Sugli scudi Camila Giorgi, nessuna croce per Sinner e Berrettini. Ma non si pretenda entusiasmo

Editoriali del Direttore

Sugli scudi Camila Giorgi, nessuna croce per Sinner e Berrettini. Ma non si pretenda entusiasmo

Wawrinka troppo più vincente di Seppi: sfuma l’exploit. Wilander: “Djokovic non ha l’intensità continua di Nadal e Federer”. Gulbis, Fognini, Kyrgios sotto la lente di ingrandimento. Zverev: “Per noi Next Gen è più difficile che per Federer 20 anni fa”

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Camila Giorgi - Australian Open 2020

da Melbourne, il direttore

Non si sono registrate clamorose sorprese nella quarta giornata dell’Australian Open, salvo forse – da una prospettiva non solo italiana – la nettissima vittoria di Camila Giorgi che ha dato 6-3 6-1 a Kuznetsova, partendo da 0-2 del primo set e quindi facendo 12 game a 2 alla russa che pure nel turno precedente aveva eliminato Vondrousova, finalista al Roland Garros 2019. Anche una seconda sorpresa sarebbe stata italiana, se Seppi, che ha servito invano sul 5-4 del secondo set (perso) dopo aver vinto il primo ed è stato avanti di un break anche nel quinto set quando ha avuto la palla del 5-3, avesse finalmente battuto Stan Wawrinka dopo averci perso 8 volte di fila dal 2003 a oggi riuscendo a strappargli un solo set. Ma Wawrinka è certamente un giocatore più vincente di Andreas, come dimostrano i 3 Slam vinti anche in era Fab Four e il ranking raggiunto. Se Andreas si è fermato a n.18 è perché troppo volte è arrivato quasi in cima al K2 ma poi è scivolato giù al momento decisivo. Si è tolto la soddisfazione di una grande carriera, di vittorie di grande prestigio (Federer, Nadal), di tre tornei in bacheca, ma se fosse stato un tantino più coraggioso e aggressivo nei momenti decisivi di tante partite malamente perse non si sarebbe fermato lì.

Per questa complessiva assenza di sorprese – ma a fine articolo – voglio tornare sulle sconfitte di Berrettini e Sinner, dopo aver letto qua e là in vari commenti e vari social che chi ha sottolineato la delusione respirata qui… non avrebbe quasi dovuto manifestarla per il rischio di apparire tifosi superficiali che si illudono e illudono. Ma non è così.

CAMILA GIORGI DIVINA

Tathiana Garbin dice di non aver mai visto giocare meglio Camila (27 vincenti e 14 errori gratuiti, contro i 10 vincenti e i 17 errori di Svetlana), però non è detto che Tathiana abbia visto tutte le 9 vittorie collezionate da Camila contro le top-ten, ultima quella su Wozniacki a Tokyo risalente ormai a due anni fa. Anche Luca Baldissera è rimasto straordinariamente impressionato da Camila e mi fido del suo giudizio visto che lui ha seguito dal primo 15 all’ultimo il match (di cui avrete letto sua cronaca), diversamente dal sottoscritto che ha voluto dapprima seguire i primi due set di Seppi e poi invece dedicarsi a seguire anche altri match nonché diverse conferenze stampa. Fra le tante quelle di Zverev (in progresso rispetto al match con Cecchinato) e di Rublev. Nonché quella di Kuznetsova (che mi ha detto di aver mandato un altro messaggio affettuoso a Francesca Schiavone…): Non ho scuse per giustificare questo 6-3 6-1 – mi ha detto con grande serenità e sorridendo Svetlana non ho giocato benissimo, ma francamente neppure così male. Potevo servire meglio, ma insomma…è stata lei a giocare in modo incredibile. Non riuscivo a prendere l’iniziativa. Tirava fortissimo. Sono però curiosa di vedere in quanti altri match riuscirà a rigiocare così… Se le riuscirà sempre… buon per lei!”.

 
Commento in inglese di Ubaldo Scanagatta e Ben Rothemberg (New York Times)

RUBLEV E GULBIS IN GRAN SPOLVERO

Rublev in particolare, nonostante il problema di salute accusato alla vigilia del torneo, è imbattuto quest’anno. Ha vinto due tornei di fila, Doha e Adelaide. Non era più successo dal 2004, quando lo slovacco Hrbaty aveva fatto come lui. Qui il russo che nelle conferenze stampa parla sempre con gli occhi bassi, senza guardare chi gli ha posto la domanda, è al terzo turno e, sommando quattro vittorie filate in Coppa Davis a Madrid a fine novembre, vanta una gran bella striscia.

