Djokovic-Federer, la finale più lunga di sempre a Wimbledon. 71 anni fa l'ultimo 'ribaltone'

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Djokovic-Federer, la finale più lunga di sempre a Wimbledon. 71 anni fa l’ultimo ‘ribaltone’

Con le sue quasi cinque ora, la finale del 2019 supera quella del 2008. Djokovic da record: nessuno vinceva Wimbledon annullando match point dal 1948

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Djokovic e Federer - Wimbledon 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

È stata una finale da ricordare, non solo per il gioco espresso in campo ma anche per le statistiche. La prima finale del singolare maschile ad essere stata decisa con il tie-break sul 12 pari e con la sua durata di 4 ore e 57 minuti è stata la più lunga finale singolare maschile della storia di Wimbledon. Un record che apparteneva sempre in qualche misura a Roger Federer, dato che la finale del 2008 con Rafa Nadal aveva stabilito il precedente record con le sue 4 ore e 48 minuti (6-4 6-4 6-7 6-7 9-7) di durata effettiva, in una partita finita alle 9.16 di sera a causa di ben due rain delay, l’ultima finale prima dell’installazione del tetto sul Centrale. Gradino più basso del podio dei record che coinvolge di nuovo lo svizzero, con le 4 ore e 18 minuti dell’epica finale contro Andy Roddick dell’anno successivo (5-7 7-6 7-6 3-6 16-14).

La finale di quest’anno occupa anche un posto speciale nel libro dei record di tutti gli Slam. È infatti la seconda finale più lunga tra tutti gli Slam, e anche qui tanto per cambiare c’è lo zampino di uno dei due finalisti. Le 5 ore e 53 minuti della finale degli Australian Open 2012 tra Nadal e Djokovic restano il record assoluto degli Slam e vista la riforma del long tie-break in Australia (e del tie break sul 12-12 a Wimbledon) probabilmente lo resterà per molto tempo.

Una partita dal lato sbagliato della storia per Roger Federer, con un’altra statistica a confermare i suoi atavici problemi con la chiusura delle partite. È la 22esima sconfitta per lo svizzero con match point a favore. Ma è doveroso sottolineare i meriti di chi sta dall’altra parte della rete, ovvero Novak Djokovic, capace di vincere Wimbledon dopo aver annullato due match point (in risposta) sull’8-7. Anche qui non è il primo caso nella storia del torneo. Spiccano i record di William Hernshaw, che nel 1889 sconfisse Harry Barlow 3-6 5-7 8-6 10-8 8-6 dopo aver annullato la bellezza di 6 match point nel quarto set. Record in coabitazione con una delle finali tra i Quatre Mousquetaires francesi, il sette volte campione Slam Henri Cochet annullò anche lui sei match point nella finale del 1927 contro Jean Borotra, tutti nel quinto set.

In una finale maschile, comunque, un ribaltamento di questa portata non si vedeva addirittura dal 1948, quando lo statunitense Falkenburg batté l’australiano Bromwich 7-5 0-6 6-2 3-6 7-5 dopo aver annullato tre match point sul 3-5 del quinto set.

Giorgio Di Maio

 

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Maria Sharapova non giocherà le Olimpiadi di Tokyo 2020

Masha preparerà la stagione su cemento nordamericano a Newport, ma anche l’intera rappresentativa russa potrebbe non essere presente a Tokyo

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Maria Sharapova - US Open 2018 (credit USTA/Darren Carroll)

Le Olimpiadi di Londra 2012 rimarranno le ultime della carriera per Maria Saharapova, salvo clamorosi colpi di scena. La tennista russa, che ha saltato quelle di Rio 2016 per squalifica, infatti ha altri programmi nei giorni del torneo che si svolgerà a Tokyo in occasione dei Giochi della XXXII Olimpiade. Giocherà a Newport Beach nel World Team Tennis, la competizione a squadre statunitense alla quale partecipano otto squadre formate da tennisti professionisti di alta classifica e non. Sharapova farà parte degli Orange County Breakers, franchigia di Newport Beach che ha vinto la WTT nel 2004 e nel 2017. Masha giocherà proprio a Newport il 28 e il 29 luglio, nel bel mezzo del torneo di tennis dei Giochi Olimpici.

