La prima ora di tennis dopo il lockdown: tra ragione e sentimento

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La prima ora di tennis dopo il lockdown: tra ragione e sentimento

Il ritorno sul campo da tennis, dopo due mesi. Tra sensazioni ritrovate, nuove regole da seguire e indicazioni da applicare. Con il buon senso a fare da filo conduttore. E certe abitudini che andranno modificate, almeno per un po’

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TC New River - Rivergaro
 

Il tam tam era iniziato domenica sera, tra chat WhatsApp e Messenger e post su Facebook e Instagram. Subito dopo aver letto l’articolo 15 dell’ordinanza n.12 appena firmata dal Presidente regionale del Friuli Venezia Giulia, che aveva confermato i rumors dei giorni precedenti: “che sia consentita, in forma individuale o in coppia o con i componenti del nucleo familiare convivente, l’attività motoria e sportiva, a mero titolo esemplificativo e non esaustivo…tennis”.

Si torna a giocare! Era questo il messaggio che rimbalzava tra i tennisti ”social” della regione e che avrà probabilmente intasato caselle mail e app di messaggistica dei gestori dei circoli tennis regionali. Alcuni dei quali smorzavano però a stretto giro l’euforia ormai dilagante, osservando che quanto indicato nell’ordinanza regionale doveva trovare il necessario allineamento con le disposizioni nazionali, che non prevedevano ancora l’apertura generalizzata degli impianti sportivi, prima di consentire a chi è responsabile di un circolo di riaprire le porte senza problemi. Ma a tranquillizzare tutti arrivava un post del presidente regionale FIT su Facebook, che confermava la ripartenza per tutti, a cui nella serata di lunedì ne faceva seguito un altro che richiamava le principali indicazioni da seguire per poter tornare in campo in sicurezza.

Il volantino sulla ripartenza del Comitato Regionale FIT del Friuli Venezia Giulia

Per chi scrive, però, l’imprimatur definitivo arrivava solo dalla mail ricevuta qualche minuto dopo dal proprio tennis club, che confermava la riapertura del campi a partire da mercoledì. Si torna a giocare davvero! Ed è così che mercoledì 6 maggio, ore 20.30, sul campo n. 5 dell’ASD Gaja di Padriciano, dopo esattamente sessanta giorni dall’ultima ora giocata, chi scrive è tornato ad impugnare una racchetta su un campo da tennis. Nota: facile da ricordare, che quell’ultima ora era stata giocata il 7 marzo, perché si trattava della seconda ora dopo tre mesi di stop per infortunio. Quindi la “voglia” di tornare in campo era veramente tanta…

 

Ma lasciando da parte le considerazioni sul comeback personale, vi raccontiamo un po’ com’è andato questo ritorno in campo – suddividendolo nelle tre fasi in cui sono suddivisi in consigli FIT al riguardo – analizzando l’effetto che le regole e le indicazioni da seguire per giocare in sicurezza avranno sulle nostre abitudini di tennisti amatoriali. Con l’aggiunta di alcune considerazioni che ti vengono in mente solo quando in campo ci vai davvero. Ad esempio, quelle sull’impatto ulteriore che avranno quando non ci limiteremo ad un’oretta di palleggio, ma ci giocheremo la classica birra (beh, se Djokovic ha giocato in Davis dopo una sbronza, noi amatori potremo farci una birra dopo il match…) o addirittura un match di torneo. Ma lo faremo cercando anche di strappare un sorriso, considerato che il poter tornare a calcare i campi da tennis è prima di tutto un momento di gioia per tutti, un gran bel segnale del fatto che ci stiamo riappropriando delle nostre abitudini e delle nostre passioni. Anche se con qualche modifica da apportare.

