Chi è andato in bianco? Il meglio e il peggio degli outfit di Wimbledon

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Chi è andato in bianco? Il meglio e il peggio degli outfit di Wimbledon

A Wimbledon tutti di bianco vestiti. Ma quali sono stati i completini più belli ed originali? E i più deludenti e banali?

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Tradizione, eleganza e fair play contribuiscono da sempre a fare di Wimbledon il tempio sacro del tennis ed uno degli eventi sportivi più amati al mondo. Abbiamo detto l’eleganza, concetto importante per gli organizzatori del torneo che, anche se hanno puntato sul verde (dell’erba preziosa dei campi) e il viola (come i fiori deliziosi che ornano i vialetti, le aiuole e i balconi dell’All Engalnd Club), hanno fatto del bianco uno dei simboli dell’eccellenza dello slam londinese. E allora, per calcare il verde dei prati di Church Road, i giocatori devono presentarsi rigorosamente di bianco vestiti. Quali sono stati gli outfit all white più belli, più originali, più improbabili e più scontati sfoggiati a Londra quest’anno?

Serena Williams – Nike

Laura Guidobaldi: Serena ci ricasca. Dopo il completino da spiaggia esibito al Roland Garros, si presenta anche all’All England Club con un outfit che, anche se non del tutto spezzato (il top e il gonnellino sono uniti da una breve cucitura sul davanti), lascia scoperta la parte inferiore della schiena e della pancia. Estremamente grintoso, certo. Ma non proprio in stile “british” se pensiamo all’atmosfera chic e ovattata che aleggia nel circolo di tennis più esclusivo del mondo. Forse il dettaglio più riuscito è la scelta del tessuto, che ricorda un po’ il “nido d’ape”. E, per non farsi mancare nulla, questa volta la campionessa americana ha scelto un baffo interamente ricoperto di cristalli dorati Swarovski. Vi è piaciuto? Su un modello un po’ più sobrio, avrebbe conferito preziosità e un tocco di eleganza ma su questo “due pezzi” risulta decisamente esagerato e forse anche un po’ kitch.

 

Valerio Vignoli: A Wimbledon non si sgarra. Non c’è posto per culotte super aderenti o bikini stracciati in stile Destiny’s Child nel video di Survivor. Non c’è posto per messaggi femministi nascosti da qualche parte. A Wimbledon il protagonista è… Wimbledon. Il tradizionale bianco travolge ogni velleità di anticonformismo, costringendo tennisti e tenniste a piegarsi a canoni (fin troppo) stringenti. Tutto ciò deve sembrare soffocante per una personalità esuberante ed estrosa come Serena Williams. Una che vuole essere sé stessa sempre e ovunque. E infatti Queen S prova a metterci la sua zampata anche a questo giro, lasciando la pancia quasi interamente scoperta. Il tessuto a nido d’ape compensa, dando un tocco vagamente retrò. Un abito di compromesso insomma, per differenziarsi dal resto della concorrenza ma senza fare scandalo nella mecca del tennis. Ma compromesso e Serena sono un ossimoro nella stessa frase.

Serena Williams – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Maria Sharapova – Nike

Laura Guidobaldi: Maria Sharapova invece opta per una linea molto più sobria, con il classico abitino bianco, lineare e senza fronzoli. Unica variante, una lieve “fessura” sul davanti e sulla schiena che lascia intravedere una piccola porzione di schiena e pancia. Ci sta. Però, trattandosi di Masha, ci stava anche un po’ più di originalità e vezzosità, senza ovviamente scadere nell’eccesso. Maria ci ha abituato troppo bene in passato, anche in fatto di moda.

Valerio Vignoli: siamo al canto del cigno e lo si vede anche da questo outfit, oltreché dalle ormai sporadiche e spesso perdenti apparizioni sul circuito. Un abito assolutamente anonimo, in cui l’unico punto di interesse è una piccola fessura sul ventre, che fa molto poco Sharapova peraltro. Era forse dalla vittoria del suo unico titolo quindici anni fa che Masha non indossava un completino così plain. Ormai la fascinosa siberiana riserva tutta la sua creatività in fatto di moda e lifestyle per le foto su Instagram o i servizi fotografici in cui mostra la sua meravigliosa magione minimal chic di Los Angeles. E anche dalle parti di Nike lo hanno notato e limitano gli sforzi d’immaginazione.

