Finali Davis, Murray: "Match duro, non ho idea di come mi sentirò domani"

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Finali Davis, Murray: “Match duro, non ho idea di come mi sentirò domani”

MADRID – Andy commenta il sofferto successo su Griekspoor all’esordio nella nuova Davis. “Atmosfera eccellente. Meglio un campo più piccolo pieno, che uno grande mezzo vuoto”

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Andy Murray - Davis Cup Finals 2019 a Madrid (via twitter, @the_LTA)

dal nostro inviato a Madrid

A tre anni di distanza dalla sua ultima partecipazione (semifinale del 2016 persa dai britannici contro l’Argentina a Glasgow), Andy Murray è tornato a giocare in Davis. Il rientro non è stato dei più comodi, tanto che allo scozzese sono servite 2 ore e 51 minuti per avere la meglio contro il sorprendente olandese Tallo Griekspoor. Ecco le parole di Andy nella conferenza stampa post match.

Come ti senti Andy? Come sta reagendo il tuo fisico?
Sicuramente è stato un match fisicamente duro e già al momento dell’ingresso in campo non mi sentivo benissimo. Adesso vediamo come risponde il fisico e quale sarà la programmazione per i prossimi giorni. Non è che voglio avere riposo, ma al momento non ho idea di come mi sentirò domattina. Ho avuto una conversazione con Leon (il capitano), la decisione se farmi giocare è sua. Vedremo anche domattina come vanno le cose e come si evolvono i match oggi.

Potresti spiegare un po’ come hai preparato il match?
Griekspoor era una sorpresa. Abbiamo guardato un po’ di suoi incontri, le sue statistiche, ma non c’è stato molto tempo per fare una review approfondita. Di solito nei tornei ATP principali questo non succede, nei prossimi match non dovrebbe succedere. Quando sono entrato in campo sapevo che non ero al meglio ed ero nervoso. Gioco da 14 anni e so come funziona, alcuni ragazzi in Davis si esaltano, poi se gli avversari si prendono rischi e ad esempio servono le seconde a 180 km/h…

C’è stato un momento in cui pensavi di non farcela?
Sul 5-4 15-30 nel terzo set è stato difficile. Anche nel tie break sono stato sotto ma spesso in carriera ho trovato modi per vincere anche non giocando bene, e oggi è stato uno di questi. Sono riuscito a mettere in campo qualche buona difesa e sono orgoglioso di essere riuscito a vincere.

Pensi di avere preso il match un po’ alla leggera?
No, non credo. Ci sono stati diversi fattori, non è come quando si ha 25 anni, adesso quando si è passato un po’ di tempo senza giocare match competitivi ci vuole un po’ di tempo per prendere il ritmo. Poi ultimamente ho avuto un problema al gomito e mi sono dovuto fermare, ho anche finito per andare in sovrappeso di 4 kg, e questo non aiuta negli spostamenti. Poi adesso che sono di nuovo padre voglio anche dedicare del tempo a mio figlio, le priorità sono diverse. In generale siamo stati il team che è arrivato per primo qua a Madrid, abbiamo avuto modo di allenarci, provare le condizioni del campo e stare insieme.

DOMANDA UBITENNIS: ieri in conferenza stampa avevi affermato che una delle tue preoccupazioni per il nuovo formato della Davis era anche la partecipazione del pubblico: oggi come ti è sembrato? L’arena era più piccola, ti è piaciuta?
Si sono rimasto senz’altro soddisfatto, l’atmosfera era eccellente e mi è piaciuto giocare in questo ambiente. Alla fine non conta quanta gente è presente ma l’atmosfera. Avere 6000 persone in un’arena da 15.000 non è un granché. Molto meglio un contesto come quello odierno in cui l’atmosfera era più “intima” e si sentiva il calore del pubblico. Meglio un’arena piccola ma piena che una grande mezza vuota. Mi è piaciuto anche vedere che c’era una bella partecipazione sia dal Regno Unito che dall’Olanda.

Parlando del nuovo formato che ne pensi? Ieri Rafa ha detto che la pressione è diversa rispetto al passato. E del fatto che il Canada ha perso ha tavolino il doppio con gli USA?
Una volta le partite al meglio dei 5 consentivano di partire più liberi, qua si gioca al meglio dei 3, la superficie è veloce ed è un incentivo a giocare aggressivi. Non c’è spazio per gli errori, forse è più divertente per gli spettatori, ma più stressante per i giocatori. Rispetto al fatto che il Canada si sia ritirato nel doppio credo che non sia positivo, non ci sono match senza importanza, credo che avrebbero dovuto giocare anche perché avevano tempo per recuperare.

Rispetto al futuro quali sono i tuoi obiettivi?
Mi piacerebbe sicuramente essere a Tokyo alle Olimpiadi, mi piace il clima del team e competere per il mio paese. Poi alla fine del 2020 vedrò come mi sentirò.

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Doppia festa in casa Seppi: compleanno e… fiocco rosa!

È nata negli Stati Uniti la primogenita di Andreas Seppi

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Dopo la finale disputata al New York Open domenica scorsa, Andreas Seppi è corso a Boulder, in Colorado, dove da qualche tempo risiede con la moglie Michela, pronto a festeggiare il 36° compleanno che sarebbe arrivato venerdì di questa settimana.

