Metti una mattina con Roger Federer e Rafa Nadal

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Metti una mattina con Roger Federer e Rafa Nadal

Il racconto di una domenica mattina diversa dalle altre, a guardare uno dei Federer-Nadal più belli di sempre tra brioches, biscotti, scaramanzie e teoria del caos

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“Domenica mattina per la finale la mia casa è aperta.”

È iniziata così, con l’invito via Whatsapp di Claudio dopo la vittoria di Federer in semifinale contro Wawrinka, la storia di una domenica mattina diversa dalle solite per quattro amici appassionati di tennis che si sono ritrovati a guardare una delle più belle finali di sempre di un torneo del Grande Slam. Ma allo spettacolo sullo schermo se ne è sovrapposto un altro: quello degli stessi quattro (più qualcun altro, ma non anticipiamo nulla) nel guardare la partita.

Sintetica descrizione dei personaggi. Claudio, il padrone di casa, è tifoso dichiarato di Federer, a parole abbastanza pacato. Ma se la moglie per il suo quarantesimo compleanno gli ha regalato una tuta – che ovviamente lui indossa solo nelle occasioni speciali, e questa finale è un’occasione speciale – con la scritta “Clauderer” potete immaginare che la pacatezza sia solo di facciata. Ervin, amico da anni di Claudio è anche lui un grande tifoso di Federer. Ma rispetto agli altri tre ha una particolarità: non sopporta Nadal (in realtà non sopporta tutti i “terraioli”, tanto da non giocare quasi mai con chi fa del tennis di rimessa il suo credo) e non fa assolutamente nulla per nasconderlo. Stefano, amico di Claudio sin dall’infanzia, è anche lui tifoso di Federer, ma molto più tranquillo. Forse perché dopo che la sua grande passione per il tennis lo ha portato a prendere il patentino di istruttore, come tutti gli istruttori ed i maestri veramente appassionati parlerebbe di tecnica e tattica di continuo, e quindi con un occhio guarda il match da quel punto di vista. L’ultimo dei quattro, da anni compagno di squadra di Claudio, in Coppa Italia prima ed in serie D poi, potete immaginare chi è.

Si comincia in formazione rimaneggiata: mentre dopo il break al settimo gioco – come da manuale del tennis d’antanFederer porta a casa per 6-4 un primo set giocato splendidamente, sempre concentrato ed aggressivo, Stefano ed Ervin devono ancora arrivare. Chi c’è non si lamenta, anche se bisogna aspettare che arrivino tutti per mangiare le brioches prese fresche in pasticceria, e soprattutto spera che nulla cambi nell’inerzia del match quando proprio subito dopo la fine della prima frazione arrivano anche gli ultimi due invitati ed il salotto di casa di Claudio è al completo in ogni ordine di posto. Fatto che non c’entrerà nulla, ma Rafa si riprende, è meno passivo, e con un doppio break vola 4-0 nel secondo. “Ecco, come al solito, appena Roger scende un attimo l’altro gli sale sopra” “Siamo tornati alle solite, Rafa non sbaglia adesso” i primi commenti. Caffè, brioches e fritole (tipico dolce del periodo di Carnevale in gran parte del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia) addolciscono un po’ l’amarezza per il calo di Roger. L’atmosfera è ancora lontana dall’essere elettrica, tanto che si riesce persino a spiegare alla figlia più grande di Claudio perché certi set finiscono a sei e certi invece a sette (senza entrare nel dettaglio della particolarità del quinto ad oltranza negli Slam). Nadal vince 6-3 e pareggia il conto dei set.

 

Il sontuoso terzo set di Federer, che spazza via letteralmente Nadal a furia di rovesci piatti anticipati e dritti vincenti comincia a sancire però la trasformazione della zona giorno della casa di Claudio in una qualsiasi curva Sud di uno stadio di calcio. Tanto che la figlia di Claudio preferisce guardare questi adulti che si comportano in maniera buffa, esultando e cercando di replicare in mezzo al salotto il colpo appena fatto da quello con quella strana maglia bianconera alla tv, che andare a giocare dalla vicina con gli altri bambini. “Ma come sta giocando Federer?” “Solo in paradiso si gioca così” i commenti del salotto federiano, che pensa di iniziare a vedere in alcuni recuperi meno efficaci del maiorchino (“Di solito su queste ci arrivava”) i segnali della stanchezza accumulata dal 30enne spagnolo nel match contro Dimitrov. 6-1 Federer.