PRIMA DI GIOCARE – Le modifiche alle nostre abitudini iniziano già a casa, da uno dei momenti “sacri” per tanti tennisti: la preparazione del borsone. Bisogna infatti ricordarsi di metterci delle cose nuove (come il gel disinfettante ed  il guanto per la mano non dominante) e non metterne più delle altre (come il necessario per la doccia). Per chi, come il sottoscritto, ha sempre condiviso l’approccio alla preparazione del borsone di Brad Gilbert in “Winning Ugly”, che potremmo sintetizzare in melius abundare quam deficere, la cosa non è banale. Perché chiaramente i gel disinfettanti diventano almeno due, poi vuoi non mettere una mascherina e un paio di guanti di riserva, un asciugamano in più che se poi ti asciughi per sbaglio la mano dominante come fai? Insomma, rispetto al solito sicuramente il borsone stavolta non avrà il peso da sovrapprezzo massimo del bagaglio in stiva delle compagnie aeree low cost, ma comunque neanche quello del bagaglio a mano…

Nessun problema per il  “pulisci a fondo il tuo materiale di gioco”. Sulle scarpe ormai siamo abituati a spruzzare spray disinfettanti da un paio di mesi a questa parte, fa un po’ effetto farlo sulla racchetta, dato che a parte togliere la terra rossa quando finiva a terra (inavvertitamente o per frustrazione?  Non indaghiamo oltre…), non è che sia solitamente oggetto di pulizia approfondita. Si parte dunque per il tennis club. E  i due mesi di stop si fanno sentire anche in questo: nel girare a destra con l’auto per andare al supermercato, unico tragitto consentito negli ultimi 60 giorni, invece che a sinistra verso il club…

Arriva il partner di gioco e cominciano le prime sensazioni “strane”. La classica stretta di mano, con cui ci si saluta ogni volta che ci si vede da ormai da quasi vent’anni, non s’ha da fare. Le solite due chiacchiere mentre si va in campo (in realtà di solito si andava prima negli spogliatoi, ma ovviamente non si può) fatte a due metri di distanza, ovattate dalle mascherine, fanno comunque effetto e ci ricordano che anche qui dovremo adattarci alla “nuova normalità”. Oltre al fatto che, tra la mascherina e l’età che avanza, non sempre ciò che si dice è chiaro e quindi c’è da anche da alzare la voce e ripetere, in una scena un po’ surreale che ricorda tanto quella cult del fiorino di Troisi e Benigni in “Non ci resta che piangere”.  

Tornando seri, osserviamo che ci sarà probabilmente da fare attenzione nelle prossime settimane, soprattutto sui campi all’aperto, per seguire l’ultimo dei consigli FIT prima di giocare, quello di “non toccare le recinzioni prima di entrare in campo”. Si tratta spesso di un’abitudine, di un gesto fatto senza pensarci, quello di appoggiarsi alla recinzione del campo mentre si attende il proprio turno, guardando chi sta giocando o mentre ci si scalda. Ecco, bisognerà stare più attenti.

Ma nel complesso, prima di entrare in campo tutto è sotto controllo. Tutto proprio no, dato che in realtà la legge di Murphy ha tentato di metterci lo zampino. Sotto forma del sistema di comando dell’impianto luci, che probabilmente non aveva recepito l’ordinanza regionale e quindi non voleva saperne di accendersi. Ma alla fine tutto si è risolto. Contrattempo che però ha permesso di notare una cosa. Fosse capitato prima del lockdown (ed era capitato, quindi parliamo con cognizione di causa), avrebbe fatto letteralmente infuriare qualcuno dei quattro tennisti presenti (i campi erano due). E invece stavolta tutti l’hanno presa con serenità, dato che, come ha osservato uno dei quattro: “Con tutto quello che succede, non mi arrabbio per delle luci che non si accendono!”. Magari solo perché alla fine si è risolto tutto per il meglio, ma lasciamoci con la convinzione che forse tutto quello che è successo ci farà vedere le cose in maniera diversa, almeno per un po’.

