Gael Monfils, quando l'impresa eccezionale è essere... divertente

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Gael Monfils, quando l’impresa eccezionale è essere… divertente

DIRIYAH – “La gente vuole sempre vedere la parte divertente di me, ma alla fine, nero su bianco, c’è che io sono il numero dieci del mondo. E questo non è facile”. L’orgoglio di un giocatore a cui sta stretto il ruolo di ‘Joker’ del circuito

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Gael Monfils - Diriyah Tennis Cup (via Twitter, @DiriyahCup)

da Diriyah, il nostro inviato

Esibizioni, tornei, è sempre un piacere andare in campo e farlo con gioia. Il tennis è uno sport bellissimo e divertirmi è parte di me, in qualsiasi match: se gioco un’esibizione voglio divertirmi, se gioco un torneo voglio divertirmi, anche se gioco con mio fratello voglio divertirmi. Questo non deve essere considerato un errore solo perché qualche volta mi capita di perdere; spesso mi diverto e vinco. Non userei il termine ‘pazzo’, o meglio, sono un pazzo (‘I’m a crazy person’, dice letteralmente, lasciandosi sfuggire il solito sorriso, ndr) ma è il mio modo di essere e a volte sul campo provo a fare dei colpi che non immaginereste”.

Parole e musica di Gael Monfils, appena dopo aver intrattenuto il pubblico di Diriyah assieme a Fognini ed essere stato eliminato dalla prima competizione internazionale dell’Arabia Saudita. Al francese il concetto di esibizione calza a pennello, ma questo non significa che il suo valore si fermi alla capacità di intrattenere il pubblico, che comunque può essere considerata la cifra principale della sua carriera. In una conferenza molto interessante Gael prova a circostanziare meglio il suo ruolo di ‘Joker’ del circuito, ci tiene a non essere sminuito, e per non finire vittima della stessa follia che sconvolge la vita del villain interpretato da Joaquin Phoenix nel recente riadattamento cinematografico (osannato più del suo reale valore, probabilmente) rimarca la parte più concreta della sua natura duale.

 

La gente vuole sempre vedere la parte divertente di me ed è quella che devo continuare a coltivare, ma alla fine, nero su bianco, c’è che io sono il numero dieci del mondo. E questo non è facile“. Frasi che Monfils pronuncia come se volesse scolpirle su pietra per sfuggire all’infamia del marchio di giullare, quello che sì, ci fa divertire, ma alla fine vince meno di quanto sappia intrattenere. Non che con questo discorso c’entri qualcosa la sconfitta contro Fognini – ‘oggi Fabio è stato migliore di me, e comunque ho giocato contro il numero dodici del mondo‘ – ma in qualche modo introduce i suoi obiettivi per la prossima stagione. Nel 2020 Gael è deciso è migliorare il suo best ranking di numero 6 raggiunto nel novembre 2016 dopo la semifinale di New York, probabilmente il manifesto della sua maniera di vivere il tennis: giocando una partita apparentemente (e forse davvero) priva di un filo logico è stato quasi in grado di mandare in confusione il numero uno del mondo, Novak Djokovic.

Per salire più in alto in classifica c’è una serie di cose a cui devo prestare maggiore attenzione, la prima è sicuramente riuscire a giocare una stagione intera. Quest’anno ho chiuso al decimo posto ma ho saltato alcuni tornei” (non ha giocato i 1000 di Miami e Montecarlo, ma a dire il vero ha giocato comunque ventuno tornei). Gli chiediamo quindi se sente di avere qualche rimpianto, dacché i due principali sembrano riguardare il nostro Berrettini che l’ha battuto ai quarti dello US Open e gli ha scippato l’ottavo posto alle Finals per assicurarsi il quale a Monfils sarebbe bastato battere Shapovalov a Bercy.

Non ho rimpianti rispetto alla scorsa stagione, il rimpianto non conta nello sport perché tutti quanti potrebbero averne. Se ho perso una partita è perché doveva andare così“. Gael si improvvisa sofista con anche una punta di misticismo, quando per ribadire il concetto dice ‘se ho perso, evidentemente Dio non voleva che vincessi‘. Comunque un modo di vedere le cose, verrebbe da pensare, ma chissà a quale divinità fa riferimento; forse meglio non approfondire, dal momento che in Arabia Saudita la libertà di culto non è tutelata dalla legge. Sparirà anche questo come altri concetti retrivi, si spera.

