Federer rincorre Connors, Barty dritta alla meta

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Federer rincorre Connors, Barty dritta alla meta

Roger a sette titoli di distanza da ‘Jimbo’, Ashleigh numero 1 di costanza. Si rivedono Goffin e Goerges, il doppio trionfo di Feliciano Lopez. Tutti i numeri della settimana

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Roger Federer - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

3 le vittorie ottenute da Gilles Simon nelle ultime ventotto volte che aveva affrontato un tennista tra i primi 10 del ranking ATP. Il francese classe 84 la scorsa settimana ha parzialmente migliorato tale score superando, col punteggio di 6-1 4-6 6-4, al secondo turno del Queen’s Kevin Anderson. L’ex top ten (lo è stato per quasi un anno) e top 20 (ha terminato ben sei stagioni in tale zona di classifica) sebbene reduce da appena tre vittorie negli ultimi sei tornei giocati e da una tradizione piuttosto negativa al Queen’s (una semifinale nel 2015, ma anche tre eliminazioni al primo turno nelle cinque precedenti partecipazioni), ha confermato la sua peculiarità di giocatore capace di far bene su ogni superficie. Gilles, all’età di 34 anni, ha infatti sinora vinto quattordici titoli, divisi tra duro indoor (5), cemento all’aperto (4) e terra battuta (5).

Anche sull’erba – lui che è uno dei pochi tennisti ad aver sconfitto almeno un volta tutti i Fab 4 – aveva dimostrato di sapersela cavare (finale a Eastbourne 2013 e quarti a Wimbledon nel 2015, uno dei soli due raggiunti nei Major dal francese). Per raggiungere la finale al Queen’s – la terza più importante della carriera, dopo quelle al Masters 1000 di Madrid indoor 2008 e Shanghai 2014 e a pari merito con quella vinta ad Amburgo nel 2011 – l’ex numero 6 del mondo è dovuto stare in campo dieci ore e mezza complessive nei quattro match giocati, vinti tutti al terzo. Oltre ad Anderson, ha avuto la meglio su Ward (3-6 6-3 7-6, dopo essere stato dietro di un break nel terzo), Mahut (7-6 5-7 7-6) e Medvedev (6-7 6-4 6-3). In finale, una nuova lotta durata più di due ore e mezza gli è andata in questo caso male, garantendogli comunque il 25esimo posto nel ranking, miglior posizione occupata da più di due anni a questa parte.

6 le sconfitte rimediate da Ashleigh Barty contro tenniste oltre la 50esima posizione del ranking WTA, da febbraio 2017 a oggi. L’australiana poco più di due anni fa era rientrata nel circuito per la seconda parte della sua carriera – le prime partite ufficiali del rientro, dopo la pausa dall’attività iniziata a settembre 2014, risalgono a giugno 2016 – e in pochi mesi era stata capace, in seguito all’Australian Open 2017, di essere al 158esimo posto del ranking. Nessuno in quel periodo poteva immaginare riuscisse ad arrivare ad essere la 27esima numero 1 dell’Era Open, eppure Ashleigh ce l’ha fatta migliorando costantemente il suo tennis, che da subito valeva però ben più di quella mediocre classifica.

In questi ventotto mesi, contro tenniste non presenti nella top 50 del ranking WTA, perdeva a New York 2017 contro Stephens che avrebbe poi vinto il torneo e contro tre ex numero 1 come Azarenka, Serena e Osaka (le altre due giocatrici a non essere, al momento di averla battuta nella top 50, sono Mladenovic durante gli ultimi Internazionali d’Italia e Sakkari a Indian Wells 2018). Negli ultimi ventotto mesi non ha mai perso contro una tennista non presente nella top 100 – ad eccezione della già citata sconfitta contro Williams al Roland Garros 2018 – e anche contro giocatrici non tra le prime 20 vanta un’incredibile score complessivo di 94 vittorie e appena 12 sconfitte. Con tale continuità di rendimento era impossibile non scalare la classifica sino alla vetta, per il cui aggancio è stato fondamentale un 2019 nel quale è stata nettamente la più forte di tutte.

