Ljubicic, da Umago a Wimbledon: "Federer è ancora il migliore"

Interviste

Ljubicic, da Umago a Wimbledon: “Federer è ancora il migliore”

Ljubicic sul match contro Djokovic: “Roger ha giocato meglio, triste vederlo perdere. Nulla mi emozionerà come la finale di Melbourne 2017 contro Nadal”. Il suo impatto come coach: “Non gli dico cosa fare, ma funziona… a 38 anni è ancora il migliore”. E quel tie-break a Rotterdam…

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Ivan Ljubicic - ATP Finals 2018 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Da quando – poco più di tre anni e mezzo fa – è diventato il coach di Roger Federer, Ivan Ljubicic non si è concesso spesso ai media, parlando raramente del suo lavoro a fianco del fuoriclasse svizzero. Qualcosa in più – soprattutto in patria, in Croazia – la dice in qualità di manager del connazionale Borna Coric, ma sicuramente niente di paragonabile a prima, quando era di fatto dall’altra parte della barricata, come commentatore di Sky e columnist del Tennis Italiano. Una piccola deroga a questo suo “silenzio stampa” l’ex n. 3 del mondo l’ha concessa durante il torneo di Umago, dove è stato intervistato dal quotidiano sportivo croato “Sportske Novosti”.

Umago per Ljubicic è un “luogo del cuore” della sua carriera da giocatore. Ivan ha giocato i Croatia Open per ben undici volte, ma la cittadina istriana è stata importante per lui già da prima che calcasse questi campi da professionista. Anzi, si può proprio dire che abbia dato il là alla carriera tennistica di quel ragazzino che proprio dall’altro lato dell’Istria – ad Abbazia – trovò il primo rifugio quando all’età di tredici anni insieme alla madre fuggì da Banja Luka con lo scoppio della guerra in Bosnia. “Noi giocatori croati siamo cresciuti con il sogno di giocare ad Umago. Qui da ragazzini abbiamo giocato la ‘Katoro cup’, poi i tornei juniores – mi ricordo ancora la ‘Hempel Cup’. Umago è da subito molto importante, un punto di riferimento. Qui a sedici anni in coppia con Ivo Karlovic superammo il primo turno in doppio, battendo Berasategui e Clavet. Per noi quella vittoria fu veramente un gran colpo, fu una cosa enorme. Pensate se adesso una coppia di ragazzini di 16 anni superasse il primo turno di un torneo ATP. Umago, per chiunque si occupi di tennis in Croazia, ha rappresentato e rappresenta il massimo“.

Ma Umago è stata importante per lui anche nei primi importanti passi da professionista: qui arrivarono la prima vittoria a livello ATP (nel 1996 contro Carbonell) e la prima semifinale nel circuito maggiore (nel 1999). “A dire la verità Carbonell si ritirò dopo aver perso il primo set, però poi l’anno dopo lo battei al Challenger di Zagabria (ride, ndr). Al secondo turno incontrai Guga Kuerten e mi dissero ‘è giovane anche lui, puoi farcela’. Ci persi nettamente, lui l’anno dopo avrebbe vinto il Roland Garros… Mi ricordo la prima semifinale ATP, la ottenni dopo la vittoria su Hrbaty nei quarti, quella che ricordo con più piacere qui a Umago. Poco dopo entrai nella top 100. Ci fu anche qualche screzio nel dopo partita, Hrbaty si arrabbiò perché andai ad abbracciare mia mamma prima di stringergli la mano. Più tardi lo chiamai in hotel per scusarmi”.

 
Ivan Ljubicic dopo la vittoria a Indian Wells nel 2010

Ljubicic scorre l’album dei ricordi ed è sorprendente come rammenti alcuni dettagli. “Mi ricordo esattamente i campi dove giocavamo a Katoro (frazione del comune di Umago, ndr). C’erano tre campi, noi giocavamo in quello in mezzo. Mi ricordo il primo punto ATP in un torneo a Icici (un paesino dall’altro lato dell’Istria ad una quindicina di km da Fiume, ndr), battei lo slovacco Galik, che era attorno alla 360esima posizione ATP. In realtà ricordo molto di più queste cose che quelle accadute dopo. A Roger piace allenarsi con gli ex giocatori – Enqvist, Ferrero, Llodra – e mi chiede i miei risultati con loro. Ma io non me li ricordo. Probabilmente gli inizi li vivi con così tanta emozione che ti rimangono scolpiti nella memoria”.