Chi qui è già alla quinta vittoria di fila è l’ex top-ten Ernest Gulbis, da n.256 emerso da tre turni di qualificazione. Dopo di che ha infilato due vittorie non scontate, Auger-Aliassime e Bedene. Il talentuosissimo lettone, 31 anni e mezzo, era quasi scomparso dalle scene. E non solo perché si è sposato e ha oggi due bambine che l’hanno, a suo dire, cambiato: “Quando ero più giovane tutto mi entrava da un orecchio e usciva dall’altro. Me ne infischiavo di ogni cosa e davo ogni cosa per scontata. Diciamo che ora sono…cresciuto. Ma mentre parla, anche se ti mostra la fede al dito, il sorriso è sempre quello, un po’ provocatore, un po’ insolente, tipico del figlio di un miliardario che è viziato dal jet privato del papà e che, con un filo di arroganza, ti dice di avere “poca pazienza con la stupidità di troppa gente”. Ecco perché è capace di litigare con allenatori e avversari se non condivide quel che dicono e fanno. Nelle “quali” giorni addietro a un certo punto è sbottato con l’indiano Prejnesh Gunneswaran e gli ha gridato: “Ora statti zitto e gioca!”.

Per un bel po’ di tempo, a causa di vari problemi fisici (soprattutto la schiena ma anche una spalla) Gulbis, ex top-ten, ha frequentato i tornei del circuito minore. Il suo coach Gunther Bresnik – per tanti anni al fianco di Thiem ma prima anche di ben 26 tennisti che sotto la sua guida sono diventati top-100, da Becker a Skoff, Leconte, Koubek, Patrick McEnroe – dice: “Il suo 2019 è stato catastrofico”. Con Bresnik Gulbis era stato semifinalista al Roland Garros nel 2014 quando era salito a n.10 del mondo…. “Io non guardo al passato e non mi preoccupo del futuro, vivo nel presente”. E lì accanto Bresnik è convinto: È il giocatore di maggiore talento con il quale io abbia mai lavorato ed è un tipo intelligente come pochi, diverso da tanti… forse un po’ complesso, questo sì, ma risalire tra i top 100 intanto non dovrebbe essere un problema. Gulbis è d’accordo: “Cerco sempre di capire ancora chi io sia. Ma non lo so. Forse mi farò un’idea sul mio letto di morte…” e sorride con l’aria di chi dice: “Beh dai, questa l’ho detta…”.

KYRGIOS, EUROSPORT E CORRETJA SU… FEDERER

Nick Kyrgios è stato solido nei primi due set e anche nel terzo, quando aveva un break di vantaggio prima che quel vecchio marpione di Gilles Simon, uno dei tennisti più intelligenti – seppur di una intelligenza diversa da quella di Gulbis – lo imbrigliasse nelle sue solite ragnatele approfittando anche della naturale tendenza di Kyrgios a distrarsi. Alla fine Kyrgios ha perso il terzo set. Però ha vinto al quarto, sia pur soltanto 7-5. Se si pensa che Nick non giocava individualmente da un bel po’ e poteva anche essersi arrugginito… era in fondo prevedibile. Non si perde il tennis, ma la capacità di stare lì con la testa, quando si è fermi da tanto. Approfitto – riferendomi a giocatori come Kyrgios e Federer che non avevano giocato da diverso tempo in torneo – per riferire un paio di osservazioni di Alex Corretja e di Mats Wilander nel corso del matinée organizzato da Eurosport con i suoi testimonial: insieme allo spagnolo e allo svedese c’erano anche Becker, Henin e Schett.

Della riunione Eurosport con i suoi campioni Ubitennis ne darà conto nei prossimi giorni in varie “Pillole” sparse: io soltanto ho registrato 50 risposte e forse altrettante ne avrà raccolte Vanni Gibertini. “Sono impressionato da Roger Federer che riprende a giocare in torneo dopo due mesi e ha giocato in questi primi due turni come se non avesse mai smesso – ha detto sinceramente stupito Alex Corretja – Per tutti i tennisti normali non è mai così. Lui in questo è unico e non solo, quindi, perché ha 38 anni e mezzo”.

MATS WILANDER SU KYRGIOS, FOGNINI E PAIRE MA ANCHE FEDERER, NADAL E DJOKOVIC

A proposito di Kyrgios Mats Wilander mi aveva detto, dopo avermi anticipato che avrebbe voluto dirmi qualcosa su Fognini: “Fabio, Nick e Paire sono giocatori che riescono a giocare con la dovuta intensità solo alcuni punti che ritengono importanti. Federer in ogni punto gioca il suo meglio, Nadal ancor di più. Loro no. Fabio contro Thompson avrebbe dovuto vincere in 3 set. Invece si distrae e vince soffrendo al quinto. Dopo due match al quinto rischia di trovarsi in debito di ossigeno, o comunque fisicamente non al massimo al terzo turno. Perfino Djokovic è tipo che ogni tanto si distrae. Domina Struff, pensa che gli basti giocare con un minimo di attenzione e perde un set. Lui ha un gran fisico e si può anche permettere di lasciare un set qua o là. Nadal, che chiede col suo tennis più dispendioso un maggior sforzo al proprio fisico e per questo è stato più spesso vittima di vari infortuni, deve cercare di non perdere set e game per la strada perché più facilmente rischia di infortunarsi. E gli infortuni di tanti giocatori sono conseguenza della loro incapacità di non distrarsi. Non è il caso di Nadal che è consapevole di quanto sia importante non restare mai in campo più del necessario. E quando lui arriva in fondo a un torneo è temibilissimo. Fognini, Kyrgios e Paire non sono ad oggi mai stati così e chissà se lo saranno mai. Per questo fanno di solito fatica ad arrivare in fondo a un torneo”.

