Fognini KO a Bercy, addio alle Finals: "Felice del 2019, alcune scelte sbagliate"

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Fognini KO a Bercy, addio alle Finals: “Felice del 2019, alcune scelte sbagliate”

Fabio gioca un grande primo set, poi subisce la rimonta di un ottimo Shapovalov. L’azzurro, fuori dalla corsa per Londra, ammette errori nella programmazione: “Ho trascurato i tornei grandi per cercare punti in quelli piccoli”. Tornerà in campo a novembre per le finali di Davis a Madrid

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Fabio Fognini - Pechino 2019 (foto via Twitter, @atptour)

D. Shapovalov b. [11] F. Fognini 3-6 6-3 6-3 (da Parigi, il nostro inviato)

FOGNINI SBATTE SU SHAPO, NIENTE FINALS – Inizia con una brutta notizia la grande giornata del tennis italiano: le residue speranze di Fognini di qualificarsi per le ATP Finals svaniscono nell’esordio del ligure al Rolex Paris Masters. Non era purtroppo affatto facile la partita che aspettava Fabio, per tante ragioni. Innanzitutto quello di Bercy è un torneo per lui tradizionalmente ostico: in sette partecipazioni il numero 2 italiano aveva addirittura vinto una sola partita. Inoltre l’avversario odierno, Shapovalov, è arrivato a Parigi in buona forma e gioca bene sul duro in condizioni indoor, indicazioni confermate dal primo titolo in carriera vinto a Stoccolma due settimane fa dal Next Gen allenato da qualche mese da Mikhail Youzhny. Come se non bastasse, il mancino canadese aveva inoltre sconfitto l’azzurro nell’unico precedente di Toronto, giocato l’estate scorsa.

Occorreva insomma un’ottima versione di Fognini per vedere il ligure avanzare negli ottavi, dove lo avrebbe atteso Zverev. Sul campo numero 1 della Accors Hotel Arena si è visto invece solo un tennis discreto da parte dell’azzurro, capace di vincere il primo set imponendo la maggiore solidità da fondo campo. Due passaggi a vuoto, piuttosto usuali nelle sue partite, a inizio di ciascun set sono stati pagati a carissimo prezzo dall’italiano. Shapovalov ha iniziato a essere ingiocabile al servizio, lasciando le briciole a un Fabio via via innervositosi per la frustrazione di non essere più in partita. Il canadese ha cosi finito per vincere 3-6 6-3 6-3 in un’ora e 42 minuti di gioco.

Fabio, in attesa di essere protagonista a Madrid con la maglia azzurra nelle Davis Cup Finals, chiude oggi la stagione nel circuito ATP ed è tempo di bilanci anche per lui. Il 2019 resta in ogni caso una buonissima stagione per il ligure, la migliore della sua carriera: anche più del 2018, concluso al tredicesimo posto della classifica ATP grazie alla vittoria di tre titoli. Quest’anno è infatti arrivato per il ligure il best career ranking di 9 al mondo e la prima vittoria in carriera in un Masters 1000 (a Montecarlo). Fabio è stato anche il primo azzurro dal 1979 a entrare nella top ten e il più anziano in assoluto nell’Era Open a entrare in questa prestigiosa fascia di classifica. Insomma, sono comunque tanti i motivi per Fabio per sorridere, una volta smaltita la delusione per il mancato approdo alle ATP Finals.

LA PARTITA – Dopo gli ampi vuoti tristemente visti nelle tribune nelle prime due giornate, anche il campo numero 1 della Accors Hotel Arena è finalmente pieno, restituendo una bella cornice di pubblico a un match importante, specie per le possibili implicazioni per il tennista italiano. La partita merita la bella atmosfera che si vive dagli spalti: ci sono in campo due giocatori estrosi e non attendisti. Entrambi sbagliano qualcosa in più di altri loro colleghi, ma sono anche capaci di regalare un maggior numero di spettacolari vincenti.

Esce meglio dai blocchi Fognini: nel primo game alla risposta guadagna ben quattro palle break, non riuscendo a convertirle. In verità entrambi i giocatori iniziano avendo le polveri bagnate al servizio: prima il ligure nel terzo gioco deve salvare due palle che manderebbero Shapovalov 2-1 e servizio, poi, nei due game successivi, i due tennisti si strappano a vicenda la battuta. Si sente Barrazzutti rivolgersi a Fabio: “Fallo giocare!”. Il nostro giocatore è molto concentrato, cerca di mantenersi calmo: nel sesto gioco recupera da 0-30 e si porta sul 4-2. Il capitano della nostra rappresentativa di Davis lo invita proprio al giusto atteggiamento mentale (“Forza, testa in campo!”), aggiungendo qualche piccolo consiglio sulla battuta, fondamentale così importante, soprattutto su questa superficie: “Ribalta le spalle, lancia la palla alta”. Chissà se il nostro giocatore lo ascolta, ma certamente Fognini non concede nulla sino a fine set, chiuso dopo trentasei minuti con un bel dritto incrociato.

