Chi è andato in bianco? Il meglio e il peggio degli outfit di Wimbledon

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Chi è andato in bianco? Il meglio e il peggio degli outfit di Wimbledon

A Wimbledon tutti di bianco vestiti. Ma quali sono stati i completini più belli ed originali? E i più deludenti e banali?

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Tradizione, eleganza e fair play contribuiscono da sempre a fare di Wimbledon il tempio sacro del tennis ed uno degli eventi sportivi più amati al mondo. Abbiamo detto l’eleganza, concetto importante per gli organizzatori del torneo che, anche se hanno puntato sul verde (dell’erba preziosa dei campi) e il viola (come i fiori deliziosi che ornano i vialetti, le aiuole e i balconi dell’All Engalnd Club), hanno fatto del bianco uno dei simboli dell’eccellenza dello slam londinese. E allora, per calcare il verde dei prati di Church Road, i giocatori devono presentarsi rigorosamente di bianco vestiti. Quali sono stati gli outfit all white più belli, più originali, più improbabili e più scontati sfoggiati a Londra quest’anno?

Serena Williams – Nike

Laura Guidobaldi: Serena ci ricasca. Dopo il completino da spiaggia esibito al Roland Garros, si presenta anche all’All England Club con un outfit che, anche se non del tutto spezzato (il top e il gonnellino sono uniti da una breve cucitura sul davanti), lascia scoperta la parte inferiore della schiena e della pancia. Estremamente grintoso, certo. Ma non proprio in stile “british” se pensiamo all’atmosfera chic e ovattata che aleggia nel circolo di tennis più esclusivo del mondo. Forse il dettaglio più riuscito è la scelta del tessuto, che ricorda un po’ il “nido d’ape”. E, per non farsi mancare nulla, questa volta la campionessa americana ha scelto un baffo interamente ricoperto di cristalli dorati Swarovski. Vi è piaciuto? Su un modello un po’ più sobrio, avrebbe conferito preziosità e un tocco di eleganza ma su questo “due pezzi” risulta decisamente esagerato e forse anche un po’ kitch.

 

Valerio Vignoli: A Wimbledon non si sgarra. Non c’è posto per culotte super aderenti o bikini stracciati in stile Destiny’s Child nel video di Survivor. Non c’è posto per messaggi femministi nascosti da qualche parte. A Wimbledon il protagonista è… Wimbledon. Il tradizionale bianco travolge ogni velleità di anticonformismo, costringendo tennisti e tenniste a piegarsi a canoni (fin troppo) stringenti. Tutto ciò deve sembrare soffocante per una personalità esuberante ed estrosa come Serena Williams. Una che vuole essere sé stessa sempre e ovunque. E infatti Queen S prova a metterci la sua zampata anche a questo giro, lasciando la pancia quasi interamente scoperta. Il tessuto a nido d’ape compensa, dando un tocco vagamente retrò. Un abito di compromesso insomma, per differenziarsi dal resto della concorrenza ma senza fare scandalo nella mecca del tennis. Ma compromesso e Serena sono un ossimoro nella stessa frase.

Serena Williams – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Maria Sharapova – Nike

Laura Guidobaldi: Maria Sharapova invece opta per una linea molto più sobria, con il classico abitino bianco, lineare e senza fronzoli. Unica variante, una lieve “fessura” sul davanti e sulla schiena che lascia intravedere una piccola porzione di schiena e pancia. Ci sta. Però, trattandosi di Masha, ci stava anche un po’ più di originalità e vezzosità, senza ovviamente scadere nell’eccesso. Maria ci ha abituato troppo bene in passato, anche in fatto di moda.

Valerio Vignoli: siamo al canto del cigno e lo si vede anche da questo outfit, oltreché dalle ormai sporadiche e spesso perdenti apparizioni sul circuito. Un abito assolutamente anonimo, in cui l’unico punto di interesse è una piccola fessura sul ventre, che fa molto poco Sharapova peraltro. Era forse dalla vittoria del suo unico titolo quindici anni fa che Masha non indossava un completino così plain. Ormai la fascinosa siberiana riserva tutta la sua creatività in fatto di moda e lifestyle per le foto su Instagram o i servizi fotografici in cui mostra la sua meravigliosa magione minimal chic di Los Angeles. E anche dalle parti di Nike lo hanno notato e limitano gli sforzi d’immaginazione.