Maria Sharapova – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Roger Federer – Uniqlo

Laura Guidobaldi: Sempre molto classy Roger Federer. La polo è tradizionale. Un sottile bordino color tortora (che richiama la tinta indossata a Parigi) sullo scollo e sulle maniche viene ad arricchire il più classico degli outfit. E poi l’immancabile quadrato rosso del simbolo Uniqlo sul petto, sul lato delle maniche e nella parte inferiore dei pantaloncini smuove un po’ il total white. Un po’ ingombranti, forse, tutti questi quadri rossi, ma se li indossa Federer…

Valerio Vignoli: È tutta questione di colletto per Roger da quando è passato ad Uniqlo. Alla coreana nelle prime uscite ai Championships e agli US Open nel 2018, all’hawaiana in Australia, tradizionale stile polo a Parigi, alla francese a Londra. Sono i dettagli che fanno la differenza e il maestro di Basilea lo sa perfettamente. Gli outfit rispecchiano il gioco in questa sua ultima e meravigliosa fase della carriera, dove la sua griffe emerge nel rovescio in side spin che mette nel panico il malcapitato avversario, nella volée bassa che riesce a tenere profonda, nel drop shot improvviso che schizza in alto e cade a pochi centimetri dalla rete. Insomma tutti dettagli, come quelli che gli sono costati la finale di Wimbledon. Ma Federer ha stile anche quando perde.

Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

Rafael Nadal – Nike

Laura Guidobaldi: Sobrietà ed essenzialità anche per il completo di Rafa Nadal. Carina la t-shirt con il collo a “V”. Per lui pantaloncini sempre un po’ più corti rispetto a quelli indossati dalla maggior parte dei colleghi. Ma a lui stanno benissimo.

Valerio Vignoli: In questo outfit c’è dentro tutto il disinteresse di Rafa per qualunque tipo di fronzolo. Dobbiamo ammettere che ormai la combo maglietta a collo a v – pantaloncini cortissimi è il suo trademark. Ma continua a fare molto bagnino di Manacor. E in bianco è se possibile ancora meno interessante. Ma appunto sono tutti fronzoli. La sostanza è aver dimostrato anche a Londra di essere in ottima forma, nonostante la sconfitta contro un Federer divino.

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Novak Djokovic – Lacoste

Laura Guidobaldi: Anche Lacoste punta sul classico. Un outfit lineare e senza fronzoli per il cinque volte campione di Wimbledon Novak Djokovic. La variante sta, però, nella sottile riga verticale scura sul lato dei pantaloncini che, per Djokovic, sono sempre rigorosamente un po’ “attillati”.

Valerio Vignoli: Robonole colpisce ancora. Come il coccodrillo che ha sulla maglietta, il campione serbo sguazza in quella palude di erba chiamata Wimbledon. Fa nuotare allegramente gli altri e poi spalanca le fauci improvvisamente e tanti saluti a tutti. Per il divertimento bisogna suonare ad altre porte: a casa Djokovic si bada solo alla sostanza. E il grigio sul colletto della polo ci ricorda l’avversione per qualunque colore non sia quello dell’oro del trofeo dei Championships.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Coco Gauff – New Balance

Laura Guidobaldi: Una grande novità la presenza e le vittorie di Coco Gauff nel main draw e anche il suo look ha degnamente accompagnato i suoi primi passi sul Centre Court. Il suo vestitino New Balance è allo stesso tempo grintoso ed elegante, ravvivato quanto basta dalla fascia dorata nella parte inferiore della gonna. Un modello che rappresenta al meglio la giovinezza e la vivacità agonistica della nuova stellina americana.

Valerio Vignoli: Completo molto sportivo quello di New Balance per Coco Gauff, la quindicenne che a Wimbledon ha stupito il mondo issandosi fino agli ottavi di finale. Un outfit che ricorda molto nello stile la prima Venus Williams. Una tennista alla quale Gauff assomiglia molto, quantomeno dal punto di vista fisico. E che clamorosamente ha battuto proprio nel suo primo match del tabellone principale di questa edizione dei Championships. L’oro sul bianco non calza a pennello ma serve a sottolineare che siamo probabilmente di fronte a una futura stella del tennis mondiale.

Cori Gauff – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Collezione Nike

Laura Guidobaldi: Trofeo per una fantastica Simona Halep, ma anche il suo outfit meriterebbe il primo premio. Nella sua semplicità, l’abitino Nike di Simona si distingue tuttavia per l’eleganza e la finezza. La parte superiore del vestitino è semplicissima ma grintosa ed essenziale (proprio come il tennis della rumena), con un bello scollo a “V” ma non esagerato, orlato con un bordo più deciso, come all’estremità delle mezze maniche. La parte inferiore punta invece sulla dolcezza (come il carattere di Simona fuori dal campo), con la gonna particolarmente leggera e ad effetto “chiffon” quanto basta, arricchita da un piccolo spacco sul dietro riempito da leggere piegoline. Molto chic.

