Figli e figliastri: montepremi restituito a Tatishvili, non a Tomic. Brutto paternalismo

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Figli e figliastri: montepremi restituito a Tatishvili, non a Tomic. Brutto paternalismo

Esiste l’unità di misura dell’impegno? Come si fa a decretare chi merita il montepremi e chi no? Questa decisione crea un precedente pericoloso

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Di paternalismo s’è parlato a Wimbledon, per il sacrosanto rimbrotto di Johanna Konta al giornalista del Daily Mail, ma di paternalismo si potrebbe parlare ancora a sei giorni dalla conclusione del torneo. Per circostanze completamente differenti, che riguardano gli effetti dell’introduzione della regola che dal 2018 pone i primi turni degli Slam sotto una lente d’ingrandimento particolarmente inquisitoria: chi non s’impegna a sufficienza, in buona sostanza, rischia di dover restituire il montepremi guadagnato.

È accaduto al Roland Garros alla statunitense di origini georgiane Anna Tatishvili, al rientro dopo quasi due anni di inattività per problemi reiterati alla caviglia, e a Bernard Tomic sui prati di Wimbledon. Tatishvili – best ranking di n.50 nel 2012 – non disputava un incontro ufficiale dall’ottobre 2017; era la semifinale di un anonimo 25K presso il Palmetto Tennis Center di Sumter, South Carolina. Ha fatto il suo ritorno alle competizioni ufficiali contro la ben strutturata Maria Sakkari, 29esima testa di serie a Parigi, e ovviamente è stata spazzata via dal campo con il punteggio di 6-0 6-1. I commissari parigini non ci hanno pensato due volte e si sono ripresi i 46000 euro previsti per la sconfitta al primo turno, accusandola di non aver rispettato gli standard professionali.

Tomic, invece, ha semplicemente fatto… Tomic: già capace di perdere una partita al meglio dei tre set in 28 minuti (contro Nieminen, a Miami nel 2014), ha aggiornato il libro dei record di Wimbledon facendosi battere in appena 58 minuti da Tsonga (6-2 6-1 6-4). Nel nuovo millennio solo Falla era riuscito a fare ‘meglio’, perdendo in 54 minuti da sua maestà Federer nel 2004. Tomic ha tentato poi di battere il record della conferenza più corta di sempre, dimenticandosi che Medvedev se l’era cavata con undici parole in tutto a Parigi, e dopo un paio di giorni ha ricevuto la prevedibile notizia della multa. Anche lui, come Tatishvili, ha dovuto restituire l’intero montepremi (45000 sterline).

Tatishvili e Tomic sono i primi casi, da quando la regola è stata istituita, di multe inflitte a seguito di incontri portati a termine; gli altri ‘lack of effort‘ erano stati ravvisati solo in relazione a ritiri sospetti. In effetti la ratio di questo comma dei regolamenti Slam, assieme alla possibilità di guadagnare comunque metà del montepremi previsto in caso di ritiro pre-partita (l’altra metà va al lucky loser), è proprio il tentativo di eradicare la pratica del ‘prendi i soldi e scappa’, che negli ultimi anni aveva ingolosito molti giocatori: scendere comunque in campo nonostante una condizione psicofisica, ritirarsi – se va bene – a metà partita e incassare comunque l’assegno. Con la nuova regola, chi si è guadagnato l’ingresso in tabellone ma non è in grado di scendere in campo, riceve comunque un congruo ‘risarcimento’.

L’ESITO DEI RICORSI – Ad ogni modo, Tatishvili e Tomic hanno deciso di ricorrere entrambi contro la decisione avversa. Ottenendo riscontri differenti. Il Board Slam ha riconosciuto le attenuanti del caso alla tennista di passaporto statunitense, che aveva presentato un ricorso di ben 40 pagine, e ha deciso di restituirle l’intero montepremi. La linea di difesa dei due avvocati di Tatishvili spazia dalla ricostruzione dei problemi fisici della tennista al confronto con alcuni episodi simili avvenuti in campo maschile, agitando addirittura lo spauracchio di una discriminazione gender-based.