Il secondo parziale vive il suo momento di svolta nel quarto game, quando una serie di errori gratuiti di Fognini mandano il canadese sul 15-40. La prima la annulla grazie a servizio e dritto, ma sulla seconda un suo dritto lungo manda sul 4-2 Shapovalov. Il set finisce in pratica lì: il canadese è divenuto ingiocabile alla battuta e chiude il secondo parziale con sei ace e l’87% di punti vinti al servizio. Entrambi i giocatori vanno in bagno prima di iniziare l’ultima fase della partita, è l’occasione buona per ascoltare Barazzutti rivolgersi al suo angolo dicendo preoccupato: “Shapo deve servire un po’ peggio, altrimenti è dura”.

Purtroppo non accadrà e Fabio ci mette anche del suo: sbaglia tre rovesci di fila, subendo il break in apertura. Il ligure sente di aver perso il treno vincente e si innervosisce sempre di più: prende il warning per racket abuse nel secondo game. Fabio ha solo un’ulteriore possibilità nel quarto gioco, quando sul servizio del canadese si trova 0-30, ma non la riesce a sfruttare. La partita, in pratica, finisce lì. Il ligure sembra essersi arreso quando si rivolge al capitano di Davis dicendo del suo avversario: “Se lui si ordina, finisce tra i primi due!”. Nel decimo game un nastro sfortunato porta a match point Shapovalov e l’azzurro manda tutti sotto la doccia con un rovescio lungo nel punto successivo.

LE PAROLE DI FABIO A FINE MATCH – Un Fognini più loquace del solito ha poi commentato la partita e più in generale la stagione, non tralasciando nemmeno i progetti per il futuro e qualche confessione un po’ polemica. “Riguardo alla partita va detto che lui ha servito benissimo, ma col rovescio ho sbagliato clamorosamente alla stessa maniera colpi che non sbaglio mai, errori che mi sono costati la partita, visto che lui serve così bene. Sono contento di questo 2019, ma ho sbagliato la programmazione: mi sono fidato del mio team e per due anni sono andato vicino al Masters, senza riuscirci per delle scelte sbagliate. Ho trascurato alcune volte i tornei grandi per cercare punti in quelli più piccoli. Devo molto a Franco Davin, che mi ha permesso di coronare il mio sogno di entrare nei primi 10: con me ha fatto un grande lavoro. Però, col senno di poi, non seguirei più alcuni consigli che mi sono stati dati.

 

Posso fare ancora meglio nel 2020: ammetto di essere abbastanza pigro alcune volte, ma senza nascondermi posso dire di avere mostrato un ottimo livello tennis nel corso della mia carriera. Ho un grande rimpianto per questi due anni, con scelte diverse e privilegiando i tornei maggiori… Vincere la Davis? Ci proveremo, ma dire che ci riusciremo è davvero impossibile al momento. Di sicuro, siamo una squadra che ha due tennisti nei top 15, Sonego ha fatto molto bene, Seppi ha grande esperienza e anche Bolelli. Ora però penso solo a staccare la spina e godermi la mia famiglia.

Il tabellone di Bercy con tutti i risultati aggiornati
La Race to London

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Zverev: “Non penso che molti avrebbero scommesso sulla mia qualificazione”

LONDRA – Il tedesco è pronto per affrontare Thiem, ma è certo che sarà un match complicato. “La più grande sorpresa per me è l’eliminazione di Djokovic”

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Alexander Zverev in conferenza stampa - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

da Londra, il nostro inviato

Sascha Zverev non ha tremato alla prova del nove, né ha avuto particolari scrupoli a cancellare dai sogni dei tifosi londinesi la sfida tra Federer e Nadal. Il campione in carica tedesco ha controllato la verve di Medvedev, approfittato dei suoi errori e si è preso anche la rivincita della recente finale di Shanghai. Zverev giocherà la seconda semifinale consecutiva qui a Londra contro Dominic Thiem, sconfitto solo due volte in sette precedenti.


Puoi spiegarci perché hai deciso di non disputare la coppa Davis la prossima settimana?
L’ho già detto molte volte. Per me con questo formato non è più la coppa Davis. Credo fosse l’evento storicamente più significativo del tennis con i suoi oltre 100 anni di vita e le sfide in casa e in trasferta. La Davis è l’atmosfera, è il giocare partite combattute in tre giorni al meglio dei tre set su cinque. Quella è la Davis per me e non disputarla in una settimana. Quella non è la Davis. Coppa Davis è andare in Australia, Sud America, come facevo io quando era la vera Davis. Spero che la gente capisca che è qualche cosa più dei soldi che ci stanno mettendo sul tavolo. Si tratta della storia del tennis.

