Serie A, si comincia: ci sono anche i campioni, ma non giocano gratis

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Serie A, si comincia: ci sono anche i campioni, ma non giocano gratis

Domenica 6 ottobre comincia la serie A2, sette giorni dopo la serie A1 (senza i campioni in carica di Aniene). La nostra presentazione dei due campionati, con un occhio al fattore economico

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Roberto Bautista Agut - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Come annunciato nella presentazione del torneo, la formula della serie A1 di tennis – prossima a cominciare il 13 ottobre – è la consueta con 16 squadre sempre più ricche di top player suddivise in quattro gironi. Nonostante l’assenza dei campioni in carica, il Circolo Canottieri Aniene, la competizione si è elevata ulteriormente di livello con molti giocatori stranieri tra cui spicca senza dubbio il nome di Roberto Bautista Agut, top 10 iberico che quest’anno giocherá con Torre Del Greco. 

LE FAVORITE – Nel girone 1 parte senza dubbio un passo avanti il TC Italia (Forte dei Marmi) che puó contare sul top 50 tedesco Jan Lennard Struff ma anche su tre italiani di livello indubbio come Jannik Sinner, Lorenzo Sonego e Stefano Travaglia oltre che sulla grande esperienza dello spagnolo Cerventes e di Filippo Volandri. Il Match Ball Siracusa si è rinforzato con tanti stranieri di buon livello come Maden, Pedro Sousa e gli spagnoli Zapata Miralles e Carlos Taberner. ma nessuno di loro può garantire una presenza costante a causa degli impegni internazionali, quindi saranno molto impiegati i siciliani Massara e Ingarao. Paolo Lorenzi, da sempre grande esempio di professionalità anche nelle competizioni a squadre, guida il TC Crema che come negli anni precedenti può contare anche su Andrey Golubev e Adrian Ungur, vecchie conoscenze del campionato italiano. Parte più indietro sulla carta il TC Sassuolo che, per politica societaria, punta solamente su tennisti azzurri e potrà contare su Stefano Napolitano, Enrico Dalla Valle e Pietro Rondoni. 

Il calendario del Girone 1 (fonte: federtennis.it)

Nel secondo girone sono presenti i finalisti della scorsa stagione, il TC Parioli (Roma), che non ha più tra le fila Thomas Fabbiano ma resta comunque tra le squadre più quotate con nomi altisonanti quali il top 100 sloveno Bedene, il serbo Zekic, il croato Pavic e il marchigiano Gianluigi Quinzi. Appare molto temibile, specialmente sulle superfici rapide, l’SC Selva Alta (Vigevano) che ha diversi specialisti come Antoine Hoang, Uladzimir Ignatik e James Ward ed anche tre italiani molto propensi alle superfici veloci come Marcora, Baldi e Bega. L’ATA Trentino (Trento) si è rafforzata con l’acquisto del belga Kimmer Coppejans e dell’austriaco Sebastian Ofner che si uniscono al lituano d’adozione italiana Grigelis e ai tanti italiani presenti, tra cui Riccardo Bellotti e Marco Brugnerotto. Appare troppo corta la rosa del CT Bologna che ha due giocatori di indubbio spessore come Dennis Novak e Federico Gaio ma che presenta meno ricambi con esperienza internazionale. 

 
Il calendario del Girone 2 (fonte: federtennis.it)

Sará un testa a testa di fuoco nel girone 3 tra Park Tennis Club Genova e il New Tennis Torre Del Greco. La squadra ligure, che da anni vede in Fabio Fognini il giocatore di rilievo, punta anche su Pablo Andujar e sui tantissimi giocatori italiani di livello a partire da Bolelli, Giannessi, Mager e Arnaboldi oltre che sulla giovane promessa Musetti. I campani, oltre a Bautista, hanno in rosa anche gli altri iberici Garcia Lopez e Gutierrez Ferrol, oltre all’austriaco Miedler, il doppista croato Skugor e agli italiani Moroni e Brancaccio. Ha una buona rosa anche l’SC Angiulli (Bari) che oltre al beniamino pugliese Pellegrino punta sugli stranieri Balasz, Serdarusic e Roca Batalla. Il CTD Massa Lombarda sulla carta è l’ultima forza del girone con in rosa il cinese Zhang affiancato da tanti italiani come Ocleppo, Ramazzotti e il giovanissimo Rottoli. 

