Pochi spettatori, tanto Canada: è semifinale di Davis per i biancorossi

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Pochi spettatori, tanto Canada: è semifinale di Davis per i biancorossi

In un’atmosfera un po’ troppo intima il Canada diventa la prima semifinalista di questa Coppa Davis. Superata l’Australia

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La squadra canadese dopo la conquista della semifinale alle Davis Cup Finals 2019 a Madrid (foto Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)
 
 

AUSTRALIA – CANADA 1-2 (da Madrid, il nostro inviato)
V. Pospisil (CAN) b. J. Millman (AUS) 7-6 6-4
A. De Minaur (AUS) b. D. Shapovalov (CAN) 3-6 6-3 7-5
V.Pospisil/D.Shapovalov (CAN) b. J.Thompson/J.Peers (AUS) 6-4 6-4

Tribune semivuote per il primo match serale sul centrale Manolo Santana. Il colpo d’occhio non è dei migliori, un’arena da 12.500 spettatori oggi ne accoglieva a malapena 4.000 che forse avrebbero potuto essere dirottati sul campo 2 creando ben altra atmosfera (come suggerito ieri da Murray, in conferenza stampa è meglio un campo più piccolo, ma pieno). I tifosi canadesi tuttavia fanno di tutto per farsi sentire, come abbiamo avuto modo di constatare contro l’Italia, e si dimostrano una delle tifoserie fin qui più calde. Per inciso, abbiamo indagato sul perché ci fossero così tanti supporter canadesi, rispetto al resto delle altre nazioni: abbiamo scoperto parlando con alcuni responsabili della federazione canadese, che la federazione proponeva pacchetti nei quali il viaggio aereo era parzialmente sovvenzionato. Inoltre la delegazione risulta composta da 50 membri, decisamente non pochi. Infine, il lavoro di concerto con l’ambasciata in Spagna ha consentito di raggiungere quanti più canadesi possibili in territorio europeo. Insomma un gioco di squadra che innegabilmente ha pagato.

POSPISIL NON DELUDE – E adesso chi lo ferma più questo Vasek? Sarà dura per Auger-Aliassime riguadagnare il posto da titolare vista la trance agonistica del suo compagno di squadra. Subito una sorpresa per chi si attendeva di vedere giocare Kyrgios. L’estroso Nick è stato stavolta escluso ufficialmente per problemi fisici (in conferenza stampa Hewitt ha confermato che si trattava del riacutizzarsi del problema emerso anche durante la Laver Cup) in favore del più compassato Millman. L’idea del capitano Hewitt sembra essere quella di imbrigliare con un regolarista le soluzioni aggressive di Pospisil, che dopo le vittorie dei giorni scorsi contro l’Italia e gli USA è confermatissimo nel suo ruolo di numero 2.

La partita inizia a strappi con i due giocatori che probabilmente risentono un po’ della tensione. Così se la partenza lanciata è per Millman che vola subito 3-0, la reazione di Pospisil non si fa attendere per l’immediato 3-3. Come prevedibile è Pospisil il più propositivo: il canadese cerca di dettare lo scambio col dritto e scendere a rete appena possibile, con Millman impegnato a lavorare ai fianchi il canadese. Si procede così senza ulteriori palle break fino ad arrivare al tie break. Nel gioco decisivo i primi 8 punti vanno contro il servizio per 6 volte, con entrambi i giocatori che dimostrano chiaramente di sentire la pressione. Ma alla fine a prevalere in un set in cui la differenza è veramente minima è Pospisil (43 punti a 40 per il canadese). Canada 2 si dimostra insomma implacabile, portando a 4/4 il proprio ruolino di marcia nei tiebreak fin qui disputati.

Secondo set che inizia con entrambi i giocatori ben centrati alla battuta e che concedono le briciole in risposta al proprio avversario. Partita che nel secondo set diventa ancora più scarna sotto il punto di vista tattico, con i servizi a farla da padrone. Pospisil da un lato mostra grossi problemi nel leggere il servizio e trovare soluzioni d’incontro soddisfacenti. Millman invece, per la forza bruta e per l’elevato numero di prime in campo, viene semplicemente sfondato dalla forza bruta del canadese. Di conseguenza lo scambio non parte quasi mai. Tutto questo vale fino al decimo gioco, quando finalmente Pospisil con qualche risposta più centrata riesce a far partire lo scambio e senza farsi imbrigliare nella ragnatela proposta dall’australiano, riesce sfoderare una raffica di dritti molto pesanti che lo portano a match point: basta il primo e il punto d’apertura è per il Canada grazie ad una prestazione molto solida dell’originario di Vernon.