Valerio Vignoli: Non si può che concordare per quanto riguarda l’outfit di Halep. Moderno e sofisticato allo stesso tempo. Sarebbe da 10 e lode se non fosse per quelle scarpe con il baffo in stile graffiti. È andata molto peggio ad alcuni dei suoi colleghi, ai quali Nike, oltre alle suddette calzature, ha fatto indossare una polo bianca che nascondeva il motivo di un maglione a coste. Dalla tv non si vedeva bene ma basta andare sul sito dell’azienda di abbigliamento di Beaverton per accorgersi di questo dettaglio a dir poco kitsch. E bisogna sottolineare come questa trovata arrivi dopo i discutibili completi nineties multicolore degli Australian Open e gli scheletri/apine del Roland Garros. Gli US Open, si sa, sono lo Slam in cui le case d’abbigliamento osano di più. Non vogliamo nemmeno immaginare cosa Nike metterà addosso ai poveri Khachanov, Coric e Auger Aliassime. D’altronde anche lo stesso Federer dopo il passaggio ad Uniqlo aveva lanciato una frecciatina al suo vecchio sponsor, reo di realizzare outfit inappropriati.

Collezione Stella McCartney x Adidas

Laura Guidobaldi: Molto carino il modello indossato da un’altra grande sorpresa del torneo, Karolina Muchova. Anche in questo caso, come la linea disegnata per lo Slam francese, i modelli femminili Adidas per Wimbledon sono tra i più belli ed eleganti (grazie al talento di Stella McCartney), mentre quelli maschili puntano ancora sul classico. Molto “british” il vestitino di Muchova, con la canotta superiore leggermente traforata con un effetto pizzo di sangallo. Tra la canotta e la gonna una sottile striscia rossa ravviva un abitino decisamente sofisticato ma non eccessivo. Le stesse striscioline rosse, ma verticali, che scendono dalla spalla, vivacizzano anche la polo portata da Sascha Zverev.

Valerio Vignoli: E siamo tre a zero per Adidas negli Slam su Nike. Per lo slam londinese, il brand delle tre strisce scomoda la stilista di casa Stella McCartney, figlia del noto Beatles, con la quale collabora ormai da molto tempo. E fa ancora centro con delle variazioni di trame molto haute couture. La collezione riesce ad essere contemporanea ed originale, senza commettere alcun fashion crime nel tempio della tradizione tennistica. Gli outfit femminili, indossati tra le altre da Wozniacki, Muguruza e la stessa Muchova, sono forse più rappresentativi. Ma anche la polo di Zverev è una delle cose più belle viste nel guardaroba ATP quest’anno. Visti i risultati sul campo lui probabilmente non la pensa allo stesso modo.

Johanna Konta – Ellesse

Laura Guidobaldi: Ellesse si è sempre distinta per la sua raffinatezza e preziosità, pur mantenendo una certa sobrietà; non per niente era il brand scelto da Chris Evert nei suoi anni d’oro. Ritornato alla ribalta grazie alla vittoria alle Olimpiadi di Rio di Monica Puig, il marchio italiano non delude. Il vestitino sfoggiato da Johanna Konta è alquanto fine, con un bel collo a “V” stretto che scende quasi fino al seno; un bordino tratteggiato di nero, grigio e giallo sulle mezze maniche, nella parte inferiore della gonna e sulla visiera vengono ad alterare la monotonia del bianco. Scelta azzeccata.

Valerio Vignoli: Da anni a Wimbledon i brand non sfruttano appieno il già minuscolo margine di manovra in termini cromatici. Ci si limita al massimo al bordino colorato e al simbolo del brand colorato di blu, grigio, rosso, verde, viola etc. Con il completo della sempre stilosa Jo Konta, Ellesse dà un calcio alla monotonia, mostrando che qualcosa in più si può fare. Il bordino a strisce nere, grigie e gialle, ripreso anche nella visiera, è qualcosa di straordinariamente British. Ad arricchire questa fantastica mise c’è una scollatura a V profonda e leggermente ondulata e una piccola cintura dietro alla schiena in stile trench.Don’t patronize me“, ha ribattuto la tennista britannica ad un giornalista molto saccente dopo la sua eliminazione nei quarti di finale. No, tranquilla Johanna, non hai bisogno di lezioni da nessuno in fatto di moda.

Johanna Konta – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Off Court: Konta ha poi voluto ulteriormente rafforzare la sua leadership in fatto di stile durante questa edizione dei Championships presentandosi in conferenza stampa con una graziosissima camicetta a righe bianche e blu. Senza un filo di trucco e con i capelli raccolti, ha fatto i suoi migliori auguri per la nazionale femminile di calcio inglese, le “lionesses”. Per un femminismo semplice e discreto. Alternativo a quello vistoso ed aggressivo di Serena.