Il calendario del Girone 3 (fonte: federtennis.it)

Il quarto ed ultimo girone è il più equilibrato sulla carta e molto dipenderà ogni singola giornata dalla presenza dei migliori giocatori di ciascuno dei quattro team in gara: il team storico del TC Prato punta forte su Arguello, Kuzmanov e Horansky oltre ai toscani Stefanini e Trevisan, che han abbandonato l’attività internazionale ma che han sempre ottenuto ottimi risultati in questa competizione. Tante novità nel TC Vomero, pieno di giocatori di sicura affidabilità tra cui spiccano Leonardo Mayer, Robin Haase, Marius Copil e Thomas Fabbiano, trascinatore lo scorso anno del TC Parioli. I siciliani Salvatore Caruso e Gianluca Naso difenderanno i colori del CTV Messina assieme agli esperti Marco Trungelliti e Enrique Lopez Perez e ai promettenti fratelli Tabacco mentre chiude il girone il CT Maglie, anch’esso con tante novità e con rinforzi importanti come Egor Gerasimov, Jelle Sels, Peter Torebko e Geoffrey Blancaneux che si affiancano ai beniamini di casa Crepaldi e Portaluri. 

Il calendario del Girone 4 (fonte: federtennis.it)

MOTIVAZIONI E DENARO – Come accennato nella composizione delle squadre, ciascuno dei sedici team in gara adotta delle strategie differenti, poiché non tutti i circoli hanno gli stessi sponsor e lo stesso budget e costruire una squadra che possa competere per il titolo è uno sforzo economico non indifferente che a volte si aggira sopra i 100.000€. Un fattore importante è il vivaio, in quanto per regolamento ogni squadra può schierare in ciascuna giornata al massimo un giocatore straniero ed un giocatore appena trasferitosi in quel team, di conseguenza la differenza spesso e volentieri la fanno i giocatori che sono cresciuti ‘tennisticamente’ in quel circolo. 

Molti team, in ogni caso, hanno in rosa tanti stranieri che vengono utilizzati compatibilmente con gli impegni del circuito internazionale. In una fase delicata della stagione dove tanti giocatori sono alla caccia degli ultimi punti utili per partire con un buon ranking nel 2020, o addirittura per rincorrere le Finals come nel caso di Bautista Agut, la maggior parte dei professionisti che si dedicano anche ai tornei ATP/Challenger/ITF vengono pagati dai circoli “a gettone”, ossia con una cifra prestabilita per ogni presenza a cui in alcuni casi si sommano anche i bonus vittoria. Oltre al rimborso per il volo e l’alloggio (cui la federazione contribuisce solo in parte, ed è in quindi principalmente a carico dei circoli), le tariffe si aggirano intorno ai 1000€/1500€ a presenza per i giocatori con un ranking dalla 300esima posizione in giù, intorno ai 2500/3000€ per chi è tra i 150 e i 300, fino ad arrivare a circa 5000€ per i top 100 e in molti casi si toccano i 10.000€ per i primi 30/40 giocatori al mondo.

Esistono chiaramente delle eccezioni, specialmente per quanto concerne i giocatori che militano da lungo tempo in quella squadra, ma è fuori discussione che per ciascun circolo avere un team competitivo sia un esborso economico non indifferente e infatti anche chi vince il titolo, come accaduto l’anno scorso al Circolo Canottieri Aniene, non sempre pareggia le spese sostenute all’interno di questi due mesi di competizione, ed è il motivo principale che ha portato il circolo romano a non partecipare quest’anno al campionato di A1. 

In presenza di un supporto economico federale solo parziale, i circoli hanno necessità di farsi promotori di sé stessi per rendere sostenibile l’attività nazionale, spesso invisa ai soci stessi che storcono il naso all’idea di spese tanto ingenti a fronte di un ritorno mediatico ed economico ancora inadeguato. I soci stessi non sono una platea sufficiente a garantire la notorietà che questa competizione richiederebbe per rendere competitivi i circoli nella loro ricerca di nuovi sponsor, che per forza di cose attengono soprattutto all’ambito territoriale. Una ricerca che sarebbe probabilmente facilitata da una diversa esposizione mediatica della serie A, per la quale però i circoli non lavorano a sufficienza.

