Cahill si lamenta dei montepremi sproporzionati, a Dubai e un po' ovunque

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Cahill si lamenta dei montepremi sproporzionati, a Dubai e un po’ ovunque

Il coach di Simona Halep è uno dei personaggi più progressisti del tennis. Con un tweet, ha puntato il dito contro il prize money ‘anomalo’ del Premier di Dubai

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Simona Halep con il trofeo - Dubai 2020 (via Twitter, @usopen)

‘Il tennis si deve evolvere‘. Darren Cahill lo aveva già detto a proposito del coaching, che la WTA ha deciso di rendere legittimo anche dagli spalti nel corso delle partite, e lo ha lasciato intendere ancora pubblicando un tweet polemico sulla sproporzione del montepremi del Premier di Dubai – vinto proprio dalla sua allieva Halep. Le due semifinaliste sconfitte (Martic e Brady) hanno portato a casa addirittura il quadruplo dei soldi – circa 200.000 dollari – rispetto alle quattro giocatrici battute ai quarti di finale (Sabalenka, Muguruza, Kontaveit e Pliskova), su un montepremi totale di 2.9 milioni. Sintetizzando: quattro giocatrici, le due finaliste e le due semifinaliste, hanno potuto spartirsi metà del montepremi.

Uno scalino decisamente eccessivo, che deriva dal surplus di oltre 2 milioni di dollari di cui il torneo di Dubai (il più ricco tra i Premier) può disporre rispetto al montepremi minimo di categoria, gli 848.000 dollari distribuiti da Adelaide e San Pietroburgo. E con questo surplus sostanzialmente può fare quello che vuole. Il problema evidenziato da Cahill – e condiviso da altri tennisti intervenuti nella discussione su Twitter, il doppista Soares, Pospisil, Groth, ma anche Gibbs, Dabrowski e la stessa Halep – riguarda però tutto il circuito, perché di solito il montepremi raddoppia per ogni turno raggiunto. Secondo Cahill la proporzione generale dovrebbe essere rivista, perché troppo svantaggiosa nei confronti dei giocatori che si fermano ai primi turni, e allineata a quella di altri sport (fa l’esempio del golf).

 

I quattro Slam esemplificano quanto evidenziato da Cahill. Il montepremi aumenta in media di 1.8 volte per ogni partita vinta e il moltiplicatore tende ad avvicinarsi al 2 nei tre turni finali. Lo prova il grafico pubblicato dall’utente 禮, un giapponese particolarmente appassionato di statistica.

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Katie Swan e famiglia improvvisano un minimarket in garage per aiutare i più bisognosi

Non c’è solo la grande beneficenza dei big: la solidarietà per i più colpiti dalla pandemia di coronavirus può nascere anche da un garage

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Bellissima ed encomiabile iniziativa da parte della tennista britannica Katie Swan che, in Kansas, insieme alla sua famiglia, ha improvvisato un mini market in garage per venire in aiuto ai più bisognosi in piena crisi da coronavirus.

La bella iniziativa della famiglia Swan viene raccontata in un articolo del sito del quotidiano The Telegraph. Katie, nativa di Bristol, 21 anni e attuale n. 254 del mondo, ha pensato di fare buon uso del proprio garage dove la madre Nicki, ideatrice dell’iniziativa, coordina l’imballaggio e la consegna del cibo per 70 famiglie. Dal 2013 la famiglia della tennista si è trasferita in America poiché il padre di Katie, Richard, lavora nell’industria dei combustibili fossili.

Quando è cominciata l’epidemia da coronovirus“, spiega Katie al The Telegraph, “mia madre ha voluto aiutare le famiglie con la spesa, alcune hanno paura di uscire e altre non possono lasciare da soli in casa i loro bambini. I miei genitori vanno ogni giorno ad acquistare un carrello di prodotti alimentari e poi avvisano le famiglie su Facebook. Le persone possono versare una piccola donazione e l’altro giorno abbiamo raccolto più di 4000$. Io aiuto mia madre a impacchettare il cibo e nella consegna. In garage abbiamo le pile di pacchetti, i ragazzi della scuola di mio fratello vengono a ritirare le confezioni e le portano agli indirizzi che comunica loro mia madre.

 

Alcune di queste famiglie hanno molti bambini; abbiamo aiutato una famiglia i cui membri sono 15 ed abitano tutti nella stessa casa. Ma ci sono persone di età diverse, c’è un signore di 98 anni che non ce la fa ad andare a fare la spesa. Adora un dolce inglese che fa mia madre! L’altro giorno Nicki ha ricevuto una telefonata da una madre che vive sola con il figlio, non stava bene e piangeva al telefono. È molto religiosa e le ha detto che stava pregando per lei. Potevo sentire la sua voce ed è stato molto commovente”. 

La mamma di Katie, Nicki, si è sempre data da fare per aiutare il prossimo. Quando la famiglia della tennista viveva ancora in Gran Bretagna, Nicki ha collaborato con l’associazione caritativa fondata dell’ex calciatore Bob Wilson dopo il decesso della figlia a causa di un tumore. “È una persona buonissima e generosa” dice Katie della mamma, “negli ultimi anni si impegna molto nel volontariato e l’anno scorso avevamo in casa ben 17 cani; mia madre se n’è presa cura si è impegnata perché venissero adottati“.

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Nadal rivede la sua programmazione per il 2020?

