Bianca Andreescu e una programmazione saggia: tornerà a Pechino

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Bianca Andreescu e una programmazione saggia: tornerà a Pechino

La campionessa dello US Open decide di saltare Osaka e Wuhan; tre settimane di riposo prima del Premier Mandatory cinese

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Bianca Andreescu - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Diverse tenniste negli ultimi anni, dopo un successo inaspettato, hanno provato a sfruttare il periodo di grande forma giocando molti tornei nelle settimane successive. Spesso però hanno ottenuto scarsi risultati, probabilmente a causa della difficoltà di gestire la pressione. Bianca Andreescu, dopo lo straordinario successo a Flushing Meadows e al termine di un’estate che l’ha vista trionfare anche a Toronto irrompendo così in modo violento e più rapido del previsto tra le prime 5 giocatrici del mondo, ha deciso di cancellarsi dai tornei di Osaka (Premier, qui l’entry list) e Wuhan (Premier 5, qui l’entry list) per rientrare direttamente nel Premier Mandatory di Pechino, in programma a partire dal 30 settembre.

Dopo la splendida cavalcata a New York, Andreescu in questi quattro giorni è stata ospite in diversi programmi televisivi negli Stati Uniti e ha rilasciato dichiarazioni molto interessanti alla stampa canadese, dimostrando una maturità fuori dal comune: “La pressione ci sarà sempre: tutto il Canada vuole che io faccia bene, ma sono soprattutto io a volerlo. La pressione mi aiuta, ho avuto modo di parlare con Billie Jean King riguardo la sua citazione ‘pressure is a privilege’, e concordo a pieno con lei. Mi motiva parecchio. Essendo perfezionista quando scendo in campo devo sempre dare il 100%, è l’unica cosa che mi interessa”.

Bianca Andreescu e Billie Jean King – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Il grande spessore mentale di Bianca era già emerso durante la finale degli US Open, quando nelle fasi cruciali del match, dopo essere stata rimontata da 5-1 a 5-5 da un’avversaria come Serena Williams che stava finalmente esprimendo un ottimo livello di gioco, Andreescu non si è fatta intimorire e ha chiuso 7-5 proprio nel momento in cui sembrava potersi concretizzare la rimonta. Oltre al grande successo di NY, meno di un mese prima la canadese aveva conquistato il secondo titolo più importante della sua carriera tra le mura di casa, la Rogers Cup giocata quest’anno a Toronto. Anche in quel caso aveva dimostrato di saper gestire benissimo il tifo ‘amico’, non sempre un fattore positivo per i tennisti.

 

Solamente dieci mesi fa Bianca chiudeva la sua stagione alla posizione numero 178 del ranking WTA dopo aver disputato alcuni tornei ITF in Canada e negli Stati Uniti. Nel 2019 la sua carriera è certamente cambiata: 47 partite disputate tra qualificazioni e main draw esclusivamente a livello di circuito maggiore, con un bilancio di 43 vittorie a fronte di sole 4 sconfitte. Andreescu ha dovuto superare anche un infortunio alla spalla rimediato a Miami, che l’ha costretta a saltare la stagione su terra, fatta eccezione per il Roland Garros dove si è presentata anche se lontana dalla miglior condizione, ed è stata costretta al ritiro prima di scendere in campo al secondo turno contro Sofia Kenin.

L’integrità fisica è certamente uno dei principali punti di domanda riguardanti il futuro della teenager canadese: oltre all’infortunio alla spalla, molto spesso Bianca è entrata in campo ricoperta di fasciature, e lei stessa ha dichiarato di aver avuto problemi alla gamba sinistra durante il torneo di Toronto. Dopo tutte queste partite giocate nel 2019, che avrebbero potuto essere anche di più senza i suddetti problemi fisici, la preparazione in vista del 2020 sarà certamente fondamentale. È infatti decisamente diverso preparare una stagione partendo da numero 178 del mondo rispetto alla prospettiva attuale, ossia quella di contender per le prime posizioni mondiali.

