Mager al debutto in Davis: "La gente conosce solo un lato del tennis"

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Mager al debutto in Davis: “La gente conosce solo un lato del tennis”

Il ligure (scelto come secondo singolarista da Barazzutti per la sfida alla Corea del Sud), parla a ‘Repubblica’: “Da ragazzo mi piaceva più divertirmi che impegnarmi nel tennis. La mentalità è tutto. Faccio parte di quelli che ogni giorno si alzano e fanno tutto al massimo, e giocano tornei dove non prendi soldi”

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Gianluca Mager - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)
 

EDITORIALE – Coronavirus: Italia-Corea del Sud con il fiato sospeso, il tempo delle battute è finito

Non è un paese per giovani l’Italia, si diceva due anni fa dopo l’incredibile corsa del 25enne Marco Cecchinato al Roland Garros, stoppata solo da Dominic Thiem in semifinale. Lo stesso Dominic Thiem, ora con due finali Slam in più nel suo bagaglio, che è stato battuto da Gianluca Mager a Rio de Janeiro. A 25 anni, non proprio un ragazzino, ha raggiunto la sua prima finale ATP (c’è voluto un grande Christian Garin per negargli il titolo). Lui però blocca subito i paragoni col Ceck: “Ha fatto una semifinale Slam, io solo una finale in un ‘500’ e tre titoli Challenger”. Ma il tennis è questo, c’è chi è già pronto da teenager (col forte rischio di fallire le aspettative) e chi con calma e con enormi fatiche, ci mette più tempo per arrivare. È proprio il caso di Mager, che ha parlato da Cagliari, dove farà il suo esordio in Davis contro la Corea del Sud da secondo singolarista, in un’intervista uscita oggi su Repubblica.

Ji Sung Nam e Gianluca Mager – Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020

“Essere con gli azzurri è cosa che mi riempie di orgoglio, non ho ancora realizzato” ha detto Mager, quinto giocatore italiano della classifica ATP, al numero 79. Nel weekend cagliaritano (senza tifosi sugli spalti) affronterà venerdì Ji Sung Nam (238 ATP) e sabato Duchkee Lee (251). “Sono uno sconosciuto se pensiamo a Djokovic, Nadal e Federer, ma io faccio parte di quelli che ogni giorno si alzano e fanno tutto al massimo, e giocano tornei dove non prendi soldi e dove ti porti il fornelletto per non correre il rischio di mangiare cose che ti fanno star male. La gente conosce solo l’altra faccia del nostro sport, quella con i lustrini. Invece siamo duemila in classifica e non so neanche quanti nel mondo, e non a tutti riesce di diventare Top 10. Credetemi, il mondo dei tornei Challenger è durissimo. Ci sono tutti quelli che vogliono arrivare”.

Tra sacrifici e insidie nel tennis che ai più è sconosciuto, il ligure è riuscito a trovare la sua strada nel mondo dei professionisti, più tardi rispetto ad altri, ma forse ancora più orgoglioso del suo percorso. All’inizio della sua carriera ha dovuto gestire anche una squalifica per doping (consumo di cannabis), oltre al suo stile di vita non proprio professionale: Quando ero ragazzo mi piaceva più divertirmi che impegnarmi nel tennis. Uscivo con gli amici, andavo in vacanza con loro, facevo tardi la sera e non volevo alzarmi presto la mattina. Fino a 18 anni a diventare professionista proprio non ci pensavo. Avevo 16 anni e mezzo e, dopo una festa da sballo a casa di amici, il mio papà mi dice che al Park Tennis Club di Genova mi danno una wild card per le qualificazioni per il Challenger, ci vado e mi fanno l’antidoping”.

Poi è arrivata la svolta: “Con la Serie A e sempre grazie al Park di Genova ho giocato insieme a Giannessi, Naso e ovviamente Fognini mi ha coinvolto e motivato. Diego Nargiso mi ha trasmesso la disciplina. Per 8 mesi prendevo bus e treno fino a Montecarlo e ritorno, con un panino a pranzo, solo per allenarmi con lui. Poi sono finito a Tirrenia, accolto a braccia aperte da Gabrio Castichella e Umberto Rianna anche se non ero più giovanissimo”. Dal 2018 però Gianluca è tornato a casa, nella sua Sanremo. Sentiva la necessità di vivere nel suo ambiente, nella sua casa a 50 metri dal circolo, con la sua compagna storica Valentine Confalonieri, con un passato nel tennis. “La mentalità è tutto” conclude Mager, “è quella che va migliorata per fare il salto di qualità, il come si pensa fa la differenza: durante il match, ma anche prima e durante gli allenamenti”.