Una considerazione piuttosto avventata, specie alla luce di quanto sarebbe stato deciso a Wimbledon poco più di un mese dopo e soprattutto del comportamento differente di Bill Babcock, direttore del Board Slam, che avrebbe invece deciso di confermare la multa a Bernard Tomic. Due casi differenti, certo: Tomic non tornava dopo due anni di stop né aveva una caviglia notoriamente malconcia, e sulle sue spalle pendeva anche l’aggravante di un comportamento reiterato.

In questa sede, però, vogliamo porre l’attenzione su due fattori. Il tono – paternalistico, appunto – della lettera di risposta di Babcock a Tomic e il pericolo che la discrezionalità di questa regola sembra poter foraggiare.

Come ha fatto notare Ben Rothenberg, estensore dell’articolo comparso sul New York Times, mentre Tatishvili ha ricevuto addirittura un ringraziamento per il dossier approfondito, Tomic è stato dipinto senza mezzi termini come un caso senza speranza. Non dal cugino, ma dal presidente di un organo di governance tennistico.

Nel tuo caso, Bernard, sono sicuro che concorderai con il fatto che non ci sono motivi per credere che il tuo comportamento cambierà. Se però ci fosse una probabilità che tu possa dimostrare rispetto per i tornei dello Slam e per lo Sport (e per te stesso), sono disposto a darti un’ultima chance. Questi sono i patti: se non commetterai altre violazioni nei prossimi otto tornei dello Slam ai quali parteciperai, allora ti verrà restituito il 25% della multa. Devo ammetterlo, sono scettico a riguardo. E senza dubbio molti altri saranno persino più che semplicemente scettici. Buona fortuna e spero tu possa sorprendermi in futuro. Non esitare a contattarmi se hai qualche domanda“.

 

Non è esattamente il modo in cui, di norma, il responsabile di un organo decisionale si rivolge all’imputato. In queste poche righe traspare molta (troppa?) soggettività, senza contare che non può esistere verità giuridica senza beneficio del dubbio, un beneficio che Billcock ammette apertamente di non concedere in ragione del suo pregiudizio nei confronti di Tomic. Inoltre, ‘l’accordo’ proposto al giocatore australiano contravviene alla decisione stessa: se il Board è convinto – e su questo pare non ci siano dubbi – che Tomic non meriti il montepremi, perché permettergli di recuperare anche solo un quarto di quella somma? Sembra davvero una carotina fuori luogo dopo il colpo di bastone.

Una condizionale simile era stata imposta a Fognini dopo la squalifica di New York 2017, in presenza però di una violazione del regolamento piuttosto concreta, non soggetta a interpretazioni. Il punto infatti sembra proprio questo: al di là del tono di Billcock, che non sembra adeguato alla situazione, è giusto che dei commissari seduti in poltrona possano sindacare su un concetto tanto aleatorio come quello dell’impegno sul campo da gioco? 

A proposito di Tatishvili, Billcock ha scritto che non c’erano prove del fatto che non stesse profondendo il massimo impegno, e anzi che ‘nonostante il punteggio, è chiaro – ed è confermato dallo stato di forma dell’avversaria – che tu abbia giocato con impegno dal primo all’ultimo punto, sebbene senza successo’. Lo ribadiamo, tra il caso di Tatishvili e Tomic c’è differenza, ma fare una distinzione tanto netta sulla base delle sensazioni crea un precedente piuttosto pericoloso. Perché di sensazioni si tratta, non giriamoci troppo attorno, e tali rimarranno finché il sistema internazionale non ammetterà l’unità di misura dell’impegno (i JoulEffort? o magari l’Amp-egno?).

Insomma, Tomic potrà anche essere un caso senza speranza ma è bene che lo sport smetta di credere che esista un solo modo per competere, che lo sport sia soltanto il meraviglioso esempio di Ferrer, la maniacale dedizione di Nadal, la compostezza di Federer. Ognuno compete come gli pare, e se ha guadagnato i diritti per partecipare a un torneo dello Slam significa che – nel rispetto di regole oggettive e concrete – deve poter accedere al premio in denaro. In sintesi: togliere il montepremi a Tatishvili era stato un atto di indelicatezza planetaria, non restituirli a Tomic (in questi termini, poi) un refolo di ‘paternalismo da divano’ di cui avremmo volentieri fatto a meno.