Maria Sharapova – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Roger Federer – Uniqlo

Laura Guidobaldi: Sempre molto classy Roger Federer. La polo è tradizionale. Un sottile bordino color tortora (che richiama la tinta indossata a Parigi) sullo scollo e sulle maniche viene ad arricchire il più classico degli outfit. E poi l’immancabile quadrato rosso del simbolo Uniqlo sul petto, sul lato delle maniche e nella parte inferiore dei pantaloncini smuove un po’ il total white. Un po’ ingombranti, forse, tutti questi quadri rossi, ma se li indossa Federer…

Valerio Vignoli: È tutta questione di colletto per Roger da quando è passato ad Uniqlo. Alla coreana nelle prime uscite ai Championships e agli US Open nel 2018, all’hawaiana in Australia, tradizionale stile polo a Parigi, alla francese a Londra. Sono i dettagli che fanno la differenza e il maestro di Basilea lo sa perfettamente. Gli outfit rispecchiano il gioco in questa sua ultima e meravigliosa fase della carriera, dove la sua griffe emerge nel rovescio in side spin che mette nel panico il malcapitato avversario, nella volée bassa che riesce a tenere profonda, nel drop shot improvviso che schizza in alto e cade a pochi centimetri dalla rete. Insomma tutti dettagli, come quelli che gli sono costati la finale di Wimbledon. Ma Federer ha stile anche quando perde.

Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

Rafael Nadal – Nike

Laura Guidobaldi: Sobrietà ed essenzialità anche per il completo di Rafa Nadal. Carina la t-shirt con il collo a “V”. Per lui pantaloncini sempre un po’ più corti rispetto a quelli indossati dalla maggior parte dei colleghi. Ma a lui stanno benissimo.

Valerio Vignoli: In questo outfit c’è dentro tutto il disinteresse di Rafa per qualunque tipo di fronzolo. Dobbiamo ammettere che ormai la combo maglietta a collo a v – pantaloncini cortissimi è il suo trademark. Ma continua a fare molto bagnino di Manacor. E in bianco è se possibile ancora meno interessante. Ma appunto sono tutti fronzoli. La sostanza è aver dimostrato anche a Londra di essere in ottima forma, nonostante la sconfitta contro un Federer divino.

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Novak Djokovic – Lacoste

Laura Guidobaldi: Anche Lacoste punta sul classico. Un outfit lineare e senza fronzoli per il cinque volte campione di Wimbledon Novak Djokovic. La variante sta, però, nella sottile riga verticale scura sul lato dei pantaloncini che, per Djokovic, sono sempre rigorosamente un po’ “attillati”.

Valerio Vignoli: Robonole colpisce ancora. Come il coccodrillo che ha sulla maglietta, il campione serbo sguazza in quella palude di erba chiamata Wimbledon. Fa nuotare allegramente gli altri e poi spalanca le fauci improvvisamente e tanti saluti a tutti. Per il divertimento bisogna suonare ad altre porte: a casa Djokovic si bada solo alla sostanza. E il grigio sul colletto della polo ci ricorda l’avversione per qualunque colore non sia quello dell’oro del trofeo dei Championships.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Coco Gauff – New Balance

Laura Guidobaldi: Una grande novità la presenza e le vittorie di Coco Gauff nel main draw e anche il suo look ha degnamente accompagnato i suoi primi passi sul Centre Court. Il suo vestitino New Balance è allo stesso tempo grintoso ed elegante, ravvivato quanto basta dalla fascia dorata nella parte inferiore della gonna. Un modello che rappresenta al meglio la giovinezza e la vivacità agonistica della nuova stellina americana.

