L'Italia ha un nuovo capitano, Alberto Giraudo. Lo ha scelto per l’ATP Cup Fabio Fognini

Focus

L’Italia ha un nuovo capitano, Alberto Giraudo. Lo ha scelto per l’ATP Cup Fabio Fognini

Tocca al n.1: è il regolamento anti-ITF. Chi la spunterà nella guerra fra le due sigle? Intanto l’Italia subito battuta a Madrid cerca, con un team diverso e il capitano qui intervistato, la rivincita a Perth. Il caso Barazzutti non esiste?

Pubblicato

il

Comincia l’ATP Cup, evento contraltare della Davis Cup by Piquè, con una formula che più o meno la scopiazza anche se viene disputata nelle fasi preliminari in 3 sedi diverse – 24 Paesi, gironi a 4 squadre anziché a tre e per saperne di più leggete l’articolo di Lorenzo Colle  –  e con tanti soldi in piazza, perché la guerra la si vince se si hanno i mezzi, altrimenti non conviene neppure scendere in campo.
Ho già scritto in tempi recenti che la nuova Davis   piaccia o non piaccia, abbia successo oppure no, è stata “rivoluzionata e messa in campo in quattro e quattr’otto, con tutti i suoi pochi pregi e molti difetti, per anticipare la disputa dell’ATP Cup che aveva lo scopo di scippare l’organizzazione della manifestazione a squadre nata nel 1900 e da allora sempre gestita dall’ITF”.

Novak Djokovic, non una voce qualsiasi considerato il suo ruolo all’interno dell’ATP,  ha auspicato una pace ITF-ATP che porti a un unico evento a squadre, ma non so se tutti i giocatori siano d’accordo perché finchè ci sono da spartirsi due grosse torte al posto di una…se possono arraffano tutto. Soprattutto i giocatori di secondo piano. Magari quelli che sono n.2 del loro Paese e sia con la Davis Cup sia con l’Atp Cup possono rimpinguare notevolmente le proprie casse. Se poi un domani uno dei due eventi – o anche il terzo, la Laver Cup cara a Federer il cui futuro può considerarsi ad oggi piuttosto incerto una volta che Roger non la giocherà più – farà flop finanziario, beh intanto le due, tre torte saranno state ben digerite.

A fagocitarle volentieri anche i capitani dei vari eventi. John e Patrick McEnroe a Ginevra furono assai chiari: per loro “più eventi a squadre ci sono meglio è e meglio sarà, sono eventi diversi”.

 

Il bello è che anche i giocatori che non si sono mai distinti per particolare attaccamento alla bandiera, alla patria, sembrano adesso entusiasti di poter giocare per il proprio Paese, fondamentalmente – almeno questa è l’impressione – perché dopo tante, troppe settimane di sport e stress individuale all’anno, la possibilità di giocare con maggior relax un evento condividendone emozioni, serate, coach con coloro che di solito sono soltanto rivali da abbattere, finisce per essere gradevole, simpatica e perfino utile…perché a giocare e ad allenarsi accanto a dei campioni c’è sempre da imparare.

All’ATP Cup, come è noto, partecipa anche l’Italia, un’Italia diversa da quella scesa in campo a Madrid nella prima Davis Cup rivoluzionata da Haggerty e Piquè – aspettiamo a dare verdetti definitivi sul suo conto, è assolutamente normale che una prima edizione abbia mostrato evidenti difetti – perché alla Caja Magica c’era anche il n.1 Berrettini mentre a Perth a competere con Russia, USA e Norvegia ci saranno Fognini e Travaglia in singolare e probabilmente Bolelli in doppio al fianco di Fognini, a meno che il capitano schieri Lorenzi.

Già, il capitano. E’ nuovo pure lui. E’ Alberto Giraudo, torinese di 36 anni e amico oltre che sparring-partner di Fognini. Non è parente, a scanso di equivoci, dell’ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo.