 

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Luca Van Assche, il primo 2004 a vincere un torneo Challenger: ecco il dato che può renderlo ottimista

Il diciottenne francese di origini italo-belghe iscrive il suo nome in un elenco che lo vede in compagnia anche di Alcaraz e Sinner

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Luca Van Assche – Maia Open 2022 (foto via Twitter @ATPChallenger)

Era in agguato da un paio di mesi, Luca Van Assche. Una, due, tre prede gli erano state soffiate all’ultimo momento da Cecchinato, Barrere e Krutykh. Era ormai solo questione di tempo, ma il tempo stava per scadere. O, meglio, il calendario era arrivato all’ultimo foglio da strappare, quello con i nomi di Maspalomas, nella Canarie, e Maia, in Portogallo. È stata quest’ultima la destinazione scelta da Luca per l’ultimo torneo della stagione, il Maia Open, categoria Challenger 80. Così, dopo tre finali perse, il diciottenne francese ha messo le mani sul suo primo trofeo a questo livello. Ora francese, ma nato a Woluwe-Saint-Lambert, comune nei pressi di Bruxelles, da padre belga e madre italiana, per poi trasferirsi con la famiglia a Aix-en-Provence all’età di tre anni.

Da numero 501 del ranking, a inizio anno ha giocato il suo ultimo torneo ITF, vincendolo. Ha così continuato la sua rapida ascesa (un anno prima era fuori dai primi 1500) fino all’attuale n. 138, l’ultimo (ma certo non ultimo) best ranking conquistato. Vincitore del Roland Garros 2021, per l’ATP misura 178 cm, un’altezza che, se confermata e definitiva, non è molto promettente, per quanto i due top 20 più bassi vantino appena cinque centimetri più di lui – e parliamo di Alcaraz e Ruud, numero 1 e 3 del mondo.

Di sicuro, almeno per adesso, non possiede il colpo che lascia fermo l’avversario, né a destra, né con il rovescio bimane, né con il servizio. Riservandoci di capire meglio nel prossimo futuro le qualità su cui può puntare per continuare un’ascesa che si fa sempre più ripida, ci sono un paio di dati che paiono di buon auspicio e, forse, anche per questo Luca sembra essersi avventato con particolare urgenza sul trofeo portoghese. Innanzitutto, l’elenco dei vincitori francesi under 18 a livello Challenger vede Richard Gasquet, Gael Monfils, Fabrice Santoro e Sébastien Grosjean. Vabbè, anche Corentin Moutet.

 

Inoltre, ci svela un tweet di Luca Fiorino, c’era una casella vuota in corrispondenza della classe 2004 nella lista dei primi vincitori Challenger di ogni annata ed è stata occupata appunto da Van Assche. Non che la concorrenza fosse agguerritissima, con il solo connazionale Fils (quello che aveva battuto Fognini nelle quali di Bercy per poi perderci al primo turno) a frequentare abitualmente la categoria. In ogni caso, considerando i nomi che lo precedono – Auger-Aliassime, Sinner, Musetti e Alcaraz – il giovane francese ha un motivo in più per essere ottimista riguardo alla propria carriera da pro.

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Bollettieri, da Todd Martin a Mouratoglou e Shapovalov: il saluto del mondo del tennis

Così il tennista canadese: “Ricorderò per sempre i tuoi insegnamenti”. E Mouratoglou: “Grazie a te ho sognato di costruire una mia accademia”

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Il mondo del tennis piange Nick Bollettieri: il noto coach americano è morto domenica 4 dicembre 2022 all’età di 91 anni dopo una vita dedicata a questo sport e alla crescita di campioni della racchetta. E mentre la notizia fa il giro del mondo, sono tante le reazioni di giocatori, coach e addetti ai lavori. Di seguito una breve raccolta dei pensieri di chi ha conosciuto e apprezzato Bollettieri durante la sua lunghissima attività nel tennis.

“Nick è stato uno dei più grandi ambasciatori del tennis – sono le parole di Todd Martin, ex giocatore statunitense -. La sua passione e la sua enorme energia sono state di ispirazione per chi lo ha conosciuto. Aver allenato più di dieci numeri uno del mondo è stato solo uno dei traguardi raggiunti da Nick. Ha lasciato un impatto duraturo a tutti i livelli di questo sport”.

Ecco il ricordo di un altro coach molto noto, Patrick Mouratoglou: “Nick, sei stato un pioniere e un visionario. Grazie a te ho sognato di avere una mia Accademia, per aiutare le giovani generazioni a diventare adulti inseguendo un sogno. Chi ti ha incontrato può testimoniare che avevi un’energia unica ed eri in grado di trasferire la tua potenza ai tuoi giocatori. Bollettieri ha fatto crescere l’industria del tennis e ha aperto opportunità per coach e giocatori. Ricorderemo tutti lo speciale essere umano che era”.

 

Telegrafico il ricordo su Twitter del coach e commentatore Brad Gilbert: “Nick, sei stato un gigante che ha aiutato intere generazioni di giocatori”. Un altro cinguettio è quello di Denis Shapovalov, che racconta: “E’ stato un onore conoscerti, Nick. Ricorderò e apprezzerò per sempre i tuoi consigli. Hai dato molto a questo sport, sarei sempre ricordato e amato come uno dei più gentili”. Infine, il ricordo della Hall of Fame del tennis è nelle parole dello storico Joel Drucker: “Nick Bollettieri è stato un carismatico allenatore in grado di lavorare con dieci numeri uno del mondo, uno dei soli cinque coach inseriti nella Hall of Fame. Un’infinita passione, unita a uno stile di vita da star dei film e un’etica votata al lavoro sette giorni su sette, è ciò che ha reso unico Bollettieri. […] E’ stato un innovatore, creando a fine anni Settanta quella che è diventata la prima accademia pienamente dedicata al tennis”.

