatti sinora vinto quattordici titoli, divisi tra duro indoor (5), cemento all’aperto (4) e terra battuta (5).

Anche sull’erba – lui che è uno dei pochi tennisti ad aver sconfitto almeno un volta tutti i Fab 4 – aveva dimostrato di sapersela cavare (finale a Eastbourne 2013 e quarti a Wimbledon nel 2015, uno dei soli due raggiunti nei Major dal francese). Per raggiungere la finale al Queen’s – la terza più importante della carriera, dopo quelle al Masters 1000 di Madrid indoor 2008 e Shanghai 2014 e a pari merito con quella vinta ad Amburgo nel 2011 – l’ex numero 6 del mondo è dovuto stare in campo dieci ore e mezza complessive nei quattro match giocati, vinti tutti al terzo. Oltre ad Anderson, ha avuto la meglio su Ward (3-6 6-3 7-6, dopo essere stato dietro di un break nel terzo), Mahut (7-6 5-7 7-6) e Medvedev (6-7 6-4 6-3). In finale, una nuova lotta durata più di due ore e mezza gli è andata in questo caso male, garantendogli comunque il 25esimo posto nel ranking, miglior posizione occupata da più di due anni a questa parte.

6 le sconfitte rimediate da Ashleigh Barty contro tenniste oltre la 50esima posizione del ranking WTA, da febbraio 2017 a oggi. L’australiana poco più di due anni fa era rientrata nel circuito per la seconda parte della sua carriera – le prime partite ufficiali del rientro, dopo la pausa dall’attività iniziata a settembre 2014, risalgono a giugno 2016 – e in pochi mesi era stata capace, in seguito all’Australian Open 2017, di essere al 158esimo posto del ranking. Nessuno in quel periodo poteva immaginare riuscisse ad arrivare ad essere la 27esima numero 1 dell’Era Open, eppure Ashleigh ce l’ha fatta migliorando costantemente il suo tennis, che da subito valeva però ben più di quella mediocre classifica.

In questi ventotto mesi, contro tenniste non presenti nella top 50 del ranking WTA, perdeva a New York 2017 contro Stephens che avrebbe poi vinto il torneo e contro tre ex numero 1 come Azarenka, Serena e Osaka (le altre due giocatrici a non essere, al momento di averla battuta nella top 50, sono Mladenovic durante gli ultimi Internazionali d’Italia e Sakkari a Indian Wells 2018). Negli ultimi ventotto mesi non ha mai perso contro una tennista non presente nella top 100 – ad eccezione della già citata sconfitta contro Williams al Roland Garros 2018 – e anche contro giocatrici non tra le prime 20 vanta un’incredibile score complessivo di 94 vittorie e appena 12 sconfitte. Con tale continuità di rendimento era impossibile non scalare la classifica sino alla vetta, per il cui aggancio è stato fondamentale un 2019 nel quale è stata nettamente la più forte di tutte.

Unica del circuito a vincere nell’annata in corso tre tornei, tra l’altro su superfici diverse (Miami, Roland Garros e Birmingham) – mentre con Kvitova primeggia nel computo delle finali, ben quattro – ha vinto il maggior numero di partite, ben 36, staccando a 32 la seconda, Bencic. L’allungo finale che le ha consentito di fare nell’ultimo mese il grande balzo da numero 8 a 1 è davvero impressionante: Barty ha vinto le ultime dodici partite perdendo un solo set, il primo giocato contro Anisimova durante la semifinale di Parigi. Difficile trovare una maniera più legittima per prendersi la corona del circuito WTA.

16 la striscia consecutiva di tornei nei quali David Goffin non era riuscito a vincere tre partite di fila. Con questo pessimo score, iniziato dopo gli ultimi US Open, quando era ancora nella top 10, il classe ’90 belga si è presentato per la terza volta in carriera ad Halle. Dopo aver terminato in anticipo il 2018 nella prima tappa della trasferta asiatica a Shenzhen a causa di un infortunio al gomito destro, era rientrato con difficoltà nel circuito. Dopo la splendida finale raggiunta alle ATP Finals 2017, a dire il vero già la scorsa stagione era stata piuttosto deludente: nessun titolo, né tantomeno alcuna finale, ma solo quattro semi (di cui una a Cincinnati).