DE MINAUR DI SOSTANZA – Il tempo di liberare il campo e i due numeri 1 sono già pronti a scendere in campo. Viste le polemiche dei giorni scorsi sulla programmazione, oggi sembra una giornata tranquilla. Sono le 20:20 a Madrid e già siamo pronti per la seconda partita serale (nota a margine: l’organizzazione per la giornata di domani ha comunicato un anticipo di mezz’ora rispetto alla programmazione prevista originariamente, con inizio dei match alle 10:30 e alle 17:30). Primo incontro fra due dei classe 99 più interessanti del circuito, entrambi già nei top-20 e in rampa di lancio per la consacrazione definitiva. Probabilmente questo sarà il primo capitolo di una sfida destinata a riproporsi spesso nel prossimo decennio.

Primo set che vive delle fiammate di Shapovalov, nel bene e nel male. Il canadese come ancora troppe volte gli capita, spesso esagera nel suo tennis iper aggressivo e a volte finisce lui stesso per finire scottato. Ad ogni buon conto lo spettacolo è godibile con belle soluzioni da ambo le parti. Ad esempio il settimo game è una pioggia highlights: Denis pur andando in difficoltà riesce a salvarsi con una serie di vincenti uno più bello dell’altro. Non che De Minaur stia particolarmente demeritando, è semplicemente il canadese che sta trovando ottime soluzioni. Primo set quindi che giustamente per quanto visto in campo prende la via del Canada, con Shapovalov razionalmente aggressivo, che chiude il parziale con 12 vincenti a 4.

Neanche il tempo di decantare le lodi di Shapo, che nel secondo set va in stallo, con l’australiano lesto ad approfittarne per portarsi in un baleno sul 3-0 e 0-30. Da qui in poi il ragazzo originario di Tel Aviv riaccende i motori e prova a rientrare in partita, ma ormai il danno è fatto e si va quindi al terzo, nel quale continua la routine di servizi tenuti agilmente da entrambi i contendenti fino al quinto gioco, nel quale Shapovalov salva una palla break in bello stile con un vincente di dritto all’incrocio delle righe. Come al solito, niente giocate banali per Shapovalov fedele al suo stile “make it or break it”.

Uno Shapovalov che a differenza del primo set continua ad avere vistosi alti e bassi e non riesce a dare continuità al suo gioco, anche se va detto che quando si trova spalle al muro il canadese non si fa certo prendere dal braccino. In ogni caso dopo aver salvato 4 ulteriori palle break Denis salva la baracca, ma solo temporaneamente, visto che poi con una seconda sciagurata regala il doppio fallo e manda De Minaur a servire per il match, il quale, pur non potendo contare sui picchi di rendimento del canadese, fa valere la sua maggiore solidità e porta a casa il match.

CI PENSA ANCORA VASEK – Continua la settimana della vita di Vasek Pospisil che dopo avere regolato Millman veste nuovamente i panni di superman e da un contributo decisivo nella vittoria del Canada. Si arriva così all’incontro decisivo in un clima da circolo sportivo, una partita per pochi intimi, come se fossero i soci del club. Punto interrogativo sulle condizioni fisiche e mentali dei canadesi, che sono costretti agli straordinari dopo i rispettivi singolari. Soprattutto toccherà vedere se Shapovalov avrà risentito di qualche strascico emotivo. Il nativo di Tel Aviv per lo meno non è completamente arrugginito, dato che quest’anno ha giocato qualche doppio, a volte anche con compagni illustri come Tsitsipas a Roma. Questi timori sembrano fugati dalla partenza lanciata dei canadesi che vanno subito avanti 3-0 nel primo set senza guardarsi indietro e senza concedere il briciolo di un’occasione agli australiani.

Secondo set invece in cui l’Australia rialza la testa e si porta avanti 3-0, ma è solo un fuoco di paglia, in quanto i due canadesi sono bravi a riprendere il controllo delle operazioni e grazie alle bombe al servizio di Shapovalov e alla buona vena di Pospisil il Canada riesce nell’aggancio e nel sorpasso. Così, dopo circa 70 minuti la contesa si chiude a favore dei canadesi che al prossimo turno troveranno la vincente di Russia-Serbia.

DANCEVIC “È stata una settimana dura fino ad ora, so che i ragazzi sono in grado di fare bene. È stato incredibile il modo in cui hanno gestito la situazione, sia fisicamente che emotivamente. Sono orgoglioso di questi ragazzi”.

SHAPOVALOV – “All’inizio del secondo set ho perso un po’ la concentrazione ma credo che anche lui abbia migliorato il suo livello di gioco. Parlando del supporto del pubblico, è incredibile come ci hanno incitato. Ci sono parecchie persone che a casa ci guardano, ma avere tutta questa gente dal vivo per me è importante, mi fanno giocare al meglio. Rispetto alla manifestazione ci sono pro e contro”.

POSPISIL“Dal primo punto del doppio ci abbiamo messo subito la massima intensità. Nel primo doppio con l’Italia ero un po’ arrugginito. Quando ho saputo che non avrei giocato contro Kyrgios ho dovuto adattare ovviamente la mia tattica. Ero confidente delle mie abilità di doppista, ovviamente senza particolare allenamento è difficile, ma in questi giorni ho mi sono allenato e la fiducia è aumentata”.

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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Coppa Davis

“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis

Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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