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Flash

La classifica finale ATP degli azzurri: segnali positivi non solo da Musetti. Quanti giovani in ascesa!

Lorenzo Musetti è il solo a migliorare in top 100, ma dietro è invasione di under 21: Passaro (120), Nardi (129), Arnaldi (135), Bellucci (154), Zeppieri (163) e Cobolli (173) possono dare la caccia alla Top 100 nel 2023

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Lorenzo Musetti - Napoli 2022 (Riccardo Lolli – Tennis Napoli Cup)
Lorenzo Musetti - Napoli 2022 (Riccardo Lolli – Tennis Napoli Cup)

Terminati anche gli ultimi tornei Challenger del 2022, a Casa Italia è tempo di tirare le somme in attesa della nuova stagione. Un’annata condizionata dai numerosi problemi fisici dei nostri primi due alfieri, Jannik Sinner e Matteo Berrettini, e avara di risultati per Lorenzo Sonego, che ha però ritrovato fiducia nel finale, ma anche risplendente dei progressi di Lorenzo Musetti e di altri ragazzi nati in questo millennio. Andiamo allora a vedere chi sono e che posizione occupano i primi venti azzurri della classifica ATP e la variazione rispetto a un anno fa prima di addentrarci in qualche considerazione.

PosizioneRanking ATPGiocatoreEtàPunti+/- 2021
115Jannik Sinner212,410-5
216Matteo Berrettini262,375-9
323Lorenzo Musetti201,865+36
445Lorenzo Sonego27950-18
555Fabio Fognini35843-18
6104Marco Cecchinato30562-4
7120Francesco Passaro21473+477
8129Luca Nardi19437+289
9135Matteo Arnaldi21419+223
10140Franco Agamenone29403+59
11154Mattia Bellucci21370+487
12163Giulio Zeppieri20350+84
12173Flavio Cobolli20335+30
14184Andrea Pellegrino25316+30
15190Riccardo Bonadio29301+112
16196Raul Brancaccio25287+102
17199Francesco Maestrelli19281+568
18204Luciano Darderi20273+137
19214Gianluca Mager28262-152
20215Andrea Vavassori27262+48

Rispetto a dodici mesi fa, all’interno della top 100 solo Musetti ha un saldo positivo, con un balzo di 36 posizioni, curiosamente quante ne perdono complessivamente Sonego e Fognini. Per quanto riguarda Fabio, se la stagione non è stata esaltante in singolare (bilancio 19-23 nei main draw), in doppio si è regalato più di qualche soddisfazione al fianco di Simone Bolelli con quell’11° posto nella Race.

Come detto, grandi progressi dei giovani azzurri, con ben sette presenze under 21 tra il 101° e il 200° posto. Salti davvero enormi per Passaro, Bellucci e Maestrelli, ma anche per Nardi e Arnaldi, senza dimenticare l’ingresso in top 200 di Zeppieri e Cobolli. Se è vero che nel dicembre 2021 potevamo vantare la presenza in top 10 con addirittura due giocatori, Matteo e Jannik, possiamo anche affermare che la loro uscita è stata legata a problemi fisici (anche di pura sfortuna, come il Covid del Berretto nel suo momento migliore, subito prima di Wimbledon) piuttosto che tecnici – anzi, Sinner ha messo in mostra i progressi fatti con il team Vagnozzi-Cahill. Per questo non c’è motivo di dubitare di un loro ritorno nell’élite del tennis, fermo restando che la condizione atletica, intesa anche come integrità fisica, è componente essenziale per la permanenza ai massimi livelli.

 

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

La perdita di terreno nei pressi della vetta non deve tuttavia distogliere dalla citata presenza di sette “next gen” tra i secondi 100, un dato non solo incoraggiante di per sé, ma incredibile se paragonato a 12 mesi fa quando il conteggio diceva zero e il più giovane in quella fascia era l’allora ventitreenne Moroni seguito dal classe 1992 Caruso. Tornando verso l’alto, oltre a confidare in un Sonego che potrebbe prendere slancio dalle vittorie in Coppa Davis, non possiamo non augurarci un ulteriore salto di qualità da parte di Lorenzo Musetti. Perché, alla faccia di coloro per cui ogni opzione deve obbligatoriamente contenere una parte negativa, di fronte alla minaccia dell’indiscussa n. 1 WTA che dichiara di non essere interessata a giocare bene bensì a vincere (con buona pace di chi ha pagato il biglietto) e con tutto il rispetto per Brad Gilbert, la verità è che… it’s better to win pretty than to lose ugly.

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