Il 2019 era iniziato con sofferenza: le due semifinali a Marsiglia e Estoril erano poco per ritrovare punti e fiducia, tanto che il belga a marzo a Phoenix (dove perdeva da Caruso) tornava a giocare un challenger dopo cinque anni. Ad Halle è arrivato da 41esimo giocatore nella Race e da 33 ATP (la posizione più bassa occupata da settembre 2014) su una superficie sulla quale aveva ottenuto appena una finale (‘s-Hertogenbosh 2015) e altri due soli quarti. La sua undicesima finale della carriera, persa lottando solo nel primo set contro Federer, l’ha raggiunta sconfiggendo un top 50 – Albot in ottavi (4-6 6-4 6-3) – due top 30 – Berrettini in semi (7-6 6-4) e Pella al primo turno (duplice 6-1) – e un top 5 – Zverev nei quarti(3-6 6-1 7-6). 

 

32 le partite vinte nel 2019 da Roger Federer. Ad eccezione del 2015, l’anno delle finali perse sempre contro Djokovic a Londra, New York e alle ATP Finals – quando si presentò ai Championships con 34 vittorie frutto dei titoli a Brisbane, Dubai, Istanbul e Halle e delle finali a Indian Wells e Roma (a differenza di questo 2019, non c’era però nessun Masters 1000 vinto) – era dal 2012 in poi che il campione svizzero non arrivava a Wimbledon con un numero maggiore di partite vinte. Un ottimo bottino, sebbene si sia molto lontani dal record di cinquantuno successi conquistati a metà giugno nel 2005 (quell’anno Roger aveva vinto in questo periodo già sette titoli tra Doha, Rotterdam, Dubai, Indian Wells, Miami, Amburgo e Halle). Tra l’altro Federer, anche quando non era ancora trentenne, e precisamente nel 2007 (da numero 1 del mondo) e nel 2010 (detronizzato solo dopo il Roland Garros dalla vetta del ranking) aveva vinto a metà giugno meno partite di quest’anno.

Nulla sorprende ormai più nei risultati del campione svizzero, ma se sulla qualità – intesa come capacità di vincere nei tornei importanti – dei suoi successi si poteva forse immaginare a inizio stagione che Roger avrebbe detto la sua, quel che davvero sorprende è come, a meno di un mese e mezzo dal suo trentottesimo compleanno, Federer riesca, superata la metà della stagione tennistica, a essere il secondo per numero di partite vinte. Se Tsitsipas con 34 successi è il tennista ad averne vinti di più (distribuite tra sedici tornei), solo Nadal eguaglia Federer a 32 (entrambi avendo però  giocato appena sette eventi nel 2019). Segue il nostro Berrettini con 31 (ma cinque successi sono arrivati a livello challenger, con la vittoria a Phoenix) e poi troviamo Djokovic, Medvedev e Auger-Aliassime a 28.

Ad Halle Federer ha sconfitto un solo top 20 (Bautista Agut) e altri due top 50 (Herbert in semi e Goffin in finale), ma vincere cinque incontri in sei giorni resta una grande impresa per un classe 81. La vittoria del Noventi Open è corrisposta al 10 titolo in Sassonia, il 19esimo sull’erba e al 102esimo in carriera. Roger resta ora staccato di soli sette titoli da Connors, primatista assoluto con 109 tornei vinti. Federer, per portare a casa gli ultimi sette trofei, ha impiegato un anno e mezzo: vista la longevità ad altissimi livelli dello svizzero, non è dunque impossibile il sorpasso allo statunitense, in quello che sarebbe l’ennesimo record da poter vantare.

45 la posizione nella race di Julia Georges la scorsa settimana. La semifinalista dello scorso Wimbledon, unico Slam nel quale in carriera sinora ha superato il terzo turno, nella top 10 sino a fine 2018, rischiava ormai di uscire anche dalle prime 20, fascia di classifica che occupa ininterrottamente da ottobre 2017. Colpa di un 2019 che, dopo la vittoria per la seconda volta consecutiva dell’International di Auckland (sesto complessivo della carriera), non l’aveva mai vista vincere tre partite di fila (e due vittorie consecutive erano arrivate solo a Doha). Reduce da tre vittorie negli ultimi otto tornei giocati, la trentenne tedesca ha parzialmente allontanato lo spettro della pesante cambiale di 780 punti in scadenza con i prossimi Championships.