Valerio Vignoli: Completo molto sportivo quello di New Balance per Coco Gauff, la quindicenne che a Wimbledon ha stupito il mondo issandosi fino agli ottavi di finale. Un outfit che ricorda molto nello stile la prima Venus Williams. Una tennista alla quale Gauff assomiglia molto, quantomeno dal punto di vista fisico. E che clamorosamente ha battuto proprio nel suo primo match del tabellone principale di questa edizione dei Championships. L’oro sul bianco non calza a pennello ma serve a sottolineare che siamo probabilmente di fronte a una futura stella del tennis mondiale.

Cori Gauff – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Collezione Nike

Laura Guidobaldi: Trofeo per una fantastica Simona Halep, ma anche il suo outfit meriterebbe il primo premio. Nella sua semplicità, l’abitino Nike di Simona si distingue tuttavia per l’eleganza e la finezza. La parte superiore del vestitino è semplicissima ma grintosa ed essenziale (proprio come il tennis della rumena), con un bello scollo a “V” ma non esagerato, orlato con un bordo più deciso, come all’estremità delle mezze maniche. La parte inferiore punta invece sulla dolcezza (come il carattere di Simona fuori dal campo), con la gonna particolarmente leggera e ad effetto “chiffon” quanto basta, arricchita da un piccolo spacco sul dietro riempito da leggere piegoline. Molto chic.

Valerio Vignoli: Non si può che concordare per quanto riguarda l’outfit di Halep. Moderno e sofisticato allo stesso tempo. Sarebbe da 10 e lode se non fosse per quelle scarpe con il baffo in stile graffiti. È andata molto peggio ad alcuni dei suoi colleghi, ai quali Nike, oltre alle suddette calzature, ha fatto indossare una polo bianca che nascondeva il motivo di un maglione a coste. Dalla tv non si vedeva bene ma basta andare sul sito dell’azienda di abbigliamento di Beaverton per accorgersi di questo dettaglio a dir poco kitsch. E bisogna sottolineare come questa trovata arrivi dopo i discutibili completi nineties multicolore degli Australian Open e gli scheletri/apine del Roland Garros. Gli US Open, si sa, sono lo Slam in cui le case d’abbigliamento osano di più. Non vogliamo nemmeno immaginare cosa Nike metterà addosso ai poveri Khachanov, Coric e Auger Aliassime. D’altronde anche lo stesso Federer dopo il passaggio ad Uniqlo aveva lanciato una frecciatina al suo vecchio sponsor, reo di realizzare outfit inappropriati.

Collezione Stella McCartney x Adidas

Laura Guidobaldi: Molto carino il modello indossato da un’altra grande sorpresa del torneo, Karolina Muchova. Anche in questo caso, come la linea disegnata per lo Slam francese, i modelli femminili Adidas per Wimbledon sono tra i più belli ed eleganti (grazie al talento di Stella McCartney), mentre quelli maschili puntano ancora sul classico. Molto “british” il vestitino di Muchova, con la canotta superiore leggermente traforata con un effetto pizzo di sangallo. Tra la canotta e la gonna una sottile striscia rossa ravviva un abitino decisamente sofisticato ma non eccessivo. Le stesse striscioline rosse, ma verticali, che scendono dalla spalla, vivacizzano anche la polo portata da Sascha Zverev.

Valerio Vignoli: E siamo tre a zero per Adidas negli Slam su Nike. Per lo slam londinese, il brand delle tre strisce scomoda la stilista di casa Stella McCartney, figlia del noto Beatles, con la quale collabora ormai da molto tempo. E fa ancora centro con delle variazioni di trame molto haute couture. La collezione riesce ad essere contemporanea ed originale, senza commettere alcun fashion crime nel tempio della tradizione tennistica. Gli outfit femminili, indossati tra le altre da Wozniacki, Muguruza e la stessa Muchova, sono forse più rappresentativi. Ma anche la polo di Zverev è una delle cose più belle viste nel guardaroba ATP quest’anno. Visti i risultati sul campo lui probabilmente non la pensa allo stesso modo.

