Serie A, si comincia: ci sono anche i campioni, ma non giocano gratis

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Serie A, si comincia: ci sono anche i campioni, ma non giocano gratis

Domenica 6 ottobre comincia la serie A2, sette giorni dopo la serie A1 (senza i campioni in carica di Aniene). La nostra presentazione dei due campionati, con un occhio al fattore economico

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Roberto Bautista Agut - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Come annunciato nella presentazione del torneo, la formula della serie A1 di tennis – prossima a cominciare il 13 ottobre – è la consueta con 16 squadre sempre più ricche di top player suddivise in quattro gironi. Nonostante l’assenza dei campioni in carica, il Circolo Canottieri Aniene, la competizione si è elevata ulteriormente di livello con molti giocatori stranieri tra cui spicca senza dubbio il nome di Roberto Bautista Agut, top 10 iberico che quest’anno giocherá con Torre Del Greco. 

LE FAVORITE – Nel girone 1 parte senza dubbio un passo avanti il TC Italia (Forte dei Marmi) che puó contare sul top 50 tedesco Jan Lennard Struff ma anche su tre italiani di livello indubbio come Jannik Sinner, Lorenzo Sonego e Stefano Travaglia oltre che sulla grande esperienza dello spagnolo Cerventes e di Filippo Volandri. Il Match Ball Siracusa si è rinforzato con tanti stranieri di buon livello come Maden, Pedro Sousa e gli spagnoli Zapata Miralles e Carlos Taberner. ma nessuno di loro può garantire una presenza costante a causa degli impegni internazionali, quindi saranno molto impiegati i siciliani Massara e Ingarao. Paolo Lorenzi, da sempre grande esempio di professionalità anche nelle competizioni a squadre, guida il TC Crema che come negli anni precedenti può contare anche su Andrey Golubev e Adrian Ungur, vecchie conoscenze del campionato italiano. Parte più indietro sulla carta il TC Sassuolo che, per politica societaria, punta solamente su tennisti azzurri e potrà contare su Stefano Napolitano, Enrico Dalla Valle e Pietro Rondoni. 

Il calendario del Girone 1 (fonte: federtennis.it)

Nel secondo girone sono presenti i finalisti della scorsa stagione, il TC Parioli (Roma), che non ha più tra le fila Thomas Fabbiano ma resta comunque tra le squadre più quotate con nomi altisonanti quali il top 100 sloveno Bedene, il serbo Zekic, il croato Pavic e il marchigiano Gianluigi Quinzi. Appare molto temibile, specialmente sulle superfici rapide, l’SC Selva Alta (Vigevano) che ha diversi specialisti come Antoine Hoang, Uladzimir Ignatik e James Ward ed anche tre italiani molto propensi alle superfici veloci come Marcora, Baldi e Bega. L’ATA Trentino (Trento) si è rafforzata con l’acquisto del belga Kimmer Coppejans e dell’austriaco Sebastian Ofner che si uniscono al lituano d’adozione italiana Grigelis e ai tanti italiani presenti, tra cui Riccardo Bellotti e Marco Brugnerotto. Appare troppo corta la rosa del CT Bologna che ha due giocatori di indubbio spessore come Dennis Novak e Federico Gaio ma che presenta meno ricambi con esperienza internazionale. 

 
Il calendario del Girone 2 (fonte: federtennis.it)

Sará un testa a testa di fuoco nel girone 3 tra Park Tennis Club Genova e il New Tennis Torre Del Greco. La squadra ligure, che da anni vede in Fabio Fognini il giocatore di rilievo, punta anche su Pablo Andujar e sui tantissimi giocatori italiani di livello a partire da Bolelli, Giannessi, Mager e Arnaboldi oltre che sulla giovane promessa Musetti. I campani, oltre a Bautista, hanno in rosa anche gli altri iberici Garcia Lopez e Gutierrez Ferrol, oltre all’austriaco Miedler, il doppista croato Skugor e agli italiani Moroni e Brancaccio. Ha una buona rosa anche l’SC Angiulli (Bari) che oltre al beniamino pugliese Pellegrino punta sugli stranieri Balasz, Serdarusic e Roca Batalla. Il CTD Massa Lombarda sulla carta è l’ultima forza del girone con in rosa il cinese Zhang affiancato da tanti italiani come Ocleppo, Ramazzotti e il giovanissimo Rottoli. 