Lo ha fatto grazie alla finale conquistata al Premier di Birmingham, al quale partecipava appena per la terza volta in carriera. Dopo aver rischiato al primo turno contro una top 40 come Yastremska (era sotto di un set e di un break prima di imporsi 3-6 6-4 6-3), aveva vinto facilmente le successive tre partite contro tre tenniste rispettivamente nella top 80, 50 e 30 come Rodina (6-4 6-3), Putintseva (6-3 6-2) e Martic (6-4 6-3). In finale, contro Barty – con la quale sempre a Birmingham la scorsa settimana è arrivata in doppio sino alla semifinale – ha ceduto il passo al grande momento della nuova numero 1 al mondo, dovendosi accontentare dei 305 punti riservati alla finalista del Nature Valley Classic.

100 la posizione nel ranking ATP di Stefano Travaglia. Un nuovo tennista italiano riesce a entrare per la prima volta nel tennis che conta, la zona di classifica che garantisce l’accesso diretto ai tabelloni principali degli Slam: il marchigiano lo fa a 27 anni e mezzo, già maturo dal punto di vista umano, ma ancora giovane tennisticamente. Nella settimana che celebra l’ingresso a 23 anni e due mesi – un record di precocità per il tennis maschile italiano – di Berrettini nella top 20 e che vede, come non accadeva da quattro decenni, un tennista azzurro tra i primi 10 e un altro tra i migliori 20. Travaglia ci riesce con una classifica costruita soprattutto con successi a livello Challenger, dove nelle ultime cinquantadue settimane vanta un titolo (a Francavilla, lo scorso aprile), una finale e altre quattro semi.

Nel circuito maggiore nello stesso periodo ha infatti vinto appena una partita (il primo turno agli Australian Open, superato sconfiggendo  Andreozzi). Proprio a livello ATP Travaglia ha ancora tanto da dover dimostrare: fattosi conoscere al grande pubblico sconfiggendo Fognini nel primo turno degli US Open 2017 tristemente noto per la squalifica per offese sessiste comminata al ligure, ha sinora vinto appena altre quattro partite a livello ATP e superato solo in nove occasioni complessive dei top 100. Complimenti sinceri a Stefano per il grande traguardo raggiunto in uno sport come il nostro, nel quale è così difficile emergere: il suo ingresso nel tennis che conta – quanto a dedizione, professionalità e capacità di crederci – può essere un esempio per tanti connazionali più giovani. Ora a Stefano non resta che dimostrare di meritare quanto, con tanti sacrifici, ha raggiunto.

877 le settimane nella top 100 che hanno permesso le sessantanove presenze consecutive negli Slam di Feliciano Lopez, record per il circuito maschile. Una serie iniziata al Roland Garros 2002, quando, non ancora 21enne, superò al primo turno il connazionale Didac Perez. Nulla meglio di questo record può dimostrare l’eccezionale longevità ad alti livelli, dovuta alla tanta professionalità (e a un pizzico di fortuna) richiesta per stare per diciotto stagioni almeno entro il 104esimo posto del ranking ATP, come noto l’ultima posizione utile per entrare negli Slam. Feliciano, che può vantare di aver chiuso tre stagioni nella top 20, 14 nella top 50 e 17 tra i primi 100, prima dell’ultima edizione del Queen’s aveva vinto sei tornei (su tutte le superfici, ma ben tre erano arrivati sull’erba) e raggiunto altre undici finali (di cui due sui prati). Che l’erba fosse la sua superficie preferita, era ben noto (tre dei quattro quarti di finale raggiunti nei Majors sono arrivati a Wimbledon).

Tuttavia, l’avanzare dell’età, l’inizio di attività extra campo (da quest’anno è il direttore del Mutua Madrid Open) e il ridursi della carriera agonistica (nel 2019 aveva giocato appena nove tornei, vincendo tre sole partite nel circuito maggiore) che gli era costato l’uscita dalla top 100 per la prima volta da luglio 2002, non lo mettevano tra i grandi favoriti a questa edizione del Queens, nonostante lo avesse vinto solo due anni fa. Invece, approfittando anche del ritiro dello sfortunatissimo Del Potro, Feliciano ha prima eliminato Fucsovics (6-7 6-3 6-4), poi i primi due tennisti canadesi, Raonic nei quarti (4-6 6-4 7-6) e Auger-Aliassime in semi (6-7 6-3 6-4). In finale, giocando un gran tennis per quasi tre ore, ha vinto contro Simon il titolo e guadagnato la 53esima posizione del ranking. Un successo bissato in doppio con un altro redivivo del nostro sport, Andy Murray: chissà che questa settimana non allunghi inaspettatamente la carriera di tennista a Feliciano.