 

Quali sono i tuoi pensieri in vista dell’incontro con Thiem?
Sta giocando in modo incredibile. Battere Roger e Novak su questa superficie è speciale e farlo consecutivamente è difficilissimo. Sarà un match molto complicato e non vedo l’ora che arrivi. A dirla tutta sono già felice di essere in semifinale e da qui in avanti vivrò alla giornata.

Quest’anno hai vinto un solo torneo e ora hai la possibilità di vincere questo anche grazie alla rapidità della superficie, nonostante una stagione non straordinaria. Nadal appena nominato numero 1 del mondo è già fuori. Solo uno dei Fab 4 è in semifinale. Tutte queste cose non ti paiono in qualche modo sconfessare quanto è successo nel corso dell’anno?
Non è strano. I più giovani stanno giocando meglio dello scorso anno. La più grande sorpresa per me è Novak eliminato perché le condizioni del campo sono quelle più adatte alle sue caratteristiche. Un’altra sorpresa l’eliminazione di Rafa dal nostro gruppo, per me e Stefanos era dura riuscirci. Non penso che molti ci avrebbero scommesso. Soprattutto sulla mia qualificazione in considerazione della stagione che ho disputato. Però negli ultimi 5 giorni ho giocato a un buon livello. Sarà interessante ora vedere chi vincerà. Magari sarà la prima volta di qualcuno. Mi auguro di confermarmi ma domani mi attende una semifinale durissima. 

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Zverev non trema, batte Medvedev e avanza. Nadal fuori dalle Finals

Il tedesco non sbaglia il match decisivo contro il russo già eliminato. La vittoria in due set gli permette di affrontare Thiem in semifinale. Nadal beffato, saluta il Masters di Londra

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Alexander Zverev - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[7] A. Zverev b. [4] D. Medvedev 6-4 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Presentando il match tra Berrettini e Thiem, avevamo scritto che il tennis senza pathos può essere esteticamente bello ma non appassionante. Lo ribadiamo dopo avere visto questa sera Alexander Zverev battere Daniil Medvedev in una partita piacevole ma a nostro avviso priva di pathos. Il tennista russo non aveva infatti sufficienti motivazioni – al di là di quelle economiche – per battere il suo amico tedesco dal momento che era già matematicamente escluso dalle semifinali. E infatti non lo ha battuto. Zverev incassa la vittoria senza eccessiva fatica e tiene così viva la speranza di confermare la vittoria ottenuta nella scorsa edizione.

Toccherà quindi a Stefanos Tsitsipas affrontare Roger Federer domani nella semifinale pomeridiana dove proverà a ripetere la vittoria ottenuta quest’anno agli Australian Open. Il numero 1 del mondo Rafael Nadal, nonostante la splendida vittoria ottenuta oggi contro Tsitsipas, deve invece lasciare per la nona volta il torneo senza averlo vinto.

LA CRONACA – Primo set deciso da un’unica palla break: quella concessa da Medvedev nel game di apertura. Zverev compie invece diligentemente il suo dovere al servizio mettendo in campo mediamente 7 prime ogni 10 seppure senza raggiungere le consuete velocità medie di velocità e, con una sola piccola esitazione nel game finale, in 34 minuti chiude la prima metà dell’esibizione … pardon, della partita

Il secondo parziale offre più emozioni del primo e un tennis qualitativamente migliore. I due giocatori offrono ai presenti uno spettacolo piacevole condito da colpi di squisita fattura. Meritevoli di lode in particolare un passante stretto di rovescio di Medvedev e un diritto in corsa di Zverev rispettivamente nel sesto e nell’ottavo gioco. Nel nono game Medvedev salva un break point grazie ad una grande prima di servizio e subito dopo invoca e ottiene il sostegno sonoro del pubblico che evidentemente spera nel terzo set.

Terzo set che non verrà mai, poiché nel tie-break Medvedev parte bene ma poi commette alcuni errori non forzati che gli costano la sconfitta senza essere mai riuscito a procurarsi una palla break nel corso dell’intero incontro. Nell’intervista del dopo partita a questo proposito affermerà di avere avuto per tutto il torneo grosse difficoltà alla risposta a causa dell’estrema velocità del campo. Medvedev si congeda così dalle Finals con il risultato di tre sconfitte in altrettanti incontri, mentre Alexander Zverev prosegue la sua corsa.

Sabato alle 21 italiane affronterà il primo classificato del girone Borg – Dominic Thiem – e abbiamo la sensazione che dovrà sudare molto più di quanto abbia fatto oggi per superare un avversario contro il quale in passato ha giocato sette volte perdendone cinque, l’ultima delle quali nei quarti di finale del Roland Garros nel 2018. 