Unica del circuito a vincere nell’annata in corso tre tornei, tra l’altro su superfici diverse (Miami, Roland Garros e Birmingham) – mentre con Kvitova primeggia nel computo delle finali, ben quattro – ha vinto il maggior numero di partite, ben 36, staccando a 32 la seconda, Bencic. L’allungo finale che le ha consentito di fare nell’ultimo mese il grande balzo da numero 8 a 1 è davvero impressionante: Barty ha vinto le ultime dodici partite perdendo un solo set, il primo giocato contro Anisimova durante la semifinale di Parigi. Difficile trovare una maniera più legittima per prendersi la corona del circuito WTA.

16 la striscia consecutiva di tornei nei quali David Goffin non era riuscito a vincere tre partite di fila. Con questo pessimo score, iniziato dopo gli ultimi US Open, quando era ancora nella top 10, il classe ’90 belga si è presentato per la terza volta in carriera ad Halle. Dopo aver terminato in anticipo il 2018 nella prima tappa della trasferta asiatica a Shenzhen a causa di un infortunio al gomito destro, era rientrato con difficoltà nel circuito. Dopo la splendida finale raggiunta alle ATP Finals 2017, a dire il vero già la scorsa stagione era stata piuttosto deludente: nessun titolo, né tantomeno alcuna finale, ma solo quattro semi (di cui una a Cincinnati).

Il 2019 era iniziato con sofferenza: le due semifinali a Marsiglia e Estoril erano poco per ritrovare punti e fiducia, tanto che il belga a marzo a Phoenix (dove perdeva da Caruso) tornava a giocare un challenger dopo cinque anni. Ad Halle è arrivato da 41esimo giocatore nella Race e da 33 ATP (la posizione più bassa occupata da settembre 2014) su una superficie sulla quale aveva ottenuto appena una finale (‘s-Hertogenbosh 2015) e altri due soli quarti. La sua undicesima finale della carriera, persa lottando solo nel primo set contro Federer, l’ha raggiunta sconfiggendo un top 50 – Albot in ottavi (4-6 6-4 6-3) – due top 30 – Berrettini in semi (7-6 6-4) e Pella al primo turno (duplice 6-1) – e un top 5 – Zverev nei quarti(3-6 6-1 7-6). 

 

32 le partite vinte nel 2019 da Roger Federer. Ad eccezione del 2015, l’anno delle finali perse sempre contro Djokovic a Londra, New York e alle ATP Finals – quando si presentò ai Championships con 34 vittorie frutto dei titoli a Brisbane, Dubai, Istanbul e Halle e delle finali a Indian Wells e Roma (a differenza di questo 2019, non c’era però nessun Masters 1000 vinto) – era dal 2012 in poi che il campione svizzero non arrivava a Wimbledon con un numero maggiore di partite vinte. Un ottimo bottino, sebbene si sia molto lontani dal record di cinquantuno successi conquistati a metà giugno nel 2005 (quell’anno Roger aveva vinto in questo periodo già sette titoli tra Doha, Rotterdam, Dubai, Indian Wells, Miami, Amburgo e Halle). Tra l’altro Federer, anche quando non era ancora trentenne, e precisamente nel 2007 (da numero 1 del mondo) e nel 2010 (detronizzato solo dopo il Roland Garros dalla vetta del ranking) aveva vinto a metà giugno meno partite di quest’anno.