L’ex campionessa Slam ha già giocato in passato per la franchigia californiana, la prima volta (delle otto complessive) addirittura nel 2002, quando aveva appena 15 anni. Sarebbe stato comunque difficile vedere Sharapova in campo a Tokyo, ma la scelta di preparare i tornei su cemento americano con il torneo di Newport Beach è teoricamente corretta. Tuttavia Sharapova potrebbe non essere l’unica atleta russa a non volare in Giappone. Infatti è ancora aperto il caso del doping di stato russo (che coinvolge centinaia di sportivi, ma non ha nulla a che fare con Sharapova) e pendono gravi accuse di copertura occultamento dei test sull’agenzia anti-doping della nazione. In occasione delle ultime olimpiadi invernali gli atleti russi vennero tutti esclusi dalle gare (parteciparono solo in pochi, sotto la bandiera degli Olympic Athletes of Russia, OAR) e la WADA, assieme al CIO, deciderà nei prossimi giorni se estendere la squalifica anche ai prossimi Giochi Olimpici.

 

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Si conclude la collaborazione tra Stan Wawrinka e Yannick Fattebert

Con Fattebert nel suo staff lo svizzero ha conquistato tre Slam e ha raggiunto il suo best ranking. La separazione non intaccherà il rapporto d’amicizia tra i due

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Yannick Fattebert e Stan Wawrinka (via Instagram, @stanwawrinka85)

Dopo anni di successi Yannick Fattebert non farà più parte dello staff di Stan Wawrinka. Ad annunciarlo è stato lo stesso Stan sul suo profilo Instagram. Fattebert ha avuto un ruolo rilevante nella carriera dello svizzero soprattutto tra il 2014 e il 2016, anni in cui Wawrinka ha conquistato l’Australian Open, il Roland Garros e lo US Open, tirando fuori il meglio dal suo gioco affascinante e possente. In quelle stagioni Stan the Man ha inoltre raggiunto il suo best ranking, al terzo posto della classifica mondiale.

Ora ha scelto di mettere fine a questa storica collaborazione, ma la separazione pare sia stata pacifica e consensuale. La scelta professionale non ha scalfito i rapporti tra i due, che continueranno ad essere grandi amici. A quanto pare questa decisione non implica ulteriori cambiamenti nello staff di Wawrinka, ancora guidato da Magnus Norman.

Questo il messaggio di Stan: “Vorrei dire grazie al mio allenatore di vecchia data Yannick! Sei stato al mio fianco per molti anni, sia nei momenti belli che in quelli brutti. Assieme abbiamo avuto la possibilità di vincere tornei del Grande Slam e mi hai aiutato così tanto nel mio ritorno dopo una dura operazione. Sei stato un grande allenatore, ma soprattutto un grande amico! Grazie per questi anni di duro lavoro e dedizione. Merci Yannick!”

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Anna-Lena Groenefeld ha annunciato il ritiro

Due volte campionessa Slam in doppio misto, a 34 anni Groenefeld lascia il tennis per dedicarsi alla famiglia. Le WTA Finals di doppio 2019 restano il suo ultimo torneo

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Anna-Lena Groenefeld (via Twitter, @Annagroenefeld)

Quella appena conclusa è stata l’ultima stagione nel circuito WTA di Anna-Lena Groenefeld. La giocatrice nativa di Nordhorn, in Germania, ha scelto di lasciare il tennis per mettere su famiglia all’età di 34 anni. Ha iniziato il suo percorso con un grande risultato, la vittoria al Roland Garros juniores nel 2003 (fu la prima tedesca a vincerlo dal 1957). Nella sua carriera in singolare ha raggiunto al massimo la 14esima posizione del ranking WTA nel 2006, anno del suo unico trionfo in singolo ad Acapulco. In finale superò in tre set Flavia Pennetta.

Col passare degli anni si è concentrata sempre più sul doppio e sul misto, specialità che le hanno dato le migliori soddisfazioni. Ha giocato sette semifinali Slam in doppio e vanta due titoli Major nel misto, uno all’Open di Francia 2014 e l’altro a Wimbledon nel 2009. Nel 2019 Groenefeld ha giocato accanto all’olandese Demi Schuurs con la quale ha vinto un trofeo a Charleston e perso cinque finali (Doha, Roma, Birmingham, Toronto e Cincinnati). Gli ottimi risultati hanno permesso alla coppia di qualificarsi per le WTA Finals di doppio (si sono fermate in semifinale), l’ultimo torneo della carriera di Groenefeld.

La ragazza tedesca ha salutato e ringraziato tutti con un post su Twitter e una sua foto da piccola mentre tiene in mano la racchetta: Questa piccola ragazza aveva dei sogni. Per gli ultimi 18 anni ne ha vissuto uno, ma ora è tempo di realizzare il sogno di avere una famiglia. Voglio ringraziare tutti coloro che sono rimasti al mio fianco durante gli alti e bassi. La mia famiglia, i miei amici e voi che mi avete seguito e sostenuto durante questi anni. Grazie!”

 

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