Johanna Konta – Ellesse

Laura Guidobaldi: Ellesse si è sempre distinta per la sua raffinatezza e preziosità, pur mantenendo una certa sobrietà; non per niente era il brand scelto da Chris Evert nei suoi anni d’oro. Ritornato alla ribalta grazie alla vittoria alle Olimpiadi di Rio di Monica Puig, il marchio italiano non delude. Il vestitino sfoggiato da Johanna Konta è alquanto fine, con un bel collo a “V” stretto che scende quasi fino al seno; un bordino tratteggiato di nero, grigio e giallo sulle mezze maniche, nella parte inferiore della gonna e sulla visiera vengono ad alterare la monotonia del bianco. Scelta azzeccata.

Valerio Vignoli: Da anni a Wimbledon i brand non sfruttano appieno il già minuscolo margine di manovra in termini cromatici. Ci si limita al massimo al bordino colorato e al simbolo del brand colorato di blu, grigio, rosso, verde, viola etc. Con il completo della sempre stilosa Jo Konta, Ellesse dà un calcio alla monotonia, mostrando che qualcosa in più si può fare. Il bordino a strisce nere, grigie e gialle, ripreso anche nella visiera, è qualcosa di straordinariamente British. Ad arricchire questa fantastica mise c’è una scollatura a V profonda e leggermente ondulata e una piccola cintura dietro alla schiena in stile trench.Don’t patronize me“, ha ribattuto la tennista britannica ad un giornalista molto saccente dopo la sua eliminazione nei quarti di finale. No, tranquilla Johanna, non hai bisogno di lezioni da nessuno in fatto di moda.

Johanna Konta – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Off Court: Konta ha poi voluto ulteriormente rafforzare la sua leadership in fatto di stile durante questa edizione dei Championships presentandosi in conferenza stampa con una graziosissima camicetta a righe bianche e blu. Senza un filo di trucco e con i capelli raccolti, ha fatto i suoi migliori auguri per la nazionale femminile di calcio inglese, le “lionesses”. Per un femminismo semplice e discreto. Alternativo a quello vistoso ed aggressivo di Serena.

Laura Guidobaldi e Valerio Vignoli

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WTA Madrid: Sabalenka contro Pavlyuchekova per un posto in finale

MADRID – La bielorussa sfrutta il ritiro di Mertens per raggiungere la terza semifinale dell’anno. Con due tie-break Pavlyuchenkova elimina Muchova

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Anastasia Pavlyuchenkova - Madrid 2021 (ph. Ángel Martínez)

dal nostro inviato a Madrid

Non ha avuto il minimo accenno di pietà Aryna Sabalenka contro la sua amica e compagna di doppio Elise Metens, uscita da questa sfida malconcia sia sul piano morale che fisico. Il match infatti, durato 52 minuti, è terminato per ritiro in favore della n. 7 del mondo dopo che questa era in vantaggio 6-1 4-0. La tennista belga era uscita per ricevere un medical time-out ed era rientrata in campo con una vistosa fasciatura alla coscia destra. A provato a stringere i denti per qualche punto ma alla fine è stata costretta ad alzare bandiera bianca, prima di venir accolta da un caloroso abbraccio di Sabalenka. Per quel poco di tennis che si è visto; il match è sempre stato a senso unico in favore della bielorussa che ha sovrastato la sua avversaria sia in termini di potenza che di decibel. Le sue accelerazioni da fondo raramente sono tornate dall’altra parte del campo e Mertens non è mai riuscita a trovare le forze per reagire.

Per Sabalenka questa è la prima semifinale in un torneo 1000 della stagione dopo essersi arrestata nei quarti sia a Dubai che a Miami, e con questo risultato dà un ottimo segnale di continuità alla finale raggiunta a Stoccarda persa da Barty due settimane fa. Non è da escludere che un secondo capitolo di quella storia si svolga qui nella capitale spagnola, ma prima per lei c’è da superare l’ostacolo Anastasia Pavlyuchenkova, la quale si è aggiudicata l’unici precedente due anni fa sul cemento di Toronto.

