In ATP Cup si è fermata la striscia di vittorie di Nadal. Oppure no?

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In ATP Cup si è fermata la striscia di vittorie di Nadal. Oppure no?

Nadal è stato battuto prima da Goffin e poi da Djokovic. In una competizione tra squadre nazionali non perdeva dal 2004: ma l’ATP Cup lo era davvero? Non ufficialmente…

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La prima edizione dell’ATP Cup si è appena chiusa, ma una questione è rimasta aperta. No, non ci riferiamo alla difficile scelta, nell’incontro decisivo per l’assegnazione il trofeo, se schierare il giocatore più forte della squadra (e del mondo) oppure il più bello, bensì alla rappresentanza – vale a dire “in nome di chi” hanno incrociato le racchette i tennisti impegnati tra Sydney, Brisbane e Perth. La questione, che francamente nemmeno era tale per la quasi totalità di partecipanti, addetti ai lavori e appassionati, ha assunto una certa rilevanza con la sconfitta di Rafa Nadal per mano di David Goffin nel tie valido per i quarti di finale dell’ATP Cup contro il Belgio.

Perché Rafa non perdeva in una manifestazione a squadre dal febbraio 2004 nel suo rubber di esordio in Coppa Davis. Anzi, è stato sconfitto da John Isner in Laver Cup, per quanto “retroattivamente”, avverbio che dovrebbe far rabbrividire chiunque creda nella certezza delle regole. Diciamo allora che non perdeva da sedici anni indossando la maglia della Spagna. No, non è sufficiente nemmeno metterla in questo modo, giacché è stato battuto ai Giochi di Rio 2016 prima da Delpo in semifinale e poi da Nishikori. In un ulteriore tentativo di precisazione, possiamo finalmente affermare che Nadal non ha mai perso un incontro di singolare in una competizione a squadre con la maglia della Spagna. Ma possiamo davvero?

Innanzitutto, comincia a diventare troppo “limitativo”. È un po’ come il giocatore di club che “Ho vinto un torneo! Però non della FIT, un ‘sociale’, riservato ai mai classificati, over 60/100 (anni e chili), bla bla“. Inoltre – ed ecco il vero nocciolo della questione – era veramente la maglia spagnola quella che vestiva Rafa? La domanda certo non riguarda il solo campione maiorchino, ma è estesa a tutti coloro che hanno preso parte all’ATP Cup: hanno rappresentato la loro nazione come la rappresentano in Coppa Davis? Cerchiamo di dare una risposta a questa domanda analizzando regolamenti e fatti, ammettendo subito che, per colpevole semplicità, ci conformeremo alla denominazione ufficiale della Coppa Davis anche nel nuovo formato.

 

Rules and Regulations alla mano, nella sezione che riguarda l’evento appena concluso in Australia, non compare mai il termine nazione, ma si parla di squadra e Stato/Paese (country). Leggiamo che si tratta di “una competizione per 24 squadre, ogni squadra composta di un minimo di tre e un massimo di cinque giocatori dello stesso Paese”. Viceversa, scorrendo le regole della Coppa Davis, che la definiscono “il campionato maschile a squadre ufficiale dell’ITF”, la presenza di Nations – con l’iniziale maiuscola – è dominante. Prendiamo per esempio il paragrafo sui Qualifiers che “sono disputati tra 24 Nazioni per determinare le 12 Nazioni che avanzeranno alla settimana delle Finali e le 12 Nazioni che parteciperanno ai Gruppi zonali”.

L’ATP prende le dovute distanze dalle associazioni/federazioni nazionali individuando nel giocatore con più alta classifica il capitano della squadra o, in subordine, lasciandogli la possibilità di designarlo purché sia della stessa nazionalità; un altro requisito è l’essere un membro in regola dell’ATP (giocatore o allenatore) oppure “un Capitano o un coach della Federazione”, una piccola concessione senza ovviamente preoccuparsi che il soggetto sia o meno in good standing con la federazione di appartenenza. La nazionalità dei componenti delle squadre è di nuovo citata nella disposizione secondo cui va considerata quella alla data dell’iscrizione. Basandosi poi sull’esperienza dell’ITF (con le decisioni contraddittorie sui casi Bedene e Tomljanovic, negando all’uno e permettendo all’altra la partecipazione alle rispettive competizioni a squadre sotto due diverse bandiere), è stabilito fin da subito che un giocatore può rappresentare un solo Paese nell’ATP Cup nel corso della propria carriera.

