I 18 anni di Sinner a confronto con Federer, Nadal, Djokovic e... Nargiso

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I 18 anni di Sinner a confronto con Federer, Nadal, Djokovic e… Nargiso

Nadal entrò in top 100 a 16 anni e 9 mesi, Djokovic e Federer a 18 anni. Il record italiano è quello di Nargiso, tra i primi 100 a 18 anni e 5 mesi. Jannik potrebbe diventare il più giovane italiano di sempre in top 100

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Jannik Sinner - Lexington 2019 (via Twitter, @ATPchallenger)

Con Fognini subito fuori a Stoccolma e Berrettini a riposo, questa settimana il pubblico azzurro ha concentrato le sue attenzioni su Jannik Sinner, 18enne altoatesimo attuale numero 119 del mondo. Il giovane tennista ha ripagato le attese raggiungendo la prima semifinale ATP della carriera con due vittorie di spessore, prima contro Monfils e poi contro Tiafoe, a cui ha fatto seguito la sconfitta contro Wawrinka. Questo risultato, neanche troppo inaspettato, gli ha dato una forte spinta verso la top 100. Intanto Jannik è stato virtualmente numero 100 del mondo per un giorno, superato però questa mattina dal giapponese Uchiyama grazie alla finale raggiunta nel Challenger di Ningbo.

Lunedì prossimo dunque Sinner sarà al n. 101, a un solo passo da quel traguardo che rappresenta un’importantissima pietra miliare per ogni tennista. Verosimilmente il suo ingresso in top 100 è stato ritardato solo di qualche giorno – o al massimo settimana – e già la wild card nel tabellone principale di Vienna potrebbe costituire l’occasione decisiva.

CONFRONTO CON I BIG – Seppur al momento ogni confronto non può che essere azzardato, è interessante vedere come se la passavano i Big Three alla sua età.

Il più precoce di tutti è stato ovviamente Rafael Nadal. Il maiorchino all’età di Sinner aveva già infranto la barriera della top 50 e dunque frequentava piani molto più alti rispetto alla top 100, nella quale entrò il 21 aprile 2003 ad appena 16 anni e 9 mesi. La bacheca però non era molto diversa da quella di Jannik: da minorenne Rafa conquistò due titoli Challenger, come il tennista italiano, e a 18 anni e 2 mesi arrivò il primo titolo ATP, a Sopot nel 2004. Se Jannik dovesse imporsi ad Anversa riuscirebbe addirittura ad essere più precoce di Nadal di una decina di giorni.

 

Djokovic e Federer invece fecero il loro ingresso in top 100 in modo meno dirompente ed entrambi avevano 18 anni e un mese. Il serbo si piazzò alla posizione n. 94 (era il 4 luglio 2005) e lo svizzero, il 20 settembre 1999, si trovava una posizione più in basso. A livello di finali ATP, Roger conquistò la prima a Marsiglia nel 2000 mentre Novak la raggiunse nel 2006 ad Amersfoort, entrambi a 19 anni. Per quel che riguarda i titoli Challenger invece il primato spetta a Djokovic, il quale prima di diventare maggiorenne aveva già tre titoli in bacheca.

Tornando infine nei confini italici, aggiungiamo a questo confronto generazionale anche Diego Nargiso. L’ex tennista napoletano è attualmente, con i suoi 17 anni e 9 mesi, il tennista italiano più giovane ad aver disputato una partita a livello Slam e il suo ingresso in top 100 è arrivato nell’agosto del 1988 quando aveva 18 anni e 5 mesi, grazie a una semifinale raggiunta a Rye Brook. Purtroppo la sua carriera non si è spinta molto oltre e il suo best ranking è rimasto fermo alla posizione n. 67, ma potrebbe diventare stimolo per Sinner il quale, a 18 anni e 2 mesi, ha l’occasione di diventare il più giovane giocatore italiano ad entrare in top 100.

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WTA Awards 2019: Tyzzer coach dell’anno, Kvitova brilla per il fair play

Premiato l’allenatore di Barty, in attesa dei riconoscimenti per le giocatrici. Indian Wells si conferma il Premier Mandatory preferito dalle tenniste

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Petra Kvitova - Australian Open 2019 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

Prime ufficialità per i riconoscimenti di fine stagione della WTA, aspettando gli attesi Awards destinati alla giocatrice e al doppio dell’anno che verranno ufficializzati mercoledì 11 dicembre.

I MIGLIORI TORNEI – Il voto delle protagoniste del circuito ha determinato, per ciascuna categoria, quali siano stati gli appuntamenti più apprezzati in giro per il mondo nell’anno che si sta per concludere. Parametri di valutazione: il livello dell’organizzazione, i servizi offerti alle atlete e la passione dei fan. Dal 2014 Indian Wells ha sempre primeggiato tra i Premier Mandatory. Quello del 2019 è invece il secondo successo per Dubai tra i Premier 5. Gli altri riconoscimenti sono stati assegnati a pari merito. Tra i Premier, decimo successo per Stoccarda insieme al secondo di San Pietroburgo. Acapulco per la dodicesima volta è l’International più votato e condivide il gradino più alto con Auckland (quarto alloro).