L’entusiasmo però si trasforma nuovamente in scoramento dopo pochi minuti, in uno dei tanti up&down emozionali di questa finale, quando Nadal, da indomito lottatore, ottiene il break che lo porta sul 3-1 nella quarta frazione. La stanchezza ora sembra tutta addosso a Federer, quasi d’improvviso sentisse tutto il peso dei 35 anni e dei due match al quinto contro Nishikori e Wawrinka.
Ervin scrolla la testa (“Ecco, di nuovo. Finirà come al solito”), Claudio vorrebbe smorzare la tensione con qualche battuta ma finisce anche lui a fare considerazioni amare (“Come sempre, Roger gioca colpi fantastici, gli highlights saranno tutti suoi, ma alla fine vince Nadal”) e gli altri due si mettono a ragionare su alcuni aspetti tecnico-tattici, sui quali si capisce che potrebbero dissertare per ore (anche l’altro, oltre a Stefano, ha il patentino di istruttore e lo stesso difetto). Ervin, in evidente trance agonistica, richiama tutti all’ordine e alla visione del match. E quando a farlo è un ex giocatore di pallamano grande come un armadio, lasci tranquillamente stare i ragionamenti sulla rotazione del dritto mancino di Rafa e sulle scelte tattiche di Roger con il dritto da fondo. Per fortuna c’è una bambina, a cui di chi stia vincendo o perdendo non importa nulla, che distrae tutti con un “Porto le patatine?”. Un silenzio di sorpresa (Mangiare? Bere? Opzioni che non venivano considerate in quel momento dai quattro, anche se di brioches e fritole erano rimaste solo le briciole) viene sfruttato per l’offerta alternativa, che poi era quella desiderata: “Allora porto i biscotti, i Togo”. 6-3 Nadal, due set pari.

Quinto set. MTO Federer. Nonostante i Togo, la tensione si taglia con il coltello, tant’è che la figlia di Claudio e il figlio più piccolo di Stefano, che ogni tanto faceva capolino, capiscono che non è più il caso di stare in compagnia di quei quattro signori, che di solito sono simpatici ma cominciano ad avere i volti un po’ troppo trasfigurati, e si rifugiano in camera. Con i Togo rimasti, purtroppo.
Subito break Nadal nel primo game. Ervin, in piedi da metà del quarto, inizia a ripetere come un automa “Lo sapevo, lo sapevo. Non dovevo venire. Era una domenica così bella, c’è il sole. Perché, perché…” “Mia mamma ha anche fatto gli gnocchi in casa e farò tardi per vedere vincere di nuovo Nadal, non è possibile.” Gli altri tre sono in silenzio. Sembra veramente che finirà come è sempre finita tra i due a Melbourne. Poi cominciano ad arrivare palle break a favore di Federer come se piovesse, quattro nei primi due turni di battuta dello spagnolo, che però riesce sempre a cavarsela, stoppando ogni volta in gola il grido di entusiasmo che stava per esplodere e a far ricadere il salotto triestino nello sconforto. Ma sul 3-1 per Rafa ecco che accade. Il battito di farfalla che scatena l’uragano. Lavinia, la moglie di Claudio, rientra dal giro in bici. Era convinta che tutto fosse già finito e di trovare il marito che stesse preparando il pranzo, per ringraziarla di aver lasciato lui ed i suoi amici a guardare tennis tutta la mattina di una bella domenica di sole, ed invece si ritrova quattro ultraquarantenni fuori dalla grazia di Dio che esultano ed imprecano a cadenze regolari guardando il televisore. Ma li conosce tutti e quindi, rassegnata, si mette in un angolo a guardare anche lei. Eccolo, il battito della farfalla. Roger tiene il servizio e poi, dopo un game pazzesco per i colpi sfoderati dal 35enne di Basilea e la capacità del suo avversario di non mollare mai, alla seconda palla break strappa finalmente la battuta al maiorchino e poi tiene facilmente il suo per portarsi in vantaggio sul 4-3. Lavinia accenna solo a un “Vado a cambiarmi…” quando i quattro, praticamente all’unisono, la guardano e dicono: “No, adesso non puoi muoverti da qua.”