Ancora, la regola sull’abbigliamento dei componenti di una squadra che “li identifica con il Paese che rappresentano”. Se la nazionalità è ribadita come elemento essenziale, non possiamo non rilevare la curiosa assenza di quel lemma dalle regole della Davis che, riguardo ai requisiti di ammissibilità, parla di “cittadino di quella nazione” con un passaporto valido (o che dovrebbe poterlo ottenere).

Comparazioni regolamentari e disquisizioni semantiche lasciano ora il posto a quello che succede in campo. Innanzitutto, l’orecchio coglie le chiamate degli arbitri di sedia che in questi giorni hanno annunciato “vantaggio Team Austria, gioco Team Russia” e via così, laddove nella Coppa Davis dicono solo il nome della nazione. Ma anche l’occhio fa la sua parte quando si gioca a “trova le differenze”: i nomi delle nazioni sulle magliette dei giocatori sono molto spesso presenti nelle sfide della storica manifestazione, però mai nell’ATP Cup, che si tratti del numero uno del mondo o di Franco Roncadelli (sì, ammettiamo di considerare la sua presenza uno dei simboli di questo evento e, perché no, un supporto alla motivazione del warning inflitto a Pablo Cuevas).

Sulla maglietta di Medvedev non c’è scritto ‘Russia’, per esempio (via Twitter, @ATPCup)

Come controprova, Nicolas Mahut e Edouard Roger-Vasselin si erano evidentemente portati le magliette “da Davis”, ma hanno dovuto coprire la scritta ‘France’. E parliamo di Nico Mahut, colui che, pur invocando il cambio di denominazione dopo lo stravolgimento del formato, portava fiero sulle spalle il nome (e il peso) della sua patria nei doppi alla Caja Mágica. “Abbiamo anche un problema con le magliette” aveva dichiarato nel media day di Brisbane. Non possiamo giocare con Francia sulla schiena che, per me, è molto speciale quando rappresenti il tuo Paese, ma troveremo una soluzione”.

LA VOCE FEDERALE – Infine, si è fatto sentire anche Miguel Díaz Román, presidente della RFET, la federazione tennis spagnola. In un comunicato che esordisce immaginando un effetto positivo dell’ATP Cup dal punto di vista della promozione dello sport per cominciare già a metà della prima riga con le perplessità e le critiche riguardo a tale evento, Díaz paventa la possibilità che lo sviluppo dei giovani talenti appoggiati dalle federazioni sia messo in pericolo dalla mancanza di accordo tra ITF e ATP, tanto da portarlo a questa riflessione: “La rappresentanza di un Paese in una competizione ufficiale è dei Governi, a loro volta rappresentati dalle Federtennis di ogni Nazione”. Sorvolando sul richiamo vagamente inquietante al massimo organo politico di uno Stato, il suo pensiero lascia poco spazio alle interpretazioni.

STRISCIA VINCENTE CHIUSA? – Riassumiamo allora quello che abbiamo sui due piatti della bilancia. Rafa ha giocato per “Team Spagna”. Ha indossato la classica maglietta rossa, tuttavia priva della scritta España – scritta assente (addirittura cancellata, in un caso) da qualsiasi capo di abbigliamento in questi dieci giorni. In quanto primo singolarista, Nadal, non la federazione, ha scelto il capitano. Due regole ATP parlano di Paese rappresentato. Secondo la RFET, in Australia non erano rappresentate le nazioni. Il fenomeno di Manacor aveva perso una sola volta sedici anni fa e qui ha subito due sconfitte in tre giorni: è un indizio che non stesse giocando per la Spagna o, semplicemente, non aveva mai affrontato sul duro due avversari con una classifica così alta?