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Pagelle

Pagelle: Palermo ripartenza di Ferro, New York ti amo da morire

Il tennis ricomincia a Palermo, con le azzurre in evidenza. Madrid abbandona, Roma rilancia. E intanto a New York…

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Fiona Ferro - Palermo 2020 (via Twitter, @LadiesOpenPA)

E alla fine, dopo mesi di annullamenti, rinvii, conferenze segrete, dirette facebook, palleggi sui terrazzi, discoteche balcaniche, tornei con le carte jolly tipo giochi senza frontiera… il tennis è ripartito.

Palermo è stata dunque la capitale della ripartenza, con qualche brivido per un paio di casi di positività, qualche problemino con gli alberghi promiscui e con qualche bella partita sotto il solleone dell’agosto siciliano.

Il torneo lo ha vinto la francese Fiona Ferro (9) che ha battuto, finché era caldo, tutte le sue avversarie. Brave le azzurre con Camila Giorgi (7,5) quanto mai motivata e centrata, Elisabetta Cocciaretto (7,5) pronta per il tennis delle grandi e Sara Errani (7) finalmente ritrovata.

Il vincitore morale del tennis al tempo del Covid-19 resta comunque il Presidentissimo Angelo Binaghi (10). Con Madrid costretta a gettare la spugna, Roma si ritrova con la chance di dare luce ad un mini-Slam. “L’ATP ci ha proposto un torneo di 10 giorni con 96 giocatori? Noi rilanciamo, giocheremo un torneo con 10 giocatori e 96 giorni: partiremo subito con le prequali e alla fine ne resteranno solo 9 che il 25 dicembre sfideranno l’imperatore Nadal”

Presidente guardi che forse Rafa Nadal non giocherà a Roma”. “Beh, non ci interessa, tanto io ho sempre fatto il tifo per Djokovic”.

“Presidente guardi che forse Djokovic non viene a Roma” .“Lei scrive sicuramente per Ubitennis, Roma è caput mundi, anche se non viene nessuno saremo il secondo Slam e sono pronto a riassumere il mio amico Pietrangeli per l’occasione”.

Re Angelo I deve solo guardarsi da quel che resta del ministro Spadafora, che sognava una legge di riforma dello sport che ponesse limiti ai mandati dei presidenti federali, ma che sta per essere scaricato anche dai suoi compagni di partito. “La candidatura unica è quasi un’autoaccusa e credo che occorra riflettere anche sulle norme che limitano le candidature. La norma dei tre mandati? Ci sono dei furbetti che convocano le elezioni prima che la legge entri in vigore per evitare la fine del proprio lungo regno”: a Binaghi saranno fischiate le orecchie e allora ha pensato bene di candidare al consiglio federale FIT il sindaco di Torino Chiara Appendino, in teoria collega di partito di Spadafora: tutto il mondo è paese… 

Intanto si attendono notizie da New York, dove la USTA (2) sembra l’unica entità a non essersi accorta di quel che sta succedendo negli States ed anzi pare pretenda che i giocatori firmino un documento con il quale la esonerino da ogni responsabilità in caso di contagio e… di morte! Insomma si potrà giocare a New York finché morte non ci separi.

Si va quindi verso un fantomatico torneo bolla, sperando che non scoppi tutto al primo match-boll… Considerando l’attenzione dimostrata sin qui dai vari Djokovic, Zverev, Coric, Dimitrov e compagnia, si rischia di essere troppo… positivi (speriamo di no). Ma si sa, Parigi, New York etc valgono bene una messa.

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Italiani

Giorgi si ferma a un set dalla finale: a Palermo il titolo sarà un affare tra Ferro e Kontaveit

Gran rimonta di Fiona Ferro, che da quando il tennis è ripartito non ha mai perso (14 vittorie su 14). Giorgi: “Non sono rammaricata, ho fatto il mio gioco”

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Camila Giorgi - Palermo 2020 (via Twitter, @LadiesOpenPA)

Eravamo pronti a salutare il ritorno di una tennista italiana in finale a Palermo (l’ultima volta era accaduto nel 2013, fu addirittura un derby tra Errani e Vinci), ma ci si è messa di mezzo la grande rimonta di Fiona Ferro. Presa decisamente a pallate nel primo set da Camila Giorgi (il 5-0 iniziale è andato a referto come 6-2), la tennista francese non ha fatto una piega e da quel momento non è più stata sotto nel punteggio. Non solo, ma è stata praticamente perfetta dal punto di vista tattico approfittando di un calo di Giorgi nei colpi di inizio gioco (6-2 7-5 il punteggio degli ultimi due set).