Perché a Perth il capitano non è Barazzutti? Perché Corrado, 66 anni, ha chiesto spiga. Sarà a Melbourne per l’Open di Melbourne Park. E la scelta del capitano – conseguenza di una delle tante scaramucce fra ATP e ITF – spetta al n.1 di ogni squadra. Non, come per la Davis, alla Federazione di un Paese.

L’ATP non voleva che le federazioni – come tali tutte affiliate all’ITF –  potessero mettere il naso sulle convocazioni, né dei giocatori né dei capitani. Così ha messo nel regolamento che il capitano lo scegliesse il n.1 del team, di modo che questi volendo potesse scegliere anche il proprio coach che avrebbe potuto anche non essere un tecnico federale. Piccole astuzie (?) politiche.

Quando pareva che Berrettini avrebbe giocato l’ATP Cup ecco che la scelta del capitano sarebbe toccata a lui. Difatti era stato anticipato che il capitano sarebbe stato Vincenzo Santopadre, coach di Matteo.

Ma poi Matteo ha dato forfait ed ecco allora che, temendo il forfait anche di Fognini (che legava la sua partecipazione alla nascita del secondo erede), pareva proprio che il principale candidato al ruolo di capitano fosse Vagnozzi, coach di Travaglia (nonché ex coach di Cecchinato con il quale però i rapporti non sono idilliaci dopo il divorzio).

Ma è nata Farah e Fabio si è dato disponibile. Toccava a lui la scelta e  posso immaginare che Fabio abbia sentito per primo Barazzutti e che Corrado abbia declinato.

Come è noto Barazzutti sostituirà l’argentino Franco Davin come coach personale di Fabio. La separazione pare essere stata consensuale. Con Davin Fognini ha centrato l’obiettivo top-ten, ha mancato quello della qualificazione alle finali ATP di Londra: “Abbiamo sbagliato scioccamente la programmazione” ha detto Fabio. Se l’abbia sbagliata più lui o più Davin…non è dato sapere, anche se si immagina che sia stata più condivisa che discussa, perché di solito l’ultima parola ce l’ha il giocatore.

In FIT sul doppio incarico di Barazzutti – capitano di Coppa davis e coach di Fognini – non ci hanno trovato nulla da ridire. Di certo non è dispiaciuto a Corrado…arrotondare le entrate. Di fronte ai soldi…

Eppure se sorgessero casi di competizione nelle convocazioni Davis e poi nella scelta su chi far scendere in campo fra lo stesso Fognini e magari un altro giocatore (Sonego? Cecchinato? Sinner?), beh, mi pare che si potrebbe configurare un vero e proprio conflitto di interessi. Oggi il problema non si pone, perché Fognini è chiaramente uno dei due migliori singolaristi azzurri, ma se domani non fosse più così?

Se domani Fabio, 33 anni, avesse perso qualche colpo, oppure il giovane Sinner o anche i meno giovani Sonego e Cecchinato lo avessero avvicinato, eguagliato, sopravvanzato, le decisioni di capitan Barazzutti resterebbero sempre e comunque al di sopra di ogni dubbio e/o sospetto?

Vabbè, per ora si vede che nessuno si è posto il problema. Intanto a Perth esordisce nelle vesti di capitano Alberto Giraudo. Chi è?

Beh chi segue il tennis italiano a livello nazionale ne ha certo sentito parlare, ancor prima di averlo visto vicino a Fognini nella fortunata settimana di Montecarlo.

Classe 1983, il 26 giugno, e nato tennisticamente fra le Pleiadi, alla corte dei Bucciero, con lo stesso allenatore di Lorenzo Sonego, Gipo Arbino – il coach con la pipa ed ex parà, 63 anni e una passione infinita – e il Green Tennis.

Alberto, mancino, discreto talento, una testa così così per uno sport che richiede equilibrio e massima disciplina, era arrivato a sfiorare un posto tra i primi 500 ATP, n.495, dacchè aveva 13/14 anni e c’erano altri buoni giocatori con me, Matteo Gotti, Antonio Gramaglia, Niccolò Vercellino, giocavo anche con Bolelli….