Il calendario del Girone 3 (fonte: federtennis.it)

Il quarto ed ultimo girone è il più equilibrato sulla carta e molto dipenderà ogni singola giornata dalla presenza dei migliori giocatori di ciascuno dei quattro team in gara: il team storico del TC Prato punta forte su Arguello, Kuzmanov e Horansky oltre ai toscani Stefanini e Trevisan, che han abbandonato l’attività internazionale ma che han sempre ottenuto ottimi risultati in questa competizione. Tante novità nel TC Vomero, pieno di giocatori di sicura affidabilità tra cui spiccano Leonardo Mayer, Robin Haase, Marius Copil e Thomas Fabbiano, trascinatore lo scorso anno del TC Parioli. I siciliani Salvatore Caruso e Gianluca Naso difenderanno i colori del CTV Messina assieme agli esperti Marco Trungelliti e Enrique Lopez Perez e ai promettenti fratelli Tabacco mentre chiude il girone il CT Maglie, anch’esso con tante novità e con rinforzi importanti come Egor Gerasimov, Jelle Sels, Peter Torebko e Geoffrey Blancaneux che si affiancano ai beniamini di casa Crepaldi e Portaluri. 

Il calendario del Girone 4 (fonte: federtennis.it)

MOTIVAZIONI E DENARO – Come accennato nella composizione delle squadre, ciascuno dei sedici team in gara adotta delle strategie differenti, poiché non tutti i circoli hanno gli stessi sponsor e lo stesso budget e costruire una squadra che possa competere per il titolo è uno sforzo economico non indifferente che a volte si aggira sopra i 100.000€. Un fattore importante è il vivaio, in quanto per regolamento ogni squadra può schierare in ciascuna giornata al massimo un giocatore straniero ed un giocatore appena trasferitosi in quel team, di conseguenza la differenza spesso e volentieri la fanno i giocatori che sono cresciuti ‘tennisticamente’ in quel circolo. 

Molti team, in ogni caso, hanno in rosa tanti stranieri che vengono utilizzati compatibilmente con gli impegni del circuito internazionale. In una fase delicata della stagione dove tanti giocatori sono alla caccia degli ultimi punti utili per partire con un buon ranking nel 2020, o addirittura per rincorrere le Finals come nel caso di Bautista Agut, la maggior parte dei professionisti che si dedicano anche ai tornei ATP/Challenger/ITF vengono pagati dai circoli “a gettone”, ossia con una cifra prestabilita per ogni presenza a cui in alcuni casi si sommano anche i bonus vittoria. Oltre al rimborso per il volo e l’alloggio (cui la federazione contribuisce solo in parte, ed è in quindi principalmente a carico dei circoli), le tariffe si aggirano intorno ai 1000€/1500€ a presenza per i giocatori con un ranking dalla 300esima posizione in giù, intorno ai 2500/3000€ per chi è tra i 150 e i 300, fino ad arrivare a circa 5000€ per i top 100 e in molti casi si toccano i 10.000€ per i primi 30/40 giocatori al mondo.

Esistono chiaramente delle eccezioni, specialmente per quanto concerne i giocatori che militano da lungo tempo in quella squadra, ma è fuori discussione che per ciascun circolo avere un team competitivo sia un esborso economico non indifferente e infatti anche chi vince il titolo, come accaduto l’anno scorso al Circolo Canottieri Aniene, non sempre pareggia le spese sostenute all’interno di questi due mesi di competizione, ed è il motivo principale che ha portato il circolo romano a non partecipare quest’anno al campionato di A1. 