Wimbledon, campo 18

MENTRE GIOCHI – Si scende in campo. E si inizia a palleggiare, notando poco dopo come l’essere tornati a colpire la pallina ci fa venire, in modo del tutto spontaneo, il sorriso. Dal punto di vista delle regole da seguire, se fai un’oretta di palleggio blanda niente di particolare da segnalare. Non è un problema il guanto indossato sulla mano non dominante (ma chi scrive usa il rovescio a una mano) o il raccogliere le palline con piede e racchetta. Magari sarebbe stato meglio riflettere sul fatto che il tubo di palle aperto due mesi prima, anche se usato solo un’ora, è da buttare, perché le palline hanno perso pressione, ma questa è un’altra questione…

Una riflessione può essere fatta sul fatto che la mano non dominante che raccoglie le palline (la cui superficie è potenziale rischio di contagio) è anche quella che sostiene la racchetta e quindi potenzialmente anche l’altra mano può toccare la stessa parte della racchetta. Cosa che certamente avviene per chi usa il rovescio bimane. Quindi per stare sicuri e tranquilli, soprattutto i giocatori bimani è effettivamente opportuno che usino il gel disinfettante con una certa frequenza.

La difficoltà vera e propria? Come già accennato parlando dell’appoggiarsi alla recinzione, lo stare concentrati per evitare di cadere in gesti abitudinari. Chi scrive, ad esempio, ha (aveva) l’abitudine di sistemarsi i capelli o comunque di toccarsi la fronte con la mano non dominante. Cosa che adesso è da evitare: ma se lo fai da 35 anni, devi pensarci ogni volta… Quindi, soprattutto all’inizio, è necessario fare attenzione ed essere consapevoli di tutto quello che si fa sul campo. Cosa che ha un impatto ancora maggiore quando – entriamo per un attimo nell’ambito del mental coaching – questi gesti sono delle routine vere e proprie.

Tanto per capirci, immaginate la routine di Nadal al servizio e chiedetegli di non toccarsi la faccia con le mani. Come se ai tempi – come ben ricorderanno i lettori con qualche anno in più – avessero proibito a Lendl di togliersi le sopracciglia prima di servire. Tenendo appunto in considerazione che nel caso di Nadal si tratta di una routine consolidata (probabilmente anche nel caso di Lendl, che ricordiamo ai suoi tempi si avvalse della collaborazione di uno dei pionieri del mental coaching nel tennis, lo psicologo sportivo Jim Loehr).

“Non toccarti la faccia con le mani” è il consiglio della FIT. Come farà Rafa?

Certo, le indicazioni sono destinate agli amatori e gli esempi citati sono due dei più grandi campioni della storia del tennis, ma le routine vengono utilizzate anche a livelli inferiori. Quindi è sicuramente un punto sui cui è necessaria particolare attenzione, soprattutto quando il gioco… si farà duro. Finché facciamo l’oretta di allenamento tutto dovrebbe essere facile da gestire e controllare, ma quando il primo di noi pronuncerà la fatidica frase “Facciamo un set?”, le cose cambieranno. Ancor di più quando inizieranno i tornei. Ecco che entrando – a prescindere dal livello – nella sfera agonistica, il rischio di non fare attenzione a certi gesti potrà essere maggiore, soprattutto i primi tempi. Auspicando comunque che prima della riavvio dell’attività agonistica certe precauzioni non siano più necessarie, per quanto riguarda le routine ci sarà da capire se si potranno modificare o si potranno prendere degli accorgimenti per applicarle in totale sicurezza.

Un aspetto che i consigli non toccano, a parte la raccomandazione di “non toccarsi la faccia con le mani”, e che forse andrà trattato, è quello di come asciugarsi il sudore. L’asciugamano va toccato solo con la mano dominante che non ha toccato le palline? Devo avere un asciugamano ad hoc per l’altra mano? In attesa di eventuali ulteriori consigli, per il momento ognuno segua il buon senso: ad esempio, alcuni accorgimenti possono essere quelle di mettere una bandana o un capellino per limitare la necessità di ricorrere all’asciugamano per il sudore della fronte e indossare i polsini ad entrambi i polsi.