 

La russa n. 41 del mondo infatti ha piazzato un altro risultato sorprendente battendo la più quotata Karolina Muchova 7-6(4) 7-6(2) in due ore e due minuti. “Al momento non provo alcuna emozione, non riesco a provare niente, strana come cosa” ha ammesso Anastasia Pavlyuchenkova, giunta in conferenza stampa subito dopo la vittoria. “Sono molto stanca, mentalmente sono ancora alla fine del secondo set. Nel primo tie-break penso di essere stata un po’ fortunata perché non sentivo molto bene il mio gioco, sicuramente per il modo in cui lei giocava, variando molto i colpi. Non riuscivo a fare quello che volevo.” Il discorso poi non è stato molto diverso da quello di ieri, dove aveva lottato una battaglia simile contro Brady: “Non ho sfruttato dei set point sul 6-5 e a quel punto ho pensato che avrei perso ma alla fine ho comunque lottato ad ogni punto, se vince lei amen ma io non glielo regalo. Nel secondo le cose sono andate un po’ meglio… anche se mi sono ritrovata sotto 1-4.”

Qui c’è stato il momento di svolta. “Quando mi sono seduta al cambio campo ero molto negativa e ho iniziato a sentirmi un po’ giù di morale così mi sono detta ‘dai, forza! sono troppo stanca, vinciamo questo set e andiamo a casa’ ma non è che funziona così. Devi restare concentrata in ogni momento; poi a un certo punto la mia energia è tornata in qualche modo e mi sono rifatta sotto. Tutt’a un tratto i miei piedi hanno ripreso a muovermi e ho chiuso al tie-break.” Con questa vittoria raggiunge la terza semifinale della sua carriera a livello WTA 1000, dopo quelle di Indian Wells nel 2009 e Cincinnati nel 2010.

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ATP

ATP Madrid: Sinner mostra i limiti dell’età, salta la sfida con Nadal. “Tornerò più forte”

MADRID – Il 19enne azzurro, nervoso e infastidito dal polline, cede in due set ad Alexei Popyrin dopo aver servito per vincere il primo: “L’ho perso io tre volte”

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Jannik Sinner - Madrid 2021 (photo Ángel Martínez)

dal nostro inviato a Madrid

L’attesa sfida tra Rafa Nadal e Jannik Sinner è saltata. Ci ha messo lo zampino Alexei Popyrin, un paio d’anni più anziano dell’altoatesino. Sinner si è lasciato scivolare dalle mani un match che ha tenuto in controllo per gran parte del primo set; il servizio però lo ha deluso nel momento del bisogno e nel secondo set, cosa sorprendente per lui, è stato preda del nervosismo. Merito va dato anche all’australiano che ha fatto fruttare al massimo il suo gioco non così vario, ma senza dubbio concreto sia col dritto che col servizio (che viaggia attorno ai 210km/h con disinvoltura). Per l’altoatesino dunque la prima partecipazione nel tabellone principale di Madrid si conclude con una vittoria per ritiro contro Guido Pella e una sconfitta contro il campione juniores del Roland Garros 2017.

Sinner ha giocato il secondo match consecutivo sul campo 3, chiuso al pubblico, ma il leggero venticello che ha iniziato a tirare a metà pomeriggio ha reso l’atmosfera ideale. In aggiunta, la grossa struttura ha fatto ombra sul campo sin da subito quindi il sole non ha minimamente impensierito né i giocatori né i pochi addetti ai lavori presenti (ci ha pensato solo il polline, e sfortuna vuole che Sinner sia allergico). Solo Riccardo Piatti, allenatore di Jannik, ha preferito abbandonare il suo box per prendere posto sugli spalti sotto il sole.

Sinner sfrutta subito un passo falso di Popyrin nel primo game – anche se di solito è proprio Jannik a partire a rilento – per mettere subito la testa avanti. Tutto lasciava presagire che questo sarebbe bastato per vincere il primo set, ma al momento di servire sul 5-4 Jannik ha perso incisività rimettendo in corsa il 21enne, che nei game successivi si è caricato ancor di più annullando tre palle break. L’australiano ha iniziato a giocare con cosi tanta convinzione che a un certo punto persino il tie-break sembrava in discussione. Giunti al gioco decisivo, Sinner sembrava aver ritrovato la bussola ma era solo apparenza: dopo aver condotto 4-1 infatti si è spento di nuovo, e complice anche un doppio fallo ha consentito a Popyrin di rifarsi sotto e l’australiano non si è fatto pregare, chiudendo poi a sua volta col servizio.