Prima del compleanno, però, è arrivato un enorme regalo atteso da tempo: la nascita della sua prima figlia, la piccola Liv. Andreas è diventato padre proprio il giorno prima di compiere 36 anni: “Il regalo è arrivato in anticipo, ma non avrei pensato ad un regalo migliore – ha scritto Andreas sul suo profilo Instagram – grazie Michela per essere una fantastica moglie, e per essere già diventata una fantastica mamma”.

Naturalmente sono arrivati gli auguri da parte di tanti colleghi e amici del mondo del tennis, con in testa Fabio Fognini che si è distinto con un poetico “E mo… so cazzi! Auguri ragazzi!”.

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Bublik è convinto che i giornalisti facciano domande sciocche ‘tutte le volte’

MARSIGLIA – Il giovane kazako, già protagonista di un’intervista pepata a L’Equipe qualche giorno fa, ribadisce i concetti… e rincara la dose. Intanto, giocherà la sua terza semifinale ATP

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Alexander Bublik - ATP Marsiglia 2020 - Foto di Cristina Criswald

da Marsiglia, la nostra inviata

Dopo la vittoria conquistata al terzo set contro Denis Shapovalov (7-5 4-6 6-3), che gli è valsa la qualificazione alla sua terza semifinale nel circuito maggiore, il kazako Alexander Bublik non si è risparmiato in conferenza stampa ripetendo i concetti già espressi qualche giorno fa nell’intervista rialsciata a L’Equipe. Incalzato dai giornalisti sull’argomento, Alex infatti ha ribadito senza remore le ragioni che l’hanno spinto a diventare un tennista professionista:

Ho detto che mi piace giocare, colpire la palla, ma non lo farei mai se non si guadagnassero soldi” afferma Alex con un certo cipiglio alla domanda un po’ sibillina di un giornalista francese, “Anche tu non faresti un lavoro che non ti fa guadagnare perché non potresti avere da mangiare (cit: ‘bread on the table’). È molto semplice. Devi allenarti, poi ti fai male al ginocchio (indicandosi il ginocchio dolorante su cui gli è stato applicato un impacco di ghiaccio, ndr), devi sacrificare la tua vita privata, ma devi andare avanti, devi ascoltare cose di m…. sui social (qualcuno ha scelto di abbandonarli, infatti, ndr) o dai giornalisti che ti chiedono cose stupide. Ripeto, mi piace giocare ma non sacrificherei mai la mia vita se non guadagnassi denaro“.

 

Per Alexander allora i giornalisti fanno domande sciocche? “Oh sì, tutte le volte!” risponde un imperturbabile e spavaldo Alex. Di sicuro il coraggio delle opinioni non gli manca.

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Kevin Anderson operato al ginocchio destro

La rottura del menisco mediale costringe il sudafricano a un nuovo intervento chirurgico

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Kevin Anderson - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Continua il periodo sfortunato di Kevin Anderson che, tramite Instagram, ha comunicato di essersi sottoposto a chirurgia a causa della rottura del menisco mediale del ginocchio destro, lesione occorsa durante la off season. Dal 2016, Kevin colleziona suo malgrado infortuni sparsi su ogni zona del corpo: caviglia (con annessa chirurgia), ginocchio sinistro, spalla destra, inguine, anca, coscia sinistra. Lo scorso anno, si sono aggiunti il gomito e il ginocchio destro. Proprio quest’ultimo aveva costretto il trentatreenne di Johannesburg a chiudere in anticipo la scorsa stagione in modo da concedersi del tempo per recuperare, salvo poi decidere per l’intervento chirurgico.

Dopo un promettente avvio di 2020 in ATP Cup (due vittorie e la sconfitta contro Djokovic in due tie-break) e l’uscita al secondo turno a Melbourne dopo dieci set, Anderson ha annunciato il ritiro da Acapulco e dai due Masters 1000 di marzo senza tuttavia rivelarne il motivo. L’ipotesi che fosse ancora il ginocchio a creargli problemi si è purtroppo rivelata corretta, come evidenzia la foto postata nella giornata di venerdì in cui il 203 cm si mostra comunque sorridente e combattivo. Non ce ne vorrà il buon Kevin se sdrammatizziamo immaginando che è stato pure costretto a ritardare l’annuncio perché un’altra operazione gli ha rubato la scena.

Attorno alla metà dello scorso mese di dicembre, durante la preparazione nella off-season, mi sono infortunato al ginocchio destro. Ho cercato di resistere allenandomi e giocando comunque, ma non è migliorato.
La diagnostica per immagini fatta in Australia ha purtroppo mostrato che ho subito una rottura del menisco mediale. Dopo essermi consultato con i medici e con il mio team, abbiamo deciso che la chirurgia era la soluzione migliore. Mi sono sottoposto all’intervento mercoledì.
È oltremodo difficile e frustrante dover affrontare questo dopo tutte le battute d’arresto che ho avuto lo scorso anno. Ma so che è la decisione giusta per farmi tornare dove voglio ed essere certo che farò tutto quanto in mio potere per arrivarci.
Grazie a tutti voi per il continuo sostegno e non vedo l’ora di rivedervi là fuori il più presto possibile.

Inevitabilmente sceso al 121° posto dopo i guai del 2019, l’ex n. 5 del mondo non sarà in grado di difendere i quarti di Miami, perdendo così 180 dei 445 punti ora al suo attivo. Per quanto precisissimo nel riportare l’esatta natura dell’infortunio, Anderson non si è sbilanciato sui tempi di recupero e sulla possibile data di rientro nel Tour, ma è almeno probabile un ritorno in coincidenza con l’inizio della stagione verde come per Federer.

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