Bianca Andreescu – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dopo il torneo di Pechino l’attenzione di Bianca sarà sicuramente rivolta alle WTA Finals di Shenzhen, dove proverà a fare meglio di Naomi Osaka lo scorso anno: la tennista giapponese, reduce dalla vittoria dello US Open, non vinse nemmeno una partita nel Masters finale. Naomi ha vissuto un periodo buio anche quest’anno dopo il successo in Australia, basti pensare che negli ultimi otto mesi ha raggiunto appena una semifinale.

Il tempo però è certamente dalla parte di Bianca, e una pausa per riflettere e tornare ad allenarsi duramente è sicuramente quello di cui la canadese ha bisogno, per non ripetere quanto fatto cinque anni fa dalla connazionale Bouchard. Dopo la finale di Wimbledon 2014 e l’ingresso tra le prime cinque giocatrici al mondo a soli 19 anni, stessa età attuale di Andreescu, è scomparsa dai grandi palcoscenici, non riuscendo più ad avvicinarsi nemmeno lontanamente a certi risultati.

Altri esempi lampanti degli ultimi anni sono sicuramente Jelena Ostapenko e Garbine Muguruza: la tennista lettone, due giorni dopo aver compiuto i 20 anni vinse il Roland Garros 2017, ma nelle due stagioni successive, oltre ad un’ottima semifinale a Wimbledon nel 2018, non ha più ottenuto alcun risultato degno di nota ed è sprofondata oltre la settantesima posizione del ranking mondiale. Il primo successo per Muguruza è invece arrivato un po’ più tardi: la spagnola vinse infatti a 22 anni il Roland Garros e a 23 Wimbledon, arrivando anche a diventare numero uno al mondo. Le ultime due stagioni però, sono state piuttosto negative: la spagnola non ha più ritrovato continuità nei risultati e attualmente si ritrova al numero 26 del ranking WTA.

Il carattere di queste giocatrici è certamente diverso da quello di Bianca, ma resistere a certe pressioni da teenager non è mai facile: una cosa è certa, se Andreescu sarà integra fisicamente e riuscirà a mantenere fede alle parole di Billie Jean King, e si ricorderà sempre che la pressione è un privilegio, nei prossimi anni si toglierà parecchie soddisfazioni e farà divertire gli appassionati.

Il calendario WTA (con entry list aggiornate e tabelloni)

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Australian Open

Barty respinge Riske e ritrova Kvitova ai quarti dell’Australian Open

La numero 1 la spunta solo per 6-4 al terzo, Petra supera Sakkari in rimonta. Lo scorso anno, sempre ai quarti, vinse Kvitova in due set. Poi tre successi consecutivi di Barty

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Ashleigh Barty - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

Dopo due sconfitte con Alison Riske, classe 1990 e n. 19 WTA, la numero 1 del mondo Ashleigh Barty trova la chiave per superare l’americana e accede, per la seconda volta di fila, ai quarti di finale dello Slam di casa dove sfiderà, come nel 2019, Petra Kvitova. La tennista australiana parte col turbo stordendo Riske e andando a prendersi il primo set con lo score di 6-3. Nel secondo perde le misure e il ritmo, subendo il ritorno dell’avversaria che fa sua la seconda frazione con un netto 6-1. Nel terzo set arriva il contro-break di Riske sul 4-2 per Barty, e si riavvicina così all’avversaria sul 3-4 per poi raggiungerla sul 4-4. Ma l’australiana non si scompone e nel nono game conduce magnificamente gli scambi per ritornare in vantaggio. Barty continua a variare e a scambiare in modo solido e, alla fine, dopo 1 ora e 36 minuti il match è suo con lo score di 6-3 1-6 6-4.

Alison Riske – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Credo che Alison (Riske, ndr) sia un’avversaria difficile per tutti, non solo per me. Sa adattare il suo gioco per mettere a disagio l’avversaria. Ha una grande ‘testa’ da tennis per risolvere i problemi sul campo” è l’opinione di Ash sull’incontro appena vinto. Ora l’aspetta Petra Kvitova, per un remake dei quarti di finale dell’anno scorso, quando la ceca si impose con un netto 6-1 6-4. “Ho più esperienza. Ho affrontato Petra diverse volte, nelle ultime occasioni sono stati necessari dei piccoli aggiustamenti tattici. Non è mai un match facile, credo che tutti eccetto uno siano finiti al terzo set. Mi aspetto un’altra battaglia“. Il bilancio è favorevole a Kvitova (4-3), ma dopo aver perso i primi quattro incontri, Barty ha vinto gli ultimi tre giocati tutti sul veloce nel 2019.