Laura Guidobaldi e Valerio Vignoli

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Editoriali del Direttore

Olimpiadi Tokyo 2020: nulla da fare per Giorgi e Fognini. La ‘maledizione’ di Hubert de Morpurgo

TOKYO – Tennisti azzurri lasciano Tokyo con zero medaglie olimpiche Perfino in un anno in cui il tennis italiano aveva brillato, Ma Berrettini e Sinner non c’erano. I 9 falli di piede di Fognini non sono…accettabili!

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Camila Giorgi - Olimpiadi Tokyo 2020 (via Twitter, @ITFTennis)

Per come andavano le cose quest’anno, con il tennis italiano che ha certamente vissuto un periodo magico, si potrebbe parlare dell’infinito protrarsi della… “maledizione di De Morpurgo”.

Infatti dacchè il barone Hubert Louis de Morpurgo, conquistò un bronzo nel 1924 ai Giochi di Parigi – quando giocarono 124 tennisti di 27 nazioni, l’oro andò all’americano Vinnie Richards, l’argento al francese Henri Cochet; il tennis era incluso fra le discipline fin dalla prima Olimpiade di Atene del 1896, si affrontarono 13 tennisti di 7 nazioni   – non c’è più stato verso di conquistare un medaglia.

E sì che de Morpurgo era un italiano per modo di dire. Infatti era nato a Trieste, il 12 gennaio 1896, quando il capoluogo giuliano era una città austriaca che divenne italiana soltanto dopo la prima guerra mondiale. Ma non è solo per questo motivo che lo si poteva definire un italiano sui generis. La sua mamma, Mary Catherine Lili Branson era inglese. Il padre, Julius von Morpurgo, era un barone di origini tedesche. A Hubert fu fatto prendere un passaporto cecoslovacco, forse perché l’essere nato a Trieste in tempi incerti non dava sufficienti garanzie di continuità.

 

Più cosmopolita di così! E anche globetrotter in tempi in cui quelli che potevano permettersi di viaggiare alla grande, e di giocare ovunque a tennis, appartenevano certamente a un’assoluta elite iper-privilegiata. Lui, di famiglia ovviata agiata oltre che aristocratica, era stato campione junior inglese nel 1911, perchè aveva frequentato in Gran Bretagna la high school. Poi si era trasferito a Parigi e lì aveva vinto nel 1915 i campionati studenteschi universitari.  Insomma, Hubert de Morpurgo può dire di essere stato campione inglese, francese, italiano, cecoslovacco.

Così quando la rivista americana Tennis scrisse di lui che lui era il Tilden del suo Paese – forse perché aveva un ottimo servizio, un bel dritto piatto, una buona copertura della rete anche se sullo smash era piuttosto falloso – non era scontato capire bene a quale Paese si riferisse. Anche perché quelle righe furono date alle stampe ben prima che Benito Mussolini, nel 1929, lo nominasse direttore tecnico del tennis italiana, dopo che de Morpurgo aveva raggiunto i quarti a Wimbledon 1928 e prima che centrasse le semifinali al Roland Garros 1930, in entrambi i casi perdendo da Henri Cochet, uno dei quattro celebri mousquetaires francesi.

La nomina da parte del Duce – appassionato di tennis di cui è rimasta famosa la frase che disse al suo Maestro Mario Belardinelli dopo l’ennesimo rovescio sbagliato “Noi tireremo dritto!” – fu fatta, alla vigilia della prima edizione degli Internazionali d’Italia che, per cinque anni furono giocati a Milano prima di trasferirli al Foro Italico.

De Morpurgo giocò quella prima edizione, approdando alle due finali, del singolare come del doppio. Perse entrambe da – appunto – Big Bill Tilden: 6-1 6-1 6-2 in singolare, 6-0 6-3 6-3 da Tilden e Wilbur Coen, lui in coppia con Placido Gaslini. Fu comunque il Barone a decidere di giocare nobilmente per l’Italia… così almeno una medaglia di bronzo la federazione italiana, nata al mio Circolo Tennis Firenze delle Cascine il 18 maggio 1910 con primo presidente il marchese “secolare vinattiere” Piero Antinori, la può vantare. Prima o poi la vincerà anche il presidente Binaghi, me lo sento.

Paolino Canè e Raffaella Reggi nel 1984 a Los Angeles, vinsero una medaglia di… finto bronzo. Non valeva. Il tennis era …”sport dimostrativo”. Nel 1981 era stato deciso che il tennis sarebbe stato riammesso ai Giochi, 60 anni dopo Anversa (1928). Ma si sarebbe ufficializzato il rientro nel 1988 a Seul. La doppia impresa di Canè e Reggi non è dunque finita in alcun palmares. E ancor meno c’è finito quel torneo che si svolse a Guadalajara nel ’68, durante i Giochi di Città del Messico, e che fu vinto dopo cinque set da Manolo Santana su Manolo Orantes che, diciannovenne, nei quarti aveva sconfitto Nicola Pietrangeli, ormai trentaquattrenne.