Nulla sorprende ormai più nei risultati del campione svizzero, ma se sulla qualità – intesa come capacità di vincere nei tornei importanti – dei suoi successi si poteva forse immaginare a inizio stagione che Roger avrebbe detto la sua, quel che davvero sorprende è come, a meno di un mese e mezzo dal suo trentottesimo compleanno, Federer riesca, superata la metà della stagione tennistica, a essere il secondo per numero di partite vinte. Se Tsitsipas con 34 successi è il tennista ad averne vinti di più (distribuite tra sedici tornei), solo Nadal eguaglia Federer a 32 (entrambi avendo però  giocato appena sette eventi nel 2019). Segue il nostro Berrettini con 31 (ma cinque successi sono arrivati a livello challenger, con la vittoria a Phoenix) e poi troviamo Djokovic, Medvedev e Auger-Aliassime a 28.

Ad Halle Federer ha sconfitto un solo top 20 (Bautista Agut) e altri due top 50 (Herbert in semi e Goffin in finale), ma vincere cinque incontri in sei giorni resta una grande impresa per un classe 81. La vittoria del Noventi Open è corrisposta al 10 titolo in Sassonia, il 19esimo sull’erba e al 102esimo in carriera. Roger resta ora staccato di soli sette titoli da Connors, primatista assoluto con 109 tornei vinti. Federer, per portare a casa gli ultimi sette trofei, ha impiegato un anno e mezzo: vista la longevità ad altissimi livelli dello svizzero, non è dunque impossibile il sorpasso allo statunitense, in quello che sarebbe l’ennesimo record da poter vantare.

45 la posizione nella race di Julia Georges la scorsa settimana. La semifinalista dello scorso Wimbledon, unico Slam nel quale in carriera sinora ha superato il terzo turno, nella top 10 sino a fine 2018, rischiava ormai di uscire anche dalle prime 20, fascia di classifica che occupa ininterrottamente da ottobre 2017. Colpa di un 2019 che, dopo la vittoria per la seconda volta consecutiva dell’International di Auckland (sesto complessivo della carriera), non l’aveva mai vista vincere tre partite di fila (e due vittorie consecutive erano arrivate solo a Doha). Reduce da tre vittorie negli ultimi otto tornei giocati, la trentenne tedesca ha parzialmente allontanato lo spettro della pesante cambiale di 780 punti in scadenza con i prossimi Championships.

Lo ha fatto grazie alla finale conquistata al Premier di Birmingham, al quale partecipava appena per la terza volta in carriera. Dopo aver rischiato al primo turno contro una top 40 come Yastremska (era sotto di un set e di un break prima di imporsi 3-6 6-4 6-3), aveva vinto facilmente le successive tre partite contro tre tenniste rispettivamente nella top 80, 50 e 30 come Rodina (6-4 6-3), Putintseva (6-3 6-2) e Martic (6-4 6-3). In finale, contro Barty – con la quale sempre a Birmingham la scorsa settimana è arrivata in doppio sino alla semifinale – ha ceduto il passo al grande momento della nuova numero 1 al mondo, dovendosi accontentare dei 305 punti riservati alla finalista del Nature Valley Classic.

100 la posizione nel ranking ATP di Stefano Travaglia. Un nuovo tennista italiano riesce a entrare per la prima volta nel tennis che conta, la zona di classifica che garantisce l’accesso diretto ai tabelloni principali degli Slam: il marchigiano lo fa a 27 anni e mezzo, già maturo dal punto di vista umano, ma ancora giovane tennisticamente. Nella settimana che celebra l’ingresso a 23 anni e due mesi – un record di precocità per il tennis maschile italiano – di Berrettini nella top 20 e che vede, come non accadeva da quattro decenni, un tennista azzurro tra i primi 10 e un altro tra i migliori 20. Travaglia ci riesce con una classifica costruita soprattutto con successi a livello Challenger, dove nelle ultime cinquantadue settimane vanta un titolo (a Francavilla, lo scorso aprile), una finale e altre quattro semi.