Infine, al di là di preferenze e antipatie personali, possiamo immaginare buona parte del pubblico tifare per i propri connazionali come in Coppa Davis. Forse, oltre le regole e la forma, è proprio la percezione degli appassionati unita a quella dei giocatori a definire l’evento e siamo pronti a scommettere che, in cuor suo, Rafa non abbia pensato nemmeno per un attimo di non essere in campo per la sua nazione durante la prima edizione di questa ATP Cup. Se è così, si chiude anche la sua incredibile striscia di vittorie in singolare “con la squadra spagnola”, ma non deve essere causa di sconforto per i suoi tifosi – né per chi ama i grandi numeri dei campioni in genere – che devono anzi cogliere l’opportunità di assaporare qualcosa di concreto perché ormai definito. Resta invece aperta la striscia in Coppa Davis. O si è chiusa – in quel caso nel migliore dei modi – con l’ultima vittoria prima dell’avvento della Kosmos Kup?

Il bacio di Rafael Nadal a Feliciano Lopez – Davis Cup Finals 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

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ATP

Berrettini, com’è duro il rientro. Davidovich passa in due set: “La condizione non c’è ancora ma arriverà”

In coda a due mesi di stop Matteo ha esibito una condizione imperfetta, ma sono molti i meriti di un ottimo spagnolo. “L’infortunio adesso è alle spalle, posso fare bene già sul rosso”

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A. Davidovich Fokina b. [8] M. Berrettini 7-5 6-3

Del resto cinquantasette giorni di lontananza dai campi si fanno sentire. È stato un rientro amaro per Matteo Berrettini, tornato a giocare un match di singolare nel Tour dopo il fastidioso problema agli addominali che gli aveva negato l’ottavo all’ultimo Open d’Australia contro Stefanos Tsitsipas. Amaro ma comprensibile, la ruggine c’è e prima o poi bisognava toglierla, certo è che in queste condizioni Matteo avrebbe sperato che a tenerlo a battesimo fosse un avversario più tenero del Davidovich Fokina visto oggi, o perlomeno una versione più morbida dello stesso Alejandro.

Il buon torneo di doppio giocato la scorsa settimana a Cagliari in compagnia del fratello Jacopo ha rappresentato un utile riscaldamento, ma non un attendibile quadro sullo stato fisico del numero uno italiano, comprensibilmente ancora lontano dal luccicare. Il rivale, attraversante un incoraggiante momento di forma, era per giunta un tipetto ostico, rapace, dinamico, perfetto per fare le analisi del sangue a un lungodegente tuttora in fase riabilitativa. È iniziata male, e la fiducia non arriva come il sole tornato a splendere sulla terrazza del Principato. Il dritto, l’arma irrinunciabile, la chiave che insieme al servizione aveva aperto al romano addirittura le porte della top ten, ci ha messo un po’ prima di uscire dagli spogliatoi, non sufficientemente in fretta per evitare il break del secondo gioco, germogliato appunto su tre errori commessi dal Nostro sul lato destro.

 

I meriti di Fokina, all’inizio come alla fine e in mezzo, per tutta la durata dell’incontro, vanno comunque presi in considerazione. Ricordato come un nervoso picchiatore senza paracadute negli anni della tarda adolescenza, il giocatore si è evoluto insieme all’uomo. Conscio della forma non ancora scintillante dell’italiano, il numero cinquantotto ATP ha da subito alzato i ritmi, costringendo Berrettini a restare in scia e provocandone i molti errori dovuti a una ricerca della palla macchinosa alquanto. In particolare, lo spagnolo di ascendenze russe ha mirato l’angolo sinistro di Matteo, pizzicandolo sovente dalla parte opposta con il colpo successivo: tale strategia ha pagato enormi dividendi in termini di punti, specie quando il top ten ha provato a reagire con lo sventaglio di dritto. Il fiato carente e gli appoggi difficoltosi nelle corse verso destra hanno segnato grandi tratti dell’incontro, ma la mano, quella non è andata in clinica sul finire dell’inverno.