 

La falla nel gioco di Sinner ha continuato a far imbarcare acqua anche nel secondo set, che si è aperto con un break a suo svantaggio. Come se i problemi sul campo non bastassero, Jannik ha iniziato anche a tossire a causa dell’eccessiva quantità di polline nell’aria e tutto questo, sommato al gioco di Popyrin che non gli ha lasciato un attimo di respiro, ha reso Sinner insolitamente nervoso. Era evidente che qualcosa non andasse, e quando ha scagliato una pallina fin quasi sopra il tetto il suo nervosismo è stato anche certificato da un warningPopryn non si è lasciato irretire e ha messo la parola fine al match con un secondo break dopo un un’ora e 36 minuti di gioco, col punteggio di 7-6(5) 6-2. Proveniente dalle qualificazioni, quello contro Nadal sarà il primo ottavo di finale in un Masters 1000 dopo essersi fermato al secondo turno sia a Miami che a Montecarlo quest’anno. Sinner invece manca l’appuntamento con la 20° vittoria della stagione ma, se come ripete spesso lui da ogni sconfitta sa trarre un insegnamento, questo match sarà un maestro severo ma importante.

Il primo set praticamente l’ho perso tre volte, il mio servizio non è andato per niente bene” ha ammesso onestamente Sinner in conferenza. Tutto sommato, però, non è apparso molto abbattuto e ha anche riconosciuto i meriti dell’avversario: “Lui ha giocato meglio di me, sia col dritto che col servizio.” Jannik poi ha spiegato meglio i problemi attraversati tra primo e secondo set. “Io soffro di allergia e qui c’è tanto polline, inoltre gioco con le lenti a contatto e tutto questo mi ha dato molto fastidio“. Queste però non sono affatto delle scuse e la sua chiosa fa ben sperare: “Tornerò più forte di prima“.

Dal canto suo invece Popyrin si è mostrato decisamente sicuro di sé: “Non credo di essere troppo lontano dal livello di Sinner.Qualcuno potrebbere storcere il naso, ma del resto dev’essere questo lo spirito per poter compere nel tennis dei grandi. “Non ho iniziato la partita pensando di dover perdere” ha poi aggiunto. E infatti l’ha finita vincendo.

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ATP

ATP Madrid: buona la prima per Medvedev. Karatsev sommerge Schwartzman di vincenti

MADRID – Il n.3 del mondo ritrova campo e vittoria dopo lo stop per coronavirus. Vince anche Zverev. Schwartzman sconsolato: “Ha iniziato a tirare 2 vincenti a game!”

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Daniil Medvedev - ATP Madrid 2021 (ph. Alberto Nevado)

dal nostro inviato a Madrid

La sfida inedita tra il 21enne idolo di casa Alejandro Davidovich Fokina, in tabellone grazie a una wild card, e Daniil Medvedev ha aperto il programma di giornata sul centrale della Caja Magica. L’ha spuntata il russo in rimonta (4-6 6-4 6-2), sebbene sia stato lo spagnolo a interpretare meglio il match dal punto di vista tattico: ha preso la rete quando era il momento di farlo, accelerato quando ne aveva l’opportunità e ha tenuto lo scambio da fondo quando il russo cercava di prendere il sopravvento.

Questo mercoledì è la prima vera giornata calda del torneo, con la temperatura sempre sopra i 20°, e Davidovich l’ha scaldata ulteriormente costringendo il suo avversario a scattare spesso in avanti per rincorrere le sue palle corte. Nel primo set con questo colpo ha avuto più fortuna, e la sua maggior dimestichezza con la superficie gli ha permesso di recuperare un break e vincere persino il primo parziale 6-4.

 

Nel secondo set Medvedev ha iniziato ad innervosirsi un po’, sia per il campo a suo dire non perfetto (ha ricevuto anche un warning per aver colpito il suolo con la racchetta) sia per certe palle imprendibili del suo avversario, ma tutto sommato questa frustrazione ha avuto un effetto benefico sul suo tennis. Il n. 3 del mondo si è fatto leggermente più solido da fondo e questo è bastato per rimettersi in corsa; Davidovich Fokina invece, che ha comunque sempre lottato alla pari col suo avversario per quasi due ore, ha pagato a caro prezzo un solo game denso di errori grazie al quale Daniil ha rimesso il punteggio in parità restituendogli il 6-4.

