A New York Anderson non decolla. Fuori col sorriso Brian Shi, il ragazzo di Harvard

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A New York Anderson non decolla. Fuori col sorriso Brian Shi, il ragazzo di Harvard

Il sudafricano non sfrutta un set point nel primo set e viene sconfitto da Jason Jung. Tanta soddisfazione per la wild card locale Shi, nonostante la sconfitta contro Norrie

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Jason Jung - New York 2020 (via Twitter, @NewYorkOpen)

Al New York Open, Kevin Anderson inciampa in Jason Jung, numero 131 ATP e proveniente dalle qualificazioni. Il sudafricano, attualmente posizionato al numero 120 del ranking dai computer dell’ATP, sta ancora cercando di trovare continuità di gioco e di risultati dopo i tanti problemi fisici. Dopo un avvio tutto sommato convincente in ATP Cup (una sconfitta in due tirati tiebreak contro Djokovic e due vittorie contro Garin e Paire) e il secondo turno agli Australian Open (battuto in cinque set da Taylor Fritz), Anderson si è visto annullare un set point nel tiebreak del primo set da un rovescio vincente dell’avversario. Perso il parziale per 8 punti a 6 nel jeu decisif, Kevin si è portato avanti 2-0 nel secondo, ma si è fatto rimontare vincendo appena un game dei successivi sette.

La storia più interessante di giornata però, oltre alla splendida rimonta di Paolo Lorenzi, è quella di Brian Shi. Il diciannovenne statunitense, attualmente privo ranking, si è guadagnato una wild card per il tabellone principale grazie ad un evento collegiale. Shi non è infatti un tennista a tempo pieno, o almeno non ancora, dal momento che attualmente la sua prima occupazione è quella di studente alla prestigiosa università di Harvard.

Nella partita persa contro Cameron Norrie, Brian non ha però sofferto la tensione e ha esordito strappando il servizio all’avversario. La differenza di livello con Norrie, numero 41 del mondo, si è però fatto sentire e l’iniziale vantaggio di Shi non è durato molto. Più che il risultato finale (7-5 6-3), contano l’entusiasmo e la soddisfazione per la splendida esperienza fatta, sempre senza dimenticare lo studio e l’educazione. Dopo la partita infatti Shi si è fatto quasi quattrocento chilometri per essere presente in tempo a una lezione di macroeconomia programmata per le nove del mattino.

È stata un’esperienza incredibile, anche se non ho ottenuto la vittoria. Sicuramente è stata un’ottima opportunità di apprendimento. Mi darà molta più motivazione tornare a scuola per allenarmi di più per la prossima volta”, ha detto Shi dopo il match.La cosa più importante è la disciplina come studente-atleta, non solo ad Harvard, ma in qualsiasi college. Devi trovare equilibrio tra tennis, lavoro scolastico e anche vita sociale. C’è così tanto sul piatto“.

Risultati:

J. Thompson b. I. Karlovic 6-3 7-6(2)
Y. Nishioka b. H. Laaksonen 6-3 0-6 6-2
[Q] J. Jung b. K. Anderson 7-6(6) 6-4
[7] C. Norrie b. [WC] B. Shi 7-5 6-3
[Q] P. Lorenzi b. [Q] D. Petrovic 4-6 6-4 6-0
[8] K. Edmund b. Y. Uchiyama 7-5 6-4
D. Koepfer b. [WC] B. Schnur 6-4 6-3
S. Kwon b. [Q] G. Soeda 6-2 6-7(2) 6-3

Il tabellone aggiornato

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Madison Keys lancia una nuova iniziativa benefica: ‘Kindness Wins’

“La bontà vince” è il nome del progetto portato avanti dalla numero 12 WTA. L’obiettivo è contrastare odio e negatività

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Madison Keys - Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Il fine ultimo è oltremodo ambizioso, ma la nuova iniziativa di Madison Keys è certamente da applaudire. La finalista degli US Open 2017 e vincitrice di cinque trofei WTA ha creato un’organizzazione no profit denominata ‘Kindness Wins’, attiva sul web e sui social, che ha l’obiettivo di persuadere le persone a comportarsi in maniera gentile nella vita di tutti i giorni, rifiutare l’odio e la violenza verbale che al giorno d’oggi spopola sulle piattaforme online. L’obiettivo è rendere il mondo un posto migliore in cui vivere, con meno negatività è più atti di gentilezza e bontà.

Keys ha intrapreso questa strada da ormai quattro anni, quando nel 2016 iniziò a collaborare con un’organizzazione per la lotta al bullismo (soprattutto rivolta alle ragazze) chiamata ‘Fearlessy Girl’, che lavora attraverso incontri, programmi scolastici e workshop. “Ho deciso di lanciare la mia iniziativa personale”, ha detto Keys in un post su Twitter in cui ha presentato il suo progetto.

‘Fearlessy Girl’ ha raggiunto e aiutato un gran numero di ragazze nel corso degli anni, ma secondo Keys non basta rivolgersi solo al genere femminile e solo ai giovani. Ha inoltre annunciato: “Presto verrò raggiunta da alcune delle mie compagne campionesse per continuare questa missione. Non vedo l’ora di condividere altre informazioni con voi. Spero che vi uniate a me in questo viaggio di positività, così potremo mostrare a tutti che la bontà vince“.

 

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Djokovic a Belgrado: palleggia in strada con i tifosi e torna sul palco

Il campione dell’Australian Open duetta con la moglie Jelena, che commenta: “Sanremo è stato il suo trampolino di lancio”. Poi concede due scambi ai fan nelle strade del suo quartiere

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Il titolo all’Australian Open, la veloce tappa a Sanremo e ora il meritato riposo a casa. Il numero uno del mondo Novak Djokovic sta recuperando le energie prima di tornare in campo a Dubai, tappa di avvicinamento ai due ‘1000’ di Indian Wells e Miami, dove l’anno scorso deluse le aspettative. A Belgrado il serbo è stato ripreso nelle strade del suo quartiere con la racchetta in mano. Qui ha fatto contenti i suoi giovani fan, facendo con loro qualche scambio. Una scena unica, che mette in risalto una volta di più il legame strettissimo tra Nole e la sua gente.

Ma non finisce qui. Dopo l’esibizione con Fiorello al Festival, Djokovic ci ha preso gusto e durante la serata benefica della Novak Djokovic Foundation il diciassette volte campione Slam è tornato sul palco. Stavolta non era da solo. Ad accompagnarlo c’era sua moglie Jelena che ha duettato con Nole non più sulle note di “Terra Promessa”, ma di una hit jugoslava degli anni ’80. “Credo che Sanremo sia stato un fantastico trampolino di lancio per la sua carriera musicale” ha commentato Jelena in un post su Instagram.

 

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Il piccolo Borg subito fuori a Bergamo: “Papà? Non ho mai visto una sua partita”

Una sconfitta contro Tseng segna l’esordio tra i professionisti di Leo Borg, figlio di Bjorn: “Mi ha detto di godermi l’attimo e divertirmi”. Vanni e Arnaboldi agli ottavi, eliminati Ocleppo e Vavassori. Mezzanotte di fuoco per Giustino

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Leo Borg - ATP Challenger Bergamo 2020 (foto Antonio Milesi)

Giornalisti. Telecamere. Troupe televisive. Elettricità nell’aria. Curiosità. Può bastare un cognome per scatenare tutto questo? Certo, se il soggetto in questione è Leo Borg, figlio del mitico Bjorn, vincitore di undici Slam tra gli anni 70 e 80, uno dei più grandi tennisti di sempre, un’icona, un idolo, un punto di riferimento per varie generazioni. Leo Borg non dimenticherà il Challenger di Bergamo (46.600€, Greenset), teatro del suo primo match da professionista, ancora prima di frequentare le forche caudine del circuito ITF, che peraltro diventeranno il suo habitat nei prossimi mesi. La permanenza agonistica di Leo al Pala Agnelli è durata 45 minuti, il tempo di incassare un severo 6-3 6-1 da Chun-Hsin Tseng, detto “Jason”, due anni più grande di lui ma già con notevole esperienza. Col suo pressing da fondo, un tennis ad alta intensità, il taiwanese ha soffocato le trame tutto sommato semplici di Borg, la cui gestualità ricorda quella del padre soltanto nelle fantasie degli appassionati meno giovani. Al contrario, la somiglianza fisica è impressionante. Osservandolo da vicino, si intuisce come mai lo abbiano scritturato per impersonare il padre nel film-cult “Borg vs. McEnroe”.

Il piccolo Borg gioca bene, è legittimo aspettarsi una discreta carriera. Fino a dove, non si sa. “Mi piacerebbe diventare numero 1” ha sussurrato nelle risposte-standard confezionate ai giornalisti nella conferenza stampa organizzata nella pancia del Pala Agnelli. Fatto inusuale per un ATP Challenger, necessario se il soggetto in questione – appunto – si chiama Borg. Leo compirà 17 anni il prossimo 15 maggio, ma è già abituato all’interesse di pubblico e appassionati. Nei suoi occhi di ghiaccio non brilla la luce della curiosità, semmai c’è la consapevolezza che questa routine durerà per tutta la carriera. E allora tanto vale abituarsi. Senza neanche passare dagli spogliatoi, giusto il tempo di cambiarsi la maglia e fare un paio di foto con due giovani raccattapalle, eccolo in mezzo a taccuini e telecamere. “È stata un’esperienza molto positiva, mi sono divertito e me la sono goduta. È stata una buona performance” ha detto, alludendo soprattutto al primo set, in cui un solo break ha fatto la differenza. Nel secondo, Tseng gli è scappato via.