Nel circuito maggiore nello stesso periodo ha infatti vinto appena una partita (il primo turno agli Australian Open, superato sconfiggendo  Andreozzi). Proprio a livello ATP Travaglia ha ancora tanto da dover dimostrare: fattosi conoscere al grande pubblico sconfiggendo Fognini nel primo turno degli US Open 2017 tristemente noto per la squalifica per offese sessiste comminata al ligure, ha sinora vinto appena altre quattro partite a livello ATP e superato solo in nove occasioni complessive dei top 100. Complimenti sinceri a Stefano per il grande traguardo raggiunto in uno sport come il nostro, nel quale è così difficile emergere: il suo ingresso nel tennis che conta – quanto a dedizione, professionalità e capacità di crederci – può essere un esempio per tanti connazionali più giovani. Ora a Stefano non resta che dimostrare di meritare quanto, con tanti sacrifici, ha raggiunto.

877 le settimane nella top 100 che hanno permesso le sessantanove presenze consecutive negli Slam di Feliciano Lopez, record per il circuito maschile. Una serie iniziata al Roland Garros 2002, quando, non ancora 21enne, superò al primo turno il connazionale Didac Perez. Nulla meglio di questo record può dimostrare l’eccezionale longevità ad alti livelli, dovuta alla tanta professionalità (e a un pizzico di fortuna) richiesta per stare per diciotto stagioni almeno entro il 104esimo posto del ranking ATP, come noto l’ultima posizione utile per entrare negli Slam. Feliciano, che può vantare di aver chiuso tre stagioni nella top 20, 14 nella top 50 e 17 tra i primi 100, prima dell’ultima edizione del Queen’s aveva vinto sei tornei (su tutte le superfici, ma ben tre erano arrivati sull’erba) e raggiunto altre undici finali (di cui due sui prati). Che l’erba fosse la sua superficie preferita, era ben noto (tre dei quattro quarti di finale raggiunti nei Majors sono arrivati a Wimbledon).

Tuttavia, l’avanzare dell’età, l’inizio di attività extra campo (da quest’anno è il direttore del Mutua Madrid Open) e il ridursi della carriera agonistica (nel 2019 aveva giocato appena nove tornei, vincendo tre sole partite nel circuito maggiore) che gli era costato l’uscita dalla top 100 per la prima volta da luglio 2002, non lo mettevano tra i grandi favoriti a questa edizione del Queens, nonostante lo avesse vinto solo due anni fa. Invece, approfittando anche del ritiro dello sfortunatissimo Del Potro, Feliciano ha prima eliminato Fucsovics (6-7 6-3 6-4), poi i primi due tennisti canadesi, Raonic nei quarti (4-6 6-4 7-6) e Auger-Aliassime in semi (6-7 6-3 6-4). In finale, giocando un gran tennis per quasi tre ore, ha vinto contro Simon il titolo e guadagnato la 53esima posizione del ranking. Un successo bissato in doppio con un altro redivivo del nostro sport, Andy Murray: chissà che questa settimana non allunghi inaspettatamente la carriera di tennista a Feliciano.

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ATP

Evans ha il vento in poppa, a Dubai sfiderà Tsitsipas in semifinale

La prima semifinale opporrà il britannico, che ha sorpreso Rublev ed entrerà in Top 30 per la prima volta, al secondo favorito del torneo, che ha battuto Struff in volata

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Dan Evans - Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

Il vento l’ha fatta da padrone anche oggi in quel di Dubai, premiando chi si è saputo adattare meglio. Vediamo come sono andati i primi due quarti di finale, che hanno promosso l’atteso Stefanos Tsitsipas (finalista in carica) e il meno atteso Dan Evans.

D. Evans b. [6] A. Rublev 6-2 7-6 (9)

Le emozioni di sicuro non mancano quando Dan Evans scende in campo, come si è visto oggi nel successo su Andrey Rublev, ottenuto in due ore e 12 minuti vendicando la sconfitta del mese scorso ad Adelaide.