Insomma, per quanto riguarda Tokyo 2020 il medagliere azzurro dovrà sperare nel contributo di altre discipline. Restano zero le medaglie tennistiche dopo quella primissima e unica conquistata dal Barone.

Hubert De Morpurgo

Purtroppo era prevedibile che ciò accadesse fin dal momento in cui Matteo Berrettini aveva dovuto dare il suo addolorato forfait a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi. Il romano finalista a Wimbledon sarebbe stato testa di serie n.6, la posizione poi occupata da Carreno Busta che, battuto stamattina il tedesco Koepfer, giocherà questo giovedì per una medaglia nei quarti contro Medvedev, il russo sofferto giustiziere di Fabio Fognini (6-2 3-6 6-2).

Un punteggio bugiardo. Fognini è stato molto più in partita di quanto non dica in particolare il 6-2 del terzo set, che potrebbe far presumere un crollo che non c’è stato. Medvedev aveva dovuto superare una grossa crisi fisica, per il calore e l’umidità di una giornata che non aveva nulla in comune con quella fresca di martedì (causata dalla grande depressione denominata Nepartak e ovunque presentata come un tifone che però non c’è stato).

Medvedev, di cui registriamo a parte la furibonda reazione ad una domanda rivoltagli in inglese malcerto da un collega di cui Daniil ha chiesto in modo assai brusco addirittura l’espulsione dai Giochi, ha dovuto superare un momento difficilissimo nel secondo set e poi salvare tre palle break consecutive nel primo game del terzo. Quindi altre tre sul 4-2 per lui dopo aver conquistato il break decisivo nel secondo game in cui forse  Fabio ha commesso l’errore di ripensare alle occasioni perdute nel game precedente. Dall’0-40 del primo game Fabio ha infatti ceduto dieci punti di fila. E quel break non è più riuscito a recuperarlo.

Il Medvedev che ha battuto Fognini non mi è parso imbattibile. Certo per batterlo bisogna avere una capacità di concentrazione diversa da quella di cui è evidentemente capace Fognini. Anche in una giornata in cui ha complessivamente giocato bene. E, come ha detto lui, alla pari con il secondo tennista più forte del mondo.

Ma un tennista che non fa serve&volley non può incappare su nove falli di piede! Basta stare un minimo attento prima di andare a servire. Ho capito che faceva un caldo insopportabile, quello che ha costretto Badosa a ritirarsi dopo il primo set e ha messo in crisi lo stesso Medvedev che diceva di non riuscire più a respirare. Però che ci vorrà mai a guardare la riga di fondo e, all’atto di servire, stare attento a mettere i piedi cinque centimetri più indietro? Soprattutto quando ti rendi conto che i giudici di linea qui sono “gendarmi” inflessibili, pignoli al millimetro. Nell’arco di un match equilibrato e ben giocato, rinunciare a priori a nove prime palle di servizio, innervosendosi immancabilmente prima di giocare la “seconda” è un handicap che non si può concedere al n.2 del mondo.

Fabio ha fatto solo due doppi falli, l’ultimo sul match point…, ma è inevitabile che quando giochi la “seconda” non puoi che farlo in modo conservativo, la giochi più piano. E con un avversario che risponde come Medvedev non fare che una brutta fine. Non esistono sensori che inseriti nelle scarpe (nella testa?) di Fognini lo avvertano quando sta per toccare la linea bianca?

A questo punto fra i quattro che hanno raggiunto i quarti di finale della metà bassa del tabellone, Khachanov (vittorioso su Schwartzman) e Humbert (su Tsitsipas), Medvedev sembra il più serio candidato a un posto in finale. Dove, per quanto concerne la metà alta, qualunque nome diverso da Djokovic – che nei quarti trova Nishikori e poi il vincente di Zverev-Chardy – sarebbe una gran sorpresa. Anche se Zverev non ha sempre perso con Djokovic: il bilancio è 6-2 per Nole, con Sasha che ha vinto due finali, a Roma 2017 e a Londra ATP Finals 2018.

Piuttosto, dopo l’accenno di poco fa all’assenza di Berrettini, non c’è dubbio che anche la rinuncia di Jannik Sinner ci abbia tolto un’altra gran bella possibilità. Soprattutto se si pensa che un quarto di finale lo giocheranno due sue recenti vittime: Khachanov e Humbert. Qui c’erano solo 16 teste di serie e Jannik n.23 ATP avrebbe potuto capitare ovunque. Anche dove si trovano Humbert e Khachanov.