Eccolo, Roger Federer. L’ha citato Ljubicic, ed è perciò un assist perfetto per passare a parlare del fuoriclasse svizzero. In primis, ovviamente, con riferimento alla finale di Wimbledon, dato che sono passati solo pochi giorni ed il match è ancora ben impresso nella memoria di tutti gli appassionati. La prima domanda è su un curioso dato statistico saltato fuori dopo la partita: ovvero che delle sue 10 finali (su 156 totali), tra circuito ATP e tornei dello Slam, che si sono concluse con un tie-break nel set decisivo, The Swiss Maestro ne abbia vinto solo una, quella di Rotterdam nel 2005. Proprio contro Ivan Ljubicic…

Questa cosa mi fa arrabbiare, perché non avrebbe dovuto vincere neanche quella!“ risponde sorridendo Ivan. “Conducevo 4-2 in quel tie-break. Mi giocò uno slice corto ed io mi misi a pensare cosa fare, se andare avanti o no. Evidentemente ci pensai troppo. Il punto successivo tirai un dritto inside-out. Sono convinto che avesse toccato la linea e che avessi vinto il punto, ma a quei tempi non c’era il falco, chiamarono la palla fuori e addio… Ripeto, non avrebbe dovuto vincere neanche quel match”.

Roger Federer e Ivan Ljubicic – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Logico a questo punto, chiedere come si sia sentito il coach di Roger Federer dopo aver visto il suo giocatore disputare un grande match e perderlo, appunto, al tie-break del quinto. “Come volete che mi sia sentito? Ero così nervoso… Perché Roger pur essendo stato il migliore in campo non è riuscito a vincere. È dura”. A parziale, molto parziale, consolazione i complimenti per la prestazione di Roger piovuti da tutte le parti, anche dal team avversario. In particolare, in tanti hanno detto che si è vista la mano di coach Ljubicic nei match contro Nadal e Djokovic, nel diverso approccio tattico ai due match. Ma Ljubo minimizza, e si capisce perché preferisca non parlare del suo lavoro con Roger: preferisce che a parlare sia il lavoro.

“Sì, okay. Ma è chiaro che contro di loro non può giocare nello stesso modo. Non posso dire quanto e in che cosa ci sia la mia mano come allenatore, le cose non funzionano così. Non è che io gli dico ‘fai questo, fai quello…’, Roger non è un ragazzino a cui devo spiegare le cose. Non è questo il tipo di rapporto. Ma quanto impatto io abbia, dovreste chiederlo a Roger. Non so esattamente cosa, di quello che gli dico, lui prenda o non prenda. L’unica cosa che posso vedere è come le cose stanno funzionando. Lui gioca ancora bene, per me è ancora il migliore al mondo. E sono felice ed orgoglioso che lo sia ancora a 38 anni”.

Una curiosità molto “croata” è quella relativa al fatto che mentre Ljubo è nel team di Roger, in quello di Nole c’è ora – non si sa ancora se stabilmente o part-time – un altro croato, Goran Ivanisevic. E che prima per un breve periodo ce n’è stato un altro, quel Mario Ancic che fu il grande protagonista insieme a Ljubicic della prima Coppa Davis vinta dalla Croazia nel 2005. E che durante la finale era seduto in mezzo al team di Nole. “Era seduto molto vicino a me, ma credetemi, quando inizia il match non vedo nessuno, se non Roger ed il campo. Ma se non sbaglio, Mario è dovuto andare via dopo il primo set, doveva andare all’aeroporto, impegni di lavoro…”. Goran invece era già ad Umago (la sera prima aveva giocato l’esibizione con Goran Prpic, remake della prima finale del torneo, quella del 1990). E sicuramente l’ha vissuta meno intensamente rispetto a chi era a soffrire sulle tribune del Campo Centrale di Wimbledon. “Ci credo. Io non mi potevo alzare, ho imprecato un po’… Ma poi tutto passa. Non ci sono da fare grandi drammi. Alla fin fine si tratta di sport, a nessuno cambierà la vita per questa finale“.