La farfalla deve continuare a battere le ali. L’uragano non deve placarsi proprio ora. Lei, saggia e paziente, ha capito che i bambini da tenere buoni non sono quelli che stanno giocando in cameretta ma quei quattro in salotto. Anche perché da un paio di pugnetti che sfodera quando meno te lo aspetti, scopri che anche lei – forse per proprietà transitiva familiare – è una simpatizzante di Federer.
Insomma Lavinia rischia la broncopolmonite ma rimane al suo posto. Ervin ad ogni punto del campione di Basilea si inginocchia a terra come Borg dopo il quinto Wimbledon, per poi insultare Nadal ogni volta che annulla il vantaggio di Federer. Claudio non sa se essere più preoccupato per la moglie che rischia di ammalarsi o per le occasioni a ripetizione che Federer non sfrutta, dato che nell’ottavo game da 0-40 Rafa recupera sul 40 pari. Stefano non abbandona del tutto le analisi tattiche, ma si tuffa letteralmente sul divano quando si rende conto che aveva modificato lo status quo (“Ma perché mi sono alzato, devo tornare là”). Anche chi scrive perde il suo aplomb che il ruolo di collaboratore di questa testata un po’ ora gli impone ed ad un certo punto, all’ennesima palla break sfumata per Roger, si lascia andare ad un paio di imprecazioni simili a quelle di Ljubicic seduto a fianco di Mirka (ebbene sì, un paio di volte, quando ha chinato la testa, è parso proprio che Ljubo dicesse qualcosa di non proprio elegantissimo in croato). Ma non c’è aplomb che tenga dopo lo scambio di 26 colpi terminato con un dritto vincente lungolinea di Federer che lo porta nuovamente a palla break. A casa di Claudio e Lavinia si esulta quasi come dopo il gol di Grosso in Italia-Germania ai Mondiali del 2006. C’è chi stava già per abbracciarsi, ma Rafa è sempre Rafa: con la prima di servizio annulla il vantaggio dell’avversario. Ma siamo in zona “Federer Moments”, come diceva David Foster Wallace, e dopo un altro dritto vincente dello svizzero, anche Nadal deve mollare la presa. Break per il 5-3, Roger serve per il match.

Ma… Ora c’è il terrore negli occhi dei quattro. No, Roger non ha chiamato un altro MTO. Peggio, molto peggio. Lavinia è uscita dalla stanza. Un momento di lucidità mentale: è ovvio, dopo 3 ore in bici doveva pure cambiarsi. E poi dai, non può essere, è solo scaramanzia.
Sarà, ma tant’è: il mantra “Metti la prima Roger, metti la prima” ripetuto ossessivamente si rivela inutile, Federer non ne mette una e nello scambio sulla seconda dello svizzero prevale il maiorchino. Che ha due occasioni consecutive per il controbreak. Ervin si confida “Ho quasi sessant’anni, non posso soffrire così”, Claudio inizia a ripetere “No no no”, Stefano prova ad aggrapparsi al divano portafortuna.
Ma attenzione, Lavinia ritorna. Anche se è tornata indossando un accappatoio bianco con inserti oro che ricorda molto il cardigan di Federer di quel Wimbledon 2008 perso in finale 9-7 al quinto in finale con Nadal. Una somiglianza che chi scrive ha notato, ma ha tenuto scrupolosamente per sé. Sarà sicuramente un caso, ma la farfalla è tornata al suo posto e l’uragano svizzero torna a scatenarsi: ace, dritto inside-out vincente e altro ace. Match point Federer. C’è ancora però da vedere un finale thrilling, dove si erge a protagonista persino “Occhio di falco”. Che oggi è dalla parte di Federer, quasi a voler confermare che oggi tutto è diverso da come è sempre stato: prima ratifica che la seconda di servizio dello svizzero è buona e poi, sul secondo match point, certifica che il dritto del campione di Basilea è sulla riga. 6-3. Game, set, match Federer. Roger esulta e piange, il salotto di Trieste pare casa Federer a Basilea: tutti a darsi il cinque, Claudio apre la bottiglia di spumante che aveva messo in frigo di nascosto e si brinda al diciottesimo Slam del 35enne svizzero. Ma poi si brinda anche a Rafa Nadal, specie dopo le bellissime parole del maiorchino durante la premiazione.

Perché puoi essere tifoso di Federer quanto vuoi, ma sai che Federer non sarebbe stato Federer senza Nadal. E che partite come questa sono state possibili perché in campo c’erano loro due. E alla fine, Ervin ha mangiato gli gnocchi della mamma (con un po’ di invidia da parte degli altri), i Togo sono finiti e, soprattutto, Lavinia non ha preso il raffreddore.

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Torneo ITF Circolo Antico Tiro a volo: stamattina la presentazione ufficiale

ROMA – Nella caratteristica location della sala carte del Circolo, ufficialmente, presentata la XII edizione di questo importante torneo ITF

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Circolo Antico Tiro a volo - Roma 2022 (foto Pellegrino Dell'Anno)

Stamattina alle ore 12, nella panoramica e deliziosa cornice del Circolo Antico Tiro a Volo, a Roma in zona Parioli, si è tenuta la conferenza di presentazione della XII edizione del torneo qui ospitato. Si parla di un ITF da 60.000 dollari, che torna in calendario dopo due anni di assenza forzata, con entusiasmo e tante aspettative. Una tappa importante per molte giocatrici, con un albo d’oro che vede nomi come Errani, Garbin, Yastresmka, e anche tante partecipazioni importanti della caratura di Pegula, McHale, Rybakina. Un torneo che evidenzia l’importanza anche di unire sport con cultura e territorio, sottolineata dalla presenza di ospiti come Vito Cozzoli (presidente di Sport e Salute), l’assessore allo sport per la città di Roma Alessandro Onorato e l’attuale direttore del torneo Adriano Albanesi, gold coach che ha allenato tra le altre anche Tsurenko.

Ad aprire la conferenza, e a presentare il tutto con i soliti ringraziamenti di rito, è il presidente del circolo, il dottor Giorgio Averni, che oltre a ricordare quante giocatrici importanti siano passate da qui (anche ad allenarsi, vedi Muguruza e Osaka) sollecitato da una domanda, spiega l’importanza e la voglia di puntare sul torneo WTA: “Da anni abbiamo scelto così, il tennis (e lo sport) femminile non è un ripiego per noi, e abbiamo scelto di dargli lustro. La cornice che offriamo a queste ragazze è importante, i loro coach e manager sono estasiati dal nostro trattamento e ospitalità, che spesso non trovano neanche a Parigi. Inoltre, questo circolo è aperto alle donne, e attento alla famiglia e ai ragazzi: vogliamo insegnare ai futuri uomini a rispettare le regole, l’avversario, e la competizione che poi ci sarà anche nella vita. Questo torneo è una settimana di festa, dello sport e non solo, ci saranno eventi e il gran galà di martedì, dove premieremo atleti che hanno fatto la storia dello sport italiano“.

Giocandosi a Roma, questo torneo è certamente secondo solo agli Internazionali d’Italia come importanza tennistica nella capitale, e difatti non manca l’intervento di Cozzoli (di cui già avevamo riportato delle dichiarazioni post IBI): “Quest’estate è importante per Roma, per il tennis e lo sport italiano. Abbiamo iniziato con gli IBI con maggior pubblico e incasso della storia, oltre ad ospitare eventi di padel, beach volley, skateboard. Questa al circolo è un’occasione di sport, di promozione dello sport, di valorizzare un’organizzazione che richiede sempre entusiasmo e competenza. Tutti gli eventi di Sport e Salute, come questa attività, fanno emergere il legame dello sport con il sociale. Il circolo ha anche questa vocazione, e i circoli in generale sono fondamentali nel promuovere lo sport. Intanto anche al Foro ci stiamo già preparando per gli Internazionali del prossimo anno, che saranno su dodici giorni“.