 

Reduce da due match durissimi contro Fognini ed Herbert, l’aspettativa era che il britannico avesse bisogno di colpire subito per non trovarsi coinvolto in un’altra maratona. In realtà solo il primo dei due assunti si è rivelato corretto: Evans ha colpito subito, concretizzando la terza chance avuta nel primo gioco, ed è scappato sul 4-1 pesante da cui Rublev non è riuscito a rientrare.Ammirevole il piano tattico dell’una volta tracagnotto albionico, il cui riadattamento tattico post-ban ricorda un po’ quello di Mardy Fish all’inizio dello scorso decennio – nato come giocatore di rete, Evans si è costruito un gioco difensivo di prim’ordine, l’apparente passività della sua posizione in campo compensata dalla straordinaria consistenza del suo back e dalla sua bravura nel cambiare lungolinea, e non è che si sia dimenticato come chiudere nei pressi del net, tutt’altro.

Il vento ha chiaramente determinato l’alto numero di break di questa settimana, influenzando per prima cosa il lancio di palla, e Rublev è forse il giocatore che ne ha fatto più le spese. Fra i giocatori di vertice, il russo è quello che perde più velocità fra prima e seconda, risultando perciò dipendente da alte percentuali con la prima, che non sono arrivate – solo 58% di prime in campo nel primo set, con un magro 57% di punti realizzati, 50 e 64 nel secondo.

Più di tutto, però, è stato lo zero su sei nelle palle break a condannarlo nel primo parziale (problema già avuto ieri con Krajinovic), in cui si è trovato immediatamente con le spalle al muro, implicitamente rendendo molto più pesante ogni eventuale chance avuta e sprecata. Furioso, e spesso coinvolto in una sticomitia con sé stesso, il russo ha dato la sensazione di poterla ribaltare all’inizio del secondo, quando ha salvato tre palle break immediate per poi passare nel quarto gioco, iniziando a muovere l’avversario, costretto a colpire tanti dritti in corsa.

Invece, Evans ha ritrovato le gambe, e ha iniziato a spingere lo slice per prendersi il punto a rete (19 discese nel secondo contro le 10 del primo), completando il capolavoro tattico che l’ha portato a servire per il match sul 5-4. Proprio al momento di chiudere, però, Evans si è irrigidito, commettendo un doppio fallo e un gratuito di dritto che hanno offerto due palle break a un avversario che era parso rassegnato alla sconfitta, trascinando il set al tie-break.

Come successo ieri con Herbert, Evans ha sfruttato il vento per spingere un’altalena di emozioni: si è portato avanti 3-1 con un altro punto di grande acume, chiamando l’avversario avanti due volte per poi passarlo con un rovescio lungolinea:

5/17 a rete per il russo, che però ha continuato il forcing da fondo recuperando immediatamente. L’equilibrio si è rotto con un doppio fallo esiziale del britannico sul 5-5, ma Rublev ha sotterrato il set point in rete in maniera desolante, ed Evans non si è fatto pregare, attaccando la seconda successiva a rete per salire a match point. Rublev è stato molto bravo, però, e ha giocato uno scambio attentissimo in cui Evans non ha mai potuto spingere. Il britannico è salito di nuovo a match point con uno slice lungolinea che ha sorpreso il russo, ancora bravo a salvarsi nello scambio. Un altro contropiede gliene ha dato un terzo sul 10-9, e stavolta il passante di Rublev è finito lungo, dandogli il più importante risultato della carriera a livello 500.

Ho fatto un casino sui match point, soprattutto quando ho servito per il match“, ha detto, sempre candido. “Sembra un clichè, ma alla fine conta rimanere lì con la testa e resistere, perché sapevo che le chance sarebbero arrivate. La calma e la freddezza sono gli aspetti di cui sono più contento al momento“.