PETRA IN RIMONTA – Dopo tre sconfitte consecutive, nel loro quarto scontro diretto Petra Kvitova si impone sulla greca Maria Sakkari con il punteggio di 6-7 6-3 6-2. “All’inizio ero un po’ nervosa, non mi sentivo a mio agio e le palle volavano un po’ ovunque” ha detto Petra. “Ma poi mi sono sentita meglio, più sciolta e anche se ho perso il primo set, ero più fiduciosa. Nel secondo ho continuato ad essere in fiducia e ho servito molto meglio. Anche se non ho giocato al meglio, Maria ha giocato davvero un bel tennis ed è stato bello condividere il campo con lei. Alla fine sono davvero contenta di aver ritrovato le buone sensazioni del mio gioco”. Un commento sui tifosi greci da parte di Petra che, però, pare non l’abbiano particolarmente infastidita: Quando ho stretto la mano all’arbitro, gli ho detto che sembrava una partita di calcio. Da un lato può essere una cosa divertente, dall’altro è un incontro di tennis e non è la Fed Cup. Era una situazione un po’ strana ma non mi ha disturbata affatto”.

Come sono i rapporti di Petra con il proprio team? “Non devo chiedere loro come sia assistere ai miei match, ma lo fanno loro, soprattutto dopo match come questi. Dicono che a volte fanno cose un po’ pazze e sciocche; ma credono che questo possa aiutarmi. Non posso immaginarmi in un box a supportare qualcuno, ma probabilmente farei la stessa cosa. Non è facile da capire perché c’è molto nervosismo ma non possono fare un granché, solo io in campo posso cambiare la situazione. Per loro non deve essere facile, soprattutto considerato il mio gioco(sorride).

 
Petra Kvitova – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

In un commento sull’eventuale remake ai quarti contro Barty (al momento della conferenza di Petra ‘Ash’ era ancora in campo con Riske), Kvitova ammette quanto possa essere pericolosa l’australiana: “Abbiamo giocato tante volte e l’anno scorso qui nei quarti. Mi piace. È una bellissima persona. Ha molta pressione per il fatto di giocare in Australia. Merita di essere la n. 1 e ha vinto uno Slam. Se dovessimo giocare insieme, sarà comunque un gran match. È sempre bello stare in campo con lei, poco importa come sarà lo score, sarà bello“.

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Australian Open

Un altro match epico, un altro tie-break al quinto. Se Kyrgios è in serata, show assicurato

MELBOURNE – Davvero straordinario spettacolo all’Australian Open. Khachanov e Nick hanno entusiasmato molto più di Federer-Millman. Continua l’ecatombe delle favorite: bye bye Pliskova, Svitolina, Bencic

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Nick Kyrgios - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

da Melbourne, il direttore

Erano successe fin troppe cose venerdì, le 4 ragazze KO Osaka, Serena, Keys e Wozniacki, Fognini che centra per la terza volta gli ottavi a Melbourne, Federer che sta in campo 4 ore e 3 minuti prima di riuscire a rimontare Millman che era avanti 8-4 (e sì che Roger non aveva mai vinto un tiebreak al quinto set). Così  pensavo che sabato sarebbe stato invece un giorno di relativa calma.

Non è stato così. Nel singolare femminile, che per i primi due turni aveva rispettato al massimo le gerarchie, è continuata l’ecatombe delle teste di serie. Sono cadute una dopo l’altra in tre. Per prima la n.2 Pliskova con la Pavlyuchenkova che non l’aveva mai battuta in sei duelli ma che, da quando ha perso qualche chilo e si fa allenare da Sumyk, ha ripreso fiducia: non è mai riuscita a entrare tra le top-ten, è stata al massimo n.12, però su 99 volte che ha affrontato top-ten ha vinto in 33 occasioni. Esattamente, quindi, una volta su tre. Ha dominato i due tie-break e ha mandato a casa Karolina.