In presenza di un supporto economico federale solo parziale, i circoli hanno necessità di farsi promotori di sé stessi per rendere sostenibile l’attività nazionale, spesso invisa ai soci stessi che storcono il naso all’idea di spese tanto ingenti a fronte di un ritorno mediatico ed economico ancora inadeguato. I soci stessi non sono una platea sufficiente a garantire la notorietà che questa competizione richiederebbe per rendere competitivi i circoli nella loro ricerca di nuovi sponsor, che per forza di cose attengono soprattutto all’ambito territoriale. Una ricerca che sarebbe probabilmente facilitata da una diversa esposizione mediatica della serie A, per la quale però i circoli non lavorano a sufficienza.

SERIE A2

Sono invece ben 28 le squadre di A2 maschile che inizieranno il loro cammino già domani, domenica 6 ottobre, suddivise in 4 gironi da 7 team ciascuno. Al contrario della A1, per ovvi motivi di tempistica, non si giocherà con la formula andata e ritorno nel girone e sarà la prima di ciascun girone a sfidare la vincente della sfida tra la seconda e la terza classificata per determinare le 4 squadre che verranno promosse, mentre la settima classificata retrocederà direttamente assieme alla perdente del playout che si disputerà tra sesta classificata e perdente del match tra quarta e quinta.

Il livello anche qui è molto alto, sono presenti stranieri di altissimo livello come Fucsovics, Menendez Maceiras, Diez e il campione slam di doppio Krawietz in forza al TC Genova 1893, oppure Majchrzak e Kovalik che affiancano Luca Vanni nel TC Sinalunga, o ancora Lestienne, Collarini, Cachin e Safranek della Società Canottieri Casale. Tantissimi gli italiani in questa competizione, tra i tanti impossibile non notare la presenza di Marco Cecchinato nel TC Palermo 2 che potrà contare anche sulle prestazioni dell’ex davisman azzurro Potito Starace.

Rispetto al massimo campionato, le spese sostenute dalle squadre di A2 sono minori, ma neanche troppo. C’è un netto divario tra chi vuole puntare alla promozione in A1 e chi invece cerca solamente di raggiungere la salvezza: alcune squadre, che non sfigurerebbero nella lega superiore, arrivano a spendere anche 70.000 euro all’interno della stagione mentre chi punta esclusivamente su giocatori provenienti dal vivaio non supera i 50.000.

PRESENTAZIONE DELLE SQUADRE TOSCANE DI A1 E A2 (comunicato Vezio Trifoni)

È stato il Match Ball Firenze Country Club la sede per la presentazione delle otto squadre toscane impegnate nel campionato di A1 e A2. “Siamo onorati di essere tornati in serie A e di aver ospitato questa presentazione”, spiega il presidente del Match Ball Roberto Casamonti. “Poter condividere con tutti questi circoli una passione così bella è davvero una gran cosa”.

Le squadre toscane rappresentano quasi un terzo dei club partecipanti alla serie A” – illustra il consigliere nazionale della Federtennis Guido Turi – “e questa presentazione è la dimostrazione che c’è voglia di partecipare e di essere protagonisti”. “Per me che sono il presidente del comitato regionale – dice Luigi Brunetti – è una grande soddisfazione poter vedere questa grande unione dei club per un obiettivo così prestigioso che è la serie A”. A rappresentare la regione nell’A1 maschile ci sarà il TC Prato e il TC Italia mentre al femminile sono ben tre le formazioni con TC Prato, CT Lucca e il neo promosso CT Siena. In A2 tre team maschili con CT Sinalunga, TC Pistoia e il ritorno proprio del Match Ball Firenze. Inizio per l’A2 il 6 ottobre, mentre l’A1 partirà domenica 13 ottobre con il derby femminile tra CT Lucca e CT Siena.  