ZVEREV: “PIÙ DIFFICILE EMERGERE OGGI CHE AI TEMPI DI FEDERER”

Con Zverev, tipo difficilino, io ho un buon feeling, e lui lo ha con me. Mi appresto a fargli una domanda e lui previene: “Ok allora mi rilasso” e si lascia andare indietro sulla sedia come per distendersi, alludendo alle mie domande che sono spesso più lunghe della media. Difatti gli chiedo: “Si cominciò a ritenere che Roger Federer sarebbe diventato uno Slam-winner già nel 2001 quando battè Sampras. Ma fino al 2003 non vinse alcuno Slam… pensi che ci aspettiamo troppo presto che giocatori ancora giovani vincano, giocatori come te? Qui hanno perso Auger-Aliassime, Shapovalov, Berrettini, Sinner, Humbert…” 

E lui: “Penso che sia diverso rispetto a 20 anni fa. Con i social media, i cellulari, la pressione che i media ci mettono addosso siamo più consapevoli di quanto potessero esserlo i tennisti di 20 anni fa. Prima dovevi andarti a leggere i giornali, comprarli, aprirti il computer e cercare. Oggi apri Instagram e ci sono 5 milioni di persone che hanno un’opinione su di te all’improvviso. È più difficile per noi ora. E poi Novak, Rafa, Roger semplicemente sono migliori di noi perché vincono. Ora Medvedev sta venendo fuori, io ho vinto qualcosina, idem Tsitsipas, Thiem. Noi siamo competitors che non puoi considerare fuori dai potenziali vincitori, ma ora tutti dicono la loro su Internet e anche se la gente dice che non ci fa caso a quel che viene detto, tuttavia la gente legge. E gli resta in testa quel che hanno letto. Io cerco di leggere meno possibile dei social durante gli Slam, i grandi tornei. Nessuna offesa nei vostri confronti, ma non leggo che cosa scrivete. Scrivete quel che volete su me. Per me è ok, non mi offendo. Ognuno deve cercare di starne lontano, di vivere nella propria bolla…

LE SCONFITTE DI BERRETTINI E SINNER

Posso parlare per me e non per altri, non sapendo cosa altri abbiano scritto e sostenuto. Ma se c’è chi ha criticato, chi ha parlato di delusione per le sconfitte di Matteo e Jannik, deve tenere conto delle aspettative che quando il n.8 del mondo affronta il n.100 è normalissimo che ci siano. Questo anche se Sandgren – come ha ben spiegato Ben Rothenberg del New York Times nel video che abbiamo registrato per il sito inglese Ubitennis.net e che mi permetto di invitarvi ad ascoltare (in inglese si cerca sempre per forza di cose di occuparsi maggiormente del tennis internazionale) – è un tipo che non è mai stato sopra il 40esimo posto in classifica ATP, ma ha comunque battuto 4 top-ten. Ricorda un po’ il caso Camila Giorgi: soltanto n.26 come best ranking, però capace di battere 9 top-ten.

Avevo scritto pochi minuti dopo le sconfitte di Berretto e Sinner: “I risultati della notte australiana mi hanno fatto ripiombare tutto d’un tratto all’epoca in cui in sala stampa, insieme ai colleghi italiani ci alzavamo dai nostri desk a fine giornata pronunciando la tristissima e fatidica frase di rito: ‘Mai una gioia!’. Eh sì, purtroppo le nostre speranze per un grande Australian Open, nel quali si poteva addirittura ipotizzare un ottavo di finale fra Berrettini e Fognini con il vincente nei quarti, sono svanite in poche ore. Quella arrivata da Sinner e Berrettini è stata una doppia delusione, ma era ingiusto, forse, attendersi troppo da entrambi. Da Sinner perché ha pur sempre soltanto 18 anni e 5 mesi e tutti gli elogi che gli sono piovuti addosso da tutte le parti, inclusi quelli dei grandi campioni come McEnroe, Nadal, Zverev con i quali – e non credo sia anche una piccola operazione di marketing del suo staff – si è allenato in questi giorni australiani, non potevano bastare a fargli vincere un match contro un giocatore come Fucsovics che ha quasi 28 anni, è più solido e maturo di lui, è stato anche n.31 del mondo e ha fatto valere – come ha detto lucidamente lo stesso ungherese – la maggior esperienza, il maggior senso tattico in una partita disturbatissima dal vento”.

Questo e altro avevo scritto, prima di addentrarmi in un confronto a distanza con Roger Federer che non sto a ricopiare. Oggi aggiungo: è chiaro che nessuno tennista ha la vittoria in tasca solo perché è un top-ten e l’avversario sta appeso a un filo tra i top-100. Ma è anche chiaro che se il top-ten perde non si può dire che… va bene così. Ci possono essere tutte le attenuanti del caso, la caviglia, il digiuno agonistico, il vento – che, condivido quel che mi ha detto Wilander nel matinée Eurosport nella notte italiana: “Non è un elemento equalizzatore, ma è invece separatore, favorisce nettamente il giocatore più esperto che è passato mille volte attraverso certe situazioni –  eccetera, eccetera, ma alla fine non va bene così, soprattutto dopo che sei stato a un punto da un break probabilmente decisivo nel quinto set. Matteo sarà il primo a pensarla così, anche se chi gli sta a fianco gli avrà detto certamente, e giustamente per caricarlo: “Non ti preoccupare Matteo, non fa niente”. Ma chi ha scritto – senza drammatizzare si intende – di delusione, ha scritto la verità.

