Cinquanta sfumature di Federer e Djokovic

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Cinquanta sfumature di Federer e Djokovic

La prima semifinale di Melbourne mette di fronte i due giocatori più vincenti della Storia dell’Australian Open. Djokovic sembra inavvicinabile, Federer menomato. Andrà proprio così?

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Sin dalla compilazione del tabellone tutti gli occhi erano puntati lì, su quella ipotetica semifinale tra Novak Djokovic e Roger Federer. Un appuntamento a cui tutti speravano di poter assistere. Né il serbo né lo svizzero hanno deluso le aspettative e, pur con percorsi sensibilmente diversi, si sono presentati puntuali per iscrivere il proprio nome nella rispettiva casella da last four. I due si troveranno dunque divisi da una rete per la cinquantesima volta nel corso delle proprie straordinarie carriere (solo la rivalità tra Djokovic e Nadal può contare un numero maggiore di sfide, 55).

In generale, a dispetto di tutto (età, superficie, momento di forma), la rivalità tra Djokovic e Federer si è sempre presentata come una serie di episodi slegati tra loro nei quali tutto poteva succedere, nei quali è difficile rintracciare con costanza un sentiero predefinito nel gioco o nell’andamento dei match. Questa volta, come non mai, i numeri contano poco. Poco importa il saldo dei precedenti (26-23 Djokovic), delle sfide negli Slam (10-6 Djokovic), sul cemento all’aperto (13-13), in Australia (3-1 Djokovic, peraltro sempre vincente a livello di semifinale nel suo Slam preferito). Poco importa che l’ultimo confronto sia stato vinto nettamente da Federer, qualche mese fa alla O2 Arena di Londra. La questione stavolta infatti non è esclusivamente tennistica o mentale, ma fisica. Pesano infatti alla vigilia del match le incognite sulle condizioni di Federer che nei quarti di finale contro Tennys Sandgren è sì sopravvissuto a sette match point, ma lottando con un evidente problema all’inguine che ne limitava i movimenti.

Fortunatamente non dovrebbe esserci il rischio di un walk over, dal momento che lo svizzero è stato visto aggirarsi tranquillo nei corridoi di Melbourne Park (il che probabilmente vuol dire che si è anche allenato, anche se il suo nome non compariva nelle liste dei vari campi), ma gli strascichi delle battaglie con Millman e Sandgren potrebbero pesare. Vero è che, anche nel 2017, proprio a Melbourne, si pensava che i cinque set contro Nishikori e Wawrinka ne avrebbero compromesso la competitività contro Nadal in finale, invece arrivò un’altra storica vittoria al quinto. Stavolta però la situazione è ben diversa perché non si parla solo di fatica, ma di un possibile infortunio.

 

Le prospettive dunque non sembrano essere rosee per Federer (lo confermano anche le quote dei bookmaker), che probabilmente non sarebbe partito favorito comunque visto lo stato di forma mostrato da Djokovic sin dall’ATP Cup. Il serbo stesso però è il primo a non “fidarsi” dell’avversario, pur apparentemente menomato: Lui ama questo genere di incontri, grandi rivalità, semi e finali Slam. Sono probabilmente il motivo principale per cui ancora compete, per potersi confrontare nei tornei dello Slam con i migliori del mondo”. Se dovesse riuscire a recuperare fisicamente, un piccolo aiutino potrebbe venire a Federer dalle condizioni climatiche. Le temperature a Melbourne infatti si sono alzate rispetto all’inizio del torneo e tra giovedì e venerdì dovrebbero aumentare ancora. In serata non dovrebbe fare caldissimo, ma quasi sicuramente la palla filerà molto più di quanto accaduto finora nelle partite in notturna.

La speranza è che si possa assistere ad una bella partita, l’ennesima tra questi due campioni; il timore è che possa essere un massacro. Djokovic sembra effettivamente molto in forma ed è spietato (sportivamente parlando, s’intende) abbastanza da sfruttare le minime crepe del miglior Federer, figurarsi di una versione non al 100% dello svizzero. La partita dovrebbe dunque scivolare abbastanza placidamente dalla parte del serbo, ma a parlare, per ultimo e con maggiore autorità, sarà come sempre il campo. Come si è visto anche recentemente, tutto può accadere e chissà che in condizioni più rapide le famose “due ore di buon tennis” che Federer dice di avere sempre in sé anche nelle giornate peggiori, non possano regalare equilibrio e qualche emozione.

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Editoriali del Direttore

Ancora nove vittorie azzurre al Roland Garros nei prossimi giorni e sarà mezzo trionfo

È già record con nove tennisti al secondo turno a Parigi. Ma i tabelloni suggeriscono prospettive straordinarie per Berrettini (quarti?), Sinner e Sonego (ottavi?), Cecchinato e Travaglia (terzo turno?)

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Matteo Berrettini - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Sei ragazzi più tre ragazze italiane al secondo turno al Roland Garros è un record. Mi direte: vabbè ma è un secondo turno, non esaltiamoci… E io non mi esalto, anche perché a Roma tutti avevamo esultato per i quattro azzurri negli ottavi di finale e poi abbiamo visto come è andata: Berrettini nei quarti (ma era un derby con Travaglia quindi un approdo ai quarti di un azzurro era scontato), gli altri due eliminati sebbene Sinner ci avesse illuso vincendo il primo set contro un Dimitrov non irresistibile, mentre Musetti accusò contro Koepfer la fatica di tanti tornei e tante partite di fila e l’essere andato a letto molto tardi la sera prima dopo aver battuto anche Nishikori dopo Wawrinka. Fra Wawrinka e Nishikori c’era stato un giorno di riposo, fra Nishikorio e Koepfer no.

Ciò ricordato e premesso, mentre molti colleghi stranieri, americani e inglesi, mi chiamano per chiedermi quali possano essere le spiegazioni di questa massiccia presenza italiana negli Slam e nei top-100 e rivolgono quel tipo di domande anche ai nostri giocatori – Matteo Berrettini ha dato diverse risposte assolutamente condivisibili a Simon Cambers, che è anche il presidente dell’Associazione Giornalisti, l’ITWA – ho la sensazione che quest’anno in questo Roland Garros così diverso dai precedenti per i noti motivi (clima, palle, campi) quattro se non cinque dei sei tennisti azzurri hanno reali possibilità di fare ancora strada. E non necessariamente poca.

Uno nei quarti, due in ottavi, altri due al terzo turno? Un sogno? Secondo me no, anche se mi rendo conto che sarebbe una grande affermazione di squadra… in uno sport individuale come il tennis, un magnifico spot per il tennis italiano. Quelli che sono usi scommettere chiamano martingala le scommesse collegate, cioè quelle che se le azzecchi tutte vinci una fortuna perché le singole quote si moltiplicano, ma se ne perdi anche una sola salta tutto. Allora ora provo a entrare nei dettagli.

 

Dei sei italiani al secondo turno l’unico che mi sembra davvero chiuso dal pronostico, e non perché abbia giocato 6 ore e 5 minuti contro Moutet che gli stava avanti 86 posti in classifica (70 vs 156) è Lorenzo Giustino. Deve affrontare uno degli uomini più in forma del momento, “El Peque” Schwartzman e onestamente non vedo come il simpatico ragazzo napoletano cui abbiamo dedicato un profilo e che non aveva mai vinto le qualificazioni in 17 tentativi di Slam né aveva mai vinto un match a livello di circuito maggiore possa vincerne un secondo in queste circostanze. Magari! Ma non credo che avverrà.

Riguardo agli altri cinque, Berrettini (Harris), Sinner (Bonzi), Cecchinato (Londero), Sonego (Bublik) e Travaglia (Nishikori), direi che i match più complicati da vincere sono quelli di Travaglia e Sonego, per quanto Cecchinato con Londero non possa aspettarsi una passeggiata. Se Sinner perdesse con Bonzi sarebbe una clamorosa sorpresa negativa – non succederà vedrete – e anche Berrettini con Harris lo vedo fortemente favorito anche se il sudafricano è un tipo che pare molto sicuro del fatto suo. Oggi, dopo che ha battuto Popyrin, Lloyd Harris mi ha spiegato perché in Sud Africa gli hanno dato il nickname King: “Perché avevo 17 anni quando sono arrivato nella squadra di Coppa Davis e battevo tutti i miei compagni… da noi usa dare un nickname a tutti, e a me dettero quello. Non conosco troppo bene Berrettini ma è un top-ten e ha un gioco simile al mio, gran servizio e gran dritto. Credo di poter far match pari….

Io credo invece che Berrettini lo batterà, magari con un set o anche due che potrebbero arrivare al tiebreak. Ma Matteo con queste palle che lo costringono a picchiare anche di rovescio a tutto braccio – me lo ha detto lui – si trova bene e anche il campo pesante alla fine non lo danneggia. Gli dà più tempo per le ampie aperture, gli offre il destro per giocare qualche smorzata vincente e, sempre per averlo detto lui, “se anche faccio meno punti direttamente con il servizio, però posso aprirmi il campo angolandolo bene e forzare poi con il dritto”. Insomma l’ho visto bene con un Pospisil molto presto rassegnato. D’altra parte come non esserlo dopo 17 sconfitte consecutive sulla terra battuta?! Gli ha lasciato appena sette game. Continuo a parlare di Matteo perché è lui che io credo possa, o addirittura debba, arrivare ai quarti di finale. Con tutta probabilità contro Djokovic… e lì si vedrà.

Infatti se batte Harris trova poi probabilmente Struff (più che Altmaier), che gioca come Harris e un po’ come lui, servizio e dritto, ma meno bene di lui. E poi in ottavi probabilmente uno spagnolo, Bautista Agut o Carreno Busta, altrimenti l’argentino Pella. In ogni caso vedrei Matteo favorito. Ecco perché lo vedo arrivare nei quarti. Lui tocchi pure ferro.

Chi sono i due allora che penso possano raggiungere gli ottavi? Sinner quasi certamente, perché credo che batterà non solo Bonzi ma anche il vincente di Paire-Coria. E Sonego se riesce a superare l’ostacolo Bublik. Il kazako è un personaggio assolutamente imprevedibile dentro e fuori dal campo. L’ho intervistato ieri con Tommaso Villa che ha fatto un ottimo lavoro nel riprodurre l’intervista integrandola. E abbiamo pubblicato anche il video di uno dei suoi ace fatti battendo dal basso, sempre da sinistra verso destra nei punti dispari, con un taglio pazzesco: richiede una gran mano. Monfils che risponde stando vicino alla rete di fondocampo come tanti giocatori, non ha nemmeno abbozzato lo scatto. Forse Berrettini potrebbe imparare anche questo colpo. Lui la mano ce l’ha. Contro un Thiem un giorno potrebbe essere utile.

Insomma, inciso e divagazione Bublik a parte, se Sonego superasse il kazako che si affida molto al servizio ma può incontrare anche giornate disastrose, troverebbe poi Fritz (o Albot) e insomma il miglior Sonego avrebbe mille possibilità di superare anche quel turno e approdare quindi agli ottavi contro Schwartzman.

Un Cecchinato in ritrovata fiducia può battere l’argentino Londero, che ha vinto 14-12 su Delbonis, il secondo match più lungo del torneo dopo quello di Giustino-Moutet, e approdare al terzo contro Zverev, dove naturalmente il compito sarebbe ben più difficile e dipenderebbe più dal tedesco che da lui.

Travaglia al terzo turno può arrivare se Nishikori fosse quello che abbiamo visto a Roma contro Musetti ma forse non quello che ha battuto Evans al quinto set. I campi pesanti non sembrano l’ideale per un giocatore leggero come il giapponese, che con il suo grande anticipo ama chiudere i punti nell’arco di pochi colpi, e per questo motivo secondo me Travaglia – che è molto cresciuto anche in autostima – ha ottime chance di conquistare il terzo turno. Lì, però, lo aspetterebbe un certo Nadal e allora… disco rosso!

Ma, ribadisco, Berrettini nei quarti contro Djokovic, Sinner e Sonego in ottavi contro rispettivamente Zverev e Schwartzman, Cecchinato al terzo turno con Zverev e Travaglia al terzo turno contro Nadal, secondo me… il Mago Ubaldo che ci azzecca quando può ma ci prova senza prendersi mai sul serio, sono traguardi possibilissimi. Spero proprio di non essere smentito dai fatti. E i fatti sarebbero ancora – riassumo per i disattenti – altre tre vittorie per Berrettini, due per Sinner e Sonego, una per Cecchinato e Travaglia. Totale altre nove vittorie, e soddisfazioni, azzurre. Io mi accontenterei, loro spero di no. Perché dovrebbero escluderne qualcuna di più? Condividete o no?

P.S. Purtroppo, invece, il Mago Ubaldo vede scuro nel futuro delle tre ragazze, in particolare per Trevisan-Gauff e Paolini-Kvitova. Per Errani-Bertens il solo spiraglio nel buio sono quelle quelle vittorie di Sara su Kiki. Vittorie superdatate e molte cose sono cambiate in cinque anni e più. In peggio per Sara e in meglio per Kiki. Però è vero che a volte nella testa dei tennisti restano tracce quasi indelebili delle sconfitte. E cinque sono tante.

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Roland Garros: Berrettini, vittoria di routine su Pospisil

Tre set a zero per Matteo Berrettini su Vasek Pospisil. Una sola palla break concessa. Il prossimo turno contro il sudafricano Lloyd Harris

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Matteo Berrettini - Roland Garros 2020 (via Twitter, @atptour)

[7] M. Berrettini b. V. Pospisil 6-3 6-1 6-3

Matteo Berrettini, primo incontro sul campo Suzanne Lenglen. Il nostro numero uno viene programmato sui campi importanti dei più grandi tornei del mondo, e ormai non ci facciamo nemmeno più tanto caso. D’accordo, il suo ranking di n.8 è stato sicuramente aiutato dal “meccanismo COVID” che gli ha consentito di conservare i risultati del 2019 per un tempo molto più lungo del normale, ma ormai nella considerazione generale sembra essere stato metabolizzato lo status di “superstar” di Matteo, anche se a noi continua sempre a fare un po’ effetto.

Anche al Roland Garros, Berrettini ha regolato il suo incontro di primo turno con una prestazione solida ed efficiente, disponendo di un Vasek Pospisil (n. 76 ATP) che campi e palle pesanti di questi giorni hanno fatto risaltare ancora di più come un pesce fuor d’acqua sull’argilla rossa. Il ventesimo match in carriera su questa superficie del trentenne del British Columbia è terminato come i 19 precedenti, ovvero con una sconfitta: l’unica vittoria per lui era arrivata in Coppa Davis nel 2011 contro l’ecuadoregno Julio Cesar Campozano, poi solo delusioni.

 

Berrettini ha iniziato con la dovuta cautela sul campo bagnato dalla pioggia della nottata ma ha subito visto che negli scambi da fondo i suoi colpi potenti riuscivano a metterlo sempre in una condizione di vantaggio contro il suo avversario, molto più leggero nel palleggio e certamente meno penetrante nelle conclusioni da fondo. Con un bellissimo passante di diritto lungolinea Matteo ha conquistato il primo break per il 3-2 nel primo set, e da lì si è maggiormente disteso, controllando agevolmente i suoi turni di battuta e conquistando anche un secondo break per il 6-3 nel parziale.

 

Il secondo set non ha avuto storia: anche se Pospisil ha deciso di giocare in maniera più offensiva cercando più spesso la via della rete, soprattutto con il suo servizio, non è mai riuscito a trovare con continuità la penetrazione giusta per mettersi nelle condizioni di chiudere efficacemente al volo.

Portatosi in vantaggio per due set a zero dopo appena 61 minuti di gioco, Berrettini è sembrato inserire il cruise control per portare a termine l’impegno senza sprecare più energie del necessario e soprattutto senza rischiare su un campo che veniva reso più scivoloso dalla pioggia che dalla fine del primo set era ripresa a cadere leggera, costringendo il team nel suo box (tra cui anche il capitano Barazzutti, quasi sempre senza mascherina e per questo ripreso dallo staff del Roland Garros) a coprirsi con gli ormai onnipresenti asciugamani bianchi.

Annullata l’unica palla break concessa nel match con una buona seconda centrale sullo 0-1, Berrettini ha mancato la zampata finale mettendo in rete un diritto sulla chance del 3-2, ma è poi stato omaggiato del break decisivo dallo stesso canadese che ha chiuso il suo game di servizio con un doppio fallo due giochi più tardi, esprimendo tutto il suo disgusto fracassando la racchetta in mezzo al campo.

 

Un’ora e 48 minuti di gioco, mattutino e bagnato, hanno consegnato Matteo Berrettini al secondo turno di questo Roland Garros anomalo nel quale affronterà il sudafricano Lloyd Harris (n. 90 ATP), vincitore dell’australiano Popyrin in quattro set.

Il tabellone maschile del Roland Garros con tutti i risultati aggiornati

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Editoriali del Direttore

Ha ragione Rafael Nadal a dire che sarà un torneo diverso?

Le palle, i campi, il clima, tutto lo lascia pensare. Che sia Thiem il più avvantaggiato? Le strenue difese di Djokovic ne risentiranno. E le donne?

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Rafa Nadal - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Tutti parlano a Parigi del Covid e al Roland Garros del freddo, della pioggia, dei campi pesanti, delle palle ancor più pesanti, dell’impossibilità di chiudere rapidamente i punti, anche se non tutti stanno in campo 6 ore 5 minuti come Lorenzo Giustino, sia pure in un match giocato in due giorni, o 4 ore e 7 minuti come l’altro Lorenzo, Sonego.

Se a tutto questo si aggiunge che alcuni tennisti, e tenniste, sono arrivati a Parigi avendo giocato poco o nulla sulla terra rossa e non è stato semplice neppure allenarsi, si comprende perché le sorprese possano essere all’ordine del giorno.

Se si lamenta Rafa Nadal delle Wilson – che grande pubblicità indiretta per la Babolat! (attenzione non dico che Rafa lo abbia fatto perché della Babolat è testimonial da sempre; i leoni da tastiera non comincino a speculare… c’è anche la Dunlop che produce buone palle da tennis, e altre) – che a detta di tutti resta il primo favorito anche di questo Roland Garros, figurarsi gli altri che hanno meno potenza di lui. Vero che le palle che non prendono il top spin e non rimbalzano alto lo danneggiano, ma quanti hanno i bicipiti di Nadal per spingere incessantemente quei palloni?

 

Li ha Djokovic? Forse no. Li ha Thiem? Forse sì. Pochi sembrano in grado di caricare i colpi come l’austriaco che ha raggiunto due finali e due semifinali negli ultimi quattro anni. Djokovic è un gran ribattitore, il n.1, e uno straordinario difensore… ma quando ci si difende non è sempre facile giocare lungo se le palle sono pesanti. Potrebbe risentirne?

A me pare che abbia ragione Mats Wilander che su Eurosport imperversa – io sono stato per quasi 160 Slam ininterrottamente sul posto e quindi non avevo mai guardato tanta TV, tanto Eurosport, tanto Wilander e Schett come in questi giorni… – a dire che un vero favorito non c’è, ma che i favoriti sono tre, Nadal, Djokovic e Thiem, e gli altri lo sono tutti molto meno. In particolare quelli della metà bassa, perché chi volesse arrivare alla finale dovrebbe probabilmente battere sia Nadal sia Thiem, e una volta giunto in finale anche Djokovic. Un’impresa degna di quello degli Orazi che, rimasto solo, abbatté uno dopo l’altro i tre Curiazi.

Chi altri ha un gioco pesante e non si affida eccessivamente al top spin né troppo al servizio, visto che punti gratis dalla battuta non sarà semplice procurarseli?

Berrettini avrebbe il dritto, ma avrà spuntata l’arma della battuta, sulla quale lui per solito conta molto. In compenso la palla corta diventa un’altra arma importante. Se si ha buon tocco anche con queste palle e si riesce a fare un drop shot che scavalchi di poco la rete, diventa dura tirarlo su e dargli velocità. Matteo in buona giornata l’arte della palla corta la conosce. Vedremo se avrà o meno queste buone giornate e se riuscirà a non innervosirsi, sapendolo prima, per i pochi punti diretti che gli deriveranno dal servizio. Tuttavia se questo entrasse, anche con pochi ace, non sarà facile rispondere lungo e sottrarsi alla sua castagna di dritto. Oggi Pospisil lo attaccherà e metterà a dura prova il suo passante di rovescio. Matteo dovrebbe cercare di tenerlo lontano. Ci riuscirà? Se sì il suo tabellone non è semplice (Popyrin, Struff… che hanno caratteristiche simili alle sue) ma a Djokovic nei quarti si può arrivare, sempre che Djokovic non perda prima. Da chi? Khachanov? Beh, attenzione, al russo la potenza non manca davvero. Lo scorso anno ha raggiunto i quarti e prima di allora, giovanissimo, due volte il terzo turno. Semmai a Karen manca talvolta la pazienza e quasi sempre, per via della stazza fisica, la corsa di chi deve anche sapersi difendere.

Medvedev è già schizzato fuori, come pensavo che potesse accadere appena ho visto il sorteggio. L’ho anche scritto. E l’avevo ribadito ieri…solo che quella parte finale del pezzo che qui riproduco “la vedo dura per Mager con Lajovic e per Caruso con Pella. Non conosco abbastanza il figlio di Andres Gomez che affronta un Sonego che ha bisogno di vincere per ritrovare fiducia. Rafa, Serena e Thiem non li immagino in difficoltà anche se Thiem ha Cilic che a Roma c’era e lui no. Stia attento invece Medvedev con Fucsovics. Ci può perdere non è mai uscita. Dovrete fidarvi di me più di quanto si fidi Fognini…

Poiché nel mio video di stamattina ho già parlato dell’eccellente bilancio italiano non mi ripeto qui. Ma, tornando a Medvedev, per lui è la quarta sconfitta consecutiva al primo turno al Roland Garros, quindi forse non è neppure questione di terreno e palle pesanti. Semplicemente non gli piace giocare sui campi rossi. E sì che ha scelto di abitare in Francia, quindi il tempo di provare a migliorarsi non gli manca davvero.

Daniil Medvedev – Roland Garros 2020

Tolti i primi tre superfavoriti, e Medvedev già k.o. ma mai temuto più di Rublev che poteva trovarselo di fronte negli ottavi, ecco Tsitsipas. Il greco ha preso la brutta abitudine di perdere match quasi vinti, forse con il peso di una certa responsabilità, è diventato più fragile di nervi. Lo dice quanto accaduto all’US Open, dove si è mangiato sei match point con Coric e anche ad Amburgo, dove ha perso la finale con Rublev dopo essersi trovato avanti 5-3 al terzo e quindi avendo servito per il match. Al tempo stesso questi risultati dicono anche che Tsitsipas, pur con la brutta partita giocata contro Sinner, è uno che sulla terra rossa sa giocare eccome: una finale a Madrid, una semifinale a Roma un anno fa, quarti a Parigi, andiamoci piano a darlo per battuto contro chiunque. Soprattutto se il favorito è l’avversario.

Pure Zverev, più che il nostro Berrettini e… Monfils che non c’è più, è tipo capace di tutto, nel bene e nel male. Quante scorie avrà lasciato la brutale sconfitta di Flushing, con quei 15 doppi falli che si porta appresso, non è dato prevedere, però uno che è capace di vincere Roma e Madrid e di fare quarti a Parigi, può benissimo indovinare la giornata giusta per sorprendere chiunque anche lui. Per magari perdere al turno successivo da uno meno bravo. Gli anni passano per tutti e Wawrinka non è più forse quello di una volta, e lo si è visto con Musetti, però se c’è un tennista che sembrerebbe poter essere favorito da queste condizioni di gioco forse questi è proprio Stan The Man. E lo ha ammesso lui stesso. A lui la potenza per spingere pallettoni da cinghiale non è mai mancata.

Insomma, il fattore campo e palle non va trascurato. Può rovesciare situazioni tecniche valide altrove.

TORNEO FEMMINILE – Idem dicasi per le donne. Quelle meno corpulente come fanno a spingere la palla? Io pensavo che con queste palle (“Non sono buone nemmeno per i cani!” ha detto Evans) si dovesse trovare bene Muguruza e invece ieri per poco non perde. Ha vinto soltanto 8-6 al terzo con la Zidansek che mi pare conducesse 3-0 al terzo. Serena ha fatto fatica ma alla fine ne è venuta fuori senza perdere set, la finalista dello scorso anno Vondrousova è stata spazzata via dal campo e… una ragazza, Zavatska, che avrebbe potuto affrontare Errani battendo Bertens, ha rotto tre volte le corde d’una racchetta e alla fine ha dovuto farsene prestare una dal suo coach! Stranezze da Roland Garros autunnale.

Ho accennato nel video, registrato prima che perdesse al quinto set a oltranza anche Hurkacz testa di serie n.29 con quell’inesauribile ‘sanguisuga’ di Sandgren, alle teste di serie saltate ieri nel “maschile”, ma anche nel femminile c’è stata una discreta ecatombe e nulla mi toglie dalla testa che palle, campi e clima abbiano avuto il loro… peso (non è il caso di dirlo?). Ho parlato del fattore K perché hanno perso Keys 12, Kerber 18, Kuznetsova 28 (dopo Konta n.9, Kontaveit n.17, nonché Kovinic e Korpatsch… Kenin stia in guardia oggi! ) ma le difficoltà patite da altre tenniste che venivano considerate favorite – Yamstreska, Vondrousova, Muchova – mi fanno pensare come Nadal che ha detto: “Sarà un torneo diverso”. Ciò anche se Rafa forse vuol mettere le mani avanti dovesse fallire la sua caccia al Roland Garros n.13 e soprattutto allo Slam n.20.  

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