Le Olimpiadi sono decisamente un torneo che fa storia a sé. Al Roland Garros per la prima volta nella storia del tennis francese i nostri “cugini” d’Oltralpe non avevano avuto un solo giocatore, uomo o donna al terzo turno. Qui hanno due tennisti nei quarti, in lotta per una medaglia. E gli svizzeri che non hanno né Federer né Wawrinka, hanno Bencic in semifinale con chance niente male per un posto in finale dovendo affrontare la kazaka Rybakina che ha battuto la deludente Muguruza. Inoltre Bencic e Golubic sono in semifinale in doppio e dovranno giocare contro il non irresistibile duo brasiliano Pigossi-Stefani!

Francamente, anche se questa giornata con i duelli di ottavi Medvedev-Fognini e ancor più (di quarti) Giorgi-Svitolina, avevano risvegliato l’interesse dei giornalisti presenti a Tokyo sul tennis, non ero per nulla ottimista. Vero che il cammino di Camila Giorgi fino ai quarti di finale era stato tutt’altro che scontato. Durante il percorso aveva battuto la finalista di Wimbledon Karolina Pliskova per la seconda volta consecutiva, conquistando la dodicesima vittoria su una top-ten. Il che testimonia le sue eccellenti qualità potenziali, ma sottolinea anche certi limiti di tenuta psicologica.

Oggi per esempio è partita con uno 0-4 nel primo set, poi 1-5, e con un 1-4 nel secondo set, frutto di due break. Ma come si fa recuperare? Poi si dirà che è un peccato perché degli ultimi quattro game del primo set Camila ne ha fatti tre, e degli ultimi 5 del secondo idem. Quindi poteva esserci partita, si dirà. E partita c’è stata perché Svitolina che fino ai primi due set point mancati sul 5-1 non aveva fiatato, ha cominciato dal 5-3 a sottolineare con dei ruggiti ogni colpo spinto con maggior intensità, mentre il suo fresco sposo Gael Monfils si faceva anche lui via via più vocale dalla tribuna in cui era circondato dalle maglie giallocelesti dei dirigenti ucraini.

Non ero ottimista, pur avendo visto giocare benissimo Camila nei turni precedenti, perché come ho detto a Vanni Gibertini anche nel podcast della quarta giornata fatto per Ubi Radio, secondo me Elina Svitolina era la peggior avversaria che potesse capitare a Camila. A Camila non danno noia le donne che tirano, forte, come Pliskova, ma quelle che tirano più piano – e lei nell’intervista post match lo ha anche detto – che le danno palle da spingere più che da incontrare, palle spesso non uguali. Anche pallonetti a candela se necessario. E sul 5-4 del primo set, servizio Svitolina e 0-15, Cami ha steccato uno smash contro sole che forse le è costata la possibile rimonta, insieme a un pizzico di fortuna, una riga presa di un millimetro dall’ucraina sul 30-15 con la successiva palla di Cami che si è fermata sul nastro sopo aver dato l’illusoria sensazione di poter passare.

Ma il problema che le dava la Svitolina consisteva anche nelle sue eccellenti capacità difensive e di recupero. Mentre Pliskova sulla riga di fondocampo – che è lunga 8 metri e 23 – gioca straordinariamente bene e colpisce alla grande se la palla le cade nel raggio dei sei metri centrali (circa eh…), ma sull’ultimo degli otto metri a sinistra come a destra arriva male e sparacchia spesso fuori di metri senza sapersi difendere, Svitolina invece corre e recupera il recuperabile. Correndo sulla sua destra fa dei dritti con il taglio sotto che ricordano proprio le armi difensive del suo consorte Monfils.

Con una tennista che recupera tre volte di più quel che non recupera la Pliskova, Camila finiva per sbagliare dopo tre-quattro affondi che contro la ragazzona ceca le avrebbero procurato il punto, mentre con l’ucraina andava ancora fatto. Dai, picchia e mena, alla fine arrivava l’errore. Nihil novi sub sole. Me l’aspettavo, purtroppo. Non mi facevo illusioni. Speravo in qualche “basso” della Svitolina. Ma non c’è stato nella misura in cui sarebbe servito. Appena qualcosina. Peccato, perché secondo me era proprio lei, più della Vondrousova al turno successivo, l’ostacolo più serio.

È andata così. A Tokyo zero medaglie ma a Parigi, fra tre soli anni, avremo più chance perché i vari Berrettini, Sinner, Musetti, Sonego saranno tutti cresciuti ancora. E Camila Giorgi, sui 32 anni, con la forza e il fisico che ha, sarà ancora competitiva, e magari più continua, oltre che tatticamente un pochino più smaliziata. È mai possibile, ad esempio, che non possa lavorare un minimo sullo slice, sulla smorzata? Vabbè, di coach in pectore sono pieni i circoli di tennis…e io non mi voglio sostituire a papà Sergio.