E Sinner? Beh, anche lì io credo di aver fatto capire che non era favorito, non poteva esserlo contro un tennista di 28 anni che è già stato n.31 del mondo. E infatti ho ricordato tutte le difficoltà che ha incontrato a 19, 20 anni perfino un campione unico come Federer a emergere negli Slam, dove la stessa distanza dei tre set su cinque per un giovane fa differenza. Mantenere la stessa intensità per 3 ore anziché un’ora e mezzo è ben diverso. Allora chi dice che Sinner lo ha deluso sbaglia? Sì, fondamentalmente. Vero anche, a contrario, che si poteva perdere strappando un set, due set, dando talvolta l’impressione di potercela fare. E questo invece non è successo.

In fondo, al Next Gen – che però era torneo 2 su 3 – Jannik aveva battuto giocatori classificati intorno a una posizione ATP simile a quella di Fucsovics e perfino migliore, De Minaur, Tiafoe, Kecmanovic… Ma ok, lì non c’era vento, si giocava con i No-Ad, con i set a 4, in casa… Tante importanti differenze. Se Sinner avesse vinto qualcuno avrebbe gridato alla clamorosa, pazzesca impresa? Io penso di no, anche se sarebbe stato giusto sottolineare invece che si sarebbe trattato di un bell’exploit. L’exploit non c’è stato, prendiamone atto, nessuno si strappi i capelli, di certo non io. Ma non ci chiediate anche di esultare. E accettate che un pochino male ci si possa anche essere rimasti. Pace e bene a tutti.

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Editoriali del Direttore

Ancora nove vittorie azzurre al Roland Garros nei prossimi giorni e sarà mezzo trionfo

È già record con nove tennisti al secondo turno a Parigi. Ma i tabelloni suggeriscono prospettive straordinarie per Berrettini (quarti?), Sinner e Sonego (ottavi?), Cecchinato e Travaglia (terzo turno?)

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Matteo Berrettini - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Sei ragazzi più tre ragazze italiane al secondo turno al Roland Garros è un record. Mi direte: vabbè ma è un secondo turno, non esaltiamoci… E io non mi esalto, anche perché a Roma tutti avevamo esultato per i quattro azzurri negli ottavi di finale e poi abbiamo visto come è andata: Berrettini nei quarti (ma era un derby con Travaglia quindi un approdo ai quarti di un azzurro era scontato), gli altri due eliminati sebbene Sinner ci avesse illuso vincendo il primo set contro un Dimitrov non irresistibile, mentre Musetti accusò contro Koepfer la fatica di tanti tornei e tante partite di fila e l’essere andato a letto molto tardi la sera prima dopo aver battuto anche Nishikori dopo Wawrinka. Fra Wawrinka e Nishikori c’era stato un giorno di riposo, fra Nishikorio e Koepfer no.

Ciò ricordato e premesso, mentre molti colleghi stranieri, americani e inglesi, mi chiamano per chiedermi quali possano essere le spiegazioni di questa massiccia presenza italiana negli Slam e nei top-100 e rivolgono quel tipo di domande anche ai nostri giocatori – Matteo Berrettini ha dato diverse risposte assolutamente condivisibili a Simon Cambers, che è anche il presidente dell’Associazione Giornalisti, l’ITWA – ho la sensazione che quest’anno in questo Roland Garros così diverso dai precedenti per i noti motivi (clima, palle, campi) quattro se non cinque dei sei tennisti azzurri hanno reali possibilità di fare ancora strada. E non necessariamente poca.

Uno nei quarti, due in ottavi, altri due al terzo turno? Un sogno? Secondo me no, anche se mi rendo conto che sarebbe una grande affermazione di squadra… in uno sport individuale come il tennis, un magnifico spot per il tennis italiano. Quelli che sono usi scommettere chiamano martingala le scommesse collegate, cioè quelle che se le azzecchi tutte vinci una fortuna perché le singole quote si moltiplicano, ma se ne perdi anche una sola salta tutto. Allora ora provo a entrare nei dettagli.

 

Dei sei italiani al secondo turno l’unico che mi sembra davvero chiuso dal pronostico, e non perché abbia giocato 6 ore e 5 minuti contro Moutet che gli stava avanti 86 posti in classifica (70 vs 156) è Lorenzo Giustino. Deve affrontare uno degli uomini più in forma del momento, “El Peque” Schwartzman e onestamente non vedo come il simpatico ragazzo napoletano cui abbiamo dedicato un profilo e che non aveva mai vinto le qualificazioni in 17 tentativi di Slam né aveva mai vinto un match a livello di circuito maggiore possa vincerne un secondo in queste circostanze. Magari! Ma non credo che avverrà.