Continua a leggere
Commenti

ATP

ATP San Pietroburgo: Caruso vince il derby contro Fabbiano e va agli ottavi

Thomas vince il primo e sembra in controllo, ma la tensione lo affonda alla distanza. Sousa e Fucsovics facili su Kovalik e Vatutin. Kukushkin già al terzo turno

Pubblicato

il

Ha passato mesi complicati alquanto, Salvo Caruso, dopo l’entusiasmante Roland Garros disputato la scorsa primavera e nonostante la semifinale, prima in carriera in un evento maggiore, giocata a Umago d’estate. Era stata anzi l’esperienza in Istria a complicare i piani del ventiseienne da Avola, che dal penultimo atto ceduto a Dusan Lajovic era uscito infortunato a una coscia, causa peraltro della soffertissima rinuncia al tabellone principale del 500 di Amburgo, rabberciato fin che si vuole ma pur sempre un 500, anche in quel caso il primo in vita sua.

Cautamente ripartito dal circuito Challenger, Caruso ha riaperto la caccia all’obiettivo grosso, ossia la chiusura tra i primi cento al mondo quando l’anno di buona grazia 2019 chiuderà i battenti. Il rientro ai piani alti non è stato dei più simpatici, visto che il sorteggio a San Pietroburgo gli ha messo di fronte il collega connazionale Thomas Fabbiano, reduce da una stagione imprevedibile da par suo. Le condizioni dei campi indoor, tendenti al veloce, favorivano inoltre il ribattitore di Grottaglie, in effetti scattato molto meglio dai blocchi e capace di vincere il primo set per sei a due banchettando sulla tremebonda seconda di servizio di Salvo (appena il 33% di punti vinti in assenza della prima palla).

Salvo che si è però ridestato in tempo, grazie al decisivo aiuto di un Fabbiano via via più impreciso: nonostante qualche scialacquo di troppo – break di vantaggio restituito tanto all’inizio del secondo quanto al principio del terzo set – il tennista siciliano è riuscito a piazzare due parziali di tre giochi a zero in coda alle due partite conclusive, per guadagnarsi il secondo turno contro il vincente dell’interessante match verde tra Ruud e Bublik dopo quasi due ore di lotta. Fabbiano, aggrovigliato in un periodo non semplice dopo i fasti di Wimbledon, ha dato più volte segni di umore poco sereno, resi plastici dalle urla amplificate dai muri di una palestra vuota anche dopo gli errori commessi dal rivale. Abbiamo imparato a conoscerlo bene, tuttavia: si rasserenerà.

Caruso tornerà in campo già domani, giovedì, non prima delle 14 italiane sul Court 1; circa alla stessa ora, sul centrale, esordirà Matteo Berrettini contro Carballes Baena.

 

Risultati, primo turno:

J. Sousa b. [PR] J. Kovalik 6-2 6-3
M. Fucsovics b. [Q] A. Vatutin 7-5 6-1
S. Caruso b. T. Fabbiano 2-6 6-3 6-3
[8] C. Ruud vs A. Bublik

Secondo turno:

[6] M. Kukushkin b. [LL] D. Dzumhur 7-6(2) 6-2
[7] A. Mannarino vs [Q] E. Gerasimov

Il tabellone completo di San Pietroburgo

Continua a leggere

ATP

Sonego parte bene a Metz, ora Pouille. Fuori Viola a San Pietroburgo

Il torinese ha vinto all’esordio contro il tedesco Otte, mentre l’avventura del 32enne veneto è durata poco più di un’ora

Pubblicato

il

Esordio facile per Lorenzo Sonego a Metz. Reduce dalla difesa del titolo a Genova, il torinese non ha pagato il cambio di superficie, superando rapidamente il qualificato tedesco Oscar Otte, N. 157 delle classifiche mondiali, con il punteggio di 6-2 7-6 (2) in un’ora e mezza.

IL MATCH DI LORENZO – Messo su un campo da Under 12, canestri da mini-basket da un lato, inspiegabili piante stile palme di Starbucks dall’altro, e parapetti probabilmente pensati per genitori urlanti (un livello appena sopra al farsi da raccattapalle da soli), Sonego ha subito salvato una palla break con una buona seconda in kick, l’unica del match, e ha mostrato una buona gamba con un punto pazzesco ad aprire il terzo game, correndo vasche plurime da fondo a rete con tanto di veronica e chiusura di contro-smorzata. Ha poi breakkato nel game successivo insistendo sul rovescio impacciato di Otte, limitato negli spostamenti dal suo metro e 96 a tanti colpi strappati, mentre l’azzurro ha impattato con disinvoltura il dritto in corsa, almeno inizialmente.  