Intanto l’avvicinamento di Monfils alla nuova stagione procederà con la dovuta cautela. “Sono un po’ stanco, mi confronterò con il mio team a Dubai e decideremo se giocare l’esibizione di Abu Dhabi“. Fatiche da pre-season che La Monf dovrebbe comunque far presto a smaltire ritenendosi uno dei migliori – o addirittura il migliore, come afferma egli stesso – sotto il profilo atletico. Interrogato infatti su quanto gli farebbe piacere vedere un tennis con regole diverse, improntate all’accorciamento delle partite come qui a Diriyah dove il match tie-break – ma ancora dobbiamo vederne uno – sostituisce il terzo set, il francese espone il suo punto di vista.

Si tratta di formati differenti, come quelli che stanno testando alle Next Gen Finals. In fondo, perché no?“. Poi, però, ci pensa un attimo di più e ammette che se dipendesse da lui non lascerebbe troppo campo libero al cambiamento: “Direi di sì… ma anche di no; di no perché credo di essere il più forte del tour fisicamente e mi piacciono i match lunghi!“.

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Roland Garros: Djokovic sul velluto, Tsitsipas in rimonta

Facile vittoria di Novak Djokovic su Mikael Ymer. Stefanos Tsitsipas perde i primi due set contro Jaume Munar ma vince al quinto

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Stefanos Tsitsipas al Roland Garros 2020 (foto Twitter @Rolandgarros)

[1] N. Djokovic b. M. Ymer 6-0 6-1 6-3

Dopo l’eliminazione lunedì sera della testa di serie n.4 Daniil Medvedev c’era curiosità per l’esordio di altri due “pezzi da novanta” del seeding al Roland Garros. Ormai lo si è detto in tutte le salse: questo sarà uno Slam diverso da tutti gli altri, e chi saprà adattarsi meglio alle singolari condizioni di questo torneo ottobrino avrà ottime possibilità di potersi giocare il titolo nel weekend finale.

Se c’erano dubbi sulle condizioni di Novak Djokovic, probabilmente non sono stati fugati dal test di primo turno contro Mikael Ymer, rasta-svedese classificato al n. 80 ATP, dal momento che la prova si è dimostrata ben presto non indicativa per “provare la febbre” al campione serbo. Davvero troppa la differenza di valore assoluto in campo, messa in evidenza dall’abisso esistente tra i due nella consistenza dei colpi da fondocampo.

 

Il ventiduenne svedese, fratello di due anni più giovane dell’altra promessa Elias (promessa non mantenuta, dato che non è mai entrato nei primi 100), ha almeno avuto la soddisfazione di mettere a segno uno dei colpi del torneo, un passante-tweener vincente che ricorda molto quello realizzato da Federer sempre contro Djokovic nella semifinale dello US Open 2009. Ma la perdita di soli cinque game non può essere considerata come un test probante per il n. 1 del mondo, che ha comunque approfittato per l’occasione per testare, anche troppo secondo alcuni, la palla corta, che a suo dire sarà un colpo fondamentale durante questo torneo, viste le condizioni di gioco estremamente lente.

I giocatori tendono a stare più indietro sulla terra perché la palla rimbalza più alta che sulle altre superfici – ha spiegato Djokovic – e quindi si cerca di avere più tempo per preparare i colpi. Ma adesso [in questo torneo] il rimbalzo è notevolmente più basso e quindi è importante avere un colpo di questo tipo come variante tattica per mantenere sempre l’incertezza nell’avversario”.

[5] S. Tsitsipas b. J. Munar 4-6 2-6 6-1 6-4 6-4

Chi invece ha avuto un test anche troppo probante è stata la testa di serie n. 5 Stefanos Tsitsipas, reduce dalla finale di Amburgo nella quale è stato a pochi punti dalla vittoria ma ha finito per essere rimontato da Andrey Rublev. L’ex NextGen Jaume Munar, attualmente al n. 108 del ranking ATP e sicuramente su una traiettoria meno promettente di quella che ci si aspettasse quando era arrivato alle porte dei Top 50 appena dopo aver compiuto 22 anni, ha messo in campo una strenua difesa, esaltata dal fondo lentissimo del Suzanne Lenglen, e si è aggiudicato il primo set per 6-4 rimontando uno svantaggio iniziale di un break grazie a splendidi passanti “alla Wilander” tirati da fuori dal campo a spazzolare le righe. Nel secondo set Tsitsipas si è fatto prendere dalla fretta e, disturbato anche da un problema agli occhi per il quale ha richiesto un medical timeout, è caduto dritto nella trappola dello spagnolo, continuando a tirare ciecamente bordate da fondo finendo o per sbagliare o per subire i passanti del suo avversario.