Riguardo agli altri cinque, Berrettini (Harris), Sinner (Bonzi), Cecchinato (Londero), Sonego (Bublik) e Travaglia (Nishikori), direi che i match più complicati da vincere sono quelli di Travaglia e Sonego, per quanto Cecchinato con Londero non possa aspettarsi una passeggiata. Se Sinner perdesse con Bonzi sarebbe una clamorosa sorpresa negativa – non succederà vedrete – e anche Berrettini con Harris lo vedo fortemente favorito anche se il sudafricano è un tipo che pare molto sicuro del fatto suo. Oggi, dopo che ha battuto Popyrin, Lloyd Harris mi ha spiegato perché in Sud Africa gli hanno dato il nickname King: “Perché avevo 17 anni quando sono arrivato nella squadra di Coppa Davis e battevo tutti i miei compagni… da noi usa dare un nickname a tutti, e a me dettero quello. Non conosco troppo bene Berrettini ma è un top-ten e ha un gioco simile al mio, gran servizio e gran dritto. Credo di poter far match pari….

Io credo invece che Berrettini lo batterà, magari con un set o anche due che potrebbero arrivare al tiebreak. Ma Matteo con queste palle che lo costringono a picchiare anche di rovescio a tutto braccio – me lo ha detto lui – si trova bene e anche il campo pesante alla fine non lo danneggia. Gli dà più tempo per le ampie aperture, gli offre il destro per giocare qualche smorzata vincente e, sempre per averlo detto lui, “se anche faccio meno punti direttamente con il servizio, però posso aprirmi il campo angolandolo bene e forzare poi con il dritto”. Insomma l’ho visto bene con un Pospisil molto presto rassegnato. D’altra parte come non esserlo dopo 17 sconfitte consecutive sulla terra battuta?! Gli ha lasciato appena sette game. Continuo a parlare di Matteo perché è lui che io credo possa, o addirittura debba, arrivare ai quarti di finale. Con tutta probabilità contro Djokovic… e lì si vedrà.

Infatti se batte Harris trova poi probabilmente Struff (più che Altmaier), che gioca come Harris e un po’ come lui, servizio e dritto, ma meno bene di lui. E poi in ottavi probabilmente uno spagnolo, Bautista Agut o Carreno Busta, altrimenti l’argentino Pella. In ogni caso vedrei Matteo favorito. Ecco perché lo vedo arrivare nei quarti. Lui tocchi pure ferro.

Chi sono i due allora che penso possano raggiungere gli ottavi? Sinner quasi certamente, perché credo che batterà non solo Bonzi ma anche il vincente di Paire-Coria. E Sonego se riesce a superare l’ostacolo Bublik. Il kazako è un personaggio assolutamente imprevedibile dentro e fuori dal campo. L’ho intervistato ieri con Tommaso Villa che ha fatto un ottimo lavoro nel riprodurre l’intervista integrandola. E abbiamo pubblicato anche il video di uno dei suoi ace fatti battendo dal basso, sempre da sinistra verso destra nei punti dispari, con un taglio pazzesco: richiede una gran mano. Monfils che risponde stando vicino alla rete di fondocampo come tanti giocatori, non ha nemmeno abbozzato lo scatto. Forse Berrettini potrebbe imparare anche questo colpo. Lui la mano ce l’ha. Contro un Thiem un giorno potrebbe essere utile.

Insomma, inciso e divagazione Bublik a parte, se Sonego superasse il kazako che si affida molto al servizio ma può incontrare anche giornate disastrose, troverebbe poi Fritz (o Albot) e insomma il miglior Sonego avrebbe mille possibilità di superare anche quel turno e approdare quindi agli ottavi contro Schwartzman.

Un Cecchinato in ritrovata fiducia può battere l’argentino Londero, che ha vinto 14-12 su Delbonis, il secondo match più lungo del torneo dopo quello di Giustino-Moutet, e approdare al terzo contro Zverev, dove naturalmente il compito sarebbe ben più difficile e dipenderebbe più dal tedesco che da lui.

Travaglia al terzo turno può arrivare se Nishikori fosse quello che abbiamo visto a Roma contro Musetti ma forse non quello che ha battuto Evans al quinto set. I campi pesanti non sembrano l’ideale per un giocatore leggero come il giapponese, che con il suo grande anticipo ama chiudere i punti nell’arco di pochi colpi, e per questo motivo secondo me Travaglia – che è molto cresciuto anche in autostima – ha ottime chance di conquistare il terzo turno. Lì, però, lo aspetterebbe un certo Nadal e allora… disco rosso!

Ma, ribadisco, Berrettini nei quarti contro Djokovic, Sinner e Sonego in ottavi contro rispettivamente Zverev e Schwartzman, Cecchinato al terzo turno con Zverev e Travaglia al terzo turno contro Nadal, secondo me… il Mago Ubaldo che ci azzecca quando può ma ci prova senza prendersi mai sul serio, sono traguardi possibilissimi. Spero proprio di non essere smentito dai fatti. E i fatti sarebbero ancora – riassumo per i disattenti – altre tre vittorie per Berrettini, due per Sinner e Sonego, una per Cecchinato e Travaglia. Totale altre nove vittorie, e soddisfazioni, azzurre. Io mi accontenterei, loro spero di no. Perché dovrebbero escluderne qualcuna di più? Condividete o no?