“Ho vinto qualche torneo da 15.000 dollari, vinsi quello di Trento che aveva partecipanti di tutto rispetto allora, Granollers, Bautista Agut, Golubev, Stoppini, uscii dalle qualificazioni annullando matchpoint e vinsi il torneo senza perdere un set”.

A 17/18 anni Giraudo passò allo Sporting di Torino, fin’ gli studi di geometra, ma aveva deciso di voler vivere di tennis “e così mi sono fatto 9 anni da A1, giocando i campionati di A per un sacco di circoli, Arese con Colangelo e Crugnola, e prima ccn l’Alba con uno squadrone che comprendeva Fognini, Seppi, Golubev, Vico, Vagnozzi e arrivammo secondi dietro al Tennis Capri. Ma anche cinque anni a Sarnico, sul lago. Con Von Scheppingen, Ocera, Sirianni, Pedrini e arrivammo ai gironi finali. Poi anche con l’Ata Battisti, con Vagnozzi che ora mi ritroverò insieme a Travaglia a Perth…vedi i casi della vita!”

Prosegue: “Ho perso un po’ di tempo all’inizio carriera perché non sapevo bene a chi rivolgermi, non c’erano forse le giuste competenze…quando arrivai a Leonardo Caperchi, che aveva allenato Fognini e Naso, era già un po’ tardi. Lui era bravissimo…poi è andato in America, credo che l’Italia gli stesse stretta…”

Alberto Giraudo al torneo di Montecarlo 2019 vinto da Fabio Fognini

E tu quando hai smesso di credere di poter diventare un vero professionista?
“Sui 27/28 anni…a quell’età sono andato alla Scuola Maestri di Tirrenia, prima di venire al Royal Club di Torino, in piazza Muzio Scevola, dove abbiamo aperto una Accademia, dove oggi ci sono 170 ragazzini, 9 maestri, un osteopata, uno psicologo, altre figure altamente professionali”.

E ora questa esperienza di capitano di una squadra nazionale, nella prima edizione dell’ATP Cup…
“Eh sì, una sorpresa. Pochi giorni fa mi chiama Fabio e mi dice: ‘Sei pronto a fare il capitano dell’Italia in Atp Cup?’. E io gli dico: ‘Ma e con Corrado come la metti?’ E lui: ‘Non ti preoccupare! Ci parlo io’.

Allora adesso a Perth dovrai decidere la formazione, il doppio…e poi sul campo interpretare un ruolo nuovo, non soltanto dare l’asciugamano …
“Beh sì, sarà interessante, un’esperienza nuova e stimolante. Su chi dovrà giocare ne parleremo tutti assieme, anche con l’amico Vagnozzi. Per il singolare dovrebbero giocare quasi certamente Fabio e Travaglia, per il doppio vedremo lì come stanno. Fabio si trova certo bene con Bolelli ma anche con Lorenzi…

Dove siete tu e Fabio (il 30 dicembre; n.di Ubs)?
“A Barcellona. Abbiamo 24 ore da Barcellona con stop a Dubai il primo, arriviamo il 2 a mezzanotte…alla vigilia del match con la Russia, Fabio non sarà freschissimo, ma per fortuna gli altri sono già tutti là. Ed è meglio dover giocare subito con la Russia che tanto è favorita con Medvedev e Khachanov. Meglio togliersi subito i più forti. Così Fabi avrà più tempo per recuperare stanchezza e jet-lag. Gli incontri da vincere per qualificarsi sono gli altri, con la Norvegia di Ruud e gli USA di Isner, Fritz e…non so chi faranno giocare per il doppio”.

Bene, allora non mi resta che augurare in bocca al lupo ad un neo capitano di squadre nazionali.
Alberto Giraudo non avrà molto in comune con Harry Hopman ma da qualche parte si deve pur cominciare.