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WTA Ranking: Collins in salita di nove posti

L’americana capitalizza al meglio la vittoria a Palermo e risale al n.35. Lucia Bronzetti guadagna 16 posti, ne perde 12 Cocciaretto

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Questa settimana non ci sono cambiamenti nei piani alti della classifica. Le atlete in top20 sono impegnate nel torneo Olimpico o sono ferme ai box, di conseguenza la loro posizione non è variata rispetto a quella di lunedì scorso.

Il primo gruppo di atlete in movimento è quello subito a ridosso della top20. Kiki Bertens, infatti, perde 3 posti e scende al n.24, di conseguenza ne guadagnano uno ciascuno Kerber (n.21), Jabeur (n.22) e Muchova (n.23). Subito dietro, Danielle Collins, fresca vincitrice del torneo di Palermo, si porta al n.35 mettendosi alle spalle ben 9 posizioni. Questo è l’unico movimento rilevante in top50.

In top100 non ci sono spostamenti eclatanti in salita ma solo in discesa. Perdono 12 posti Anastasjia Sevastova (n.65) e Jil Teichmann (n.67), ne lasciano per strada 7 Bernarda Pera (n.83), 20 Fiona Ferro (n.84) e 9 Anastasia Potapova (n.95).

 

C’è fermento, invece, alle spalle delle cento. Elena-Gabriela Ruse sale di 32 posti dopo la finale a Palermo e si ritrova al n.105. Alle sue spalle si posiziona Oceane Dodin (+14, n.106). Dieci posti in più anche per Astra Sharma (n.111) e ben 50 per la rivelazione del torneo di Gdynia, Maryna Zanevska (n.115). Sono invece 20 le posizioni guadagnate da Kristina Kucova (n.120).

Classifica WTAVariazioneGiocatriceTorneiPunti
10Ashleigh Barty209635
20Naomi Osaka157336
30Aryna Sabalenka296965
40Sofia Kenin265640
50Bianca Andreescu135331
60Elina Svitolina295125
70Karolina Pliskova234975
80Iga Swiatek174695
90Garbiñe Muguruza204165
100Simona Halep174115
110Barbora Krejcikova304113
120Belinda Bencic264085
130Petra Kvitova213985
140Victoria Azarenka193845
150Jennifer Brady253830
160Serena Williams143641
170Elise Mertens293495
180Anastasia Pavlyuchenkova263420
190Maria Sakkari243420
200Elena Rybakina323083
21+1Angelique Kerber232950
22+1Ons Jabeur282930
23+1Karolina Muchova202876
24-3Kiki Bertens242805
250Cori Gauff232765
260Madison Keys192575
270Jessica Pegula242470
280Anett Kontaveit212270
290Paula Badosa362180
300Jelena Ostapenko252170
310Daria Kasatkina282090
32+1Veronika Kudermetova302040
33-1Petra Martic262005
340Ekaterina Alexandrova292000
35+9Danielle Collins211875
36-1Yulia Putintseva321865
37-1Alison Riske211815
380Nadia Podoroska371762
39-2Tamara Zidansek271760
40-1Sorana Cirstea251734
41-1Johanna Konta181728
42-1Marketa Vondrousova201717
43-1Shelby Rogers321698
44-1Svetlana Kuznetsova181693
450Magda Linette291628
460Dayana Yastremska221575
47+1Sara Sorribes Tormo311550
48+1Qiang Wang251545
49+1Viktorija Golubic301531
50-3Donna Vekic241530

CASA ITALIA

Le uniche a sorridere davvero sono Lucia Bronzetti (+16, n.184), reduce dai quarti a Palermo, e Federica Di Sarra (+12, n.275). Nel complesso settimana negativa per le nostre atlete di vertice. Camila Giorgi retrocede al n.61 (-3 posti per lei). Scendono anche Sara Errani (-8, n.112) e Elisabetta Cocciaretto (-12, n.125). Più indietro, perdono otto posti Giulia Gatto-Monticone (n.199) e ben 22 Stefania Rubini (n.356).

Classifica WTAVariazioneGiocatriceTorneiPunti
61-3Camila Giorgi251258
91+1Jasmine Paolini39890
1020Martina Trevisan33812
112-8Sara Errani36750
125-12Elisabetta Cocciaretto27682
174+16Lucia Bronzetti42444
199-8Giulia Gatto-Monticone34368
248+4Lucrezia Stefanini37275
250-5Jessica Pieri40274
275+12Federica Di Sarra32248
292+4Martina Di Giuseppe38221
293+7Bianca Turati24220
324+3Martina Caregaro28193
356-22Stefania Rubini28156
358+1Cristiana Ferrando31155
3720Camilla Rosatello32147
458-2Nuria Brancaccio29107
459+2Angelica Moratelli36107
484-3Tatiana Pieri2998
485-1Lisa Pigato1997

NEXT GEN RANKING

I dodici posti in meno in classifica generale sono fatali a Elisabetta Cocciaretto che saluta la top10. Rientra in classifica Catherine McNally. (Nel Next Gen ranking del 2021 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 2001).