P.S. Purtroppo, invece, il Mago Ubaldo vede scuro nel futuro delle tre ragazze, in particolare per Trevisan-Gauff e Paolini-Kvitova. Per Errani-Bertens il solo spiraglio nel buio sono quelle quelle vittorie di Sara su Kiki. Vittorie superdatate e molte cose sono cambiate in cinque anni e più. In peggio per Sara e in meglio per Kiki. Però è vero che a volte nella testa dei tennisti restano tracce quasi indelebili delle sconfitte. E cinque sono tante.

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Editoriali del Direttore

Ha ragione Rafael Nadal a dire che sarà un torneo diverso?

Le palle, i campi, il clima, tutto lo lascia pensare. Che sia Thiem il più avvantaggiato? Le strenue difese di Djokovic ne risentiranno. E le donne?

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Rafa Nadal - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Tutti parlano a Parigi del Covid e al Roland Garros del freddo, della pioggia, dei campi pesanti, delle palle ancor più pesanti, dell’impossibilità di chiudere rapidamente i punti, anche se non tutti stanno in campo 6 ore 5 minuti come Lorenzo Giustino, sia pure in un match giocato in due giorni, o 4 ore e 7 minuti come l’altro Lorenzo, Sonego.

Se a tutto questo si aggiunge che alcuni tennisti, e tenniste, sono arrivati a Parigi avendo giocato poco o nulla sulla terra rossa e non è stato semplice neppure allenarsi, si comprende perché le sorprese possano essere all’ordine del giorno.

Se si lamenta Rafa Nadal delle Wilson – che grande pubblicità indiretta per la Babolat! (attenzione non dico che Rafa lo abbia fatto perché della Babolat è testimonial da sempre; i leoni da tastiera non comincino a speculare… c’è anche la Dunlop che produce buone palle da tennis, e altre) – che a detta di tutti resta il primo favorito anche di questo Roland Garros, figurarsi gli altri che hanno meno potenza di lui. Vero che le palle che non prendono il top spin e non rimbalzano alto lo danneggiano, ma quanti hanno i bicipiti di Nadal per spingere incessantemente quei palloni?

 

Li ha Djokovic? Forse no. Li ha Thiem? Forse sì. Pochi sembrano in grado di caricare i colpi come l’austriaco che ha raggiunto due finali e due semifinali negli ultimi quattro anni. Djokovic è un gran ribattitore, il n.1, e uno straordinario difensore… ma quando ci si difende non è sempre facile giocare lungo se le palle sono pesanti. Potrebbe risentirne?

A me pare che abbia ragione Mats Wilander che su Eurosport imperversa – io sono stato per quasi 160 Slam ininterrottamente sul posto e quindi non avevo mai guardato tanta TV, tanto Eurosport, tanto Wilander e Schett come in questi giorni… – a dire che un vero favorito non c’è, ma che i favoriti sono tre, Nadal, Djokovic e Thiem, e gli altri lo sono tutti molto meno. In particolare quelli della metà bassa, perché chi volesse arrivare alla finale dovrebbe probabilmente battere sia Nadal sia Thiem, e una volta giunto in finale anche Djokovic. Un’impresa degna di quello degli Orazi che, rimasto solo, abbatté uno dopo l’altro i tre Curiazi.

Chi altri ha un gioco pesante e non si affida eccessivamente al top spin né troppo al servizio, visto che punti gratis dalla battuta non sarà semplice procurarseli?

Berrettini avrebbe il dritto, ma avrà spuntata l’arma della battuta, sulla quale lui per solito conta molto. In compenso la palla corta diventa un’altra arma importante. Se si ha buon tocco anche con queste palle e si riesce a fare un drop shot che scavalchi di poco la rete, diventa dura tirarlo su e dargli velocità. Matteo in buona giornata l’arte della palla corta la conosce. Vedremo se avrà o meno queste buone giornate e se riuscirà a non innervosirsi, sapendolo prima, per i pochi punti diretti che gli deriveranno dal servizio. Tuttavia se questo entrasse, anche con pochi ace, non sarà facile rispondere lungo e sottrarsi alla sua castagna di dritto. Oggi Pospisil lo attaccherà e metterà a dura prova il suo passante di rovescio. Matteo dovrebbe cercare di tenerlo lontano. Ci riuscirà? Se sì il suo tabellone non è semplice (Popyrin, Struff… che hanno caratteristiche simili alle sue) ma a Djokovic nei quarti si può arrivare, sempre che Djokovic non perda prima. Da chi? Khachanov? Beh, attenzione, al russo la potenza non manca davvero. Lo scorso anno ha raggiunto i quarti e prima di allora, giovanissimo, due volte il terzo turno. Semmai a Karen manca talvolta la pazienza e quasi sempre, per via della stazza fisica, la corsa di chi deve anche sapersi difendere.