 

Roma, sport e grandi eventi sono un’assonanza storica, e sempre di successo, come testimoniano le iniziative già intraprese, e le parole oggi espresse, dell’assessore Onorato, altro ospite d’eccellenza della presentazione: “Roma ha una vocazione naturale ai grandi eventi, in particolar modo sportivamente e culturalmente (qui al Circolo ad esempio, alle Olimpiadi del ’60 si teneva la specialità del tiro a volo). I grandi eventi, nella stragrande maggioranza dei casi, aiutano la diffusione degli sport di base, attualmente le iscrizioni alle Federazioni di tennis e atletica sono aumentate grazie ai grandi risultati della scorsa estate. Abbiamo la fortuna di avere gli Internazionali, e con Binaghi ci siamo posti l’obiettivo di coinvolgere tutta la città, migliorare i servizi: abbiamo realizzato per la prima volta in 79 edizioni una stazione dei taxi dedicata al torneo. A Roma, il torneo del circolo è secondo solo agli Internazionali, e si deve lavorare per allargarne la portata d’interesse oltre gli appassionati e soci“.

Le wild card sono state assegnate dagli organizzatori a Verena Meliss, Matilde Paoletti, Camilla Rosatello e Diletta Cherubini. Nelle qualificazioni Nuria Brancaccio, reduce da ben due medaglie ai Giochi del Mediterraneo di Orano, e le giovani Lisa Pigato e Melania Delai.

Alla fine della conferenza, Onorato ha risposto anche a una domanda in esclusiva ad Ubitennis, riguardo i suoi progetti già annunciati di riportare grandi eventi a Roma (“Lei ha espresso la voglia di restituire grandi eventi a Roma, anche sponsorizzare e far crescere storici circoli culturali come questo, tramite tornei, occasioni sportive e non, può essere un punto di partenza?“): “Sì, assolutamente, perché i tennisti stessi sono coinvolti direttamente in un evento importante. E anche se non si tratta degli Internazionali, che sono tra i primi 7-8 tornei al mondo, rende il tennis qualcosa di più spendibile, che anche partendo dal basso può salire e rendere grandi eventi una realtà. E anche fare in modo di aumentare la visibilità di questi eventi italiani“.

Infine, abbiamo anche potuto realizzare un paio di domande, qui integralmente riportate, al direttore tecnico di quest’anno Adriano Albanesi, che ha anche fatto qualche nome interessante di giovani giocatrici presenti quest’anno al torneo dell’Antico Circolo Tiro a Volo (Andreeva, Jiménez Kasintseva) o altre sul panorama internazionale come la russa che si allena in Spagna Vanesian. E proprio l’aver assegnato a lui la direzione tecnica della manifestazione mostra l’importanza che ha l’evento anche come trampolino di lancio per giovani giocatrici in ascesa, come ribadisce qui di seguito(tra l’altro con gran cortesia e proprio di fronte al ricco buffet offerto dal circolo).

D: “Sei un coach WTA gold, e quest’anno ti è stata anche affidata la direzione del torneo. Cosa ti ha fatto provare questa investitura?

Albanesi: “Questo per me è un grande momento, perché è la mia prima esperienza in questo senso. Ogni volta che è stata preparata un’avventura nuova, come quella da coach, è una grande emozione, e altrettanto quella da direttore del torneo. Penso che la macchina organizzativa possa far bene, ma soprattutto mi aspetto un livello alto, un bel potenziale, da parte delle giocatrici.”.

D: “Il torneo vanta nomi importanti nell’entry list, tu da ex allenatore, di giocatrici come anche Tsurenko(che ha giocato abbastanza bene anche a Wimbledon), ritieni che questo torneo sia un importante trampolino di lancio per le giocatrici più giovani?

Albanesi: “Certo, perché già nelle edizioni passate era successo che tanti nomi iscritti all’interno di questa lista, sono poi esplosi. Ma anche perché il torneo fa parte di una fascia poco poco sotto ai WTA, che proprio fa da ponte. Quindi c’è la possibilità che molte giovani scelgano questa data, scelgano questo torneo, perché ha un grande potenziale, ma soprattutto perché permette di prendere quei punti che magari servono per confermarsi o iniziare ad avvicinarsi alle qualificazioni o ai tabelloni degli Slam“.

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Wimbledon, il ritorno al top di Halep: dall’onore mancato del primo martedì all’obiettivo del bis a Londra

Nei quarti di finale la tennista rumena affronterà Amanda Anisimova a cui ha concesso tre game a Bad Homburg due settimane fa

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Simona Halep - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Simona Halep - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

Per Simona Halep le premesse per questo Wimbledon non erano delle migliori. Era reduce dal forfait di Bad Homburg, per quel problema al collo che l’ha costretta al ritiro prima della semifinale con Andreescu: “Mi dispiace, ma sfortunatamente stamattina mi sono svegliata con il collo bloccato. Non avrei potuto giocare al massimo“. Con queste parole la campionessa 2019 di Wimbledon si congedava dal torneo, accompagnata da una dose di scetticismo circa il suo stato di salute in vista dei Championships.

Poi il rientro, e la speranza di aprire il programma sul Centre Court nella seconda giornata del torneo, un onore che solitamente spetta alla vincitrice uscente, ovvero Ashleigh Barty, che nel frattempo si è ritirata. La possibilità per Halep di aprire la seconda giornata dell’edizione 2020 da campionessa in carica se l’era portata via il Covid, lo scorso anno è stato un infortunio al polpaccio, mentre quest’anno Iga Swiatek. Non erano pochi coloro che pensavano fosse giusto assegnare ad Halep l’onore di aprire il programma del primo martedì di Wimbledon.

 

Simona ha accettato la decisione degli organizzatori senza battere ciglio. Poi è scesa in campo e ha messo in fila: Muchová, Flipkens, Fręch e Badosa. Ma sono stati mesi duri per Halep ““È stato l’anno più difficile della mia vitaha detto del suo 2021. Il ritiro sembrava un porto sicuro per non essere travolta dalla tempesta. Poi il cambio di allenatore, l’arrivo del guru Mouratoglou che l’ha aiutata a credere in se stessa, a darle la possibilità di realizzare i suoi sogni: “Mi ha dato quella fiducia che possa ancora essere in cima, ma questo non significa che accadrà. Devo solo darmi la possibilità di dare il massimo e vedremo, sono rilassata in entrambi i casi, ma sono motivata a farlo“.

E poi la vita restituisce sempre, a Simona ha restituito il suo agognato centrale ieri contro Paula Badosa. Si è trattato di un assolo della rumena che alla spagnola n.4 del ranking ha concesso solo 3 game. Una prova di forza su un palcoscenico che aspettava da tre anni; quanta vita trascorsa da allora, quante cose le sono capitate. Ora secondo gli addetti è lei la favorita per il torneo, e anche per le maggiori agenzie di scommesse. Intanto c’è da giocare un quarto di finale contro Anisimova: sarà il quinto quarto di finale giocato a Wimbledon, terza tra le tenniste in attività dietro alle sorelle Williams, il sedicesimo a livello major. Il match sarà complicato, ma le due si sono affrontate poche settimane fa a Birmingham e la romena rifilò all’americana un 6-2 6-1. “Sarà un match complicato rispetto a quello – si schermisce Halep -. Mi concentro su me stessa, l’obiettivo è replicare il livello di gioco visto contro la Badosa. Sono pronta e carica“. Anisimova e le altre sono avvisate: Simona Halep sembra tornata al suo top della forma. E per le avversarie non è una bella notizia.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: pochi avrebbero reagito come Jannik Sinner ai 2 match point mancati [VIDEO]

Sinner che non perde un game di servizio in 7 set fra Alcaraz, favorito a 3,15 dai bookmakers, e Isner, merita gli elogi di Djokovic che lo conosce bene: “Jannik ha tutti i colpi”. Ma Rafa Nadal oggi vuole conquistare il nono quarto di finale ai Championships e il… 23° Slam

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Spero proprio che Gianni Clerici abbia condiviso con noi da Lassù questa splendida giornata di festa per il tennis italiano. Sono quasi sicuro che lo ha fatto in questa serata che, in un torneo che sembrava compromesso quel martedì in cui si è scoperto che Matteo Berrettini aveva il Covid, non ci aspettavamo davvero di vivere. Come sarebbe stato contento di averlo visto dal vivo. Gianni, aveva seguito Jannik da sempre, amico e “consulente” come era da sempre di Riccardo Piatti, l’ex coach di Jannik.

Adesso, come tutti sanno, Jannik ha cambiato coach e team, ma certo Gianni avrebbe continuato a seguirlo e sostenerlo con l’abituale sostegno. 