SERIE A2

Sono invece ben 28 le squadre di A2 maschile che inizieranno il loro cammino già domani, domenica 6 ottobre, suddivise in 4 gironi da 7 team ciascuno. Al contrario della A1, per ovvi motivi di tempistica, non si giocherà con la formula andata e ritorno nel girone e sarà la prima di ciascun girone a sfidare la vincente della sfida tra la seconda e la terza classificata per determinare le 4 squadre che verranno promosse, mentre la settima classificata retrocederà direttamente assieme alla perdente del playout che si disputerà tra sesta classificata e perdente del match tra quarta e quinta.

Il livello anche qui è molto alto, sono presenti stranieri di altissimo livello come Fucsovics, Menendez Maceiras, Diez e il campione slam di doppio Krawietz in forza al TC Genova 1893, oppure Majchrzak e Kovalik che affiancano Luca Vanni nel TC Sinalunga, o ancora Lestienne, Collarini, Cachin e Safranek della Società Canottieri Casale. Tantissimi gli italiani in questa competizione, tra i tanti impossibile non notare la presenza di Marco Cecchinato nel TC Palermo 2 che potrà contare anche sulle prestazioni dell’ex davisman azzurro Potito Starace.

Rispetto al massimo campionato, le spese sostenute dalle squadre di A2 sono minori, ma neanche troppo. C’è un netto divario tra chi vuole puntare alla promozione in A1 e chi invece cerca solamente di raggiungere la salvezza: alcune squadre, che non sfigurerebbero nella lega superiore, arrivano a spendere anche 70.000 euro all’interno della stagione mentre chi punta esclusivamente su giocatori provenienti dal vivaio non supera i 50.000.

PRESENTAZIONE DELLE SQUADRE TOSCANE DI A1 E A2 (comunicato Vezio Trifoni)

È stato il Match Ball Firenze Country Club la sede per la presentazione delle otto squadre toscane impegnate nel campionato di A1 e A2. “Siamo onorati di essere tornati in serie A e di aver ospitato questa presentazione”, spiega il presidente del Match Ball Roberto Casamonti. “Poter condividere con tutti questi circoli una passione così bella è davvero una gran cosa”.

Le squadre toscane rappresentano quasi un terzo dei club partecipanti alla serie A” – illustra il consigliere nazionale della Federtennis Guido Turi – “e questa presentazione è la dimostrazione che c’è voglia di partecipare e di essere protagonisti”. “Per me che sono il presidente del comitato regionale – dice Luigi Brunetti – è una grande soddisfazione poter vedere questa grande unione dei club per un obiettivo così prestigioso che è la serie A”. A rappresentare la regione nell’A1 maschile ci sarà il TC Prato e il TC Italia mentre al femminile sono ben tre le formazioni con TC Prato, CT Lucca e il neo promosso CT Siena. In A2 tre team maschili con CT Sinalunga, TC Pistoia e il ritorno proprio del Match Ball Firenze. Inizio per l’A2 il 6 ottobre, mentre l’A1 partirà domenica 13 ottobre con il derby femminile tra CT Lucca e CT Siena.  

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Al femminile

WTA, diario di un decennio: il 2014

Quinta puntata dedicata al decennio appena terminato in WTA: gli ultimi Slam di Li Na, Sharapova e Kvitova, e Serena Williams che raggiunge Evert e Navratilova. Ma soprattutto un anno ricco di match indimenticabili

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Simona Halep e Maria Sharapova - Roland Garros 2014

Quinto articolo dedicato agli anni ’10 del tennis femminile, che tratterà del 2014. Per la illustrazione dei criteri adottati, rimando alla introduzione del primo articolo, pubblicata martedì 26 novembre.

ANNO 2014

La fine del triello
Il torneo di Brisbane che apre il 2014 suggerisce assoluta continuità con le stagioni precedenti: Serena Williams supera in semifinale Sharapova e in finale Azarenka. Sono i tre nomi che hanno caratterizzato il 2012 e 2013. In realtà Brisbane è l’ultimo torneo riconducibile alla idea di “triello”. La situazione che ha caratterizzato la WTA nel biennio precedente sta per dissolversi, per ragioni differenti.