Continua a leggere
Commenti

WTA

Johanna Konta si ritira dal tennis

La tennista britannica annuncia il proprio ritiro su Twitter: “Sono grata per la carriera che ho avuto”. Lascia con quattro titoli, un best ranking di numero 4 e tre semifinali Slam

Pubblicato

il

Johanna Konta - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Johanna Konta ha deciso di smettere di giocare a tennis. La britannica classe ’91 ha reso pubblico il suo ritiro con un tweet molto sobrio, introdotto da una semplice didascalia: “Un piccolo aggiornamento da parte mia”. Di seguito riportiamo le sue parole, serene e colme di soddisfazione per quello che ha trovato lungo il proprio cammino dai successi alle persone conosciute.

Grata. Questa è la parola che probabilmente ho usato di più nel corso della mia carriera e penso che sia quella che alla fine la descrive meglio. La mia carriera da giocatrice è giunta al termine e sono incredibilmente grata per come si è sviluppata. Tutte le prove sembravano indicare che non ce l’avrei fatta in questa professione. Tuttavia la mia fortuna si è materializzata nelle persone che sono entrate nella mia vita e hanno avuto impatto sulla mia vita in un modo che trascende il tennis. Sono incredibilmente grata per queste persone. Voi sapete chi siete. Grazie alla mia resilienza e alla guida degli altri, sono riuscita a vivere i miei sogni. Sono riuscita a diventare quello che volevo e che dicevo di voler essere da bambina. Mi ritengo davvero molto fortunata. Molto grata.”

La decisione di Konta arriva al termine di un 2021 dal sapore dolceamaro. La britannica ha infatti avuto molte difficoltà a trovare la propria miglior forma e il proprio miglior gioco a causa di alcuni problemi fisici (inclusa la positività al Covid che le ha impedito di prendere parte a Wimbledon, lo Slam di casa), ma ha parzialmente mitigato le precoci sconfitte con il titolo conquistato sull’erba di Nottingham in finale su Shuai Zhang, il quarto della sua carriera e il primo da oltre quattro anni. L’ultimo trofeo risaliva infatti all’aprile del 2017, quando sul cemento di Miami ebbe la meglio su Caroline Wozniacki, ma come si intuisce erano altri tempi e un’altra Konta.

Dopo un altro piccolo exploit a Montreal, dove ha eliminato (per la prima volta dopo cinque sconfitte su cinque) la testa di serie numero 3 Elina Svitolina (l’ultima top 10 battuta era stata Karolina Pliskova allo US Open 2019), è stata costretta a ritirarsi contro Cori Gauff. Sconfitta al primo turno di Cincinnati da Muchova, Konta si è chiamata fuori dallo US Open e non è più scesa in campo, senza far trapelare più alcuna notizia fino a oggi mercoledì 1 dicembre.

Questa settimana il ranking la vedeva al 72esimo posto, dopo essere crollata anche al numero 82 in ottobre, il suo peggior piazzamento dal 2015, quando era sul punto di esplodere ad altissimi livelli. Non va dimenticato infatti che, al di là dei quattro titoli (su nove finali), Konta vanta un best ranking di numero 4 e soprattutto ha raggiunto la semifinale in tre prove dello Slam su quattro (solo allo US Open non è mai andata oltre i quarti).

In Australia nel 2016 si è arresa alla futura vincitrice Angelique Kerber; a Wimbledon nel 2017 era stata Venus Williams ad arrestarne la corsa, mentre la vera grande occasione di giocarsi una finale l’ha avuta probabilmente al Roland Garros 2019 quando fu sorpresa dalle due settimane d’oro di Marketa Vondrousova (poi battuta da Ashleigh Barty).

Johanna Konta – Wimbledon 2017

Una carriera di tutto rispetto, condotta sempre con grande classe in campo e fuori. Un tennis brillante e versatile che era una gioia da seguire e che mancherà. Thanks Jo. Anche noi siamo grati.

Continua a leggere

Coppa Davis

Coppa Davis: nuova formula con gironi in Europa e fase finale ad Abu Dhabi. Sarebbe il colpo di grazia?