Ho ancora benzina, è per questo che mi alleno, per durare cinque match in questo tipo di tornei“, ha risposto alla domanda su quanto i lunghi match giocati finora l’abbiano prosciugato. “Sarò pronto per domani“. In questo momento Evans salirebbe al N.27 delle classifiche mondiali, una rinascita incredibile per un giocatore soggetto a una squalifica per abuso di sostanze illegali – il parallelo con il fresco ritiro di Sharapova non può che sovvenire, con i dovuti distinguo. Per il tipo di gioco che ha è difficile che possa salire ancora molto, ma non può che far piacere vedere un giocatore che non solo possiede una grande varietà, ma anche una garra insospettabile.

Dan Evans – Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

[2] S. Tsitsipas b. J.-L. Struff 4-6 6-4 6-4

Decisamente diverso ma persino più combattutto il match fra due giocatori con un servizio molto più pesante quali il finalista 2019, Stefanos Tsitsipas, e Jan-Lennard Struff, con il greco che ha prevalso in due ore e 22 minuti, pareggiando gli scontri diretti sul 2-2.

La prima opportunità l’ha avuta proprio il teutonico (spesso vincente nel braccio di ferro), nel quinto game, ma una buona prima al centro di Tsitsipas gli ha fatto scentrare la risposta. Il greco è calato con la prima, però, scendendo dall’oltre 80% di inizio match al 59, concedendo lo 0-40 nel decimo gioco, tre set point. La tds N.2 ha salvato le prime due chance, ma sulla terza Struff ha spinto alla grande, esibendosi in due parate a rete che hanno portato l’avversario a steccare il passante in controbalzo, consegnandogli il parziale.

Tsitsipas non è certo tipo da uscire dal match, ed è passato subito nel secondo, dettando sapientemente e giocando sul tennis erratico del tedesco e crescendo con il rovescio, con cui è riuscito ad opporsi con più vigore alle prime e alle botte semi-piatte dell’avversario. La lentezza del campo ha continuato a favorire il peso di Struff, che si è procurato la palla del contro-break nel quarto gioco, fallita mettendo largo un dritto su una palla bassa. Nel quinto gioco ha steccato un dritto che avrebbe di fatto chiuso il set, rischiando di pagarlo quando Struff si è portato 15-40 nel momento in cui stava servendo per il set. Il servizio l’ha però cavato d’impaccio, permettendogli di andare al terzo.

Il set decisivo si è aperto come il precedente, con due palle break Tsitsipas, ma stavolta Struff si è salvato, grazie anche a un avversario un po’ incerto sugli appoggi, tenendo la battuta dopo due ulteriori chance avute dal greco e divenendo ancora più aggressivo. Al momento del dunque, però, Tsitsipas ha messo i pattini rimontando da 40-0 sotto nel nono game, procurandosi la palla per servire per il match con due recuperi clamorosi. Un’altra stecca l’ha inizialmente fermato, ma una risposta profonda ha nuovamente aperto la strada, e stavolta Struff ha regalato, mettendo lungo un dritto che ha chiuso la partita.

Stefanos Tsitsipas – Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

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ATP

Djokovic scherza con Khachanov a Dubai, resterà N.1

Terza passeggiata di salute per il serbo, che chiude di nuovo in un’ora. Rimarrà in vetta per almeno due settimane, ma potrebbero diventare due mesi

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Novak Djokovic non sembra accorgersi del crescente livello degli avversari, stendendo la tds N.7 Karen Khachanov per 6-2 6-2 in un’ora e sette minuti, portando il totale speso in campo a tre ore e sei, meno della finale di Melbourne.

La buona notizia per il serbo, aldilà di una condizione scintillante, è che questa vittoria gli permette di rimanere in vetta al ranking per le prossime due settimane a prescindere dal risultato di Nadal ad Acapulco – Nole difende pochissimi punti (appena 315) fino a Madrid, ed è quindi probabile che resti davanti per almeno i prossimi due mesi, superando Pete Sampras e avvicinando le 310 settimane di Federer.