 

Poi, dopo che Camila Giorgi ha perso la partita con la Kerber lottando ma convincendo a metà perché il primo set lo ha giocato proprio male, il secondo bene e il terzo nel finale ha ripreso a fare i suoi soliti regali – i dettagli li trovate nell’articolo di Luca Baldissera – ecco la Bencic n.6 che viene travolta dalla Kontaveit, 6-0 6-1 addirittura. Mi preoccupo di controllare che la Bencic non avesse problemi fisici, lei mi tranquillizza: “Non mi ha fatto giocare!”. Cose che capitano. Una grande stesa prende anche la Svitolina n.5, dalla ritrovata Muguruza (che invece di Sumyk non ne poteva più).

Garbine Muguruza – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il resto è ordinaria amministrazione, Nadal domina Carreno Busta e dice di aver giocato il suo miglior match. Altrettanto farà Zverev con un rassegnato Verdasco. Medvedev non ha problemi con Popyrin, come non li ha Monfils con Gulbis (Gael: “Il tennis mi piace e poiché ancora non ho vinto uno Slam continuo, non si sa mai”), ma il problema sarà dover consolare Elina Svitolina.

Nel giorno dell’Australia Day non mancheranno le occasioni per distrarsi. Thiem lascia un set a Fritz, la Vekic perde dalla polacca Swiatek che è un bel soggetto e se ne riparlerà, anche se Vanni Gibertini ne aveva già parlato durante il Roland Garros quando aveva messo a segno i primi colpi importanti. Mentre Isner si ritira con Wawrinka dopo un set e mezzo, Goffin vince solo il primo set ma ne perde tre a fila con Rublev ancora imbattuto nel 2020 ma lunedì se le dovrà vedere con Zverev e li si parrà la sua nobilitate.

Insomma tutto sembrava filare così liscio che finalmente, dopo cinque giorni in cui nessuno di noi tre, Baldissera, Gibertini e il sottoscritto, è mai riuscito a andare a letto prima delle due – dovendo nel mio caso scrivere fino alle 5 e anche alle 6, quando si è completamente bolliti… ed è inevitabile che io faccia refusi, scriva fesserie e le dica pure (nel video ho detto che erano rimasti in gara solo due extraeuropei e mi sono dimenticato che avevo appena parlato di Sandgren!) – speravamo proprio di avere una serata tranquilla. Non dico una cena da Jim the Greek, ma insomma la prospettiva di dormire più di 5 ore era più allettante di qualunque altra cosa.

Macchè! Per carità è stata una magnifica partita, piena di emozioni, ma non c’era bisogno che l’istrionico ed ineffabile Kyrgios impiegasse 4 ore e 26 minuti per battere Kachanov, dopo aver avuto il primo match point un’ora e 53 minuti prima, nel terzo set. Vi ricordo prima però cosa era successo a Cincinnati nel match che li aveva visti di fronte. Questo sabato il pubblico era giustamente entusiasta e non solo perché il tennista australiano ha vinto, ma perché oggettivamente questa è stata una partita molto più intrigante, divertente e ben giocata di quella della sera prima – 4h e 3 minuti – vinta da Federer in maniera rocambolesca su Millman.

Kyrgios ha fatto tutti i numeri possibili e immaginabili prima di ritrovarsi lungo disteso sul campo dopo aver trasformato il terzo match point sul 9-8 del tiebreak finale. Era il primo che giocava con il servizio a favore. Sia quello che si era conquistato nel terzo set sia l’altro nel quarto, erano stati annullati da un Khachanov solidissimo al servizio. Ma la partita Kyrgios poteva vincerla in tre set se non avesse dilapidato il break di vantaggio che si era procurato nel terzo set, facendo una delle sue cose sciagurate sulla palla break per Khachanov che era stato sotto 4-2.