Proprio il citato Ancic ha detto che per lui si è trattato di uno dei match più belli, se non il più bello, di tutti i tempi. Insomma, per l’ex n. 7 del mondo la finale di Wimbledon 2019 è stato “The Match”, la partita delle partite.Per me nessun match sarà mai emozionante come la finale dell’Australian Open 2017 tra Roger e Rafa. Per me è quello ‘The Match’. Entrambi rientravano da un lungo periodo di stop a causa di infortuni, nessuno si aspettava niente da loro, giocarono cinque set… Capisco perché qualcuno consideri questo ‘The Match’, ma per me quella finale è insuperabile. Poi è chiaro che per quelli dell’entourage di Djokovic, è questo il match più sentito”.

L’abbraccio tra Roger e Rafa dopo la finale a Melbourne del 2017

Un’altra osservazione statistica: Federer ha fatto 40 vincenti in più eppure ha perso. “Ha fatto 14 punti in più, praticamente tre game e mezzo. Non è poco. Ma nel tennis non ci sono regole in questo senso. Qualche volta perdi, qualche volta vinci. Andiamo avanti”. Il messaggio di Ljubicic è chiaro: basta parlare di quello che è successo, pensiamo a quello accadrà. Prima di andare avanti però, ci sarà un po’ di riposo. Federer si è preso infatti quasi un mese di stop agonistico, come confermato dal suo allenatore. Il prossimo torneo sarà Cincinnati, ancora non so se ci andrò io o Severin Luthi. Subito dopo gli US Open, dove ci saremo tutti, poi fino a fine stagione come al solito: Shanghai, Basilea, forse Bercy, le ATP Finals”.

Chiaramente la curiosità è sapere cosa accadrà il prossimo anno, sapere fino a quando King Roger continuerà a stupire. Ma il suo coach non si sbottona. “Dopo le ATP Finals ci siederemo tutti attorno ad un tavolo e penseremo al 2020”. Un piccolo indizio però Ljubicic forse lo fornisce, quando dice che questa a fianco del fuoriclasse di Basilea non sarà certo la sua ultima esperienza nel Tour. Tanti ex giocatori dicono che la cosa che più gli pesava quando giocavano era viaggiare tutto l’anno in giro per il mondo. Ma Ivan non è di questo avviso.

Se volete fare qualcosa nel tennis dovete essere pronti a preparare i bagagli e partire. Per me non è difficile. Mi piace il tennis, il Tour, non smetterò di viaggiare quando Roger si ritirerà o smetteremo di lavorare assieme. Ripeto, non mi costa fatica. Certo non può essere per 40 settimane all’anno, sennò allora è meglio non avere una famiglia. Ma se gestisci bene la cosa – 20-25 settimane, è okay. Di meno, come quando sento parlare di dieci settimane, proprio no. Cosa fai in dieci settimane? Ogni singolo Slam ti porta via tre settimane, il che significa che solo per gli Slam sono dodici in totale…”.

Eccolo, il piccolo possibile indizio: “Quando Roger si ritirerà o smetteremo di lavorare assieme”. Certo, assolutamente corretto e professionalmente ineccepibile da parte di Ivan considerare che la carriera di Roger possa continuare anche senza averlo al suo fianco. Ma pare comunque difficile che uno faccia una precisazione del genere con l’opzione del ritiro a breve seriamente in ballo. Certo, si potrebbe anche leggerla al contrario e pensare che Ljubo l’abbia detto proprio per evitare speculazioni sull’argomento. Ma noi preferiamo leggerla dall’altro lato. Forse perché tra un anno a Wimbledon vogliamo vedere la rivincita, vogliamo vedere il nuovo “The Match”. E magari stavolta saranno tutti d’accordo…

Novak Djokovic e Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

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Roland Garros, Djokovic: “Non ho mai pensato che raggiungere Federer e Nadal fosse impossibile”

“Ero nella stessa posizione nel 2016, e ho finito per perdere con Querrey a Wimbledon”, ha detto Nole di un possibile Golden Slam. “Questa è una delle tre vittorie più belle della mia carriera”

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Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (via Twitter, @atptour)

Novak Djokovic ha battuto l’ennesimo record della sua carriera, e stavolta ci è riuscito rimontando due set a Stefanos Tsitsipas, diventando così il primo uomo nell’Era Open a vincere ogni Slam almeno due volte. In conferenza stampa Nole ha subito sottolineato l’importanza di questo titolo, uno dei più belli della sua carriera e per importanza storica e per le tribolazioni a cui è stato sottoposto, soprattutto nella seconda settimana: “Sono felice ed orgoglioso di questo traguardo. Amo la storia di questo sport, è una cosa che mi ispira particolarmente. Visti gli ultimi due giorni non potrei essere più felice o soddisfatto, credo che questo sia uno dei tre più grandi risultati della mia carriera: ho giocato quattro ore e mezza con Rafa venerdì, sabato non mi sono allenato per ricaricare le batterie, e oggi ho fatto altre quattro ore abbondanti con Tsitsipas”.