Di tocco, due palle corte al bacio, Berrettini ha rimontato un pericolosissimo zerotrenta nel sesto gioco riuscendo a restare attaccato al set, prima o poi uno spiraglio l’avversario l’avrebbe concesso. Puntuale, nel game successivo, Davidovich con il dritto ha regalato la prima palla break, e ceduto il servizio subito dopo con un doppio fallo. Nella volata finale, comunque in linea di massima costretto a rincorrere punti e partita, Berrettini si è più volte trovato a due punti dal baratro, salvandosi nel decimo gioco dal trenta pari grazie a un ace e a un servizio vincente, ma non nel dodicesimo, valevole il tie break, perso da quaranta-qundici con show di Fokina, strepitoso nel pallonetto in recupero per il set point poi incassato ringraziando l’ennesimo errore di dritto di Matteo.

Il set quasi riacchiappato dopo tanta sofferenza eppure sfuggito ha segnato inevitabilmente la seconda parte della contesa, definita da due momenti cardine tra il sesto e il settimo gioco. Dal sesto, soprattutto, durato dieci minuti e perso da Matteo nonostante due palle per il tre pari sprecate e tre per il break Spagna cancellate. Lo spagnolo è stato entusiasmante nel meritarsene una quarta, con un nuovo, strepitoso pallonetto in recupero e una sublime chiusura con il rovescio lungo la linea pochi colpi dopo; chance convertita con la collaborazione del romano, il quale non ha potuto esimersi dall’esclamare un autoironico “bravo” quando l’ennesimo dritto in rete ha sancito il pesantissimo due a quattro. Berrettini avrebbe anche avuto due chance per rimediare in risposta nel game seguente, ma Fokina è stato molto bravo a non perdere né calma né aggressività, per condurre in porto una vittoria meritata e guadagnarsi un terzo round apertissimo contro Popyrin o Pouille.

È stata una partita complicata – ha detto Matteo nella conferenza stampa post-match – lui ha giocato bene, è stato intelligente e ha fatto le cose giuste al momento giusto, niente da dire. La condizione al momento non è perfetta, ma ci arriveremo, non sto giocando per prepararmi all’erba o al cemento, ci sono ancora tanti tornei sulla terra e penso di poter crescere“. Forse avrebbe aiutato giocare anche il singolare a Cagliari la scorsa settimana? “Con i se e con i ma non sono abituato a ragionare. Ho condiviso la scelta con il mio team, pensavamo che il doppio potesse essere un buon avvicinamento, anche perché avevo messo ancora pochi allenamenti nelle gambe, provato troppo poco il servizio“. Nel frattempo c’è una classifica da difendere, un ranking che a qualcuno potrebbe dare le vertigini. “Non a me, penso di avere il tennis per stare a questo livello, e di averlo dimostrato. Certo non posso pensare di essere costantemente al massimo e nemmeno penso sia giusto chiedermelo. Intanto i presupposti per fare bene ci sono, fisicamente mi sono sentito bene, dall’infortunio ho recuperato“. Che poi sarebbe la cosa più importante, se ce n’è una.

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ATP

Sonego si conferma a Montecarlo: Fucsovics regolato in due set, adesso la sfida a Zverev

Il 24enne torinese supera il primo ostacolo nel Principato. Fucsovics si lamenta per il grunting di Sonego, l’italiano replica: “Ha cercato di condizionarmi, non è piacevole. Non faccio niente per dare fastidio all’avversario”

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Lorenzo Sonego - ATP Cagliari 2021

L. Sonego b. M. Fucsovics 6-3 6-4

Lorenzo Sonego è pronto per fare bene anche a Montecarlo. Dopo il titolo conquistato a Cagliari domenica, il 24enne torinese parte ottimamente nel Masters 1000 del Principato superando Marton Fucsovics al primo turno (6-3 6-4). L’azzurro dimostra un’ottima capacità di adattamento alle diverse condizioni e mette in mostra una maggior capacità di stare sempre dentro al match – anzitutto a livello mentale – rispetto al magiaro numero 40 del mondo. Sonego così avanza al secondo turno: affronterà domani Alexander Zverev sul Ranieri III e per il tedesco non sarà una passeggiata.