Continuo con la prima e rapido a girare attorno alla palla per lo sventaglio, Sonego si è procurato 2 set point nell’ottavo game sempre insistendo verso sinistra, e ha conquistato il parziale dopo un altro non forzato del tedesco, autore di 5 ace ma incerto sulla seconda – 43% di punti fatti con il fondamentale nel set.

 

Nel secondo Sonego set è ulteriormente cresciuto al servizio, e si è procurato una palla break nel terzo gioco con una risposta profonda di dritto, ma Otte è stato bravo a salvarla con una stop-volley. Un bel rovescio lungolinea gliene ha data una seconda, neutralizzata da una combinazione fra kick e rovescio verticale, e una terza è stata vanificata da uno dei pochi scambi solidi del teutonico. Da lì il set è proseguito su rette parallele, senza grosse chance per ambo i giocatori, complice una maggior solidità del tedesco con la seconda e un rovescio meno limitato a back difensivi. Neanche aver fatto di Otte a rete un groviera (2 lob e un passante nell’ottavo game) è bastato ad andare oltre un semplice deuce, almeno fino al dodicesimo gioco, quando altre 2 incertezze a rete di Otte, punito da una gran corsa e da un passante di dritto, hanno dato un match point all’azzurro, salvato con una prima vincente.

Il tie-break, come da costume, ha però riportato a galla le incertezze del più fragile: 4 rovesci sbagliati hanno sancito il 5-1 Sonego (e l’unione fra la racchetta di Otte e il cemento francese), e una volée larga ha fruttato 5 match point. Il secondo è stato quello buono, un raro serve-and-volley a suggellare la ventesima vittoria stagionale del n.3 d’Italia in un main draw ATP.  

Il prossimo avversario (giovedì) sarà Lucas Pouille, che ha campato di rendimento sulla semifinale agli Australian Open (e ne ha ben donde) a cui ha fatto seguito una stagione disastrosa, se si eccettuano i recenti quarti di finale a Cincinnati. Sarebbe bello se la partita avesse luogo su un campo da tennis.

Lucas Pouille – Madrid 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

LA SCONFITTA DI MATTEO – In precedenza, l’esordio stagionale in un tabellone ATP per Matteo Viola si era conclusa con una rapida sconfitta per 6-2 6-1 in 65 minuti con Evgeny Donskoy, wildcard casalinga.

Assurto alle cronache 3 settimane fa per una clamorosa vittoria su Andy Murray al Rafa Nadal Open, Viola era stato ripescato nella ex-capitale zarista per il ritiro di Berdych, e il sorteggio gli aveva tutto sommato arriso: Donskoy ha finora vissuto una stagione negativa che l’ha visto scendere fino alla centocinquantesima piazza (ora è 118), ed è anche lui noto principalmente per un upset da film – vittoria con Federer a Dubai 2017 con tanto di match point contro.

Entrambi avevano mostrato una buona forma nei Challenger delle ultime settimane, Viola con la finale nel sopracitato torneo di Maiorca con Ruusuvuori (altro novello regicida) e Donskoy con la vittoria a Nur-Sultan in Kazakistan. Troppo leggero però Viola, incapace di smistare con intento e subito messo sulla difensiva dai colpi piatti del russo, che ha breakkato nel primo game grazie a un doppio fallo. La palla dell’azzurro non ha mai scalfito le certezze di Donskoy, che ha manovrato a piacimento dal centro e ha spesso potuto colpire in anticipo sulle traiettorie anodine del nostro, portandosi 3-0 e servizio dopo un game di quasi 7 minuti.

Un dritto steccato dall’avversario ha inizialmente salvato Viola dal 5-0 pesante, ma una smorzata del russo seguita da 2 non forzati l’hanno condannato. Un attimo di distrazione di Donskoy gli ha consentito di recuperare uno dei 3 break, e addirittura di avere una chance per accorciare ulteriormente il deficit, ma 3 vincenti consecutivi del moscovita hanno sancito il 6-2 in 39 minuti.