PAPÀ? NON L’HO MAI VISTO GIOCARE” – “All’inizio è stato un po’ difficile gestire i paragoni con mio padre, ma adesso è tutto ok” dice, come a sviare qualsiasi discorso riguardante il papà-campione. “Certo che abbiamo parlato prima di questa partita – continua – mi ha detto di godermi l’attimo, di divertirmi e non pensare alla vittoria o alla sconfitta. Che poi sono i consigli di sempre, di un padre che sta a debita distanza da un progetto tecnico che trova sfogo presso la KLTK Academy di Stoccolma, laddove si trova la mitica Kungliga Tennishallen, storico impianto laddove papà si è imposto nel 1980. In Svezia è seguito da Rickard Billing, mentre in giro per il mondo c’è lo sguardo rassicurante di Marios Dimakos, tecnico greco dall’aspetto mite, empatico. Lo protegge senza opprimerlo, sembra davvero la persona giusta per accompagnarlo. 

Adesso torneranno in Svezia, poi di nuovo da queste parti per giocare un altro Challenger, a Pau, laddove usufruirà di una seconda wild card. “Credo che nel 2020 combinerò l’attività junior e professionistica. Tornerò a giocare tornei giovanili, ma spero di fare anche qualche punto ATP, giocando nei tornei Challenger e negli ITF. Quando gli si chiede cosa ha imparato da questa esperienza, risponde sicuro: “Che non sono troppo distante da questo livello”. Avrà tante altre occasioni, anche se non sembra baciato da chissà quale talento. Di lui colpisce la freddezza, una maturità inusuale per un ragazzo della sua età. Il ghiaccio si scioglie appena quando gli fanno il nome della madre, Patricia Ostfield, che – dice la leggenda – si mise a piangere quando Leo decise di giocare a tennis. “Avevo 6 anni, sinceramente non ricordo – dice, con l’occhio finalmente vispo – però adesso è super-contenta di quello che faccio e mi ripete di divertirmi”.

Leo Borg – ATP Challenger Bergamo 2020 (foto Antonio Milesi)

Quanto al padre, sostiene di non averlo mai visto giocare. In tutta la mia vita non è mai capitato di cercarlo su Youtube o rivedere una sua vecchia partita. Al contrario, non ha dubbi nell’individuare il suo idolo in Rafael Nadal, per lo spirito con cui scende in campo e “la capacità di combattere su ogni palla”. All’inizio sembrava un po’ scocciato all’idea di rispondere a tante domande, ma col passare dei minuti si è sciolto, sia pur rifugiandosi sui 2-3 concetti che ripete più volte, figli del desiderio di non fornire assist per approfondimenti e domande più o meno imbarazzanti. Ci vorranno ancora parecchi anni prima che possa abbassare le difese. Probabilmente dovrà rendersi conto quali sono i suoi limiti. Per ora è giusto che continui a sognare.

FIGLI D’ARTE KO: ELIMINATO ANCHE OCLEPPO – A proposito di figli d’arte, nell’immediato c’erano più aspettative per Julian Ocleppo, figlio di Gianni, ex numero 30 ATP, che peraltro ha affrontato due volte Bjorn Borg nel circuito (Amburgo 1979 e Milano 1981, sempre mettendolo in difficoltà). Reduce dal miglior risultato in carriera, la semifinale al Challenger di Bangalore, il piemontese si è arreso al ceco Pavel Nejedly in una brutta partita, figlia del lungo viaggio dall’India. Troppi errori e una condotta tattica non troppo lucida, almeno nel primo set, hanno infiocchettato il 6-2 6-4 per Nejedly (che aveva perso nelle qualificazioni ed era stato ripescato grazie al forfait di Nedovyesov). Sotto 6-2 e 3-0, con due break di svantaggio, Ocleppo capiva che il ceco faticava al momento di spingere con il dritto. Recuperava fino al 3-3, poi però perdeva il servizio per la quinta volta e non c’era più spazio per recuperare. Peccato, perché Ocleppo avrebbe avuto le qualità per andare avanti. 