Medvedev è già schizzato fuori, come pensavo che potesse accadere appena ho visto il sorteggio. L’ho anche scritto. E l’avevo ribadito ieri…solo che quella parte finale del pezzo che qui riproduco “la vedo dura per Mager con Lajovic e per Caruso con Pella. Non conosco abbastanza il figlio di Andres Gomez che affronta un Sonego che ha bisogno di vincere per ritrovare fiducia. Rafa, Serena e Thiem non li immagino in difficoltà anche se Thiem ha Cilic che a Roma c’era e lui no. Stia attento invece Medvedev con Fucsovics. Ci può perdere non è mai uscita. Dovrete fidarvi di me più di quanto si fidi Fognini…

Poiché nel mio video di stamattina ho già parlato dell’eccellente bilancio italiano non mi ripeto qui. Ma, tornando a Medvedev, per lui è la quarta sconfitta consecutiva al primo turno al Roland Garros, quindi forse non è neppure questione di terreno e palle pesanti. Semplicemente non gli piace giocare sui campi rossi. E sì che ha scelto di abitare in Francia, quindi il tempo di provare a migliorarsi non gli manca davvero.

Daniil Medvedev – Roland Garros 2020

Tolti i primi tre superfavoriti, e Medvedev già k.o. ma mai temuto più di Rublev che poteva trovarselo di fronte negli ottavi, ecco Tsitsipas. Il greco ha preso la brutta abitudine di perdere match quasi vinti, forse con il peso di una certa responsabilità, è diventato più fragile di nervi. Lo dice quanto accaduto all’US Open, dove si è mangiato sei match point con Coric e anche ad Amburgo, dove ha perso la finale con Rublev dopo essersi trovato avanti 5-3 al terzo e quindi avendo servito per il match. Al tempo stesso questi risultati dicono anche che Tsitsipas, pur con la brutta partita giocata contro Sinner, è uno che sulla terra rossa sa giocare eccome: una finale a Madrid, una semifinale a Roma un anno fa, quarti a Parigi, andiamoci piano a darlo per battuto contro chiunque. Soprattutto se il favorito è l’avversario.

Pure Zverev, più che il nostro Berrettini e… Monfils che non c’è più, è tipo capace di tutto, nel bene e nel male. Quante scorie avrà lasciato la brutale sconfitta di Flushing, con quei 15 doppi falli che si porta appresso, non è dato prevedere, però uno che è capace di vincere Roma e Madrid e di fare quarti a Parigi, può benissimo indovinare la giornata giusta per sorprendere chiunque anche lui. Per magari perdere al turno successivo da uno meno bravo. Gli anni passano per tutti e Wawrinka non è più forse quello di una volta, e lo si è visto con Musetti, però se c’è un tennista che sembrerebbe poter essere favorito da queste condizioni di gioco forse questi è proprio Stan The Man. E lo ha ammesso lui stesso. A lui la potenza per spingere pallettoni da cinghiale non è mai mancata.

Insomma, il fattore campo e palle non va trascurato. Può rovesciare situazioni tecniche valide altrove.

TORNEO FEMMINILE – Idem dicasi per le donne. Quelle meno corpulente come fanno a spingere la palla? Io pensavo che con queste palle (“Non sono buone nemmeno per i cani!” ha detto Evans) si dovesse trovare bene Muguruza e invece ieri per poco non perde. Ha vinto soltanto 8-6 al terzo con la Zidansek che mi pare conducesse 3-0 al terzo. Serena ha fatto fatica ma alla fine ne è venuta fuori senza perdere set, la finalista dello scorso anno Vondrousova è stata spazzata via dal campo e… una ragazza, Zavatska, che avrebbe potuto affrontare Errani battendo Bertens, ha rotto tre volte le corde d’una racchetta e alla fine ha dovuto farsene prestare una dal suo coach! Stranezze da Roland Garros autunnale.

Ho accennato nel video, registrato prima che perdesse al quinto set a oltranza anche Hurkacz testa di serie n.29 con quell’inesauribile ‘sanguisuga’ di Sandgren, alle teste di serie saltate ieri nel “maschile”, ma anche nel femminile c’è stata una discreta ecatombe e nulla mi toglie dalla testa che palle, campi e clima abbiano avuto il loro… peso (non è il caso di dirlo?). Ho parlato del fattore K perché hanno perso Keys 12, Kerber 18, Kuznetsova 28 (dopo Konta n.9, Kontaveit n.17, nonché Kovinic e Korpatsch… Kenin stia in guardia oggi! ) ma le difficoltà patite da altre tenniste che venivano considerate favorite – Yamstreska, Vondrousova, Muchova – mi fanno pensare come Nadal che ha detto: “Sarà un torneo diverso”. Ciò anche se Rafa forse vuol mettere le mani avanti dovesse fallire la sua caccia al Roland Garros n.13 e soprattutto allo Slam n.20.  

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Editoriali del Direttore

Non credo che Serena Williams possa vincere il suo quarto Roland Garros, ma…

La caccia al 24° Slam di Court nella sua testa continua. Anche se fa freddo “e io lo odio! Mai vista la neve per metà della mia vita” e le palle sono pesanti. Ma se il maltempo l’aiutasse facendole disputare le sue partite sotto il tetto?

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Serena Williams - Roland Garros 2020 (da Twitter, @rolandgarros)

Tanti auguri Serena, buon compleanno davvero alla giocatrice più forte del terzo millennio e forse di sempre (anche se Gianni Clerici direbbe che lo è stata invece Suzanne Lenglen, La Divina).