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Editoriali del Direttore

Lettere al direttore: il talento di Fognini e l’archivio sterminato

Ma se Federer, Nadal e Djokovic fossero stati coetanei? Cosa sarebbe accaduto? Tutte le VHS di Ubaldo e la complessa questione sulla carriera di Fognini. Ha ottenuto il giusto, troppo o troppo poco?

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Fabio Fognini - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Ecco le risposte alle altre lettere che mi avete mandato. Continuate a scrivermi a scanagatta@ubitennis.com.


Caro Scanagatta,

Ho fatto un sogno. Federer, Nadal e Djokovic nati nello stesso mese e nelo stesso anno! Si fosse verificata tale eventualità, quanti slam in più avrebbe il Maestro Federer, irraggiungiibile Goat, insuperabile interprete della bellezza del Tennis? Perché nessuno degli esperti, lei compreso, non sottolinea questo aspetto più che determinante, data la differenza d’età di 5-6 anni, decisiva in termini di successi sportivi? Federer è stato, è e sarà sempre il migliore, al di là delle simpatie e del tifo esercitato per questi grandi campioni.

 

Dott. Alberto Romano Terzigno (Na)

Lei sogna, beato lei, e si ricorda pure i sogni. Io non me li ricordo quasi mai. Salvo quelli del primo mattino se mi riaddormento. Ma non sogno quasi mai tennis, salvo che trionfare a Wimbledon una o anche più volte di fila. Cosa vuole che risponda a un sogno-ipotesi del genere? Vuole che le confermi che Federer è il campione più  popolare di tutti, vinca oppure perda da vecchietto (rispetto ai due giovanotti di cinque e sei anni più giovani)? Non c’è bisogno che glielo dica io. Lo sanno tutti, e lo sanno perfino coloro che non lo amano ma sono fan di Rafa o Nole.  Potrei dirle forse che anche da coetanei Rafa avrebbe battuto Roger sulla terra rossa più volte di quanto ci avrebbe perso. Ma non sarei originale. Come se dicessi chi venderebbe più biglietti al botteghino (quello vero… non alludo al soprannome che hanno dato a Binaghi in Sardegna i suoi amici) nel caso di un confronto fra due coetanei Federer e Djokovic. Però non scommetterei la casa sul vincitore di quel duello fra…coetanei. Troppe variabili imprevedibili. La superficie, il clima, gli avversari e le battaglie combattute prima del loro confronto. L’eleganza è una cosa, la sostanza non sempre vi si accompagna. E la bellezza è quel che piace. Continui pure a sognare lei, mi raccomando.


Gentile direttore Scanagatta, mi è piaciuta molto la riproposizione su Sky di alcune storiche telecronache di Rino Tommasi e Gianni Clerici. Immagino che lei conservi vecchie videocassette con le sue telecronache insieme a Tommasi o a Roberto Lombardi, trasmesse da Telecapodistria e poi da Telepiù, e volevo chiederle questo: potrebbe per favore digitalizzarle e renderle disponibili a tutti gli appassionati, su Ubitennis, o YouTube, o dove preferisce?

Non sono un esperto, ma leggo in giro su Internet che basta un semplice cavetto per digitalizzare una VHS e trasportarne il contenuto su computer. Potrebbe per favore vedere se la cosa è fattibile e fare un bel regalo a tutti noi? 🙂 (Alberto R. – Milano)