Le Finali di Coppa Davis “costrette” all’esilio negli Emirati. Dubbi su quanto pubblico potra assistere ai match di Abu Dhabi

Pubblicato

il

Coppa Davis a Madrid - Finali 2021 (Photo by Manuel Queimadelos / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

L’indiscrezione trapelata qualche giorno fa che suggeriva Abu Dhabi come potenziale la nuova sede delle Finali di Coppa Davis aveva generato qualche preoccupazione sul futuro successo della manifestazione, ma ora che sono emersi altri dettagli sui piani di sviluppo di Kosmos per i prossimi cinque anni le preoccupazioni sono cresciute e sono più che legittime.

Secondo quanto pubblicato dal quotidiano inglese The Daily Telegraph, lo stesso che aveva dato per primo la notizia del possibile spostamento negli Emirati Arabi, la rinnovata formula della manifestazione vedrà la partecipazione di 16 squadre, divisi in quattro gironi da quattro, e la fase di round robin verrà ospitata da quattro località europee da definirsi. Le prime due classificate di ogni girone si qualificheranno poi per la fase a eliminazione diretta, che avrà luogo invece ad Abu Dhabi, secondo un contratto di cinque anni che sarà firmato da Kosmos con gli organizzatori degli Emirati.

Maggiori dettagli saranno ufficializzati domenica prossima alle 11 quando in un albergo del centro di Madrid Kosmos Tennis presenterà alla stampa il nuovo meccanismo delle Finali di Coppa Davis. Tuttavia se queste indiscrezioni dovessero essere confermate c’è di che temere per la sorte della manifestazione.

 

Quando Kosmos Tennis aveva rilevato dalla Federazione Internazionale la gestione commerciale della Coppa Davis, uno dei capisaldi della loro visione era quello che intendeva trasformare la più antica competizione a squadre dello sport in un evento che riunisse tutti i Paesi partecipanti nello stesso luogo nel corso di un periodo di tempo circoscritto, esattamente come succede per i Mondiali di calcio e per le Olimpiadi. Infatti nelle immagini che sono state trasmesse nell’ultima settimana dalle tre sedi di Madrid, Innsbruck e Torino si poteva veder campeggiare lo slogan “The World Cup of Tennis”. Ma se ciò poteva essere con la sede unica di Madrid dell’edizione inaugurale del 2019, il modello che sembra stia per essere adottato appare sempre più lontano da questa visione.

Il trasloco ad Abu Dhabi può essere giustificato soltanto se si riesce a trasformare la Coppa Davis in un “destination event” in tutto e per tutto, nel quale la presenza e il calore del pubblico sugli spalti fa principalmente affidamento agli appassionati dei Paesi in gara che seguono la propria nazionale in trasferta che non l’interesse della popolazione locale. È inverosimile infatti pensare che gli spettatori di Abu Dhabi o della relativamente vicina Dubai (circa 130 km) possano da soli riempire gli spalti delle fasi conclusive della Coppa Davis.

Tuttavia, se i gironi dovessero veramente svolgersi in quattro città europee, sarebbe molto complicato per i tifosi programmare la trasferta in Medio Oriente non potendo avere la certezza che la loro squadra sarà qualificata ai quarti di finale fino a qualche giorno prima di dover partire. Una cosa è chiedere ai fans di pianificare un viaggio negli Emirati per assistere alla manifestazione ed eventualmente prolungare il soggiorno per seguire anche le finali, un’altra è aspettarsi che possano modificare i loro piani in maniera così significativa nel giro di pochi giorni.

E anche dal punto di vista dei giocatori la situazione si profila tutt’altro che ideale: passi per le 6-7 ore di volo che separano l’Europa da Abu Dhabi (si tratterebbe di un volo simile a un costa a costa negli Stati Uniti, con tanto di fuso orario), ma ci si troverebbe anche a dover cambiare completamente scenario, passando dall’indoor di un palazzetto europeo ai campi all’aperto sotto il sole mediorientale.