Infine, un’osservazione condivisa da tutti gli altri tennisti in campo: la sensazione, dopo mezz’ora, di aver giocato molto di più di trenta minuti. Non proprio una sensazione di stanchezza fisica (anche perché tutti si sono tenuti in forma, nel limite del consentito), ma qualcosa di più simile a quella sensazione di leggero affaticamento che può capitare di provare quando facciamo qualcosa che non siamo abituati a fare. E in effetti, non eravamo più abituati a giocare a tennis (e questo lo si era già notato dopo pochi minuti, vista la diffusa ruggine nei colpi). Ma soprattutto, abbiamo dovuto fare attenzione a cose che di solito facevamo in maniera automatica, inconscia. E questo porta ad un consumo energetico maggiore.

DOPO AVER GIOCATO –Niente di particolarmente difficile o strano, subito dopo aver terminato di  giocare. Si saluta il partner di gioco con la racchetta, si tira lo straccio con la mano con il guanto, si toglie l’overgrip della racchetta. Ecco, forse quest’ultimo passaggio può risultare un po’ anomalo per chi è abituato a sostituire l’overgrip solo quando i segni dell’usura del tempo sono talmente evidenti da suscitare un po’ di vergogna… A parte gli scherzi, c’è da osservare che un buon overgrip costa almeno un paio di euro, quindi se qualcuno fa delle riflessioni sui costi (soprattutto se in famiglia si è in tanti a giocare, e più volte a settimana, la cifra totale non è proprio bassa), magari in questo periodo si potrà accettare qualche compromesso sulle capacità di assorbimento del sudore e accontentarsi di uno un po’ più a buon mercato. A tale proposito, non crediamo che valga come “cambia subito” toglierlo e rimetterlo dall’altro lato. No, certo, nessuno di voi lo aveva pensato… Comunque, fatta anche questa ci si toglie il guanto, ci si disinfetta le mani e si esce dal campo.

Ed è qui che si avverte un’ultima sensazione strana. I due giocatori sull’altro campo sono anche loro amici di lunga data. Tanto che l’ora del mercoledì finisce regolarmente con una chiacchierata in spogliatoio e periodicamente, quando i discorsi si fanno più seri, con un salto al pub. Per la precisione, dopo gli Slam e buona parte dei Masters 1000: tanto per capirci, con un paio di loro abbiamo condiviso più di una finale Slam, come quella leggendaria dell’Australian Open 2017 tra Roger e Rafa. Stavolta, niente di tutto questo. Ed è, forse, la cosa veramente più strana della serata. Quattro vecchi amici che risalgono le scale che dai campi portano al parcheggio in rigorosa fila indiana, con le mascherine ed ad un paio di metri di distanza (“Sai mai il sudore…”), per poi salutarsi da lontano, ognuno mentre sta aprendo la propria auto.

Ma quel sorriso che ci accompagna dall’inizio dell’ora non ci ha abbandonato e fa svanire subito una leggera sensazione di malinconia. In fin dei conti, abbiamo imparato che dobbiamo solo avere pazienza. Basta attendere ancora un po’ e potremo sorridere anche per essere tornati a discutere di tennis davanti a una pizza. E chissà, forse anche le discussioni su chi è più forte tra Federer, Nadal e Djokovic d’ora in poi saranno vissute con più serenità.