Ho tre casse di videocassette, in soffitta. Mia moglie vorrebbe farle fuori perché occupano spazio da tempo immemorabile. Molte non le ho mai sentite neppure io. E temo non le sentirò mai. Per respingere gli assalti di mia moglie che non si azzarda a dirmi le stesse cose per 500 libri di tennis (ma lo fa invece per raccolte cartacee per l’archivio di centinaia di giocatori e giocatrici) dico: “Magari un giorno ai miei figli (nipoti?) potrebbe anche prendere il ghiribizzo di ascoltare la voce del nonno e dei suoi celebri compagni di merende tennistiche (beh sì, in termini di preparazione e cultura tennistica quasi dei “mostri”)”. Mento sapendo di mentire. Non interesseranno mai a nessuno. Anni fa credo anche, Alberto, di aver comprato uno strumento (chissà dov’è?) che consentiva di trasferire le cassette in un qualche sorta di hard disk. Non mi pare fosse un semplice cavetto. Il regalo, detto tra noi, me lo farebbe chi avesse voglia di passare da casa mia a Firenze, per un pranzetto e per recuperare tutto questo materiale e ridargli vita. Temo non lo farà mai nessuno. E se per le cassette in fondo, beh poco male, mi piange invece il cuore a pensare a tutto quel materiale cartaceo raccolto in poderosi contenitori da ½ chilo l’uno, con le storie, le interviste, i migliori articoli in più lingue, di tanti campioni del passato. Avere un sito di tennis e non poter riversare ai lettori un centesimo di quello che ho nei libri, in quegli scaffali – un armadio è diviso in quattro ante e dietro ciascuna c’è materiale solo per i 4 Slam, un anta ciascuno! – mi angoscia. Perché il giorno in cui non ci sarò più finirà tutto al macero vanificando mezzo secolo e più di stupida inutile archiviazione.


Ciao Ubaldo,

Volevo chiederti cosa ne pensassi di Fognini (solo come tennista, so che avete avuto dei problemi dal punto di vista umano: ”gelataio” ecc…). Nella sua stagione d’oro è arrivato 11° nella race, mentre un Dimitrov è riuscito ad arrivare 3° nella sua stagione della vita.Non credi che forse Fognini sia stato sopravvalutato dalla stampa italiana? (per me sì e lo dimostra il fatto di non aver mai giocato un quarto in uno Slam).

Cordiali saluti (Taranto, Francesco Putignano)

L’argomento scotta e non vorrei bruciarmi. Perché chi segue Ubitennis sa dei difficili rapporti che ho con Fabio che evita, quando può, di rispondermi. E se è costretto a farlo nelle conferenze stampa lo fa il più delle volte in maniera scortese per non dire ineducata.

La storia alla base di tutto ciò è risaputa. Fabio ha sempre pensato che io fossi il responsabile di quanto scrivevano e scrivono su Ubitennis i lettori. Riteneva, sbagliando, che avrei dovuto cancellare le critiche che gli venivano rivolte. Non ho mai cancellato quelle che vengono rivolte a me, e non ne sono mancate anche di pesanti, e non sono state cancellate neppure le critiche che venivano indirizzate a lui. Si sono cancellate invece le offese, quando non ci sono sfuggite. E non mi pare che ci siano sfuggite a lungo. Non sono mai arrivate critiche sui comportamenti di Seppi, Berrettini, Lorenzi, Bolelli, Fabbiano, Sinner, Travaglia, Caruso, Pennetta, Vinci, Errani, Schiavone, dico i primi nomi che mi vengono in mente, come invece ne sono arrivate incessantemente per Fabio.

A quelle si sono aggiunte, in certe occasioni, come quel giorno del suo incontro con Tsonga a Montecarlo, anche le mie critiche. Sempre collegate alle cronache puntuali, oggettive di quanto era accaduto, dalle parolacce indirizzate al suo clan, a tutto il resto. Come riferito anche dai giornalisti presenti. Idem nel giorno dei pesantissimi insulti alla giudice di sedia che arbitrò il suo match all’US Open con Travaglia, quello che gli costò l’espulsione dal torneo. Roba successa a McEnroe (in Australia, ma durante il match con Pernfors) e forse a nessun altro.

Se Fognini avrebbe preferito che io non ne parlassi, o che io non citassi alcuni episodi di sua evidente maleducazione, beh… non potevo proprio venire incontro ai suoi desideri. Avrei tradito il mio mestiere di cronista. Sono stato più severo di altri colleghi? Forse, ma forse anche perché a differenza di colleghi obbligati dal loro status di dipendenti di giornali e quindi costretti a rendere conto ai loro direttori di una mancata intervista, di un “buco” giornalistico, non avevo bisogno di conquistarmi le sue benemerenze per future interviste one to one.