Il Telegraph suggerisce che la scelta di Abu Dhabi sia stata più o meno forzata, dato che non erano state presentate alternative credibili. E allora viene da pensare che Kosmos abbia fatto il passo più lungo della gamba mettendo sul tavolo la favolosa cifra di 3 miliardi di dollari per 25 anni, sovrastimando il potenziale commerciale della Coppa Davis, e ora stia cercando di trovare qualunque soluzione per non rimetterci anche la camicia.

Ne sapremo sicuramente di più tra qualche giorno quando potremo mettere insieme tutti i pezzi e fare una valutazione più completa della situazione, ma gli ingredienti per un potenziale disastro ci sono tutti.

Continua a leggere

Coppa Davis

Coppa Davis, Italia-Croazia 0-1. Un brutto Sonego cede a Gojo, ora serve un’impresa

Clamorosa sconfitta di Lorenzo Sonego contro Borna Gojo, 249 posizioni dietro l’azzurro nel ranking. Ora Sinner dovrà vincere contro Cilic per consentirci di giocarci tutto contro il fortissimo doppio croato

Pubblicato

il

Lorenzo Sonego alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Jose Manuel Alvarez/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

da Torino il nostro inviato

B. Gojo (CRO) – L. Sonego 7-6(2) 2-6 6-2

Una brutta versione di Lorenzo Sonego cede al numero 276 del mondo Borna Gojo e la Croazia si porta in vantaggio nel quarto di finale a Torino. I rimpianti dell’azzurro sono tutti per il primo set nel quale era avanti 4-1 con palla del 5-1 ed invece il croato è riuscito a recuperare e a dominare il tie-break. La reazione nel secondo set sembrava aprire la possibilità ad una rimonta come accaduto con Mejia sabato, invece Lorenzo trovava grandissime difficoltà nei game di risposta e finiva con l’arrendersi dopo 2 ore e 19 minuti. Tocca adesso a Jannik Sinner che dovrà battere l’ex numero 3 del mondo Marin Cilic per portare l’Italia al doppio decisivo contro la fortissima coppia croata. Resta la grande amarezza per una sconfitta clamorosa patita da Sonego dinanzi al suo pubblico, contro un avversario che dista da lui ben 249 posizioni in classifica.

 

La partita

Come di consueto oramai, Lorenzo Sonego è chiamato ad aprire le danze per l’Italia in questa Coppa Davis 2021. Dopo il minuto di raccoglimento per il grande Prof. Parra, scomparso nella notte, e gli inni nazionali, il PalaAlpitour è tutto per il torinese e sugli spalti fa capolino qualche bandiera granata, in onore della fede calcistica del numero due azzurro che ha anche un passato come ala destra nella squadra del cuore.

Il capitano croato Verdan Matric conferma Borna Gojo, numero276 del mondo, ventitre anni che nella giornata di esordio aveva sorpreso il più quotato australiano Popyrin, preferendolo a Nino Serdarusic che ieri aveva dato il punto decisivo per la qualificazione contro l’Ungheria.

La claque croata si presenta con un’orchestrina che accompagna con una melodia balcanica ogni punto dei propri eroi, deliziando tutti i presenti.

Gojo capisce presto che non è il caso di stare a scambiare da fondo e si getta in avanti tre volte nei primi quattro punti, ma il nostro alfiere è troppo solido per essere sorpreso nei primi giochi.

Nel quarto game arrivano tre palle break tutte insieme sotto la spinta di Lorenzo e un tifoso in maglia granata urla “ Brekalo!”: non sappiamo se si riferisca al centrocampista del Toro o se sia un’invocazione a Sonego, fatto sta che ci pensa Gojo ad affossare il diritto in rete e a regalare il vantaggio all’Italia, concretizzato nel successivo game di servizio di Lorenzo (4-1).

Lorenzo ha anche una palla del doppio break nel sesto gioco che lo manderebbe a servire per il set, ma il croato si salva con la prima. Nel gioco successivo arriva il primo momento di difficoltà dell’azzurro che scivola subito 0-30 con due errori di diritto, recupera con un ace ed una prima vincente, ma finisce per perdere il servizio sulla prima chance croata, mettendo lungo il lob dopo un lunghissimo scambio (4-3).