Khachanov l’aveva notoriamente battuto in finale a Bercy nel 2018, ma questo match è somigliato di più al loro recente confronto in Davis, vinto facilmente da Nole – i confronti diretti sono sul 3-1 ora.

 

Nole ha sofferto pochissimo, prendendo le misure all’avversario come un boa fin dall’inizio, e ha breakkato a zero nel quarto gioco, quando Khachanov ha sbagliato tutto lo sbagliabile prima di essere trafitto da una risposta vincente di dritto:

Il russo non è quasi mai riuscito a rispondere, perdendo i primi otto punti sulla prima dell’avversario, e ha ceduto nuovamente la battuta mostrando tutti i suoi limiti di mobilità e rapidità di braccio – anche una striscia di 14 punti di fila per Nole durante il parziale. Gli va dato comunque merito per aver avuto un sussulto d’orgoglio sul 5-1, quando ha salvato set point su una brutta smorzata e per la prima volta è riuscito a dominare gli scambi, cancellando uno dei due break. Djokovic non si è scomposto, e ha subito chiuso il parziale, vincendo il 60% di punti sulla prima dell’avversario.

Nuovo set ma stessa storia: immediata opportunità per Djokovic su un dritto in rete del russo, che è riuscito a reggere in quella situazione ma ha continuato ad arrancare sui drop shot di Djokovic, mai infastidito dalla pressione dell’avversario e pronto a chiudere lo scambio a piacimento. L’ennesima smorzata, al termine di uno scambio da 20 colpi, gli ha dato lo 0-40 nel terzo gioco, subito sfruttato con un pallonetto non controllato da Khachanov. Ecco la palla corta:

Il match si è concluso rapidamente, se mai è iniziato. Khachanov ha mostrato simpatia quando ha esultato su un raro punto fatto su una palla corta del serbo, ma ha concesso un altro break che ha chiuso la partita senza colpo ferire.

Mi sento bene e sto giocando bene, amo giocare in notturna“, ha detto Nole. “Mi piace giocare qui, l’ho sempre detto. Anche se sono concentrato non vuol dire che non mi diverta, la competizione è sempre qualcosa che mi dà piacere. Non sono sempre calmo in campo, ma la capacità di focalizzarmi sui colpi e l’esperienza di anni sul tour sicuramente mi aiutano a non perdere il controllo“.

Il suo prossimo avversario sarà il vincente del derby Gasquet-Monfils, contro i quali ha uno score totale di 29-1, perciò è presumibile che possa guardare con ottimismo al match di domani, anche perché quando sta così non ci sono partite per cui non possa farlo.

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ATP

Djokovic, un’ora di lezione a Kohlschreiber. A Dubai avanza ancora un Evans miracolato

Nole gioca una gran bella partita: ora gli manca una sola vittoria per difendere il primo posto, almeno per questa settimana. Struff batte Basilashvili in appena 39 minuti, avanza Tsitsipas

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dal sito ufficiale del Dubai Duty Free Tennis Championships

Pare che Novak Djokovic stia affrontando il torneo di Dubai come il warm-up del Sunshine Double che sarà, tra un paio di settimane. Per meglio dire: la rilassatezza è quella con cui si scende in campo quando non c’è nulla in palio (e si prova ogni soluzione tecnica traendone profitto), ferocia e concentrazione tradiscono il facilmente intuibile motivo per cui il serbo ha fatto scalo negli Emirati. Difendere la prima posizione in classifica riconquistata in Australia, trono per la cui difesa dovrà spendersi verosimilmente con un certo ardore fino alle falde del torneo di Roma, quando per il suo rivale Nadal inizierà a suonare un allarme da 3000 punti (i 1000 degli Internazionali e i 2000 di Parigi).