LA CRONACA – Sonego si presenta sul Court 9 con la stessa mascherina color granata vista a Cagliari: nel primo set a spezzare per primo l’equilibrio è Fucsovics, che gioca in modo aggressivo e sale 2-3 e servizio. Ma dopo il cambio di campo per l’ungherese la luce si spegne: tre errori gratuiti consegnano a Sonego lo 0-40. L’ungherese spesso cerca di venire a rete per accorciare gli scambi: così Marton arriva 40-40, ma poi un errore di diritto dell’ungherese vale il contro-break (3-3). Da lì Sonego prende il sopravvento, giocando con solidità e pazienza. Nell’ottavo game si arriva a parità sul servizio di Fucsovics e Lorenzo ha una palla per andare a servire per il primo set quando un diritto dell’avversario finisce lungo. Il magiaro salva questa e un’altra palla break. “Stai attivo su ‘ste gambe”, si dice Sonego: detto-fatto, perché alla terza Lorenzo strappa il servizio all’avversario grazie a un ottimo passante in corsa col diritto. Bravo e fortunato l’azzurro, visto che Fucsovics era stato costretto a scendere a rete a causa di una deviazione del nastro. Sonego va a servire per la prima partita e non spreca l’occasione grazie anche a un punto spettacolare, in cui Lorenzo si difende sul pressing di Fucsovics mettendo un miracoloso recupero di rovescio negli ultimi centimetri di campo per poi chiudere a rete su uno strano passante-tweener dell’ungherese. È 6-3, parziale meritato per il giocatore più solido e continuo.

 

Lorenzo ha l’occasione di allungare già ad inizio secondo set, quando Fucsovics sparacchia fuori un rovescio permettendogli di salire 15-40. Marton però scende a rete per salvare le due palle break; poi, dopo un punto durissimo, piazza un’accelerazione di diritto sulla riga e una prima vincente per tenere il servizio. Nel secondo game è Sonego a soffrire sul suo servizio: cancella una palla break, poi detta i tempi del gioco e va a prendersi l’1-1 raccogliendo a rete i frutti di un ottimo diritto inside-in dalla parte sinistra. La storia si ripete anche nel quarto gioco: Sonego concede due palle break, ma si difende bene e alla fine è Fucsovics a sbagliare per primo (2-2). Qui il magiaro perde lucidità e si innervosisce, iniziando a borbottare ad ogni punto. E nel quinto game pensa bene di fare un doppio fallo sul 30-30. Marton salva la prima palla break chiudendo a rete una volèe di rovescio dopo un’accelerazione col dritto, ma poi commette un altro errore e regala a Sonego un’altra possibilità di allungare.

La frustrazione si impadronisce di Fucsovics, che va a parlare con il giudice di sedia lamentandosi per un presunto atteggiamento irritante di Sonego. Poi sbaglia, cede il servizio (4-2) e scaraventa la pallina fuori dal Country Club. Sonego ha la partita in mano e resta concentrato: si trova sotto 0-30, ma tiene il servizio andandosi a prendere il 4-2 con una morbida volee di rovescio. Sempre presente con la testa e bravo a mantenere un’intensità costante, a differenza dell’avversario, Sonego approfitta delle possibilità che gli vengono concesse e prova a chiudere la partita già sul servizio dell’avversario sul 5-3. Ci va vicino perché arriva al match point dopo due erroracci a rete di Fucsovics, il quale però resta aggrappato al match (5-4). Sul suo servizio, però, Sonego non ha indugi e chiude il match con un passante vincente di diritto, a coronare una prestazione solida e convincente che gli vale la quinta vittoria consecutiva a livello ATP.