Non ha voluto parlare con me? Sono sopravvissuto serenamente e Ubitennis non ne ha risentito. Avessi avuto un datore di lavoro, forse non me lo sarei potuto permettere. Lui questo non lo ha capito, è arrivato a credere perfino che io potessi fare autolesionisticamente il tifo contro di lui, quando non è mai successo. Anzi, mi sono eccitato, esaltato come se fosse mio fratello quando ha colto exploit importanti, la vittoria in rimonta su Nadal all’US Open, la lezione di tennis con 13 smorzate vincenti a Murray in Davis a Napoli, la maratona all’imbrunire del Roland Garros con Monfils.  

La faccio breve adesso. Sono consapevole del rischio che queste vicende possano – agli occhi dei lettori – far pensare che io non riesca a essere obiettivo sul suo conto, nel momento in cui io mi debba esprimere sul Fognini tennista. Che è invece quel che mi chiede qui Francesco.

Allora ribadisco quanto sempre affermato : Fabio è stato indiscutibilmente il miglior tennista italiano degli ultimi 40 anni. L’ho scritto mille volte. È un tennista che ha una mano (ma anche due piedi…) straordinaria. Ha un talento allo stato puro che – se fosse stato accompagnato da 7/10 cm in più e da un servizio all’altezza – con un’altra testa lo avrebbe inserito fra i primi 5 del mondo stabilmente. Quando dico testa dico talmente tante cose – e non che sia stupido, sia chiaro – che l’elenco sarebbe lunghissimo. Capacità continua nel tempo, negli allenamenti, in una gara, lungo tutto un torneo, più tornei, di concentrazione e determinazione in lui assolutamente non paragonabili con i campioni della sua generazione, i Murray, i Djokovic, i Wawrinka più che “genius” Federer che non può esser considerato suo coetaneo. Questa palese carenza non gli ha permesso di centrare l’obiettivo top 10 che pareva tranquillamente alla sua portata, fino ai 32 anni. Né di centrare un quarto di finale in oltre 40 Slam salvo quello conquistato nel 2011 al Roland Garros dopo aver annullato caterve di match point a Montanes e senza averlo potuto difendere contro Djokovic (peraltro unico dei più celebri “coetanei” a non aver mai battuto).

Lo sport con i suoi risultati non mente. Se Fognini non è stato a lungo top 10 e più su di dove è arrivato un motivo, più d’uno c’è. Sopravvalutato? Beh, uno che è il n.1 d’Italia per un decennio merita tutta l’attenzione possibile. E di gente che, nelle giornate di vena, fa spettacolo come lui, ce n’è poca, pochissima. Dia o o meno in escandescenze – che è un po’ quel che tutti si attendevano anche quando giocava McEnroe – Fabio è un tennista dal tennis originale, diverso, imprevedibile, creativo, fantastico da vedersi. Pochi sono i giocatori che possono farti gridare più ‘Ohhh‘ di meraviglia di lui. Ti fa anche incavolare per come è capace di rovinare quel talento all’improvviso, di come può indisporre arbitri, avversari, pubblico, tutti quanti. Ma è fatto così, prendere o lasciare. Un genitore più rigido e inflessibile – come è stato papà Federer con Roger quando lo svizzero fracassava racchette e gridava improperi – avrebbe potuto limitarne gli eccessi? E costruire le premesse per un campione super top? Non lo sapremo mai.