Per essere certo di volare in California da capoclassifica gli serve un’altra vittoria, e proverà a ottenerla ai quarti contro Karen Khachanov. Il russo costituirà certamente un banco di prova più affidabile, poiché né lo sfortunato Jaziri due giorni fa né tantomeno Kohlshcreiber oggi sono riusciti a costringere Nole al sudore. Anzi, il tedesco già sconfitto undici volte su tredici ha addirittura visto l’impietoso cronometro arrestarsi 33 secondi prima che scattasse l’ora di gioco, quasi il serbo avesse da onorare un appuntamento per cena. A lezione finita, Djokovic ha abbracciato l’avversario con fare guascone e vagamente consolatorio, somministratagli che aveva l’amara dozzina (sono infatti dodici, adesso, le sconfitte subite contro il serbo).

Kohlschreiber sicuramente non si è divertito, Djokovic – e i tifosi – certamente di più. Il serbo ha colpito con grande agio, per ricordare a chi ne lamenta un gioco troppo noioso che il suo modo di colpire la palla è un grande spettacolo, quando praticato con questa libertà d’esecuzione. E come spesso accade quando il serbo non ‘sente’ il timore di perdere, si è prodotto in vincenti di pregio assoluto. La splendida palla corta scoccata da lontanissimo – era quasi oltre il corridoio – e rivelatasi irraggiungibile per Kohli a inizio secondo set, per creare i presupposti di un immediato break, o il passante brutale con cui ha fulminato il tedesco che aveva incautamente guadagnato la rete nel terzo gioco .

Visibilmente e comprensibilmente scoraggiato, Kohlschreiber ha pure fallito un paio di comodissime benedizioni a rete (un devoto grazie a Rino per averci donato l’espressione) che se non altro hanno avuto il pregio di accorciargli l’agonia. Non era certo questo il giorno in cui dimostrare che a 37 anni può avere ancora qualcosa da dire nel circuito, sebbene il trend di classifica l’abbia visto sgusciare fuori – lo scorso maggio – da una top 50 difesa quasi ininterrottamente per dodici anni, e questo vorrà pur dire qualcosa.

GLI ALTRI INCONTRI – Nessuna grossa sorpresa, nessuno scossone consistente per il tabellone guidato da Djokovic. Degna di menzione la memorabile stesa subita da Basilashvili per mano di Struff, un 6-1 6-0 durante appena 39 minuti e 8 secondi che senza gli storici ventotto minuti dell’iconico Nieminen-Tomic di sei anni fa avrebbe forse ottenuto un piazzamento più dignitoso nella top 10 dei match più corti in Era Open. Tsitsipas ha annullato cinque palle break al tumultuoso Bublik senza per questo concedergli set, Rublev ha vinto il quindicesimo match stagionale contro Krajinovic e andrà a sfidare un sempre più miracolato Dan Evans.

Proprio il britannico è stato protagonista dell’unica partita davvero vibrante di giornata, nella quale si è permesso di annullare ben tre match point a Herbert nel tie-break del terzo set (è stato sotto 6-4 e poi 7-6). Da un lato è il francese che sta prendendo questa cattiva abitudine, se è vero che anche a Marsiglia ne aveva mancati tre contro Auger-Aliassime, dall’altro è Evans che dopo aver approfittato degli sciupii di Fognini ha trasformato un’altra sconfitta in una vittoria. Si dice che non ci sia due senza tre: dovesse ripetere l’impresa anche contro il centratissimo Rublev di queste settimane, avrebbe ottime possibilità di firmare un nuovo best ranking.

Risultati:

[1] N. Djokovic b. P. Kohlschreiber 6-3 6-1
D. Evans b. P-H. Herbert 7-5 3-6 7-6(7)
[6] A. Rublev b. F. Krajinovic 7-6(3) 6-0
[2] S. Tsitsipas b. A. Bublik 7-6(1) 6-4
[7] K. Khachanov b. [Q] D. Novak 6-3 6-4
J-L. Struff b. Basilashvili 6-1 6-0
R. Gasquet b. [8] B. Paire 6-4 6-4
[3] G. Monfils b. [Q] Y. Uchiyama 6-1 6-2

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