Ieri Serena Williams ha compiuto 39 anni e ha detto, non per la prima volta: “Non avrei mai creduto di ritrovarmi a giocare ancora a 39 anni. E ora non so quando mi fermerò. Mi diverto ancora e finché mi diverto…”. Pareva di sentire riecheggiare le parole tante volte pronunciate da un suo coetaneo, tal Roger Federer.

Di certo, è la prima volta che Serena li festeggia a Parigi. E di certo è anche la prima volta dopo tantissimi anni che all’avvio di uno Slam non viene considerata fra le primissime favorite, nonostante all’appello manchi la campionessa in carica Barty, e le ultime due vincitrici dell’US Open Osaka e Andreescu (peraltro non fortissime sulla terra rossa).

 

Vero che la terra battuta non è mai stata la superficie prediletta – le spunta in buona parte l’altrimenti micidiale arma del servizio – tuttavia il suo non è un caso… Sampras! Sweet Pete non è mai andato oltre una semifinale a Parigi (1996). Serena ha vinto il Roland Garros tre volte (2002-2013-2015) ed è stata finalista nel 2016, semifinalista nel 2003, nei quarti altre cinque volte. Ai tre trionfi nel torneo di Port Auteuil si devono aggiungere altri 10 titoli conquistati sui campi rossi. Non sono così pochi.

Ma, oltre a dover sottolineare che sono comunque cinque anni che Serena non vince più al Roland Garros – nel 2015 è diventata la più anziana vincitrice del torneo con i suoi 33 anni e mezzo – quest’anno sembra esserci una favorita che sembra stagliarsi su tutte, Simona Halep, e varie altre, come Svitolina e Azarenka nel suo quarto (Vika l’ha battuta a New York), Muguruza e Kenin nell’altra metà, che sembrano avere le stesse chance di Serena se non di più, dopo aver visto che Serena si è fatta trascinare al terzo set da tutte le sue avversarie nel Kentucky e all’US Open prima di soccombere.

Potete, se ne avete voglia, ascoltare i motivi per cui Steve Flink e il sottoscritto ci siamo sbilanciati in sede di presentazione video del sorteggio a sostenere che ci sembra fortemente improbabile che Serena, certo appesantita dagli anni con l’handicap di una superficie ultra-pesante per via dell’umidità incalzante e di palle Wilson che perfino Nadal fa fatica a spingere, riesca a conquistare il suo quarto Roland Garros e il famoso 24° Slam. Cioè quello che le consentirebbe di eguagliare il record di Margaret Court e cancellare l’incubo che la perseguita ormai da nove tentativi falliti, incluse le quattro finali Slam perdute dopo la nascita della sua bambina e tutte perdute senza aver vinto un set.

Serena si è allenata in Francia da lunedì, alla tennis Academy del suo coach Patrick Mouratoglou nei pressi di Nizza, ma sulla terra rossa non gioca da un anno e mezzo, dal terzo turno del Roland Garros del maggio 2019, quando perse da Sofia Kenin (la sconfitta per lei più… prematura in uno Slam dal 2014).

Serena Williams – Roland Garros 2020 (da Twitter, @rolandgarros)

Per una qualsiasi altra giocatrice l’aver centrato quattro finali di Slam e perso soltanto in semifinale all’ultimo US Open avrebbe rappresentato un sogno. Per lei no. Ha vinto 23 Slam su 75 ai quali era iscritta, mica uno solo.

Una semifinale dovrebbe essere un buon risultato per me? Assolutamente no! Mi ritrovo in una posizione nella mia carriera nella quale non posso essere soddisfatta! Non voglio star seduta qui e dire: “Oh, sono felice! No, perché non lo sono!”.

Serena dovrà affrontare al primo turno Kristie Ahn, l’americana che si è distinta particolarmente in questo 2020 per la sua abilità nel movimentare i social, soprattutto Tik Tok, durante i mesi difficili del lockdown. “Non ho giocato alcun torneo di preparazione a questo, il che è inconsueto per me – ha detto ieri Serena a Parigi. Questo è stato un anno davvero inconsueto, raro. Ho cercato di fare tutta la riabilitazione possibile da Patrick, dopo il problema avuto alla caviglia a New York. Sono al 100 per 100 della condizione fisica ora? No, ma abbastanza per provarci. Non giocherei se non pensassi di essere competitiva e non conosco atleti che non competano se non sono al 100%. Se gioco bene posso ancora battere chiunque e più gioco e meglio dovrei riuscire a giocare”.

Insomma la caccia di Serena continua, anche se con questo freddo parigino lei non ha mai giocato. “Fra California e Florida, e nei vari tornei, non mi è mai capitato. Odio il freddo e per metà della mia vita…non ho mai visto la neve!”. Di certo il tempo, che prevede piogge ripetute, non sarà suo alleato… a meno che dovendosi lei esibire quasi sempre sotto il tetto dello Chatrier (sia pure un tetto con delle perdite…), non finisca per avvantaggiarsene.

P.S. A proposito di tetti “bucati”, qualcuno ricorda quello di Napoli per il match di Fed Cup Italia-Spagna?

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