Nel set decisivo Davidovich è calato sensibilmente e Medvedev ne ha approfittato sfiancandolo con i suoi classici scambi lunghi ed estenuanti, chiudendo 6-2 in due ore e 12 minuti. Per il russo questa (contro il più giovane spagnolo in top 50) è comunque un’ottima vittoria, e arriva al primo match dopo il torneo di Miami e soprattutto dopo aver contratto il coronavirus, circostanza che l’ha costretto a saltare Montecarlo.

EL PEQUE DURA POCO, PASSA KARATSEV – Aslan Karatsev, alla sua prima partecipazione a questo torneo, prosegue il suo cammino battendo il n. 9 del mondo Diego Schwartzman. Viste le recenti prestazioni del russo sulla terra (finale a Belgrado con vittoria su Djokovic in semi) non è un risultato del tutto inaspettato, ma sorprende di più l’arrendevolezza dell’argentino nei due set conclusivi, dopo che aveva vinto abbastanza agevolmente il primo set. In conferenza, Diego ha analizzato la partita in modo semplice e conciso: “Io non sto giocando il mio miglior tennis, ma lui, dopo aver sbagliato quasi tutto per un set, ha iniziato a fare due o tre vincenti per game“. Con buona approssimazione, in effetti, è andata così: il 31-3 nel confronto tra i colpi vincenti riassume bene la questione. I due tennisti sono simili per conformazione fisica: baricentro basso e grande potenza nelle gambe, lo stile però differisce eccome. Diego predilige colpi più arrotati, classici da terra battuta, ed è riuscito a tenere a bada Aslan – che invece picchia forte e piatto dalla riga di fondo – solamente nel primo set, nel quale Karatsev era apparso piuttosto impreciso e scarico emotivamente.

Aslan Karatsev – ATP Madrid 2021 (courtesy of tournament)

Ancor meno difficoltà ha incontrato Sascha Zverev nel liberarsi d(el fantasma d)i Kei Nishikori, un rapido 6-3 6-2 da 75 minuti che potrebbe aver riconsegnato uno Zverev decente al circuito: sarà Evans agli ottavi a testarne gli effettivi miglioramenti. Non riuscivo ad allenare come si deve al servizio da più di un mese, praticamente da Miami; in questi giorni per la prima volta da allora sono tornato alla mia routine” ha detto Zverev in conferenza, confermando poi il suo feeling con questo torneo vinto nel 2018 senza perdere il servizio. “L’altitudine aiuta molto chi serve come me, qui mi trovo bene anche se forse a Roma ancora meglio. Mentre Parigi è il torneo in cui posso migliorare di più“.

TSITSIPAS PASSEGGIA SU PAIRE – Seppur il risultato raramente è stato messo in discussione, almeno Paire con le sue frequenti discese a rete ha allietato la serata del pubblico del centrale rimasto un po’ a bocca asciutta dopo il ritiro di Mertens. Questi infatti erano i due match della sessione serale, che combinati hanno fatto un’ora e tre quarti di spettacolo. Il prezzo dei biglietti, per i settori più alti dello stadio partiva da 40 euro… chissà quanti dei presenti avrebbero preferito risparmiarsi l’uscita per restare a casa a guardare il Real. La condizione atletica del francese comunque non era sufficiente per disputare un match ATP, soprattutto se la ‘preparazione’ è consistita in 10 giorni di vacanza alle Maldive. Stefanos Tsitsipas ha dominato nel primo set cercando spesso il dritto del suo avversario, oggi estremamente falloso, e dopo aver chiuso 6-1 se l’è presa un po’ più comoda nel secondo set lasciando un game in più al francese. Con la sua sconfitta esce di scena anche l’ultimo transalpino in gara mentre il finalista dell’edizione 2019 si è conquistato un posto agli ottavi contro il vincente di Ruud-Nichioka.

Il tabellone completo di Madrid

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