 

La classifica finale del Gruppo Agassi
La vittoria di Nadal su Tsitsipas
Gruppo Agassi, day 1le vittorie di Tsitsipas e Zverev
Gruppo Agassi, day 2:le vittorie di Tsitsipas e Nadal
Il ranking ATP aggiornato

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Nadal: “Avrei potuto finire da n.1 almeno altre due stagioni”

LONDRA – Lo spagnolo festeggia la coppa del leader di classifica, ma rivela: “Quando conquisti uno Slam lo fai vincendo l’ultimo punto della partita e quella è una sensazione che non hai quando diventi numero 1”

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Rafael Nadal con il trofeo del numero 1- ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il nostro inviato

Vittoria fortunata contro Medvedev – ma la fortuna aiuta gli audaci, come è noto – e successo invece pienamente frutto dei suoi sforzi contro un mai domo Tsitsipas, che già qualificato gli ha dato battaglia per tre ore. Dopo la fiacca esibizione d’esordio contro Zverev, Rafael Nadal ha fatto tutto il possibile per guadagnarsi le semifinali e adesso rimane in attesa di un segnale positivo dalla sfida tra Medvedev e Zverev, nella quale il russo può regalargli la qualificazione e la sfida numero 41 a Federer. Intanto, lo spagnolo si aggrappa alla certezza – e che certezza! – di poter sollevare per la quinta volta in carriera il trofeo del numero uno di fine stagione.

 

Hai disputato tre match molto duri questa settimana. Come vanno i tuoi addominali?
Bene. Mi sento bene. È vero che ho giocato due partite al limite delle tre ore; se sto bene però questo è l’ideale per me perché la mia preparazione non era perfetta. Più gioco e più miglioro.

Il match di questa sera deciderà la tua qualificazione (se Zverev vincesse Nadal sarebbe fuori ndt). Lo vedrai con partecipazione oppure sarai rilassato?.
Non so se lo vedrò o meno. So solo che devo essere pronto a tutto. Ciò che dovevo fare l’ho fatto e bene. Sono felice della vittoria e ora devo attendere. Forse andrò a cena con la famiglia visto che giocano alle 20 e a quell’ora devo cenare se poi domani dovrò scendere in campo alle 14. Se poi non dovrò farlo pazienza.

Come Roger e Novak chiuderai l’anno al primo posto per la quinta volta in carriera. Negli ultimi 16 anni solo Murray nel 2016 ha interrotto il vostro dominio. È una cosa speciale per te oppure no? In che momento dell’anno hai pensato di potercela fare?
Non saprei. La prima posizione non era il mio obiettivo. Non la inseguo e non pianifico il calendario in funzione di ciò ma per durare il più a lungo possibile. Io e il mio team organizziamo la stagione per questo obiettivo, ovvero preservare il mio fisico al meglio. Dovunque abbia giocato quest’anno sono quasi sempre arrivato in fondo. Ho davvero giocato bene. Ecco perché adesso sono qui seduto con il trofeo ATP al mio fianco. Ma, considerata la forza dei miei avversari, tutto può succedere. Io cerco solo di mettermi nelle condizioni di potercela fare. Sono contento di avere raggiunto Roger e Novak in questa speciale classifica. Tuttavia penso che in almeno due stagioni abbia avuto la possibilità di chiudere al primo posto e l’ho mancata a causa degli infortuni. Per esempio nel 2012 stavo giocando alla grande e poi dopo il Roland Garros mi sono dovuto fermare otto mesi per il ginocchio. Così pure nel 2009 successe qualcosa di simile. Per questa ragione questo trofeo significa così tanto per me e rappresenta un grande traguardo.

Per te la prima posizione in classifica è importante tanto quanto la conquista di un torneo dello Slam?
Sono due cose diverse. Difficili da confrontare. Anche la prima posizione è una grande cosa. Però quando conquisti uno Slam lo fai vincendo l’ultimo punto della partita e quella è una sensazione che non hai quando diventi numero uno. Quella è la grande differenza. Comunque non è giusto fare confronti. Non voglio dire meglio una cosa o meglio l’altra. Questo trofeo per me era qualche cosa di inatteso e mi emoziona molto, soprattutto dopo tutto ciò che ho dovuto passare

Sia oggi sia nella finale degli Us Open hai fatto molto serve & volley. Lo hai mai fatto così spesso in passato?
È vero. Sto servendo molto meglio e quindi a rete ci vado più spesso, è normale. Ci vuole fiducia. Ci vuole rapidità. Ma se lo fai spesso diventi automaticamente più veloce perché riesci a vedere meglio le cose. In questo momento è qualcosa che mi riesce piuttosto bene.

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