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E se Wimbledon 2023 cancellasse il ban a Medvedev, Rublev, russi e bielorussi? L’All England Club ne discute

I cinque tornei ATP inglesi che rischiano la cancellazione in caso di mancata revoca del ban. Il caso United Cup

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Centre Court and No.1 Court under the closed roofs at The Championships 2021. The All England Lawn Tennis Club, Wimbledon. Day 1 Monday 28/06/2021. Credit: AELTC/Bob Martin

Sembra arricchirsi di un nuovo capitolo lo scontro tra la LTA (Lawn Tennis Association: è la federtennis inglese) e le due associazioni dei giocatori (ATP e WTA), dopo che l’ATP ha annunciato una sanzione di un milione di dollari nei confronti della LTA per il ban dei tennisti russi e bielorussi dai cinque tornei LTA: Queen’s, Eastbourne, Surbiton, Nottingham, Ilkley. La sanzione emanata dall’ATP segue quanto fatto lo scorso luglio dalla WTA, che ha multato per 750 mila dollari la LTA (che organizza i tre tornei femminili di Eastbourne, Nottingham e Birmingham.) e 250 mila sterline l’All England Club (sede di Wimbledon).

Secondo quanto riportato dal quotidiano The Telegraph, sono in corso valutazioni nel Regno Unito e la situazione starebbe per cambiare. L’All England Club, infatti, starebbe prendendo in considerazione l’annullamento del divieto imposto ai tennisti russi e bielorussi di giocare a Wimbledon. La posizione ufficiale dell’AELTC (All England Lawn Tennis Club) alla data odierna però non è al momento variata. Infatti, ad oggi non è stata presa alcuna decisione in merito a chi effettivamente potrà partecipare allo Slam londinese la prossima estate. Tuttavia, secondo le indiscrezioni raccolte dal quotidiano britannico, sembra essersi diffusa, all’interno del club, l’idea di porre fine a questa battaglia.

Secondo alcuni membri dell’AELTC, la posizione attuale potrebbe divenire non sostenibile l’anno prossimo, visti i crescenti timori di ulteriori ritorsioni da parte dell’establishment del tennis. Infatti, l’ATP Tour è stato chiaro. Oltre alla multa, è arrivata la minaccia di cancellare la membership della LTA, se il divieto dei giocatori russi e bielorussi dovesse essere ripetuto nel 2023, di fatto scomunicando la federazione che patrocina i tornei di tennis professionistici in Gran Bretagna.

 

Questo porterebbe alla cancellazione dei tornei organizzati sul suolo britannico e ad una conseguente rimodulazione del calendario ATP. Ricordiamo, infatti, che tra giugno e luglio il tour fa tappa per quattro settimane nel Regno Unito per la breve stagione su erba. Oltre alla due settimane dedicate a Wimbledon, il circuito ATP prevede altri due tornei in terra britannica: l’ATP 500 del Queen’s e l’ATP 250 di Eastbourne.

Un’eventuale cancellazione di questi tornei vedrebbe diverse federazioni già disponibili per colmare i vuoti nel calendario, come già accaduto negli anni precedenti. Certamente la FIT seguirà con interesse lo sviluppo di queste situazioni. Lo scorso anno infatti fu pronta a subentrare ai tornei cinesi cancellati per via del Covid. Si poterono effettuare i tornei di Firenze e Napoli a seguito di quelle cancellazioni. Oltretutto i tornei inglesi in discussione si svolgono tutti nei mesi di giugno e luglio, mesi ideali per giocare a tennis nel Bel Paese.

Se il medesimo divieto fosse imposto alla WTA, a rischio ci sarebbero il WTA 500 di Eastbourne e i WTA 250 di Nottingham e Birmingham.

La situazione rimane in continuo fermento: attraverso un suo comunicato la LTA ha dichiarato che sono in corso valutazioni su un possibile appello. Ha anche accusato i due circuiti ATP e WTA di scarsa empatia verso la questione ucraina, aggiungendo di essere “profondamente delusa” per una sanzione che li costringerebbe a ridurre il loro programma di tornei professionistici nel prossimo anno. Infatti, la LTA ha già annunciato che l’impatto di queste sanzioni porterebbe anche all’annullamento di alcuni eventi di livello Challenger che la federazione aveva intenzione di ospitare nel primo trimestre 2023.

Questa ultima è una posizione che sembra in sintonia con le idee forti del proprio governo, ribadite dal segretario per la cultura Michelle Donelan: “Per noi è chiaro il fatto che lo sport non può essere utilizzato per legittimare questa invasione mortale” – ha affermato Donelan in una nota. “Agli atleti che rappresentano Russia e Bielorussia dovrebbe essere vietato gareggiare in altri Paesi. Nonostante la condanna diffusa a livello internazionale, il mondo del tennis è determinato ad emarginarci per questo. Con un impatto sugli investimenti per la crescita del tennis a livello nazionale. Ritengo la mossa di ATP e WTA errata. Li esorto a riflettere attentamente sul messaggio che stanno inviando, e di riconsiderare la situazione.”

La situazione diventa ancora più intricata se si pensa all’atteggiamento seguito dalle due associazioni in merito alla United Cup. Nella competizione mista a squadre promossa da ATP e WTA, infatti, non ci saranno al via atleti russi e bielorussi. Ricordiamo che le squadre partecipanti alla competizione sono state scelte in base al ranking dei migliori tennisti ATP e WTA, a cui si aggiungono le squadre selezionate grazie al miglior ranking combinato del loro numero 1 maschile e della loro numero 1 femminile. Tuttavia, la compilazione dei vari ranking di ammissione non ha tenuto conto degli atleti e delle atlete russe e bielorusse, che difatti non prenderanno parte al torneo. Una situazione che evidenzia una palese difformità di trattamento del neonato torneo a squadre, rispetto ad un torneo individuale come Wimbledon. Evidentemente ATP e WTA considerano diverso il trattamento da riservare ad atleti russi e bielorussi a seconda che l’evento tennistico sia individuale oppure per squadre nazionali.

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Billie Jean King Cup

Competizioni a squadre, il bilancio dopo tre anni di rivoluzioni

Ecco quanto ha funzionato e quanto no (per ora). BJK Cup e Coppa Davis sono cambiate molto in questi ultimi anni. L’ATP ha introdotto l’ATP Cup (già defunta e sostituita dalla United Cup, assieme alla WTA)

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L’anno tennistico si è appena concluso,  condotto a termine dalla Coppa Davis vinta dal Canada. Quella del 2022 è stata la terza edizione tenutasi secondo la nuova formula che ha rivoluzionato la competizione nel 2019.  Parimenti, la fu Fed Cup, omologo femminile del torneo, nel 2020 ha cambiato nome – diventando Billie Jean King Cup, in onore della tennista e attivista americana – e formula, del tutto simile a quella della controparte maschile. 

Dopo tre anni (nel 2020 gli eventi non si sono tenuti a causa del Covid) possiamo dire che le modifiche siano state positive? O, al contrario, hanno peggiorato una situazione già critica?  

La Coppa Davis che Gerard Pique, con la sua Kosmos, ha preso in mano tre anni fa era in grave perdita economica e in crisi di notorietà. Secondo quel pensiero progressista espresso da Mouratoglu col suo evento UTS (un campionato “a tempo”, che sembrava più un gioco di carte che tennis ma che sarà disputato anche nel 2023) lo sport stava perdendo appeal fra i più giovani, ormai incapaci, immersi come sono nell’informazione e nell’intrattenimento lampo dei social, di concedersi e concedere al tennis del tempo. Il tempo che questo sport necessariamente richiede. Ed allora, come prima modifica, i tre set su cinque sono diventati due su tre. Alla notizia in molti s’erano disperati di perdere per sempre il pathos delle grandi battaglie, di vedere la Davis declassata dal rango di “quinto slam”. Eppure, a ben vedere, forse questa risulta oggi la modifica più riuscita. Salvo la programmazione disastrosa della prima edizione (con match che terminavano alle 4 di mattina) gli orari e le durate dei match si sono dimostrate adeguate ad una fruizione televisiva e “giovane”.  

 

Ora, oltre ad aver accorciato la durata delle partite, è stata accorciata pure la durata dei tie, che prima erano spalmati su tre giorni – quattro singolari e un doppio – mentre oggi si consumano in un pomeriggio di due singolari e un doppio. 