Certo, ripensando ai due tiebreak a 10 punti consecutivi vinti da Fognini prima di battere per 3 set a zero Pella, a quello di Federer venerdì sera, a questo fra Kyrgios e Khachanov, mi sono immaginato che Lassù Jimmy Van Alen, l’inventore del tie-break e fra i fondatore della Hall of Fame di Newport, debba essersi sentito particolarmente orgoglioso della propria invenzione che – disse allora dopo aver seguito un doppio sull’erba di Newport che mi pare fosse finito 44 a 42 (o qualcosa di simile) – “Ci eviterà le torture urologiche dei long set infiniti”. A quest’ora sarei ancora lì, se non ci fosse stato il tie-break: Kyrgios e Khachanov ne hanno giocati ben quattro.

E a mezzanotte e mezzo nessuno dei due aveva ancora comunicato quando si sarebbe presentato in sala conferenze stampa. Ci volevano proprio prendere per sfinimento. Detto questo, ribadisco, è stato un incontro che ha offerto di tutto, grandi colpi, grande fantasia da parte di Kyrgios, grande potenza da parte di Khachanov, servizi da una parte e dall’altra che hanno fatto dimenticare che questi campi non sono velocissimi… ma se si batte bene guadagnarsi un break è un’impresa. Nel quinto set non ci sono state palle break.

Adesso gli accoppiamente per gli ottavi sono cosa fatta: dall’alto in basso Nadal-Kyrgios (e l’australiano ha battuto 3 volte su 7 lo spagnolo che non ha mai fatto mistero di non amarlo), Monfils-Thiem. Medvedev-Wawrinka dai quali mi aspetto grandi cose, Rublev-Zverev (idem!).

DAY 7, I PRIMI OTTAVI – Questa domenica c’è la grande occasione per Fabio Fognini di raggiungere i quarti di finale. Con Sandgren, che è un pesciaccio, parte favorito anche se ci ha perso malamente a Wimbledon su quel campo n.14 che Fabio maledice ancora oggi. Sandgren ha fatto fuori prima il nostro Berrettini, 7-5 al quinto salvando tre palle break del 5-3 per Matteo, e poi ha dato un triplice 6-4 a Querrey. Picchia come un fabbro, ha dei gran bicipiti che mette in mostra ben volentieri (“Gioco con la maglietta senza maniche …anche per impressionare un po’ i miei avversari!” scherza, ma non troppo l’americano del Tennesse), ma Fabio avrebbe molta più classe, se non si fa invischiare in un match a chi tira più forte.

Il Federer visto l’altra sera dovrà stare parecchio attento a Fucsovics. L’ungherese è carico a mille ed è un buon giocatore. Vale più del n.67, e forse anche del n.31 che pure è stato fin qui il suo best ranking. “Prima con i top-player entravo in campo persuaso di perdere salvo miracoli, ora sono più maturo, ho quasi 28 anni, posso battere chiunque se indovino la giornata giusta”. Roger, e i suoi fan, si augurano che non accada. Fognini seguirà la partita con interesse se avrà vinto perché potrebbe dover affrontare Federer. In classifica virtuale Fabio è oggi n.11 anziché 12, ma già se va nei quarti se ne riparla. Non dimentichiamo che Federer è stato fermo più di due mesi. Ha vinto ma non convinto con Millman, match nel quale – stando a quel che dice Wilander – Roger è stato ricompensato dal Cielo per i due matchpoint non trasformati nella finale di Wimbledon con Djokovic.

A chiudere la lista degli accoppiamenti degli ottavi ci sono Raonic contro Cilic, un montenegrino emigrato in Canada contro un croato, e Djokovic alle prese con “El peque” argentino Schwartzman. Raonic e Schwartzman sono – con Sandgren – i soli tennisti non europei approdati agli ottavi. Gli americani che tanto si erano esaltati per aver raggiunto il terzo turno in cinque come non era più loro successo da anni e anni, faranno il tifo per il loro unico superstite contro Fognini. Gli altri sono stati tutti eliminati. E, del resto, anche a noi è rimasto solo Fognini. Ma siamo un Paese molto più piccolo rispetto agli Stati Uniti. Anche se ultimamente facciamo molto meglio di loro che fra i top 20 hanno il solo Isner, classe 1985, due anni più di Fabio, quasi 35 anni contro quasi 33. Isner è già fuori. Fabio no. Rientrare tra i top 10 non è un obiettivo impossibile, Sandgren permettendo. Ad maiora.