Qui però vengono fuori le doti da “polpo” di Lorenzo che raccatta l’impossibile per procurarsi una nuova chance di break, annullata da un diritto tirato alla cieca da Gojo che colpisce un pezzetto di riga: niente da fare, dopo 39 minuti, svanita la chance del 5-1 siamo invece in perfetta parità: 4-4.

Si arriva così al tiebreak senza particolari sussulti e Lorenzo parte subito male con un banale rovescio in palleggio in rete. Gojo sale in cattedra dimostrando di non valere la sua attuale classifica, anzi denotando una gran lucidità tattica ed un bel tocco venendo a prendersi i punti a rete ( anche con il serve&volley) con Sonego lontanissimo dalla riga di fondo. Il tiebreak è un monologo croato (7-2) ed il nastro vincente sul setpoint non toglie nulla ai meriti di Gojo. Come successo nel match con Mejia, Sonego parte male e con una pessima resa con la prima di servizio ( solo 55% di punti con la prima in campo), ma i rimpianti sono soprattutto per la palla del 5-1 sprecata malamente dall’azzurro.

Il break ottenuto in avvio di secondo set, con la decisiva complicità del croato, dà un po’ di fiato a Sonego che però si mette subito di nuovo nei guai con un tris da paura, doppio fallo, errore di diritto a campo aperto, errore di rovescio: finalmente però arriva san servizio in suo aiuto e Lorenzo sventa l’immediato controbreak, cominciando anche a stanare il suo avversario con precisi drop shot. Lo smash che gli procura il 2-0 fa esplodere il pubblico e l’urlo da gladiatore dell’azzurro ammette anche il fattore folla alla partita. Gojo accusa il colpo e stavolta Sonego è bravo a spingere da fondocampo e a concretizzare subito la chance del 3-0 pesante con doppio break che indirizza irrimediabilmente il set. Finalmente partono gli “ Italia! Italia!” dalla tribune del PalaAlpitour e Lorenzo, come di consueto, trae dal pubblico l’energia necessaria per rimettere il punteggio in parità (6-2), grazie anche ad una ritrovata consistenza con il servizio (73% di prime in campo, con 15 punti su 16 portati a casa), colpo chiave che gli permette di aprirsi il campo per chiudere con il diritto a sventaglio.

Il problema dell’azzurro restano però i game di risposta, poiché dal 4-0 del secondo set, Sonny fa una fatica terribile quando il croato è al servizio: un solo punto in quattro game consecutivi di risposta è troppo poco, considerando che Gojo non ha propriamente le caratteristiche di Ivanisevic.

La banda croata riprende il suo concertino con rinnovata vigoria, virando anche verso melodie più anglosassoni (“When the saints go marching in”) e Sonego nel quarto gioco è di nuovo nei guai: va sotto 15-40 con due errori in impostazione e completa il disastro con un orribile schiaffo a volo di diritto (1-3). Un altro game di servizio a zero di Gojo ( imbarazzante parziale di 16 punti a 1 sul servizio croato) porta il ventitreenne di Spalato a due passi dall’impresa.

Quando l’orlo del precipizio è vicino, 4-1 15-30, una volee smorzata di rovescio e due diritti in spinta rimettono Lorenzo in scia (4-2). Serve una mano croata per rientrare in lotta e un facile diritto,  un comodo smash ed un rovescio affossati in rete rendono lo stadio una bolgia offrendo all’Italia due palle del contro break: Gojo si aggrappa al servizio e sventa la minaccia. Un diritto lunghissimo del croato, dà la terza chance a Sonego, ma la risposta del torinese è lunga di un crine di cavallo. E’ l’ultima occasione, perché  il croato riesce a tenere il servizio ed al cambio di campo chiude la partita.

L’applauso del suo pubblico non può consolare Lorenzo. Adesso all’Italia serve l’impresa.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement