Fra tutti i (troppi) candidati a insidiare il duopolio di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, Jack Draper è parso da tempo il più credibile. Purtroppo, almeno fino a ora, il fisico del mancino britannico non è in grado di sostenere il livello di tennis che a più riprese ha dimostrato di poter produrre. Così, da numero 4 del mondo un anno fa, ora si ritrova al 113° posto, dopo che l’infortunio al braccio ha lasciato il posto ai problemi al ginocchio. E, adesso, si parla di un problema alla spalla sinistra. Una stagione cominciata in febbraio e sospesa già ad aprile, con il ritiro al primo turno di Barcellona che resta l’ultimo match disputato.
Finita la collaborazione con Jamie Delgado, un mese fa Draper ha comunicato l’arrivo di Sir Andy Murray per un sodalizio inteso per “per tutta la stagione sull’erba”. Non presente nei tornei delle prime due settimane sui prati, a questo punto “tutta la stagione” partirà – se va bene – da uno dei due ATP 250 che precedono Wimbledon. E con uno dei due, non intendiamo Maiorca. Lo conferma (quale torneo, per la partecipazione il condizionale è d’obbligo) Murray stesso che, per la prima volta da quando è stato annunciato supercoach, ha parlato di Draper con la stampa durante una visita al Queen’s.
“Bloody good”
“Jack dovrebbe giocare a Eastbourne la prossima settimana” ha detto Andy secondo quanto riporta Simon Briggs sul Telegraph. “Si è allenato e si sta preparando. È stato in campo quasi tutti i giorni nelle ultime settimane”.
“Il suo tennis è dannatamente buono” ha aggiunto il due volte campione a Wimbledon, nel 2013 e nel 2016, “ma ovviamente ha avuto molti problemi nell’ultimo anno con i vari infortuni. E ho la sensazione che stia iniziando a uscirne. Il prossimo passo è tornare in campo per i match e disputare tornei con regolarità, ristabilendo così la fiducia nel proprio corpo”.
Strappato alla routine
Anche se a un osservatore distratto potrebbe sembrare naturale, quasi scontata, la collaborazione tra Murray e Draper, a una più attenta analisi lo è molto meno. Non solo perché in tanti si aspettavano (e ancora si aspettano) Emma Raducanu come pupilla dello scozzese, bensì anche e soprattutto perché mamma Judy ci aveva confermato che Andy si divide tra portare i figli a scuola e il golf – sempre che non riceva una telefonata di Djokovic, riferendosi ai quattro mesi di collaborazione con Novak l’anno scorso. Per dire che Murray deve credere parecchio in Draper per convincersi ad abbandonare la propria consolidata e, immaginiamo, rassicurante routine. O, forse, è solo che la scuola ha chiuso per l’estate e Nole non ha più chiamato.
“Draper più completo di quanto mi aspettassi”
“Mi piace molto Jack e volevo aiutarlo quando mi ha chiesto se potevo” ha detto ancora Murray, “ma sono stato abbastanza chiaro su cosa potevo e cosa non potevo fare”. La parte “non potevo” riguarda il viaggiare ogni settimana per tornei: “Non è qualcosa che voglio fare in questo momento ed è per questo che ci sono pochissimi incarichi di coaching che potrei potenzialmente ricoprire”.
“Il fatto che lui viva a soli trenta minuti da me ci permette di passare molto più tempo insieme rispetto a quanto accadrebbe con un giocatore spagnolo o americano – semplicemente non funzionerebbe e non sentirei di poterlo aiutare davvero. Credo molto nel suo tennis. Nelle sessioni che ho fatto con lui, sono rimasto più impressionato di quanto mi aspettassi. E pensavo che fosse davvero bravo anche prima di iniziare ad aiutarlo. Impara in fretta. Ha pochissimi punti deboli nel suo gioco. È anche un giocatore più completo di quanto probabilmente mi aspettassi”.
Due parole su Nole
Riguardo al periodo passato nell’angolo di Djokovic, Andy dice che “non mi era sembrato strano guardare i match con Novak”. Inoltre, rivela di aver “trovato più difficile la fase preparatoria ai match rispetto allo stare seduto in tribuna a guardare e osservare un incontro di tennis cercando di essere obiettivo. Non mi sono lasciato coinvolgere emotivamente troppo nelle partite al punto da non riuscire a pensare lucidamente. A dire il vero, questo aspetto mi è piaciuto molto”.
Dieci settimane non fanno una stagione (l’aritmetica della speranza)
Secondo Briggs, l’accordo con Draper prevede un impegno da parte di Murray pari a circa dieci settimane all’anno. Che, costa rimarcarlo, sono più di quelle che Jack ha giocato negli ultimi dodici mesi. In ogni caso, Andy cerca un impegno ridotto in termini di tempo perché, lo sappiamo, vuole comunque poter “andare a prendere i miei figli a scuola e riaccompagnarli a casa”. E tentare di portare a zero il suo handicap a golf, ça va sans dire.