Innanzitutto i problemi fisici di Azarenka. La giocatrice capace di dare filo da torcere sul cemento a Serena Williams chiude la fase più alta della sua carriera. Se fra il 2011 e il 2013 negli Slam ha raggiunto 3 semifinali, 2 finali e 2 vittorie, dal 2014 non riuscirà più ad andare oltre i quarti di finale in un Major. Il ranking testimonia le difficoltà: numero 2 a fine 2013, numero 32 a fine 2014. La miglior Azarenka si rivedrà solo all’inizio del 2016, prima dello stop per maternità.

Anche per Williams nel 2014 cambieranno le cose: raddoppierà le sconfitte del 2013 (da 4 a 8) e probabilmente questo la porterà a rivedere la programmazione, concentrandosi solo sui tornei più importanti. Gli effetti si vedranno sulla sua agenda del 2015; è come se da quella stagione cambiassero le rivali: più che con le colleghe in attività, Williams comincia a misurarsi con le grandi giocatrici del passato per superare i loro record, nella virtuale gara fra le più grandi tenniste di tutti i tempi.

Resiste però ancora Sharapova, che nel 2014-2015 vivrà l’ultima grande fase della carriera, prima di andare incontro ai tanti problemi degli anni successivi, caratterizzati da seri infortuni e dalla squalifica della Wada.

Intanto però comincia a farsi avanti una nuova generazione. In particolare, dagli Internazionali di Italia 2013, ha compiuto un improvviso salto di qualità una giovane rumena, nata nel settembre 1991: Simona Halep. Partita dalle qualificazioni, ha raggiunto la semifinale del torneo di Roma e da quel momento ha cambiato marcia. Nel 2013 ha vinto ben sei tornei di livello crescente: prima tre International (Norimberga, s’Hertogenbosch, Budapest); poi due Premier (New Haven e Mosca); infine il “Masterino” di Sofia.

Per via dell’inerzia che caratterizza i meccanismi del ranking, Halep non è ancora arrivata ai vertici, ma è questione di giorni. Nel maggio 2013 era numero 64 del mondo, diventa Top 10 nel gennaio 2014 e da quel momento rimarrà fra le prime dieci della classifica per tutto il resto del decennio (unica a riuscirci).

La stagione dei grandi match
Ogni anno tennistico offre le proprie specificità, anche se rimane la scadenza fissa dei grandi appuntamenti (Slam e Premier Mandatory) e la regolarità dei cambi di superficie: prima il cemento, poi la terra, quindi l’erba infine il ritorno al cemento. Per quanto riguarda questa stagione, nella mia (del tutto personale) visione, direi che la principale caratteristica del 2014 è l’avere offerto molte singole partite di livello altissimo.

Ecco perché forse lo si potrebbe definire come “l’anno dei grandi match”. In vista della fine di questo ciclo di articoli ho provato a selezionare le partite più memorabili del decennio; e mi sono ritrovato davanti ad almeno cinque match del 2014 che proprio non saprei come escludere dalla lista definitiva. Il primo si svolge a Melbourne, durante gli Australian Open.

a pagina 2: Li Na e gli Australian Open

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Racconti

2019, il tennis a marzo: nel deserto sboccia un fiore, Bianca Andreescu

A Indian Wells la giovane canadese centra un primo storico successo e pone le basi per la corsa al primo Slam della carriera

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Marzo per chi segue il tennis è il mese del “Sunshine Double”. Nel 2019, marzo è stato però soprattutto il mese di Bianca Andreescu. La ragazza canadese, classe 2000, si è mostrata al mondo trionfando nel deserto di Indian Wells e ponendo le basi per il primo successo a livello Slam. Esattamente come era capitato nel 2018 ad un’altra giovane stella, Naomi Osaka, vincitrice in California e poi agli US Open. Oltre al suo tennis vario, elegante e potente, Bianca si è subito fatta volere bene da (quasi) tutti per il suo carattere solare, ma incredibilmente determinato.

Entrata in tabellone grazie ad una wild card, Andreescu infila quattro successi perentori contro Begu, Cibulkova, Voegele e Wang prima di lasciare solo un gioco ad una Garbine Muguruza in cerca d’autore, ma pur sempre numero 20 del mondo e bicampionessa Slam. In semifinale contro Elina Svitolina, testa di serie numero 6, la giovane canadese gioca da veterana continuando a incantare il pubblico con la varietà del proprio repertorio tennistico, ma soprattutto con l’enorme sicurezza nei propri mezzi che dimostra ogni volta che mette piede in campo.