Nel terzo set, però, la musica è cambiata radicalmente: Tsitsipas ha cominciato a muovere il gioco, aprendo il campo a quasi ogni occasione fino a costruirsi l’angolo giusto per i suoi vincenti. Ha anche fatto fischiare uno smash a pochi centimetri dalle orecchie di Munar, per far capire che non scherzava, incamerando poi il terzo set per 6-1 in 26 minuti. Nel quarto set il greco ha trovato la tranquillità necessaria per attendere il momento giusto sul servizio di Munar, particolarmente deficitario con la seconda (4/13 nel parziale) e ottenere il vantaggio decisivo per portare il match al quinto set.

Alla fine, nella partita decisiva la differenza l’ha fatta un solo break, ottenuto da Tsitsipas al settimo gioco prima andando sul 15-40 con due belle risposte e poi forzando sul diritto di Munar ottenendo l’errore.

E così come ha dovuto fare il suo avversario della finale di Amburgo Rublev, anche Tsitsipas è stato costretto a rimontare due set di svantaggio per superare il primo turno al Roland Garros. “Ho trovato il mio tennis piuttosto tardi, nel terzo set, e da quel punto in poi mi sono sempre sentito come se fossi in controllo, anche se ero sotto due set a zero – ha detto Tsitsipas dopo la partita – All’inizio c’era qualcosa che non mi faceva sentire a mio agio, era tutto molto diverso da Amburgo, i miei colpi finivano tutti fuori, non sembravo in grado di trovare soluzioni. Poi ho iniziato a pensare, mi sono dato un po’ di tempo per capire come mai avevo tutta quella fretta e cercavo soluzioni così azzardate, e sono riuscito a trovare una visione del tutto nuova della partita”.

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Roland Garros: Pliskova rimonta, stupisce la 17enne Tauson. Il peccato di Eva (Asderaki)

La N.2 del seeding cede un set alla qualificata egiziana Sherif. La vincitrice dell’Australian Open junior accede al secondo turno battendo Brady . Avanti anche Rybakina, Ostapenko e Keys

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Clara Tauson - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Pioggia ancora di scena a Parigi, per fortuna non nel ruolo di protagonista. Un paio di sospensioni stanno comunque ritardando il programma della giornata che dovrebbe completare il primo turno dei tabelloni; per quanto riguarda il torneo femminile non sono mancate sorprese, rimonte rocambolesche e match point annullati.

LA NUMERO 2 IN 3 – Avevamo lasciato Karolina Pliskova in finale a Roma, con il ritiro dopo aver tentato di giocare a dispetto di un problema alla coscia sinistra. Nell’incontro che apre il programma sullo Philippe-Chatrier, fatica (ma la coscia non c’entra) e supera in rimonta la qualificata egiziana Mayar Sherif che ha fatto suo il primo parziale dopo aver annullato otto set point. La risposta di Karolina soffre il kick esterno di Sherif che lo scaglia da posizione piuttosto decentrata. Mayar alza topponi, accelera, gioca drop shot e difende. Interessante (ma non da provare a casa) la sua impugnatura estrema di dritto, praticamente una continental colpendo però con la faccia opposta del piatto corde; la parte interessante è che non ha bisogno di cambiare presa per giocare le smorzate. In ogni caso, ceduto il primo set in cui ha anche rotto una racchetta e preso il relativo warning, Pliskova fa finalmente valere il divario tecnico per un comodo 6-2, ma fatica a trovare l’allungo nella partita finale. L’equilibrio si rompe sul 3 pari, quando Pliskova passa alla sesta palla break del game, dopo un’ottima risposta al solito servizio esterno. Ce la mette tutta per restare nel match, Sherif, comprese alcune corse disperate in uno scambio che stava diventando quasi comico per l’incapacità di Karo di chiudere una palla facile dopo l’altra, ma alla fine Pliskova prevale.

“TOUCH” VS “NOT UP” – Risalendo da 1-5 nel primo set, Laura Siegemund ha la meglio su Kristina Mladenovic in due set. La cronaca potrebbe iniziare con “Mladenovic vince il primo set 6-1, ma l’arbitro, Eva Asderaki, non se ne accorge e il parziale è appannaggio di Siegemund” e sarebbe un riassunto senz’altro veritiero. Su quello che sarà solo il primo set point, succede infatti che la smorzata francese rimbalzi due volte prima che Siegemund la rimandi con un notevole effetto all’indietro; Kiki si allunga, tocca la rete e l’altra, zitta zitta, si prende il punto. Appurato che è not up solo nel momento in cui l’arbitro lo chiama, non si può allora neanche omettere che Mladenovic, volata 5-1, si è procurata complessivamente sette set point, di cui cinque in risposta al nono gioco. In quello successivo, mentre serve una seconda volta per far suo il parziale, il rumore proveniente dal tetto può essere scambiato per quello della pioggia che ha fermato i match sugli altri campi, ma in realtà sono i fantasmi newyorchesi che bussano violentemente desiderosi di ricordarle la sua sconfitta con Gracheva.

