Prima Nadal, poi Djokovic: i delusi di Londra al debutto nella nuova Davis

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Prima Nadal, poi Djokovic: i delusi di Londra al debutto nella nuova Davis

Rafa all’esordio da padrone di casa contro la Russia (oggi alle 18). Nole, che non gioca per il suo Paese dal 2017, sfiderà il Giappone nel day 3: “Voglio arrivare in fondo alla settimana”

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Rafa Nadal - Finali Coppa Davis 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

La copertina del day 2 alla Caja Magica se la prende senza dubbio l’esordio della Spagna padrona di casa, in quello che nelle previsioni (prima dei guai croati e della rinuncia di Medvedev) era stato etichettato come il girone di ferro. “Ho trovato Nadal molto bene – ha commentato il capitano spagnolo Sergi Bruguera -, chiaramente è arrivato da Londra con il dispiacere di non essere riuscito a giocare le semifinali delle Finals, ma adesso sta bene ed è molto motivato per questa settimana“.

L’esordio della Spagna è in programma nel pomeriggio (ore 18) contro la Russia, capace di superare in scioltezza la malconcia Croazia all’esordio. Per il momento si sono rivelate aderenti alla realtà le dichiarazioni ricche di fiducia del capitano Shamil Tarpischev, in sella dal 1974. “L’assenza di Medvedev ci indebolisce, ma abbiamo una squadra comunque in grado di combattere“.

NOLE NEL DAY 3 – Ci sarà da aspettare la sessione mattutina del day 3, invece, per vedere in campo la Serbia di Novak Djokovic contro il Giappone. La presenza contemporanea alle Davis Cup Finals dei primi due protagonisti del ranking mondiale è uno degli argomenti sbattuti sul tavolo da chi crede nella bontà della nuova formula. Anche il serbo non ha superato il girone nel Masters londinese (fattore che ha probabilmente agevolato la sua presenza a Madrid) e proverà quindi a concludere al meglio la stagione difendendo i colori del suo Paese.

Novak Djokovic – Finali Coppa Davis 2019 (photo by Jose Manuel Alvarez / Kosmos Tennis)

L’ultima apparizione con la Serbia del fuoriclasse di Belgrado risale al 2017, mentre il momento migliore in Nazionale rimane l’insalatiera sollevata nel 2010 proprio contro la Francia, avversaria di giovedì. “Far parte del gruppo della Davis mi è sempre piaciuto – ha commentato Nole alla vigilia -, sono sensazioni che mi mancavano da qualche anno, speriamo di arrivare fino alla fine di questa settimana, significherebbe lottare per vincere“.

Qui il calendario completo dei match giorno per giorno

 

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Rafa Nadal giocò sotto anestesia a Wimbledon 2008

Il campione spagnolo racconta un aneddoto sulla finale di Wimbledon 2008 vinta contro Roger Federer

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Rafa Nadal si è sempre dimostrato più forte di ogni ostacolo fisico e mentale comparso durante la sua carriera, e l’ultima rivelazione non fa che accrescere la sua leggenda. Intervistato da Movistar+ per il programma #Vamos, il tennista spagnolo ha rivelato di aver giocato l’inizio dell’epica finale di Wimbledon 2008 contro Roger Federer con il piede addormentato.

La causa dell’impedimento era l’anestesia, a cui Nadal ha dovuto ricorrere per tutto il torneo. “Avevo bisogno di fare l’anestesia prima della partita perché non riuscivo ad appoggiare il piede […] La pioggia peggiorò la situazione perché l’anestesia aveva una durata e senza anestesia non potevo giocare. […] Il dolore c’era anche nelle partite precedenti e infatti i giorni degli allenamenti non mi riuscivo ad allenare.” Un piede addormentato che non l’ha fermato dal trionfare in finale contro Roger Federer dopo una battaglia di 4 ore e 48 minuti.