Ferro sfiderà in finale Kontaveit, che ha sconfitto in due set la n.1 del seeding Martic: la sfida è inedita nel circuito maggiore, ma nel 2016 si sono affrontate in un torneo ITF a Poitiers con vittoria di Kontaveit.

GIORGI ILLUDE – Scorrendo semplicemente il punteggio si potrebbe sospettare una quota maggiore di rammarico per Camila Giorgi, ma analizzando la partita a posteriori si deve invece sottolineare il notevole cambio di marcia di Ferro. Travolta in ogni aspetto del gioco nel primo set – senza timore di smentite si può dire che in campo c’era solo Giorgi, a firmare vincenti da ambo i lati – la francese allenata da Emmanuel Planque (ex coach di Pouille) ha capito di non poter accettare lo scambio a velocità troppo sostenuta e ha iniziato a sporcare le traiettorie oltre che a difendersi meglio, soprattutto dal lato del rovescio – quello debole.

 

L’inerzia del match è cambiata con le improvvise difficoltà di Giorgi a difendere il servizio (tre break subiti su quattro nel secondo set) a cui si è accompagnata l’imprecisione in risposta; non a caso, nell’unico game del secondo set in cui è riuscita a rispondere con continuità, ha breakkato Ferro lasciandola a quindici. Non è servito a evitare il 6-2, punteggio speculare a quello del primo set.

Nell’ultimo parziale il livello delle due giocatrici è stato più vicino, ma Ferro aveva ormai acquisito sicurezza nella gestione delle traiettorie; è stata abile a rallentare il ritmo e costringere Giorgi a colpire sopra l’altezza delle spalle, aumentandone così il margine d’errore. Il rovescio, da colpo debole, si è addirittura trasformato in prezioso alleato con un paio di lungolinea vincenti che sono risultati decisivi nell’economia del match. Dopo aver perso il break di vantaggio, Ferro si è portata ancora avanti sul 5-5 e ha chiuso la contesa con il servizio allungando a quattordici la striscia di vittorie dalla ripresa: contando le dieci uscite in una competizione nazionale francese e le quattro partite di questa settimana, da circa un mese Ferro ha sempre vinto.

Nel terzo set ho forzato troppo la seconda“, ha detto Giorgi in conferenza stampa. “Ma non sono rammaricata, ho cercato sempre di fare il mio gioco. E mi sentivo in forma, la condizione fisica non è una scusa: è stato quel game nel terzo set a incidere“.

FUORI MARTIC – Non ha avuto molta storia la prima semifinale, sebbene ce la si aspettasse piuttosto combattuta. In parte per merito di Anett Kontaveit, in parte a causa delle condizioni fisiche imperfette della prima favorita Petra Martic, frenata da un fastidio alla schiena e da una coscia dolorante. Nel primo set la giocatrice estone non ha sbagliato quasi nulla, offrendo una sola palla break, mentre nel secondo – quello in cui Martic ha chiesto il trattamento medico – si è un po’ fatta condizionare e ha faticato a chiudere l’incontro, che alla fine si è concluso 6-2 6-4.

Martic è apparsa abbastanza serena in conferenza stampa, non ha accampato scuse (“Oggi la migliore giocatrice in campo è stata lei“, ha ammesso) e si è detta comunque soddisfatta torneo che ha disputato, confermando di non aver patito particolarmente la ‘nuova’ normalità dovuta alle misure di sicurezza. Dopo aver raccontato nei giorni scorsi che la sensazione più particolare durante il lockdown è stata quella di non sentirsi una tennista per un po’, oggi Petra ha detto che la settimana siciliana le è servita proprio per ricordarsi… cosa significa invece esserlo.