Poi, si accorgono che la struttura lascia parecchio spazio per entrare e per Kiki si mette davvero male. La campionessa di doppio allo US Open, che in effetti era risultata assente all’appello iniziale, ha ormai iniziato a dispensare le sue giocate, altamente apprezzabili purché si abbia la pazienza di aspettare che rimetta in gioco la palla, sperando che entri la prima: un let sulla seconda darebbe tempo allo spettatore di andare in bagno senza perdersi un punto. In grado di esprimersi molto bene su terra indoor, Siegemund si prende la vittoria per 7-5 6-3 chiudendo con l’ennesimo dritto vincente. Al prossimo turno affronterà Julia Goerges, trascinata al terzo nonostante tre opportunità di chiudere in due set dalla tds n. 19 Alison Riske, certo meno temibile sulla terra rispetto alle superfici più veloci.

 

C’È DEL NUOVO IN DANIMARCA – Non si ferma la vincitrice dell’Australian Open junior Clara Tauson, che annulla due match point a Jennifer Brady e si prende il secondo turno alla sua prima apparizione Slam. La diciassettenne danese, che nelle qualificazioni aveva lasciato tre giochi alla nostra Elisabetta Cocciaretto, continua a tirare mazzate e vincere, arrivando virtualmente alle porte della top 150, con un po’ di collaborazione della sua la più quotata avversaria che pensava di aver ormai girato l’incontro dopo aver vinto il secondo set e andata avanti di un break risultato effimero nel terzo. Niente da fare neanche quando, servendo su 5-6, Clara si è ritrovata 15-40, perché una buona prima e uno scambio in cui lascia andare il braccio fino a far andare fuori giri Brady cancellano la doppia opportunità di chiudere per la statunitense, che accusa il colpo e cede la battuta. Riagguanta il pareggio annullando tre match point, ma, impantanata nel gioco successivo dopo uno smash sbagliato, Jennifer perde ancora il servizio. Tauson ha bisogno di altri due match point per chiudere, dopo aver soffocato l’ultima speranza di Brady sul 30-40 scaraventando dritti violentissimi da ogni piastrella.

NON CONVINCE MA – Sofia Kenin lascia un set alla coetanea Liudmila Samsonova, n. 125 WTA e certo meno avvezza a dare il meglio sui punti importanti a questi livelli, soprattutto al cospetto della numero 6 del mondo. Si può dire che, per il gioco complessivo espresso, avrebbe senza dubbio potuto battere un’avversaria non centrata come l’odierna Kenin se non avesse pensato di avere di fronte una campionessa Slam in carica. Guardando alle scorse settimane, le sconfitte all’esordio sia a “Cincinnati” sia a Roma (doppio bagel da Azarenka), separate dagli ottavi allo US Open, non promettevano bene per Kenin, che infatti non è né particolarmente precisa né continua nel muovere efficacemente la palla di fronte a una Samsonova che sa colpire forte quando è ben posizionata con gli appoggi.

Dopo il primo parziale vinto senza troppo convincere dalla statunitense per 6-4, Liudmila aumenta la pressione e pareggia il conto dei set, dopo un’arrabbiatura di Kenin per la sospensione quand’era sotto 3-5, visto che aveva infilato due giochi consecutivi che promettevano una rimonta, ma in alcuni punti il campo era un vero pantano e diventava pericoloso. Sulle ali dell’entusiasmo, Samsonova vola allora 2-0 nella partita decisiva, ma Sofia è pronta a rintuzzare l’assalto e passa a fare gara di testa. Allungo decisivo all’ottavo gioco grazie a un rovescio che continua a funzionare e Kenin chiude 6-3.

La fresca finalista del torneo di Strasburgo Elena Rybakina infligge un netto 6-0 6-3 a Sorana Cirstea; troverà Fiona Ferro, al rientro dopo la vittoria a Palermo (infortunio a una costola, secondo l’Équipe) e vincitrice di Heather Watson. Tre sono anche i giochi lasciati da Jelena Ostapenko a Madison Brengle, mentre Danielle Collins batte in rimonta la qualificata Monica Nicolescu.