Questo è stato il suo commento sul match: “Lui giocava la sua prima finale, una situazione non semplice, perché stava giocando per la sua prima vittoria Slam ma allo stesso tempo non hai molto da perdere. Sapevo che sarebbe partito bene: nel primo set c’è stato grande equilibrio, ma lui è stato più bravo nei momenti chiave. Nel secondo sono crollato fisicamente e mentalmente, ero stanco e lui ha dominato. Allora mi sono preso una pausa, e, come contro Musetti al quarto turno, quando sono tornato in campo mi sentivo un altro giocatore, completamente rinato. Dopo aver vinto il terzo set credo di aver acquisito un vantaggio psicologico, e quando l’inerzia è girata a mio favore la partita è cambiata definitivamente”.

Djokovic ha anche accusato un piccolo acciacco a causa di una caduta nel primo set, ma ci ha tenuto a precisare di non averne risentito eccessivamente: “Sì ho avuto qualche piccolo problema, ma niente che potesse condizionarmi a lungo termine dal punto di vista della forza e della mobilità. Però sì, per una mezz’ora ho avvertito il colpo. Una caduta può scombinare il tuo ritmo, in particolare al servizio nel mio caso, non mi entrava più la prima. Comunque non voglio togliere niente al mio avversario, ha giocato benissimo nei primi due set”.

 

IL DIALOGO INTERIORE

Durante la premiazione, Nole ha dichiarato di avere un dialogo molto fervido con sé stesso, cosa che l’ha aiutato a risollevarsi: “Parlo con me stesso, ma non a voce alta, cerco di farlo nella mia testa. Ci sono due voci dentro un giocatore: una che ti dice che è finita, che non ce la farai (questa era piuttosto forte dopo il secondo set) e un’altra che ti dice che puoi ancora farcela. Ho sentito che era il momento di zittire la prima voce, e ho iniziato a ripetere parole di incoraggiamento dentro la mia testa, ho cercato di vivere queste parole con tutto il mio essere. Quando è iniziato il terzo set ho visto che il mio livello di gioco rispondeva a quella seconda voce, più positiva ed incoraggiante. Da lì in poi non ho più avuto dubbi”.

Ha poi aggiunto: “In campo non hai moltissimo tempo per pensare, ma nel corso della mia carriera mi sono allenato tanto da questo punto di vista: cerco sempre di ritrovare il mio equilibrio nel momento, così da non essere sballottato a destra e a manca, anche se in passato mi è capitato, anche in finali Slam che ho perso. Quel dibattito interiore in certi momenti della mia carriera è stato vinto dalla voce più pessimistica. In fondo è uno sport individuale, non hai nessuno su cui fare affidamento: certo, hai un team, ma alla fine devi essere tu a scendere in campo e risolvere il problema, soprattutto in situazione di grande svantaggio come quella odierna. Per questo credo che la preparazione mentale sia importante quanto quella fisica”. Il serbo ha poi scherzato alludendo anche a un supporto… ultraterreno: “Sì, ho un angolo segreto dove si trovano i miei angeli, ma non posso rivelare di più! Diciamo che finora ha funzionato bene”.

In realtà, un aiuto speciale è arrivato per il N.1 ATP. Un suo giovane tifoso, infatti, non ha mai smesso di incitarlo (e non solo) dalla prima fila, e come ringraziamento ha ricevuto la racchetta della vittoria: “Non so chi fosse quel ragazzo, ma mi ha incoraggiato per tutta la partita, soprattutto quando ero sotto di due set, e ha anche cercato di darmi indicazioni tattiche! È stato molto carino, quindi ho pensato che fosse la persona migliore a cui dare la racchetta a fine partita, volevo mostrargli la mia gratitudine”.