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Australian Open

Australian Open: Giorgi a corrente alternata, fuori al terzo con Kerber

Fa e disfa tutto Camila Giorgi. Alla fine la spunta Angelique Kerber con la continuità e la difesa. “Ma credo di aver fatto una bellissima partita”

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Camila Giorgi - Australian Open 2020

[17] A. Kerber b. C. Giorgi 6-2 6-7(4) 6-3(da Melbourne, il nostro inviato)

La Margaret Court Arena, in questo bel sabato mattina, è abbastanza affollata, come il resto dell’impianto di Melbourne Park. Il week-end dell’Australia Day, la festa nazionale che celebra la “scoperta” del continente, invoglia la gente a uscire. Tra gli spettatori che assistono insieme a noi alla prestazione di Camila Giorgi, nella prima parte della partita quella che ha il posto migliore è Angelique Kerber, e l’impressione è che lo svolgimento della vicenda non le dispiaccia affatto. Camila, come sempre, imposta il suo gioco fatto di accelerazioni anticipate entro i primissimi colpi dello scambio. Il problema è che oggi le percentuali tanto positive viste contro Kuznetsova sono scese in modo drammatico, almeno all’inizio.

Il primo set si risolve in 25 minuti
, non ho modo di descriverlo tecnicamente, mi affido quindi ai numeri: per l’azzurra, 8 vincenti e 20 errori (Angie 4/1), un ace e 8 doppi falli, fondamentalmente fa tutto Giorgi. Kerber come detto fa la spettatrice privilegiata limitandosi a respingere le pallate di Camila (quelle che stanno dentro le righe, almeno), e incassa il 6-2 senza che sia necessario spingersi oltre un onesto palleggio difensivo. Da bordocampo, le cosa più evidente è la differenza di “net clearance” tra le due: i colpi di Angie passano un metro sopra il nastro, quelli di Giorgi una spanna. La cosa positiva è che nel momento in cui è l’azzurra a gestire il gioco (nel bene e nel male), basterebbe che le percentuali salissero e potrebbe cambiare tutto. Speriamo.

Il secondo set, infatti, vede un netto miglioramento delle statistiche per l’italiana, il che si traduce immediatamente in un punteggio che procede spalla a spalla, con le ragazze che tengono i servizi senza concedersi nessuna palla break a vicenda fino al 4-4. In questi 8 game, Camila sta a 14 vincenti e 16 errori, 3 ace e altrettanti doppi falli, una bella differenza. Nel gioco, il confronto di stili è chiaro, dal punto di vista tattico Giorgi deve stare attenta alle scelte di traiettoria per le sue accelerazioni. Tende infatti a spingere aprendo il gioco specialmente in lungolinea, e per una semplice ragione geometrica, in quei casi o fai punto o poi ti tocca correre, perchè il campo lo hai lasciato vuoto dal lato della diagonale. Tre vincenti di bella qualità portano Camila in vantaggio 5-4, ora Kerber se vuole salvare il set dovrà fare qualcosa in più che respingere la pressione dell’avversaria attendendo l’errore. Ed è brava a farlo.

Tecnicamente, è da apprezzare la capacità della tedesca di non arretrare davanti al bombardamento di Giorgi, è fenomenale nell’impattare palle che le arrivano nelle caviglie andando letteralmente accovacciata con le ginocchia per terra, spesso in controbalzo, rifiutandosi di cedere metri di campo. Lo faceva alla grandissima la mai abbastanza rimpianta Agnieszka Radwanska, quanto ci manca “Aga la Maga”.