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Roland Garros: Mager non supera l’esame Lajovic. Finisce il primo turno degli italiani

Niente da fare per Mager, che vince il terzo set ma crolla nel quarto. Sono sei gli italiani (maschi) al secondo turno: è record in Era Open

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Gianluca Mager - Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

[22] D. Lajovic b. G. Mager 6-4 7-6(4) 4-6 6-1 

Esce dal Roland Garros l’ultimo italiano impegnato al primo turno, Gianluca Mager, uno dei tennisti che ha maggiormente risentito dello stop causato dalla pandemia. L’Italia si ferma così a sei giocatori qualificati per il secondo turno, comunque un record in Era Open.

Mager aveva avuto un ottimo inizio di 2020 raggiungendo la finale a Rio – battendo Thiem lungo il percorso – ma non ha potuto sfruttare lo slancio di quel risultato sia dal punto di vista della fiducia che del ranking. Dalla ripresa delle attività agonistiche ha incassato quattro sconfitte in quattro tornei, e si è potuto consolare solo con l’accesso diretto (e il relativo montepremi del primo turno) al Roland Garros dove ha messo piede per la seconda volta, dopo la sconfitta al secondo turno di quali dello scorso anno. Oggi a sbarrargli la strada è stato il n.22 del seeding Dusan Lajovic, avversario di Fognini nella finale di Montecarlo, esperto terraiolo come certificano gli ottimi risultati delle scorse settimane – ottavi a Roma e quarti ad Amburgo. Il pronostico dunque è stato rispettato: è stata una partita lottata, ma alla fine il 30enne di Belgrado l’ha vinta senza eccessivi rischi.

 
 

IL MATCH – Lajovic ha iniziato il match con l’approccio giusto, colpendo senza fronzoli. Non si può dire lo stesso di Mager, che ha subito un break immediato; a renderlo più doloroso è stato il fatto che sia arrivato dopo tre occasioni per chiudere il game. Lajovic ha preso un secondo break di vantaggio, poi ne ha perso uno ma questo non gli ha impedito di chiudere 6-4 in 38 minuti. Il suo gioco da fondo non prevede colpi particolarmente esaltanti – se non qualche sporadica palla corta, usata con accortezza-  ma ciò è sufficiente per indurre spesso Mager all’errore, soprattutto col dritto.

Nel secondo set il punteggio ha subìto molti più scossoni, con vari break e contro-break che hanno sempre visto Lajovic passare in vantaggio per primo, ma senza mai riuscire a concretizzare. Anche in questo caso è stato l’italiano a cercare maggior varietà di soluzioni, non disprezzando le discese a rete quando ne era il caso ed esibendosi persino nel serve and volley. Il suo atteggiamento volitivo gli ha permesso di issarsi fino al tie-break, epilogo giusto per un set equilibrato. Mager si è però sciolto sul più bello e qualche palla di troppo mandata a mezza rete l’ha condannato al doppio set di svantaggio. Lajovic ha vinto il tie-break 7-4 proprio un attimo prima che la pioggia aumentasse di intensità e costringesse tutti a lasciare il campo 9, dopo che già in precedenza c’era stata una breve sospensione del gioco.

Dopo la sospensione per pioggia durata circa un’ora, il serbo è tornato in campo insolitamente impreciso, rinvigorendo le fioche speranze del tennista italiano. Mager è passato in vantaggio già nel quinto game del terzo set, ma è nel nono gioco che ha piazzato l’allungo decisivo per dimezzare lo svantaggio complessivo e vincere il set 4-6, annullando due insidiose palle del contro-break con il servizio. Proprio quando ha lasciato credere di poter tentare una rimonta che avrebbe avuto dell’incredibile, le energie di Mager si sono esaurite e Lajovic si è ricomposto: il serbo ha rimesso il pilota automatico e la sua solidità da fondo ha fatto il resto. Netto 6-1 in 24 minuti per guadagnarsi un secondo turno non banale contro Kevin Anderson, che ha battuto in tre set Laslo Djere.

All’inizio ero piuttosto nervoso, pioveva, c’erano condizioni particolari, non riuscivo a fargli male – ha spiegato dopo la partita Gianluca Mager – Ho giocato qualche punto male nel tie-break, e poi dopo l’interruzione è stata una partita diversa perché lui non riusciva più a spingere come faceva prima e io invece sì. Peccato per il quarto set, quando mi sono disunito prendendo un break piuttosto stupido subito, e con questi giocatori se ti distrai un attimo è difficile recuperare“.

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