Jannik Sinner era arrivato qui a Wimbledon senza aver mai vinto un solo match sull’erba. Ne ha vinti adesso 4 di fila nel torneo più importante di tutti, smentendo ogni pronostico – i bookmakers pagavano una sua vittoria contro Carlos Alcaraz, dal quale aveva perso due volte su due, 3,15 volte la posta – e lui che è stato spesso nell’occhio del ciclone per via di un servizio non irresistibile è riuscito a non perderlo mai in sette set, sì, neppure una volta, né con John Isner né con Carlos Alcaraz.

 

Contro lo spagnolo Jannik ha salvato 7 palle break, la prima nel secondo game del secondo set grazie a un missile super coraggioso di dritto sparato sulla riga, le altre sei tutte nel quarto sofferto set, nel quale tuttavia ha mostrato tutti gli attributi del miglior Thoeni nelle discese olimpiche, una solidità nervosa fuori dal comune perché non era davvero facile dimenticare di avere già avuto 2 matchpoint nel tiebreak del terzo set, un’ora e 7 minuti prima del sesto matchpoint finalmente trasformato.

CONFERENZA JANNIK SINNER

Non so quanti, all’esordio su quel Centre Court dove in mattinata erano sfilati tanti supercampioni di Wimbledon, avrebbero avuto la forza mentale  per dimenticare il piccolo grande trauma di due matchpoint non trasformati nel terzo set.

Sul primo aveva messo un rovescio in rete dopo uno scambio pesante, ma sul  secondo, 8-7 per Jannik dopo un servizio vincente e lo spagnolo alla battuta, il rimpianto poteva essere maggiore. Alcaraz ha battuto una seconda palla non irresistibile e lui che ne aveva intuito la traiettoria si era spostato per attaccare la risposta con un dritto potenzialmente vincente

Solo che lo ha messo malamente in rete. Dopo di che sull’8 pari Carlito si è inventato una demivolee incredibile diventata una sorta di dropshot stretto e incrociato assolutamente imprendibile. Cui ha fatto seguito un errore di rovescio di Jannik ed ecco tutto da rifare (come avrebbe detto Ginettaccio Bartali, ma anche il primo telecronista Rai degli anni sessanta, Giorgio Bellani).

Quanti sarebbero riusciti a non perdere la testa, a restare calmi? Alcaraz si era rifrancato, dopo i pessimi primi due set, Jannik che aveva perso nei primi 12 turni di servizio la miseria di 15 punti, non era più così incisivo. Tuttavia è stato bravo, bravissimo, a reggere l’urto dello spagnolo che naturalmente aveva cominciato a crederci.

Due palle break annullate nel primo game del quarto set, tre nel quinto da 0-40 quando ha servito alla grande, e poi un’altra ancora sul 5-3 quando serviva per il match. ma dopo aver mancato altri tre matchpoint sul 5-2 e servizio Alcaraz. Veniva allora di fare gli scongiuri se il tuo vicino ti diceva: “Vuoi vedere che ora che lui non ha mai perso il servizio lo perde proprio adesso?” E l’andamento del game lo faceva temere, 0-15,poi 15 pari ma anche 15-30, 30 pari e poi 30-40 quando con grande coraggio Jannik ha tirato un dritto a tutta randa. Poi un servizio vincente per conquistare l’insperato ma meritato quarto di finale.

Eccolo quindi raggiungere gli altri 5 azzurri che hanno raggiunto lo stesso suo risultato a Wimbledon, De Morpurgo nel 1922, Pietrangeli (1960), Panatta (1979), Sanguinetti (1998), Berrettini (2021).

Ma nessuno c’era riuscito così giovane. E in una giornata, oltretutto, cominciata sotto gli sguardi di tanti campioni del passato che si sono seduti, in gran parte, nel Royal Box e chissà che qualcuno di loro non lo abbia visto giocare dal vivo per la  prima volta.

Alla celebrazione del centenario del “centre court” hanno preso parte una venticinquina di campioni di Wimbledon che hanno fatto la storia dei Championships, Laver, Newcombe, Smith, Kodes, Borg, McEnroe, Borg, Cash, Edberg, Ivanisevic, Hewitt, Federer, Nadal, Murray, Djokovic e fra le donne Angela Mortimer (90 anni campionessa nel ’61), Billie Jean King, Chris Evert, Martinez, Venus Williams (non c’era Serena…), Bartoli, Hingis, Kvitova, Kerber, Halep, (non c’era Muguruza…), più Navratilova e Wade assenti per Covid. E’ stata Billie Jean King a menzionare il virus che ha colpito improvvisamente Martina che per l’appunto l’altra sera si era concessa dei selfie con i nostri collaboratori Antonio Ortu, deus ex machina del nostro Instagram, e Claudio Giuliani che invece è il nostro social media manager.  Credo che stiano entrambi toccando ferro.

Come ormai tutti sapete – abbiate o non abbiate visto i quattro video che ho fatto per questa home page, ma anche per quella inglese nonché per Instagram e TikTok (da qualche parte ho detto che Sinner aveva battuto Sinner invece di Isner !… Ma mi perdonerete se non ho rifatto il video alle una di notte, e non solo per mio egoismo, ma per “risparmiare” chi lo doveva montare!) –  Jannik dovrà giocare contro Djokovic nei quarti. 

Il campione serbo a caccia del ventunesimo Slam e del settimo Wimbledon ha vinto con l’olandese Tim Van Rijthoven la sua venticinquesima partita di fila sull’erba di Wimbledon, avendo vinto le ultime tre edizioni del torneo, 2018-2019, 2021 e 4 partite quest’anno. Ovvio che sarà favorito con Jannik, da lui battuto 6-4,6-2 nell’unico precedente a Montecarlo un anno fa.

Ma Novak ha risposto in maniera assai cortese e lunga a una mia domanda su Sinner, quando ero rimasto l’unico italiano ancora in sala stampa e quando chi conduceva la conferenza stampa avrebbe voluto interromperla per far parlare i colleghi serbi.

No, lasciate che mi faccia la sua domanda… – ha chiesto esplicitamente un comprensivo Novak sorridendo – anche se sei arrivato in ritardo…”

Stavo infatti registrando i video e sono arrivato di corsa a conferenza avviata.

Jannik ha molto talento, è già certamente un top-player, l’ho visto giocare su diverse superfici ed è maturato molto. Non sembra neppure soffrire la pressione nei grandi palcoscenici…cosa che può capitare ai più giovani. Ha fiducia nelle proprie possibilità, pensa di poter vincere contro chiunque, ed è importante. E’ già un tennista esperto pur essendo così giovane, ha già affrontato più di un top-player. L’ho visto giocare oggi, la sua performance è stata dominante nei primi due set. Poi è diventata una battaglia, più ravvicinata. Ma era sempre nel controllo del match. E’ molto solido, ha tutti i colpi; servizio, risposta, dritto, rovescio. Mette pressione sugli avversari di continuo. Vedo in lui un po’ del mio gioco. Da fondocampo rovesci piatti, subito dopo la riga di fondo…sarà un match complicato per entrambi. Lui gioca veloce, gli piace il ritmo. Ci siamo allenati insieme qualche volta. So che cosa aspettarmi. Ma sarò pronto per questa sfida…

Accennando a queste strisce e questi record formidabili, beh oggi Rafa Nadal cercherà di battere l’olandese Botic van de Zandschulp (mai che abbiano un cognome facile da pronunciare questi olandesi!) per conquistare il suo 47mo quarto di finale in uno Slam e l’ottavo qui a Wimbledon dove ha trionfato nel 2008 e nel 2010. Se vincerà sarà il terzo più anziano quartofinalista dell’era open, dopo Roger Federer e Ken Rosewall.

Nella giornata odierna scendono in campo ben tre australiani. Kyrgios contro Nakashima, Kubler contro Fritz, De Minaur contro Garin (il cileno che ancora ringrazia il COVID di Berrettini!). Vincessero tutti e tre sarebbe la prima volta che 3 Aussies ce la fanno dal 1971 e la prima volta che succede a in uno Slam dall’Australian Open del 1981.

Per i due americani, Fritz e Nakashima, beh nessuno di loro due ha mai centrato i quarti in uno Slam. Infine se Garin arrivasse nei quarti sarebbe il primo dai tempi (2009) di Fernando Gonzalez, Mano de Pedra.

Queste infine le teste di serie eliminate:

Primo turno

Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)

5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)

15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)Ottavi
Uomini
5 Alcaraz (Sinner 10)
23 Tiafoe (Goffin)
Donne
12 Ostapenko (Maria)

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