In finale l’attende Angelique Kerber, alla ricerca del primo titolo in un Premier Mandatory, ma con tre scintillanti Slam in bacheca. Bianca però non sembra intimorita dal palmares e dal lignaggio dell’avversaria, anzi prende subito in mano la partita e fa suo il primo set. Niente sembra spaventarla o scuoterla, né il secondo set perso contro una Kerber mai doma, né i crampi, né i tre match point mancati sul 5-3 con conseguente controbreak. Menando vincenti a destra e a manca si procura subito un’altra occasione: stavolta è quella buona e Bianca si regala così il primo titolo della carriera. E che titolo.

Oltre al suo cristallino talento, Andreescu lascia già intravedere qualche riflesso del suo carattere genuino e spigliato, che si traduce in dichiarazioni molto simpatiche dopo la grande vittoria. “Un anno fa, di questi tempi, ho avuto molti problemi con il mio corpo ed il mio tennis. Quindi è pazzesco cosa può cambiare in un anno. Stavo giocando un 25k in Giappone, e ora sono la… posso dire quella parola con la F? No, non posso. (sorridente). La fo***ta campionessa di Indian Wells! È pazzesco”.

Bianca Andreescu – Indian Wells 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

Una settimana dopo, a Miami, è un infortunio, prima ancora di Anett Kontaveit, a fermarla nei quarti di finale, quando la prospettiva di una storica doppietta non sembrava poi così irrealizzabile. Quel torneo verrà ricordato però più per lo screzio con Kerber che per il tennis giocato. “Sei la più grande regina delle sceneggiate!“. Le dirà la tedesca al momento della stretta di mano, irritata per l’atteggiamento sofferente “simulato” (il beneficio del dubbio non si nega a nessuno), dopo averci perso per la seconda volta in pochi giorni.

Incomprensioni a parte, sul cemento nordamericano di primavera si è avuto un assaggio di quello che si sarebbe poi realizzato in estate, sempre sui campi duri del Nord America. Sedici vittorie di fila impreziosite dai titoli conquistati a Toronto e, soprattutto, a New York, sempre in finale contro la regina dell’ultimo ventennio di tennis, Serena Williams. L’epica, un po’ stantia anche se ben vendibile, del passaggio di consegne c’è, la rivalità più o meno a distanza con Naomi Osaka anche e il tennis non può che gioirne. Una cosa è certa: marzo per Bianca è stato solo l’inizio.

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Focus

Thomas Fabbiano, piccolo è bello

Elogio di Thomas Fabbiano, centosettantré centimetri da San Giorgio Jonico. E di come ha saputo abbattere una serie di giganti

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Thomas Fabbiano - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Non credete alle favole, e nemmeno alla mitologia: nella vita di tutti i giorni, il povero Davide le becca di brutto da Golia, prepotente e tracotante. Sempre. O quasi… Già, perché di tanto in tanto succede che il mondo si ribalti, e che il piccoletto le suoni ben bene al gigante: quando accade, è chiaro, la cosa fa discutere, e in ambito giornalistico usa dirsi che ‘fa notizia’ (l’uomo che morde il cane, insomma). E se poi il fatto si ripete più di una volta, sempre col medesimo protagonista, beh, allora diventa necessario soffermarsi un attimo sulla questione, e provare ad approfondirla. Per farla breve: vogliamo parlarvi di Thomas Fabbiano, non statuario tennista tarantino – di S. Giorgio Jonico – dal… basso dei suoi 173 centimetri, 30 anni, ormai da un paio di stagioni veleggiante attorno alla centesima posizione del ranking mondiale – col picco della 70esima piazza nel settembre 2017.

Cominciamo col dire che negli Slam, da quando li frequenta, un paio di turni li passa quasi regolarmente: e con scalpi di un certo rilievo, come Wawrinka a Wimbledon 2018, Tsitsipas a Wimbledon 2019, Thiem agli US Open 2019. Non male davvero, ma non è nulla – paradossalmente – rispetto a quanto stiamo per raccontarvi. Fermi tutti però: prima vi diciamo (così, tanto per scaldare l’atmosfera) di un paio di nanetti che, in sport e tempi diversi, hanno fatto gridare al miracolo.