LE PAROLE – Pochi minuti dopo il match Sonego ha parlato in conferenza stampa: “Fisicamente sto bene, sono arrivato ieri e sono riuscito ad allenarmi poco per la pioggia ma comunque mi sento bene, e questo è importante – sono state le sue parole sul match -. Le condizioni di gioco? La terra è più veloce rispetto a Cagliari, poi oggi si giocava su un campo molto stretto. All’inizio ho fatto un po’ di fatica ad adattarmi, poi col passare del tempo è andata sempre meglio”. Sulle lamentele di Fucsovics: Oggi ha iniziato a lamentarsi dalla fine del primo set, diceva che facevo dei versi in ritardo, non so perché, e si lamentava con l’arbitro. Ha cercato di condizionarmi e questo non è piacevole perché io non faccio mai niente in campo per dare fastidio all’avversario. Sono comunque contento di aver vinto la partita”.

Sul suo “grunting”, Lorenzo specifica: “Mi viene naturale farlo, è così da quando sono piccolo”. La testa, ora, va alla sfida con Zverev: “Sarà una partita dura, è un giocatore tosto e abituato a giocare certe partite. Io però sto giocando bene e sono in fiducia. Devo giocare il mio tennis, avere le idee chiare ed essere sempre lì con la testa: come avete visto nelle ultime partite, se l’attitudine è buona durante tutto il match qualcosa di buono può succedere. Anche perché ora che mi conoscono tutti è più difficile ottenere risultati, perché nessuno mi sottovaluta, quindi è necessario giocare tutte le partite col coltello tra i denti”.    

Il tabellone completo di Montecarlo

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ATP

ATP Montecarlo, Fognini batte Kecmanovic a suon di vincenti

Ottima prova di Fabio che offre sprazzi del suo miglior tennis e guadagna il secondo turno contro Jordan Thompson

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[15] F. Fognini b. M. Kecmanovic 6-2 7-5

Contro Miomir Kecmanovic, Fabio Fognini inizia la difesa del titolo monegasco mettendo a segno una vittoria in due set più che convincente sotto ogni aspetto – tecnico, atletico e anche caratteriale. Perché, dopo un primo parziale filato via liscio in un quasi-show azzurro, Fognini ha saputo venire a capo della reazione di Kecmanovic che si è confermato un ottimo banco di prova: ha un livello piuttosto costante, si muove bene, non fa sciocchezze, sulla terra portegna di febbraio ha battuto Monteiro e Djere; insomma il giocatore contro cui Fabio sbatterebbe malamente contro in una giornata no, ma che arriverebbe a surclassare dopo essersi alzato dalla parte giusta del letto. Come detto, per oltre un set abbiamo assistito alla seconda versione, che peraltro avremmo volentieri continuato ad apprezzare fino alla fine, ma le difficoltà che è riuscito a creargli il serbo salendo di livello e il superamento di quelle situazioni negative di cui a volte Fognini resta prigioniero rendono forse anche migliore un risultato che non può che far bene al n. 18 del mondo, dopo un inizio di stagione caratterizzato da alti e bassi con sette vittorie e altrettante sconfitte – curiosamente. lo stesso bilancio di Kecmanovic. Picchi di assoluto valore come nelle vittorie contro Carreño Busta e de Minaur si sono alternati a prestazioni decisamente negative nelle sconfitte subite da Novak in ATP Cup e a Marbella da un Munar peraltro poi finalista.

IL MATCH – Kecmanovic sceglie di rispondere e fa suo il primo gioco approfittando di una partenza lenta di Fognini che riesce subito a pareggiare. Il passante di dritto che nel primo gioco gli era rimasto sul nastro fa ora il suo abituale dovere, prontamente seguito dal vincente lungolinea di rovescio dopo l’apertura di campo incrociata. Tranquillizzato dal servizio tenuto, dal successivo game di risposta Fabio insegna e disegna tennis, dando l’impressione che la metà campo serba sia di alcuni metri più larga. Con circa il 50% di prime, il servizio non gli regala punti diretti; tuttavia, questo aspetto negativo è annullato perché lo stesso problema affligge anche Kecmanovic e quando si entra nello scambio – praticamente sempre – il divario con il n. 47 è quello che dice la classifica. Forse un po’ di tensione al momento di chiudere un set si risolve prima in un paio di errori che costano il break sul 5-1 e poi in un errore in risposta sul primo set point, ma Fognini si rifà alla grande piazzando due vincenti che gli valgono il parziale. 12 unforced per entrambi, ma per Fogna c’è anche lo stesso numero di vincenti contro gli zero di Miomir. D’altra parte, la sua prima viaggia all’identica velocità di quella azzurra e non gli offre neanche una risposta da attaccare comodamente.

 

È bravo il taggiasco a non far scendere la concentrazione a inizio secondo set e, mentre Kecmanovic non vince il punto neanche mandando tre colpi consecutivi agli incroci delle righe, il nostro chiude a rete il puntazzo del 2-0. Quando la dolce discesa sembra continuare, un doppio fallo e il primo vincente rimettono in corsa il ventunenne di Belgrado che opera il sorpasso al settimo gioco, approfittando di un fallo di piede sulla seconda e prendendosi un punto pesante dopo una strenua difesa. Sale così in fiducia e si fa più aggressivo soprattutto a inizio scambio, ma Fabio riesce a mantenere la calma nonostante sfumino due opportunità del pareggio; se ne procura quindi una terza che trasforma piazzando nel pochissimo spazio a disposizione il contropiede vincente. Lancio di racchetta dopo aver mancato una chiusura di dritto abbastanza comoda e situazione che si replica quasi identica al punto successivo (lancio solo accennato) per un game che rischia di volare via. “Rema, rema” urla dopo essere rientrato nel punteggio. La lotta spalla a spalla termina quando Kecmanovic serve sotto 5-6: Fognini incassa due errori dell’altro, rovescia l’inerzia del punto con una difesa dei giorni migliori e chiude al secondo match point dopo un’ora e 25 minuti con una risposta pesantissima. 27 vincenti a 4, 19 di dritto (compresi ovviamente smash e volée), scambi tra i cinque e i nove colpi dominati 29 a 15. Al prossimo turno troverà Jordan Thompson, già battuto all’Australian Open 2020 e non certo un amante della terra battuta.

LE PAROLE DI FABIO – “È stato difficile, venire qui con un po’ di pressione” dice a caldo ai microfoni di Tennis TV. “Sono contento perché la scorsa settimana ho fatto una bruttissima performance. Ora ho voltato pagina, sono contento di essere al secondo turno. Lui ha cominciato meglio di me, solido e stava servendo bene, poi ho meritato la vittoria. Qui ho fatto la miglior performance della mia carriera, vivo e sono nato qui vicino e questo torneo sarà sempre nel mio cuore. Sfortunatamente non c’è pubblico, perché credo che questo torneo, con il mare alle spalle e la gente sugli spalti, sia uno dei più belli del mondo.”

In conferenza stampa, Fognini ridacchia quando vede il Direttore Scanagatta prendere la parola. La domanda è a proposito della positività al Covid-19 di Daniil Medvedev, costretto quindi a rinunciare al torneo. Sinceramente non me ne frega più di tanto replica secco Fabio, non sappiamo quanto condizionato dal suo rapporto non proprio idilliaco con l’interlocutore. “Sfortunato, sì” elabora poi. “Spero che non abbia una reazione grave, perché io ho avuto il Covid ed è molto noioso. Per il resto, gli auguro una pronta guarigione perché se lo merita. Riguardo a eventuali contatti con il moscovita, Fognini rassicura: “L’ho visto una volta che andava in palestra e basta”.

La differenza rispetto all’incontro con Munar è presto spiegata: “Semplicemente a Marbella ho fatto schifo, poi tutte le volte ci metto un po’ di tempo ad adattarmi alla superficie. Per il resto, sono molto tranquillo. Monte Carlo è uno dei miei tornei preferiti. Ho giocato bene, sono contento soprattutto di come sono stato in campo. Ho un’altra opportunità domani perché, se rimango così in campo, il gioco è tutta una conseguenza”.
Sul prossimo avversario, Thompson, non si fa troppi problemi: “Io guardo me stesso, non mi interesso degli altri. Se sto come adesso, come atteggiamento, se sto bene, so che posso battere chiunque. Voglio ancora giocare partite nei grandi tornei, quello che mi interessa di più da qua alla fine della mia carriera.

Il tabellone aggiornato con tutti i risultati

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