PosizioneVariazioneGiocatriceAnnoClassifica WTA
10Iga Swiatek20018
20Cori Gauff200425
30Marta Kostyuk200262
40Leylah Fernandez200272
50Maria Camila Osorio Serrano200177
70Amanda Anisimova200182
60Anastasia Potapova200195
80Clara Tauson200296
90Clara burel200198
10Catherine McNally2001117

LA RACE

Anche nella RACE sono stabili le prime venti. Segnaliamo fuori dalla top20, Danielle Collins in salita di 13 posizioni fino al n.29.

PosizioneVariazioneGiocatriceTorneiPunti
10Ashleigh Barty105381
20Barbora Krejcikova133778
30Aryna Sabalenka133538
40Iga Swiatek102680
50Karolina Pliskova132607
60Naomi Osaka72536
70Garbiñe Muguruza122325
80Anastasia Pavlyuchenkova122029
90Ons Jabeur132010
100Cori Gauff132005
110Maria Sakkari111956
120Elise Mertens121839
130Jennifer Brady101808
140Paula Badosa111737
150Karolina Muchova81687
160Veronika Kudermetova161658
170Jessica Pegula131647
180Angelique Kerber121581
190Tamara Zidansek131581
200Elina Svitolina131572

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Flash

Classifica ATP: Carlos Alcaraz sugli scudi

Lo spagnolo, campione a Umago, guadagna 18 posizioni e sale al numero 55. Best ranking anche per Norrie grazie al successo ottenuto a Los Cabos

Pubblicato

il

Carlos Alcaraz - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Complice il torneo olimpico, la classifica ATP questa settimana presenta poche novità di rilievo rispetto a sette giorni fa. Al vertice ne troviamo solo una, rappresentata dallo scambio di posizione tra Monfils e de Minaur.

TOP 20
PosizioneGiocatoreNazionePunti ATPDelta
1DjokovicSerbia12113 
2MedvedevRussia10370 
3NadalSpagna8270 
4TsitsipasGrecia8030 
5ZverevGermania7340 
6ThiemAustria7340 
7RublevRussia6005 
8BerrettiniItalia5488 
9FedererSvizzera4215 
10ShapovalovCanada3625 
11Carreno BustaSpagna3260 
12HurkaczPolonia3163 
13SchwartzmanArgentina3060 
14RuudNorvegia3045 
15Bautista AgutSpagna2738 
16Auger-AliassimeCanada2720 
17MonfilsFrancia26031
18de MinaurAustralia2565-1
19GarinCile2520 
20GoffinBelgio2500 


Molto più interessante ciò che è successo intorno alla metà della top 100. Il diciottenne spagnolo Carlos Alcaraz grazie al successo ottenuto ad Umago è salito infatti alla 55esima posizione. Da inizio stagione ad oggi l’allievo di Juan Carlos Ferrero ha compiuto un balzo di 86 posizioni. Best ranking anche per Cameron Norrie (29) – vincitore a Los Cabos -, Alejandro Davidovich Fokina (34) e Arthur Rinderchnech salito dal 100esimo al 91esimo posto: più 87 posizioni per lui da gennaio ad oggi. Evidentemente studiare aiuta.

CASA ITALIA

Il torneo di Umago regala rispettivamente 3 e 8 posizioni a Stefano Travaglia e Alessandro Giannessi.

 
ClassificaNomeVariazionePunti
8Berrettini 5488
23Sinner 2320
26Sonego 2208
31Fognini 1801
61Musetti 1106
74Mager 960
83Cecchinato 888
87Seppi 863
88Travaglia3861
109Caruso 752
149Gaio 524
169Giannessi 8432
177Lorenzi 415


Questa settimana Marco Cecchinato, Caludio Mager e Stefano Travaglia giocheranno sulla terra rossa di Kitzbuhel mentre Fabio Fognini sul cemento bollente di Tokyo proverà ad aggiungere una medaglia olimpica italiana in singolare a quella ottenuta da Uberto de Morpurgo a Parigi nel 1924.

NEXT GENERATION RACE

La finale di Gstaad vale l’ottavo posto per Hugo Gaston nella race per Milano.

PosizioneGiocatoreNazionePuntiPosizione ATPClasse
1SinnerItalia1520232001
2Auger-AliassimeCanada1365162000
3KordaItalia1045472000
4MusettiUSA811612002
5AlcarazSpagna779552003
6BrooksbyUSA5021292000
7CerundoloArgentina4211462001
8GastonFrancia4101332000
9NakashimaUSA3911152001

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