Quest’ultima specialità è passata ad assumere, matematicamente, un’importanza nuova ed elevata: prima il 20 per cento dei punti, ora il 33. Ciò ha permesso a squadre come la Croazia e l’Australia (l’abbiamo visto nell’ultima Davis) di sfruttare le loro forti coppie per farsi strada nel torneo. Questo anche se i giocatori “famosi” che dovrebbero attirare un pubblico giovane e mainstream disputano prevalentemente il singolare. Ed un appassionato di tennis medio spesso non conosca tutti i nomi delle coppie presenti anche solo alle ATP Finals. E che spesso molti doppisti non disputino, nella fase finale, alcun match, a causa della prematura conclusione del tie. Non si è forse puntato sulla carta sbagliata? 

Un altro problema di questa Davis riguarda proprio la presenza – o più spesso l’assenza – dei top player. Piqué (o chi per lui) ha deciso di concentrare la competizione nell’ultima settimana di calendario, in un unica sede (quest’anno Malaga, in precedenza Madrid e sede itinerante). Questo ha fatto certo sì che la Davis richiami molta più attenzione mediatica, (anche se la percentuale di biglietti venduti a tifosi stranieri rimane il 21 per cento) e che in un certo senso si ponga come omologo del mondiale di Calcio (quest’anno al via, tra l’altro, in contemporanea). Manca, tuttavia, la sacralità della cadenza quadriennale, una tradizione ed una cultura sportiva ben differente: la Coppa Del Mondo non si chiama Coppa Rimet, mentre la Coppa Davis mantiene il nome del suo fondatore, Dwight Filley Davis.  

E i giocatori migliori spesso la disertano. Match così importanti concentrati in una massacrante dieci giorni, peraltro alla fine della stagione, non devono convincere fino in fondo i migliori del mondo, maniacalmente attenti ad una preparazione che non ammette la minima sovrapposizione e che li mantenga sempre in perfetta forma. Non a caso Alexander Zverev, in un primo momento, si è addirittura rifiutato di scendere in campo nella nuova Davis.  

Le stesse considerazioni possono benissimo essere estese alla BJK CUP, ugualmente soggetta ad una trasfigurazione che ha portato effetti positivi, ma che non sembra, in definitiva, aver adempiuto totalmente al suo compito di rebranding, almeno per ora. Potrebbero le competizioni ITF imitare quelle ATP e WTA? Sull’altro fronte, le due associazioni professionistiche hanno messo in campo, negli ultimi anni, alcune iniziative discutibili e perlomeno discusse. 

Nel 2020 L’ATP ha inaugurato la ATP Cup, torneo da disputarsi a gennaio in varie città australiane. Il motivo di questa scelta è palese: quasi tutti i grandi tennisti, in quel periodo dell’anno, sono in Australia, freschi e pronti a dare avvio alla stagione. Cercano un torneo di prestigio e di competizione che li carichi, quale può essere il suddetto evento. Non a caso la prima finale del torneo è stata fra la Serbia di Novak Djokovic e la Spagna di Rafa Nadal, spronati fra l’altro dalla posta di punti in palio, prima 750 poi 500. Un’idea che aveva già seguito la Davis dal 2009 al 2015 senza però grande successo. 

L’esperienza dell’ATP CUP si è già conclusa, dopo tre edizioni funestate dal Covid e poste troppo in prossimità con un brand troppo simile, la Coppa Davis. E tuttavia la sua eredità sarà raccolta dalla United Cup, progetto in collaborazione con la WTA, che produrrà una sinergia di tennis maschile e femminile sulla scia di quanto fatto dalla Hopman Cup negli anni passati (con l’Italia in campo il 29 dicembre). Un evento che era sempre stato amato e seguito, senza tuttavia quel fuoco della competizione che dovrebbe ardere ora nella United Cup. Che grazie a questa sua peculiarità potrebbe allontanare i paragoni con la Davis e stemperare la troppa vicinanza fra le due competizioni.  