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La lettera di Naomi Osaka sul caso George Floyd: “Non basta non essere razzisti. Dobbiamo essere anti-razzisti”

“Sono giapponese? Americana? Haitiana? Nera? Asiatica? Beh, sono tutte queste cose assieme”. La tennista giapponese ha scritto un editoriale per Esquire, dando la sua opinione sui fatti di Minneapolis e sul razzismo negli Stati Uniti

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Naomi Osaka - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Naomi Osaka non è più da tempo solo una giocatrice di tennis che ha vinto due Slam. Dopo essere diventata abbastanza rapidamente un’icona in Giappone, un titolo che le ha consentito di diventare l’atleta di sesso femminile più pagata di tutti i tempi, la tennista giapponese si sta imponendo anche come ‘role model’ in virtù della sua immagina positiva, genuina e mai divisiva. Testimonial affermata di Nike, Osaka si è subito schierata in seguito ai fatti che hanno causato la morte di George Floyd, fino a partecipare di persone alle manifestazioni di Minneapolis. Ha quindi riassunto la sua posizione in una lettera molto accorata pubblicata da Esquire, che potete leggere in lingua originale qui


Mi chiamo Naomi Osaka, e da che ricordo le persone hanno faticato a definirmi. Una singola etichetta non è mai stata sufficiente per descrivermi, ma ci hanno provato lo stesso. È giapponese? Americana? Haitiana? Nera? Asiatica? Beh, sono tutte queste cose assieme. Sono nata ad Osaka, in Giappone, figlia di un haitiano e di una giapponese, ma ho passato gli anni della mia formazione in America. Sono una figlia, una sorella, un’amica, e una fidanzata. Sono asiatica, nera e donna. Sono una ventiduenne ordinaria, se non per il fatto che mi è capitato di diventare brava a tennis. Mi sono accettata come Naomi Osaka.   

Onestamente, non ho mai avuto molto tempo per fermarmi e riflettere prima di adesso, un fatto piuttosto comune, credo, visto il modo in cui la pandemia ha cambiato le nostre vite da un giorno all’altro. Negli ultimi mesi, ho pensato a ciò che davvero conta nella mia vita, un riassestamento di cui forse avevo un grande bisogno. Mi sono chiesta, “se non potessi giocare a tennis, come potrei fare la differenza?”. Perciò ho deciso che era ora di dire la mia, cosa che non avrei mai immaginato di fare due anni fa, quando ho vinto lo US Open e la mia vita è improvvisamente cambiata. Immagino che, quando mi ritroverò a leggere questo pezzo in futuro, sarò una persona ancora diversa, ma qui e ora sono così, e questi sono i miei pensieri.

 

Mi è venuta una fitta al cuore guardando l’agghiacciante video dell’assassinio e della tortura di George Floyd da parte di un poliziotto e di tre suoi colleghi. Mi sono sentita chiamata ad agire, il troppo è infine stato troppo. Io e il mio ragazzo siamo volati a Minneapolis qualche giorno dopo l’omicidio per rendere omaggio a George e per far sentire le nostre voci nelle strade della città. Abbiamo sofferto con gli abitanti di St. Paul e abbiamo manifestato pacificamente; abbiamo visitato il George Floyd Memorial e ci siamo uniti a chi piangeva l’ennesimo atto insensato e l’ennesima vita cancellata senza motivo. Sentivamo che andare a Minneapolis fosse la cosa giusta da fare in quel momento.

Quando sono tornata a Los Angeles, ho firmato petizioni, protestato e donato, come tanti di noi, ma continuavo a chiedermi cosa potessi fare per rendere il mondo un posto migliore per i miei figli. Quindi ho deciso di parlare anch’io del razzismo sistemico e della police brutality.

George è stato assassinato da uomini pagati per proteggerlo, e per ogni George c’è una Brianna, un Michael, un Rayshard – la lista è lunga, sfortunatamente, e queste sono solo le tragedie riprese in video. Ricordo di aver assistito, nel 2014, alla rabbia e all’indignazione per Michael Brown [un diciottenne afroamericano assassinato da un poliziotto a Ferguson, in Missouri, con sei colpi di pistola, ndr], e niente è cambiato da allora. La comunità nera ha combattuto da sola per anni contro questa forma di oppressione, e nella migliore delle ipotesi i progressi sono stati effimeri. Non essere razzisti non è abbastanza, dobbiamo essere anti-razzisti.