IL GOLDEN SLAM E LA CORSA CON FEDERER E NADAL

Inutile nascondersi, vincere i primi due Slam della stagione è un risultato che dà adito alla discussione sulla fattibilità del Grande Slam, mai raggiunto a livello maschile dal 1969, quando ci riuscì Rod Laver. Quest’anno, poi, è teoricamente possibile per Djokovic conquistare il Golden Slam, con l’oro olimpico a corredo dei quattro Major. Sull’argomento il serbo è possibilista ma senza sbilanciarsi, memore di quanto successo in passato: Tutto è possibile. Credo di poter dire di aver raggiunto obiettivi di cui tanti non mi ritenevano capace. Sono in una buona posizione per cercare di fare il Golden Slam, ma ero allo stesso punto nel 2016, e ho finito per perdere al terzo turno a Wimbledon [contro Sam Querrey, ndr]. Quest’anno ci sono solo due settimane fra la finale del Roland Garros e l’inizio di Wimbledon, una situazione non proprio ideale perché si gioca su due superfici completamente diverse, quindi dovrò cercare di adattarmi il più rapidamente possibile”.

E proprio i Championships sono il prossimo obiettivo: “Ovviamente ora cercherò di godermi questa vittoria, e fra qualche giorno mi metterò a pensare a Wimbledon. Sono veramente contento che quest’anno si giochi a Londra, vista la cancellazione del 2020. Ho vinto le ultime due edizioni, quindi spero di poter estendere la striscia positiva. Mi piace l’erba, nel corso degli anni credo di essere migliorato nell’adattare il mio gioco alla superficie. Spero anche di poter traslare a Wimbledon la fiducia che ho in questo momento“.

Al di là di quanto potrà fare nel resto del 2021, Djokovic è ora ad un solo Slam da Federer e Nadal: “Non ho mai pensato che eguagliare i loro Slam fosse una mission impossible, anche se non ci sono ancora riuscito. Stanno ancora giocando benissimo entrambi, soprattutto Rafa, e tutti e tre possiamo ancora vincere a Wimbledon e negli altri Slam. Io continuerò a lottare e ad inseguire record, e allo stesso tempo a tracciare il mio percorso; tutti e tre abbiamo il nostro percorso”.

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Tsitsipas a cuore aperto: “Non vedo perché un giorno non dovrei sollevare quel trofeo”

Stefanos Tsitsipas racconta che sua nonna è venuta a mancare proprio pochi minuti prima della finale. Ma non ha rimpianti per la sconfitta: “Avrei potuto facilmente piangere, ma non vedo motivi per farlo perché ho provato tutto”

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Stefanos Tsitsipas e Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (via Twitter, @atptour)

Nonostante un inizio ben più che promettente – Novak Djokovic è un campione straordinario, ma una rimonta da 0-2 rientra sempre nel campo delle eccezioniStefanos Tsitsipas non è riuscito a fare l’ultimo passo. Ha disputato una grande stagione su terra e un Roland Garros ancora migliore, ma quando il numero uno del mondo ha cambiato passo, tra secondo e terzo set, il tennista greco non è riuscito a reagire. “Ho iniziato a giocare molto corto, mi è sembrato di andare fuori ritmo – non so come mai. È stato molto strano, considerando che avevo iniziato trovando bene i colpi e muovendomi in modo perfetto” ha commentato in conferenza stampa. “All’improvviso mi sono sentito fuori dal match ed è stato difficile recuperare. Vorrei davvero capire perché succedano cose come questa, ci ho provato durante la partita ma è stato difficile inventarsi qualcosa”.

Proseguendo il discorso, Stefanos ha fatto una considerazione in apparenza lapalissiana, ma che in realtà nasconde tutta la difficoltà di vincere uno Slam – in particolar modo contro uno dei Fab 3. “Oggi ho imparato che, perché il match sia finito, devi vincere tre set e non soltanto due. Due set non significano nulla, c’è ancora un set prima di vincere l’intera partita. Non penso di essermi rilassato o di aver cambiato chissà cosa, ho continuato a fare le cose che stavano funzionando. Lui ha lasciato il campo dopo i primi due set e non so cosa sia successo, ma quando è tornato sembrava improvvisamente un giocatore diverso“. Stefanos si sofferma sul cambio di livello operato da Nole, che ha proprio dato la sensazione di poter innestare una marcia sconosciuta al pur valoroso avversario. “Ha iniziato a giocare benissimo e non mi ha lasciato spazio. Fisicamente, a livello di anticipo e di movimenti sul campo, in tutto mi è sembrato meglio di prima. Avevo la sensazione che potesse improvvisamente leggere meglio il mio gioco“.