Chi ha già centrato un posto negli ottavi è Luca Vanni: confermando le buone sensazioni della prima giornata, ha tenuto a distanza il talentuoso Tristane Lamasine, semifinalista nel 2019. Vanni è stato impeccabile fino al 6-3 4-2, poi ha cancellato l’unico momento di distrazione (controbreak e aggancio sul 4-4), infilando l’allungo decisivo che gli garantisce un giorno di riposo prima di sfidare il vincente di Galovic-Couacaud. È terminata l’avventura di Andrea Vavassori: alla seconda maratona consecutiva, il torinese si è arreso a un giocatore fresco ed esplosivo come il ceco Zdenek Kolar: un break al terzo game del set decisivo gli era fatale, ma i rimpianti sono soprattutto per il primo set: Vavassori aveva servito sul 5-4 e si era trovato a due punti dal set, ma non è riuscito a chiudere. Lo sforzo per rimettere in sesto la partita, poi, gli è costato nel terzo. Il tennis di Vavassori è molto elegante ma dispendioso, inoltre manca di un pizzico di “punch” da fondocampo. Quando si trova a palleggiare, è spesso costretto sulla difensiva. Negli ottavi, dunque, ci va Kolar.  

Manco a farlo apposta, la seconda giornata è terminata allo stesso orario del giorno precedente: le 23.49. Nessuno l’avrebbe immaginato, quando Lorenzo Giustino e Nino Serdarusic sono scesi in campo qualche minuto prima delle 21. Invece è venuta fuori una battaglia furibonda, vinta al fotofinish dall’azzurro col punteggio di 6-7 6-3 7-6, un’altalena di emozioni comprensiva di quattro matchpoint annullati da Giustino, che ha preservato in extremis lo status di prima testa di serie. I circa 200 spettatori rimasti fino all’ultimo sono tornati a casa soddisfatti, poiché hanno assistito a scambi al fulmicotone e tante soluzioni interessanti. Davvero un bello spettacolo, grazie ai campi in Greenset che hanno reso ancora più giocabile il fondo del Pala Agnelli. Giustino ha perso un primo set infinito, in cui aveva recuperato un break di svantaggio e vinto un game-maratona di 18 punti, seguito da un tie-break in cui ha sciupato tre setpoint.

Lorenzo Giustino – ATP Challenger Bergamo 2020 (foto Antonio Milesi)

Il secondo filava via liscio, mentre il terzo era una battaglia: forte della sua potenza, Serdarusic cercava di comandare con il dritto, mentre Giustino (i cui fondamentali sono decisamente più equilibrati) gli cercava il rovescio, accettando un match di corsa e sacrificio. Si arrivava al 6-5 Serdarusic, quando l’italiano gli annullava un primo matchpoint con un passante di rovescio al termine di uno scambio di oltre 20 colpi. Il tie-break era ancora più emozionante: avanti 3-1, Giustino commetteva due gravi ingenuità che regalavano il sorpasso a Serdarusic, accompagnato a Bergamo da Goran Prpic, ex grande giocatore croato degli anni 80-90. Sul 6-4, il croato aveva due matchpoint consecutivi. Nel momento del bisogno, Giustino alzava il livello e se la cavava per un soffio (un pizzico di fortuna sul punto del 6-6, con un pallonetto di Serdaruric fuori di pochi centimetri), poi intascava gli ultimi tre punti e tirava un bel sospiro di sollievo. Negli ottavi, giovedì, sfiderà il giovane francese Hugo Gaston, classe 2000. 

In precedenza, aveva dato una gioia al pubblico il lombardo Andrea Arnaboldi. Nell’ultimo match della sessione pomeridiana, ha superato in rimonta il temibile Constant Lestienne, che un paio d’anni fa gli aveva dato una delle più grandi delusioni della sua carriera, battendolo nell’ultimo atto a Portorose (fino a oggi, unica finale Challenger per “Arna”). Lestienne gioca un tennis strano, inusuale, in cui alterna palle potenti e colpi senza peso, con rotazioni atipiche e improvvise palle corte. È difficile trovare il giusto ritmo contro di lui, anche se non è dotato di particolare potenza. Arnaboldi ha avuto bisogno di un set per prendere le misure, poi ha trovato il suo miglior tennis in svantaggio di un set e un break. A quel punto ha intascato cinque giochi di fila, peraltro con una serie di giocate molto spettacolari. 

 
Andrea Arnaboldi – ATP Challenger Bergamo 2020 (foto Antonio Milesi)

È stato un match ad alto tasso tecnico, lontano dai ritmi forsennati del power-tennis odierno. Un Arnaboldi in gran spolvero volava sul 4-1, poi bastava un attimo di deconcentrazione per rimettere in partita il francese. Sulla palla break, il giudice di sedia Nicholas Stellabotte dava per buona una risposta di Lestienne, valutata “out” da Arnaboldi. L’azzurro la prendeva malissimo, ma era eccezionale nel rimanere concentrato e strappare ancora una volta il servizio a Lestienne. Il matchpoint, chiuso da una volèe a campo aperto dopo uno scambio infinito, profumava di liberazione. Per un posto nei quarti se la vedrà con Zdenek Kolar, giustiziere di Vavassori. Tra i due non ci sono precedenti.

Ufficio stampa ATP Challenger Bergamo

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