In definitiva, il tennis sta provando a rinnovarsi. O meglio, le sue istituzioni stanno provando a rinnovarlo. In maniere discordi e scoordinate, spesso. E questo non è mai un bene. Sono stati fatti passi avanti, anche se alcuni di essi si sono rivelati passi falsi. Ma la voglia di cambiare, di “ringiovanire” il prodotto c’è, e può avere dei risvolti positivi sull’industria del nostro sport. Con un occhio di riguardo, ci si augura, alla sua storia centenaria che ne definisce l’essenza. 

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Dove vedere il tennis in TV nel 2023

Come lo scorso anno, la copertura dell’intera stagione dei circuiti ATP e WTA sarà offerta da tre differenti broadcaster: Sky, Eurosport e SuperTennis

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Stadio Suzanne Lenglen, Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Mancano ormai poche settimane all’inizio della nuova stagione, che prenderà il via in terra australiana con la prima edizione della United Cup. Per gli appassionati di tennis è tempo di prendere nota su dove seguire tutto quello che i circuiti ATP e WTA sono pronti ad offrire. Se a livello internazionale i punti di riferimento sono gli streaming ufficiali di TennisTV e WTA TV, senza dimenticare gli streaming ufficiali di Davis Cup e Billie Jean King Cup, la copertura in Italia è affidata a tre differenti broadcaster, ben noti agli appassionati di tennis, che in base all’evento dovranno spostarsi da Sky ad Eurosport, passando per SuperTennis.

Partiamo dai tornei del Grande Slam: nulla dovrebbe variare rispetto alla scorsa stagione. Australian Open e Roland Garros saranno sicuramente inclusi nel palinsesto di Eurosport, parte del gruppo Warner Bros, Discovery, e visibile anche in streaming sulla piattaforma Discovery +. Ai due slam si dovrebbe aggiungere anche lo US Open, dato che sono in corso le trattative per l’assegnazione dei diritti dello slam statunitense. L’altra certezza è che Wimbledon farà parte dell’offerta di Sky Sport (e delle sue piattaforme streaming Sky Go e Now TV).

Chiusa la parentesi Slam, se consideriamo il circuito ATP sappiamo che i 9 Masters 1000 saranno visibili solamente su Sky Sport, che detiene anche i diritti delle Nitto ATP Finals e delle Next Gen ATP FInals.  I 13 tornei ATP 500 e gli ATP 250, invece, saranno visibili come sempre su SuperTennis e SuperTennix (canale 212 di Sky e 64 del digitale terreste). C’è spazio anche per la Rai che anche per il 2023 dovrebbe trasmettere in chiaro un match al giorno per quanto riguarda le Nitto ATP Finals di Torino, come già fatto in questa stagione.

 

Molto più semplice il tema relativo al circuito femminile dato che l’intera stagione WTA (slam esclusi) sarà visibile su SuperTennis.

Rimane aperto il tema dei tornei a squadre. La neonata United Cup (qui il programma) non ha ancora un broadcaster, sebbene dovrebbe seguire le ormai della defunta ATP Cup ed essere trasmessa su Sky Sport e SuperTennis. La Billie Jean King Cup sarà visibile su SuperTennis mentre la Davis Cup su Sky Sport. La prima edizione di Laver Cup dopo il ritiro di Roger Federer sarà ancora visibile su Eurosport, mentre cerca casa il ritorno della Hopman Cup, che ritorna nell’atipica location di Nizza nel mese di luglio.

Di seguito un breve riepilogo:

SKY SPORT: Wimbledon, ATP Finals, Next Gen ATP Finals, Masters 1000, Davis Cup

EUROSPORT: Australian Open, Roland Garros, Laver Cup (e quasi sicuramente US Open)

SUPERTENNIS: ATP 500, ATP 250, tutto il circuito WTA incluso Finals e BJK Cup

RAI: Davis Cup e ATP Finals

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