Nel frattempo, finalmente continua nel suo gioco di aggressività totale, Camila sale 6-5, Angie senza tremare pareggia 6-6, e giustamente questo equilibratissimo parziale si risolverà al tie-break. E’ trascorsa esattamente un’ora e un quarto. Un passante da standing ovation manda la tedesca avanti 3-1, tre drittacci imprendibili di Giorgi rimediano e siamo 4-3 con mini-break per l’italiana. Poco dopo, un rovescio lungo di Kerber regala il 6-4 e due set point a Camila, un grandissimo scambio chiuso di dritto decreta il 7-4, ce la giochiamo al terzo set.

“Non ho notato se lei ha rallentato il servizio alla fine, ma credo stesse bene, sennò non corri su ogni palla, non stai giù. Io mi sento bene, il polso è a posto. Il servizio mio lo sentivo bene, andava a 180, 190, non si può dire nulla di quello. Il prossimo impegno sarà la Fed Cup”

 

Due palle break fallite con altrettanti errori per Giorgi nel terzo game del parziale decisivo fanno mettere le mani nei capelli (anzi, nella zazzera) a papà Sergio nel box giocatori. Effettivamente l’occasione era ghiotta, in questa fase la tedesca sembra piuttosto frastornata, e soprattutto ha abbastanza arretrato la sua posizione rispetto al campo. Altra palla break stavolta cancellata da un super-dritto e Angie si salva, 2-1 per lei. Nel game succesivo, una brutta sequenza di gratuiti di Camila le costa una palla break (stava 40-15), il dritto che le vola lungo consegna break e vantaggio di 3-1 all’avversaria, non ci voleva. Rinfrancata dall’omaggio, Kerber tiene il servizio con autorità, 4-1, si fa dura adesso purtroppo. In questi 5 game, i numeri dell’italiana sono ritornati deficitari, con 7 vincenti e 14 errori, a fronte del 4/3 di Angie.

“Ho fatto il mio gioco, sono stata aggressiva per tutta la partita, ho rischiato io, cercando sempre di andare avanti. Se stai a fondo e stai lì ad aspettare l’errore dell’avversaria è diverso, più facile. Io penso a me stessa, credo di aver fatto una bellissima partita”

Rendendosi conto di essere nei guai, Giorgi è bravissima a reagire immediatamente, con una striscia di 8 punti a 1, e contro-break annesso, siamo 4-3. Uno scatto di reni in un momento fondamentale come questo potrebbe essere una chiave decisiva del match, grande Camila. Purtroppo, però, forse pagando lo sforzo di un paio di scambi durissimi, l’azzurra stecca una palla nel game successivo, si trova sotto 15-40, e con un gratuito di rovescio cede ancora la battuta, 5-3 Kerber. Accidenti (e mi limito). Al servizio per chiudere, Angie difende a denti stretti le rabbiose pallate di Camila, va 40-15, e il 65esimo errore dell’italiana (a fronte di 49 vincenti) le dà la vittoria e gli ottavi di finale, dove attende Anastasia Pavlyuchenkova (precedenti 7-6 per Kerber), che ha eliminato Karolina Pliskova. Peccato per Giorgi, quell’ottavo game del set decisivo è stato pagato carissimo.

Soddisfatta Kerber a fine partita: “Ho cercato di muovermi meglio che potevo, e di tenere duro, lei tira fortissimo, è splendido essere agli ottavi qui. Grazie per tutto il sostegno ragazzi, l’Australian Open sarà sempre un torneo speciale per me. Ora devo prepararmi alla prossima battaglia, cercherò di godermi il tempo passato sia in campo che fuori dal campo! Nel primo set lei ha sbagliato tanto, poi però è venuta fuori bene, alla fine del secondo ha preso la partita in mano. Io sono stata un po’ troppo passiva, lei ha rischiato e si è presa il set. Nel terzo, è girato tutto su uno, due punti. All’inizio lei ha avuto le palle break, poi io ho servito bene per salire 4-1, poi lei è rientrata. E alla fine ho solo cercato di lottare e giocare punto a punto. Il suo gioco? Veloce, molto veloce, la avevo già affrontata, non è facile con lei, non sai mai cosa aspettarti. Devi stare attenta fino all’ultimo punto, perché lei continua sempre a giocare pesante e profondo”.

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

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