  • Premier Mandatory: BNP Paribas Open (Indian Wells)
  • Premier 5: Dubai Duty Free Tennis Championships
  • Premier: Porsche Tennis Grand Prix (Stoccarda) e San Pietroburgo
  • International: Abierto Mexicano TELCEL (Acapulco) e Auckland

FAIR PLAY – Va a Petra Kvitova per il settimo anno consecutivo (l’ottavo in totale) il Karen Krantzcke Sportsmanship Award, premio per la giocatrice che maggiormente si è contraddistinta per il rispetto delle avversarie e la correttezza dei suoi comportamenti dentro e fuori dal campo. “La conferma di questo riconoscimento dalle colleghe mi rende felice – ha commentato la numero sette del mondo -, sono sempre orgogliosa di trattare le mie avversarie con grande rispetto e spero di ispirare le ragazze più giovani ad amare il tennis quanto me“.

SINDACALISTA – Per la prima volta nella sua carriera, la canadese Gabriela Dabrowski (otto del mondo in doppio) si è guadagnata il Peachy Kellmeyer Player Service Award, riconoscimento (assegnato in passato anche a Francesca Schiavone) che va a premiare la sua attività a favore delle giocatrici all’interno del Players’ Council WTA. “Ho cercato di dar voce agli interessi di tutte – ha commentato – spero di proseguire al meglio questo lavoro, con tre spunti per il nuovo anno: il percorso verso le pari opportunità, la promozione dei tornei di doppio e in generale di un sempre maggiore coinvolgimento dei tifosi“.

BEST COACHCraig Tyzzer, allenatore di Ashleigh Barty, si prende invece il premio di coach dell’anno. Insieme all’australiana, che ha chiuso l’anno da numero uno del ranking, ha conquistato il Roland Garros e le Finals di Shenzhen. Tra i meriti riconosciuti al tecnico di Melbourne, anche l’attività mediatica di promozione del tennis femminile svolta da Gold Member del WTA Coach Program.

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Playoff Asia-Pacifico: ad Han e Ito le wild card per l’Australian Open 2020

Per la sudcoreana Han si tratterà del debutto a livello Slam, il giapponese Ito sarà invece alla sesta presenza in carriera nel main draw dell’Australian Open

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Si sono conclusi a Zhuhai nella giornata di domenica gli Australian Open Asia-Pacific Wildcard Play-off, giunti alla loro ottava edizione. A conquistare le due wild card per il tabellone principale sono stati la sudcoreana Na-Lae Han e il giapponese Tatsuma Ito, che tra poco più di un mese saranno quindi ai nastri di partenza dell’Australian Open (20 gennaio – 3 febbraio 2020).

Na-Lae Han e Tatsuma Ito – Australian Open Asia-Pacific playoff (photo @tennis.com.au)

La 27enne Han, numero 182 del mondo e prima favorita del seeding, ha superato in finale la giapponese Ayano Shimizu con un doppio 6-2. A Melbourne farà il suo debutto nel tabellone principale di uno Slam, a 12 anni di distanza dall’ultima partecipazione di una giocatrice coreana in un major: era il 2007 quando Cho Yoon-jeong perse al primo turno degli US Open da Lourdes Domínguez Lino. “Chi vorrei affrontare al primo turno? Mi piacerebbe giocare contro Serena Williams, ha dichiarato Han per poi aggiungere: “Ma se voglio vincere, sarebbe meglio affrontare una giocatrice con un ranking più basso”.

Nel torneo maschile ha invece trionfato il giapponese Tatsuma Ito, che in finale ha sconfitto in due set (7-5 6-4) il primo favorito del seeding Jason Jung. Per il 31enne Ito, numero 148 del mondo, si tratterà della seconda partecipazione consecutiva all’Australian Open (lo scorso anno perse al primo turno contro Daniel Evans dopo aver superato le qualificazioni), la sesta in assoluto. “Ho giocato all’Australian Open diverse volte, lì mi sento a casa. Ci sono sempre tante persone che vengono lì per supportarmi. Quest’anno sono dovuto passare dalle qualificazioni ed è stato molto dispendioso per il mio fisico. Il prossimo anno sarà più semplice, ha dichiarato un sorridente Ito.

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Andreescu vince il Trofeo Lou Marsh come miglior atleta canadese dell’anno

Bianca Andreescu è la prima tennista nella storia a venire insignita del prestigioso titolo

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Bianca Andreescu - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Non poteva finire in maniera migliore quest’anno 2019 per Bianca Andreescu. Dopo i successi a Indian Wells, Toronto e allo US Open, oltre che alla qualificazione alle WTA Finals di Shenzhen e il raggiungimento del n. 4 nella classifica mondiale, l’atleta di Mississauga è stata insignita del Lou Marsh Trophy come migliore atleta canadese dell’anno, un prestigioso riconoscimento istituito nel 1936 che viene attribuito da una giuria di giornalisti sportivi e che elegge l’atleta canadese che maggiormente si è distinto in tutti gli sport.

È la prima volta che questo premio viene assegnata un tennista, uomo o donna, dopo che nel corso degli anni gli sport del ghiaccio hanno giocato la parte del leone con 21 vincitori tra hockey e pattinaggio. In passato il trofeo è stato vinto per ben quattro volte da Wayne Gretzky, universalmente ritenuto il miglior giocatore di hockey di tutti i tempi, e nell’albo d’oro compaiono tanti nomi di assoluto valore, dal cestista Steve Nash al pilota di Formula 1 Jacques Villeneuve, dagli sprinter Ben Johnson (prima che venisse squalificato per doping) e Donovan Bailey alla giovane nuotatrice Penny Oleksiak.

Andreescu al momento si trova a Toronto dove sta completando la riabilitazione dopo l’infortunio al ginocchio sinistro che l’ha costretta a ritirarsi dalle WTA Finals di Shenzhen e ricomincerà ad allenarsi a metà mese in California per preparare l’Australian Open 2020.

 

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