Il primo è Tyrone Bogues, per tutti la Pulce, che denunciando la bellezza di 159 centimetri di statura seppe far faville nientemeno che nella NBA di basket, una ventina di anni or sono. Ancora raccontano di quando stoppò il mitico Pat Ewing (2,13) in uno dei suoi consueti tentativi, solitamente coronati da successo, di schiacciata a canestro nel match fra Hornets e Knicks, anno di grazia 1993: ed oltre a questa leggendaria, chiuse la carriera con ben altre 38 stoppate (!?). Per darvi un’idea: quando giocava a Washington, il maggior divertimento dei fotografi era di metterlo accanto al compagno Manute Bol, che stazzava 2,31… Fate i conti: 72 centimetri di differenza!

 

Passiamo al calcio: Giovanni Tedesco, tamburino palermitano da 1,70, è stato per diverse stagioni all’inizio degli anni ’90 il centrocampista che segnava più gol nel campionato italiano. E l’80% buono li faceva di testa, saltando sopra marcatori di una spanna o due più alti… Arrivava quatto quatto nei pressi dell’area, a luci spente, specie sui calci piazzati: i difensori se lo perdevano – anche perché tenevano d’occhio i marcantoni avversari, mica lui – salvo ritrovarselo all’altezza del secondo palo già… in cielo, dopo un ‘terzo tempo’ da Space Jam (a proposito di pallacanestro). Lo ricordano con nostalgia in particolare a Perugia, dove era una specie di mascotte – nonché, poi, amatissimo capitano – con la sua trentina di reti in un quinquennio.

Può bastare: e ora torniamo al buon Tommasino. Australia, gennaio scorso: come al solito ci si squaglia dal caldo, ma il pugliese è abituato (e che je fa, a lui?). Fa subito fuori Kubler, per trovarsi al secondo turno con una sfida impossibile: Reilly Opelka, emergente omaccione statunitense, una specie di Hulk coi suoi 211 cm. Vederli vicini, a rete prima di cominciare, provoca un sorriso e un senso di smarrimento fra noi tifosi tricolori: poverino, ora se lo mangia vivo…Bum bum bum, ace su ace (alla fine saranno 67!), diversi ‘perfect game’, roba da ammazzare un bue: macché, il piccolo sta lì buono buono senza fare una piega, smonta l’avversario pezzo per pezzo, e dopo 5 set si guadagna il meritato trionfo. Caspita, che impresa! Dopo inciamperà in un ispirato Dimitrov, e pace…

Thomas Fabbiano e Reilly Opelka – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Cambiamo scenario: i sacri prati londinesi qualche mese più tardi, dove Fabbiano si trova regolarmente a suo agio. Comincia col dare la più grossa delusione stagionale a Tsitsipas, che non è di taglia ridotta neanche lui, vendicando fra l’altro la sconfitta di dodici mesi prima. Ed ecco che gli si para di fronte una seconda sagoma inquietante: è quella di Ivo Karlovic, altro mancato cestista. No, non ce la può fare, quel tipaccio viaggia costantemente oltre i 220 all’ora alla battuta, i miracoli non si ripetono… Chi l’ha detto? I soliti 5 set, i soliti giochi (diversi) senza vedere boccia, la solita tela di ragno intessuta pian piano attorno alla cavalletta, che alla lunga rimane avviluppata senza via di scampo: fantastico! Poi lo impallinerà Verdasco, ma tutto sommato cosa importa?

Per noi Thomas è un mito. Ci piace pensare che d’ora in poi insegua due obiettivi, anzi tre (l’ultimo a lungo periodo): nell’immediato, trovarsi dinanzi ad Isner in uno Slam e ribaltare pure lui, per completare… il grande Slam degli oversize. Quindi giocarsela vis à vis con Schwartzman in un duello rusticano, per il simbolico titolo di campione del mondo dei tennisti tascabili. Ma soprattutto, diventare prima o poi il numero uno di Taranto e dintorni: e qui sta l’impresa più ardua, perché in testa alla classifica siede incontrastata Robertina Vinci. Come che sia, intanto il nostro può vantarsi di esser finito in un assunto proverbiale – il nostro, quanto meno- che recita: per battere di sicuro i giganti, o sei uno dei top 3 o sei Fabbiano.     

Renato Borrelli

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