Stavo giocando bene, è molto triste perché era una buona opportunità e l’ho persa“, ha detto Stefanos in conclusione. Che qualche ora dopo essere uscito dal campo, ha condiviso sui suoi canali social un’altra notizia che è stata per lui motivo di tristezza. Cinque minuti prima di scendere in campo per la finale, infatti, sua nonna – madre di papà Apostolos – è deceduta.

 

Questo è il messaggio che accompagna il post pubblicato su Instagram.

La vita non è questione di vincere o perdere. È godersi ogni singolo attimo, individualmente o con gli altri. Vivere una vita piena di significato, senza miserie. Sollevare trofei e celebrare vittorie è qualcosa, ma non è tutto. Cinque minuti prima che io entrassi in campo, la mia amata nonna ha perso la sua battaglia con la vita. Una donna saggia la cui fede nella vita e la volontà di dare agli altri non può essere paragonata a qualunque essere umano io abbia mai incontrato. È importante avere più persone come lei nel mondo, perché ti fanno sentire vivo. Ti fanno sognare. Vorrei dire che indipendentemente dal giorno e dalle circostanze, questo è interamente dedicato a lei e solo a lei. Grazie per aver cresciuto mio padre. Senza di lui, questo non sarebbe stato possibile“.

STEF NON SI ABBATTE – C’è il caso di Dominic Thiem, che dopo aver vinto il suo primo Slam si è sentito avvolto da una sensazione di vuoto. L’austriaco, come Medvedev e Zverev dopo di lui tra gli appartenenti alla nuova generazione, era stato già temprato dall’altrettanto spiacevole sensazione di inadeguatezza che segue alla sconfitta in una finale Slam. Tsitsipas non ha però intenzione di farsi condizionare dai risultati e trasmette un lodevole messaggio di caparbietà. “Nonostante la sconfitta, ho fiducia nel mio gioco e credo sinceramente di poterci tornare (in una finale Slam, ndr) molto presto. Oggi ci sono andato vicino, ma c’è una piccola differenza tra il mio avversario in finale e quelli che ho affrontato prima. Negli Slam è tutta una questione di resistenza, di tenere alto il livello a lungo. Ho giocato due buoni set, non direi due set incredibili, ma non è stato sufficiente. Gli Slam sono così. Ma se mantengo la stessa attitudine, se non smetto di avere fiducia in me stesso, non vedo ragioni per le quali un giorno non dovrei sollevare quel trofeo“.

Manca però il tempo per le analisi. Tra non molte ore Tsitsipas sarà già in campo sull’erba di Halle, torneo a cui ha deciso di non rinunciare (esordirà contro Kinderknech) nonostante la prossimità con la sua prima finale Slam. “Non vedo l’ora di giocare sull’erba, ci vedo molte opportunità per me. Mi piace giocarci, anche se non ho fatto grossi risultati prima del COVID, quando ci ho giocato l’ultima volta. Proverò ad adattare il mio gioco alla superficie; credo di avere il tennis per fare bene anche sull’erba“. Priorità al campo, dunque, e niente rimpianti. “Non so se sono salito in classifica o meno (sì, ha raggiunto il suo best ranking di numero 4, ndr) ma sono contento del mondo in cui ci ho provato – anche considerando la finale. Non ho rimpianti. Avrei potuto facilmente piangere, ma non vedo motivi di piangere perché ho provato tutto. Non avrei potuto fare qualcosa di meglio“.

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Roland Garros, Krejcikova: “Non avrei mai pensato di raggiungere una finale Slam”

Un ringraziamento speciale a Jana Novotna, vincitrice di Wimbledon 1998: “Mi ha insegnato ad isolarmi durante i match, e mi ha sempre aiutata”

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Barbora Krejcikova in conferenza stampa al Roland Garros 2021

Al termine di una semifinale di tre ore e 18 minuti, Barbora Krejcikova stenta ancora a crederci: “Sono cresciuta in una piccola città dove non c’erano allenatori professionisti, quindi onestamente non pensavo che sarei riuscita a giocare ad alti livelli, volevo solo divertirmi, nessuno mi obbligava ad allenarmi. Solo a 16-17 anni, quando giocavo i tornei juniores, ho iniziato a pensare che avrei potuto avere una carriera nel tennis, uno sport che amo davvero tanto. Ma mai avrei pensato di raggiungere una finale Slam, è incredibile”.