La finale tra Fiona Ferro e Anett Kontaveit andrà in scena domenica, 9 agosto, alle ore 19:30.

Risultati:

[4] A. Kontaveit b. [1] P. Martic 6-2 6-4
F. Ferro b. Camila Giorgi 6-2 2-6 7-5

Il tabellone completo

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Focus

Spadafora punge Binaghi (senza nominarlo): “Furbetto chi convoca le elezioni prima della nuova legge…”

In un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’, il ministro difende il suo Testo Unico, ancora in attesa di approvazione: “La legge è assediata da chi teme di perdere potere. Finalmente si cambia un sistema fermo da decenni”

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Il sesto mandato di Angelo Binaghi è ormai solo una formalità, poiché sarà l’unico candidato presidente dell’assemblea elettiva del 12 settembre che si terrà presso il Parco del Foro Italico. Sarà così soprattutto in virtù dei colloqui piuttosto infruttuosi del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora con le parti politiche, che stanno ostacolando il processo di approvazione del suo Testo Unico per lo Sport. Un testo che avrebbe dovuto inserire un limite rigido di tre mandati per i presidenti federali, e che invece con ogni probabilità non verrà approvato prima della rielezione di Binaghi.

Una scelta, quella di convocare in tutta fretta l’assemblea elettiva, che Vincenzo Spadafora ha velatamente criticato in un intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport. Quando gli viene fatto notare che il suo tentativo di inserire il limite dei tre mandati (che non sarebbe retroattivo) sembra di fatto un mero sfoggio muscolare, risponde così: “La prova muscolare, anzi furbetta, è di chi convoca le elezioni prima che la legge entri in vigore per evitare la fine del proprio regno“. Non c’è il nome di Angelo Binaghi accanto all’accusa, ma chiaramente è uno dei destinatari.

La legge è assediata da chi teme di perdere potere, accerchiata da chi pensa alla propria poltrona. Invece che agli aggettivi, penso ad un avverbio: finalmente. Finalmente stiamo per dare al mondo dello sport una governance chiara, finalmente si cambia un sistema fermo da decenni” si difende Spadafora, che deve fare i conti anche con un problema di carattere temporale. La delega del Governo per riordinare le competenze di CONI e Sport e Salute, e più in generale per procedere con il riassetto dello sport italiano, scade il 31 agosto – dodici mesi dopo l’entrata in vigore della legge che ha stabilito questa finestra temporale. Da settembre si entrerebbe in un territorio inesplorato, e con ogni probabilità servirebbe un nuovo intervento legislativo per giustificare l’esigenza di una riforma dello Sport.

 

Spadafora ha ammesso di aver tentato di ‘restituire’ questa delega ricevendo il diniego del Premier Conte. Ma il percorso di approvazione del suo Testo Unico è assai dissestato: i presidenti federali costituiscono una opposizione compatta e Malagò, presidente del CONI, continua ad agitare lo spauracchio dell’intervento del CIO: “Si sta scherzando con il fuoco. Se dovesse cadere la legge delega sulla riforma dello sport, le conseguenze con il CIO in termini di sanzioni saranno sicure e immediate“. I rischi, già paventati negli scorsi mesi, potrebbero riguardare la partecipazione del contingente italiano alle Olimpiadi di Tokyo e l’organizzazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

Per Spadafora questo rischio non esiste: “A parte che onoreremo gli impegni presi, ma a lei sembra credibile che all’Italia venga tolta la bandiera, come è successo in passato solo in situazioni estreme? A me, onestamente no“.

Oltre al tempo che corre, l’altro punto critico della riforma di Spadafora sembra essere la difficoltà di trovare il giusto equilibrio tra le competenze di CONI, Sport e Salute e del nuovo Dipartimento Sport del ministero, che per qualcuno potrebbe finire per rappresentare una ingerenza eccessiva della politica nel mondo dello sport. All’interno di questa linea di pensiero avversa all’operato del governo, trova spazio anche la critica per la candidatura della sindacata di Torino, Chiara Appendino, al consiglio della Federtennis. “La sindaca Appendino non si candida alla presidenza, le incompatibilità valgono per i presidenti” si difende Spadafora.

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