Per quel che vale, visto che non sappiamo quando e se si tornerà a giocare: ma sono spariti i Masters 1000 di Cincinnati e Toronto

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Rafa Nadal - Rogers Cup 2018, Toronto (foto via Twitter, @rogerscup)

Per quel che vale, in una stagione segnata da una sospensione che per il momento durerà certamente tre mesi – non si gioca da febbraio e non si riprenderà sicuramente prima del 7 giugno – ma purtroppo è verosimile possa ulteriormente estendersi, Rafael Nadal ha pubblicato su Twitter una versione aggiornata della sua programmazione per il 2020.

Questi sono/erano/saranno i tornei di quest’anno‘ è l’eloquente espressione con cui comincia il suo tweet nel quale appone un segno di spunta accanto agli unici due tornei giocati nel 2020 (Australian Open e Acapulco) e una crocetta su Indian Wells, Montecarlo, Barcellona, Madrid, Roma e Olimpiadi che non si sono disputati né si disputeranno nei prossimi mesi (rimane qualche piccola possibilità per Indian Wells e Roma).

 

Tra i tornei ancora in lista rimangono solo i tre Slam e il Masters 1000 di Shanghai, mentre mancano quelli di Toronto e Cincinnati: è difficile trarne una conclusione, ma si potrebbe dedurre che Rafa non abbia in programma di sobbarcarsi la trasferta nordamericana (dopo quella mancata a marzo) anche qualora dovessero configurarsi le possibilità per disputare i due tornei.

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L’enfant prodige Jennifer Capriati compie 44 anni: carriera senza precedenti

Spegne 44 candeline l’ex idolo delle teenager Jennifer Capriati. Tra successi precoci, momenti dolorosi e come back trionfali, ‘Jen’ ha scritto la storia del tennis femminile

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44 anni fa nasceva Jennifer Capriati, la bambina prodigio che ha ispirato milioni di ragazzine in tutto il mondo. Uno dei più grandi fenomeni del tennis, Jennifer, fin da giovanissima, rivela un talento e una precocità straordinari che la proiettano rapidamente sui campi più prestigiosi del mondo. Allenata da papà Stefano, di origine italiana, la baby campionessa si perfeziona all’accademia di Jimmy Evert, il padre di Chris e, a soli 13 anni e due mesi, vince il Roland Garros junior per poi far suo anche lo US Open junior. Da qui comincia l’ascesa della teeanger americana che, l’anno successivo, nel 1990, diventa professionista issandosi, non ancora quattordicenne, alla sua prima finale del circuito WTA, a Boca Raton (dove peraltro sorge l’accademia di Evert), stabilendo così un record rimasto ancora ineguagliato.

Salita alla posizione 24 del ranking mondiale, nello stesso anno diventa inoltre la più giovane tennista a disputare la semifinale del Roland Garros e, in autunno, vince il suo primo titolo a Porto Rico, chiudendo la stagione da n. 8 del mondo.

Idolatrata in America e amata in tutto il mondo, Jennifer comincia così una carriera da capogiro; nel 1991 seguono infatti le semifinali a Wimbledon – dopo aver ottenuto nientemeno che lo scalpo della leggendaria detentrice del titolo Navratilova – e allo US open, sconfitta da Monica Seles 6-3 3-6 7-6(3), in un match tra giovanissime che, insieme ad altri, segna in qualche modo la storia di un tennis nuovo, fatto di potenza e resistenza. Monica poi vincerà il torneo, conquistando il terzo major dell’anno, il quarto fino a quel momento (ne vincerà 9 in tutto).

 

L’anno successivo, è il 1992, vince l’oro olimpico a Barcellona battendo Steffi Graf. Un tourbillon che però la sedicenne fa fatica a gestire, incalzata dalla pressione mediatica. Giungono le prime delusioni in campo e, nel 1993, allontanatasi momentaneamente dalle gare, comincia uno dei periodi più bui per Jennifer. Arrestata per furto alla fine del 1993, continua la discesa verso gli inferi con l’arresto per detenzione di droga.

Ma per ‘Jen’ c’è ancora un futuro sui campi da tennis. Ed è un futuro più che mai luminoso. Dopo il rientro, tra il 1999 e il 2000 vince tre tornei per poi consacrarsi per la prima volta campionessa Slam nel 2001 in Australia, battendo in finale Martina Hingis.

E non finisce qui. Nello stesso anno trionfa anche sull’ocra di Parigi (contro la Kljisters) e, in ottobre, raggiunge la tanto agognata vetta della classifica, diventando, a 25 anni, n. 1 del mondo.

Bissa poi il successo australiano (ancora contro la Hingis), ma nel 2004 un infortunio alla spalla mette un termine alla sua carriera, carriera che vanta 14 titoli, altre 17 finali e due trofei in Fed Cup, nel 1990 e nel 2000. Nel 2012 entra a far parte dell’International Tennis Hall of Fame. Pur accarezzando più volte il desiderio di un secondo come back, Jennifer non riesce a rientrare nel circuito, incapace di ritrovare una condizione fisica adeguata. Un ritorno che avrebbe significato tanto per lei, poiché lo avrebbe dedicato in particolare al papà Stefano, a cui era legatissima, da tempo malato. Stefano Capriati (nato il 28 marzo, Jen il 29) verrà a mancare nel 2015. Proprio ieri, 28 marzo, giorno in cui suo padre avrebbe compiuto 85 anni, l’ex campionessa lo ricordava così:

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