Per lei questo risultato è il punto d’arrivo di un percorso innanzitutto umano: “Ho sempre voluto giocare grandi incontri come questo, raggiungere i round decisivi dei grandi tornei contro grandi avversarie, ma ci è voluto tanto tempo. Ora però sono davvero maturata e dopo la pandemia ho un maggiore apprezzamento di tutto ciò che mi circonda. Non so davvero cosa pensare, provo così tante emozioni in questo momento!

LA VITTORIA SU SAKKARI

L’incontro, come detto, è stato agonico, con Sakkari che ha avuto un match point sul 5-3 per poi salvarne quattro prima di arrendersi: “Si è trattato di un match durissimo, Maria è davvero forte, una combattente. Credo che avremmo meritato entrambe la vittoria, e sono molto contenta di essere stata io a spuntarla. Ci sono stati molti alti e bassi, mi sono solo detta di continuare a combattere”.

 

Barbora pensava peraltro di aver chiuso la contesa con qualche scambio di anticipo, quando un colpo di Sakkari è stato inizialmente chiamato fuori dal giudice di linea, ma la Cassazione del chair umpire ha ribaltato la decisione, fenomeno a cui ormai si può assistere solo sulla terra battuta: “Non lo so, non c’è Hawk-Eye sulla terra, quindi è difficile avere certezze. Sul momento pensavo fosse fuori, ma se il giudice di sedia la chiama dentro non c’è molto che tu possa fare, non posso fargli cambiare idea”. Va dato atto alla tennista ceca di essere riuscita a dimenticarsi quello che avrebbe potuto vivere come un torto subìto, chiudendo il match poco dopo: “Il punto è stato rigiocato, quindi ho solo cercato di azzerare tutto e vincere quello successivo, è tutto ciò che posso fare, onestamente non credo che avrei potuto fare di più durante questa partita, anche se avessi perso“.

Al termine del match, Barbora ha voluto ringraziare diverse persone che l’hanno aiutata, su tutte la campionessa di Wimbledon ’98 e sua connazionale Jana Novotna (scomparsa nel 2017), che le ha impartito una lezione tornata utile durante l’incontro di ieri: “Non penso molto al tifo durante le partite, mi concentro solo sul gioco, sul prossimo punto, sulla direzione del servizio, su dove e come colpire, cose del genere. È proprio Jana che mi insegnato ad isolarmi durante il match, ed è quello che cerco di fare; lei c’è sempre per me, prima e dopo i match“.

Barbora Krejcikova – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

UNA DOPPIETTA STORICA, PAVLYUCHENKOVA PERMETTENDO

Va ricordato che, mentre ha raggiunto la Top 100 in singolare solo lo scorso ottobre, Krejcikova è una delle migliori doppiste al mondo, cinque volte campionessa Slam fra femminile e misto. E anche in questo torneo non si sta smentendo, visto che oggi giocherà la semifinale contro Pera/Linette, sempre accompagnata dalla storica partner Katerina Siniakova. Qualora vincesse entrambi i titoli otterrebbe un risultato storico: l’ultima ad aver fatto la doppietta a Parigi è Mary Pierce nel 2000 (Novotna stessa l’ha peraltro fatta quando ha vinto il sopracitato Major): “Domani [oggi, ndr] ho il doppio, e voglio fare del mio meglio per giocare due finali Slam”.

Il doppio impegno, ancorché dispendioso, le permetterà di non preoccuparsi troppo per l’incontro di sabato; nonostante questo, però, ha comunque speso qualche parola sulla sua prossima avversaria Anastasia Pavlyuchenkova: “Per ora non voglio pensare alla finale di singolare, prima devo giocare il doppio. Anastasia è una ottima giocatrice, molto esperta: è in finale, quindi evidentemente sta giocando bene – oggi non l’ho vista giocare perché mi stavo preparando per il mio match. Penso solo che sarà una sfida divertente, me la godrò perché non mi sarei mai aspettata di arrivarci; cercherò di divertirmi e di lottare fino alla fine“.

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