Coco Gauff e Naomi Osaka – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sono a favore dell’iniziativa per tagliare i fondi alla polizia. Non intendo dire che andrebbero cancellati del tutto, ma solo che alcuni finanziamenti – come quelli per i piani retributivi riservati agli agenti condannati – dovrebbero essere ridiretti alle comunità per costruire case, stimolare l’educazione scolastica e creare programmi per i giovani, settori spesso trascurati. Dobbiamo avere una visione olistica delle nostre comunità e tenerci al sicuro a vicenda.  

Dovrà essere uno sforzo collettivo. Le proteste odierne sono promettenti e stanno avendo grande spinta. C’è un’energia diversa, stavolta, perché gruppi diversi si sono uniti al movimento. La protesta è diventata globale, da Oslo a Osaka, da Tallahassee a Tokyo, persone di tutte le razze ed etnie sono scese in piazza. Persino in Giappone ci sono state delle manifestazioni targate Black Lives Matter, un evento che molti di noi non avrebbero ritenuto possibile.

Il Giappone è un Paese molto omogeneo, e per questo ho faticato a parlare di razzismo. Ho ricevuto commenti razzisti online e persino in TV, ma si tratta di una minoranza. In realtà, le persone di razza mista – e soprattutto gli atleti di razza mista – sono il futuro del Giappone. Io, Rui Hachimura [giocatore NBA per gli Washington Wizards, ndr] e altri ancora siamo stati accettati dalla maggior parte del pubblico, dei tifosi, degli sponsor e dei media, e non possiamo lasciare che l’ignoranza di pochi offuschi il progressismo delle masse. L’affetto che avverto da parte degli appassionati giapponesi di ogni età, in particolare dai più giovani, mi ha sempre scaldato il cuore – sono orgogliosa di rappresentare il Giappone e lo sarò sempre.

Che la società cambi in meglio significa tantissimo per me, cosicché si possa scardinare il razzismo e far sì che la polizia ci protegga e non ci uccida. Devo dire che sono anche orgogliosa del ruolo, seppur piccolo, che ho avuto nell’abbattere alcuni preconcetti. Mi esalta l’idea che, nella sua classe in Giappone, una ragazzina di razza mista possa essere orgogliosa quando vinco un torneo dello Slam. Spero che il cortile della scuola possa essere un luogo più accogliente per lei, ora che ha un modello di riferimento, e spero che possa essere orgogliosa di chi è, e sognare in grande.

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Djokovic e sua moglie Jelena sono risultati negativi al test per il coronavirus

Il numero uno del mondo non è più positivo al coronavirus. Anche il tampone di sua moglie ha dato esito negativo. Novak Djokovic potrà uscire dall’isolamento tra 5 giorni (o forse già domani?)

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A nove giorni dalla notizia della positività al coronavirus di Novak Djokovic, annunciata tramite un breve comunicato sui social, il giornalista serbo Saša Ozmo ha diffuso con un tweet la notizia della negatività del numero uno del mondo e di sua moglie Jelena, emersa a seguito dell’effettuazione di un secondo test (che era atteso per il 7 luglio ma evidentemente è stato anticipato a oggi).

Secondo le indicazioni diffuse dallo stesso Djokovic contestualmente all’annuncio della positività – il serbo non ha rilasciato altre dichiarazioni, al momento – Nole dovrebbe rimanere in isolamento per altri cinque giorni, per rispettare un periodo complessivo di 14 giorni. Si precisa però che, secondo le ultime linee guida dell’OMS, un paziente che non abbia mai manifestato sintomi sarebbe ‘libero’ di rompere l’isolamento dopo 10 giorni dal test che ha dato esito positivo, e dunque secondo questo protocollo Djokovic potrebbe uscire e tornare ad allenarsi già domani.

Come confermato anche da Sportklub tre giorni fa, Novak e Jelena non hanno infatti mai accusato sintomi evidenti e sono sempre stati in buone condizioni di salute.

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