 

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Lo US Open premierà gli operatori medici

Il direttore finanziario degli US Open ha annunciato che proveranno ad avere sugli spalti medici e infermieri

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Gli US Open sono in programma senza spettatori ma questo proposito potrebbe cambiare a breve. Il direttore finanziario del torneo newyorkese Lew Sherr ha aperto alla possibilità di avere sugli spalti gli operatori in prima linea (dell’emergenza coronavirus ndr), i medici e le loro famiglie, se la situazione a New York dovesse restare buona dal punto di vista sanitario.

Lo Slam americano non è l’unico torneo di tennis che potrebbe tornare ad avere tifosi. L’All American Cup, il World Team Tennis e l’esibizione di Berlino hanno tutti annunciato che permetteranno la presenza limitata di spettatori ma con delle norme strette da seguire, come la firma di un’autorizzazione e posti predeterminati per rispettare il distanziamento sociale.

Sherr si è espresso anche su quest’idea, confermando la volontà dello US Open di non avere tifosi in quanto “Si tratta di un modello che per noi non può funzionare. […] Anche facessimo entrare il 10% dei possibili tifosi avremmo problemi a far rispettare il social distancing e a dare le strutture adeguate ai giocatori.”.

 

La posizione degli US Open non stupisce, dato che durante le tre settimane che vanno dal Master di Cincinnati fino allo Slam, tutti tenuti dentro il National Tennis Center di New York, ci saranno 250 giocatori e tra le 1500 e 2000 persone ogni giorno. I giocatori saranno sistemati nelle zone prima utilizzate dai tifosi come le suite di lusso all’interno del centro, rispettando sempre le distanze.

A Flushing Meadows però non chiudono definitivamente le porte alla presenza dei tifosi. Sempre Sherr aggiunge che “Se ci sarà la possibilità di fare qualcosa di bello per le persone che se lo meritano, lo faremo. Ma la salute e la sicurezza di giocatori e staff viene prima.”.

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Trionfo di Sharapova, passaggio di testimone tra Sampras e Federer: 3 luglio data storica di Wimbledon

19 anni fa Federer ‘estorceva’ il testimone a Sampras, buttandolo giù dal trono di Wimbledon. Tre anni dopo, Sharapova avrebbe incantato i tifosi di Londra vincendo il torneo a 17 anni

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Non è così difficile abbinare un giorno di fine giugno o inizio luglio a un avvenimento importante della storia di Wimbledon, poiché da oltre un secolo lo Slam londinese si disputa in queste date. Se però c’è una giornata particolarmente alta in graduatoria, per l’importanza delle partite che vi si sono disputate, questa giornata è il 3 luglio. Non tanto per la qualità del tennis che ci è stato proposto, quanto per quello che hanno rappresentato le due vittorie che oggi ricordiamo.

La prima è l’ottavo di finale di Wimbledon 2001, quello che mise di fronte l’epta-campione (in carica) Pete Sampras e un quasi ventenne Roger Federer. Molti oggi ricordano che attorno a quella partita, durata oltre quattro ore e cinque set, si respirava quella strana atmosfera che predice le novità o i grandi eventi, o entrambe le cose. Furono entrambe le cose, perché due anni dopo quella vittoria che detronizzò Sampras (Pete avrebbe vinto appena un’altra partita a Wimbledon prima di ritirarsi), Federer solleverà il primo di otto trofei a Church Road. Se non si parla in questo caso di passaggio di testimone, allora quando?

La seconda è la finale femminile di Wimbledon 2004, l’edizione in cui è deflagrata Maria Sharapova battendo – ad appena 17 anni – la già sei volte campionessa Slam Serena Williams; il fatto che una rivalità che avremmo ipotizzato acerrima e serrata, nei fatti, non sia mai cominciata (Serena ha vinto 19 delle 20 sfide successive) contribuisce a rendere iconica e inaspettata questa vittoria. Vinto l’ultimo quindici del torneo, Maria si è comportata come una normalissima diciassettenne che sta provando una gioia immensa, nonostante si trovasse di fronte a migliaia di tifosi sul campo da tennis più importante del mondo: è corsa sugli spalti ad abbracciare papà Yuri e poi ha usato il cellulare per chiamare mamma Yelena. “Mamma, ho vinto Wimbledon!”: simple as that.

 
Maria Sharapova – Wimbledon 2004

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