Il secondo parziale ha seguito il medesimo copione. Donskoy ha spinto da subito, salendo a palla break con un rovescio lungolinea chiuso con un dritto a uscire, e prendendo il comando in seguito a una brutta smorzata giocata da Viola per uscire dallo scambio. Il match non ha più avuto molto da dire, e si è chiuso mestamente con 2 doppi falli nel game conclusivo. Derby in vista per Donskoy con l’uomo del momento Daniil Medvedev, mentre per l’Italia restano in corsa Thomas Fabbiano e Salvatore Caruso, che si affronteranno domani attorno alle 15:30, oltre ovviamente a Matteo Berrettini, terzo favorito del torneo e ammesso direttamente al secondo turno, dove affronterà Roberto Carballes Baena nella giornata di giovedì.

Tommaso Villa

Il tabellone completo di San Pietroburgo
Il tabellone completo di Metz

Continua a leggere

WTA

La mattinata WTA: altro KO per Muguruza a Osaka

L’ex numero 1 del mondo incassa la quarta sconfitta consecutiva al primo turno. Avanza Keys, a Vekic l’ennesimo episodio della saga con Garcia. Muchova bene a Seoul

Pubblicato

il

Chiusi i primi turni tanto a Osaka, quanto a Seoul. Ricco il piatto in Giappone, unico Premier di settimana, considerato il periodo solitamente disertato dalle grandi stelle. Grandi stelle, ma anche ex star in rovinosa caduta libera come Garbine Muguruza, incapace di ritrovare se stessa nonostante le stagioni passino insieme alle superfici e al ricordo della giocatrice che fu: battuta in rimonta dal tennis eteroclito di Su-Wei Hsieh, l’ex pluriregina Major è andata incontro alla quarta sconfitta consecutiva al primo turno dopo quelle incassate a Wimbledon (contro la chiacchierata Haddad Maia), Cincinnati (Keys) e US Open (Riske). Negli occhi dell’ex presunta e presumibile dominatrice del tennis mondiale non si scorgono segnali d’immediata riscossa.

Bene Madison Keys, a proposito, avanti in due su un’altra giocatrice tramortita da un’annata nefasta come Daria Kasatkina e brava la qualificata USA Varvara Flink ad approfittare del calo di adrenalina occorso a Nao Hibino, reduce dalla favolosa settimana trascorsa a Hiroshima. Malissimo invece Kiki Mladenovic, capace di raccogliere appena tre game e travolta da Misaki Doi, mentre è andato a Donna Vekic l’ottavo episodio della mini-serie con Caroline Garcia protagonista: il bilancio, precedentemente appannaggio della francese dopo il centro di Nottingham, è ora di quattro vittorie a testa (nella parziale indifferenza del pubblico pagante, come segnalato da un perplesso ancorché soddisfatto Torben Beltz qui sotto).

Minori spunti in quel di Seoul, come ampiamente previsto, ma altro passo avanti nell’ottima stagione di Karolina Muchova, ceca dal bel tennis anomalo e orgogliosamente esibito: per lei ottima vittoria in tre nel match di giornata con Van Uytvanck e prossimo turno non impossibile contro la rediviva Timea Babos, oggi brava a sbarazzarsi di Polona Hercog, unica testa di serie rincasata in giornata. Tabellone molto aperto, anche a causa del ritiro in extremis di Maria Sakari, e allora occhio ad Ajla Tomljanovic e alla teen prodigio Anastasija Potapova, avanti in coppia con due vittorie tutto sommato agevoli contro Voegele e Han.

Risultati

Osaka, primo turno:

[5] M. Keys b. D. Kasatkina 6-3 6-4
S-W. Hsieh b. G. Muguruza 3-6 7-6(1) 6-1
[Q] V. Flink b. [WC] N. Hibino 6-4 7-5
Y. Putintseva b. [LL] K. Kawa 6-4 7-6(4)
[7] D. Vekic b. C. Garcia 7-5 6-2
[WC] M. Doi b. K. Mladenovic 6-1 6-2

Seoul, primo turno:

[Q] A. Bogdan b. [6] P. Hercog 6-3 3-6 6-1
A. Potapova b. [WC] N. Han 7-6(4) 6-1
[Q] P. Hon b. [SE] M. Buzarnescu 6-3 6-4
P. Badosa Gibert b. J. Teichmann 6-4 6-4
[Q] T. Babos b. J. Ostapenko 6-3 6-3
[3] K. Muchova b. A. Van Uytvanck 6-4 3-6 6-2
K. Flipkens b. D. Allertova 6-2 7-5
[5] A. Tomljanovic b. S. Voegele 6-0 6-2
[Q] P.M. Tig b. [LL] D. Kovinic 6-4 3-6 7-6(3)

I tabellone aggiornati

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement